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Full text of "Biologia marina; forme e fenomeni della vita nel mare"

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BIOLOGIA MARINA 



MANUALI HOEPLI 



ó ;^./ 



RAFFAELE ISSEL 



BIOLOGIA MARINA 



FOEME E FENOMENI 

DELLA 

VITA NEL MARE 

ILLUSTRATI DALLA SCOGLIERA MEDITERRANEA 
con 211 figure, di cui 110 originali 




ULRICO HOEPLI 

EDITORE LIBRAIO DELLA REAL CAS. 

MILANO 

1918 



PROPRIETÀ LETTERARIA 



1-^X0 



Milauo — Tij)0>iratìa Umberto Allej^retti — Vtti Orti. 2. 



INDICE DELLE MATERIE 



Pag. 
Prefazione xiii 

Gap. I. — Vita acquatica iit generale e vita 

marina 1 

Differenze tra vita acquatica e vita terrestre quali 
si rivelano nella locomozione e nella respirazione. — 
Vita marina e vita d'acqua dolce; separazione fi- 
siologica tra l'una e l'altra. — Importanza ed an- 
tichità della vita marina di fronte agli altri modi di 
esistenza. 

Gap. II. — Uno sguardo alle condizioni fisiche 
del mare ed alla loro influenza generale su- 
gli organismi viventi 19 

Generalità; influenza delle sostanze solide e dei 
gas disciolti. — Influenza della temperatura, della 
luce, della pressione. — Movimenti delle acque e 
loro influenza. 

Gap. III. — Cenni sulla influenza del fondo ma- 
rino. I domini biologici marini; i caratteri 
dei fondi e degli organismi costieri . . . 49 

Configurazione e natura del fondo marino. — Ben- 
tos e plancton; bentos litorale e bentos abissalo. — 
Cenno sulla distribuzione degli organismi costieri e 
sui \arì fattori che li governano. — La successione 
dei fondi e degli organismi nel dominio costiero 
(Mediterraneo); comunità biologiche costiere e loro 
caratteri generali. 



vili Indice delle malerie 

Pag. 

Gap. IV. — Uno sguardo generale alla biologia 

del plancton .81 

Caratteri del plancton e loro interpretazione. — 
Migrazioni orizzontali; migrazioni verticali a breve 
e lv*go periodo; migrazioni di sviluppo. — Mani- 
festazioni della sensibilità organica relative a questi 
movimenti. — Quantità del plancton, sua distri- 
buzione; stratificazione del plancton, sopratutto nel 
Mediterraneo. — Importanza del plancton nella cir- 
colazione della vita marina. 

Gap. y. — Breve illustrazione di alcuni orga- 
nismi planctonici 124 

Protozoi, Celenterati e Ctenofori. — Echinodermi, 
Vermi e Molluschi; fotofori dei Cefalopodi. — Cro- 
stacei e Tunicati. 

Gap. vi. — Breve illustrazione di alcuni orga- 
nismi planctonici 173 

Larve pelagiche di Pesci bentonici; Pesci pelagici 
anche nella condizione adulta ; Pesci batipelagici del 
Mediterraneo. — Delfini e Balene. — Fitoplancton : 
Diatomee, Peridinee, Coccolitoforidee. Cloroficee. 

Gap. vii. — Uno sguardo alla fauna abissale 204 
Limiti della fauna abissale ; suoi caratteri in rela- 
zione coll'ambiente ; sue origini. — Spongiari, Celen- 
terati, Vermi, Molluschi, Echinodermi abissali. — 
Crostacei e Pesci abissali. 

Gap. Vili. — La vita nelle pozze di scogliera 233 

I Coleotteri {Ochtebius) ed i Copepodi (Harpacticus) 
delle pozze. — I Rotiferi ed i Protisti. — Resistenza 
alla concentrazione dell'acqua e fenomeni di vita la- 
tente da questa determinati. — Importanza di tali 
fenomeni. 

Gap. IX. — Organismi anfibi della zona di ma- 
rea e della zona sopralitorale 262 

Caratteri generali. — I Cirripedi della zona di ma- 
rea (CMamalus). — L'Attinia rossa. — La Littorina 
ed i suoi commensali. — La Ligia ed i Granchi anfibi. 



Indice delle materie 



Pag. 

Gap. X. — La vita fra le Alghe sommerse . 291 

Alghe della scogliera e loro importanza. — Idroidi 
(Coryne), Meduse striscianti di Clavatella. — Anellidi 
tubicoli (Spirorbis), Terebellidi e Molluschi Nudi- 
branchi {Aeolia, Galvina). — Crostacei {Caprella, A- 
canthonyx, Maja), Pantopodi. 

Gap. XI. — Vita della scogliera sommersa . . 326 

stelle e Ricci di mare {Asterias, Paracentrotus). — 
Molluschi Gasteropodi (Cyprea, bonus, ecc.). Polpo 
(Ociopus). — Animali viventi sotto le pietre; Chi- 
toni, Orecchie di mare (CM^on, HaKofis) ; Gorgonie. 

Gap. XII. — La vita sui fondi a Coralline e 

sui fondi melmosi 350 

Fondo a Coralline; caratteri generali ; Spugne {Axi- 
nella), Briozoi (Myriozoum, Retepora), Anellidi (Pro- 
tuia, Swnicc),Echinodernii (Echinus, Spatangus, Astro- 
pecten, ecc). — Molluschi (Saxicava, Pecten,Cerithium, 
Aporrhais, Fusus, Murex, ecc.), — Crostacei {Lam- 
brus, ecc.) — Tunicati (Cynthia, ecc.). Pesci {Scyllio- 
rhinus). — Fondo melmoso: caratteri generali ; Ce- 
lenterati {Alcyonium, Pennatula,Cariophyllia). — E- 
chinodermi (Ophioglypha, Stichopus), Molluschi {Tur- 
ritélla, Cassidaria, Dentalium, Avicula, Isocardia). — 
Crostacei {Squilla, Penaeus, Dromia), — Tunicati 
{Phallusia). — Pesci {Torpedo, Raja, Peristedion, Lo- 
phius, Centriscus, Argentina, ecc.). 

Gap. XIII. — La vita sulle arene litorali . . 387 

Generalità; Anellidi {Arenicola, Hermella), Echino- 
dermi {Echinocyamus), Molluschi {Cardium, Donax, 
Sepiolà). — Crostacei {Crangon, Diogenes, Portunus); 
Pesci (<SoZca, Trachinus Callionymus, ecc.); vita nelle 
ghiaie. 

Gap. XIV. — La vita nelle praterie di Fosi- 

donia. 1 405 

Biologia della Posidonla ; relazioni della Posidonia 
colla fauna. — Idroidi e Briozoi {Sertularia, Membra- 



Indice delle materie 



Pag. 
nipora). Molluschi {Rissoa, Phasianella, ecc.). — Cro- 
stacei (Idotea), — Pesci (Hippocamptis, Syngnathus, 
Nerophis, Siphostoma, Labrus, Crenilabrus, ecc.). 

Gap. XV. — La vita nelle praterie di Posido- 

nia. II 431 

Fauna vivente sul fondo della prateria: un piccolo 
Paguro (Catapaguroides) ; simbiosi ed altre partico- 
larità biologiche di alcuni Paguridi. — La Zenobiana, 
Attinie, Molluschi. — Il feltro di Alghe sulle foglie 
di Posidonia; Foraminiferi, Vermi, Acari. — Impor- 
tanza delle Zosteracee nel ciclo alimentare del ben- 
tos litorale. 

Gap. XVI. — I colori degli organismi marini 

e i problemi delV adattamento 458 

Colori degli animali marini; sistema cromatoforo 
dei Crostacei, dei Cefalopodi e dei Pesci. ~- Fatti che 
regolano la distribuzione dei colori e le funzioni del 
sistema cromatoforo; fenomeni di omocromia. — 
Funzione ed interpretazione biologica dei cromato- 
fori, in relazione alle controversie sull'adattamento. 

Gap. XVII. — 1 Pesci utili e la pesca. I. Pe- 
sci planctonici ed Anguilla 488 

Acciuga e Sardina. — Tonno — Pesce-Spada. — 
Anguilla. 

Gap. XVIII. — I Pesci utili e la pesca. II. 
Pesci bentonici. Problemi relativi alla pro- 
duttività del mare 521 

Muggini, Orata, Saraghi, Salpa, Occhiata, Lupo; 
cenni morfologici e biologici. Dentice, Triglia di 
scoglio, Cernia, Ombrina; id. id. — Merluzzo, Pa- 
rago. Triglia di fango, Pleuronettidi, id. id. — Cenno 
sui metodi e sugli attrezzi di pesca bentonica in Li- 
guria. — I problemi relativi alla produttività dei 
mari italiani. — Compito della biologia marina ap- 
plicata alle industrie del mare. 



Indice delle materie 



Pag. 

Cap. XIX. — Cenni sui metodi più semplici di 

raccolta e di studio nella biologia marina . 560 

Generalità; metodi per la pesca del plancton (reti 
da plancton, conservazione del materiale). — Metodi 
della pesca bentonica (rete a raschiatoio, redazze, 
mangano draghe; pesca profonda). — Cannocchiale 
marino; acquari e modo di ossigenarli; mezzi ottici e 
libri: laboratori marini. Conclusione. 



i>r:efa.zion^je 



lì 'presente volumetto ripete, con qualche cambiamento, 
il corso libero di Biologia marina che ho tenuto nelV Uni- 
versità di Genova durante il triennio 1913-1915. 

Troppo scarsa la materia — mi direte voi — e la 
forma piò, adatta ad una volgarizzazione o almeno ad 
una semi-volgarizzazione che non a conferenze accade- 
miche. Risponderò come la brevità sia senz'altro giusti- 
ficata dalla norma, che fedelmente seguivo, d'intercalare 
alle conferenze una, e più spesso due sedute dedicate alla 
presentazione di materiale vivo, o conservato, ed a qual- 
che esercizio di laboratorio. D'altronde questo mio la- 
voro non ha la pretesa di passare per un trattato e 
neppure per un compendio di talassobiologia. 

La veste semi-popolare in un libro che vorrebbe appa- 
rire al corrente delle ultime scoperte, attingendo materia 
da monografie speciali e recando pure qualche contri- 
buto originale, è roba da far corrugare la fronte a più 
di un professore ed a più di un editore. Io parlavo a 
studenti di prim'anno, appena iniziati allo studio delle 
scienze naturali e cercavo di evitare una esposizione 
troppo uniforme e pesante, sia pure sacrificando in ta- 
lune parti Vequilibrio della materia e la trattazione 



XIV Prefazione 



esauriente di certi temi. Ho creduto opportuno di presen- 
tarmi cogli stessi criteri ai lettori; diranno questi se ho 
avuto ragione oppure torto. 

Meputo doveroso Vindicare in quali argomenti ho por- 
tato un piccolo contributo personale: sono dell'autore 
le considerazioni a principio del primo capitolo (Vita 
acquatica); il capitolo Vili (Pozze di scogliera), il 
XIV ed il XV son tratti in gran parte da memorie del- 
Vautore; non mancano osservazioni personali nei ca- 
pitoli X e XI (Scogliera sommersa) e sopratutto nel 
IX (Zona di marea, dove si parla dell'Attinia e della 
Littorina) e nel XVI (Arene litorali, per quanto con- 
cerne gli atteggiamenti della Sepiola e del Diogenes). 

I capitoli II e III (Influenza generale delle condi- 
zioni fisiche, generalità sugli organismi bentonici); 
il capitolo IV (Biologia del plancton) ed il VII (Fauna 
abissale) sono desunti da libri e memorie recenti di bio- 
logia marina; non ho tuttavia mancato di aggiungervi 
alcune notizie, sopratutto per quanto si riferisce in modo 
particolare al Mediterraneo in generale ed al Mare Li- 
gure in particolare. Nella parte che passa in rassegna 
alcuni tipi di organismi planctonici (capitoli V e VI) 
ho tratto largo profitto dalla pratica acquistata a Quarto 
dei Mille in due anni di pesche planctoniche metodica- 
mente eseguite. 

Ho creduto meglio presentare ai lettori comunità bio- 
logiche realmente esistenti in punti determinati del Me- 
diterraneo {dintarni di Genova) che non illiistrare un 
quadro biologico corrispondente a condizioni medie, 
perciò i dati sulle faune peculiari a singole zone del lito- 
rale {capitoli dalVVIII al XIV) son tratti, salvo poche 
eccezioni, da materiale che Vautore medesimo ha potuto 
raccogliere ed osservare. 



Prefazione xv 



L'essermi di 'preferenza indugiato in cose ed in feno- 
meni 'personalmente conosciuti, spiega come siano trat- 
tati con una certa larghezza alcuni argomenti, mentre sono 
taciuti od appena accennati altri che si ritengono più, 
importanti; per la stessa ragione ho trattato dei vegetali 
in modo molto succinto. Alle nozioni sulla etologia delle 
specie marine ho riserbato una parte pi'ii larga di quella 
che è loro generalmente assegnata negli scritti di questp 
tipo e di questa mole, perchè tali nozioni mi sembrano 
costituire un complemento assai utile alla conoscenza 
biologica delVambiente. 

Mi è parso anche saggio consiglio, dal punto di vista 
didattico, parlare più diffusamente del litorale superiore, 
dove le raccolte e V osservazione riescono più facili e più 
accessibili ad ognuno, che non delle acque più profonde 
Un intiero capitolo è dedicato alla colorazione degli 
animali marini, onde porgere esempio di un complesso 
problema biologico che emerge da fatti via via osservati 

Era mio proposito non sconfinare dal terreno pretta 
mente scientifico. Soltanto a lavoro quasi ultimato i 
consiglio di persona autorevole mi ha persuaso ad ag 
giungere, come sa^ggio di applicazione, due capitoli sui 
Pesci utili e sulla pesca marittima. Anche in questa 
parte, necessariamente breve, ho cercato che le cose dette 
fossero, per quanto era possihiU, frutto di personale 
esperienza acquistata visitando la pescheria, discorrendo 
coi pescatori e partecipando alle loro spedizioni. 

Nei cenni sui metodi di pesca scientifica che pongono 
termine al libro ho creduto superfluo il ripetere quanto 
con dovizia di particolari e di figure ci possono offrire 
certe opere di talassografia; mi sono quindi limitato a 
porgere, insieme a ì>revi cenni sulle applicazioni mo- 



XVI Prefazione 



derne, quelle istruzioni pratiche che meglio valgono ad 
avviare alle prime ricerche marine un principiante for- 
nito di mezzi modesti. 

La nota bibliografica posta in appendice ad ogni ca- 
pitolo è soltanto in parte una scelta delle opere più 
importanti e più autorevoli. Certe memorie speciali vi 
figurano perchè mi han servito a svolgere o a discu- 
tere punti che mi parevano degni. di rilievo, e accanto 
a lavori generali di fondamentale importanza son ci- 
tati anche scritti popolari, ai quali mi è occorso qua 
e là di attingere. 

A rendere pubblici questi miei saggi mi ha spinto 
più, d'ogni altra cosa una riflessione. Molti naturalisti 
del gruppo più, giovane, studenti e laureati, sono gene- 
ralmente assorti in esercizi ed in minuziose indagini 
di morfologia o di fisiologia generale, e a me sembra 
che V indole e V ambiente dei loro studi non consentano 
loro di acquistare quella visione larga e diretta della na- 
tura che sarebbe desideràbile. Il naturalista « da labora- 
torio » ha ucciso il naturalista « da campagna » e se 
ha corretto spesso le gravi deficienze, non ha mólte volte 
ereditate le buone qualità del suo predecessore. La bella 
organizzazione di taluni laboratori marini, dove lo stu- 
dioso trova giornalmente sul proprio tavolino il materiale 
vivente, se da ima parte offre inapprezzabili vaìitaggi, 
toglie però al biologo non poche opportunità d'imparare 
e di meditare, perchè lo dispensa dal ricercare di propria 
iniziativa gli organismi che lo interessano e dal rendersi 
conto coi propri occhi di una quantità di fatti relativi 
alla vita ed ai costumi di quelli. Appariranno esagerate, 
ma non sono certo destituite di fondamento le parole del 
Massari: « le biologiste actuel, quelquHl soit, se conduit 



Prefazione 



comme un peintre paysagiste qui, sans jamais sortir 
de son atelier, travaillerait d'après des esquisses faites 
par autrui ». 

Considero quindi molto utili quegli scritti che inco- 
raggiano gli amici delle scienze biologiche e sopratutto 
i principianti, a scrutare gli organismi nell'ambiente 
loro naturale a riconoscerli, ad osservarli in ^itu sotto 
i più svariati punti di vista; e sarò ben lieto se colla 
modesta mia opera potrò contribuire, anche in minima 
parte, allo scopo. Né corro il rischio di presentare un 
duplicato; poiché nella letteratura biologica italiana 
tanto l'efficace libretto del Baffaele, non piit. recente, 
quanto V altro recentissimo del Gavanna, pieno di garbo 
nel suo indirizzo zoologico -culinario, hanno intenti che 
alquanto si discostano dai miei. 

Un'altra circostanza mi ha spronato a pubblicare : 
Poco prima della guerra il barone tedesco von Miimm, 
stabilitosi nel castello di San Giorgio a Portofino, sti- 
pendiava uno zoologo di Francoforte, onde preparare 
un libro, riccamente illustrato, sulla fauna marina lo- 
cale. A me, che da qualche anno andavo frugando nella 
scogliera Ligure, rincresceva di lasciarmi prevenire da 
uno straniero. 

E termino con una parola di ringraziamento sincero 
alle persone che mi hanno aiutato. 

Mentre terminavo il lavoro e correggevo le bozze ho 
avuto preziose indicazioni e larga ospitalità, nei rispet- 
tivi Istituti, dai Proff. V. Grandis, B. Grassi, G. Pa- 
rona (^) eF. Raffaele. I dirigenti dell'Istituto Idrografico 



(^) Questi mise a mia disposizione il materiale raccolto du- 
rante una inchiesta sulla pesca. 



XVIII Prefazione 



della B. Marina, e in particolar modo il prof. Ludo- 
vico Marini, mi sono stati larghi di cortesie. Sulla pesca 
e sulla comparsa di certi animali marini m'informarono 
gentilmente il prof. Mezzana di Savona, il cajnt. Gi- 
chero di Camogli ed il sig. G. Fa^gioni di Genova. Alla 
rara dottrina ed alla ricca biblioteca delV amico Dot- 
tor Achille Forti ho ricorso in questa, come in altre cir- 
costanze, e non invano. 

La guerra, e i conseguenti doveri miìUdri. m'impe- 
dirono di fare, come avrei desiderato, certe aggiunte al 
testo e sopratutto alle illustrazioni. 

Anche in tempi meno burrascosi, un lavoro come il 
mio, dove tante e svariate notizie sono condensate in 
breve spazio, non poteva, andar esente da errori. Mi fa- 
ranno cosa grata quei maestri e colleghi che me li vor- 
ranno benevolmente segnalare. 

Istituto d' Anatomia Comparata della R. Uni- 
versità di Genova e laboratorio marino di Quarto 
dei Mille. 1916. 



R -AFFA EIE ISSEL. 



EKRATA- CORRIGE 



Pag. 7, riga 15^: non Amfibi, ma Anfibi. 

Pag. 24, riga 3^: non Manganese, ma manganese. 

Pag. 59, riga 8^: dopo dimora, porre punto fermo. 

Pag. 65, riga 25'^: non quantunque si manifesti, ina. qtiantunqice 
manifesti. 

Pag. 73, riga 3-^ : non Posidonia oceanica, ma Posidonia caulini. 

Pag. 87, spiegaz. fig. 12: non Tier U. Pfianzenleh., ma Tier u. 
Pflanzenleh. 

Pag. 94, spiegaz. fig. 14: non Taumatolampas, ma Thaumato- 
lampas. 

Pag. 95, riga 11'^: non Amfipodi, ma Anfipodi. 

Pag. 97, spiegaz. fig. 17 : non Glorophtalmus, ma Chlorophtalmus 

Pag. 113, intestazione: Uno cguardo, ma Uno sguardo. 

Pag. 116, riga 9^^ : non e di sparpagliarsi, ma ed a sparpagliarsi. 

Pag. 119, riga 233': non hemygimnus, ma hemigymnus. 

Pag. 124, riga 9^: dopo i Celenterati, i Ctenofori, porre punto 
e virgola. 

Pag. 131, intestazione: non planstonici, ma planctonici. 

Pag. 143, spiegaz. fig. 38: non Gymhulia peroni Blainy, ma 
Cymhulia peroni Blainv. 

Pag. 159, riga 22^: non simili quelli, ma simili a quelli. 

Pag. 161, spiegaz. fig. 52: non Phillosoma, ma Phyllosoma. 

Pag. 170, fig. 58: Nella fig. C, a destra di ms ci vuole una pun- 
teggiata, da prolungarsi sino entro ai margini dell' appen- 
dice caudale ; a destra di Is la punteggiata deve toccare le 
gemme laterali di detta appendice. 

Pag. 179, spiegaz. fig. 62: non dalV Ereinbaum più, ma dal- 
l' Wirenhaum. 

Pag. 180: non Mola rotunda, ma Orthagoriscus mola. 

Pag. 197, spiegaz. fig. 71: sopprimere, nelle due ultime righe, 
la lettera C e tutta la dicitura che segue. 

Pag. 201, penultima riga: non Pontosphera, ma, Pontosphaera. 

Pag. 202, righe 5^^ e 7=^: non Halosphera, ma Halosphaera. 



XX Errata- Corrige 



Pag. 209, righe 6* e 12* : non Stenorhyncus, ma Slenorhynchus . 

Paj;. 217, spiegaz. fig. 77: non Brachipodo, ma Brachiopodo. 

Pag. 218, spiegaz. fig. 78: non rotundus, ma rottindalus. 

Pag. 219, riga 19"^ : non Le Brisinga coronata, ma La Brisinga 
coronala G. O. Sars (fig. 79). Va soppressa la frase succes- 
siva che va da Altre sino ad abissali. 

Pag. 226, riga 7^: non litorale, ma costiero. 

Pag. 228, penultima riga: n9n Trachyri7icus, ma Trachyrhyn- 
chus. 

Pag. 277, spiegaz. fig. 96: non Littorina meritoides, ma Litto- 
rina neritoides. 

Pag. 317, spiegaz. fig. 114: non Caprella aeanthifera, ma Caprella 
acanthifera. 

Pag. 331, fig. 19: mancano le frecce, colla punta verso l'alto del 
foglio, che segnano la direzione del movimento, 

Pag. 333, spiegaz. fig. 120: non Pedicellarie, ma pedicellarie. 

Pag. 335, fig. 122: invertire le due lettere ^ e i?, in modo ohe 
risulti : A Monodonta turbinata — B Oypraea lurida. 

Pag. 344, spiegaz. fig. 127 : invece di « {Serranus scriba) del vero », 
porre: * {Serranus scriba), metà del vero.» 

Pag. 364, spiegaz. fig. 136: non Seyllixun ma, Scylliorhinus. 

Pag. 380, riga 20^: non sembralo ma, sembì'a la. 

Pag. 394, ultima riga della nota: non unzione, ma funzione. 

Pag. 405, sommario, riga 4^ : non Sygnatus, ma Syngnalhus. 

Pa^. 413, spiegaz. fig. 156: non Serturia, ma Sertularia. Nella 
figura la lettera C va cancellata. 

Pag. 423, quart'ultima e terz'ultima riga : non in hmgo un tubo, 
ma in un lungo tubo. 

Pag. 424, riga 2 < : non Sygnatus, ma Syngnalhus. 

Pag. 455, riga 29^^: non Anfiipodo, ma Anfipodo. 

Pag. 489, spiegaz. figura 176: dopo .4 cctMflra togliere i due segni 
neri. 

Pag. 515, fig. 185: l'accorciamento degli ultimi stadi deve es- 
sere pili sensibile di quanto apparisca nella figura. 

Pag. .543, riga 14«: non di lire e, ma di lire. 

Pag. 567, spiegaz. fig. 205: non raschialore, ma raschiatoio. 

Pag. 568, spiogaz. fig. 206: non redazzo, ma redazze. 



Per svista alcuni nomi specifici derivati da nomi propri 
sono scritti con iniziale maiuscola, mentre, data la norma se- 
guita, dovevano, per uniformità, scriversi tutti con minuscola. 



CAPITOLO I. 
Vita acquatica in generale e vita marina 



Sommario: Differenze tra vita acquatica e vita terrestre quali 
si rivelano nella locomozione e nella respirazione. — Vita 
marina e vita d'acqua dolce; separazione fisiologica tra 
runa e l'altra. — Importanza ed antichità della vita ma- 
rina di fronte agli altri modi di esistenza. 



Tutti sanno come la terra emersa accolga organismi 
ben differenti da quelli che abitano le acque, ma sol- 
tanto al naturalista capace di abbracciare con uno 
sguardo l'insieme delle forme organiche si chiederebbe 
d'interpretare questa differenza, o, più modestamente, 
di esprimere in brevi termini dove e come si manifesti. 

Una considerazione che mi sembra istruttiva, quan- 
tunque non figuri in alcun testo di biologia, può met- 
tere in luce le diverse esigenze dei due domini, il ter- 
restre e l'acquatico: nel regno animale (al vegetale 
non pensiamo pel momento) il contrasto fra vita ac- 
quatica e vita terrestre apparisce con evidenza par- 
ticolare a chi studi uno degli attributi più importanti 
del regno animale, la locomozione. Immaginiamo di 
ordinare gli animali in una serie, a seconda della mag- 
giore o minore facoltà che hanno di muoversi in ogni 

1 — R. ISSKL. 



Capitolo primo 



senso; gli estremi allora si toccano in quantochè le 
tipiche differenze appariscono in principio ed in fine 
della serie. Voglio dire che le qualità più spiccate di 
organismo acquatico si rivelano da una parte tra le 
specie più sedentarie, incapaci di spostarsi, almeno 
nella condizione adulta; dall'altra fra quelle che si 
spostano rapidamente ed in ogni direzione dello spazio 
che le circonda. 

Per vari motivi una Spugna, un Corallo, un Briozoo 
male si concepirebbero fuor d'acqua, anzitutto perchè 
un animale abbarbicato al fondo, come la pianta 
alla sua zolla, sarebbe incapace di provvedere al nu- 
trimento sulla terra emersa. L'acqua è veicolo e vi- 
vaio di sostanze nutritive ben migliore dell'aria; 
spoglie di organismi galleggianti cadono in copia sul 
fondo dagli strati superiori; inoltre l'acqua è ottimo 
solvente di sostanze organiche e costituisce in certi 
casi una soluzione nutritiva, infine tenui correnti 
proprie dell'ambiente o prodotte dall'attività mede- 
sima dell'animale (minuscole ciglia che vibrano, bat- 
tendo ritmicamente il liquido) bastano soventi volte 
a portare il cibo necessario, senza contare che i minuti 
organismi delle acque sono tanto abbondanti da in- 
cappare spesso fra i tentacoli di qualche sedentario 
nemico. 

Per contro l'atmosfera che circonda l'animale ter- 
restre non suole accogliere sufficiente quantità di or- 
g'^,nismi o di resti organici né per caduta dagli strati 
più alti né per correnti spontanee o provocate. L'E- 
peira, il Ragno dei giardini, si precipita a paralizzare 
col morso velenoso ed a suggere l'insetto rimasto pri- 
gioniero nelle sue reti. Supponete invece il Ragno sta- 



VHa acquatica in generale e vita marina 3 

zioiiario nel centro della tela e padrone soltanto della 
preda che il caso faccia impigliare proprio in quel 
punto ; in poco tempo esso morirebbe d'inedia. L'ani- 
male terrestre deve cambiar posto per fuggire condi- 
zioni atmosferiche dannose: pioggia, vento, eccessi 
di caldo e di freddo. Sojjrattutto fugge l'estrema sic- 
cità, che privando i tessuti del minimo d'acqua ne- 
cessario alle funzioni vitali, uccide l'organismo o se 
talvolta vien tollerata lo è soltanto in condizioni di 
vita latente (una sorta di letargo, ved. cap. Vili). 
Tale j)ericolo non minaccia l'organismo acquatico, 
il quale si trova molto spesso in ambiente così costante 
ed uniforme da poter condurre, senza danno, una vita 
completamente sedentaria. In armonia con quanto 
precede sta la circostanza che le Spugne, i Coralli, 
i Briozoi ed altri animali fissi non hanno sulla terra 
emersa alcun rappresentante. 

Passando dagli animali fìssi ai meglio dotati in fatto 
di mobilità, il contrasto assume una forma diversa. 
E qui si rivela il debole di ceree definizioni passate 
nell'uso comune; ci siamo espressi con precisione scien- 
tifica quando abbiamo contrapposto la vita « ter- 
restre » alla vita « acquatica » ? 

Se con questi due termini vogliamo indicare il fon- 
damento biologico della definizione, l'esattezza non 
è raggiunta. L'attributo di terrestre; la presenza di 
un substrato solido sul quale poggia l'organismo in 
quiete od in moto è di secondaria importanza; il Cro- 
staceo vagante sul fondo marino non profitta forse 
di un substrato solido come la Scolopendra che corre 
sui vecchi muri ? Per l'mia e per l'altro il fattore fon- 
damentale è il fluido che da ogni parte li circonda; 



Capitolo primo 



l'acqua nel primo caso; l'atmosfera, e non il terreno, 
nel secondo; qualche biologo purista, in base a tale 
considerazione, non ha mancato di avvertire che gli 
animali terrestri si dovrebbero piuttosto chiamare 
« aericoli ». 

Ora la diversa influenza biologica dei due fluidi 
si rivela sopratutto negli organismi capaci di solle- 
varsi per lungo tratto dal suolo. Mercè il loro peso 
specifico uguale a quello dell'acqua, o di poco diverso, 
molti animali acquatici si mantengono in equilibrio 
o all'equilibrio provvedono senza grande dispendio 
di energia. Qualche bollicina di gas nel plasma di un 
Protozoo, qualche colpo di pala dei piedi natatori 
di un Gamberetto possono raggiungere lo scopo ; certi 
Anellidi marini strisciano sull'arena finché i movi- 
menti serpeggianti del loro corpo seguono un ritmo 
lento, mentre s'innalzano a nuoto quando le contor- 
sioni diventano più. vivaci. 

Anche dove entrano in scena speciali apparati idro- 
statici, come la vescica natatoria dei Pesci, questi 
organi richiedono moderato sviluppo di muscoli ed un 
dispendio di energia muscolare relativamente piccolo 
e di breve durata. 

Non così l'animale che s'innalza dalla terra emersa. 
Esso deve sollevare un peso pari a centinaia di volte 
quello dell'aria spostata; infatti un decimetro cubo 
d'aria a 0» e 760° mm. di pressione pesa gr. 1,293, 
mentre un decimetro cubo del corpo di un volatore 
può pesare parecchie centinaia di volte questa cifra. 

Di qui lo sforzo ingente per conseguire l'equilibrio, 
sia che due ali flessibili, fungenti da propulsore, vi- 
brino rapidamente dietro a due ali rigide e coriacee 



Vita acquatica in generale' e vita marina 5 

funzionanti da organi di librazione, come avviene nei 
Coleotteri volatori, sia che due o quattro grandi ali 
adempiano contemporaneamente all'ufficio di propul- 
sori ed a quello di organi di librazione, come si ve- 
rifica negli Uccelli e nelle Farfalle. La massa elastica 
dell'aria, compressa dal battito dell'ala, esercita per 
reazione una spinta in alto che, quando supera la 
forza di gravità, vale a sostenere il corpo del volatore. 
In armonia colle caratteristiche fisiche dei due am- 
bienti stanno quindi le forme generalmente svelte ed 
affusolate, con organi motori relativamente poco estesi, 
nei nuotatori molto attivi; a sagoma robusta e ad 
organi di propulsione relativamente enormi nei po- 
tenti volatori. Un Delfino fra i Cetacei; uno Scombero, 




Fìg. 1. 
Un nuotatore : Acciuga. Originale, Genova. 

un'Acciuga (fìg. 1) fra i Pesci, possono servire come 
esempio del primo tipo ; una Libellula un grosso Ra- 
pace (fìg. 2) come esempi del secondo; questi servono 
di modello al velivolo ; quelli al sommergibile. 

Non converrebbe tuttavia spingere troppo innanzi 
questo ragionamento, sopratutto quando si tratta 
di gruppi zoologici fra loro lontani. Se nella fauna ter- 
restre nulla troviamo che somigli ad un Echinoderma, 



Capitolo primo 



contentiamoci di verificare che il tipo Echinoderma 
non si è propagato sulla terra emersa. Se e per quale 
ragione la peculiare architettura di questi esseri non 




Fig. 2. 
Un volatore: Aquila. Originale. 



sia compatibile di adattarsi alla vita aericola è qui- 
stione alla quale non sapremmo rispondere. 



Vita acquatica in generale e vita marina 7 

Ma un altro punto importante va toccato; l'aria, 
come mezzo respiratorio impone adattamenti diversi 
a seconda che è disciolta nell'acqua, oppure costi- 
tuisce da sé sola tutta la massa fluida che avvolge 
l'organismo. Molti animali acquatici di semplice or- 
ganizzazione o di piccola statui'a non possiedono spe- 
ciali organi per l'assorbimento dell'ossigeno e l'emis- 
sione dell'anidride carbonica; la respirazione si compie 
allora attraverso alla pelle. Nella maggior parte dei 
casi invece la funzione è localizzata in speciali regioni 
della pelle foggiate a pennacchi, a lamelle, ad arbo- 
rescenze sporgenti dal corpo ; spesso tanto sporgenti 
da contribuire al pirofilo caratteristico della specie, 
come avviene, per esempio in certi Anellidi e in certe 
larve di Amfibi, oppure vengono protette in cavità 
poco profonde e di facile accesso, come si verifica 
nei Crostacei più elevati e nei Pesci. 

Invece gli organi respiratori degli animali terrestri 
si sviluppano e si diramano nell'interno del corpo 
sotto forma di tubuli, come le trachee degli Insetti, 
o di sacchi suddivisi in logge, come i polmoni dei Ver- 
tebrati. Un tale sviluppo interno è il solo compati- 
bile col pericolo del prosciugamento, al quale le deli- 
cate membrane respiratorie non potrebbero sopravvi- 
vere. Quasi sempre i Pesci, tratti fuori dal loro natu- 
rale elemento, periscono anche prima che le branchie 
siano asciutte e non è difficile scoprirne la cagione. 
Le lamelle di cui la branchia si compone (la struttura 
lamellare aumenta a piii doppi la superficie respira- 
toria) stanno divaricate nell'acqua, permettendo alle 
correnti liquide libera circolazione; nell'aria si attac- 
cano l'una all'altra formando una massa compatta. 



Capitolo primo 



per il che tanto si riduce la superficie assorbente da 
determinare, in pochi istanti la morte per asfissia. 

Il contrasto fisico fra aria ed acqua si riflette anche 
sopra altri aspetti biologici e in tesi generale si può 
dire che se l'acqua è il grande vivaio del mondo, la 
vita terrestre è una minoranza scelta, in cui le funzioni 
si compiono generalmente con intensità più grande, 
in cui le attitudini psichiche tendono a dispiegarsi 
in forme più complesse e più alte. 



L'aria e l'acqua sono adunque domini separati da 
particolari esigenze fisiologiche e abitati da viventi 
diversamente conformati. Ma anche nel novero degli 
organismi acquatici le condizioni si rivelano tutt'altro 
che uniformi. 

Confrontiamo gli animali che si raccolgono in un 
bassofondo marino con quelli che popolano uno stagno 
d'acqua dolce a poche diecine di metri di distanza. 
Non soltanto le specie saranno diverse, ma, secondo 
ogni probabilità, gli ordini e le classi; in parte anche 
i tipi. 

Tali differenze nella fauna e nella flora si connettono 
ad una incompatibilità fisiologica; molti sanno che 
i Pesci di mare periscono generalmente dopo un tempo 
più o meno lungo se gettati in acqua dolce. 11 sale è 
veleno per gli animali d'acqua dolce — dicevano gli 
antichi fisiologi, attribuendo così a quella morte il 
significato di una intossicazione. Ciò tuttavia non ren- 
deva conto del fenomeno opposto per cui gli animali 



Vita acquatica in generale e vita marina 9 

d'acqua dolce muoiono se trasferiti in acqua marina. 
Ricercando, col Bert, la causa essenziale della morte 
nel fenomeno fisico dell'osmosi, la interpretazione 
si accorda coi dati forniti dall'esperienza. 

La fisica insegna che, due soluzioni di concentrazione 
diversa, separate da una membrana permeabile al- 
l'acqua, ma non alla sostanza disciolta, tendono a me- 
scolarsi, e si produce allora una corrente dalla solu- 
zione pili concentrata alla meno concentrata, finché 
la concentrazione è divenuta uniforme. Ora nel corpo 
degli Invertebrati marini la concentrazione dei liquidi 
interni del corpo è uguale a quella del mare che li 
circonda e, come in questo, è dovuta a sali minerali; 
vi sono commiste, è vero, altre sostanze, ma l'influenza 
loro si può trascurare. Nei mari poco salati, come il 
Baltico, contengono poco sale anche i liquidi organici 
dell'Invertebrato. Una tale concordanza delle due con- 
centrazioni si verifica anche negli Squali e nei Pesci 
cartilaginei in genere, senonchè a mantenere la neces- 
saria concentrazione non compariscono qui soltanto 
i sali minerali, ma anche prodotti d'altra natura, come 
l'urea; esempio istruttivo di uno stesso equilibrio fisio- 
logico raggiunto con mezzi chimici differenti. In ta- 
luni Invertebrati d'acqua dolce è stata riconosciuta 
una concentrazione dei liquidi interni alquanto più 
elevata di quella dell'ambiente; si tratta però di cifre 
di gran lunga inferiori a quelle indicate per l'acqua 
marina. 

Una spiccata indipendenza dalla concentrazione del- 
l'acqua cominciano a manifestare i Pesci ossei, in- 
quantochè il sangue di questi Vertebrati è più concen- 
trato dell'ambiente nelle specie d'acqua dolce; mentre 
lo è meno nelle marine. 



10 Capitolo primo 



Pel fatto dell'osmosi, se noi d'un tratto trasferiamo 
un organismo dall'ambiente suo naturale ad altro di 
concentrazione diversa, i liquidi interni tenderanno 
a porsi in equilibrio cogli esterni attraverso alle mem- 
brane di separazione, che sono, in questo caso, le pa- 
reti delle cellule onde si compongono i tessuti e gli 
organi, e le sostanze non cellulari che formano le di- 
fese esterne del corpo (cuticole, dermascheletri cal- 
carei, ecc.) 

Non riuscirebbe facile precisare fino a qual punto 
le membrane vive siano da paragonarsi alle membrane 
morte usate nell' esperimento di fisica per quanto 
concerne le condizioni di permeabilità, tanto più 
quando si consideri che varie cause possono modificare 
le condizioni di equilibrio tra fluidi estemi e fluidi 
interni, l'azione regolatrice degli organi escretori, la 
tensione superficiale dei liquidi, ecc. 

Ad ogni modo il fenomeno principale che si verifica 
è lo stesso ; l'animale marino, collocato in acqua dolce, 
assorbe acqua e si rigonfia; l'animale d'acqua dolce, 
immerso in acqua marina, perde acqua e si deprime ; 
le rane, tolte dagli stagni in cui vivono e poste in un 
recipiente di acqua di mare, perdono in breve volgere 
di tempo circa un quarto del loro peso. È frequente 
il caso in cui le correnti osmotiche e le conseguenti 
variazioni di volume alterino tanto gravemente i tes- 
suti da produrre la morte. A tali alterazioni sono di 
regola molto sensibili le appendici che presiedono alla 
respirazione; le branchie, perchè i danni prodotti 
dallo squilibrio osmotico le rendono inadatte agli 
scambi respiratori ; si può in taluni casi affermare che 
uno sbalzo di concentrazione faccia perire l'animale 



Vita acquatica in generale e vita marina 11 

asfissiato. Anzi conviene notare che i Crostacei su- 
periori e i Pesci hanno i tegumenti impermeabili 
(o almeno permeabili con somma lentezza) e le cor- 
renti osmotiche si producono soltanto attraverso 
all'apparato branchiale. 

La vita d'acqua salsa e la vita d'acqua dolce hanno 
dunque in comune forme ed attitudini in armonia 
con particolari esigenze fisiche dell'ambiente acqua- 
tico, ma fra l'una e l'altra c'è una barriera, dipendente 
dalla copia delle sostanze disciolte. Si tratta di una 
differenza quantitativa, perchè sali disciolti, seb- 
bene in dose assai tenue, non mancano nelle acque 
dolci egli organismi d'acqua dolce pei-iscono se man- 
tenuti a lungo in acqua distillata. Invece la barriera 
che separa la vita terrestre dalla vita acquatica può 
dirsi, per certi riguardi, legata ad una differenza 
qualitativa . 

Tuttavia i limiti tra fauna marina e fauna d'acqua 
dolce non sono meno netti di quelli che si notano 
tra fauna terrestre e fauna acquatica in genere. È 
vero che si conoscono animali capaci di passare perio- 
dicamente da un ambiente all'altro come fanno quei 
Salmoni che risalgono i fiumi nordici all'epoca della 
riproduzione o l'Anguilla che scende nel profondo 
dell'Oceano per accoppiarsi e figliare. Ma d'altronde 
anche la fauna terrestre presenta fatti analoghi ri- 
spetto alla fauna delle acque, sebbene l'alternanza 
si compia, in questo caso con ritmo diverso ; tutto il 
periodo giovanile di certi animali si svolge nell'acqua 
dolce (assai più di rado nell'acqua marina) mentre 
l'adulto è terrestre; le Zanzare e le Efemere tra gli 
Insetti, le Kane e i Rospi tra gli Anfibi sono esempi 
volgari. 



12 Capitolo primo 



È vero che alla foce dei fiumi si ha spesso una sorta 
(li zona neutra fra l'acqua dolce e l'acqua salsa, ove 
le due faune e le due flore subiscono una parziale me- 
scolanza. Ma una zona limite altrettanto popolata 
si osserva anche tra mare e terra, ove un certo numero 
di specie anfibie partecipano della vita d'acqua salsa 
o della vita terrestre. 

Non si tralasci poi una riflessione d'ordine fauni- 
stico e fisiologico. Sono legione i viventi d'acqua dolce 
che rivelano in chiaro modo la loro origine marina, 
come si verifica in taluni Pesci dei nostri laghi. Ma 
d'altra parte molti gruppi d'acqua dolce dimostrano 
parentela assai piii stretta colla fauna terrestre che 
non colla fauna marina; tant'è vero che mantengono, 
con qualche secondaria modificazione, il modo di re- 
spirare proprio alle forme aericole; incapaci di usu- 
f ruttare l'aria disciolta in seno al liquido, debbono 
di tanto in tanto salire a galla per farne provvista. 

Tali sono, ad esempio le Limnee, quei Molluschi 
a conchiglia cornea, avvolta a spira conica e rigonfia, 
che tante volte abbiamo veduto nei nostri stagni: 
tal'è la grande schiera dei Coleotteri acquaioli, che 
nella forma e nei costumi non dimostrano essenziali 
differenze rispetto alle specie terragnole. 

Ognuno dei punti toccati di corsa in questo para- 
grafo potrebbe dare argomento ad interessanti di- 
scussioni circa il collegamento biologico dei diversi 
domini abitati. 

Tali discussioni esorbiterebbero dal compito che 
ci siamo prefissi. Ricorderò soltanto che le forme e 
le strutture organiche possono fino ad un certo punto 
farci capire come un organismo prosperi in un deter- 



Vita acquatica in goierale e vita marina 13 

minato ambiente, mentre la prima ragione delle 
diiì'erenze iniziali che hanno prodotto negli organismi 
le diverse attitudini è problema che sfugge ai nostri 
metodi d'indagine. 

Intanto dai cenni esposti poco fa trarremo un ap- 
prezzamento generale: è giusto dal punto di vista 
fisiologico, contrapporre la vita delle terre a quella 
delle acque e considerare poi mare ed acqua dolce 
in via subordinata, ma il biologo non commette er- 
rore trattando la vita marina, quella d'acqua dolce 
e quella terrestre sullo stesso piede, come tre modi 
capitali di esistenza nell'Universo vivente. 

Haeckel ed Ortmann li hanno chiamati rispettiva- 
mente alobio, limnobio, gè ob io; e se l'abuso degli 
ellenismi non vi annoia, fate vostre tali espressioni. 



Che alla vita marina spetti il primo posto nel bi- 
lancio della Natura animata, in parte risulta da si- 
curi documenti, in parte si ammette in base ad ipo- 
tesi molto probabili. 

Se Bernabò Visconti avesse domandato al mugnaio 
di Franco Sacchetti : Quanti animali sono nel mare ì 
il mugnaio invece di cavarsela con una spiritosa in- 
venzione, avrebbe potuto rispondere : « ve ne sono più 
che in terra » e dire cosa conforme al vero. Intanto gli 
organismi marini dispongono di uno spazio incompa- 
rabilmente pili esteso dei terrestri. Ricordate il para- 
gone della geografìa tra le terre emerse ed i mari; 
questi ricoprono il nostro globo i^er 71 % della sua 
superfìcie; quelle i 29 %. 



14 Óapitolo primo 



Ma le imita paragonabili pel nostro scopo — os- 
serva il Joubin — non sono già due superfìcie, ma 
bensì una superfìcie ed un volume, poiché nel mare 
ferve la vita e negli strati superiori non mancano 
organismi vivi nelle zone intermedie e sul fondo ; per 
contro si può dire che i 29 % occupati dalle terre 
emerse rappresentino biologicamente una superfìcie, 
dalla quale fa d'uopo ancora detrarre le più alte 
vette montaaie e le estreme terre polari, dove non v'ha 
quasi palpito di vita. 

Però non conviene prendere troppo alla lettera 
questa asserzione. Il terriccio dei campi accoglie pic- 
coli animali e vegetali che si estendono anche nel 
senso della profondità; inoltre, come fa notare il 
Eacovitza, certi Insetti che gli entomologi ricercano 
con tanto ardore nelle grotte e che si considerano ge- 
neralmente come cavernicoli non appartengono in 
realtà alla fauna delle caverne, ma abitano le buche, 
le fenditure, l'angusta rete di vie sotterranee nelle 
rocce del sottosuolo e capitano soltanto accidental- 
mente nelle caverne. 

È vero però che la vita del terriccio (edafon, come 
l'ha chiamata il Francé) non si approfonda general- 
mente a più di un metro dalla superficie e i sistemi di 
fenditure popolate di organismi ipogei, sebbene si 
diramino a profondità convsiderevoli, sono limitati a 
certe regioni; si tratta dunque di associazioni biolo- 
giche, le quali infirmano soltanto in parte il paragone 
espresso dianzi. Per analogo motivo non la infirmano 
i volatori che si innalzano per breve tempo e in via 
temperarla nell'atmosfera, né le cisti di Protozoi né le 
uova di minuti organismi che il vento tratto tratto 
solleva e disperde. 



rUa acquatica in generale e vila viarina lo 

Affinchè le relazioni tra la vita marina e gli altri 
modi di esistenza riescano più evidenti, sarà utile 
di enumerare le principali suddivisioni del regno ani- 
male, i cosidetti grandi tipi del regno animale, te- 
nendo conto del genere di vita proprio a ciascuno di 
essi. Avverto che qui, come in ogni classificazione bio- 
logica, le linee di separazione troppo nette male cor- 
rispondono a quanto si osserva in natura. Intanto gli 
animali che sfrattano altri animali vivendo come pa- 
rassiti di organi interni, (cosi fanno le Tenie), non 
si possono logicamente ascrivere né al mare, né al- 
l'acqua dolce, né alla terra. Immersi in un bagno di 
liquido organico, essi non vengono direttamente in- 
fluenzati né dall'aria atmosferica, nò dall'acqua dolce 
o salata; approvo quindi il Montgomery che li ra- 
duna in un gruppo biologico chiamato entobio 
(vita interna) e farò cenno della vita endoparassitica 
ogniqualvolta la trovi rappresentata nel tipo. Inoltre 
non crederei di cadere in errore considerando il ter- 
riccio umido come un ambiente biologico che si 
differenzia non solo dall'acquatico, ma anche dal 
terrestre. Anzi certi Protozoi e Vermi che siamo abi- 
tuati a considerare come animali terrestri, stanno, 
dal punto di vista fisiologico, assai più vicini al mondo 
acquatico, per l'assolutq bisogno che hanno di un grado 
cospicuo di umidità. Alcune specie di Lombrichi ter- 
ragnoli campano per molti giorni se li tenete in acqua ; 
poueteli al sole su di una superficie liscia e li vedrete 
in pochi minuti inflaccidirsi e morire. Segnalerò 
dunque la vita umicola, quando è modo di vita nor- 
male e caratteristico per alcuni rappresentanti del 
tipo. 



16 Capitolo prÌ7no 



Sottoregno dei Protozoi: Marini, d'acqua dolce, li- 
micoli, endoparassiti. 



Tipo dei Poriferi: in grande maggioranza ma- 
rini; pochi d'acqua dolce. 

Tipo dei Celenterati: in grandissima maggio- 
ranza marini; pochissimi d'acqua dolce. 

Tipo dei Ctenofori; esclusivamente marini. 

Tipo dei Vermi (^): marini, d'acqua dolce, umi- 
coli, endoparassiti. 

Tipo dei Molluschi: marini, d'acqua dolce, ter- 
restri; pochissimi endoparassiti. 

Tipo degli Echinodermi: esclusivamente ma- 
rini. 

Tipo degli Artropodi: marini, d'acqua dolce, 
terrestri, pochissimi endoparassiti. 

Tipo dei Tunicati: esclusivamente marini. 

Tipo dei Vertebrati: marini, d'acqua dolce, 
terrestri. 



^ 



o 



Non v'ha dunque alcun tipo speciale all'acqua dolce 
od alla terra emersa, mentre ve ne sono ben tre: Cte- 
nofori, Echinodermi e Tunicati che assolutamente non 
si trovano fuori del mare. Altri due non hanno invaso 
l'acqua dolce che con piccola avanguardia, così mentre 
i Celenterati marini spiegano grande varietà e ricchezza 
di forme, i Celenterati d'acqua dolce si riducono a 



(*) Vermi è un'espressione puramente convenzionale, ma tal- 
volta comoda in pratica, per desigrnare il complesso oltremodo 
eterogeneo di gruppi zoologici che non possono venire ascritti 
ad alcuno degli altri tipi enumerati. 



Fila acquatica in generale e vita marina 17 

qualche Idra, all'Idroide Cordylophora lacustris, oltre 
a pochissime Meduse natanti nelle acque fluviali e 
lacustri d'Africa e d'Asia. 

Questi dati basterebbero per accreditare l'ipotesi 
che il mare sia la culla dei viventi; i documenti for- 
niti dai fossili, quantunque incompleti, danno ad essa 
valore di realtà. Sul problema della prima origine 
della vita, dinnanzi al quale appariscono ben fragili 
le più seducenti costruzioni ipotetiche, vai meglio 
sorvolare. Ma sta di fatto che in terreni antichissimi 
del nostro globo; in quelli ascritti dai geologi alla 
fine dell'era arcaica ed al principio della paleozoica 
i fossili finora conosciuti appartengono tutti ad In- 
vertebrati marini, e soltanto più tardi compariscono 
resti lasciati dai viventi della terra emersa e delle 
acque dolci. 

È interessante poi verificare come alcune specie 
viventi nei mari paleozoici abbiano attraversato senza 
modificarsi la serie immane dei periodi geologici e si 
ritrovino nei mari attuali; così i Pentacrini fra gli 
Echinodermi, le Lingule fra iBrachiopodi e come queste 
siano generalmente forme piuttosto semplici (meno 
specializzate) nell'ambito del gruppo zoologico al 
quale vengono ascritte. 

Per contro alcuni gruppi di animali, come i Trilo- 
biti fra i Crostacei e le Ammoniti fra i Cefalopodi, 
dopo aver sfoggiato una grande ricchezza di forme 
in tempi geologici più o meno remoti, hanno soggia- 
ciuto a completa estinzione. 



li. ISSEL. 



18 Capitolo primo 



BIBLIOGRAFIA 

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Richard J., L'OcéanograpMe. Paris, Masson, 1907. 
Richet J., Dictionnaire de Physiologie, tome 2. Paris, 189G. 



CAPITOLO II 

Uno sguardo alle condizioni fisiche del mare 

ed alla loro influenza generale 

sugli organismi viventi 



Sommario: Generalità; influenza delle sostanze solide e dei {?as 
disciolti. — Influenza della temperatura, della luce, della 
pressione. — Movimenti delle acque e loro influenza. 



Una scienza sorta da pochi decenni, la talasso- 
grafia (dal greco QaAdrra, mare) abbraccia oggi tutte 
le indagini scientifiche del mare (^). Disciplina multi- 
forme perchè richiede il concorso di specialisti diversi : 
fisici, chimici, zoologi, botanici; ma nel tempo stesso 
unitaria, perchè i vari suoi rami si valgono in parte 
di mezzi comuni di ricerca (laboratori marini, navi 
talassografiche) e tutti concorrono, sapientemente 
coordinati, a risolvere i problemi generali che si ri- 
feriscono al mare. 

Ogni cultore moderno di biologia marina (o se meglio 
vi piace, di talassobiologia) deve avere una esatta cono- 
scenza delle proprietà fisiche e chimiche dell'acqua 



(') Nome preferibile a quello, pure molto usato, di oceanografia. 



20 



Capitolo secondo 



marina, dei movimenti del mare, del fondo marino. 
Nozioni elementari relative a questi fattori ed alla 
loro importanza generale nella vita degli organismi 
marini trovano posto nel presente capitolo e in parte 



1 *M (H 






P.-^^ 

/^^'"a^ Y 


\ 






I 





Fig. 3. 

Le suddivisioni del Mediterraneo: Bi, golfo di Biscaglia — Ca, 
golfo di Cadice — Al, mare di Alboran — Ct, mare Cata- 
lano — G, golfo del Lione — Li, mare Ligure — Ba, mare 
Balearico — T, mare Tirreno — Ad, mare Adi-iatico — S, 
mare di Sidra — 1, mare Ionio — E, mare Egeo — Lv, mare 
di Levante — M, mare di Marmara — N, mar Nero (Schraidt). 



di quello che segue. Poiché in tali cenni mi soffermo 
volentieri sui dati che si riferiscono al Mediterraneo, 
reputo necessario avvertire ch'io parlo del Mediter- 
raneo inteso in senso lato o Mediterraneo romano. 
Per quanto concerne le suddivisioni, mi attengo a 



Uno aguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 21 

quelle recentemente adottate dallo Schmidt; nomi 
e confini delle singole parti sono chiaramente dimo- 
strati dall'annessa cartina (fìg. 3). 

Le sostanze solide disciolte nell'acqua marina ri- 
chiamano l'attenzione del biologo sia per l'azione 
chimica esercitata da ciascuna di esse sopra gli orga- 
nismi viventi, sia per l'azione fisica che spiegano, 
nel loro complesso, innalzando la densità del liquido, 
e di questa abbiamo già parlato trattando dei feno- 
meni che si producono nei tessuti col passaggio del- 
l'acqua dolce al mare e viceversa. 

Il problema si presenterebbe ovunque negli stessi 
termini se tutti i mari avessero salsedine uguale. 
Ciò tuttavia non si verifica; mentre si può ammettere, 
come media, un residuo solido di 35 gr. per litro, cor- 
rispondente alla salsedine media dell'Atlantico, si 
trova pel nostro Mediterraneo una cifra più elevata 
che varia da 37 gr. a 39 gr. per litro. Per la scarsa 
quantità d'acqua dolce che vi affluisce e per la forte 
evaporazione il Mare Kosso è il più salato di tutti 
(circa 45 %o) mentre la massa ingente d'acqua dolce 
recata dai fiumi e dai ghiacciai montani e la scarsa 
evaporazione rendono assai meno salata l'acqua dei 
mari nordici. Così l'Oceano Glaciale Artico ha soltanto 
17,6 %o di sali; il Baltico 7,4 %o nella parte mediana, 
mentre all'estremità settentrionale l'acqua è pres- 
soché dolce (0,60 %o) ©d alberga organismi lacustri. 

Finché si tratta di conoscere il residuo fisso totale, 
non è difficile il metodo, né dubbio il risultato. Assai 
più ardua, è la. valutazione dei singoli componenti, 
tanto che si v discusso a. lungo so le ]j]()porzioiii l'ela- 
tive degli elementi mutino da una località all'altra. 



22 Capitolo secondo 



Oggi però i talassografi si trovano d'accordo nel con- 
siderare l'acqua marina come una soluzione più o meno 
diluita, ma a proporzioni praticamente costanti, 
di guisa che, raccolto un saggio qualunque, e deter- 
minato coir analisi il quantitativo d'un solo elemento 
chimico, ad esempio del cloro, si deduce senz'altro 
la salsedine totale e si potrebbe altresì dedurre il 
quantitativo degli altri elementi. Sono d'uso comune 
in oceanografìa le tabelle di Knudsen, nelle quali, 
accanto alla cifra esprimente il tencrre in cloro si legge 
la salsedine corrispondente. Nelle analisi chimiche 
riprodotte dai trattati, occupa il primo posto il clo- 
ruro sodico (circa 27 gr. su 35); seguono, in ordine 
di peso, cloruro di magnesio, solfato di magnesio, 
solfato di calcio ; vengono poi, in dose molto minore, 
bromuro di magnesio, carbonato di calcio; quantità 
piccolissime di cloruro di rubidio, metafosfato di 
calcio, bicarbonato di ferro e tracce di corpi diversi, 
fra i quali la silice. In realtà il chimico potrà dire con 
esattezza la quantità dei singoli elementi, mai com- 
posti enumerati nelle analisi rappresentano combi- 
nazioni puramente arbitrarie; si ammette infatti che 
nell'acqua marina come in tutte le soluzioni saline 
diluite, i sali si trovino in gran parte dissociati allo 
stato di ioni ; anzi secondo recenti indicazioni soltanto 
il 10 % delle sostanze disciolte risulterebbe non dis- 
sociato. 

Che cosa dobbiamo pensare, in tesi generale, della 
importanza biologica che spetta alle sostanze di- 
sciolte ? La fisiologia non è ancora in grado di rispon- 
dere in modo esauriente a questa domanda, ma già 
si conoscono in proposito fatti molto interessanti. 



Uno sguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 23 

Il sale marino o cloruro di sodio è senza dubbio il 
composto caratteristico, il composto principe dell'ac- 
qua marina. Eppure possiamo oggi affermare che il 
cloruro di sodio non è in grado di determinare, senza 
il concorso di altri sali, un ambiente compatibile colla 
vita organica; difatti un animale marino, immerso 
in acqua avente la stessa densità del mare, ma con- 
tenente soltanto cloruro sodico, cessa di vivere dopo 
un tempo più o meno lungo. La vita invece si man- 
tiene perfettamente quando al sale marino vengano 
aggiunte piccole quantità di cloruri di calcio e di 
potassio. Questi sali, che fatti agire da soli riusci- 
rebbero nocivi, esercitano adunque un'azione anta- 
gonistica rispetto al primo e valgono a neutraliz- 
zarne l'azione tossica. 

Altro fatto importante è che la presenza di questi 
tre elementi, nelle medesime proporzioni in cui l'ana- 
lisi li rivela nell'acqua marina, non è necessaria 
soltanto agli organismi d'acqua salsa, ma anche ai 
terrestri; tant'è vero che il siero del sangue nei mam- 
miferi li contiene tutti e tre in soluzione meno concen- 
trata, ma su per giù colle stesse proporzioni relative 
che vengono indicate per l'acqua marina. 

Alcune sostanze contenute nell'acqua salsa non son 
rivelate dai metodi più delicati d'indagine chimica, 
data la loro quantità estremamente tenue; deve tut- 
tavia tenerne conto il biologo poiché molti organismi 
hanno la proprietà di concentrarne qualcuna nei 
propri tessuti. Col puzzo di iodoformio che sparge 
il Balanoglossas tradisce la presenza dell'iodio nei 
suoi tessuti. Il rame ha nel sangue di molti animali 
marini (ad es. dei Cefalopodi e di alcuni Crostacei) 



24 Capitolo secondo 



la funzione die compete al ferro nella emoglobina del 
sangue dei Vertebrati; il fosforo si trova in quantità 
notevole nelle Spugne, il Manganese nelle Zosteracee 
(piante monocotiledoni marine), il fluoro e l'argento 
in alcuni coralli; il rubidio ed il cerio, metalli assai rari 
sulla terra emersa, furono riconosciuti nel guscio delle 
Ostriche. 

I sali di calcio non occupano quantitativamente 
un posto segnalato nella serie dei componenti prin- 
cipali, per l'uso larghissimo che ne fanno gli orga- 
nismi del mare fissandolo in quantità più o meno 
considerevole. Che la deposizione del carbonato di 
calcio sia favorita dalla temperatura elevata at- 
testano, colle imponenti costruzioni, le Madrepore 
tropicali. Il tallo delle Alghe incrostanti, i gusci dei 
Foraminiferi che si accumulano in quantità stra- 
grande nei fondi marini, le conchiglie dei Molluschi e 
dei Brachiopodi sono costituiti principalmente di 
carbonato di calcio ; allo stesso materiale debbono la 
loro solidità le spicule delle Spugne calcaree, le co- 
razze elegantemente scolpite degli Echinodermi e dei 
Crostacei, La silice ha un impiego assai più limitato 
e comparisce come materiale da costruzione soltanto 
in alcuni gruppi d'organismi inferiori: gusci di Dia- 
tomee (Alghe microscopiche), scheletri di Radiolari 
dalla fantastica varietà di forme (fig. 4, 5 e 6), spi- 
cule di Spugne silicee. È interessante la proprietà 
del silicio di dar luogo a forme più ornate, a dise- 
gno più minuto e complicato, e geometricamente più 
regolari di quanto non faccia il calcio, e la quistione 
meriterebbe di venir studiata a fondo dal punto di 
vista fisiologico e chimico -fisico. 



Uno sguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 



25 



La densità dell'acqua marina a pressione costante 
dipende dalla salsedine e dalla temperatura. Ora i 
più autorevoli tra i talassografi moderni sogliono 
fare una distinzione ben netta fra densità dell'acqua 
marina e gravità specifica della stessa. Parlano di 




Fig. 4. 

Radiolario feodario : Planhlonelta atlantica, subsp. robusta Haecker, >< 20. 

Secondo V. Haecker (« Valdivia»), 1908. 



densità quando la temperatura' è considerata fattore 
variabile, e in tal caso si conviene generalmente di 
chiamare densità il rapporto fra una massa determi - 
7iata d'acqua marina alla temperatura misurata sul 
]M)st(» e lu massii d'ini ugual volume d'acqua distil- 
lata a 4" (si sceglie 4" perchè a questa temperatura 
l'acqua distillata possiede il maximum di densità). 



26 



Capitolo secondo 



Per contro parlano di gravità specifica quando en- 
trambi i termini del rapporto s'intendono ridotti ad 
una temperatura costante. Circa questa temperatura 
vari sistemi vennero adottati, ma due soltano tendono 




Fig. 5. 

Kadiolario feodario : Circospalhis sexfurca Haecker x 18. 

Secondo V. Haecker (« Valdivia»), 1908. 



oggi a prevalere: col primo viene prescelta la tem- 
peratura di 17,50 tanto per l'acqua marina quanto 
per l'acqua distillata; col secondo, più moderno, l'ac- 



Uno sguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 27 

qua marina a 0» vien riferita all'acqua distillata a 
4° (si sceglie lo zero perchè il maximum di densità 
dell'acqua marina con 35 Voo di sali è di poco infe- 
riore a 0°). 

Tuttavia nell'uso comune s'indicano come densità 
anche i valori relativi alla gravità specifica e tutte le 
densità ricordate in questo volumetto sono gravità 
specifiche calcolate in base all'ultimo criterio. 

Del resto da uno qualunque dei tre valori dianzi 
definiti si può facilmente passare agli altri due me- 
diante formule, o meglio tabelle già preparate, che 
figurano nel manuale del Knudsen. Collo stesso mezzo 
la cifra relativa alla salsedine totale si traduce subito 
nella densità corrispondente. 

Dirò, per citare due sole cifre, che la densità del- 
l'acqua Atlantica con 35 "/oo <ii sali è 1,028, quella del- 
l'acqua Mediterranea con 39 % di 1,031 (i). Dal punto 
di vista biologico la densità è fattore importante 
non soltanto nel caso estremo del passaggio di un 
organismo dall'acqua dolce all'acqua marina e vice- 
versa, ma anche entro a limiti assai più ristretti. 

Il biologo deve aver presente che non tutti gli or- 
ganismi si comportano nello stesso modo di fronte a 
questo fattore; da una parte abbiamo gli stenoalini 
che hanno bisogno di una salsedine e quindi d'una den- 



(*) Nelle densità marine la prima decimale è 0. E aiccome 
i metodi moderni permettono di determinare con esattezza 
cinque decimali, si avrebbe per ogni indicazione un numero di 
7 cifre. Per brevità si è convenxito allora di sopprimere l'unità 
lo zero e di trasportare la virinola fra la terza e la quarta 
(leciiiiale. (^osì inv(^c»' rlr scrivere 1,02!>7+ «i suole anche scri- 
vere -JlLTl. 



28 



Capitolo secondo 





jk 



Fig, G. — Kadiolaiiu l'eodariu : Gor</onclla inirabilis llacckel, ^ W. 
Secondo l'Haeckel (« Challenger »), 1867. 



Uno sguardo alle condiziotii fisiche del mare ecc. 29 

sita pressoché costante; dall'altra gli eurialini capaci 
di resistere a variazioni relativamente forti. 

Gli stessi gas respiratori dell'atmosfera, disciolti 
nell'acqua marina, provvedono ai bisogni degli orga- 
nismi marini. Ricorderò come la solubilità dell'ossi- 
geno diminu^isca coli' aumento della salsedine e, in 
proporzioni maggiori, coll'aumento della temperatura. 
Un litro d'acqua marina a 10^ di temperatura e 35 7oo 
di salsedine discioglie circa cm. 6,4 di ossigeno e 
cmc. 12 di azoto. Indagini recenti hanno dimostrato 
che il ricambio dell'azoto nelle acque marine può 
venir modificato da particolari Bacterì i quali hanno 
la proprietà di fissare l'azoto libero producendo 
composti nitrogenati (nitrati, nitriti, sali d' ammo- 
nio). Aggiungerò a questo proposito come varia e 
complessa sia l'azione chimica svolta dai Bacteri 
marini e come i risultati sicuri conseguiti dai biologi 
nello studio del problema siano finora molto scarsi. 

Per quanto concerne l'anidride carbonica, si può 
considerare come media una dose di 50 cmc, nella 
quale però il gas libero è rappresentato soltanto da 
pochi decimi di cmc. ; ma tale quantità dipende in 
larga misura dalla presenza degli organismi animali e 
vegetali che la emettono nei processi respiratori, 
nonché degli organismi vegetali che la consumano 
pei bisogni della nutrizione. La pianta infatti assimila 
il carbonio scindendo l'anidride carbonica nei suoi 
due componenti carbonio ed ossigeno; mediante il 
carbonio e l'acqua fabbrica gl'idrati di carbonio, 
donde, per sintesi sempre più complicate, procede 
alla ricostruzione della stessa materia vivente di cui 
è plasmata. 



30 Capitolo secondo 



Una volta si attribuiva ai gas delle profondità marine 
una pressione tanto più elevata quanto più alta era 
la colonna d'acqua sopraincombente. Oggi è noto che 
i gas disciolti si diffondono anche a grandissima pro- 
fondità come una massa continua ed omogenea e non 
si trovano quindi sotto pressione; ne consegue che la 
respirazione degli animali d'alto fondo si compie in 
condizioni press'a poco uguali a quelle che si verifi- 
cano negli strati superiori. 



La superfìcie del mare, riscaldata dai raggi solari, 
assume temperature diverse a seconda della latitu- 
dine e di altri fattori. Notiamo subito come gli orga- 
nismi marini sottostiano a condizioni termiche assai 
meno variabili dei terrestri. Ci vuol molto più calore 
per riscaldare allo stesso grado una massa d'acqua, 
che non un egual volume d'aria; ne consegue che il 
mare segue in ritardo e con minore ampiezza le varia- 
zioni termiche dell'atmosfera; così la temperatura 
superficiale annua del Mediterraneo nelle acque Li- 
guri varia in cifre tonde, da 12» a 25°, mentre l'escur- 
sione annua della temperatura all'ombra è di circa 
due volte e mezzo maggiore (a Genova, per esempio, 
la temperatura atmosferica ha variato, nel 1912, da 
un minimo di — 1,7 ad un massimo di 31,2). Si aggiunga 
che i massimi riscontrati, in alto mare, nella zona 
torrida superano di poco i 35» (35,5° nel golfo Persico). 

Ma anche nei limiti ristretti della variabilità ter- 
mica marina si rivelano i tolleranti e gli intolleranti. 



Uno sguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 31 



per cui sogliamo distinguere gli organismi euritermi, 
che sopportano variazioni cospicue di temperatura, 
dagli stenotermi che richiedono invece una tempe- 
ratura pressoché costante. 

Per quanto concerne la distribuzione verticale della 
temperatura in seno ai mari, ricorderò questa nonna 
generale; la temperatura dei grandi Oceani decresce 
di regola colla profondità, di guisa che al fondo si 
trovano acque molto prossime allo zero (2 14° circa, 
in media, nell'Atlantico); è questa una ragione d'in- 
compatibilità, certo non meno importante della luce 
e della pressione, tra la fauna della superfìcie e la 
fauna degli abissi. Tuttavia in seno ai mari polari 
correnti relativamente tepide possono mitigare, negli 
strati intermedi il gelo prodotto dai ghiacci superfi- 
ciali. 

L'abbassamento del termometro lungo la linea ver- 
ticale non si manifesta nell'Oceano in modo uniforme. 
Così nell'Atlantico settentrionale la temperatura, mi- 
surata durante la stagione estiva, decresce molto ra- 
pidamente, per i primi 50-100 metri, indi assai len- 
tamente. Più in basso s'incontra nuovamente una 
zona, il cosidefcto strato ter modino, dove la de- 
crescenza si fa brusca (tra 450 e 750 metri circa), poi 
questa si fa di nuovo lentissima e graduale sino al 
■'ondo. 

Nei mari quasi completamente chiusi, si danno con- 
dizioni termiche affatto speciali. Così nel Mediterraneo 
possiamo distinguere, lungo la verticale, due zone 
termiche. La profonda (che raggiunge quattro km. di 
potenza) mantiene una temperatura pressoché uni- 
forme in tutti i suoi strati, e costante in ogni stagione 



32 Capitolo secondo 



dell'anno; tale temperatura è di qualche decimo di 
grado superiore a 13o nel bacino Orientale, di qualche 
decimo inferiore nel bacino Occidentale. La superfi- 
ciale, molto pili sottile (da 200 a 400 metri circa) ha 
temperatura variabile, influenzata dalle stagioni. D'in- 
verno la differenza termica fra le due zone scomparisce 
e si può dire allora che l'acqua Mediterranea, dalla 
superfìcie sino al fondo di 4000 e più metri, presenti 
una condizione di omotermia. Indagini dovute 
sopratutto al comandante Magnaghi della Marina Ita- 
liana e molto i^iù tardi alla spedizione danese diretta 
dallo Schmidt, hanno posto in chiaro che omotermia, 
nel senso rigoroso del vocabolo, non si verifica, poiché 
fu più volte riscontrato un minimo di temperatura 
intermedio fra le due zone anzidette e, molto più in 
basso, un massimo intermedio situato a profondità 
variabili, ma generalmente comprese fra i mille e i 
millecinquecento metri. Non bisogna tuttavia dimen- 
ticare che siffatte differenze ammontano appena a 
pochi decimi di grado. 

Durante l'estate la diminuzione di temperatura che 
si osserva nella zona superiore scendendo lungo la ver- 
ticale è, di necessità, molto rapida, perchè dai massimi 
superficiali di 25o o 26° si raggiunge, dopo poche 
centinaia di metri, lo strato costante a 13°. 

È chiaro dunque che l'Atlantico non comunica la 
gelida temperatura dei suoi abissi al bacino Mediter- 
raneo, dal quale lo separa una soglia sottomarina che 
sbarra, fino a 360 metri dalla superfìcie, lo stretto di 
Gibilterra. 

Tutti riconoscono l'importanza biologica della tem- 
peratura. Le migrazioni periodiche di certi Pesci vanno 



Uno aguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 33 

attribuite agli impulsi, che secondo ogni probabilità, 
debbono sospingere questi animali verso acque di de- 
terminata temperatura e salsedine e dipendere per 
ciò direttamente dal fattore termico. È pure assodata 
la importanza della temperatura marina nei fenomeni 
di accrescimento, così la crescita di alcune specie, 
rapidissima nella stagione calda, si rallenta o rimane 
sospesa durante i rigori invernali. La stratificazione 
termica dei mari ha pure una influenza non dubbia 
sulle migrazioni verticali degli organismi viventi fra 
due acque. 

Per quanto concerne l'azione dei raggi luminosi, le 
recenti campagne della nave norvegese « Michael 
Sars » hanno dimostrato come la luce penetri in seno 
alle acque marine assai più profondamente di quanto 
dapprima si opinasse. Non tutti i colori dello spettro 
solare sono ugualmente penetranti; primi ad estin- 
guersi sono i raggi rossi, poi i gialli ed i verdi; gli az- 
zurri ed i violetti hanno impressionato leggermente 
la lastra fotografica ad un migliaio di metri di pro- 
fondità. Certo gli ultra-violétti discendono più in 
basso; ad ogni modo, in un esperimento compiuto 
alla quota di 1700 metri la gelatina sensibile non ha 
subito alterazioni di sorta. 

Quando si dice che le zone superiori del mare sono 
illuminate, non bisogna pensare ad una luce parago- 
nabile a quella che godiamo in pieno giorno sulla terra 
emersa. Basta scendere di un metro, secondo le indi- 
cazioni del Kégnard, perchè la intensità luminosa si 
riduca del 50 % e un palombaro che si tuffa nelle 
nostre acque, col più bel sole, scorge intorno a sé alla 
profondità di una diecina di metri una luce appena 

3 — R. ISSEL. 



Capitolo secondo 



paragonabile a quella del crepuscolo. Corollari biolo- 
gici d'alto interesse si traggono dalle nozioni acquisite 
intorno al comportamento della luce. Ricorderete 
come le piante marine» per nutrirsi, decompongano 
l'anidride carbonica disciolta nell'acquii e come un 
tale processo, al pari di quanto si verifica nelle piante 
terrestri, sia dovuto ad una speciale sostanza colorata 
tipicamente in verde, la clorofilla, che funziona mercè 
il concorso della luce. Ora è indubitato che vari fat- 
tori, ancora non ben conosciuti nei loro effetti, go- 
vernano la distribuzione delle Alghe; citerò soltanto 
l'agitazione delle acque e la natura del substrato, ma 
una influenza di prim'ordine va certamente ascritta 
ai raggi luminosi. In tesi generale possiamo ammet- 
tere che le Alghe verdi richiedano una maggiore in- 
tensità luminosa; esse vivono sino a poche diecine 
di metri di profondità e ben di rado oltrepassano i 
cento. Per contro si può ritenere che le Alghe rosse 
(le quali hanno un pigmento rosso mescolato alla 
clorofilla) si contentino di una debolissima luce; seb- 
bene non manchino rappresentanti lungo la scogliera 
superficiale, talune specie discendono a profondità 
più che doppia (almeno 250 m.). Secondo una teo- 
ria molto in voga tra i biologi qualche tempo fa, la 
distribuzione delle Alghe dipenderebbe in larga mi- 
sura dal colore dei raggi luminosi inquantochè la 
pianta tenderebbe ad assumere la tinta complemen- 
tare di quella dei raggi superstiti ad una determinata 
profondità. Le Alghe verdi starebbero là dove i raggi 
rossi (molto efficaci per l'assimilazione) filtrano an- 
cora in at)bondanza; le Alghe rosse là dove i raggi 
rossi sono estinti e giungono soltanto i verdi, gli az- 



Dno sguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 35 

zurri, i violetti. Ma la teoria non sembra confermata 
né dall'indagine in natura, né dalle esperienze di 
laboratorio. 

Più in basso la luce troppo affievolita impedisce in 
modo assoluto qualsiasi traccia di vita vegetale; scom- 
pariscono quindi gli animali che si nutrono di Alghe 
viventi, mentre persistono i carnivori e i mangiatori 
di detriti. I Bacteri infimi organismi sprovvisti di 
pigmento assimilatore non discendono, per quanto 
finora ci é noto, molto più in basso delle Alghe. 

La penetrazione della luce vien regolata sopratutto 
da due fattori. In primo luogo si ha penetrazione mas- 
sima laddove i raggi del sole colpiscono perpendico- 
larmente la superfìcie delle acque; per conseguenza 
la zona illuminata sarà tanto più sottile quanto più 
ci avviciniamo ai poli. Questa circostanza consente 
un'applicazione biologica immediata. Vi sono specie 
d'alto mare che hanno una diffusione larghissima in 
mari diversi; l'Hyort ha notato come alcune di esse 
compariscano sotto latitudini elevate del nostro emi- 
sfero a tenue profondità, mentre procedendo verso 
mezzogiorno sogliono rifugiarsi in acque profonde. 
Il fatto si spiegj); ammettendo che la vita di quelle 
s])ccie sia intonata ad un certo grado di semi-oscurità, 
il quale domina in zone tanto più lontane dalla su- 
perfìcie, quanto più grande è la distanza dall'equatore. 
In secondo luogo l'acqua si lascia attraversare meno 
facilmente dai raggi luminosi quando la sua purezza 
è turbata da particelle solide in sospensione. Anche 
qui entra in campo la biologia, perchè non si tratta 
solamente di particelle minerali, ma anche di orga- 
nismi piccolissimi, galleggianti in seno al liquido. 



36 Capitolo secondo 



Un disco bianco, calato in alto mare presso ai trò- 
pici si può vedere ancora fino a 50 metri di profondità, 
nell'oceano tropicale, e fino a 45 metri nel Mediter- 
raneo (secondo le esperienze del Padre Secchi), mentre 
nel mare di Norvegia, più ricco di detriti e di plancton, 
il limite di visibilità non oltrepassa i 25 metri. 

Si può affermare, in tesi generale, che le abitudini 
di molti animali marini siano intimamente connesse 
al loro modo di comportarsi verso la luce. Alcuni la 
fuggono nascondendosi sotto alle pietre, entro a tane 
o a fessure, altri cercano invece le zone meglio illumi- 
nate, altri sono attratti o respinti secondo un ritmo 
determinato dalle loro condizioni fisiologiche. Sap- 
piamo con certezza che molti animali natanti fra due 
acque sogliono compiere delle migrazioni verticali sa- 
lendo di notte in zone meno profonde; sebbene il 
fenomeno non sia ancora sufiSicientemente chiarito, 
si deve ritenere che in siffatte migrazioni abbiano 
larga parte i raggi solari. 

Quelle tenuissime quantità di luce capaci d'impres- 
sionare una lastra fotografica a 500-1000 metri di pro- 
fondità non sarebbero certo percepite dalla nostra re- 
tina; nasce spontanea la conclusione che, partendo da 
un livello relativamente poco profondo, debbano re- 
gnare nelle acque marine le tenebre più complete. 
Invece la fosforescenza animale, fenomeno limitato 
nelle acque superficiali, assume una diffusione lar- 
ghissima nel mare profondo, ed un chiarore paragona- 
bile a quello di un vivido plenilunio regna probabil- 
mente in certe zone dove la vita abissale si manifesta 
più rigogliosa. Speciali Bacteri fan rilucere la melma 
dei fondi marini; Vermi, Echinodermi, Ctenofori, 



Uno aguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 37 

Molluschi emettono dal tegumento un muco luminoso ; 
nei Crostacei, nei Molluschi Cefalopodi e nei Pesci 
la fosforescenza si localizza in organi speciali. L'in- 
dagine di queste lampadine viventi o fotofori desta 
il più alto interesse per i molti problemi biologici 
che richiama ; non mancherò di darne più innanzi un 
cenno descrittivo. 

La pressione che l'acqua esercita negli strati pro- 
fondi ha certo una importanza non trascurabile dal 
punto di vista biologico, non però così grande come 
una volta si riteneva. A produrre una pressione di 
un'atmosfera basta una colonna d'acqua dolce alta 
metri 10,33; se la colonna è d'acqua marina (con sal- 
sedine del 35 7oo) hasta un'altezza di metri 10,07, 
poiché l'acqua salsa è più pesante. Parlando quindi 
in cifre rotonde, a 100 metri di profondità domina 
una pressione di 10 atmosfere, ed alla profondità 
media degli Oceani, che è circa 3600 metri, si, avrà 
una pressione di 360 atmosfere. Il preconcetto pel 
quale gli abissi marini venivano descritti una volta 
come immensi deserti, si basava sopratutto sulla con- 
siderazione di queste cifre imponenti; oggi si è con- 
vinti che la pressione, di per sé, non costituisce un serio 
ostacolo al diffondersi della vita. Anzitutto essa agisce 
da ogni parte ed agli animali d'acqua profonda non 
porfca alcun, danno la colonna d'acqua soprastante, 
come a noi non reca molestia l'atmosfera che c'in- 
combe. Inoltre i tessuti animali di alto fondo si svi- 
luppano in queU' ambiente ed i fluidi che ne ricol- 
mano le lacune acquistano una pressione tale da far 
equilibrio alla pressione esterna dell'acqua. 

Conosciamo, del resto, specie tolleranti che migrano 



38 Capitolo secondo 



giornalmente, in senso verticale, anche per più cen- 
tinaia di metri senza risentirne alcnn danno. Certo 
fra i Pesci forniti di vescica natatoria, cioè di un ser- 
batoio d'aria che funziona come organo idrostatico, 
ve ne sono che non possono sopportare squilibri forti 
e repentini di pressione. Quando son tratti a bordo 
da grandi profondità e la tensione del gas interni 
non è più controbilanciata dalla pressione che si 
esercita sulla superficie esterna, il corpo si rigonfia, 
le squame si distaccano, la vescica natatoria fa ernia 
fuori della bocca e talvolta scoppia; gli occhi fuore- 
scono dalle orbite. 

Tuttavia, prescindendo da particolari disposizioni 
anatomiche, la rapida morte delle specie abissali por- 
tate alla superficie si suole attribuire oggi piuttosto 
alla differenza di temperatura che alla differenza di 
pressione. 

A proposito della pressione marina vige ancora nel 
pubblico un pregiudizio curioso che mi giunse alle 
orecchie quando tutti parlavano del « Titanic », del 
sontuoso piroscafo inglese naufragato nell'Atlantico. 
Da persona non incolta sentii esprimere l'opinione 
che la carcassa dell'enorme postale e le salme dei nau- 
fraghi, trovando negli strati profondi dell'Oceano una 
densità mano a mano accresciuta dalla pressione della 
colonna d'acqua soprastante, non dovessero mai scen- 
dere al fondo ma vagare indefinitamente fra due acque. 
L'errore apparisce evidente a chi non ignora come 
l'acqua sia corpo suscettibile bensì di venir compresso, 
ma soltanto in tenuissimo grado. Ricorda l'Hyort 
come a 4000 metri di profondità, la pressione di 400 
atmosfere abbia per effetto di aumentare la densità 



Uno sguardo alle condizioni fisiche del mare tee. 39 

dell'acqua di 1,8 % soltanto. Applicando questa no- 
zione ad un caso pratico, si supponga di buttare in 
mare un pezzo di ferro del peso di 1 kg.; immediata- 
mente al di sotto della superficie questo corpo, in 
virtù del principio d'Archimede, subisce una spinta 
dal basso in alto equivalente al peso del volume 
d'acqua spostato, e si comporta come se pesasse 
gr. 869; a 4000 metri di profondità si comporta come 
se il suo peso fosse ridotto a gr. 866 e avesse subito, 
nell'ingente dislivello, la perdita insignificante di 
3 gr. Ma v'ha di piii; abbandonati a sé stessi negli 
abissi oceanici, scendono al fondo non soltanto i corpi 
massicci, ma anche corpi organici o spoglie di orga- 
nismi, i quali contenendo nel loro interno cavità chiuse, 
ripiene d'aria o d'altro gas, galleggerebbero se posati 
alla superficie. Infatti, allorché le pareti dei vacui 
sono cedevoli, il volume del gas e quello dei vacui 
diminuiscono per effetto della pressione e il corpo cade 
tanto più rapidamente quanto più la pressione si 
eleva. Queste relazioni fìsiche hanno evidentemente 
una importanza notevole nella nutrizione della fauna 
profonda, poiché moltissimi organismi abissali si ci- 
bano di detriti pioventi dall'alto. 



Contemplate ora lo specchio azzurro d'uno dei 
nostri golfi ; esso apparisce immobile nella calma piatta 
di certi crepuscoli estivi. Ma la quiete perfetta non 
é che illusione; anche in quei crepuscoli le acque ma- 
rine si muovono senza posa. 



40 Capitolo secondo 



Esporre i complicati problemi relativi ai movimenti 
del mare dal punto di vista fisico e indagare le molte- 
plici influenze clie tali movimenti esercitano sulla 
forma e sulle abitudini degli organismi marini è im- 
presa che esorbita dai confini modesti del presente 
capitolo. Vi basti un concetto sommario dei fenomeni 
ed un cenno intorno alla loro influenza generale sulla 
vita. 

Importa prima di tutto distinguere l'azione dei 
moti che hanno carattere oscillatorio: moto ondoso 
e maree, da quella dei moti che si producono con di- 
rezione definita: le correnti. 

L'onda sollevata dal vento raggiunge spaventose 
altezze nei mari vasti e poco ingombri, si parla infatti 
di onde alte 18 metri nell'Oceano Glaciale Antartico 
e poco meno nel Pacifico ; onde meno alte s'incontrano 
nei bacini minori e rinchiusi fi'a le terre; nel nostro 
Mediterraneo pare non superino i 9 metri. La prima 
conseguenza biologica che si manifesta quando il mare 
comincia ad agitarsi è la discesa di molti organismi 
galleggianti, i quali lasciano la superficie per trovare 
rifugio in zone piti profonde, ove l'acqua è tranquilla. 
Ma a quale livello dovrà trovarsi la calma ? Si legge 
che, teoricamente, l'onda si propaga sino ad una pro- 
fondità pari a 350 volte la sua altezza, per conseguenza 
le onde di 5 metri dovrebbero mandare le ultime vi- 
brazioni sino a 1750 metri di fondo. Io crederei di 
non errare ritenendo che ad un centinaio di metri le 
onde, se non sono completamente sopite, non eser- 
citano più, nelle nostre acque Mediterranee, una sen- 
sibile influenza sugli organismi. 

Però bassifondi generalmente calmi vengon tal- 



Uno sguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 41 

volta agitati e sconvolti dalle mareggiate piìi violente ; 
accade allora di vedere piante marine ed anche qualche 
animale morto o semivivo gettato sulla spiaggia. In 
scala più vasta suol ripetersi il fenomeno quando so- 
pravviene l'onda di eccezionale altezza che accompagna 
le grandi scosse di terremoto; non mancò l'esempio 
nella recente catastrofe di Messina (1908). 

L'onda assume poi un'importanza biologica parti- 
colare laddove si frange contro la scogliera, poiché 
nessuna specie animale o vegetale può sostenere l'im- 
peto, se non possiede mezzi opportuni per mantenere 
ben salda la sua aderenza alla roccia. Degna di nota 
è una reciproca difesa che si esercita tra la scogliera 
e l'organismo contro il mare; da una parte la roccia ac- 
coglie nelle sue fessure e nelle sue cavità molti animali 
che ivi riparano in tempo di burrasca; d'altra parte 
compatte colonie di specie fìsse (per esempio di Balani 
e di Mitili) e di Alghe incrostanti intonacano per larghi 
tratti la rape e la proteggono, vietando, o almeno ri- 
tardando, l'azione demolitrice dei colpi di mare. 

Non ondulazioni rapide, determinate dall'azione del 
vento, ma un ritmo lento e regolare, dovuto all'attra- 
zione combinata del sole e della luna, fa giornalmente 
pulsare le acque marine. Durante sei ore il livello del 
mare si abbassa per innalzarsi poi durante le sei suc- 
cessive, tanto che due livelli massimi e due minimi si 
verificano^ nel corso delle ventiquattr'ore. 

Allorché i centri dei due astri e quello della terra si 
trovano su di una stessa linea, l'azione del sole e della 
luna si sommano e l'oscillazione raggiunge allora la 
massima ampiezza (marea di sigizia), mentre quando 
le linee congiungenti i centri rispettivi del sole e della 



42 Capitolo secondo 



luna con quello della terra s'incontrano ad angolo 
retto, le azioni in parte si elidono e si verifica l'oscil- 
lazione minima (marea di quadratura). Se alla super- 
fìcie del globo non vi fosse altro che mare, e l'onda 
provocata dal sollevarsi delle acque scorresse libera- 
mente, lamareagonfierebbele acque in modo uniforme; 
invece le còste dei continenti e la varia configurazione 
del fondo la modificano a tal segno che la sua ampiezza 
cambia enormemente da un mare all'altro. Le più 
forti maree che si conoscono sono quelle della baia di 
Fundy, nella Nuova Scozia, che raggiungono in tempo 
di sigizia circa 18 metri; al Mont Saint Michel, sulle 
coste occidentali della Francia, il dislivello è poco 
minore: 14-15 metri. Nei mari chiusi sul tipo del Me- 
diterraneo la marea si presenta estremamente ridotta, 
non oltrepassa infatti i 40 centimetri nei dintorni di 
Genova. 

Dove la marea è forte e le spiaggie son basse ed a 
lento declivio, il mare si ritira per parecchi chilometri 
lasciando allo scoperto innumerevoli organismi ma- 
rini, che si rifugiano nella scogliera o si approfondano 
nella sabbia umida; poi ritorna, irrompendo con vio- 
lenza, ad alta marea. Hanno così origine correnti di 
marea che non mancano d'importanza biologica 
inquantochè portano al largo l'acqua della riva col 
suo plancton (^) e sospingono le acque dell'alto mare 
verso la riva, operando in tal modo una mescolanza. 

Le oscillazioni ritmiche delle onde e delle maree, 
non rappresentano le sole cause che muovano le acque 
marine. Queste sono dominate da altri impulsi, che 



(*) Organismi fluttuanti. 



Uno sguardo alle condizioni Jisiohe del mare ecc. 43 

le spostano con direzioni e con velocità svariate non 
soltanto nella zona superficiale, ma anche nelle pro- 
fonde; alludo alle correnti ed estendo il vocabolo 
« correnti » ad ogni moto del mare che non abbia 
carattere oscillatorio. 

Come origine prima delle correnti marine s'invocano 
da molti i venti costanti dovuti all'aria piti fredda e 
pesante delle regioni polari artica ed antartica, che 
spira verso l'equatore e viene a prendere il posto di 
quella più calda e rarefatta delle regioni equatoriali; 
altri pongono in prima linea la differenza di densità 
determinata da variazioni della temperatura e' del 
contenuto salino, differenze che tendono a compen- 
sarsi con spostamenti di acque più o meno ingenti. 
Anche l'influenza della rotazione terrestre sulle cor- 
renti non viene da tutti interpretata cogli stessi cri- 
teri. Ora si può affermare che le diverse cause agiscano 
insieme, ma è difficile problema rendersi conto della 
loro importanza relativa nei singoli casi. 

Ad ogni modo questi movimenti di traslazione si 
associano e si coordinano in un grandioso movimento 
di circolazione marina, i cui tronchi principali percor- 
rono i grandi Oceani e si suddividono in numerosis- 
simi rami e ramuscoli di varia importanza che s'in- 
sinuano tra le terre e penetrano fin nei più profondi 
addentramenti delle coste. 

Alcune correnti, sopratutto tra le principali, sono 
perenni, e si muovono sempre nella medesima dire- 
zione. Da queste passiamo per gradi a piccole correnti, 
dovute a venti locali, che si producono saltuariamente 
con direzione e con intensità mutevoli. Esorbiterebbe 
dal mio compito il descrivere sia pure sotto forma sclie- 



44 Capitolo secondo 



matica, la circolazione dei mari; è doveroso però ac- 
cennare al Gulfstream o corrente del Golfo, che è fra 
tutte la meglio conosciuta e la più importante per i 
paesi d'Europa. Staccandosi dalla sua principale ra- 
dice, la corrente della Florida, il Gulfstream esce dal 
golfo del Messico ed oltrepassa lo stretto di Florida 
con una temperatura prossima a 32° ed una densità 
elevata; prima si dirige a nord lungo il continente 
americano, poi si allontana dalla costa. d'America, da 
cui lo separa la corrente fredda che discende dal Ca- 
nada, e piega verso levante dividendosi a ventaglio 
in tanti rami, che lambiscono le coste occidentali 
dell'Europa settentrionale e ne rendono il clima più 
mite. 

E mentre i rami settentrionali si spingono fino alle 
isole Spitzberg, un ramo importantissimo, la corrente 
delle Canarie, discende verso sud, e raggiunta la cor- 
rente equatoriale, forma insieme col ramo princi- 
pale di questa un sistema chiuso a modo di anello; 
nelle acque circoscritte da questo anello si accumu- 
lano e galleggiano in quantità stragrande Alghe 
strappate al litorale della Florida, fra le quali pre- 
domina il genere Sargassum : e questo il famoso 
mare di Sargassi ben noto al biologo per la fauna 
speciale che vi alligna. 

L'andamento della circolazione marina nell'Atlan- 
tico settentrionale, secondo l'interpretazione più ac- 
cettata, si riassumerebbe in un movimento di trasla- 
zione superficiale delle acque atlantiche dall'equatore 
verso il polo Artico, compensato da un ritorno di acque 
fredde, nelle regioni profonde dal polo verso l'equatore. 

Hanno per noi speciale interesse le correnti del Me- 



Vno sguardo alle condizioni fisiche del mare ecc. 45 

diterraiieo. Per effetto del clima relativamente caldo 
e secco, il Mediterraneo perde molto più acqua per 
evaporazione, che non ne riceva dai fiumi sfocianti 
lungo le sue coste. A compensare il dislivello che tende 
così a prodursi, una massa d'acqua Atlantica entra 
per lo stretto di Gibilterra e, mantenendosi alla super- 
ficie, fluisce lungo le coste settentrionali dell'Africa 
inviando rami nel Mare Balearico e nel Tirreno. 

Le acque più salate e più dense del Mediterraneo 
danno invece origine ad una corrente profonda, che 
per la stessa via scorre verso l'Atlantico e, superata 
la soglia di Gibilterra, si approfonda costeggiando l'Eu- 
ropa occidentale. A nord del capo S. Vincenzo (Por- 
togallo) la presenza delle acque Mediterranee si rivela 
chiaramente a 1500 m. di profondità, con una salse- 
dine di oltre 36 7oo ®ti una temperatura di 11° (notate 
che le acque dell'Atlantico orientale alla stessa pro- 
fondità non misurano che 4o-5o); secondo le recenti 
investigazioni del « Thor » si rende sensibile anche in 
plaghe più settentrioneli, cioè a sud-ovest dell'Irlanda. 

Circa le correnti del Mare Ligustico è ancora viva 
la discussione, ma buoni motivi fanno ritenere che il 
movimento generale delle acque litorali proceda di re- 
gola da oriente ad occidente; nell'Adriatico prevale una 
corrente che ascende lungo la costa dalmata ed istriana 
per discendere lungo le coste della penisola italica. 
Lo studio dell'Adriatico dimostra come l'influenza 
delle acque fluviali si renda sensibile, mercè le correnti, 
molto lungi dalla foce. Così a 25 ed a 45 miglia al largo 
di Ancona la nave italiana « Ciclope » registrava una 
salsedine di oltre 38 7oo» mentre in una zona inter- 
media, a 35 mis'lia della stessa città, la salsedine si 



46 Capii olo secondo 



abbassava a 33 °/oo P^r effetto delle acque padane 
discendenti da settentrione. 

Le correnti, e sopratntto le maggiori, hanno un'im- 
portanza di primo ordine nella diffusione degli orga- 
nismi marini. La loro velocità, in taluni casi conside- 
revole (9 km. all'ora per la corrente della Florida) 
permette loro di trascinare gli esseri galleggianti a 
distanze assai grandi dal luogo di nascita di questi. 

Ma se la continuità e la relativa uniformità dell'am- 
biente marino, insieme col facile trasporto dovuto alle 
correnti, fanno sì che talune specie acquistino negli 
Oceani un'area di dispersione assai più vasta di quanto 
si verifichi sulla terraferma; d'altra parte ogni grande 
corrente, individuata da condizioni fisiche particolari, 
offre speciali caratteristiche, sia nella quantità, sia 
nella composizione del suo plancton. 

Conosciamo certe plaghe dove giungono a contatto 
correnti molto diverse per temperatura e per salsedine ; 
in tal caso soltanto le specie più tolleranti passano im- 
punemente dall'una all'altra, mentre innumerevoli or- 
ganismi stenotermi e stenoalini periscono e cadono 
sul fondo. Si determinano in tal modo condizioni ecce- 
zionalmente favorevoli per la fauna che vive sul fondo 
sottostante e che gode di questa pioggia d'alimento 
copiosa e continua. 

Investigare il regime delle correnti è necessario 
a chi esercita la pesca con metodo razionale, perchè 
la distribuzione e le migrazioni di molte specie di Pesci 
dipendono dalla temperatura e dalla salsedine e queste 
sono intimamente connesse alle correnti; la pratica 
insegna infatti che le variazioni d'intensità e di dire- 
zione in certi rami di corrente sono accompagnate 



Uno sguardo alle Hiondizioìii finche ilei mare ecc. 47 



da mutamenti correlativi nel cammino seguito dai 
Pesci migratori. 

Abbiamo sinora parlato di circolazione marina in 
senso orizzontale; i dati di osservazione conducono 
ad ammettere anche una circolazione in senso verti- 
cale. Iniziano il movimenta le acque superficiali, rese 
più pesanti o dall'abbassamento della temperatura, 
o dall'aumento di salsedine dovuto alla evaporazione; 
esse discendono in zone più profonde e vengono so- 
stituite dalle acque degli strati sottostanti. Siffatte 
correnti si propagano a profondità variabili; pare che 
nell'Ionio e nel Tirreno interessino soltanto la zona su- 
perficiale; nel Mare Ligure e nel Balearico settentrio- 
nale si trasmettano invece fino alle zone più profonde. 
Col rinnovamento continuo d'acqua, le correnti ver- 
ticali influenzano in senso favorevole la vita, perche 
contribuiscono a mantenere entro i limiti richiesti, 
anche nelle zone profonde, la provvista di gas respi- 
rabile. 

Detriti organici e minutissimi organismi viventi, 
incapaci di spostarsi con mezzi propri vengono tra- 
scinati in gran copia dalla circolazione verticale; 
questa possiede adunque notevole importanza come 
agente distributore di sostanze nutritive. 



BIBLIOGRAFIA 



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•18 Capitolo secondo 



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ScHinDT J., Report on the Danish oceanographical expeditions 
1908-1910 to the Mediterranean and adjacent seas, voi. I. 
Copenhagen, 1912. 



CAPITOLO III 

Cenni sulla Influenza del fondo marino 

I domini biologici marini 

i caratteri dei fondi e degli organismi costieri 



Sommario : Configurazione e natura del fondo marino. — Bentos 
e plancton ; bentos litorale e bentos abissale. — Cenno sulla 
distribuzione degli organismi costieri e sui \arì fattori 
che li governano. — La successione dei fondi e degli or- 
ganismi; nel dominio costiero (Mediterraneo); comunità 
biologiche costiere e loro caratteri generali. 



Intorno alla configurazione generale del fondo ma- 
rino vi bastino pochi cenni. Senza dubbio gli abissi 
maggiori superano in profondità l'altezza delle mon- 
tagne più eccelse dell'Asia; 9788 è la quota registrata 
dalla nave tedesca « Planet » in uno scandaglio ese- 
guito nella Fossa delle Filippine tra Cebìi e Ternate 
(Oceano Pacifico); 8341 il massimo sinora trovato 
per l'Atlantico. Nel Mediterraneo lo scandaglio ha 
segnato una profondità di 4404 m. tra la Sicilia e 
Candia. Tale profondità massima fa parte di una de- 
pressione detta levantina; oltre che in questa, il 
Mediterraneo si avvalla in tre altre depressioni prin- 
cipali: la esp erica tra la penisola spagnola, la Cor- 

4 — R. ISSEL. 



50 Capitolo terzo 



sica e la Sardegna, con una profondità massima di 
3150 m. ; la tirrenica, tra le due isole di Sardegna 
e Sicilia e la penisola italica, con 3730 m. ; la pontica, 
nel Mar Nero, con 2618 m. L'Adriatico ha una pro- 
fondità massima di 1228 m. 

Ma nei confronti fra la morfologia del fondo marino 
e quella della terra emersa, più ancora delle profon- 
dità massime ha importanza la media, la quale, se- 
condo i calcoli dei più autorevoli talassografi, si ag- 
gira intorno ai 3500 metri ed è quindi multipla di 
5 volte la cifra ammessa come altezza media dei con- 
tinenti. E siccome i pendii del fondo marino non ri- 
sentono l'azione demolitrice della pioggia, del disgelo 
e di altri fattori clie agiscono sulla terra emersa, si 
conservano assai meno ripidi e piti uniformi. 

È condizione normale che dal battente del mare si 
giunga per un declivio assai dolce ad una profondità 
di 200 metri circa; più innanzi il pendio si accentua 
e rapidamente conduce ai fondi abissali di oltre 1000 
metri, di guisa che i continenti sono circondati da una 
sorta di scarpata, la platea continentale (^). 

I paesi a coste piatte o lentamente degradanti 
hanno, come ben s'intende, una platea continentale 
assai estesa, mentre questa è molto ristretta nelle 
plaghe simili alla nostra Liguria, dove aspre montagne 
scendono quasi a precipizio sul mare. Uno sguardo 
ad una carta recente delle profondità marine riesce 
molto istruttivo a questo riguardo. In tali carte la 



(*) I termiui comunemente adoperati sono zoccolo continen- 
tale oppure piattaforma continentale; quello di platea continen- 
tale è usato in uno scritto popolare di Jack la Bolina, 



Cenni sulla influenza del fondo marino eco. , 51 

platea continentale è segnata in bianco, le successive 
zone batimetriche in colore tanto più carico quanto 
piti grande risulta la profondità. Orbene, l'Inghil- 
terra apparisce circondata da una larga zona bianca, 
la quale, ad oriente, ricolma tutto lo spazio compreso 
fra le isole Britanniche e la costa Finlandese, abbrac- 
ciando la base della penisola Scandinava ed inoltrandosi 
fino all'estremità settentrionale del Baltico, fatta ec- 
cezione per una tenue striscia che segue le coste della 
Svezia. Questo ampio tratto di mare è dunque costi- 
tuito quasi unicamente dalla platea continentale. In- 
vece un orletto bianco appena visibile segue le rive 
del Mediterraneo Occidentale, se facciamo astrazione 
da una zona di bassifondi, non continua del resto, 
che s'incontra tra la Sicilia e la Tunisia. La metà set- 
tentrionale dell'Adriatico e buon tratto del Mar Nero 
(più d'un terzo dell'intera superficie) dalla parte Nord 
hanno fondi inferiori ai 200 metri. Lungo le coste li- 
guri il pendio divalla, in alcuni tratti, ripidissimo, 
tantoché un abisso di ben 914 metri si apre a soli 
3 km. a S. E. di Capo Noli; nel territorio di Savona 
(ftg. 7) e la linea isobata di 2000 m. passa a poco più 
di 12 miglia da Capo Berta (Oneglia) (^). 11 confronto 
è istruttivo dal punto di vista biologico; infatti ninno 
contesta oramai che la povertà della nostra pesca co- 
stiera e le dovizie peschereccie dei mari nordici di- 
pendano, almeno in parte,, dalla diversa estensione 
della platea continentale. 



(') Isobate si dicono, nella carte idrografiche, le linee che riu- 
niscono i punti di uguale profondità. 



52 



Capitolo erzo 



Accanto alla configurazione giova studiare anche 
la natura del fondo, come fattore di prima impor- 
tanza nella distribuzione degli organismi marini. Se, 
indossato l'abito del palombaro, noi muovessimo 




Fig. 7. 
Kiva a picco, in vicinanza di fondi abissali: Capo di Noli in 
Liguria. Fotogr. originale. 



da una delle, nostre spiagge per camminare sul fondo 
e inoltrarci verso il largo, troveremmo prima di tutto 
i materiali più voluminosi e più pesanti; pezzi di roc- 
cia strappati alla scogliera; ciottoli convogliati dai 
fiumi. Un poco più lontano, a cagione della più lenta 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 53 

caduta, vengono abbandonati materiali più leggeri, 
finché si giunge alla sabbia, e poi ad una melma finis- 
sima che ricopre immense distese d'Oceano e dove 
i materiali più voluminosi non sono rappresentati 
che a lunghi intervalli da massi proiettati dai vulcani, 
o da scorie buttate via dai piroscafi, oppure, nelle la- 
titudini elevate, da pietre e detriti diversi lasciati 
cadere dai ghiacci galleggianti. 

In tesi generale i fondi nelle vicinanze dei conti- 
nenti e nei mari interni, come il Mediterraneo, sono 
coperti da quei depositi che il Murray ed il Renard 
chiamano « terrigeni », cioè costituiti in prevalenza 
da materiali provenienti dalla terra emersa o pel 
veicolo dei corsi d'acqua e delle correnti atmosferiche 
o per l'azione demolitrice del mare. Ter contro nei 
bacini oceanici, lontano dalle coste, i depositi risultano 
in buona parte di gusci e di scheletri d'organismi 
che hanno vissuto nelle zone d'acqua soprastanti, e 
vengon perciò denominati depositi pelagici dagli 
autori predetti. 

Mentre nel Mediterraneo i saggi d'alto fondo sono 
composti di una melma azzurrognola o giallastra, 
generalmente assai povera in sostanze organiche, nei 
grandi Oceani la melma d'alto fondo, eccezione fatta 
per la cosidetta melma rossa (red day), è piena zeppa 
di avanzi riferibili a specie pelagiche. Prima per im- 
portanza è la melma a Globigerine, composta 
quasi per intero di piccoli gusci calcarei appartenenti a 
Foraminiferi pelagici. Predomina fra gli altri un guscio 
lungo mezzo millimetro o poco piti, che si presenta 
all'occhio armato di lente come un aggregato di sfe- 
rule bianchiccie d'in uguale grossezza: è quello della 



54 Capitolo terzo 



Globigerina hulloides. A profondità superiori ai 5500 
metri i gusci calcarei subiscono una lenta dissoluzione, 
tantoché negli abissi maggiori la melma a Globige- 
rine cede il posto ad un fango di colore rossastro. Ma 
nella zona compresa fra i 700 e 5500 m. circa la sua 
diffusione è grandissima; la si trova infatti in gran 
parte dell'Atlantico e per un tratto molto esteso del 
Pacifico e dell'Oceano Indiano (da 72° lat. N. a 60° 
lat. S.)- In plaghe assai limitate dell'Atlantico e del 
Pacifico tropicali, dov'è scarsa la variazione annua 
di temperatura, accompagnano o sostituiscono i gusci 
di Poraminiferi resti d'altri organismi calcarei, spe- 
cialmente conchiglie di Molluschi appartenenti ai due 
gruppi pelagici dei Pteropodi e degli Eteropodi. Que- 
sta melma a Pteropodi non discende oltre ai 
3 km. di profondità. 

Le melme ricche di resti silicei sono caratteristiche 
dei mari freddi ; così la melma a Diatomee conte- 
nente innumerevoli gusci di queste Alghe microsco- 
piche, occupa una larga striscia nell'Oceano Glaciale 
Antartico ed un'altra più stretta nel Pacifico setten- 
trionale a profondità variabili da un migliaio di metri 
sino ad un massimo di 3500. Proprie dei mari tro- 
picali, ma di acque profonde e per conseguenza fredde, 
sono le melme a Radiolari. Gli scheletri silicei 
fantasticamente vari e delicati di questi Protozoi, pre- 
dominano in certe regioni del Pacifico Tropicale e 
dell'Oceano Indiano, fra 2000 e 5000 m. circa di pro- 
fondità; talvolta furono riscontrate sino a 7000 m. 
Pare che la loro presenza sia connessa non soltanto 
alla temperatura, ma anche ad una salsedine relati- 
vamente bassa e ad una certa quantità di detrito 
minerale sospeso nelle acque superficiali. 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 55 



Ma la maggiore estensione fra i depositi pelagici 
si attribuisce all'argilla rossa raccolta nelle grandi 
profondità oceaniche sino alle massime quote esplo- 
rate ed alla quale fanno gradualmente passaggio le 
melme ricche di detriti animali. Essa ha consistenza 
simile a quella del burro ed è composta specialmente 
di argilla, ma vi si rinvengono anche concrezioni mi- 
nerali diverse, sopratutto noduli di manganese, denti 
di pescecane, ossa timpaniche di Cetacei. Indagini 
recenti l'iian dimostrata molto ricca in sostanze ra- 
dioattive. 

Già s'intravede da questo cenno sommario l'inte- 
resse che presentano pel biologo i fondi marini. Anzi- 
tutto essi offrono, a chi li sa interpretare, un quadro 
istruttivo, sebbene incompleto, della fauna e della 
flora viventi negli strati superiori. Non si deve poi 
dimenticare l'importanza' che ha lo stato di aggrega- 
zione del fondo. Finché ci troviamo nel campo sconfi- 
nato dei depositi oceanici è questo un fattore presso- 
ché uniforme, perché si tratta quasi sempre di melma ; 
le cose però mutano di aspetto appena ci avviciniamo 
alla costa. « Dimmi su che fondo abiti e ti dirò chi sei », 
potremmo sentenziare a proposito di fauna costiera, 
se i proverbi fossero ancora di moda. E invero l'area 
di abitazione di innumerevoli specie non tanto é se- 
gnata dalla profondità, quanto dalla natura del fondo 
marino ; allorché si trova un certo tipo di fondo in 
una determinata regione si é sicuri di rintracciarvi al- 
cuni caratteristici abitatori. I sedentari che tenace- 
mente si iittiiccaiio allo scoglio, i timidi che si seppel- 
liscono nella sabbia o s'insinuano fra i detriti, i giro- 
vaglii che passeggiano sulle fronde delle piante marine, 



56 Capitolo terzo 



acquistano bene spesso una certa aria di famiglia 
che non può sfuggire all'occhio esperto del naturalista. 



Ma l'influenza del fondo marino merita di essere 
discussa sotto un punto di vista più generale. Tutti i 
biologi ammettono oggi che dal fondo si debba trarre 
un criterio di prima importanza per stabilire i diversi 
modi di esistenza. Infatti lo studio comparativo degli 
organismi marini ci dimostra chiaramente come la 
forma e le abitudini si orientino secondo direzioni di- 
verse a seconda che la vita si svolge in relazione col 
fondo oppure indipendentemente dal fondo stesso. 
Si chiamano bentonici i primi e bentos (da fièvdos, 
dfono) il loro complesso; planctonici oppure pela- 
gici gli altri eplancton (da nXà^cò, vagare, e néÀayog, 
mare) l'insieme loro, abbracciando con questi termini 
tanto i vegetali quanto gli animali. 

Dipendono evidentemente dal fondo le piante crit- 
togame o fanerogame che vi stanno abbarbicate, 
nonché gli animali che aderiscono al fondo o se ne 
valgono, camminando e strisciando, come di substrato. 
Al plancton appartengono invece tutti gli organismi 
che per un periodo continuato della propria esistenza 
galleggiano o si mantengono fluttuanti a mezz'acqua 
ed alle cui attività vitali si conservi estranea la pre- 
senza del fondo. 

E gli animali dotati di potenti organi natatori, 
come la maggior parte dei Pesci, molti Cefalopodi 
e qualche Crostaceo, dovranno ascriversi al plancton 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 57 

oppure al bentos ? Dirò subito come si ammetta da 
taluni un terzo gruppo biologico detto necton com- 
prendente i forti nuotatori che si spostano con mezzi 
propri, attribuendo al plancton soltanto gli organismi 
che vivono in balia delle onde e si lasciano traspor- 
tare passivamente dalle correnti. 

Io non riterrei necessario il concetto di necton; 
per vedere chiaro nelle varietà della natura a 
nulla giova rendere più complesse le classificazioni e 
meglio vale ordinare queste intorno a semplici idee. 
In pratica se può riuscire artificiosa la separazione tra 
bentos e plancton, risulta encor più arbitraria la di- 
stinzione tra gli organismi che subiscono un trasporto 
passivo e quelli che progrediscono con mezzi propri. 
Non soltanto si verificano gradi numerosi di transi- 
zioni da specie a specie, ma lo stesso animale che vince, 
colle sue natatoie, una corrente di debole intensità, 
può essere incapace di nuotare contro una corrente 
più forte. E sopratutto giova osservare come il cri- 
terio della dipendenza dal fondo sia quasi sempre su- 
scettibile di applicazione anche quando si tratta di 
necton. Infatti se taluni Pesci costieri sogliono di 
tanto in tanto abbandonare le vicinanze immediate 
del fondo, tali incursioni sono generalmente assai li- 
mitate nel tempo e nella distanza. Inoltre questi ani- 
mali dipendono dal fondo in larga misura perchè quivi 
ricercano il nutrimento o almeno si cibano di altri 
animali pascolanti sul suolo sottomarino. Analoghe 
considerazioni potremmo applicare alle schiere degli 
Invertebrati; i Gamberetti nuotano con agilità ed 
hanno qualche carattere in comune (ad esempio la 
rasparenza del corpo) coi Crostacei planctonici, non- 



58 Capitolo terzo 



dimeno si comprendono nel bentos perchè frequentano 
i declivi coperti di Alghe, le praterie di Zosteracee, le 
arene ingombre di detriti vegetali e quivi si procu- 
rano cibo. D'altra parte i Pesci pelagici che a regolare 
intervallo si avvicinano alla costa, vi rimangono du- 
rante un periodo relativamente breve che coincide per 
lo più coll'epoca riproduttiva. Criterio fondamentale 
sarà dunque per noi la durevole relazione col fondo 
marino; della diversa natura ed autonomia dei movi- 
menti conviene tener conto soltanto in via subor- 
dinata. 

Possiamo quindi ammettere un bentos natante 
(molti Pesci, Cefalopodi, Crostacei) in contrapposto 
ad un bentos sedentario o sessile (Attinie, Coralli) 
strisciante (molti Vermi e Molluschi), ambulante 
(moltissimi Crostacei). Distinzioni tutt'altro che asso- 
lute, poiché alcuni animali possono nuotare e stri- 
sciare (Polpi, molti Anellidi) oppure nuotare e cam- 
minare (taluni Crostacei), ma non inutili, poiché si 
può ritenere come tipica la forma di locomozione 
più spesso adoperata. 

Moltissimi organismi bentonici hanno larve che 
vivono nel plancton e discendono al fondo quando 
stanno per raggiungere la condizione adulta. L'in- 
versa condizione può dirsi eccezionale; ricorderò 
i Copepodi appartenenti alla famiglia MonstrilUdae, 
che allo stato di larva vivono da parassiti nel sangue 
di Anellidi bentonici, mentre allo stato adulto con- 
ducono libera vita nel pelago. In entrambi i casi non 
sarebbe lecito parlare di un modo di esistenza in- 
termedio fra bentos e plancton, poiché tutta la prima 
parte della vita si svolge in un ambiente e tutta l'ul- 
tima parte nell'altro. 



Cenni sulla itijliiema del Jond o marino ecc. 59 

Taluni animali combinano i due modi d'esistenza, 
con ritmo determinato, nel periodo adulto; così fanno 
certi Anellidi che strisciano sul fondo durante il giorno 
e di notte vengono a turbinare alla superfìcie, nonché 
certi Molluschi nudi, come le Tethys, che in un breve 
periodo dell'anno si trovano fluttuanti nelle correnti 
superficiali, sebbene il fondo melmoso sia loro abituale 
dimora, 

Organismi adulti per i quali mi par dubbio il rife- 
rimento al bentos piuttosto che al plancton sarebbero 
alcuni Crostacei (Copepodi), che in certi mari poco 
profondi si allontanano molto dalle coste e si raccol- 
gono promiscuamente al plancton tipico, mentre in 
altri mari non sogliono abbandonare le vicinanze 
immediate della scogliera rivestita di Alghe. 

Ma bentos e plancton dovranno presentare varia- 
zioni importanti a seconda della zona marina che fre- 
quentano; di qui la necessità di stabilire alcune sud- 
divisioni dell'ambiente marino, distinte, oltre che 
dalle loro proprietà fisiche, da particolari aggruppa- 
menti di organismi. 

Occupiamoci per ora dell'ambiente marino bento- 
nico, ossia del fondo e delle sue immediate vicinanze. 
Che la parte più profonda e più oscura si debba di- 
stinguere dalla più superficiale e meglio illuminata 
si riconosce da ogni biologo ; non regna però l'accordo 
circa il numero e la relativa estensione delle singole 
parti. Ecco una prima suddivisione, semplice e di 
applicazione generale: chiameremo dominio co- 
stiero la platt'a continentale, e dominio batiben- 
tonico la distesa dei fondi sottostanti; come linea di 
separazione adotteremo convenzionalmente quella di 



60 Capitolo terzo 



duecento metri. Istituita in b.ase ad un concetto geo- 
grafico, una tale ripartizione si accorda tuttavia con 
criteri biologici, poiché la vita vegetale non scende 
che in via d'eccezione oltre ai duecento metri di pro- 
fondità. I termini « costiero » e « batibentonico » cor- 
rispondono a « litorale » ed « abissale » di molti au- 
tori. 

Conviene ora procedere a suddivisioni ulteriori, 
ma qui regna tra i biologi grande disparità di vedute. 
Variano i concetti che presiedono alla classificazione 
di regioni e di zone, varia l'estensione a queste attri- 
buita; spesso un nome prescelto dall'autore X per 
denotare una zona, viene applicato dall'autore Y 
con significato diverso. Le indagini accurate di spe- 
cialisti moderni e sopratutto del Pruvot hanno do- 
cumentato scientificamente due verità che già dove- 
vano risultare evidenti a chiunque abbia cognizioni 
un poco estese di biologia marina: 

1* Le suddivisioni proposte per un dato mare 
molto spesso non si adattano ad un altro mare, sia 
per quanto concerne la distribuzione dei fondi, sia 
per quanto si riferisce alle comunità biologiche pro- 
prie dei fondi stessi. 

2» È vana impresa voler suddividere il dominio 
costiero in strisce orizzontali, limitate, sia pure in 
via approssimativa, da una linea batimetrica. Risulta 
infatti che la natura del fondo è il fattore più impor- 
tante nella distribuzione degli organismi costieri e 
che alla medesima profondità si trovano, anche in 
località vicine, fondi assai vari per natura e per esten- 
sione. Chiunque abbia pratica di fauna marina rico- 
nosce a prima vista il prodotto di una pesca fatta a 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 61 

20 metri di profondità in fondo a coralline da quello 
di un'altra pesca fatta pure a 20 metri, in fondo sab- 
bioso o prateria di Posidonia. Supponiamo per contro 
di avere dinanzi agli occhi il contenuto di due reti 
tratte su fondo melmoso, l'una a 60, l'altra a 100 
metri di profondità; distinguere in tal caso la pesca 
più profonda dalla meno profonda mercè l'ispezione 
delle specie raccolte, riesce spesso difficile anche ad 
un naturalista provetto. 

Per conseguenza è opportuno applicare una suddi- 
visione in regioni batimetriche limitatamente a un 
certo tratto di mare e non è possibile segnare limiti 
di profondità che non risultino molto elastici, e subor- 
dinati alla natura del fondo. 

Le condizioni dei dintorni di Genova corrispondono 
presso a poco a quelle indicate dal Pruvot per un tratto 
del Mediterraneo francese occidentale (Banyuls) e 
forse valgono a un dipresso per tutto il Mediterraneo. 
In base a queste condizioni ammetterei nel dominio 
costiero due regioni, una superiore© litorale, l'altra 
inferiore o sublitorale (corrispondente alla regione 
costiera del Pruvot). La regione litorale si distingue 
per la natura svariata dei suoi fondi e per la rigogliosa 
vegetazione di Crittogame (Alghe) e di Fanerogame 
(Zosteracee) che vi alligna. Nella regione sublitorale 
è caratteristico il fondo di materiale finamente sud- 
diviso; per lo più melma, qualche volta sabbia; le 
piante marine vi sono molto scarse o mancano del 
tutto. 

La regione litorale si lascia ancora suddividere ìi;l 
zone a seconda del fondo e i caratteri di queste zone, 
come vedremo meglio più innanzi, si presentano di- 



62 Capitolo terzo 



versi secondo la natura della costa prescelta come 
punto di partenza. Altra è la successione dei fondi 
lungo la scogliera, altra lungo la spiaggia, altra in 
una insenatura tranquilla ove la melma può deposi- 
tarsi a tenue profondità e giungere in certi casi fino 
alla riva. 



Mentre fauna e fiora costiere dimostrano radicali 
mutamenti, anche nello spazio di pochi metri, col 
crescere della profondità e col cambiare del substrato, 
la fisionomia complessiva degli organismi costieri, 
esaminata in senso orizzontale, si mantiene uniforme 
in plaghe molto vaste del nostro globo, tantoché 
rOrtmann, uno zoologo il quale ha studiato a lungo 
la distribuzione degli animali marini, si limita a sta- 
bilire per il dominio costiero sei grandi provincie bio- 
geografiche, cioè due circumpolari (la artica e la an- 
tartica) e quattro circumtropicali (la indo -pacifica, la 
americana occidentale, la americana orientale, la afri- 
cana occidentale, la africana orientale. Per dirla in 
termini più succinti e più tecnici, gli organismi co- 
stieri sono molto specializzati dal punto di vista a m - 
bientale, meno dal punto di vista geografico. In 
ciò si manifesta una sensibile differenza fi-a gli esseri 
che popolano i declivi sommersi dei continenti e quelli 
che vivono sui continenti medesimi. Se non mancano 
fra gli organismi litorali famiglie o generi propri a 
determinate regioni, è ben difficile di trovare un gruppo 
tassonomico superiore alla famiglia (ordine o classe) 



Cenni sulla injluenza del fondo marino ecc. 63 

che risulti esclusivo al una plaga ristretta del globo 
e manchi totalmente in altre. 

Soltanto il sott'ordine dei Cefalopodi tetrabran- 
chiati è limitato alla regione indopacifica e l'ordine 
degli Xifosuri (Crostacei) a questa regione ed alle coste 
occidentali dell'America settentrionale. Notate però 
che questi gruppi sono entrambi rappresentati da 
un sol genere; Nautilus pei primi e Limulus pei se- 
condi ; entrambi superstiti di epoche geologiche assai 
remote. 

Le indagini comparative sulla fauna marina hanno 
dimostrato che la temperatura è fattore di primissima 
importanza nella distribuzione geografica del bentos 
litorale. Dipende sopratutto dalla temperatura la 
tendenza che manifestano specie e gruppi bentonici 
a diffondersi piuttosto nel senso dei paralleli che 
in quello dei meridiani. Questa tendenza può libera- 
mente esplicarsi laddove le coste dei continenti de- 
corrono secondo una direzione generale non molto 
divergente da quella dei paralleli. Non crediate invece 
che sia facile la diffusione dove le coste sono orientate 
secondo i meridiani e dove, per conseguenza, la via 
di propagazione della specie parallelamente all'equa- 
tore attraversa un grande oceano; i fondi abissali 
frappongono un ostacolo insormontabile alla grandis- 
sima maggioranza degli animali e delle piante che po- 
polano il dominio costiero. Molti organismi bentonici 
hanno bensì larve o stadi giovanili che menano vita 
pelagica, fluttuando alla superficie e negli strati in- 
termedi del mare. Ma tutto induce a credere che questi 
non possano varcare l'oceano e propagarvi la specie 
sull'opposto litorale. Non soltanto le larve plancto- 



64 Capitolo terzo 



niclie muoiono se, al momento di posarsi sul fondo, 
non trovano il substrato opportuno all'ulteriore svi- 
luppo, ma diffìcilmente possono venir trascinate per 
molte centinaia di miglia lungi dalla costa senza in- 
contrare correnti che, per temperatura e salsedine, 
mal si convengono alla loro esistenza. 

Oltre alla temperaturn ed alla salsedine che circo- 
scrivono l'habitat dei meno eurialini e dei meno eu- 
rite.rmi (e si noti che certi animali altamente euritermi 
della zona di marea hanno diffusione pressoché mon- 
diale), oltre alle correnti che trasportano le larve, la 
distribuzione attuale del bentos, come di tutto il 
mondo mai ino e di tutto il mondo vivente, dipende 
anche da fattori d'altra natura. In primo luogo bi- 
sogna pensare alla concorrenza vitale, fonte di 
lotte continue tra le diverse specie, sopratutto là dove 
la vita è molto rigogliosa. Tali lotte hanno per con- 
seguenza la eliminazione di alcune specie, mentre 
favoriscono la diffusione di altre. In secondo luogo 
fa d'uopo tener conto delle condizioni passate del 
nostro pianeta, cioè della distribuzione relativa delle 
terre e delle acque in tempi geologici trascorsi. 

Comunicazioni aperte in tempi remoti sono attual- 
mente intercettate; terre emerse si elevano dove si 
stendeva il mare, mentre le acque marine soverchianti 
hanno diviso, sminuzzato o completamente sommerso 
vasti continenti. 

Conviene avvertire come la importanza da attri- 
buirsi ai mutamenti geologici nel tracciare le vie 
di diffusione sino all'attuale dimora delle specie, sia 
molto diversa a seconda delle idee che si accettano 
sulla origine delle specie. le specie nuove sono nate 



Cenni sulla infiuenza del fondo marino ecc. 65 

in UH solo punto della terra (è Fidea dominante dei 
centri di diffusione) e allora i mutamenti in parola 
si debbono ad ogni passo invocare. Oppure si ammette, 
col Rosa, che ima specie nuova abbia potuto origi- 
narsi contemporaneamente in più località separate e 
allora molto si spiega senza di quelli. 

Ma qualunque sia la premessa, l'indagine degli 
strati nel terreno e lo studio degli organismi fossili 
offrono in taluni casi testimonianza sicura che i cam- 
biamenti nella configurazione terrestre hanno influito 
in larga misura sull'attuale distribuzione del bentos. 
E ricordo un esempio. La fauna marina nel litorale 
Atlantico delle Americhe è molto diversa da quella 
del litorale Pacifico; come mai si cancellano le diffe- 
renze lungo le opposte rive dell'istmo di Panama con- 
giungente le due terre ! Rispondono subito la geologia 
e la paleontologia, e c'insegnano come le due Ame- 
riche fossero, in epoca relativamente recente, sepa- 
rate da un braccio di mare poco profondo: di qui la 
somiglianza delle faune. 

È necessario completare queste indicazioni con qual- 
che cenno intorno al bentos litorale del Mediterraneo 
(almeno per quanto concerne la fauna), considerato 
nelle sue relazioni col bentos litorale degli Oceani. 
Quantunque si manifesti connessione molto intima 
colla vita Atlantica, la fauna della platea continen- 
tale mediterranea presenta un carattere suo proprio, 
dovuto al fatto che molte specie sono ad essa pecu- 
liari. La parte dell'Atlantico dove meglio si rivela 
l'affinità zoologica è indubbiamente quella che bagna 
i lidi dell'Africa occidentale, possiamo quindi accet- 
tare il criterio dell' Ortmann che fa del Mediterraneo, 

5. — R. ISSEL. 



66 . Capitolo ierzo 

dal punto di vista del bentos, una subregione della 
regione Africana occidentale. 

Ma le relazioni tra il Mediterraneo ed il confinante 
Oceano hanno più volte mutato, anche in epoca geo- 
logica assai recente, e non si possono bene apprezzare 
senza por mente ad alcuni dati che la paleontologia 
ci fornisce. Al principio dell'era quaternaria c'è stato 
un periodo, il cosidetto periodo siciliano, durante il 
quale una serie di specie (ricorderemo, fra le altre, 
la Cyprina islandica) proprie delle acque fredde 
e provenienti dall'Atlàntico settentrionale, ha invaso 
il Mediterraneo, lasciando vestigia numerose in taluni 
depositi fossiliferi, per esempio a Monte Pellegrino 
ed a Ficarazzi presso Palermo. Di tali specie sono 
estinte, altre sopravvivono nel nostro mare; a spiegare 
questa immigrazione dal Nord, si invoca dai geologi 
un abbassamento della soglia di Gibilterra che avrebbe 
lasciato libero afflusso alle fredde correnti dei bassi- 
fondi Atlantici. 

Un periodo successivo, che recenti autori deno- 
minano Tirreno, è distinto invece dall'inverso feno- 
meno ; specie di acque calde, proprie dei lidi Africani, 
invadono la platea Mediterranea in numero assai più 
grande dell'attuale. Così fi-a i Molluschi il Conus te- 
studinarius, lo Strombus huhonius, il Tapes senega- 
lensis, oggi scomparsi dalle nostre acque, abbondano 
in certi giacimenti fossiliferi (ad esempio presso Ca- 
gliari), e prosperano ancor oggi lungo le rive del 
Senegal. 

Se passiamo ad esaminare la distribuzione delle 
specie litorali entro ai confini del Mediterraneo, con- 
frontando le faune a diverse latitudini, troviamo una 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 67 

notevole uniformità. Rivolgendo la nostra attenzione 
soltanto ai mari che bagnano le nostre terre, le specie 
che noi raccoglieremmo, a mo' d'esempio, a Genova 
od a Nizza sono su per giù le stesse che in pari condi- 
zioni d'ambiente ritroveremmo a Palermo, a Taranto; 
a Tripoli. Noteremo soltanto come taluni abitatori 
meridionali non oltrepassino le coste di Spagna e di 
Algeri; come un certo numero di specie del bacino 
occidentale del nostro mare manchi nell'Adriatico e 
sopratutto nella sua parte più settentrionale, ove per 
compenso abbondano poche specie, le quali compari- 
scono assai rare, oppure mancano totalmente lungo 
la opposta riva della penisola. 

A differenza di quanto si rileva nello stretto di Pa- 
nama, gli abitatori del litorale Mediterraneo presen- 
tano radicali differenze rispetto a quelli del contiguo 
Mare Rosso. Né il canale di Suez, aperto omai da quasi 
mezzo secolo, ha potuto determinare una copiosa me- 
scolanza di specie mediterranee con specie eritree. 
Secondo osservazioni del Tillier, direttore della na- 
vigazione francese dello stretto, riferite anche dal 
Cuénot, soltanto undici specie di Molluschi prove-, 
nienti dal Mar Rosso si sono acclimate a Porto Said, 
e non più di quattro sono giunte dal Mediterraneo 
fino a Suez. Ancor più ristretta è stata la migrazione 
dei Pesci ; otto specie soltanto hanno passato il canale 
in un senso o nell'altro e pare non abbandonino le 
immediate vicinanze dei due sbocchi. E il motivo ì 
in realtà molti animali si avventurano nel canale di 
Suez, ma la maggior parte di essi vien trattenuta 
dai laghi Amari, una zona intermedia di acqua sopra - 
salata (circa 75 grammi per litro di sali), che lascia 



68 Capitolo terzo 



passare soltanto poche specie singolarmente eurialine, 
funzionando così da barriera . 



Il bentos litorale, colle sue innumerevoli forme se- 
dentarie, vaganti, striscianti e natanti, popola dunque 
i pendii della platea continentale. Nessun altro gruppo 
biologico offre maggiore ricchezza di fauna, sfoggio 
più grande di forme di colori, di atteggiamenti variati. 

Aspra è la concorrenza vitale, quindi molteplici 
e raffinati i mezzi per la conquista del nutrimento e 
la difesa dei nemici ; nei siti meglio favoriti dal clima 
e dai ripari naturali raggiunge il più alto grado quel 
fenomeno che potrebbesi chiamare la occupazione 
intensiva dello spazio libero. Non v'ha fronda 
di alga, non dorso di granchio o voluta di conchiglia 
a cui non aderiscano altri organismi. E questi, per loro 
conto, dan spesso ricetto ad altri viventi più piccoli, 
donde quelle multiple e complicate associazioni di 
animali con vegetali o di animali fra loro che stupi- 
scono il profano e lasciano perplesso il biologo fretto- 
loso d'interpretare e di concludere. Poiché la più forte 
cagione d'incostanza nelle condizioni fisiche del mare 
risiede nella i>rossimità della terra emersa, ne con- 
segue che il dominio costiero, sopratutto nella regione 
litorale, è di tutti il più variabile, A seconda delle 
vicissitudini atmosferiche i corsi d'acqua che sfociano 
in mare diluiscono più o meno l'acqua marina e la 
intorbidano coi loro detriti; inoltre in certe plaghe 
d'acqua sottile e tranquilla le condizioni di tempera- 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 69 

tura si allontanano da quelle medie accennate poc'anzi 
per seguire più da vicino le variazioni atmosferiche. 
Coir aumento continuo del traffico i grandi porti di- 
vengono centri perenni d'inquinamento e sarebbe 
interessante il conoscere con indagini metodiche, come 
reagiscano gli organismi viventi al diffondersi delle 
impurità disciolte nella massa acquea, galleggianti 
alla superficie, o accumulate nella fanghiglia fetente 
del fondo. 

Risulta da tutto ciò come si convengano al dominio 
litorale gli organismi capaci di tollerare mutevoli 
condizioni di vita ; in tutta la regione e particolarmente 
nelle zone superiori predominano le specie euriterme 
ed eurialine ed, in tesi generale, le specie molto resi- 
stenti. 

Questa parte dell'ambiente marino può dirsi il 
regno della vegetazione d'acqua salsa; sono di sua 
esclusiva pertinenza le boscaglie variopinte delle Alghe 
pluricellulari richiamanti a frotte gli animali erbivori 
e le praterie di Zosteracee; mentre il plancton non 
comprende che vegetali minutissimi. I Sargassi dei 
grandi Oceani, colla loro fauna speciale, rappresen- 
tano in realtà un lembo di vita litorale sospinto e trat- 
tenuto in alto mare. 

Del bentos d'acqua salsa fanno parte animali ap- 
partenenti ad ogni tipo conosciuto (eccettuato quello 
pelagico dei Ctenofori) ed al maggior numero delle 
classi. Ciononostante, se consideriamo con uno sguardo 
d'insieme il quadro biologico dei fondi marini, quali 
si presentano ad occhio nudo, vediamo che i rappre- 
sentanti di pochi gruppi, sia per la frequenza, sia per 
le dimensioni, appariscono come le principali figure 



70 Capitolo terzo 



del quadro. Si tratta di Crostacei superiori o Cro- 
stacei decapodi, di Molluschi lamellibranclii protetti 
da conchiglia bivalve e Gasteropodi a conchiglia ge- 
neralmente spirale, più di rado nudi; di Echinodermi 
dal corpo corazzato (ricci, stelle di mare, Ofiure, Olo- 
turie). Talvolta vi si aggiungono Anellidi emergenti 
da tubi o striscianti sul fondo mediante appendici 
armate di setole. A questi organismi vaganti o stri- 
scianti fa d'uopo aggiungerne altri sessili che, vivendo 
in colonie numerose, contribuiscono in misura più o 
meno larga a formare lo sfondo fìsso del quadro ; Asci- 
diacei (tipo dei Tunicati) dal corpo cilindrico munito 
di doppia apertura, Spugne, polipi di Antozoi isolati 
o riuniti in colonie arborescenti; colonie di Briozoi 
a crosta o ad alberetto, Alghe svariate, Zosteracee. 
Un altro elemento, talvolta costante, tal'altra mute- 
vole e passeggero per la rapidità dei movimenti è 
dato dalla grande schiera dei Pesci marini. Soltanto un 
esame minuzioso, ad occhio nudo o armato di lenti, 
può darci un'idea della caterva di organismi più pic- 
coli, appartenenti a svariatissimi gruppi, che circolano 
fra i primi, si nascondono nel fondo, si associano in 
varia guisa alle piante ed agli animali maggiori, e co- 
stituiscono come uixa fauna secondaria o epifauna, 
sovrapposta o commista alla principale. 

Poiché gli aggruppamenti biologici del dominio co- 
stiero sogliono cambiar faccia col mutare del fondo, 
la conoscenza del substrato è indispensabile alle inda- 
gini del biologo ed alla pratica del pescatore. 

La successione dei fondi, studiata in paesi diversi, 
oifre tratti molto importanti in comune, dovuti a 
relazioni fisiche e biologiche generali, ma si notano 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 71 

com'è naturale, varianti non lievi in relazione colla 
natura delle rive, l'ampiezza della marea, la tempera- 
tura, la salsedine, la configurazione eia storia geologica 
del litorale. Farmi sufficiente in proposito una espo- 
sizione sommaria di quanto si verifica lungo le coste 
Liguri e corrisponde su per giù alle condizioni che voi 
ritrovereste in buona parte nel Mediterraneo. Il quadro 
si presenterà un poco diverso a seconda che prende- 
rete le mosse dalla spiaggia oppure dalla scogliera are- 
nosa (fig. 8). 

Partite, per questa volta, da una delle nostre spiag- 
gette sassose, tanto diverse dalle molli arene di Via- 
reggio o di Eiccione. Al battente del mare troverete 
una cintura di materiale grossolano, strappato alla 
scogliera dalle onde oppure convogliato alla spiaggia 
dai corsi d'acqua e poi ridotto, pel lavorio delle acque, 
in tanti ciottoli appiattiti e levigati. Per un certo 
tratto il ciottolato viene scoperto e sommerso con re- 
golare alternativa dalla marea, ma si tratta di zona 
ben piccola, data la tenue ampiezza che la marea 
possiede lungo le nostre rive. Il suo interesse biologico 
è nullo o quasi nullo poiché il forte attrito allontana 
da quei ciottoli ogni organismo vivente. I materiali 
travolti dal mare cadono tanto più lontani e tanto più 
lenti quanto più sono leggieri, perciò nello spazio di 
pochi metri vedrete i ciottoletti far seguito ai ciottoli 
più vistosi, poi la ghiaia ai ciottoletti e poco a poco 
la sabbia grossolana e finalmente la sabbia minuta 
rimanere padrona del campo. 

Questa sabbia pura, o arena litorale, olire substrato 
poco adatto ai vegetali ; do*^e invece si trova commista 
ad una certa quantità di melma, il bassofondo si tra- 



72 



Capitolo terzo 




Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 73 

sforma in una verdeggiante prateria costituita da 
fanerogame marine appartenenti alla famiglia delle 
Zosteracee, e sopratutto aAìa, Posidonia oceanica. Gli 
ultimi cespugli isolati di Posidonia cessano a poche 
diecine di metri di profondità (a Genova non oltre 
50 m.) e subentrano gradatamente, spesso coll'inter- 
posizioue di una breve zona di ghiaia melmosa, conte- 
nente numerosi resti animali, le melme che ricoprono 
di un manto quasi continuo la regione sublitorale. 

Se invece di muovere dalla spiaggia vorrete iniziare 
le vostre esplorazioni dalla scogliera, prima di raggiun- 
gere il battente del mare, troverete un tratto più o 
meno ampio esposto agli spruzzi del mare agitato; 
una interessante zona di confine, dove il topo sbucato 
dalla cantina gareggia in velocità col Crostaceo am- 
fibio, che tratto tratto vien fuori dal mare per compiere 
sulla rupe le sue scorrerie. *• 

Segue, più in basso, una zona che alternativamente 
si scopre e si sommerge per effetto della marea; mal- 
grado la tenue ampiezza della oscillazione nelle nostre 
acque tale zona non manca d'importanza biologica 
perchè accoglie rappresentanti tipici ed abbastanza 
numerosi dei due regni. 

Ora scendete sotto al livello delle acque basse; vi 
sarà facile riconoscere come le rupi della scogliera, 
rivestite da un manto lussureggiante di Alghe, con- 
tinuino sott'acqua con forme poco meno ardite e ca- 
pricciose di quelle ohe vi sono famigliari nella parte 
emersa e vadan poi a terminare nei declivi del fondo 
a Coralline. Concorrono a formar questo fondo ma- 
teriali diversi: detriti d'ogni grandezza rotolati dalle 
pendici della scogliera, gusci di rnoUuschi, resti cai- 



74 Capitolo terzo 



carei di Briozoi, di Coralli. Il tutto è intonacato e più 
o meno saldamente cementato insieme da incrostazioni 
dovute all'attività di speciali Alghe dette Coralline. 
Queste Alghe hanno la specialità di secernere uno 
strato di carbonato di calcio assai compatto, mentre 
altri organismi, come gli Anellidi tubiceli, ne coadiu- 
vano l'azione cementante; i frammenti di roccia cosi 
rivestiti presentano una certa rassomiglianza colle 
formazioni stallatitiche delle caverne e coi travertini 
formati da certe sorgenti termo -minerali. La zona delle 
Coralline comincia a profondità variabili, talora sol- 
tanto a venti metri e non si estende generalmente 
oltre ad una sessantina di metri; i pescatori liguri la 
conoscono sotto il nome di crena oppure di utina. La 
medesima formazione vien pure designata come fondo 
coralligeno perchè in certe località vi abbonda il 
Corallo, tuttavia l'ambiente ove meglio prospera il 
prezioso Celenterato non si deve generalmente ri- 
cercare in diretta continuazione della riva scogliosa, 
ma bensì sopra banchi di scoglio che emergono come 
isole dalle melme circostanti a 70, 100, 150 e più 
metri dalla superfìcie. Classica località coralligena è 
il banco di Sciacca tra la Sicilia e la Tunisia. Lo stesso 
cemento a base di Alghe incrostanti intonaca anche, 
sino ad un certo livello, le rupi profonde; è noto anzi 
come le costruzioni delle Coralline raggiungano grande 
potenza nelle cosidette secche a Coralline che sorgono 
dai fondi del golfo di Napoli e godono meritata fama 
per la fauna ricca ed interessante che vi alligna. 

Partendo da una profondità variabile (per lo più 
50-70 metri in mare aperto) si entra nella regione sub- 
litorale e il fondo assume un tipo uniforme sia din- 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 75 

nanzi alla spiaggia, sia dinnanzi alla scogliera. Oltre- 
passate le arene scoperte e le praterie di Posidonia 
nel primo caso ; i fondi coralligeni nel secondo, si varca 
per lo più una breve striscia di minuta ghiaia fangosa 
commista a gusci di Molluschi e ad altri avanzi ani- 
mali, poi si trova la melma grigiastra sublitorale 
che pili non ci abbandona sino alle massime profondità. 
La monotonia di questa fanghiglia vien rotta soltanto 
a rari intervalli da qualche spuntone di scoglio pro- 
fondo. Farmi superfluo insistere sul fatto che i diversi 
tipi di fondo noji sono sempre ben distinti e che dal- 
l'uno all'altro si passa con transizioni graduali. Ag- 
giungerò che i limiti batimetrici tra le zone variano a 
seconda della configurazione della riva e di altri fat- 
tori locali. 

I dati suesposti si riferiscono al mare aperto; 
])resso alla foce .dei corsi d'acqua le melme si av- 
vicinano sovente alla riva; nelle piccole insena- 
ture e nei porti ben riparati giungono talvolta sino a 
terra. Per contro in località molto esposte all'impeto 
del mare e ai piedi delle scogliere molto erte si trovano 
ciottolati e grosse ghiaie, libere da incrostazioni di 
Coralline, anche a notevole profondità e distanza dalla 
riva, come si verifica presso il Capo di Noli. 

Rispetto alla profondità ed alla natura del fondo 
gli organismi si comportano come verso altri fattori 
dell'ambiente esterno; vi sono quindi, con tutte le 
sfumature intermedie, gli s p e e i a 1 i z z a t i e gli i n d i f - 
ferenti. La natura del fondo e la profondità possono 
limitare in modo rigoroso l'area di abitazione di un 
animale, mentre sappiamo che talune specie prospe- 
rano con substrati vari ed a livelli diversi. Per ci- 



76 Capitolo terzo 



tare due esempi, i MoUusclii bivalvi hanno general- 
mente una distribuzione verticale molto estesa, mentre 
spesso fra gli Echinoidi (Ricci di mare) le specie sono 
regolarmente scaglionate sui fondi; così nel golfo di 
'Sa.ipoìiV Arbacia pustulosa della scogliera non discende 
sotto ai tre metri, mentre VEchinus mierotuberculatus 
si trova tra i 5 ed i 25 metri. In tesi generale ciascun 
fondo ha una fisionomia caratteristica, poiché se tutte 
le specie non sono ad esso peculiari, è almeno carat- 
teristica una determinata associazione o comunità 
di animali e di vegetali. 

Farmi difficile concretare qualche norma gene- 
rale circa le variazioni che si notano nel bentos lito- 
rale col crescere della profondità. Osserverò soltanto 
che paragonando tra di loro specie dello stesso genere 
o della stessa famiglia, molto spesso riconosciamo che 
quelle viventi in acque superficiali o a pochi metri 
di fondo sono più piccole, più variopinte e più vivaci 
nel muoversi di altre che abitano a qualche diecina 
di metri. 

Fra l'ambiente popolato dal bentos costiero ed il 
periodo riproduttivo si manifestano importanti re- 
lazioni ed è merito del Lo Bianco l'averle poste in 
luce. Così le specie del golfo di Napoli che vivono espo- 
ste all'impeto delle onde si riproducono quasi sempre 
nella stagione delle calme (ossia nei mesi più caldi 
dell'anno), senza di che le larve appena schiuse non 
potrebbero sopravvivere alle burrasche. E la piccola 
minoranza che fa eccezione alla regola, figliando d'in- 
verno e di primavera {Asterina Murex, Blennius, ecc.) 
suol fissare tenacemente le uova alla rupe e proteg- 
gerle mediante una capsula. Le acque sottili e dor- 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 77 

mieliti (lei porti, soggette ad intense putrefazioni ed 
a soverchio riscaldamento, sopratutto nella stagione 
estiva, sono popolate da specie che si riproducono 
iu prevalenza durante l'in verno e la primavera; le 
specie commensali e parassite che vivono in ambiente 
costante e ricco di nutrimento depongono le uova in 
ogni stagione. Meritano speciale menzione certi Idroidi 
{Pennaria, Gorydendrium) che si spogliano dei loro 
polipi ed entrano in uno stato di vita latente al so- 
praggiungere delle tempeste autunnali, per emettere 
poi nuovi rami e ricoprirsi di polipi nel maggio suc- 
cessivo. Il Lo Bianco attribuisce tale sospensione di 
attività vitale ad una difesa contro i movimenti delle 
onde ; io non escluderei del tutto il dubbio che altri 
fattori (temperatura, densità, nutrimento) debbano 
rivelare, all'indagine, una relazione più o meno 
stretta coli' interessante fenomeno. 

Conoscere, nei diversi mari e sui diversi fondi, la 
densità relativa del bentos sulla platea continentale ; 
non sarebbe vana fatica; se ne trarrebbero infatti de- 
duzioni interessanti intorno alla produttività del mare. 
Il biologo danese Petersen ha pensato di applicare 
al bentos metodi statistici sul tipo di quelli già da tempo 
in uso per gli organismi pelagici. Con una sorta di 
doppio cucchiaio (simile alle benne automatiche in uso 
nei nostri porti moderni per raccogliere il carbone nelle 
stive delle navi e trasportarlo nei magazzeni) taglia 
ed asporta un campione di fondo di superfìcie deter- 
minata, poi classifica e numera gli organismi che vi si 
trovano e pesa il quantitativo totale di sostanza or- 
ganica (1). Ricavando i suoi dati dalle medie di nume- 



(*) L'indagine deve naturalmente limitarsi ai fondi costituiti 
di materiale suddiviso: ghiaie, arene, melme. 



rS Capitolo terso 



rosissime osservazioni e mercè il corredo di accurate 
indagini fìsiche, egli spera di giungere a conclusioni 
importanti sulle relazioni che intercedono tra la com- 
posizione e la densità del bentos ed i diversi fattori 
che ne regolano l'esistenza. 

Per studiare il problema da un punto di vista ge- 
nerale, sarebbe desiderabile che metodi consimili, colla 
necessaria critica e larghezza divedute, venissero adot- 
tati anche nello studio del Mediterraneo. 

Aggimigo in appendice uno schema di domini ben- 
tonici (1) avvertendo ancora che le cifre indicanti 
profondità (e sopratutto quella relativa al confine in- 
feriore della regione litorale) figurano allo scopo di fis- 
sare i concetti, ma si debbono intendere come limiti 
convenzionali e variabili. La fig. 8 indica schematica- 
mente la successione dei fondi piti importanti nel do- 
minio costiero, in mare aperto. 



(*) Lo schema è dell'autore, sebbene 1 concetti fondamentali 
siano tratti dal Pruvot. Per quanto si riferisce al dominio ba- 
tibeutonico vedi il Capitolo VII. 



Cenni sulla influenza del fondo marino ecc. 

Schema dell'ambiente marino bentonico 
E delle sue suddivisioni. 

In corrivo le comunità ÌjìoJor/ìehe cor rispoii denti 
{Medìternuteo X. (>.). 



DOMINIO COSTIERO 

(platea continentale) 
sino a 200 m. 

Bentos costiero 



dominio 

BABIBKNTONICO 

tla 200 ni. in giù 
Batihentos 



Regione litorale (fondo di svariata 

natura) ; sino a 60-70 m. 
Bentos litorale (fauna e flora). 

Regione sublitorale (fondo in gran 
prevalenza melmoso); da 60-70 
m. a 200 m. 

Bentos sublitorale (fauna e scarsa 
flora). 

Regione profonda (melmosa) ; da 

200 m. a 500 m. 
Bentos profondo (fauna). 

Regione abissale (melmosa) ; da 
500 m. in giìi. 

Bentos abissale (fauna). 



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Petersen C. G., The aniìnal communities of the sea-bottom and 
their importante for marine zoogeography . Ibid., 21 Rep., 
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the Christiania Fjord and the Danish waters. Ibid., 23 Rep., 
1915. 
Pruvot G., Distribuiion generale des Invertebrés dans la région 
de Banyuls. « Arch. de Zoologie experim. et gener. », Ser. 3, 
Voi. 3, 1895. 

— Essai sur les fonds et la faune de la Manche occidentale (cote 

de Bretagne), comparés à ceux dv, golfe du Lion, ecc. Ibidem, 
Voi. 5, 1898. 
Richard J., op. cit (ved. bibliografia, cap. I). 



CAPITOLO IV 

'Uno sguardo generale 
alla biologia del plancton 



So>rMARio: Caratteri del plancton e loro interpretazione. — Mi- 
grazioni orizzontali; migrazioni verticali a breve e lungo 
periodo; migrazioni di sviluppo. — Manifestazioni della 
sensibilità organica relative a questi movimenti. — Quan- 
tità del plancton, sua distribuzione; stratificazione del 
plancton, sopratutto nel Mediterraneo. — Importanza del 
plancton nella circolazione della vita marina. 



Vivano alla superfìcie o negli strati intermedi, siano 
agili nuotatori oppure vaganti in completa balia delle 
onde, gli abitatori tipici del dominio pelagico si man- 
tengono indipendenti dal fondo marino e questo carat- 
tere biologico fondamentale serbano per tutta la vita 
o almeno per un periodo continuato della stessa. 

Sino a pochi anni fa si discorreva di animali e di ve- 
getali pelagici. Oggi il vocalobo plancton (dal greco 
jtMì^cj), creato per designare complessivamente la 
flora e la fauna caratteristiclie dell'ambiente pelagico, 
sta per passare nell'uso comune, ma non tutti lo 
intendono allo stesso modo. È invalsa l'abitudine di 
chiamar plancton soltanto gli organismi più minuti 
e di non comprendervi le specie più vistose. Io non 

6. — R. ISSKL. 



82 Capitolo quarto 



vedo il perchè di una tale esclusione, sembrandomi 
logico di ascrivere al plancton così le specie microsco- 
piche come i grandi Cetacei (Balene, Capodogli, ecc.), 
i quali nell'era geologica presente battono il «record» 
della statura animale. 

Trattare a fondo degli aspetti e delle vicende della 
vita nel mondo planctonico sarebbe compito troppo 
lungo per l'indole di questo lavoro; mi contenterò di 
metterne in evidenza le linee più generali e gli episodi 
più interessanti. 

Anzitutto il fondo marino non entra in campo come 
modificatore di forme e di abitudini, mancano quindi 
nel plancton tutti quegli svariati adattamenti che 
col fondo hanno relazione. Una cosa è necessaria al 
plancton : mentenersi in equilibrio in seno al liquido. 
E l'impressione di trasparenza e di tenuità che ogni 
novizio riporta dall'esame di un saggio qualunque di 
plancton indica già con quale mezzo la Natura abbia 
soddisfatto al bisogno. Molto spesso il corpo è impre- 
gnato di una grande quantità d'acqua che lo rende 
più leggero, ne acquistano trasparenza più o meno 
perfetta non soltanto le cellule dei tessuti, ma anche 
le sostanze intercellulari che talvolta si sviluppano 
in masse considerevoli di diafana gelatina. Tali masse 
formano una parte preponderante nel corpo delle 
Meduse e di alcuni Molluschi pelagici ; in talune specie 
la trasparenza è tanto perfetta da renderli pressoché 
invisibili, sotto certe incidenze di luce, anche all'oc- 
chio esercitato del naturalista. Tutto ciò che v'ha di 
pesante e d'ingombrante nell'organismo tende a ri- 
dursi o a scomparire del tutto; questo fenomeno si 
manifesta nella conchiglia dei Molluschi ; nel mantello 
dei Tunicati, ecc. 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 83 

Al galleggiamento contribuisce in altri casi la pre- 
senza di materiali specificamente leggieri; s'interpre- 
tano in questo modo le bollicine di gas che compari- 
scono in certe epoche nella capsula centrale dei Ea- 
diolari ed è molto probabile che le gocciole grasse che si 
trovano nelle uova galleggianti dei Pesci cospirino allo 
stesso scopo. 

Tutti sanno che fra due corpi aventi lo stesso vo- 
lume si mantiene meglio a galla quello che ha super- 
ficie più estesa, e ciò spiega come l'aumento della su- 
perficie galleggiante possa render conto di molte forme 
che si osservano nel plancton. Confi'ontate un Crosta- 
ceo del plancton con qualcuno dei suoi affini guizzanti 
fra le Alghe della costa; nel primo troverete antenne, 
zampe, setole e in generale tutte le appendici assai più 
sviluppate che nel secondo ; in taluni casi poi la specie 
pelagica fa pompa di un apparato straordinariamente 
ricco di spine o di setole semplici o piumate. I Copepodi, 
quei piccoli Crostacei agilissimi che formano general- 
mente la parte più importante del plancton ne offrono 
esempi omai classici nell'estetica naturale. Occorre 
tuttavia rilevare come il grande sviluppo di alcune 
appendici, delle antenne per esempio, non accejmi 
soltanto ad un maggiore sviluppo del piano di galleg- 
giamento, ma si possa anche interpretare come un 
più ampio sostegno a quelle parti che sorreggono gli 
organi dei sensi. Poiché non v'ha dubbio che questi 
organi abbiano spesso nel plancton uno sviluppo ge- 
neralmente cospicuo e tutto fa credere che siano anche 
più raffinati nella loro funzione. 11 corpo appiattito, 
ridotto, in alcuni casi, ad una tenue lamina, è adatta- 
mento non raro nei Crostacei pelagici, e rientra nello 
stesso ordine di fatti ai quali dianzi accennavo. 



84 



Capitolo quarto 



Riassumerò i dati relativi ad alcuni tipi fra i più 
caratteristici dell'architettura planctonica nei gruppi 




più importanti di organismi: 

Piccole forme sferiche o sferoidali con appendici 



Uno aguardo generale alla biologia del plancton 85 

radiali, rigide, più o meno sviluppate: alcuni Forami- 
niferi pelagici (fig. 9) e molti Eadiolari (fig. 22, 25). 

Piccole forme a disco o a tavoletta : molte Diatomee 
pelagiche. 

Forme sferiche od ovoidali, ricche in tessuti gela- 
tinosi: Ctenofori (fig. 32), Trocofore (larve di Anellidi, 
fig. 33 B). 

Forme a nastro, ricche in tessuti gelatinosi: alcuni 
Ctenofori {Gestus, fig. 10). 





Fig. 10. 

Ctenoforo: Cestus Veneris Lsr. V3 della grand, naturale. Dal- 
l' Aquarium Neapolit., modificato. 



Forme a grappolo o a ghirlanda: molti Sifono- 
fori (fig. 11). 

Forme ad ombrello od a disco, con sviluppo grande 
di tessuti gelatinosi: Meduse (fig. 12). 

Forme cilindriche, con un gruppo importante di 
visceri confinato in una piccola massa opaca (nucleo 
viscerale): alcuni Molluschi Eteropodi e Pteropodi 
(fig. 36), alcuni Tunicati (Salpe, fig. 57). 

('orpo allungato, conico o fusiforme: Chetognati 
(OS. t<agiUa), alcuni Pteropodi {(Jreseis, fig. 37) e Ce- 
falopodi pelagici (Cranchidi, fig. 41). 



86 



Capitolo quarto 



Piccole forme ovoidali con lunghe appendici: 
molti Copepodi pelagici. 

Forme appiattite a guisa di lamina: alcuni Co- 
pepodi (Sajjphirina, fìg. 44); talvolta con lunghe ed 




Fig. 11. 
Sifonoforo: Praya diph)/es Blainv. Imit. dal Vogt. 1851. 



esili appendici (larve Phillosoma delle Aragoste ed 
affini, fìg. 52). 

Forme lineari con lunglic appendici: alcuni Cro- 
stacei adulti (Lucifer), ed alcune hirve di (hostacci 
decapodi {Calliaxls, fig. 51). 



Uno aguardo generale alla biologia del plancton 87 

Il tentativo di porre in relazione queste forme colle 
speciali esigenze della vita pelagica data dalle prime 




Fig. 12. 
Medusa: Ghrijsaora mediterranea. Per. Les. Dal Ti^r U. Ptlan- 
zenleb. d. Nordsee (fot. Schensky): ridotta a metà. 



indagini metodiche sul plancton. Ma soltanto in epoca 
recentissima alcuni autori e sopratutto l'Ostwald 
hanno posto in rilievo, dal punto di vista fisico, tutte 



88 Capitolo quarto 



le condizioni mercè le quali gli organismi pelagici 
si mantengono in equilibrio entro al liquido che li 
circonda. 

Importa conoscere i fattori che regolano siffatto 
equilibrio, fattori che si riducono essenzialmente a tre: 

1° La differenza di peso specifico fra il corpo e 
l'acqua ambiente. È noto che rimanendo costanti gli 
altri fattori, un corpo si mantiene a galla quando i 
due pesi specifici sono uguali, e cade tanto più velo- 
cemente a fondo quanto più forte è l'eccesso del suo 
peso specifico rispetto a quello del liquido. 

2» La resistenza dovuta alla forma del corpo, 
chiamata pure attrito esterno. Questa resistenza 
di forma è tanto più considerevole quanto più estesa 
è la sezione orizzontale del corpo (cioè la più grande 
superficie del corpo normale alla direzione di caduta) 
e quanto più grande è la superficie specifica (cioè 
la superficie totale del corpo riferita al volume di esso), 
È noto infatti che, a parità di altre condizioni, un 
corpo appiattito galleggia meglio di un corpo mas- 
siccio e che una piccola sfera dove la superficie è più 
estesa rispetto al volume, galleggia meglio di una 
grande sfera la cui superficie, relativamente al volume 
è minore (le superficie crescono come i quadrati, i 
volumi come i cubi). 

30 L'attrito interno del liquido, detto anche 
viscosità. Per definire questo fattore immaginiamo di 
scegliere due corpi uguali e di porre l'uno nell'alcool, 
l'altro nella cera fusa; questo cadrà più rapidamente 
di quello, malgrado che i duo liquidi abl)iano la inod(^- 
sima densità, ciò perchè la cera ha un attrito interno 
più elevato di quello dell'alcool. La viscosità, secondo 



Duo sguardo generale alla biologia del plancton 89 

rOstwald, è di prima importanza per interpretare 
le forme del plancton. Nell'acqua di mare essa va au- 
mentando, in tenui proporzioni, col crescere della sal- 
sedine, mentre diminuisce, ma in proporzioni assai 
più forti, coir innalzarsi della temperatura. Dove sarà 
minima la resistenza alla caduta e massimo lo svi- 
luppo delle disposizioni organiche atte a prevenire 
la caduta stessa? Evidentemente nei mari caldi, so- 
pratutto se hanno salsedine relativamente bassa. Il 
contrario avverrà nei mari freddi, specialmente ove 
la salsedine sia relativamente elevata. 

In appoggio a siffatte vedute si citano le varietà 
di stagione riscontrate in taluni organismi del fito - 
plancton o plancton vegetale; nei mari a forte oscil- 
lazione termica talune specie sogliono presentarsi 
sotto due forme diverse, già descritte dagli autori 
come specie distinte: una forma estiva gracile, a te- 
gumento sottile, con appendici molto sviluppate; ed 
una forma invernale più massiccia, a tegumento più 
spesso e con minóre sviluppo di appendici. Parago- 
nando specie viventi nei mari caldi con altre congeneri, 
proprie dei mari freddi, si sono poi vedute relazioni del 
tutto analoghe a quelle accertate nel confronto tra 
forme estive e forme invernali della medesima specie. 
Ho sempre ricevuto l'impressione che le vedute 
dell' Ostwald siano unilaterali. L'attrito interno potrà 
avere la sua parte nel determinare i caratteri morfo- 
logici del plancton, ma i fattori che influiscono sulle 
forme mi sembrano assai più complessi. Probabil- 
mente si possono invocare cause interne dipendenti 
dalla costituzione intima della sostanza viva e delle 
Sostanze minerali che ne formano l'impalcatura; cause 



90 Capitolo quarto 



indipendenti dalle condizioni di fluttuazione. Inoltre 
(e questo è ben noto ai botanici) la modalità della ri- 
produzione in taluni gruppi, ad esempio delle Diato- 
raee, modifica in varia guisa la forma e la statura delle 
generazioni successive indipendentemente da altre 
influenze. Tutto considerato, ritengo probabile che 
esaminando caso per caso le forme del plancton uni- 
tamente alle condizioni chimico -fisiche del mare si 
troverebbero fatti e cifre che contraddicono alle re- 
lazioni stabitite dall' Ostwald. 

Per lo più vediamo mantenuti negli organismi plan- 
ctonici gli stessi mezzi d'offesa e di difesa caratteri- 
stici pel gruppo al quajie appartengono; la Medusa 
secerne un liquido urticante come l'Attinia della sco- 
gliera. In taluni casi le difese chimiche acquistano 
particolare energia. L'estratto che si ottiene col fila- 
mento urticante della Fisalia, iniettato nel sangue 
di un colombo, lo uccide nello spazio di un'ora. La 
l)arte preponderante del plancton che si lascia tra- 
sportare passivamente dalle correnti è mal fornita 
in fatto di protezione meccanica ; si tratta di creature 
fragili e delicate. Per contro non mancano adatta- 
menti i quali consentono un'aggressività ed una vora- 
cità non sospettate in quei piccoli corpi; i Pneumo- 
dermi, piccoli Molluschi pelagici nudi che nuotano 
mediante un paio di alette, assalgono prede di doppia 
grossezza sia colla proboscide armata di ventose, sia 
mediante sacchetti uncinati che possono estroflettere 
dalla bocca. 

Anche la trasparenza sarebbe secondo alcuni un 
mezzo difensivo, perchè rende invisibile l'animale che 
ne è dotato, ma chi può dimostrare coi fatti l'asserto f 



Uno aguardo generale alla biologia del plancton 91 

Anzi sotto un certo punto di vista, i fatti parlerebbero 
in senso contrario. Le Salpe e le Pterotrachee, Tuni- 
cati le prime. Molluschi Gasteropodi le seconde, 
hanno taluni visceri fra i più importanti confinati 
in un minuscolo sacco che si trova nella parte poste- 
riore del corpo e spicca per la sua tinta bruna, nera, 
argentea od azzurra, mentre il resto del corpo è gela- 
tinoso e trasparente. Ora i Gabbiani ed altri Uccelli 
marini vanno proprio a beccare questo nucleo visce- 
rale che si vede ad una certa distanza; la trasparenza 
del corpo serve dunque a metter meglio in evidenza 
le x>arti che piìi importerebbe difendere. E a che vale 
la trasparenza contro i predatori ai quali la preda 
si rivela specialmente pel senso del tatto ! Certo non 
giova contro di quelli che per cibarsi deglutiscono a 
sorsi l'acqua con tutto il plancton, senza esercitare 
alcuna scelta relativa alla qualità del cibo. 

Questioni dello stesso genere si presentano a chi 
studia i colori degli animali planctonici. Tali colori 
non sono distribuiti a capriccio, ma lasciano ricono- 
scere certe relazioni colla profondità e colla intensità 
conseguente dei raggi luminosi. La livrea azzurra è 
propria di alcuni animali natanti alla superficie, le 
Velelle o barchette di San Pietro che a lunghi intervalli 
invadono le nostre acque costiere hanno forma di 
dischetti azzurri sormontati da una piccola vela; di 
un colore violaceo è la Iantina dalla fragile conchiglia, 
la cui femmina si trascina dietro le uova sospese ad 
un galleggiante di schiuma, e di un anello dello stesso 
colore è fregiata la più comune Medusa dei nostri 
mari, la Uhizostoma pulmo. Sono abbastanza frequenti 
nel plancton di superficie anche le tinte gialle o brune ; 



92 Capitolo quarto 



ne offrono esempi certe Meduse, Salpe e minuscole 
larve di Molluschi Gasteropodi. 

Fra gli organismi planctonici, i quali oltre alla su- 
perficie sogliono frequentare la zona d'ombra (da 30 a 
500 metri di profondità) prevalgono quelli affatto in- 
colori, ma non mancano animali che sopra uno sfondo 
incoloro portano macchie colorate, per lo più rosse e 
brune, con questa livrea si presentano le larve di 
molti Crostacei superiori (Granchi, Paguri, ecc.). Bel 
plancton profondo (sotto ai 500 metri) si ricordano 
con particolare frequenza le tinte nere, rosso -accese, 
più di rado violacee. 

Ancora non è lecito im giudizio sicuro sulla natura 
biochimica e sulla importanza biologica di queste 
tinte; la complessità del problema apparirà meglio 
quando toccherò la questione dei cromatofori in uno 
dei capitoli seguenti. 

La fosforescenza animale, il suggestivo fenomeno 
della luce fredda emessa dall'organismo vivo, è assai 
comune nel plancton marino. A chiunque abbia un po' 
di pratica del Mediterraneo e della sua fauna sono 
famigliari gli scintillii intermittenti di certi Crostacei 
Schizopodi che meriterebbero il nome di lucciole ma- 
rine. Per contro la luce diffusa che brilla come fuoco 
d'artifizio ad ogni immersione di remo, nelle calde notti 
estive, è dovuta quasi sempre a miriadi di piccoli 
Protisti vegetali appartenenti alla classe dei Flagel- 
lati (generi Ceratium, Peridinium, ecc.). Il corpo ovoi- 
dale dei Ctenofori splende di luce azzurrognola, e 
quello dei Phos;omi, in cui molti piccoli individui 
•^ono ordinati iu colonia attorno ad un cilindro gela- 
tinoso, brilla di sj^lendore rossastro. 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 93 

Ma gli splendori piìi vivi delle luci animali e la com- 
parsa di organi speciali, atti a produrle appartengono 
sopra tutto alle zone profonde dell'ambiente pelagico 
per opera di Invertebrati superiori: Crostacei, Cefa- 
lopodi (fig. 13 e 14) e di Pesci. Anzi ogni specie lumi- 
nosa mostra nelle tenebre disegni caratteristici dovuti 
alla peculiare disposizione dei suoi apparecchi fotogeni, 
disegni a cui danno risalto, nei Pesci, le tinte general- 
mente fosche del corpo. 

Taluni naturalisti ammettono che la luminosità 
animale sia risultante necessaria di certe reazioni chi- 
miche svolgentisi nell'organismo, senza rivestire in 
alcun modo il carattere di un adattamento biologico ; 
si tratta essenzialmente di ossidazioni di sostanze adi- 
pose che avvengono in presenza di una soluzione salina. 
Ove manca l'acqua salata non si produce il fenomeno; 
così i Ceratium dei laghi non sono luminosi mentre ri- 
lucono quelli del mare. 

Se qualcuno sostiene che la luminosità dei Protisti, 
quali il Ceratium, è un fenomeno chimico che si svolge 
indipendentemente da qualsiasi utilità per la specie, 
sono d'accordo con lui e in generale mi par lecito am- 
metterlo per animali torpidi e di bassa organizzazione. 

Ma non mi sembra si possa negare a priori qualsiasi 
portata utilitaria al fenomeno quando si tratta di or- 
ganismi relativamente elevati e di organi luminosi com- 
plessi; ciò che nel suo primo apparire, era semplice con- 
seguenza, si è modificato e perfezionato nell'esercizio di 
una importante funzione. E come l'ufficio di lampada 
per rischiarare la via mi sembra evidente per alcuni 
Pesci luminescenti del plancton profondo che portano 
vistose luci accanto agli occhi, cosi, in altri casi, la 



94 



Capitolo quarto 



luce potrà servire come trappola 
per attirare organismi fototro- 
pici, come richiamo di un sesso 
verso l'altro, ecc. 





Fig. 13. 
(yeliilopodo pelagico lumi- 
noso: Thauìuatolampas 
diadema Chan, veduto 
dalla parte ventrale. I 
globetti sul corpo, at- 
torno agli ocelli e alle 
braccia tentacolari sono 
fotofori. Dal Chun(«Val- 
divia »), 1910. 




Fig. 14. 
Taìimatolampas diadema Cliuu: fotogr. 
dal vei'o coi fotofori in funzione. 
Cliun (« Vuldivia»), 1910. 



Dal 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 95 

Tuttavia le specie luminescenti sono tanto numerose 
e le loro abitudini tanto varie che bisogna guardarsi 
dal concludere troppo in fretta ; quando fosse possibile 
di investigare sperimentalmente caso per caso, allora 
verrebbero spontanee le interpretazioni. 

Come tipiche del plancton si descrivono certe par- 
ticolarità degli organi visivi. Occhi smisuratamente 
grandi sono talvolta una prerogativa di animali pre- 
datori che frequentano la superficie ma discendono 
anche in zone poco o punto illuminate, ad esempio gli 
Iperidi tra i Crostacei Amfipodi. Occhi sostenuti da 
lunghi peduncoli e quindi trasformati in lunghe ap- 
pendici coniche o cilindriche si riscontrano in taluni 
Molluschi, sopratutto Cefalopodi (fìg. 15 e 16), e Cro- 
stacei. Né una tale conformazione è sempre dovuta 
al peduncolo, poiché la stessa camera ottica dell'occhio 
si prolunga spesso a foggia di tubo (occhio telesco- 
pico). Allora le diverse parti costituenti sono distri- 
buite nello spazio cilindrico, presentando rispetto al- 
l'ordinamento normale speciali modificazioni. A quanto 
sembra, queste raggiungono l'effetto di usufruttare al 
più alto grado quantità minime di luce, che può es- 
sere luce solare filtrante attraverso masse potenti 
d'acqua, oppure luce animale emessa da organi lu- 
minosi. 

Tra i Pesci batipelagici hanno generalmente occhi 
molto grandi quelli che vivono a poche centinaia di 
metri, dove l'oscurità non e completa. Per quelli 
delle zone oscure non si ritiene ancora dimostrata una 
relazione costante, ma da quanto si conosce sembra 
che l'occhio tenda a ridursi od a scomparire del tutto 
quanto più la zona abitata é profonda. 



96 



Capitolo quarto 



La fig. 17 illustra una 
tale regressione con una 
serie di cinque esem- 
plari. 






A 



'-^•i^^li^^ 



Fig. 15. 

Cefalopodo pelagico ad occhi 
peduncolati. Sandalops me- 
lancholicus Chuu, x 5, dal 
Chun («Valdivia»), 1910. 



Fig. 16. 
Cefalopodo pelagico ad occbi 
penducolati Bathothauma 
lyromma Cbmi, ^'5 della 
grand, naturale, dal Cbuu 
{< Valdivia »•), 1910. 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 97 




D 



3 



Fig. 17. 

Sviluppo relativo dell'occhio in alcuni Pesci batipelagici ap- 
partenenti alla famiglia degli Scopelidi : 

A, Capo del Clorophtalmtis produchis Gthr., pescato a 575, 
m. di prof. 

B, Capo del Bathypterois dubins Vaili, pescato a 843-1635 m. 
di prof. 

C, Capo del Benthosaurus grallalor Good e Bean , pescato a 
3000 m. di prof. 

D, Capo del Bathymicrops regis n. g. n. sp., pescato a 5000 
m. di prof. 

E, Capo del Ipnops murrayi Gtlir,, pescato a 3000 m. di prof. 
Dal Murray - Hyort, 1912. 

7. — R. ISSEL. 



98 Capitolo quarto 



Ma il plancton si muove di continuo e di qui trae ar- 
gomento uno speciale capitolo della biologia marina: 
capitolo grandioso per la quantità della materia viva 
in movimento e per l'imponenza dei fattori fisici che 
la governano; capitolo arduo per la complessità dei 
problemi e la difficoltà pratica di raccogliere in nu- 
mero sufficiente, e colla dovuta esattezza, i dati ne- 
cessari alla soluzione di questi. 

Se facciamo astrazione dai Cetacei, dai Pesci e da 
alcuni grandi Cefalopodi, parenti non lontani dei Polpi, 
delle Seppie e dei Calamai del litorale, gli organismi 
del plancton non hanno in generale movimenti molto 
vigorosi, cosicché si lasciano trasportare come oggetti 
inerti. Oppure sono attivi nuotatori, non però abba- 
stanza robusti per tener testa a correnti di una certa 
intensità. Il plancton che vive in balia delle onde è 
dunque un indicatore vivente delle correnti marine e 
viaggia convogliato da queste. Accade tuttavia che 
un certo numero di organismi venga abbandonato 
dai margini estremi delle correnti nelle insenature più 
profonde della costa e quivi si accumuli, talvolta in 
copia assai grande. Lungo le coste Liguri il fenomeno 
si verifica regolarmente in fine d'inverno e in prin- 
cipio di primavera nella rada di Villafranca (Nizza), 
rinomata per la bellezza del suo plancton ; in propor- 
zioni più modeste lo potremmo osservare lungo la 
costa orientale del promontorio di Portofino. Ma in 
nessun altro paese le vicende delle correnti offrono 



Uno sguardo generale alla biologia del piandoti 99 

tanto interesse al biologo come nello stretto di Messina, 
l'angusta via di comunicazione fra l'Ionio ed il Tir- 
reno. Bisogna ricordare anzitutto che questi due mari 
posseggono opposte fasi di marea, dimodocliè l'uno in- 
nalza il suo livello mentre l'altro lo deprime. A com- 
pensare lo squilibrio cagionato da questo moto d'al- 
talena, una forte corrente fluisce durante sei ore della 
giornata dall'Ionio verso il Tirreno, e spirate le sei 
ore un'altra corrente si desta in senso contrario. Dal 
conflitto delle acque che ancor salgono con quelle che 
già hanno cominciato a discendere si formano vortici 
dei quali vari classici latini e greci han tramandato, 
nella leggenda di Scilla e di Cariddi, il pauroso ricordo. 

Inoltre le acque, animate da rapido movimento, 
vanno a cozzare contro una soglia sottomarina che si 
eleva a 80 metri dalla superfìcie fra Punta Pezzo e 
Ganzirri. Taluni opinano che le correnti, giungendo 
dal mare profondo, risalgano contro la soglia e, ri- 
fluendo indietro, pervengano ai livelli superiori. Ad 
ogni maniera, sia questa laverà cagione del fenomeno, 
o ve ne siano altre ancora non sufficientemente inda- 
gate, si verifica, su larga scala, una salienza di acque 
profonde alla superficie. Ne consegue che le acque su- 
perficiali dello stretto di Messina convogliano, insieme 
ad un ricco plancton di superficie, tutte le specie 
pelagiche caratteristiche di livelli più bassi, fino a 
più centinaia di metri di profondità; anzi talune di 
queste in determinate condizioni metereologiche ven- 
gono buttate dalle onde sulla spiaggia del Faro. 

In tal modo lo zoologo può raccogliere colle mani 
o coli' aiuto di un semplice bicchiere esemplari ch'egli 
non potrebbe ottenere in altra località finora espio- 



100 Capitolo quarto 



rata se non a prezzo di lunghe e dispendiose fatiche. 
Non è tuttavia da escludersi che in altre plaghe del 
Mediterraneo, si verifichino, in minori proporzioni, gli 
stessi fenomeni conosciuti per Messina. 

Le grandi correnti oce^iche disperdono le specie 
planctoniche sopra tratti vastissimi di mare e certo 
hanno contribuito non poco alla diffusione mondiale 
di alcune di esse. Per quanto concerne le correnti lo- 
cali, hanno importanza notevole quelle parallele alle 
coste, nel disseminare tutte le specie bentoniche le 
cui larve fan parte del plancton. Senza un tal mezzo 
di trasporto molte larve sarebbero costrette a svilup- 
I)arsi poco lontano dall'individuo progenitore. 

È quotidiano spettacolo l'incontro del battesimo 
col funerale, ma non v'ha forse altro ambiente in 
cui la morte e la vita procedano di pari passo con tanta 
intensità. Mentre dalle uova liberamente galleggianti 
o trascinate dalle femmine in grappoli ed in cordoni 
sciamano migliaia di vivacissime larve, il cammino della 
corrente è segnato da una discesa continua, inesora- 
bile, di organismi morti. E anche astraendo da quelli 
che cadon vittime di predatori, non tutti son periti 
di morte naturale; se una corrente calda incontra 
acque più fredde molti animali e vegetali stenotermi 
non sopportano il cambiamento di temperatura e 
soccombono lasciando il campo ad altri organismi più 
resistenti. Avviene talvolta che due correnti impor- 
tanti, una calda e l'altra fredda s'incontrino; allora 
è una vera pioggia di organismi pelagici quella che 
cade sul fondo ed altrettanta manna per i Pesci che 
sogliono convergere a frotte sotto alle zone di con- 
fluenza. Ben conoscono il fenomeno i sapienti organiz- 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 101 

zatori della pesca nei Mari Nordici e l'han saputo sfrut- 
tare per trar miglior partito dei banchi pescherecci 
conosciuti e ricercarne dei nuovi. 

La salsedine ha pure influenza nella diffusione degli 
organismi pelagici. Se nel plancton prevalgono in 
tesi generale, gli organismi stenoalini, v'ha tuttavia 
una proporzione notevole di eurialini, sopratutto fra 
le specie che poco si allontanano dalle rive. 

Nelle ultime investigazioni dell'Adriatico lo Steuer 
ebbe a verificare che l'area popolata dai comunissimi 
Radiolarì coloniali della famiglia dei Collidi vien cir- 
coscritta dalla isoalina (^) 37 7oo; mancavano quindi 
quei Protozoi nella parte più settentrionale del ba- 
cino, diluita dalle acque del Po. 

Ma è tempo ch'io vi intrattenga brevemente sulle 
migrazioni verticali del plancton. 

Ai primi tepori della primavera, quando il mare è 
in calma perfetta e le acque sono limpide, possiamo go- 
dere a nostro bell'agio lo spettacolo di organismi sva- 
riati galleggianti o natanti a pochi palmi di profondità. 
Ma ecco che il vento comincia a soffiare increspando la 
superficie; tosto molti di quegli animali cominciano 
a discendere e in pochi istanti si sottraggono al nostro 
sguardo. Probabilmente le oscillazioni dell'acqua sono 
percepite dagli speciali organi che presiedono al senso 
dell'equilibrio e l'animale reagisce spostandosi verso 
zone più profonde e tranquille. 

Un acquazzone che venga a sferzare la superficie 
produce il medesimo effetto. 



(*) Isoaline son dette le linee che riuniecono fra di loro punti 
di salsedine uguale. 



102 Capitolo quarto 



Oltre alle discese ed ascese occasionali, provocate 
dalle onde e dalle condizioni metereologiclie, altre 
se ne conoscono che seguono un periodo regolare. 
Questo periodo può essere di brete ò di lunga durata, 
poiché non v'ha dubbio che certe migrazioni dipendano 
dall'alternarsi del giorno colla notte, ed altre si ri- 
velano intimamente connesse all'avvicendarsi delle 
stagioni. In entrambi i casi non è difficile la semplice 
verifica del fatto. In una notte tranquilla d'agosto 
allontaniamoci per breve tratto dalla riva di uno dei 
nostri golfi più riparati e raccogliamo col retino un 
saggio di plancton superficiale. Esaminando poi la 
raccolta, vi troveremo spesso, in grande quantità, 
certe larve planctoniche di Crostacei, che cercheremmo 
invano nei saggi raccolti alla superficie, di pieno 
giorno. Ciò accade perchè quelle larve salgono a galla 
dopo il tramonto per discendere poi in acque i)iìi pro- 
fonde quando risplende il sole. 

Oltre ai Crostacei accennati, molti altri animali: 
Celenterati, Molluschi, Pesci, si comportano nella 
stessa maniera. Importa notare che la meta di questo 
sali-scendi non è sempre la superficie del mare; molte 
specie d'acque profonde non giungono mai tanto in 
alto, ma tuttavia compiono regolarmente il loro cam- 
mino ascensionale e toccano, nelle ore notturne, il 
limite superiore della zona da esse abitata. Mercè 
una serie di accurate osservazioni il fenomeno venne 
verificato dallo Hyort per alcune specie di Pesci vi- 
venti nel plancton profondo fra 150 e 500 metri. Per 
quanto concerne l'entità del dislivello verticale, gior- 
nalmente superato, sembra certo che alcuni organismi 
pelagici siano capaci di risalire, durante le ore not- 
turne, per oltre un migliaio di metri. 



Uno aguardo generale alla biologia del plancton 103 

Le migrazioni a lungo periodo offrono im campo 
di ricerche molto attraente e in parte ancora mal noto. 
« Il mare fiorisce », dicono i nostri pescatori con poe- 
tica immagine, in fine d'inverno e in principio di 
primavera. È questa infatti la stagione in cui le 
specie più belle e più vistose del plancton sogliono mo- 
strarsi alla superficie del nostro mare. 

A primavera inoltrata questi organismi abbando- 
nano definitivamente la superficie e non si lascian piìi 
vedere per vari mesi consecutivi. Né le comparse di 
plancton a stagione fissa si riducono sempre a semplici 
migrazioni verticali; ma sono la risultante di migrazioni 
verticali combinate con migrazioni orizzontali. E se 
in alcuni casi non si dimostra o non s'indovina una 
connessione tra questo duplice moto e le manifesta- 
zioni vitali della specie, per altri è ben noto che il 
viaggio dal fondo alla superficie e dall'alto mare alle 
rive si compie attivamente e coincide col periodo 
riproduttivo. Esempio di singolare importanza pratica 
ci offre il Tonno ; quando nell'estate si avvicina alle 
coste ed incappa nelle tonnare, il Pesce è in piena atti- 
vità riproduttiva; poscia si allontana e scompare; 
tutto fa credere che pel resto dell'anno si rifugi in 
alto mare ed in acque profonde. 

Havvi poi una terza maniera di migrazione verti- 
cale, non meno importante delle altre due, che si po- 
trebbe definire migrazione di sviluppo. Essa consiste 
in ciò: molti animali si spostano verticalmente a 
seconda dello stadio di sviluppo ; ad una determinata 
età corrisponde un determinato livello. Non è lecito 
il dare alcuna norma assoluta a questo riguardo, 
poiché se in tesi generale si può dire che i giovani 



104 Capitolo quarto 



frequentino acque più superficiali di quelle abitate 
dagli adulti, è anche vero che talune specie, dopo 
aver superate le prime fasi di sviluppo in acque 
profonde, raggiungono la condizione adulta negli 
strati meglio illuminati del pelago. Cosi le indagini 
del Lo Bianco e di altri ci hanno insegnato che gli 
stadi giovanili di molti Pesci appartenenti al planc- 
ton profondo (come i Trachipteridi e taluni Scope - 
lidi) si raccolgono negli strati superficiali, e lo stesso 
accade di alcuni piccoli Crostacei {Euphausia fra gli 
Schizopodi, Amalopenaeus fra i Decapodi). Si può 
dire che in taluni casi la vita pelagica non conosca bar- 
riere, e che un rimescolio incessante, uno scambio 
continuo si compia tra la superficie e gli strati in- 
termedi del mare. 

Ma quali sono mai le cause di tutte queste migra- 
zioni ? 



Secondo la maggioranza dei biologi moderni, l'im- 
pulso a migrare vien dato da effetti isolati o in vario 
modo combinati, di sensibilità organiche a vari 
stimoli estemi, sensibilità che si manifestano per lo 
più (sopratutto nelle larve e negli adulti meno elevati 
nella serie zoologica) sotto forma di tropismi. Una 
breve definizione dei tropismi: sono così chiamate 
quelle reazioni per le quali un essere vivente eccitato 
da uno stimolo esterno, di natura fisica o chimica, 
si orienta o si muove nella direzione dello stimolo o 
in direzione opposta. Un animale, colpito da un fascio 



Uno aguardo generale alla biologia del plancton 105 

di luce si volta e poi si dirige verso la sorgente lumi- 
nosa ? Diciamo allora che è positivamente foto- 
tropico, mentre diremo che è negativamente fo- 
to tropico se si muovesse nella direzione contraria, 
sempre ricordando che questi non sono mai termini 
assoluti perchè lo stesso individuo che viene attratto 
da una luce moderata può talvolta fuggire da una luce 
troppo intensa. Notate poi che, indipendentemente 
dai tropismi, i viventi possono reagire con energia alle 
variazioni d'intensità che si verificano in certe con- 
dizioni ambienti (sensibilità differenziale del Bohn). 

Si capisce senz'altro che un Crostaceo negativa- 
mente fototropico, il quale sta a galla durante le ore 
notturne, discenda in strati piti profondi e più oscuri 
allorché sorge l'alba ed il sole comincia ad illuminare 
la superfìcie, ma come potrà mai questo tropismo ne- 
gativo sospingerlo in alto all'avvicinarsi della notte? 
La difficoltà si attenua quando si ponga mente al 
fatto che i tropismi non sono di necessità costanti, 
ma possono cambiare di senso con un ritmo determi- 
nato. Come prima conferma scientifica del fatto si 
cita quella fornita a Napoli dal Loeb e dal Groom. 

Sperimentando sopra le piccole larve pelagiche del 
Balanus perforatus (Crostaceo Cirripedo), questi au- 
tori riconobbero com'esse non si mantengano a lungo 
positive verso la luce, ma presentino un certo ritmo 
corrispondente all'alternarsi del giorno colla notte. 
E il ritmo si rivela ben chiaro in laboratorio. Le larve 
di Balanus natanti in un bicchiere, dopo aver subita 
per qualche tempo l'azione dei raggi solari, di positive 
che erano diventano negative e lasciano allora la pa- 
rete del recipiente rivolta verso la luce per adunarsi 



106 Capitolo quarto 



lungo la parete opposta ; per l'appunto si osserva che 
l'ora alla quale si verifica l'inversione del tropismo 
coincide con quella in cui, nelle condizioni naturali, 
avrebbe principio il moto discendente delle larve dalla 
superficie verso strati più profondi. 

Ma i tropismi non soltanto oscillano per un ritmo 
regolare; si dimostra come stimoli chimici e fisici di 
varia natura possano, in un momento qualunque, 
invertirne il sènso o modificarne l'intensità. Così un 
rapido aumento di densità fa volgere verso la luce certi 
animali che normalmente si orientano verso le pareti 
più oscure; l'aumento dell'anidride carbonica disciolta 
nell'acqua marina rende invece negativo il fototropi- 
smo positivo, mentre una diminuzione nei due fattori 
citati ha per effetto di accentuare i tropismi normali. 

Fatti dello stesso ordine si potrebbero citare per 
altre reazioni agli stimoli esterni; alla temperatura, 
alla salsedine, alla pressione, all'ossigeno, alle sostanze 
organiche disciolte; tutti agenti che hanno una im- 
portanza più o meno grande nella biologia del plancton. 
Anche le co'rrenti determinano il manifestarsi di una 
speciale reazione detta reotropismo, è noto che ta- 
luni Pesci, sopratutto negli stadi giovanili, sono at- 
tratti dall'acqua in moto e la percorrono in dire- 
zione opposta al senso della corrente stessa. 

Da taluni si ammette, e talvolta forse con ragione, 
che certi modi complessi di reagire, i quali a tutta 
prima non sembrano potersi risolvere in semplici 
manifestazioni della sensibilità organica, dipendano 
in realtà dal sommarsi e dall' interferire, in varia ma- 
niera, di parecchie reazioni elementari del tipo dei 
tropismi. 



Uno aguardo generale alla biologia del plancton 107 

Quale risultato può trarre il talassografo da questi 
reperti della fisiologia generale ì Egli può studiare 
a suo agio, in un laboratorio marino, come si compor- 
tino le diverse specie del plancton rispetto alla luce, 
alla temperatura, alla densità, ecc., e metodicamente 
indagare quali effetti produca sui loro tropismi l'in- 
tervento di opportune modificazioni nelle proprietà 
fisiche e nella composizione chimica dell'acqua ma- 
rina. Allora, se egli ha una buona conoscenza del 
plancton locale, una volta notate le condizioni fisiche 
e chimiche del mare in un dato momento, potrà senza 
tema di apparir presuntuoso, arrischiare un presagio 
sulla composizione qualitativa e quantitativa del 
plancton nello stesso momento. Ma il problema è 
complicato, e anche quando gli studi in proposito 
saranno più profondi e più. completi, non è a credere 
che si debbano oltrepassare i limiti di una j^revisione 
molto limitata od approssimativa. 

Dovete pensare infatti che non soltanto le cause 
esterne sono varie e variamente combinate, ma si 
modifica anche il modo di reagire dell'individuo a 
seconda delle sue condizioni fisiologiche. Si aggiunga 
poi che gli organismi delicati del plancton, quando 
vengono pescati e mantenuti per qualche tempo nei 
nostri laboratori, possono trovarsi in una condizione 
fisiologica anormale che non offre un concetto giusto 
del loro modo di comportarsi in natura. 

Ma tropismi e reazioni 'affini saranno veramente i 
grandi e soli motori di questi viaggi del plancton ? 
Senza bisogno di ricorrere ai tropismi è lecito credere 
che le correnti dovute a squilibri di temperatura e di 
salsedine facciano discendere e risalire molti minu- 



108 Capitolo quarto 



tissimi organismi in via completamente passiva, so- 
pratutto Protozoi e Protofìti. Non metto in dubbio 
che in molti Invertebrati e sopratutto negli stadi lar- 
vali l'azione dei tropismi abbia una considerevole 
importanza e l'esperimento lo prova ogni giorno. Ma 
quando poi si tratta di animali in cui le manifesta- 
zioni psichiche sono già relativamente elevate, come 
i Crostacei superiori, i Cefalopodi ed i Pesci, entrano 
in campo attività più complesse, che si connettono 
in niodo manifesto alla difesa della specie, alla ricerca 
del nutrimento, alla riproduzione (i). E si hanno buoni 
motivi per credere che l'animale non si lasci sempre 
guidare ciecamente dagli stimoli esterni ma sia capace, 
entro certi limiti, di modificare i propri atti in seguito 
ad esperienza individuale; tutto ciò mi sembra scon- 
finare dal campo dei tropismi. 



(*) Non crederei che rinvocare i tropismi implichi una con- 
cezione meccanica dei fenom^eni vitali, quando si ammetta che 
i tropismi sono reazioni proprie degli organismi viventi. E appli- 
cando la definizione di tropismi alle reazioni più dirette e più 
stereotipe, debbo riconoscere che non si può tracciare alcun li- 
mite ben netto fra i tropismi ed altre manifestazioni della sensi- 
bilità organica, generalmente definite come atti riflessi, istin- 
tivi, ecc. 

Vengono considerati i tropismi secondo due punti di vista fon- 
damentali: 1° i tropismi sono il movente; l'essere vivo vien gui- 
dato dai suoi tropismi (inerenti alla natura chimica ed alla forma 
del suo corpo) nell'iambiente che gli conviene; 2° i tropismi sono 
una conseguenza; è proprietà di ogni essere vivente il contrarre 
abitudini conformi ai bisogni bell'ambiente che lo circonda; 
l'organismo si comporta in un determinato modo verso quel dato 
agente fisico perchè ciò è in armonia coi bisogni principali della 
sua esistenza. Discutere a fondo il problema richiederebbe pa- 
recchi capitoli. Forse (accenno di volo alla mia impressione) • 
movente e conseguenza agiscono entrambi ed interferiscono 
in vario modo. 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 109 

Ho toccato questo capitolo della fisiologia generale 
a proposito del plancton, perchè sopratutto nello 
studio del plancton e nel problema delle migrazioni 
planctoniche in particolare deve tenerlo presente il 
talasaobiologo ; ma è superfluo aggiungere che le qui- 
stioni relative ai tropismi si ripetono in tutto il 
mondo organico. 



Ed ora che conosciamo, nelle linee più generali, 
i viaggi degli esseri planctonici, vien fatto di chiedere : 
sarà possibile intravedere in questa mobile compa- 
gine qualche ordine costante e preciso ? Nel mondo 
mobile e mutevole per eccellenza del plancton si potrà 
determinare con qualche approssimazione la quantità 
relativa dei viventi nei diversi mari, nei diversi strati, 
nei diversi x>eriodi di tempo ì 

È ovvio che il concetto di quantità s'impone a 
chiunque voglia raggiungere un certo grado di preci- 
sione in siffatto ordine di ricerche. Per citare un esem- 
pio concreto, non basta oggi al biologo l'affermare 
che il tale Crostaceo comparisca alla superfìcie del mare 
in tal mese o in tal giorno, ma siccome il grosso del- 
l'esercito è preceduto da un'avanguardia e lascia 
dietro di sé un codazzo di ritardatari, importa cono- 
scere quando il numero degli individui abbia raggiunto 
il suo maximum. 

Così se poniamo mente al numero relativo degli 
organismi viventi fra due acque, in un dato momento, 
troveremo che a un certo livello questo numero è mas- 



110 Capitolo quarto 



Simo ; al disopra ed al disotto va gradatamente dimi- 
nuendo. In altre parole, per conoscere quando e dove 
si presentano i massimi ed i minimi, come procedano 
gli aumenti e le diminuzioni, è necessario una vera e 
propria statisticadelplancton; allora la comparsa 
giornaliera od annuale di una specie, la sua distribu- 
zione verticale ed altri dati consimili si lasciano tra- 
durre in altrettante curve, nelle quali il vertice segna 
il numero massimo degli individui. Si potrebbe ammet- 
tere che un tal massimo coincida coll'insieme di con- 
dizioni fìsiche più favorevoli alla specie (optimum 
fisiologico), tuttavia non crederei sempre accettabile 
questa norma, perchè il prosperare di una specie non 
dipende soltanto da fortunate condizioni d'ambiente, 
ma anche da cause intrinseche le quali non lascian 
riconoscere alcun legame immediato coll'ambiente 
stesso. 

Ma chi si prende la briga di contare il plancton ? 
Sappiate adunque che questi lavori statistici appar- 
tengono oggi al programma giornaliero di molti isti- 
tuti marini e lacustri. Con una pazienza degna di cer- 
tosini, e con metodi simili a quelli usati dai medici 
e dai patologi per numerare i globuli rossi del sangue, 
tecnici all'uopo addestrati contano il numero comples- 
sivo degli organismi contenuti in un dato volume d'ac- 
qua marina e molte volte il computo viene eseguito 
separatamente per ciascuna delle specie rappresentate 
nel saggio, od almeno per le dominanti. Quando una 
statistica così combinata proceda di pari passo con 
indagini precise sulla temperatura, sulla salsedine; 
sulle vicende delle correnti, ognuno capisce come si 
possano conseguire indicazioni preziose intorno alle 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 111 

relazioni che intercedono tra gli agenti fisici e la com- 
pagine del plancton marino. Tuttavia la ricchezza 
grande del mondo fluttuante, la rapidità dei suoi mo- 
vimenti ed altre cause rendono il problema assai in- 
tricato. Per ottenere risultati importanti occorrono 
indagini ripetute per lunghi anni ed intervalli bre- 
vissimi nello stesso luogo e a varie profondità, sa- 
pientemente coordinate ad altre compiute in luoghi 
ed in mari diversi. Ma a che cosa non si giunge colla 
perseveranza ? 

E la superiorità conquistata dagli oceanografi nor- 
vegesi, danesi e tedeschi consiste appunto in una 
dose fenomenale di i)erseveranza, posta al servizio 
di metodi rigorosi e di un'organizzazione ben disci 
plinata. 

Molti però sostengono che la fatica non sia propor- 
zionata al risultato e sembra dar loro ragione il fatto 
che certi metodi più minuziosi e faticosi di statistica 
planctonica sono oggi un po' meno in auge di prima. 
Le ricerche future decideranno; intanto vale la pena 
di ricordare alcune interessanti conclusioni, a raggimi - 
gere le quali hanno contribuito, in parte più o meno 
grande, i metodi or ora accennati. 

Per quanto concerne la ricchezza relativa del plan- 
cton, è noto oggidì come il plancton dei mari freddi 
superi per quantità quello dei mari caldi. Ciò sembra 
a tutta prima un paradosso biologico, perchè siamo 
abituati a pensare che dalle temperature elevate 
tragga maggiore rigoglio la vita, eppure il fatto è stato 
più volte confermato. 

Ma se vogliamo spiegarlo, la faccenda si complica. 
Credo inutile lo intrattenervi sulle molte ipotesi prò- 



Il2 Capitolo quarto 



poste a tal fine da biologi e da oceanografi. Ricorderò 
soltanto come trovi oggi molto favore la teoria del 
Natlianson, che attribuisce la maggiore ricchezza del 
plancton circumpolare alla più attiva circolazione 
verticale che si verifica in quelle regioni. Per effetto 
di questa circolazione le correnti ascendenti riportano 
negli strati superiori una quantità di detriti organici 
che altrimenti cadrebbero sul fondo e in tal modo 
permettono una nutrizione molto più intensiva del 
plancton che abita la zona illuminata. Reputo vi sia 
qualche cosa di vero anche in un'altra ipotesi (Loeb), 
che farebbe tutto dipendere dalla lunghezza relativa 
del ciclo vitale; nelle acque più fredde il ricambio si 
compie più lentamente e quindi il ciclo vitale dura di 
più; in conseguenza di questo fatto generazioni suc- 
cessive della medesima schiatta possono coesistere 
nei mari freddi in numero assai maggiore di quanto 
non avvenga nei mari caldi. 

Volendo accennare alla distribuzione degli orga- 
nismi pelagici alla superfìcie del globo, bisogna an- 
zitutto fare una distinzione. Le larve di organismi 
litorali che appartengono temporaneamente al planc- 
ton hanno una distribuzione che si connette a quella 
degli adulti bentonici da cui derivano. Per contro gli 
organismi che vivono pelagici per tutta la vita ma- 
nifestano spesso una diffusione assai più ampia e que- 
sto si poteva prevedere, dato (oltre ad altre ragioni) 
il facile trasporto per mezzo delle correnti e date le 
condizioni fìsiche la quali si mantengono pressoché 
uniformi in plaghe molto vaste di Oceano. Dal punto 
di vista della distribuzione orizzontale l'Ortmann di- 
stingue il dominio pelagico in tre grandi regioni, 



Uno cguardo generale alla biologia del plancton 113 

l'artica, l'antartica, l'atlantica e la indopacifica. Nu- 
merosi organismi planctonici euritermi varcano iconfìni 
di tali regioni e meritano il nome di cosmopoliti, altri 
sono limitati ad una sola regione ; altri ancora non si 
lasciano raggruppare in altro modo che in specie 
d'acque calde ed in specie d'acque fredde. Così i Mol- 
luschi eteropodi appartenenti alla famiglia Atlantidae 
sono pressoché esclusivi alle acque calde e di 14 specie 
descritte 3 sono esclusive alla regione indopacifìca; 
11 comuni alla indopacifìca ed all'atlantica. 

Una differenza piìi o meno spiccata si nota fra il 
plancton che vive in vicinanza immediata delle coste o 
plancton n eriti co, e quello che si trova piìi al largo 
o plancton d'alto mare. Quello è generalmente 
più ricco di questo perchè contiene una larga propor- 
zione di organismi, i quali appartengono al dominio 
pelagico soltanto in via temporanea. La vita plancto- 
nica è per essi un periodo giovanile di rapido accre- 
scimento, soventi volte anche di rapide e radicali tra- 
sformazioni, finito il quale discendono al fondo ed 
assumono l'esistenza bentonica defìnitiva. Le grazio - 
sissime larve di Crostacei, di Molluschi, di Vermi, 
che aggiungono tanta attrattiva al nostro plancton 
costiero, hanno sciamato sul fondo marino; e al fondo 
torneranno, per maturarvi gli organi della riproduzione, 
quelle che han potuto sfuggire ai carnivori voraci del 
pelago. Per contro il plancton d'alto mare è costituito 
quasi unicamente da organismi che nell'ambiente pe- 
lagico trascorrono tutta intera l'esistenza. E i limiti 
fra i due tipi planctonici ? Non è possibile tracciarne 
perchè i venti e le córrenti non lo consentono ; l'espe- 
rienza insegna tuttavia che, in tesi generale, le larve 
8. - R. IssKL. 



114 Capitolo quarto 



neritiche non vengon trascinate lungi dalle coste più 
di qualche centinaio di miglia. Secondo il Lobianco 
le larve dei Pesci litorali nel senso piti stretto (come i 
Sarghi, i Paraghi, le Scorpene) si trovano nel plan- 
cton sino a 15 km. e più dalla costa. 

Alcune specie durevolmente planctoniche non so- 
gliono allontanarsi dalle coste, mentre altre son pro- 
prie dell'alto mare ed altre ancora si trovano indiffe- 
rentemente in acque costiere ed Oceaniche. La grande 
Medusa Bhizostoma pulmo fra gli animali, molte specie 
di Diatomee planctoniche fra i vegetali sono neritiche ; 
le Yelelle e le Jantine vivono normalmente in alto 
mare. 

Durante l'inverno, per effetto delle migrazioni pe- 
riodiche, molte specie d' alto mare fanno la loro com- 
parsa nelle correnti litorali. Già si sono compilati 
speciali calendari del plancton colla scorta dei 
quali si possono prevedere lo scomparire ed il compa- 
rire periodico di questa o di quest'altra specie; na- 
turalmente il calendario non acquista tutto il suo 
valore se non è frutto di osservazioni precise e se- 
guitate per molti anni. Quando si tratta di uova e 
di larve la loro apparizione dipende naturalmente 
dall'epoca in cui l'adulto si riproduce. 

Per citare qualche esempio concreto, i Radiolari 
appartenenti all'ordine degli Acantari si trovano 
nelle acque di Quarto dei Mille per quasi tutto l'anno^ 
mentre le belle specie dei Feodari e degli Spumellari 
solitari non compariscono che d'autunno e d'inverno 
e le colonie gelatinose degli Spumellari coloiiiali (Col- 
lidi) son proprie dei mesi temperati e caldi. Nella 
schiera delle larve pelagiche gli Ofioplutei (larve di 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 115 

Ofìuroidi) si vedono in tutte le stagioni, mentre le 
Auricularie (larve di Oloturoidi) mancano costante- 
mente nei mesi estivi. 

Le statistiche dimostrano che per molte specie ani- 
mali del plancton si verifica un solo massimo annuale ; 
per altre (ricordo ad es. certe Diatomee) si nota in- 
vece un aumento progressivo di individui due volte 
all'anno, di guisa che la curva di frequenza presenta 
due vertici in luogo di uno. 

Biologi di varie nazioni hanno investigato la distri- 
buzione del plancton a seconda delle profondità, me- 
diante speciali reti che si possono chiudere a deter- 
minati livelli; i risultati ottenuti sono assai istruttivi 
e si conseguono con relativa facilità per quegli orga- 
nismi di piccole dimensioni che non hanno movimenti 
attivi. Dimostra infatti la pratica come questi siano 
distribuiti uniformemente nelle acque marine 
finché sussistono determinate condizioni fìsiche; di- 
modoché un conteggio di plancton eseguito sopra 
pochi litri d'acqua atlantica in un dato punto, vale, 
e un dipresso, per tutti gli altri saggi che si prele- 
vassero alla stessa profondità in punti assai lontani 
della medesima zona. 

Secondo le ultime ricerche, la massa del plancton 
vegetale si può ritenere praticamente limitata ai 
primi duecento metri. Le ricerche dell' Hjort nell'A- 
tlantico concordano con quelle eseguite dal Lohmann 
nel Mediterraneo circa il maximum di vita vegetale 
che si troverebbe compreso fra 40 e 60 metri di pro- 
fondità. Pili in basso la quantità di fitoplancton di- 
minuisce rapidamente; a 75 metri di fondo si riduce 
a circa la metà della cifra corrispondente; a 100 m. 
non v'ha più che un quinto di questa cifra. 



116 Capitolo quarto 



Tuttavia lo Schiller nelle sue recentissime investi- 
gazioni adriatiche trovò Diatomee sino a 250 metri 
di fondo e l'esistenza di un plancton vegetale, per 
quanto estremamente diradato, fu verificata anche 
a profondità assai più rilevanti; sino ad oltre 400 m. 
x\lla distribuzione verticale del fìtoplancton le sta- 
gioni recano continui cambiamenti: nelle nostre acque 
esso tende a concentrarsi in una zona poco profonda 
durante la stagione fredda e di sparpagliarsi poi, du- 
rante i mesi estivi, lungo una distanza verticale assai 
maggiore. Per quanto concerne i Bacteri, pare se ne 
trovino tanto negli strati superficiali quanto nei 
profondi. 

Più ardue sono le indagini relative al plancton ani- 
male, sia per le cospicue dimensioni, sia per la grande 
mobilità di alcuni suoi rappresentanti. Mi riferirò 
sopratutto agli studi compiuti dal Lobianco nel golfo 
di Napoli e ricorderò come taluni animali si raccol- 
gano indift'erentemente alla superficie ed in acque 
profonde sino a quote rilevanti: così il Foraminifero 
Glohigerina hulloides, già citato a proposito dei fondi 
marini, ed il Sifonoforo Diphyes sieboldi vennero ri- 
conosciuti ai più diversi livelli dalla superficie sino 
alle profondità rispettive di 1200 e 1500 metri. Per 
contro la maggioranza degli organismi pelagici è 
limitata a certe condizioni batimetriche che inda- 
gini accurate e ripetute permettono di determinare 
con una certa approssimazione. 

11 Lobianco distingue tre comunità planctoniche: 

1* Un plancton di zona luminosa (o phaoplan- 

cton) che abita la zona superiore del pelago sino ad 

una trentina di metri di profondità. Sono tipici per 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 117 

questo plancton i Radiolari coloniali dei generi Col 
lozum e Gollosphaera, le Velelle, le Pelagie, molti 
Copepodi, numerose larve di animali bentonici, eco 
Le specie di questa zona hanno generalmente dimen 
sioni più. piccole delle loro congeneri di acque profonde 
2» Un plancton di zona d'ombra (o knepho 
plancton), abitatore della zona scarsamente illuminata 
che da una trentina di metri scende sino a 500 m, circa 
Fra gli organismi caratteristici si possono citare il 



"X 






Fig. 18. 
Medusa della zona d'ombra: Bhopaloncnia velalitm Ggb; >< 2. 
Dal Lo Bianco, 1903, modific. 



Bhopàlonema velaturn (fig. 18) fra le Meduse, le ele- 
gantissime larve di Solenocera siphonocera fra i Cro- 
stacei, le Atlanta e le Hyalea fra i Molluschi, molte 
larve pelagiche i cui adulti vivono bentonici a consi- 
derevoli profondità, ecc. Anche l'Hjort distingue per 
l'Atlantico una zona pelagica intermedia che giunge 
sino a 500 m., ma la fa cominciare alquanto più in 
basso (150 m.) o la considera come tipica dimora dei 
Pesci a corpo argentino, a differenza della superiore, 
la quale alberila di preferenza specie diafane, incolore, 
oppure colorate in azzurro. 



118 Capitolo quarto 



3* Un plancton di zona oscura (o skotoplancton), 
che vive al disotto di 500 m. Tanto nel Mediterraneo 
quanto nell'Atlantico sono peculiari a questa fauna 
(e parlo soltanto di fauna perchè la flora è scomparsa) 
Pesciolini dalle tinte brune e nere e Crostacei dalla 
vivace livrea scarlatta. Fra le specie Mediterranee 
peculiari a questa zona ricorderò la Medusa Peri- 
phylla dodecahostricha, parecchi Crostacei Schizopodi, 
tra i quali il Meganyctiphanes norvegica, parecchi pe- 
sciolini dalle forme allungate, dalla grande bocca ar- 
mata di denti lunghi e sottili e dal corpo costellato 
di organi luminosi (gen. 3Iyctophum, Gyclothone, ecc.). 

Io mi riferirò spesso ad una classificazione più sem- 
plice degli esseri pelagici, chiamando epipelagiche 
la fauna e la flora che abitano i due livelli superiori del 
Lobianco e la regione che le accoglie ; batipelagiche 
la fauna e la regione al disotto dei 500 m. Non bisogna 
dimenticare che suddivisioni di questa natura hanno 
soltanto un valore molto relativo e molto approssi- 
mativo. L'ora, la stagione, la località, il concorso di 
svariate circostanze possono modificarne più o meno 
profondamente il -significato. Membri numerosi del 
plancton d'ombra risalgono durante la notte alla su- 
perficie, mentre animali della zona oscura s'innalzano 
fino alla zona d'ombra e talvolta risalgono a galla. 
Già si è ricordato come talune specie del plancton 
profondo abbiano uova a larve galleggianti negli 
strati superiori ; aggiungeremo qui che tale circostanza 
favorisce la diffusione della specie, poiché nelle acque 
superficiali si manifesta più ener^j^ica l'iizione delle 
correnti. 

Le profondità del Mediterraneo superiori a 1500 m. 



Uno aguardo generale alla biologia del plancton 119 

non sono ancora esplorate, in modo sistematico, dal 
punto di vista del plancton. Un poco meglio cono- 
sciuti sono gli Oceani, dove reti calate verticalmente 
e suscettibili di chiudersi al momento voluto, oppure 
rimorchiate orizzontalmente e nello stesso tempo a 
livelli diversi, han permesso di verificare che una 
fauna pelagica, sebbene oltremodo diradata, vive 
ancora a profondità comprese tra 4500 e 5000 
metri e forse anche più in basso. Secondo l'Hacker 
si possono distinguere nei mari caldi parecchie zone 
batimetriche, ciascuna contraddistinta da uno spe- 
ciale gruppo di Kadiolari; la più profonda di esse, 
cioè la zona delle Pharyngella, si estende appunto da 
1500 m. a 5000 m. 

Nella fauna come nella flora, la distribuzione verti- 
cale degli individui non si manifesta regolare. È fre- 
quente il caso in cui il massimo numero degli indivi- 
dui si verifica in uno strato intermedio, poco al di- 
sotto del limite superiore, mentre pochissimi esem- 
plari, in proporzione pressoché costante, si continuano 
a trovare fino a grandissima profondità. Così durante 
la spedizione del « Michael S ars» nell'Atlantico, l'Hjort 
non trovò alcun individuo di J.rgri/ro^e?ectts hemygimnus 
al disopra di 150 metri, ne contò 62 fre 150 e 300 m., 
ben 203 (il massimo) fra 300 e 500 m.; soltanto 21 
fra 500 e 2000 m. 



Paragonabile a quella che si compie sulla terra 
emersa, ma molto più grandiosa nel suo complesso, è 



120 Capitolo quarto 



la circolazione di vita che si produce in seno alle acque 
marine per opera del plancton. 

Il primo anello della catena alimentare è formato 
dalle Alghe microscopiche, Diatomee, Peridinee, Coc- 
colitoforidee, che abitano gli strati superiori dell'O- 
ceano. Queste Alghe fabbricano il proprio corpo col- 
l'anidride carbonica, coi sali disciolti e coll'acqua e 
debbono quindi considerarsi come le grandi produt- 
trici di nutrimento. A capo della schiera innumerevole 
dei consumatori, che richiedono sostanza organica 
già bell'e formata, stanno i più minuscoli animali del 
plancton e sopratutto i Copepodi, che rappresentano 
sempre una parte cospicua nel mondo pelagico di 
ogni zona e d'ogni mare. Kisulta infatti da replicate 
osservazioni che il tubo digerente dei Copepodi con- 
tiene sopratutto Alghe dei tre gruppi dianzi citati; 
queste vengono però ingerite in larga misura dalle 
Appendicolarie, dalle Balpe e da altri membri delle 
comunità pelagiche. I carnivori grandi e medi fanno 
strage del piccolo plancton, o trangugiandolo a sorsi 
senza alcuna scelta, o dando la caccia separata a par- 
ticolari componenti. 

Non è a credere tuttavia che le dimensioni siano 
sempre un criterio giusto per decidere delle relazioni 
tra divoranti e divorati. Sappiamo che alcuni carnivori 
assalgono ed ingoiano in un solo boccone prede talvolta 
pili grosse di loro; Sagitte di pochi millimetri abboc- 
cano grossi Copepodi ; il Ctenoforo Eucharis multicornis 
vien talvolta divorato da Una specie piti piccola della 
medesima classe: la Beroe Forékali Chun. fSopratutto 
nelle zone profonde sembra dififuj^a nel plancton l'atti- 
tudine a sopportare lunghi digiuni, interrotti da pasti 



Uno sguardo generale alla biologia del plancton 121 

pantagruelici; è un adattamento alla fauna diradata 
di quelle regioni. Così certi Pesci batipelagici, mercè 
la bocca dilatabile e la elasticità non comune dello 
stomaco e delle pareti ventrali, deglutiscono in un 
solo boccone altri Pesci più voluminosi e lo stomaco, 
rigonfio e disteso dalla preda ingerita, forma un gran 
sacco alla parte ventrale del corpo (fig. 19). Per contro 



■.\ 




Fig. 19. 
Chiasmodus niger Johns. , leggerm, ingrandito. Attraverso alio 
stomaco ed alle pareti ventrali del corpo, enormemente ri- 
gonfi e resi trasparenti dalla distensione, si scorge un esem- 
plare, molto più grande, della- stessa specie inghiottito in 
un solo boccone. Dal Murray - Hyort, 1912. 



il corpo immane delle Balene e delle Balenottere si 
pasce di organismi assai minuti; infatti la bocca di 
questi Cetacei, colle fìtta serie di lamine cornee, ric- 
camente fraiigiiiie (i fanoni) che guarnisce il palato, 
funziona da filtro e non lascia passare clie Molluschi 
Pteropodi, piccoli (-rostacei ed altri organismi di mo- 
destissima mole. 



122 Capitolo quarto 



In questi ultimi tempi hanno sollevato lunghe di- 
scussioni le idee del Piitter sul problema dell'ali- 
mento nel mare. Il Piitter afferma che la quantità di 
carbonio e di azoto necessaria per l'alimentazione degli 
animali marini può essere fornita soltanto in piccola 
parte dal plancton. Il resto si trova nelle acque marine 
sotto forma di composti organici disciolti e proviene 
dal ricambio materiale degli organismi in genere, ma 
sopratutto delle Alghe e dei Bacteri. Prova ne sia che 
molti animali del plancton si raccolgono di regola col 
tubo digerente vuoto. In altre parole le acque marine 
funzionerebbero come ima soluzione nutritizia. 

Che la vita di taluni esseri marini possa trar pro- 
fìtto da una tal maniera di alimentazione è verosimile, 
ma indagini recenti tendono ad escludere che il pro- 
cesso sia d'importanza cosi grande e generale come 
il Pùtter ammette. Giova riflettere sopratutto a que- 
sto: seilplancton è insufficiente ai bisogni della fauna, 
i detriti delle Alghe e delle Fanerogame bentoniche 
costituiscono un'altra fonte importantissima di nu- 
trimento, della quale bisogna tener conto. 

Il plancton ha speciale importanza per le nostre 
genti marinare, che delle specie pelagiche (Tonno, 
Pesce-spada, Acciuga, Sardina) fanno le sole pesche 
veramente rimuneratrici. 

Né il valore alimentare del plancton si limita al- 
l'ambiente pelagico. Pesci litorali si cibano talvolta 
di plancton; così ho potuto verificare che giovani 
Pagellus centrodontus, pescati fra gli scogli di Porto- 
fino, si rimpinzano di plancton e sopratutto di Creseis 
(Pteropodi) mentre le altre specie della scogliera che 
s'imbrancano coi Pagellus danno la caccia esclusiva- 
mente a Crostacei, ad Anellidi ed a Molluschi costieri. 



Uno aguardo generale alla biologia del plancton 123 

Mentre gli Invertebrati ed i Pesci bentonici fanno 
largo uso delle spoglie di plancton cadenti dall'alto, 
è noto ohe gli Uccelli marini, se insidiano attivamente 
i Pesci, non disdegnano le Salpe, le Velelle ad altri 
organismi galleggianti. Nel guano d'America, concime 
assai pregiato, che risulta sopratutto di escrementi 
d'Uccelli, si possono distinguere e classificare al mi- 
croscopio gusci di Diatomee pelagiche, prima man- 
giate da qualche aninlale planctonico, poi giunte con 
questo nello stomaco del pennuto. 



BIBLIOGRAFIA 

Delage Y.-Herouard E., Tratte de Zoologie concrète (in 5 vo- 
lumi). Paris, Reinwald, 1896-1903. 

JouBiN L., op. cit. (vedi bibliografia, cap. I). 

Lo Bianco S., Le pesche abissali eseguite da F. A. Krupp col 
Yacht « Puritan » nelle adiacenze di Capri ed in altre località 
del Mediterraneo. «Mittheil. an d. Zoolog. Station zu Neapel». 
Bd. 16, 1903. 

— Notizie biologiche riguardanti specialmente il periodo di ma- 

turità sessuale degli animali del golfo di Napoli. « Mittheil. 

a. d. Zoolog. Station zu Neapel », Bd. 19, 1909. 
Loeb J., op. cit. (ved. bibliografia, cap. II). 
Mazzarelli G., Oli animali abissali e le correnti sottomarine dello 

stretto di Messina. « Rivista mens. di Pesca e Idrobiologia », 

anno 4°, 1909. 
Murray J.-Hjort J., op. cit. (ved. bibliografia, cap. II). 
Ortmann a. e., op. cit. (ved. bibliografia, cap. I). 
Pubtter a., op. cit. (ved. bibliografia, cap. I). 
Steuer a., Planktonkunde. Leipzig-Berlin, Teubner, 1910 

(Esteso trattato del plancton con ricchissima bibliografia), 

— Einige Ergebnisse der VII Terminfahrt S. M. S. Najade in 

Sommer 1912 in der Adria. « Internat. Rev. d. ges. Hydro- 
biologie u. Hydrographie », Bd. 5-6, 1913. 



CAPITOLO V 

Breve Illustrazione 
di alcuni organismi planctonici 



I. Invertebrati. 



Sommario: Protozoi, Celenterati e Ctenofori. — Echinodermi, 
Vermi e Molluschi; fotofori dei Cefalopodi. — Crostacei 
e Tunicati. 



Illustrare tutti gli animali del plancton significhe- 
rebbe passare in rassegna tutta la fauna marina. An- 
zitutto quasi ogni classe ed ogni ordine di animali 
marini comprende specie che appartengono al plan- 
cton, almeno nel periodo giovanile. Inoltre vi sono 
gruppi zoologici importanti, composti per intero di 
esseri pelagici per tutta l'esistenza. Sono questi i 
Radiolari fra i Protozoi, i Sifonofori e le Scifomeduse 
fra i Celenterati, i Ctenofori, gli Eteropodi ed i Pte- 
j*opodi fra i Molluschi; i Chetognati; le Appendicolarie 
e le Salpe fra i Tunicati. 

Finalmente in molti ordini bentonici si trova qual- 
che famiglia od anche soltanto quah-he genere iso- 
lato con abitudini pelagiche. Così i tardi e corazzati 
Echinodermi sono caratteristici per la ^'ila di fonde», 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 125 

eppure una Oloturia, ben diversa, nella linea esteriore, 
dalle Oloturie che strisciano nella melma, venne, or 
non è molto, scoperta nel plancton profondo degli 
Oceani^ unica eccezione in tutto il tix^o (gen. Pelago - 
thuria). 




Fig,20. 
Forami nifero : Glohigevina bulloides d'Ovb. 
Quarto dei Mille. 



X 240. Originale 



\Ji\ lavoro d'insieme od una serie di monografie, 
dove fossero descritte e figurate le specie nostrane del 
plancton, sarebbe opera d'inestimabile utilità e i bio- 
logi si augurano di veder presto iniziato nel Mediter- 
raneo quel che è fatto compiuto pei mari Nordici. 

Intanto ihoi dobbiamo limitarci ad una rassegna 



126 



Capitolo quinto 



molto rapida, soffermandoci ad osservare qua e là 
alcune specie prescelte fra le piti interessanti e fra 
quelle che più facilmente si raccolgono poco lungi 
dalla costa. 

Pochi Foraminiferi menano vita pelagica; i più co- 
muni e caratteristici sono la Glohigerina bulloides 
(fìg. 20) d'Orb., il cui guscio calcareo è munito di 




Fig. 21. 
Poraminifero : Orhulina universa d ' Orb, 
Quarto dei Mille. 



40 ; Originale, 



lunghi prolungamenti rigidi, e la Orhulina universa 
(fìg. 21), che si può paragonare ad una Globigerina 
racchiusa in un guscio sferico o sferoidale. 

Soventi volte nella stagione calda e temperata ac- 
cade di vedere la superfìcie del mare coperta da mi- 
riadi di cilindretti trasparenti di variabile lunghezza 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 127 

o di sferette poco più grosse di un pisello. Ognuno di 
quei corpiccioli non è un animale, ma una massa di 
gelatina che alberga una colonia di animali: di Pro- 
tozoi appartenenti all'ordine dei Radiolari. I corpi 
sferici, che un modestissimo ingrandimento del mi- 
croscopio ci mostra disseminati a regolari intervalli 
nella gelatina, sono appunto i membri di tali colo- 
nie, classificate dai sistematici nei generi Sphaerozoum, 




Pig. 22. 

Radiolario spumellario : Chromyomma perspictiiini Haeck. 
Originale; dia. della Sig.na E. Rezzo. Quarto dei Mille. 

Gollozoum, Collosphaera, ecc. In questi Radiolari lo 
scheletro siliceo, caratteristico del gruppo, è poco svi- 
luppato e relativamente semplice. Osservati a forte 
mgrandimento, si mostrano cosparsi di puntini gialli. 
Malgrado l'opinione di recenti autori che riterrebbero 
questi corpi gialli connessi colla funzione riproduttiva 
la maggior parte degli zoologi è ancora di parere che 
si tratti di Alghe simbionti, dette Zooxantelle per la 
tinta loro speciale. 



128 Capitolo quinto 



Lo sclieletro siliceo diventa complesso ed elegante 
negli Spumellarì solitari, che si mostrano alla super- 
fìcie d'inverno (fig. 22) ed ha perfetta regolarità geo- 
metrica negli Acantarì. Kicorderò fra questi VAcan- 
thometron pellucidum J. Miiller, in cui sono ben visi- 
bili nastrini contrattili (mionemi), inseriti da una 
parte alle spicule dello scheletro, dall'altra alla peri- 
feria del corpo cellulare. I nastrini funzionano come 
muscoli; contraendosi fanno dilatare la massa del pro- 
toplasma periferico e aumentano il volume del corpo 
(fig. 23), allungandosi provocano il restringersi di 
quella massa e quindi una diminuzione di volume 
(fig. 24). Altri gruppi di Radiolari popolano special- 
mente le acque profonde; sopratutto meritano d'es- 
sere ricordati i Feodarì per la ricchezza veramente 
sbalorditiva di forme strane ed eleganti, in cui da 
costruzioni di regolarità geometrica si passa ad altre 
che sembran piuttosto dominate da principi simili a 
quelli che governano, nelle piante, l'ordinamento 
dei rami e delle foglie lungo il caule. I Feodari sono 
così chiamati da un ammasso centrale di pigmento 
scuro, il f eodio, che avvolge in parte la capsula cen- 
trale. Essi son rappresentati nel nostro plancton in- 
vernale dalla comunissima Aulacantha scolymantha 
Haeckel (fig. 25), che apparisce ad occhio nudo come 
un globetto trasparente di mezzo millimetro circa di 
diametro, avente nel centro un punto nero (il feodio), 
e da parecchi altri generi, fra i quali ricorderò le ele- 
gantissime Coelacantha (fig. 26). Ho dianzi figurato 
(fig. 4-6) alcune specie pescate nei grandi Oceani. 
Ve ne sono alcune che raggiungono grossezza insolita 
per Protozoi (oltre ad 1 cm.); in altre, come la Gorgo- 



Breve illustrazione di alcuni organismi planclonici 129 

netta miràbilis (fìg. 6) i motivi ornamentali raggiun- 
gono uno sviluppo ed una ricchezza straordinarie. 




Gli Infusori compariscono nel plancton in numero 
relativamente piccolo di specie. Sono in parte co- 

9. — R. ISSEL. 



130 



Capitolo quinto 



muni al mare ed all'acqua dolce i microscopici Tin- 
tinnidi. Tali Protozoi, a corpo conico, si muovono 




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velocemente a spii-ale mercè una corona di membra- 
nelle vibratili inserita nella parte anteriore, e nuo- 



Breve Ulmtrazione di alcuni organismi plansionici 131 

tando sporgono alquanto dal guscio (fatto ad imbuto 
a trombetta) che li protegge ed al quale sono uniti 
alla base da un sottile filamento ; al più lieve urto l'a- 
nimale si contrae e si rannicchia nell'interno della sua 
dimora (fig. 27). 

/ 




Fig. 25. 

Radiolario feodario: Aulacanlka scoli/mavJ ha ììa,ecké\. , x i5. 
Originale, Quarto del Mille. 

Il tipo dei Celenterati partecipa alla composizione 
del plancton con specie molto note per dimensioni 
cospicue e giustamente celebrate per eleganza di 
forme. La comune Medusa Bhizostoma pulmo (può 
raggiungere mezzo metro di diametro), cerchiata di 
violetto, accoglie spesso giovani pesciolini (piccoli 
Trachurus o Stromateus) all'ombra della sua cupola 
gelatinosa. Avvicinandosi cautamente colla barca si 
può osservare come in piena quiete i pesciolini sogliano 
allontanarsi alquanto dalla Medusa protettrice ; basta 
però la vibrazione prodotta battendo le mani perchè 
tornino subito a rifugiarsi sotto all'onjibrello di questa. 



132 



Capitolo quinto 



È comune, ma soltanto nei mesi autunnali, la bel- 
lissima Gothylorhiza tuherculata (fig. 28)/dall'ombrello 




EyMic*A "^lM ^"- < ■• 



Pig. 26. 

Kartiolai'io feodario del Mediterraneo: Coelacantha oì'nata Borgert, x 66. 

Secondo il Borgert, 1901. 



giallo -bruno e dai numerosi tentacoli violetti. Sono 
legione nel plancton le piccole Meduse di varia forma, 
che nascono come gemme da colonie Idroidi, poi si 
staccano e nuotano liberamente, producendo uova 



Breve illustraxione di alcuni organismi planctonici 133 



donde schiudono larve, queste si fissano e per suc- 
cessive gemmazioni riproducono la colonia bentonica 
d'Idroidi(fig. 29). Si distinguono dalle due dianzi citate 
perchè posseggono il velo, 
sorta di diaframma mem- 
branoso teso al disotto 
dell'ombrello e conte- 
nente i muscoli necessa- 
ri alla contrazione rit- 
mica di questo. Sono 
trasparenti come il cri- 
stallo VObelia geniculata 
(fig. 30 A), a tentacoli 
brevi e numerosi; ad 
ombrella piatta, e 1'^- 
glaura hemistoma (figura 
30 B) di forma cilindro - 
conica; nelle Gorymorplia 
uno dei tentacoli assume 
sviluppo preponderante 
sugli altri tre. Non posso 
tacere dei Sifonofori, de- 
lizia degli esteti ed argo- 
mento di lunghe discus- 
sioni fra i morfologi. 
Molte parti di un Sifo- 
noforo si debbono piut- 
tosto considerare come 




Fig. 27. 
Infusori plactonici : Tintinni- 
di. A, Tintiìinopsis davidojffi 
Daday, coli' animale espan- 
so, X 140. B, Tinlinnopsis 
campanula Ehrb., id. x 200. 
C, Diclyocysta temphim Hae- 
ckel, coir animale semi-re- 
tratto, X 290. - Originale. 
Quarto dei Mille. 



individui di una colonia 

formati per successive gemmazioni, che non come 
organi di un organismo. L'apparato più vistoso è si- 
tuato all'apice e consta di una campanella, più spesso 



134 



Capitolo quinto 



di una serie di campanelle ripiene di gas: i pneu- 
matofori, che servono al galleggiamento della colo- 
nia. Individui adibiti ad altre funzioni aderiscono 




''pniiilll 






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Fig. 28. 
Colhijlorhiza ttiberculala L. , -Vi della grandezza naturale. Dal Gains- 
borougli-Mayer, 1910. 



alla faccia inferiore di un disco, oppure sono ordi- 
nati lungo uno stelo in numero ed in aggruppa- 
menti caratteristici pei singoli generi. 

Guardiamo per esempio una Diphyes (fig. 31), il 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 135 



Sifonoforo più comune nel plancton nerit.ico. Il pneii- 
matoforo è rappresentato da due campanelle sovrap- 
poste; lungo il filamento retrat- 
tile che penzola dallo spazio 
interposto fra le due campane 
scorgiamo, a brevi intervalli, del- 
le nodosità biancastre. Ciascuna 
di queste, esaminata con una 
forte lente, si rivela composta 
da un tubicino a larga bocca: 
un gastrozoide o individuo nu- 
tritore, destinato all'alimenta- 
zione della colonia; nonché da 
un bottoncino destinato a ma- 
turare gli elementi riprodut- 
tori (medusoide). I due indi- 
vidui sono inoltre protetti da 
una squama membranosa ed 
il gastrozoide è munito di un 
filamento, armato di organi ur- 
ticanti, che serve a carpire la 
preda. È divertente vedere le 
Biphyes innalzarsi e discendere 
obliquamente nei bicchieri di 
plancton con rapidi sbalzi. Le 
Praya (fig. 11) e' le Galeolaria, 
più grandi e più eleganti delle 
Biphyes, hanno parti delicata- 
mente colorate. Nelle Velelle, 

un pneumatoforo, foggiato a cresta membranosa, 
sormonta il| disco colorato in azzurro, che porta in- 
dividui di varia funzione sulla faccia inferiore. Que- 




Fig. 29. 

Stadio idroide dell' 06e- 
lia geniculala Allin. , 
X 40 circa. Secondo 
l'Herdman, 1905. 



136 



Capitolo quinto 



sti Celenterati galleggiano ed invadono talvolta, a 
stuoli enormi, le nostre acque costiere. 

I Ctenofori sono fra gli organismi più caratteri- 
stici del plancton marino. Diafani e gelatinosi, nuo- 
tano battendo l'acqua con ritmo regolare, mediante 
palette formate di ciglia insieme agglutinate ed alli- 








Due Idromed 

hemistoma. Per. et Lea 



Fig. 30. 
A, Obelia geniculala Allui., 5. B, Aglaara 
5. Originale. 



neate in otto serie meridiane. Predominano le forme 
a palloncino o a globo (fig. 32), quasi sempre munite 
di due lunghi tentacoli retrattili che servono ad affer- 
rare la preda. Le Beroe, che non hanno tentacoli, si 
valgono soltanto delle dimensioni enormi della bocca 
per ingoiare voluminosi bocconi. Hanno forma aber- 
rante le cinture di Venere {Cestus Veneris, fig. 10), 
veri nastri gelatinosi, iridescenti, che raggiungono 



Breve illustrazione di alcuni organiami plauctonici 137 



qualche decimetro di lun- 
ghezza e in cui la progres- 
sione viene coadiuvata 
dalle ondulazioni del cor- 
po. Giova ricordare come 
le palette motrici dei Cte- 
nofori presentino una no- 
tevole autonomia di mo- 
vimento ; esse continuano 
a vibrare anche staccate 
dal corpo. La presenza, 
nei saggi di plancton, di 
queste lamelle semoventi 
è spesso imbarazzante 
pel novizio, che a tutta 
prima le prende per ani- 
mali completi. Per spie- 
gare come tanto spesso 
capitino sotto agli occhi 
del naturalista, basta ag- 
giungere che molti Cteno- 
f ori sono esseri oltremodo 
fragili e delicati. Così non 
si è ancora trovato un 
procedimento per conser- 
vare in buon stato VEu- 



Fig. 31. 

Un Sifonoforo : Diphyes, x 4 circa. 

Originale. (Quarto dei Mille. 





138 



Capitolo quinto 



charis multicornis, grande [specie Tdi color ^ bruno, 




Fig. 32. 
Placton composto di Ctenofori {Pleurobrachia pileus) ; grand. 
naturale. Secondo l'Herdman (fotogr. Scott), 1914. 



irta di papille coniche; se nell'atto della raccolta la 
facciamo scivolare un po' bruscamente nel bicchiere. 



Breve illustrazione di alouni organismi planctonici 139 



la vediamo tosto dissolversi in brandelli gelatinosi. 
L'eterogenea moltitudine di organismi noti convenzio- 
nalmente sotto il nome di Vermi non contribuisce che 
in scarsa misura alla formazione del plancton. V'ha 
tuttavia un piccolo grup- 
po, quello dei Chetogna- 
ti, che appartiene soltan- 
to al plancton e vi si mo- 
stra copioso in ogni sta- 
gione; il genere piti co- 
mune Sagitta (fig. 33 A), 
comodamente visibile ad 
occhio nudo, ha corpo fu 
siforme e trasparente, 
procede a scatti per e- AiÉ 
nergiche contrazioni mu- 
scolari; il capo è armato 
di robuste setole disposte 
in due fasci. Fra gliAnel- 
lidi adattati alla vita pe- 
lagica anche nella condi- 
zione adulta van ricordati 
i Tomopteridi, diafani co- 
me vetro, in cui le appen- 
dici seriali del corpo sono 
trasformate in altrettan- 
te palette. Kare eccezioni, 
rivelate dalle recenti in- 
dagini sul plancton Oceanico, sono i rappresentanti 
pelagici dei Nematodi e dei Nemertini adulti. 

Per contro si trovano abbastanza numerose nel 
plancton le larve x>6lagiche di alcuni grupj)i, e so- 




Fig, 33. 

A, Chetognato : Sagilla bipunc- 
iaia A. Gr. 

B, larva di Anellide : Trocopho- 

ra di Polygordixis. 

C, larva di Anellide (Spionide). 
Originale. Quarto dei Mille. 



140 Capitolo quinto 



pratiitto di quegli Anellidi i quali, striscianti sul 
fondo o sedentari nei loro tubi, aggiungono tanto brio 
al quadro della vita bentonica. Esempio tipico è la 
larva del Polygordius (fìg. 33 B), detta Trocophora 
per la doppia corona di ciglia vibratili che cinge il 
suo corpo diafano, conico -sferoidale, che si sposta 




Fig. 

Larva pelagica di Gasteropodo con aculei. Originale, x 30 circa 
Dai materiale della R. Nave € Liguria», Oceano Pacifico. 



roteando. Man mano che lo sviluppo progredisce, i se- 
gmenti del Verme definitivo si formano al polo infe- 
riore della larva e a questa conferiscono l'aspetto di 
un fungo. Le larve degli Anellidi appartenenti alla 
famiglia degli Spionidi (fig. 33 0), si riconoscono a 
prima vista pei due lunghi ciuffi di setole che l'animale 
tiene riuniti a fascio, rivolto all'indietro, oppure al- 
larga a guisa di ventaglio. Le larve di Molluschi, na- 
tanti per mezzo di ciglia, hanno alcuni punti di somi- 



Breve illustrazione di alcuni organismi plancionici 141 

glianza con quelle degli Anellidi, senonchè nella mag- 
gior parte di esse vediamo precocemente sviluppata 
una fragile conchiglia brevemente avvolta a spirale 
e per lo più destinata a costituire l'apice della con- 
chiglia definitiva nell'adulto. Alcune larve oceani- 




Fig. 35. 
Conchiglia di un Eteropodo : Atlanta fusca Soni, x 25. Origi- 
nale, es. di Messina. 



che di Gasteropodi hanno la conchiglia fornita di 
appendici di librazione sotto forma di sottili aculei 
(fìg. 34). I Lamellibranchi si formano molto per tempo 
una conchiglietta bivalve. 

Due gruppi di Gasteropodi, gli Eteropodi ed i Pte- 
ropodi, trascorrono tutta la vita nel plancton e sono 
all'uopo profondamente modificati in confronto ai 



142 Capitolo quinto 



Molluschi costieri. Grià la riduzione delle parti massicce 
ed ingombranti ci ha condotti a far cenno degli Ete- 
ropodi. Per quanto concerne la conchiglia, conviene 
aggiungere come nei generi Atlanta (fìg. 35) ed Oxy- 
gyrus questa sia tale da proteggere completamente 
il corpo allorché l'animale è contratto. Nella Cari- 
naria la conchiglia dell'adulto assume l'aspetto di 
un berretto frigio, che protegge soltanto la masse- 
rella dei visceri dorsali, mentre lascia scoperto il 
corpo grande e gelatinoso; finalmente ogni traccia 
di conchiglia manca nelle Pterotra^liea adulte (fìg. 36) 
dopo aver fatto un'effimera comparsa durante il pe- 
riodo larvale. Nelle Pterotrachea lo strato esterno del 
corpo è uno spesso involucro di diafana gelatina; l'a- 
nimale, tenendo il ventre in alto, nuota lentamente 
coll'ampia natatoia a forma di scure, che. corrisponde, 
nei Gasteropodi striscianti sul fondo, alla parte ante- 
riore del piede; è carnivora vorace mercè i dentelli 
uncinati della sua raspa (radula), che può estro - 
flettere dalla lunga proboscide. 

I grandi individui di Pterotrachea coronata (che mi- 
surano talvolta 30 cm. e più di lunghezza) possono 
recare sensibile fastidio a chi li afferra incurvando 
la proboscide sulla mano e pungendo la pelle colla 
raspa; più volte ne ho fatto l'esperienza. 

Gli organi più importanti sono confinati in tenue 
spazio alla parte posteriore del corpo, ove comincia 
la coda (corrispondente alla parte posteriore del piede) ; 
il fegato colla glandola digestiva e genitale stanno in 
un sacchetto fusiforme, rivestito di pelle argentea; 
il cuore, il rene e le branchie sono contigui, all'in - 
nanzi. La cristallina trasparenza del corpo permette 



Breve illuslrazione di alcuni organismi planctonici 143 




Un Pteropodo: Oreseis acicn- 
la. Rang. x 2. Originale. 
Qnai'to dei Mille. 




Fig, 

Un Pteropodo 

reni Blainy metà de 
grand, naturale. Originale 



Cymhulia pe- 

' nia 



144 Capitolo quinto 



di scorgere nelle varie regioni i gangli nervosi 
e di seguire i più minuti filamenti dei nervi che da 
questi si dipartono; ecco adunque una anatomia 
assai complessa, che si può studiare senza l'aiuto di 
forbici e scalpello. Nei Pteropodi due lobi laterali del 
piede acquistano sviluppo preponderante e diventano 
un paio di natatoie che per la forma ed i movimenti 
fanno pensare alle ali delle farfalle. È costante reperto 
nel plancton neritico la Greseis acicula (fig. 37), pic- 
colo Pteropodo dal guscio diafano, conico ed acumi- 
nato. Più di rado s'incontra la Cymhulia peroni 
(fig. 38), lunga sino a tre o quattro centimetri, che pos- 
siede ampie natatoie ed in luogo di vera conchiglia 
ha una sorta di guscio gelatinoso fatto a barchetta. 
Si conoscono anche Pteropodi nudi che nei mari nor- 
dici formano parte importante nel pasto delle balene. 
Irritati si contraggono in una sferetta, ma se si la- 
sciano tranquilli, tornano, dopo pochi istanti ad espan- 
dere le piccole natatoie e le appendici più o meno 
numerose di cui è fornito il capo. 

Raramente s'incontrano nel plancton dei Cefalopodi 
pelagici, salvo forse in località favorite da speciali 
condizioni idrografiche, ed è peccato, perchè si tratta 
di specie quanto mai belle ed interessanti. Fra i Cefa- 
lopodi ad otto braccia (parenti quindi dei Polpi e dei 
Moscardini) ricorderemo il Tremoctopus violaceus, che 
ha le otto braccia collegate da un'ampia membrana 
natatoria; nel plancton profondo il Chun ha pescato 
il Cirrothauma murrayi (fig. 39), il quale, unica ecce- 
zione conosciuta, manca d'organo visivo. 

Nel gruppo dei Cefalopodi a dieci braccia s'incon- 
trano alcune specie che per i loro adattamenti alla 



Breve illustrazione di alcuni organismi piancionici 145 

esistenza pelagica notevolmente si allontanano dai 
Calamari e dalle Seppie tanto comuni presso alla riva. 
Il Chiroteuthis veranyi (fig. 40), che si raccoglie qual- 
che volta nel Nizzardo' e nel mare di Sardegna, ha 




Fig. 39. 
Cefalopodo batipelagico cieco : Cyrrothaiima murrayi Chini, 
meno di metà della grand, natur. Secondo il Chun, dal 
Murray - Hjort, 1912. 



corpo esile e diafano, lunghe e grosse le braccia ses- 
sili, sottili ed enormemente prolungate le braccia ten- 
tacolari, molto vistosi gli occhi e la natatoia circo- 
lare. Il Chiroteuthis ci conduce ad una singolare famiglia 
di Cefalopodi (fam. Cranchiidae) raj^presentata uni- 

10. -T R. ISSEL. 



146 



Capitolo quinto 




Fig. 40. 
Cefalopodo pelagico del Mediterraneo : Chiroleuthis veranyi, 
(Fér.) metà della grand, natur. Secondo il Verany, 1851, 
leggerm. modificato. 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 147 



camente da specie pelagiche, in grande maggioranza 
viventi nel plancton profondo dei grandi Oceani. 
Percorrendo collo sguardo le belle 
figure che illustrano, nell'atlante 
del Chun, il materiale raccolto dal- 
la « Valdivia », notiamo subito co- 
me nella serie dei Cranchidi le 
braccia sessili tendano a diven- 
tare rudimentali. Per contro gli 
occhi coi peduncoli che li sosten- 
gono acquistano grande sviluppo 
e forme caratteristiche; valgano 
ad esempio V E uzygaena pacifica Iss. 
(fig. 41) e ancor meglio il San- 
dalops melancholicus Chun (fig. 15) 
ed il Bathothauma lyromma Chun 
(fig. 16). 

Questi ed altri Cefalopodi del pe- 
lago profondo hanno particolarità 
interessanti connesse alla dimora 
in ambiente oscuro; oltre agli oc- 
chi peduncolati presentano un as- 
sortimento di organi luminosi o 
fotofori, la complessità e la per- 
fezione dei quali destano vivo in- 
teresse fra i biologi, che coli' aiuto 
del microtomo e del microscopio 
ne hanno indagato l'intima strut- 
tura. Per definirli in due parole si 
potrebbero chiamare occhi a rove- 
scio; occhi destinati a fabbricare 
ed irradiare la luce anziché rice- 
verla e trasmetterla ai centri nervosi. 




Fig. 41. 
Cefalopodo batipela- 
gico (Cranchide): 
Euzygaena pacifica 
(R. Issel). Oceano 
Pacifico. Secondo 
l'Issel, 1908. 



148 



Capitolo quinto 



Darò una idea sommaria dei fotofori disseminati 
sotto la pelle ventrale delle Histioteuthis (flg. 42), 
grandi Cefalopodi che noi consideriamo come rarità 
per la difficile cattura, mentre debbono essere abba- 
stanza comuni nelle zone batipelagiche del Medi- 



o . o 




Fig. 42. 
Fotofori di Cefalopodi batipelagici. A, sezione schematica di 
un fotoforo déìV Histioteuthis riippeli e, ritìettore esterno 
f, strato fotogeno — i, riflettore intei-no — p, strato pig- 
mentale, imit. dal Joubin, 1911 — B, un pezzo di pelle ven- 
trale dell' Abraliopsis movisi, x 4. e, cromatofori 1, fotofori. 
Originale. — C, Tre gz-audi fotofori all'estremità delle brac- 
cia del IV psiio neW Abraliopsis movisi Originale. 



terraneo. Immaginatevi una piccola coppa a tre 
strati concentrici; lo strato interno, il piti impor- 
tante di tutti, è paragonabile alla retina e serve 
a produrre la luce; v'ha poi uno strato medio che 
funziona da riflettore interno e corrisponde- 
rebbe alla coroidea ; finalmente lo strato esterno, para- 
gonabile alla sclerotica, è pigmentato in nero e serve da 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 149 

isolante, impedisce cioè che la luce si disperda. E le 
somiglianze non cessano a questo punto, poiché verso 
l'esterno la piccola coppa è chiusa e sormontata da 
una vera lente, simile al cristallino dell'occhio, e ca- 
pace di concentrare il fascio luminoso; nell'area poi 
che ricopre l'organo luminoso, la pelle diviene tra- 
sparente al pari della cornea oculare. 

Si sono inoltre scoperte parti accessorie che mancano 
all'occhio, mentre hanno esatta corrispondenza in 
quanto si pratica dall'industria umana; dei riflet- 
tori esterni che formano un'aureola luminosa at- 
torno al punto risplendente proiettato dal fotoforo ; 
e persino degli schermi colorati, che in determinate 
circostanze possono impartire a questi curiosi fari 
viventi le tinte più vivaci. Tali schermi sono costi - 
tutti da masserelle di sostanza colorata o cromato- 
fori, dei quali ci occuperemo più diffusamente in 
altro capitolo. Sotto l'impulso di una eccitazione ner- 
vosa, il cromatoforo può dilatarsi, oppur contrarsi 
in un minutissimo grumo sferico. Nelle specie costiere 
questo processo determina rapidi cambiamenti della 
tinta generale del corpo; nelle specie luminose cam- 
biano colore le luci emesse dai fotofori. Supponete 
infatti che nel tegumento soprastante al fotoforo la 
masserella colorata sia contratta; in tal caso la luce 
apparirà biancastra; se invece in questo tratto viene 
ad espandersi un cromatoforo di colore rosso, anche 
la luce del fotoforo sarà rosseggiante. 

ìiieìVAbraUopsis movisi Ver., uno dei Cefalopodi 
batipelagici più comuni nell'Atlantico e nel Mediter- 
raneo, av^evano suscitato discussioni e congetture tre 
organi sferici di color nero posti in cima alle braccia 



150 Capitolo quinto 



del 40 paio (fìg. 42 C). Non si poteva attribuir loro 
l'ufficio di fotofori (sebbene la struttura loro lo sug- 
gerisse) a cagione di un involucro nero che li avvolge 
completamente intercettando il passaggio della luce. 
Kecentemente, però uno zoologo giapponese, studiando 
una specie vicina vivente nei mari del Giappone 
(Watasea scintillans) ha posto in chiaro come il dia- 
framma nero ricopra l'organo in quistione solamente 
negli esemplari morti ; l'animale vivente può abbassarlo, 
mettendo a nudo le sferette che sono in realtà fulgi- 
dissimi fotofori. Altri organi luminosi, assai più mi- 
nuti, si vedono disseminati su tutta la superficie 
ventrale del Cefalopodo (fìg. 42 B). 



È imponente la legione dei Crostacei planctonici. 
Fra quelli che non abbandonano mai la vita pelagica 
il primo posto spetta certo ai Copepodi. Ben raramente 
vi accadrà di osservare un saggio di plancton senza 
vederne in quantità più meno grande e molto spesso 
questi piccoli Crostacei formano da soli quasi l'intera 
massa della fauna pelagica. Le loro dimensioni, che 
vanno da un punticino biancastro appena visibile 
sino alla mole di un granello di riso, il loro guizzare 
a rapidi scatti in ogni direzione li fanno riconoscere 
a prima vista nei bicchieri di plancton. 

Talvolta prevalgono poche specie od anche una 
specie sola con numero stragrande di individui, 
tal'altra si presenta all'occhio del mierogi*afo tutta una 
serie di specie diverse. Nelle forme più comuni il ce- 



Breve iUuatrazione di alcuni organismi planctonici 151 



falotorace si presenta ovoidale, l'addome forcuto e 
munito di lunghe setole, le antenne lunghe: gli arti 
natatori setolosi. Citeremo il Centropages typicus con 

occhio unico mediano, co- 
munissimo nel plancton 
neritico del Mare Ligure, e 
le diafane Copilia{fìg. 43), 



'Vao,,^^ 





Fig. 43. 
Copepodi pelagici : Copilia vi- 
trea Giesbr. Dal Lo Bianco, 
secondo il Giesbrecht. 



Fig. 44. 

Copepodo pelagico iridescen- 
te : Sapphirina ovato — lan- 
ceolata Dana. Dallo Steuer, 
1910, secondo l'Haeckel. 



provviste di due grandi occhi telescopici che appar- 
tengono piuttosto al plancton d'alto mare e popolano 
le acque costiere nella stagione fredda. Le Sapphirina 
(fig. 44), dal corpo piatto e dalle brevi appendici, brillano 



152 



Capitolo quinto 



della più fulgida iridescenza che sia dato ammirare 
nel mondo pelagico. I Crostacei Anfipodi forniscono 
al plancton specie dal capo grandissimo, dagli occhi 
vistosi e di complicata struttura, alcune delle quali, 
come le Pkronima, divorano le colonie di un Tuni- 
cato (Pyrosoma) lasciando però intatta la porzione 
coriacea che ha forma di un diafano barilotto. In questo 
involucro la femmina di Phronima prende stabile di- 




Fig. 45. 
Antìpode pelagico : Phronima nel suo bai-ilotto, x 2. 
masso di uova. Originale. Quarto dei Mille. 



mora, e giunto il momento della riproduzione, attacca 
alle pareti interne della botticella l'ammasso discoide 
delle sue uova (fig. 45). 

Fra i Crostacei Schizopodi (simili nella forma esterna 
ai Gamberetti, ma forniti di sette paia di arti toracici 
bifidi) molti nuotano nel pelago per tutta la vita. Il 
Meganyctipìianes norvegica (fìg. 46) è una specie lunga 
tre centimetri, che porta lungo i fianchi una serie di 
fotofori non molto dissimili, nell'intima struttura, da 
quelli descritti nei' Cefalopodi. Ha dimora normale 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 153 



nelle acque profonde, ma a lunghi intervalli risale alla 




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suporfìcio kì dirigo, in branchi enormi, verso la riva. 
In Liguria si registrano due recenti invasioni di questo 



154 Capitolo quinto 



Schizopodo, l'una nel 1909, l'altra nel 1913. A Savona 
l'autorità ebbe a proibirne il consumo pei disturbi 
non lievi dell'intestino sofferti da chi ne aveva in gran 
copia mangiati. Siccome altrove se ne fece largo uso 
a tavola senza alcun danno, son propenso a credere 
che i lamentati disturbi derivassero piuttosto da in- 
dividui poco freschi che non da qualche proprietà ve- 
nefica del Crostaceo. 

Le specie che appartengono al plancton per tutta la 
vita non sono molto numerose tra i Crostacei più ele- 
vati. Si ascrivono, in maggioranza, alla famiglia dei 
Sergestidi e sono talvolta poco dissimili dai Gambe- 
retti, tal'altra hanno corpo assai più esile, quasi fili- 
forme, ed occhi portati da lunghi peduncoli. 

Convien qui incordare che nei Crostacei l'accresci- 
mento del corpo e le modificazioni di forma che si ve- 
rificano durante lo sviluppo non possono venir secon- 
dati dal tegumento, rigido ed incapace di accrescersi 
per proprio conto; è quindi necessario che ad ogni 
fase larvale segua una muta completa ; sotto alla pelle 
vecchia si scorge in via di formazione la nuova, non 
di rado ben diversa dalla prima pel numero e la di- 
sposizione delle sue appendici. Questi cambiamenti 
hanno particolare interesse nei Sergestidi perchè la 
larva sguscia dall'uovo in uno stadio assai precoce 
e subisce un numero assai grande di mute prima di 
raggiungere la condizione adulta. Lo stadio detto di 
Acantosoma, col suo ricco ed elegantissimo orna- 
mento di spine, per lo più vivamente colorate, non fa 
certo prevedere l'adulto a corpo liscio e disadorno che 
segnerà la meta delle trasformazioni successive. 

Nel plancton neritico, accanto ai Crostacei dure voi- 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 155 



mente planctonici, acquistano particolare importanza 
le larve di quelle specie che appartengono al bentos 
nella condizione adulta. I Balani, che a sviluppo com- 
pleto stanno attaccati alle roc- 
ce, hanno minutissime larve pe- 
lagiche foggiate su di un tipo 
(il Nawplius) comune a tutti i 
Crostacei inferiori. Al pari di 
tutti i Nauplii, nuotano con tre 
paia di appendici, e posseggono, 
come caratteristica del gi'uppo, 
una lunga spina terminale. 

Le Squille o Cannocchie (Cro- 
stacei stomatopodi) prima di 
rintanarsi nelle melme sublito- 
rali, attraversano una serie ab- 
bastanza lunga di stadi larvali 
pelagici (fìg. 47). 

Belle e variate sono le larve 
di quei Crostacei superiori (Cro- 
stacei decapodi) che vivono co- 
stieri nella condizione adulta. 
Mentre nella famiglia dei Pe- 
neidi, il piccolo lascia l'uovo 
precocemente in foriha di Nau- 
plius, e poi si trasforma in Zoea 
le larve d'altre famiglie di De- 
capodi schiudono generalmente 

sotto le spoglie di Zoea. Sono allora fornite, oltre che di 
antenne (due paia) di mandibole (un paio) e di ma- 
scelle (due paia), anche di tre paia di appendici bi- 
fide, clic nella larva funzionano da zampe natatorie, 




Fig. 47. 

Larva di Squilla, x 20 
circa. Originale. Quar- 
to dei Mille. 



156 



Capitolo quinto 








Fig. 48. 
Larva Zoea di uu Peneide, veduta dalla ijartc ventrale, x 23. 
Oi'iginale. Quarto dei Mille. 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 157 

mentre nell'ulteriore sviluppo cambieranno ufficio, 
diventando zampe mascellari a servizio deH' alimen- 
tazione. Il corpo della Zoea è protetto da uno scudo 
anteriormente prolungato in un rostro, e la coda ter- 
mina con una lamina triangolare (telson). Non rare 
in fin d'inverno sono le Zoea dei Peneidi (fig. 48), 




Fig. 49. 
Larva Zoea di un Gamberetto (Leander), veduta di fianco x 100 
circa. Originale. Quarto dei Mille. 



nelle quali le antenne, frangiate di lunghissime se- 
tole, partecipano, con battiti regolari al movimento 
di natazione. La forma definitiva vien raggiunta 
dopo una serie assai lunga di mute. 



158 



Capitolo quinto 




Fig. 50. 
Larva Zoea di Galathea, veduta dalla parte ventrale, x 80 
circa. Originale, Quarto dei Mille. 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 159 

Le antenne non hanno funzione natatoria nelle 
Zoea dei comuni Gamberetti {Leander, fìg. 49), che 
soltanto un esperto zoologo può distinguere dalle 
Zoee di altri gruppi, grazie a certi caratteri nel relativo 
sviluppo dei segmenti, nel numero e nell'ordinamento 
delle appendici. Fra le Zoee dei Decapodi Anomuri, 
che raggiungono la forma definitiva dopo un numero 
assai limitato di mute, ricorderò quelle dei Paguridi, 
comuni durante tutto l'anno, e quelle poco dissimili dei 
Galateidi (fìg. 50), frequenti sopratutto di primavera. 
Paradossale pel capo lungamente peduncolato e pel 
corpo filiforme (fìg. 51) si presenta la Zoea della Cal- 
liaxis oc^riaiica, Crostaceo (Decapodo anomuro) appar- 
tenente ad una famiglia prossima a quella dei Paguridi. 
Notate come la larva comparisca abbastanza fre- 
quente a primavera, nelle acque di Quarto, mentre 
l'adulto è ancora sconosciuto nel Mare Ligure. 

Aberranti sono pure le larve delle Aragoste e degli 
Scillari (fig. 52), i così detti Fillosomi; nessun profano 
potrebbe infatti ravvisare una giovane Aragosta nel 
piccolo essere diafano ed appiattito, che ha i contorni 
simili piuttosto quelli di un ragno e dove l'addome 
muscoloso e robusto dell'adulto è rappresentato da 
una minuscola appendice, che si accresce poi negli 
stadi successivi. A prova di quanto sia difficile strap- 
pare al plancton tutti i suoi segreti ; ricorderò come le 
nostre conoscenze intorno allo sviluppo di un animale 
cosi volgarmente noto come l'Aragosta, fossero ancora 
incomplete pochi anni or sono, allorquando il Bouvier 
potè ottenere gli stadi non ancora descritti e colmare 
le lacune. 

Larve di Granchi (Decapodi brachiuri) si raccolgono 



160 



Capitolo quinto 



in ogni stagione; sono Zoee il cui addome ricurvo a 
semicerchio fa prevedere l'atteggiamento caratteri- 




Fig. 51. 
Larva Zóea di Calliaxis adriatica Heller, veduta di fianco, x 20. 
(L'estremità posteriore del corpo è voltata di fronte). Ori- 
ginale, Quarto dei Mille. 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 161 

stico dell'adulto, che lo porta ripiegato sotto al to- 
race; lo scudo è dorsalmente armato da una lunga 
spina ricurva. 

Gli Echinodermi costituiscono un tipo di animali 
molto ben cii'coscritto sia nelle forme, sia nelle abitu- 
dini, tanto che non forniscono alcun rappresentante 
né alla vita d'acqua dolce né alla vita parasitica. Al 




Fig. 52. 
Larva Phillosoma di Ai'agosta, ingrandita. Secondo il Cunnin- 
gliani, dal Calman, 1911. 



plancton danno nella condizione adulta il solo genere 
Pelagothurìa, che non si trova nei nostri mari. Nel pe- 
riodo giovanile invece la grande maggioranza dei nostri 
Echinodermi è fluttuante e le larve dei Ricci di mare 
(fig. 53), delle Stelle di mare, delle Ofiure (fig. 54), delle 
Oloturie compariscono in branchi talvolta numerosis- 
simi, sopratutto in inverno e primavera, alla super- 
li. — R. ISSEL. 



162 



Capitolo quinto 



fìcie del mare; sono creature trasparenti, munite di 
protuberanze o di braccia, più o meno divaricate, ri- 




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Pig. 53. 
Laiva di uu Riccio di mare (EchinophUeus), x nO circa. Ori- 
ginale. Quarto dei Mille. 

gide; nuotano roteando mediante cordoni di ciglia vi- 
bratili i quali accompagnano, con decorso sinuoso, i 
contorni delle protuberanze o delle braccia. Le più 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 163 

eleganti sono le larve degli Spatangidi (fig. 55), che 
oltre alle lunghe braccia diritte attorno alla bocca, 




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presentano al polo opposto, una lunga appendice. 
Tutte queste larve possiedono una simmetria bilate- 



164 



Capitolo quinto 




Fig. 55. 

Larva di uno Spatangide (SpatangopluteusJ, x 50 circa. Ori 
ginale. Quarto dei Mille. 



Breve illuatrazione di alcuni organismi planctonici 165 

rale e l'adulto, colla sua simmetria caratteristica a 
cinque raggi, comincia ad abbozzarsi, come una gemma 
interna sul lato sinistro della larva. Nei dintorni di 
Genova sono frequenti gli stadi di sviluppo delle Olo- 
turie. In un primo stadio la larva è quadrangolare 
e i cordoni cigliari disegnano sulla sua faccia ven- 
trale una sorta di H (fig. 56 J.) ; in uno stadio successivo 
i cordoni si rompono e tornano poi a saldarsi in circoli 
come doghe di una botte, attorno al corpo che ha preso 
appunto la forma di un barilotto (fig. 5QB). Dalla parte 
anteriore di questo non tardano a svilupparsi cinque 
tentacoli, poi le corone di ciglia scompariscono e lo 
scheletro calcareo (rappresentato sul principio da ro- 
selline o bastoncini isolati di carbonato di calcio) co- 
mincia a formare alla base dei tentacoli un anello 
completo (fig. 56 C). 

Ai Tunicati pelagici, e, in più tenue misura, alle 
larve planctoniche di Tunicati bentonici (come le 
Ascidie, le Cinzie, ecc.) spetta una parte non indif- 
ferente nella composizione del plancton. Membri pres- 
soché costanti d'ogni comunità planctonica sono le 
Appendicolarie ; il genere Oikopleura è, in tutto il 
gruppo, il più noto per la sua frequenza. Esso è rap- 
presentato, nel nostro plancton neritico e superfi- 
ciale da specie assai minute, talvolta appena visi- 
bili ad occhio nudo. 

Questi Tunicati, dal corpo ovale, nuotano con agi- 
lità vibrando, a mo' di scudiscio, la loro lunga coda 
diafana e piatta, di forma lanceolata. Mercè una se- 
crezione particolare si fabbricano un guscio piriforme, 
gelatinoso, munito di speciali aperture per l'afflusso 
e il deflusso dell'acqua messa in moto dalle ciglia 



166 



Capitolo quinto 



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Fig. 56. 
Stadi di sviluppo planctonici di Oloturoidi : 

A, larva detta Auricularia. — B, stadio ulteriore, detto 
DoliolaHa. — C, giovane Oloturoide al termine della vita 
pelagica, x 50 circa. Originale. Quarto dei Mille. 



Breve illustrazione di alcuni orgaìiismi planctonici 167 

vibratili dell'animale. L'apertura d'entrata è chiusa 
da un delicatissimo reticolato e funziona come un 
filtro sopraffino da plancton, cosicché gli organismi 
che passano, vengono travolti sino alla bocca dell' Ap- 
pendicolaria e poscia ingeriti, sono esclusivamente 
quelli di minime dimensioni. 

Le Salpe fanno talvolta delle vere invasioni nel 
plancton dei nostri mari. Alla fine di dicembre del 1912 
un tale stuolo di Salpa democratico -mucronata (fig. 57) 
nuotava nelle acque di Quarto, che le reti planctoniche 
ne erano ostruite e piii non funzionavano dopo pochi 
minuti di lavoro. E spesso gli eserciti delle Salpe pre- 
ludiano ad un temporaneo impoverimento del plancton 
locale, perchè quei Tunicati, che hanno dimensioni va- 
riabili da alcuni millimetri ad un paio di decimetri, 
fanno, pei bisogni della nutrizione, un consumo enorme 
di minuta flora e minuta fauna pelagica. A proposito 
delle Salpe vien fatto di osservare che i problemi della 
generazione hanno esercitato speciale attrattiva sulla 
mente dei poeti. Uno scienziato poeta, il Kedi, stu- 
diando gli insetti delle carni putride, scosse la teoria 
della generazione spontanea; ad un poeta scienziato, 
il Chamisso, dobbiamo la scoperta interessantissima 
della generazione alternante nelle Salpe. A quali vi- 
cende conduce questa generazione alternante I Una 
Salpa isolata, priva di sesso, presenta dalla parte 
dorsale una piccola appendice (stolone prolifero), che 
poco a poco si sviluppa in un cordoncino e si segmenta 
in tante porzioni uguali. In ciascuno di questi segmenti 
disposti in doppia fila, si vanno abbozzando gli organi 
della Salpa madre. Raggiunta una certa grossezza, 
la doppia catena di Salpe figlie si distacca dalla nu- 



168 Capitolo quinto 

trice e va ondulando per qualche tempo fìncliè le sin- 
gole Salpe, giunte a conveniente sviluppo si separano 
e vivono indipendenti. Questi individui non tornano 




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Fig. 57. 
Tunicato pelagico: Salpa democratico - mucronata Forsk. A, 
forma sessuata. — B, forma asessuata con una catena di 
Salpe figlie in via di sviluppo. Secondo, il Claus-Grobben, 
1910. 



a riprodursi gemmando la catena di Salpe figlie, ma 
iniziano il periodo sessuale del ciclo, maturando 
prodotti genitali maschili e femminili sul medesimo 
individuo (poiché si tratta di animali ermatioditi), ma 



Breve illustra zione di alcuni organismi planctonici 169 

in tempi diversi. Le uova fecondate danno origine a 
Salpe, che si riproducono per gemme e chiudono in 
([uesto modo il ciclo vitale. 

La forma sessuata e la non sessuata sono un poco 
diverse tra loro, tanto che gli antichi zoologi le consi- 
deravano come specie distinte. Ora che si conosce il 
legame genetico, vengono tuttavia mantenuti i due 
nomi quasi a ricordo della primitiva credenza; per 
questo udite parlare di Salpa democratico -mucronata, 
di Salpa maxima- africana e via dicendo. 

Per gli episodi affatto insoliti che presenta nella sua 
generazione alternante il Doliolum può dirsi l'animale 
più curioso e più interessante fra quanti han vita nelle 
acque salse. 

Le linee generali dello sviluppo sono press'a poco le 
stesse che abbiamo accennate per la Salpa. Senonchè 
una prima singolarità si manifesta nelle relazioni 
che intercedono fra la nutrice asessuata (fig. 57 B) e la 
colonia che ne trae origine sotto forma di piccole gemme 
ventrali. Man mano che la colonia cresce, la nutrice 
subisce modificazioni profonde; perde l'intestino e le 
branchie, mentre ingrossa ed irrobustisce i nastri mu- 
scolari (fig. 57 G); in altre parole una parte dei suoi 
organi è sacrificata a vantaggio della progenitura, ciò 
che rimane è una sorta di pompa vivente, destinata 
ad irrigare con acqua continuamente rinnovata, e 
quindi ben aereata, le gemme in via di sviluppo. 

Più singolari ancora sono le migrazioni e la divisione 
di lavoro che si riscontrano nelle gemme di Doliolum. 
Esse infatti non rimangono alla superficie ventrale 
dove si sono formate, ma si separano l'una dall'altra 
e strisciando sul corpo della nutrice raggiungono un'ap 



170 



Capitolo quinto 





Fig. 58. 
Tunicato pelagico Doliolum denticulatum Q. G. 

A, individuo sessuato (oozoite); i, intestino; br, branchia: m, 
muscoli. 

B, nutrice asessuata; le gemme nate sullo stolone ventrale 
(stv) migrano sullo stolone dorsale (std) che diventa poi 
una lunga coda (fig. C) ; m, muscoli : br, branchia. 

C, nutrice che ha perduto intestino e branchie e sviluppato 
un lungo stolone ove si dispongono le gemme mediane 
(ms) e laterali (Is): m, muscoli. 

D, individuo nutritore che si origina dalle gemme laterali : 
br, branchia. 

E, larva sviluppata dall'uovo; eh, corda dorsale. 
Dal Claus-Grobben, 1910; seraplif. 



Breve illustrazione di alouui organismi planctonici 171 

pendice che si trova dalla parte dorsale ed è foggiata 
a coda (flg. 58 G); notate pòi che non si muovono per 
impulso proprio, ma per virtù di speciali cellule del 
corpo dette forociti, le quali si incaricano del tra- 
sporto, ponendosi a tre o quattro per volta ai fianchi 
della gemma e trascinandola alla sua posizione defi- 
nitiva. Quivi giunte, le gemme si saldano alla coda e 
invece di trasformarsi tutte in individui dello stesso 
tipo come nelle Salpe, assumono tipi diversi per forma 
e per funzione. Quelle che si dispongono lungo i mar- 
gini laterali dell'appendice diventano individui dalla 
grande bocca (fig. 58, D), ai quali spetta il compito di 
nutrire non soltanto la giovane colonia, ma anche la 
nutrice che la ha generata. Quelle invece che hanno 
migrato lungo la linea mediana dell'appendice dorsale 
diventano individui portatori di altre gemme, desti- 
nate a staccarsi. Tosto la coda si frammenta; la 
nutrice, gli individui nutritori ed i portatori peri- 
scono ; sopravvivono le gemme che divenute libere si 
trasformano In individui completi e giunte a pieno 
sviluppo maturano gli organi della riproduzione. Tali 
individui corrispondono alle Salpe sessuate (fig. 58 A). 
Dalle loro uova nascono larve caudate (fig. 58 E), che 
per successive metamorfosi riprodurranno la nutrice 
e ricominceranno il singolarissimo ciclo vitale. 

Dinanzi ad una storia come quella del DoUolum 
penso debbano rimanere molto impacciati quei na- 
turalisti che si sforzano di trovare la necessità e l'uti- 
lità in ogni manifestazione dell'organismo vivente ! 



172 Capitolo quinto 



BIBLIOGRAFIA 

Chux C, Die Cephalopoden: I. Theil., Oegopsida. « Wisseusch. 

Ergebn. d. Deutsch. Tiefsee Expedit. », Bd. 18, 1910. 
Delage Y,-Herouard e., op. cit. (ved. bibliografia, cap. IV). 
Claus C.-Grobben K., Lehrbuch der Zoologie. Marburg, Elwert, 

1910. 
Haeoker V., Tiefsee Radiolarien. « Spezie!. Teil. Wisseusch. 

Ergebn. Deutsch. Tiefsee Expedit. », Bd. 14, 1908. 
ISHIKAWA C, Einige Bemerkungen uber den leuchtenden Tinten- 

fisch Watasea nov. gen. (Abraliopsis der Autoren) scintillans 

Berry aus Japan. « Zool. Anzeiger », Bd. 43, n. 4, 1912. 
.TouBix L., op. cit. (ved. bibliografia, cap. I). 
KoRSCHELT E,, Heider K., Lehvbuch der vergleichenden Entwic- 

klungsgeschichte der wirbellosen Tiere. Jena, Fischer, 1890- 

1893. 
Lo Bianco S., op. cit. (ved. bibliografia, cap. IV). 
Neumaxn G., Doliolum. « Wissensch. Ergebn. d. Deutsch. 

Tiefsee Expedit. », Bd. 12, 1906. 
Steuer a., op. cit. (ved. bibliogr., cap. IV), N. 10. 



CAPITOLO VI 

Breve Illustrazione 
di alcuni orgranlsml planctonici 



II. 



Sommario: Larve pelagiche di Pesci bentonici; Pesci pelagici 
anche nella condizione adulta; Pesci batipelagici del Medi- 
terraneo. — Delfìni e Balene. — Fitoplancton : Diatomee, 
Peridinee, Coccolitoforidee. Cloroflcee. 



Anche di Vertebrati troviamo larga rappresentanza 
nel plancton, se conserviamo a questo vocabolo il 
significato largo che gli abbiamo attribuito da prin- 
cipio. In ogni stagione, ma sopratutto in primavera, 
nuotano nel pelago stadi giovanissimi di Pesci bento- 
nici. Le specie più volgarmente note sul mercato, come 
i Saraghi, le Orate, le Triglie, depongono uova galleg- 
gianti e sono pelagiche nei primi periodi della loro 
esistenza; quando poi hanno assunto in gran parte 
i caratteri definitivi, pur serbando ancora dimensioni 
assai piccole (pochi centimetri) in confronto dell'a- 
dulto, si avvicinano alle coste e contraggono relazioni 
col fondo. Le uova pelagiche dei Pesci sono traspa- 
renti, di forma quasi sempre sferica, ed assai minute. 



174 



Capitolo sesto 



misurando molto spesso meno di un mm. di diametro. 
Ai profani sembrano tutte uguali fra di loro q quasi, 




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Fi<i. :.;•. 
Sviluppo (Iella Triglia di fango (Mnllns harhalns LJ Stadio 
A ingrandito 9 volte; stadio B - D, 7 volte: stadi E ed F, 
5^2 volte; stadio G, 7 volte, stadio H, 4 volte. Secondo il 
Lo Bianco, 1908. 



Breve illuf<trazione di alcuni orgavismi planctonici 175 



mentre un provetto specialista saprà in molti casi 
riconoscere almeno il genere al quale appartengono; 
buoni caratteri sono il numero e le dimensioni delle 
gocciole di grasso contenute nell'uovo, il diametro 
di questo, le eventuali sculture che si osservano sul 
guscio (chorion), le particolarità del tuorlo, ecc. 

Mercè l'opera delle stazioni marine si sono oramai 
identificati, con lunghe e pazienti ricerche, gli stadi 
successivi di sviluppo in molte specie di Pesci ossei. 
Quanto espone il Lo Bianco a proposito della Triglia 
merita di essere accennato per due motivi; prima di 
tutto perchè rappresenta un tipo di sviluppo il quale si 
ripete su per giù in molte altre specie litorali, poi 
perchè ci mostra un processo biologico mirabilmente 
intonato alle condizioni del mare e dell'atmosfera. 

Le uova della Triglia sono pelagiche e galleggianti. 
Deposte dalla femmina verso il crepuscolo e fecondate, 
vengono sospinte al largo dalla brezza che in quel pe 
riodo della giornata sSpira di regola dalla terra verso il 
mare. Nella notte l'uovo inizia il suo sviluppo e di- 
venta un poco più pesante, cosicché al mattino se- 
<i,uente, quando si desta la brezza di mare, che tende- 
rebbe a ricacciarlo verso la costa, è disceso al disotto 
della superficie di quel tanto che basta per non sentir 
più l'azione del vento. Dalle uova nascono i pesciolini, 
che hanno una bella livrea azzurra e si spingono nel 
plancton di superficie fino a parecchie miglia al largo. 
Più tardi si dirigono a frotte verso la riva, abbandonano 
la vita pelagica e vivono per qualche tempo presso il 
fondo in acque sottili, ove acquistano tinte brune e 
giallastre simili a quelle delle arene sottostanti, finché 
le burrasche autunnali le scacciano e le disperdono; 



176 



Capitolo sesto 



allora raggiungono acque più profonde e quivi fissano 
la loro dimora definitiva (fig. 59 e 59 his). 




In tesi generale il pesciolino pelagico appena schiuso 
non è tanto dissimile dall'adulto da meritare la qua- 



Brevti illuslrazione di alcuni organinìni planctonici 177 

litica di larva vera e propria. Ciò almeno si verifica 
nella gran maggioranza dei Pesci bentonici littoranei. 
Per contro, in taluni gruppi di Pesci lo sviluppo è ac- 
compagnato da trasformazioni molto importanti, che 
a buon diritto vengono definite metamorfosi. 

Tali sono gli Apodi o Murenoidi, che comprendono 
l'Anguilla, il Grongo, l'Ofìsuro, la Murena (fig. 60) e 



Fig. 60. 
Mìirena adulta {Murnena helena L.) <lal Murray - Hjort, 1912. 

parecchie altre specie di Murenoidi (ben 19 vivono, 
secondo il Grassi, nel Mediterraneo). 

Le metamorfosi di questi Pesci e segnatamente del- 
l'Anguilla, che di tutti i Murenoidi è il più interessante, 
costituiscono una delle pagine più belle e più curiose 
della biologia marina. Mentre mi riserbo di svolgere 
l'argomento in uno dei capitoli destinati alla illustra- 
zione dei Pesci utili (cap. XVII), ricorderò fin d'ora 
come le larve sgusciate dall'uovo siano diafane, ap- 
piattite ed abbiano la bocca armata di pochi denti 
lunghi, sottili e pieghevoli (fig. 61). Col procedere dello 
sviluppo la larva si accresce e diventa più larga, cosi 
da assumere un profilo simile a quello di una foglia ; suc- 
cessivamente l'animale entra in una fase metamor- 

12. - R. ISSEL. 



178 CupUolo Stelo 



fica: il corpo di piatto si fa cilindrico ed ai caratteri 
larvali si vanno rapidamente sostituendo quelli, ben 
diversi, dell'animale definitivo. Sembra che la maggior 
parte delle larve di Murenoidi viva nella regione del 
knephoplancton . 

Hanno dato argomento ad interessanti ricerche le 
larve dei Pleuronettidi, famiglia che comprende le 
Sogliole, i Rombi, le Pianuzze ed altri generi, più co- 
muni e variati nei vasti bassifondi dei mari Nordici 
che non sull'angusta piattaforma continentale del 





Fig. 61. 
Due larve di Mui-enoidi : A. ])relarva di Opldsurns serpens, >< 5; 
B, ])relarva del Grongo {Conf/er rnlgaris Cuv.)- ■ !!• Dal 
Grassi, 191. S. 



nostro Mediterraneo. Nei primi stadi di sviluppo i 
Pleuronettidi sono compressi ai lati e perfettamente 
simmetrici. Col procedere dello sviluppo subiscono 
una serie di deformazioni che interessano special- 
mente le ossa del cranio e per le quali uno dei due occhi 
comincia a spostarsi in alto e scavalcando il margine 
superiore del capo va a collocarsi accanto all'altro; 
dimodoché l'adulto, assunte abitudini bentoniche per 
eccellenza, rivolge in alto la faccia oculata e colorata 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 179 

del suo corpo, mentre poggia sulla rena o sulla melma 
la faccia opposta, scolorata e senz'occhi. Presento ai 
lettori l'uovo e la larva della Sogliola comune (fig, G2) ; 




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Fig. 62. 
Sviluppo della Sogliola {Solea vulgaris L:). — A e B, uovo. 
>< 17. — C, larva col sacco vitellino, :< 2(). — D. a larva 
alquanto più progredita. Dall' Ere nibaura più (Nord. Pla- 
kton) 1905; A-C Secondo il Cunninghani. 



e quella di un altro Pleuronettide assai piti raro, il 
Symphurus ligulatus Cocco, nel quale alcuni raggi 
della pinna dorsale sul capo sono prolungati, e la 
massa dei visceri è prominente a guisa di sacco (fìg. G3). 



180 Capitolo sesto 



Oltre ai Pesci che appartengono al plancton sol- 
tanto nella condizione giovanile, se ne conoscono 
molti altri che rimangono pelagici per tutta la vita, 
salvo certe incursioni periodiche verso la costa che 
si compiono in alcune famiglie. Hanno speciale im- 
portanza nel Mediterraneo taluni Clupeidi (Acciuga, 





Fig. 63. 
Larva di mi Plenroiiettidc : St/mphiirus liqulalus (Cocco), x 2 
Pai Kyle («Tlior»), 1913. ' 

Sardina) e Scombridi (Tonno, Scombro, ecc.). Degli 
uni e degli altri tratterò diffusamente nel capitolo 
relativo ai Pesci utili. Intanto parmi opportuno dare 
qualche cenno di altre specie non rare nel Mediter- 
raneo e assai notevoli per le forme che rivestono. 

La Mola o Pesce-luna {Mola rotunda Cuv., fig. 64) 
appartiene all'ordine dei Plectognati e si distingue 
pel corpo lateralmente compresso, lungo talvolta 
sino a due metri, a contorno ovale senza alcun restrin- 
gimento posteriore; anziché un Pesce intero, sembra 
la parte anteriore d'un Pesce staccata dal resto. Ha 
due robuste pinne falciformi, una dorsale, l'altra 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 181 

anale, mentre le pettorali sono poco sviluppate e 
mancano le ventrali; la caudale è ridotta ad una la- 
mina, lobata nell'adulto, che segue il margine poste- 
riore del tronco; la bocca è piccolissima e il corpo 
fasciato, sotto al tegumento da uno strato di grasso. 




Fig. 64. 
Pesce mola (Orthagoriscus mola Cuv.) Originale. 



I giovani differiscono dagli adulti sopratutto per la 
forma e per lo sviluppo delle pinne. 

Sembra che il Pesce-luna viva normalmente in acque 
piuttosto profonde; certo è che nella stagione calda 
si mostra di frequente alla superficie. In fine di pri- 
mavera branchi numerosi di giovani Mole, che non 
raggiungono i^er lo più un metro di lunghezza, si 
mostrano lungo le coste liguri; in una sola giornata 



182 Capitolo sesto 



ne ho veduti oltre a 500 esemplari rimaner prigionieri 
nella tonnarella di Camogli, ove si praticano delle vere 
mattanze di quei Pesci. Peccato che la cattura sia 
tutt'altro che gradita ai pescatori; anzitutto le carni 
sono tenute in poco conto ; inoltre tutti dicono che l'ar- 
rivo delle Mole sia indice di condizioni sfavorevoli 
alla comparsa dei Tonni. 

A differenza del Tonno e di altri Pesci, che raggiun- 
gono acque costiere e superficiali nel periodo della 
riproduzione, vi sono molte specie che abitano costan- 
temente gli strati oscuri del mare; tale fauna di mare 
profondo comprende una ricca serie di Pesci i quali, 
se offrono di rado un interesse pratico, danno al na- 
turalista prezioso materiale di studio. 

I Begalecus ed i Trachypterus sono Pesci pelagici 
molto singolari, che vivono in acque profonde e si 
ascrivono all'ordine dei Malacotteri: il loro corpo, fog- 
giato a nastro lungo sino a tre metri è di colore ar- 
genteo splendente, mentre le pinne, fra le quali spicca 
sopra tutto la lunghissima dorsale, hanno una bella 
colorazione rossa. La bocca si apre molto obliqua- 
mente nel muso breve e quasi troncato. Le uova di una 
specie di Trachypterus (molto probabilmente il T. cri- 
status, secondo Jacino) si distinguono per l'elegante 
scultura a reticolato esagonale che adorna la mem- 
brana. Gli embrioni in un certo periodo dello sviluppo 
sono provvisti di occhi spiccatamente telescopici; 
procedendo lo sviluppo, l'organo visivo si va man mano 
accorciando, fino a riacquistare la foggia comune nella 
larva appcMia schiu.^a (fiu'. ()5). Questa (fig. 00) a>^s.umo 
un aspetto ciuattiMistico [tei filamenti in cui si pro- 
lungano la pinna dorsale e le ventrali, mentre la 



Breve illiis trazione di alcuni organismi 2}f (me tonici 183 




Fig. 65. 
Traeìif/pleì-vsp sj). A-D. sviluppo dell ' embrione entro l'uovo: 
nello startio B gli ocelli sono spiccatamente telescopici, ^' S. 
— E, larva appena sgusciata, ,< 5 circa. Dal Lo Bianco, 
1908. 



184 



Capitolo sesto 



caudale dimostra la solita forma. Nel Trachypterus 
adulto tali pinne si riducono; la caudale, invece di 
orientarsi, come di regola, secondo il prolungamento Jj 




del corpo, si dirige obliquamente in alto. (Jiovani 
Trachypterus di ])oclu centimetri di lunghezza si rin- 



Breve illuatrazione di alcuni organismi planctonici 185 

vengono a primavera, abbastanza frequenti nel plan- 
cton superficiale della rada di Villafranca, percorsa 
da forti correnti. 

Alcune famiglie non danno al mondo batipelagico 
che rappresentanti scarsi od isolati, i quali si suppon- 
gono derivati o dalla fauna costiera o dalla pelagica 
di superficie. Ricorderò V Opisthoproctus soleatus Vaili., 
pescato nell'Atlantico dal « Talisman » e dalla « Valdi- 
via » sino a quattromila metri di profondità; bizzarro, 
pel corpo tozzo, per la mandibola sporgente, per gli 
enormi occhi telescopici, per la pinna anale sospinta 
indietro accanto alla caudale. L'aspetto di questo Pesce 
non farebbe certo sospettare una parentela coi Sal- 
moni delle acque dolci, eppure l'ittiologo non tarda 
a riconoscervi uno per uno tutti i caratteri propri 
alla famiglia dei Salmonidi. 

Per contro vi sono interi gruppi di Pesci confinati 
nel plancton profondo, ed una statistica recente di- 
mostra come una buona metà delle specie batipela- 
giche pescate nei mari di tutto il globo, si raggruppi 
nelle tre famiglie degli Stomiatidi, degli Stemopti- 
chidi e degli Scopelidi. Sono in generale Pesci di mo- 
deste dimensioni ed a scheletro debole; fra le molte 
particolarità che li rendono interessanti, noterò la 
luce che emettono da appositi fotofori, e le ampie 
migrazioni verticali per cui talune specie, si avvici- 
nano di notte alla superficie. 

Per fare la conoscenza di questi strani animali non 
occorre uscire dalle regioni Mediterranee. Infatti, oltre 
alle catture accidentali che si verificano in vari punti 
dellt» nostre acquo, Messina è celebre pel gettito fre- 
([uente che ne fanno le correnti sulla spiaggia del Faro. 



186 



Capitolo sesto 



Si prende con relativa frequenza anche nel Mare Li- 




Fig. 67. 
Capo dello Slomias boa. x 2. Secondo lo Zngniayer (Camp, del 
princ. di Monacò), 1911. 



gustico lo .S7o/)n"rt.5 boa (Risso), dal corpo ali ungati!^ 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 187 

simo, dalla larga bocca armata di denti sottili, ricurvi 
ed acuminati e dal lungo barbiglio pendente sotto la 
mandibola (fig. 67). Oltre agli organi luminosi nella 
regione del capo (nota la bella serie allineata sotto la 
mandibola) ciascuna delle squame esagonali che pro- 




Fig. 68. 
Due pesci batipelagici frequenti nel Mediterraneo : 

A, Chauliodus sloanei Bl. e Sch., grand, natur. — B, Argy- 
ropelecus hemigymniis Cocco, x 2 circa. Secondo il Mur- 
ray-Hjort. 1912.' 



teggono il tronco dello Stomias porta un organo lu- 
minoso al centro oppure al margino; nella serie infe- 
l'iore (li S([uam(; ])(»i ogni l'otoiioro centrale è accompa- 
gnato da un gruppetto di altri fotofori minutissimi. 



188 Capitolo sesto 



Tra gli Sternoptichidi più notevoli citerò VArgy- 
ropelecus hemigymnus (fig. 68 B), comune in tutto 
l'Atlantico fra 150 e 500 metri di profondità; è co- 
mune a Messina, ove le correnti dello stretto lo por- 
tano alla superficie; più raramente si raccoglie nel 
mare Ligure. L'etimologia greca del nome ricorda due 
particolarità di questo pesciolino, lo splendore argen- 
teo del corpo e la sua forma a scure, dovuta al fatto 
che il margine ventrale viene ampliato da una serie 
di processi ossei formanti una sorta di impalcatura. 

Fra gli Scopelidi che si raccolgono a Messina ricor- 
derò il Oonostoma denudatum Eaf., risplendente nel- 
l'oscurità per una ricca serie di fotofori allineati lungo 
il margine ventrale del corpo; questi fotofori comin- 
ciano digià a svilupparsi nelle piccole larve di un cen- 
timetro e mezzo di lunghezza. 

Nel Chauliodus Sloanei (fig. 68 B), non meno ben 
dotato dal punto di vista della luminosità, la forma 
esteriore ricorda quella degli Stomias; manca però il 
barbiglio, e poco all'indietro del capo si innalza una 
pinna dorsale che ha il primo raggio prolungato in 
un sottile filamento. Anche i Chauliodus (fig. 68 A) 
sono pesci batipelagici non rari nei nostri mari. Le 
Ciclothone sono di colore fosco e nei costumi si rive- 
lano nettamente batipelogiche. 

Agli Scopelidi si riferiscono le curiose larve dette 
Stiloftalmoidi del plancton di Messina (fig. 69); gli 
occhi sono portati da lunghi peduncoli, i quali si vanno 
però accorciando col procedere dello sviluppo. 11 
Sanzo ha di recente dimostrato come tali larve appar- 
tengano a due specie di Scopelidi già note nella condi- 
zione adulta, cioè lo Seo^jelus caniniaitu-s 0. \'. e lo 



Breve illustraziove di alcuni orfianiami planclonici 189 



Scopelus humboldti Risso. I caratteri stiloftalmoidi 
sono sviluppati in grado estremo in certe larve ocea- 







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55 



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niche descritte dal Brauer, che hanno i peduncoli 



190 Capitolo sento 



oculari sviluppati come il ramo trasverso d'una T, nel 
quale l'asta sia rappresentata dal corpo. Queste larve, 
battezzate Stylophtalmus paradoxus, furono raccolte 
nell'Atlantico e nell'Oceano Indiano fra 1400 e 4000 
metri di profondità. 

Farmi difficile trovare nella biologia marina un ar- 
gomento più favorevole alla ipotesi evolutiva di quello 
che ci offrono i Cetacei. Se le specie che popolano at- 
tualmente la terra fossero sorte indipendentemente 
l'una dall'altra, come si potrebbe concepire che un Ce- 
taceo si conservi fedelmente Mammifero nell'archi- 
tettura interna del suo corpo mentre nell'aspetto e- 
sterno è pisciforme a tal punto che il gran pubblico 
e purtroppo anche i cronisti dei fogli quotidiani si 
ostinano a chiamarlo « Pesce » ? 

Supponiamo invece che le specie siano deiivate 
l'una dall'altra, sia pure per numerose linee genealo- 
giche fra di loro indipendenti. Allora non avremo 
difficoltà ad ammettere che Balene e Delfini siano di- 
scendenti di Mammiferi terrestri, modificati in guisa 
da diventare mirabilmente adatti alla locomozione 
acquatica. 

1 grandi Cetacei, quasi tutti privi di denti e forniti 
di fanoni (hanno denti i Fiseteridi dei quali è tipo 
il Capodoglio) nuotano nei grandi Oceani e sopratutto 
nelle regioni fredde, ove tuttavia alcune specie sem- 
brano condannate a non remoto annientamento per 
la caccia spietata che muovon loro i balenieri. I soli 
Cetacei indigeni del nostro mare sono i Delfinidi, di 
più modeste dimensioni ed a bocca fornita di denti. 
I Delfini a muso acuto compariscono spesso lungo le 
coste e si mostrano talvolta in branchi assai numerosi 



Breve illustrazione di alcuni organismi plancionÌGi 191 

quando inseguono le Acciughe e le Sardelle. Chiunque 
ha viaggiato un po' a lungo in mare si è divertito ad 
osservare le loro eleganti movenze attorno al piroscafo, 
che li alletta coi resti di cucina. Per contro le Orche 
e le Pseudorche, a capo arrotondato, sono animali 
assai rari sebbene diffusi per tutti i mari del. globo. 
Al pari degli altri Cetacei il Delfino respira con pol- 
moni, il che lo obbliga a salire a galla di tanto in tanto 
per far provvista d'aria; partorisce vivi i suoi piccoli 
e li allatta; ecco dunque le caratteristiche essenziali 
di un Mammifero. Per contro il corpo è foggiato in 
modo da opporre un minimo di resistenza all'acqua 
mercè la forma affusolata e la superficie liscia ; i rari 
peli che spuntano durante la vita embrionale cadono 
prima della nascita. L'abbondante strato di grasso 
che si accumula sotto la pelle, contribuisce, insieme 
alla tessitura spugnosa delle ossa, a diminuire il peso 
specifico. Sormonta il dorso una pinna dorsale simile 
a quella di certi Pesci, ma non comparabile alla stessa 
dal punto di vista morfologico, perchè si tratta di una 
semplice appendice cutanea, non sostenuta da raggi 
ossei. Gli arti anteriori son trasformati in natatoie; 
ninna traccia degli arti posteriori, quantunque lo sche- 
letro possegga i rudimenti del bacino. La coda biloba, 
se ricorda la pinna caudale dei Pesci, ne differisce 
per la sua disposizione orizzontale anziché verticale 
e sopratutto per la sua funzione; il Pesce nuota spe- 
cialmente con moti energici della parte posteriore del 
tronco e della coda; il Delfino mantiene, nuotando, il 
corpo rigido e diritto, mentre la coda, animata da 
rapidissime oscillazioni funge da elica e può impartire 
al Cetaceo una tale velocità da competere colle più 



192 Capitolo sesto 



rapide navi. Ma come mai procederà l'allattamento in 
mi Mammifero cosi costituito ! Il meccanismo mercè 
il quale il piccolo d'un Mammifero terrestre sugge il 
latte materno non sarebbe possibile in acqua; la fun- 
zione si compie invece in altro modo; mediante con- 
trazioni muscolari la femmina spruzza il latte, denso 
e vischioso, nella bocca del piccolo. Questo, che è 
l'unico partorito durante l'annata, introduce il suo 
rostro in una delle borse che si aprono nel ventre della 
femmina, ai lati dell'ano, e nell'interno delle quali 
sporgono i capezzoli. 

Nuovi particolari circa i costumi dei Delfìni ci sono 
forniti da alcuni individui di Tursiops truncatus te- 
nuti prigionieri nell'Acquario di New York. Risulta 
fra le altre cose, che i Delfini sono attivi e vivaci tanto 
di giorno quanto di notte, che non vedono gli oggetti 
sospesi fuori d'acqua, anctie a distanza brevissima 
dalla superficie; che al pari del Gatto, amano tra- 
stullarsi colla preda lanciandola due o tre metri in- 
nanzi a sé, poi tornando di bel nuovo a ghermirla. 

I Cetacei maggiori non sono indigeni del Mediter- 
raneo, ma vi fanno tuttavolta delle apparizioni non 
troppo rare. Così dal 1896 al 1909 il Parona registra 
per la Liguria ben 26 catture. Una forte maggioranza 
di queste si riferisce alla Balenottera comune {Balae- 
noptera physalus L.); in seconda linea, ma a notevole 
distanza, viene il Capodoglio {Physeter macrocephalus 
L.); è ultima la Balenottera rostrata (Balaenoptera 
acuto -rostrata Lacep.). Della Balena basca {Balaena 
hiscayensis Eschr.) si ricorda una sola cattura ita- 
liana, e in tempi meno recenti (1877): la famosa ba- 
lena di Taranto, il cui scheletro si conserva nel Mu- 
seo zoologico di Napoli. 



Breve ilhiatrazione di alcuni organismi planctonici 193 



La Balenottera comune raggiunge i quindici metri 




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Fig, 70. 
Veduta parziale di una Balenottera rimorchiata nel porto di 
Genova; si scorgono le pieghe della pelle ventrale. Origi- 
nale, da negat. di Alberto Issel. 



di lunghezza e presenta, al pari delle sue congeneri, 
13. - R. Issel. 



194 Capitolo sesto 



una serie di pieghe nella pelle del ventre che le confe- 
riscono, quando sia rovesciata sul dorso, un aspetto 
caratteristico (fig. 70). 

I Genovesi ricordano come nel 1896 un grosso esem- 
plare di Balenottera venisse segnalato, già morto, 
al largo di Genova e rimorchiato in porto. Ben pre- 
sto il fetore insopportabile che emanava da quella 
mole in via di putrefazione indusse le autorità ad or- 
dinarne l'allontanamento, cosicché la spoglia del Ce- 
taceo venne rimossa ed abbandonata in alto mare. 

È logico supporre che i grandi Cetacei, penetrati 
attivamente o passivamente per lo stretto di Gibil- 
terra, rimangan prigionieri nel Mediterraneo, il quale 
non presenta forse condizioni fìsiche adatte e non offre 
nutrimento proporzionato alla grossezza ed alla vo- 
racità di quei giganti, tant'è vero che la dissezione 
dell'apparato digerente attesta sempre un prolungato 
digiuno. 

I venti e le correnti s'impadroniscono dei loro corpi 
già estenuati o morenti, li sospingono verso le nostre 
spiaggie e spesso ve li fanno arenare; il fenomeno si 
verifica sopratutto lungo i lidi settentrionali dell'Italia 
continentale e della Sardegna. 



Come ho detto da principio, gli organismi vegetali 
del plancton sono limitati agli strati superiori del mare. 
Tuttavia hanno una importanza enorme perchè ser- 
vono di pascolo ai piccoli animali pelagici e rappresen- 
tano perciò il primo anello di una grandiosa circola- 



Brave illustrazione di alctmi organismi planctonici 195 

zione di alimenti. Al contrario di quanto accade nel 
regno animale, poche classi del regno vegetale entrano 
a far parte del plancton, ma quelle poche sfoggiano 
varietà notevole di forme. Kichiamo anzitutto la 
vostra attenzione sopra un fatto generale. Il plancton 
vegetale o fìtoplancton è composto, in maggioranza 
grandissima, da quelle specie microscopiche ed a 
struttura unicellulare che si possono comprendere 
sotto il nome di Protisti vegetali o Protofìti. Le Alghe 
superiori non vi sono rappresentate, poiché i Sargassi 
dell'Oceano vanno considerati non già come plancton, 
ma come un lembo di bentos portato in alto mare. 

Giustamente si afferma che tali particolarità sono 
in armonia colle esigenze dell'ambiente pelagico, in 
quanto che i corpi di piccolo volume più facilmente 
rimangono sospesi nell'acqua. Inoltre la materia vi- 
vente vegetale trae maggior profitto dalla luce neces- 
saria ad una intensa assimilazione (e quindi ad un'at- 
tiva riproduzione) quando è suddivisa, come il fìto- 
plancton, in minutissime particelle, di quel che acca- 
drebbe se fosse organizzata in masse più vistose; in- 
fatti nel primo caso la superficie assimilante possiede, 
rispetto al volume dell'organismo, una estensione mag- 
giore. 

Troveremo quindi spiegabile che le Alghe inferiori 
abbiano da sole invaso lo spazio disponibile nella 
zona illuminata del dominio pelagico. 

Ai Bacteri, che non mancano neppure in alto mare, 
ed alle Schizoficee, gruppo di Alghe inferiori per 
molti riguardi affini ai Bacteri, accenno soltanto di 
passaggio. Le Schizoficee marine hanno forma di 
tenui filamenti che si riproducono per scissione; 



196 Capitolo sesto 



sono proprie dei mari caldi e sebbene in particolari 
circostanze di tempo e di luogo possano moltiplicarsi 
in quantità considerevole, non presentano interesse 
particolare pel nostro plancton. 

Hanno invece capitale importanza le Diatomee e le 
Peridinee pelagiche, tutte microscopiche e composte 
di una sola cellula ; le prime si mostrano abbondanti 
nella stagione fredda, le seconde nei mesi più caldi. 

Le Diatomee son protette da un guscio o scheletro 
sUiceo, nel quale i forti ingrandimenti del microscopio 
rivelano, in molti casi, delicatissime sculture. Tra le 
forme più caratteristiche, i Goscinodiscus (fig. 71) 
hanno la forma di scatolette cilindriche, a basi piane 
oppure convesse ed appariscono quindi circolari 
quando si vedono di prospetto, come avviene per lo 
più nei preparati microscopici di plancton, ove rara- 
mente fanno difetto. I Ghaetoceras a scheletro quadran- 
golare, munito di appendici filiformi, sogliono aggre- 
garsi in catene rettilinee, composte di parecchi in- 
dividui; ai due estremi della catena si sviluppa un 
paio di appendici più robuste. In altro modo sogliono 
collegarsi le Thalassiothrix (fig. 71 B), che hanno 
forma di lunghe e strettissime lamelle: 

Tre o più individui si uniscono fra di loro a ventaglio ; 
talvolta più ventagli si saldano per le loro estremità 
libere ; ne risulta una linea spezzata in cui altre linee 
che si dipartono simmetricamente dai vertici degli 
angoli rientranti; in taluni casi il ventaglio o la spez- 
zata tendono a chiudersi e ad assumere la figura di 
stella. Son dunque assai vari i processi mercè i quali 
vien conseguito l'aumento di superficie fluttuante; 
ancora mal conosciuti e meritevoli d'indagini le forze 
e gli stimoli che li guidano. 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 197 

Non di rado appariscono alla superficie, per tratti 
assai estesi di mare, grandi masse di un muco traspa- 
rente ; è il fenomeno del « mare sporco », ben noto ai 
pescatori adriatici (non è così comune ed imponente 




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,^' 






Pig. 71. 
Due Diatomee del Plancton mediterraneo : A, Coscinodiscus 
ocxdus-iridis Ehrb., x 540. Secondo lo Schmidt A 1874-77. 
— B, Thalassiothrix frauenfeldi Griìn., x 200. Secondo il 
van Heurok (Synopsis) — C, Thalassiolhrix riunite in co- 
lonia in tre diversi modi. Originale. 



nel Tirreno) ed a questi poco gradito per l'ingombro 
che suol recare alle reti. Molto si è discusso intorno 
alle cagioni del mare sporco, ma i più autorevoli osser- 
vatori lo attribuiscono a Diatomee del plancton, che 



198 Capitolo sesto 



si moltiplicano con rapidità eccezionale e nel mede- 
simo tempo emettono una grande quantità di mucil- 
lagine; condizioni fìsiche particolari, forse una sal- 
sedine abnorme, determinerebbero la comparsa del 
fenomeno. Nella massa gelatinosa si rinvengono anche 
Peridinee, ma sembra ch'esse rimangano impigliate 
nel muco senza contribuire per nulla a formarlo. 

Le Peridinee o Dinoflagellati vanno ascritte senza 
alcun dubbio al fitoplancton e quindi alla schiera dei 
minuti organismi produttori, pel modo col quale prov- 
vedono ad assimilare il nutrimento. E a tutto rigore 
si considerano come piante anche per la corazza di 
cellulosa onde il loro corpo è rivestito. Ma la loro pro- 
prietà di spostarsi velocemente mediante due flagelli 
locomotori le colloca a fianco di altri Flagellati, ai 
quali nessuno nega uno schietto carattere di anima- 
lità. A questo proposito non è inutile il ricordare come 
in alcune Peridinee (gen. PoucJietia) sia stato descritto 
un piccolo ammasso di pigmento, sormontato da un 
corpicciolo foggiato a lente, che taluno, e forse con fon- 
damento, vorrebbe interpretare come un occhio ru- 
dimentale. 

Uno dei due flagelli delle Peridinee vibra veloce- 
mente entro ad un solco della corazza, l'altro si muove 
liberamente ed è diretto all'indietro nel moto di tra- 
slazione. 

Nel genere Geratium (fìg. 12 A), uno di quelli più 
comunemente rappresentati nel plancton dei nostri 
mari, variano in larghissima misura lo spessore e la 
lunghezza delle tre appendici a mo' di corna, in cui si 
prolunga il tegumento di cellulosa fatto di piastrelle 
ben connesse. Parecchi individui di Geratium sogliono 
talvolta riunirsi a catena. 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 199 

I Peridinium (fìg. 12 B e C), dalle forme più tozze 
e panciute, sono pure molto frequenti e dividono coi 




Fig. 72. 
Tre Peridinee del plancton mediterraneo : A Peridinium di- 
vergens Ehrb. , x 500. Secondo lo Schiitt (Engler e Franti 
Natiirl, Pflanzenf.) — B, Ceratium furca subsp. eugrammum 
(Ehrb) Jorgens. Secondo l'Jòrgensen, 1911. C, Veratiiim mas- 
siliense (Gourr.) Jorgens, id. id. 



Ceratium la proprietà di emettere nell'oscurità una 
luce diffusa per tutta la massa cellulare. 



200 Capitolo sesto 



Tra le Peridiuee meno frequenti e più eleganti 
mi piace ricordare la Dinophisis homunculus a forma 
di anfora fiancheggiata da un'aletta, e le forme alta- 
mente ornamentali degli Ornithocercus (fìg. 73), in 
cui le superfìci di librazione sono date da grandi espan- 




Fig. 73. 
Una Peridinea: Ornithocercus magnificus Stein x 450 circa. 
Originale, Quarto dei Mille. 

sioni membranose sorrette da nervature ramificate. 
Nelle acque di Quarto gli Ornithocercus fanno una 
breve apparizione durante l'autunno. 

Il fenomeno dell' « acqua rossa », più volte segnalato 
nel Tirreno, è dovuto alla comparsa, in quantità stra- 
grande, di minute Peridinee; così l'arrossamento os- 
servato nel golfo di Spezia or fa un quarto di secolo, 
fu cagionato, secondo il Carazzi, da una sola specie, 
il Prorocentrum micans Ehrb. 



Breve illustrazione di alcuni organismi planctonici 201 

Al nannoplancton o plancton dei nani, cioè a 
quegli organismi tanto piccoli che sfuggono dalle 
maglie della più fitta garza da plancton, si ascrivono 
svariati Protozoi e Protofìti; ricorderò, fra questi ul- 
timi, un gruppo di altri Flagellati che portano il nome 
mal pronunziabile di Coccolitoforidee. Già da tempo 
antico si conoscevano, nei sedimenti marini, delle mi- 

A B C 



Fig. 74. 
Tre Coccolitoforidee, >< 1000. A, Syracosphaera prolongata. — 
B, Rabdosphaera claviger Murr. e Blackm. — C, Goccolitho- 
phora leptopora Murr. e Blackm. Dal Murray e Hjort, 1912. 



nutissime concrezioni discoidi formate di carbonato 
di calcio, dette coccoliti, ma soltanto in tempi recen- 
tissimi se n'è accertata l'origine. Le Coccolitoforidee 
(fig. 74) sono piccole cellule sferiche od oblunghe, mu- 
nite di -uno o due ciglia, talvolta anche di filamenti 
calcarei semirigidi. Il loro protoplasma secerne, nel 
suo interno, i corpuscoli dianzi accennati. Certe spe- 
cie di CoGColitophora e Pontosphera hanno un diametro 
non superiore a 5 millesimi di millimetro. 



202 Capitolo sesto 



Invece le Cloroficee od Alghe verdi, assai meno 
importanti per numero e diffusione di specie, hanno 
nel plancton dei rappresentanti che si vedono distin- 
tamente ad occhio nudo. Citerò fra queste la Halo- 
sphera viridis, una sferetta trasparente, tempestata 
di corpuscoli d'un bel color verde e di forma discoide. 
Li' Halosphera si osserva di frequente nelle acque calde 
e temperate dell'Atlantico e del Mediterraneo. 

Non crediate che occorrano lunghi mesi di ricerche 
per trovare rappresentanti di tutti i gruppi citati 
in questi due capitoli. Se disponete di un saggio fortu- 
nato di plancton, che sta comodamente in un bicchiere 
da pila, vi accadrà spesso di trovare, (eccettuati, ben 
inteso, i Pesci adulti ed i Cetacei) tutti i termini prin- 
cipali della serie, dal Foraminifero e dalla Diatomea 
su su fino al Crostaceo, al Tunicato ; alla larva di Pesce. 
All'uomo che sa osservare e meditare, nessun'altra 
comunità organica offre un'immagine più grandiosa 
e più suggestiva della vita. 



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Breve illuitrazione di alcuni organismi planctonici 203 



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CAPITOLO VII 
Uno sguardo alla fauna abissale 



Sommario: Limiti della fauna abissale; suoi caratteri in rela- 
zione coll'ambiente ; sue origini. — Spongiari, Celenterati, 
Vermi, Molluschi, Echinodermi abissali. — Crostacei e 
Pesci abissali. 



Se varchiamo la platea continentale, non cambia la 
natura dei fondi, ricoperti da un manto, ben raramente 
interrotto, di melma. Per contro altre condizioni fìsicbe 
si vanno rapidamente modificando; alla debolissima 
luce succede a poco a poco l'oscurità completa, alla 
variabilità termica una costanza che le vicende delle 
stagioni non giungono a turbare. 

Quando si parla di fauna abissale, vien fatto di pen- 
sare, per tradizione, ad una comunità biologica nella 
quale abbondano le specie che mancano ai' livelli su- 
periori e presentano le stimmate caratteristiche del 
mare profondo. Ora tali specie sono ancora ben scarse 
lungo i primi declivi che fanno seguito ai fondi subli- 
torali. Nel Mediterraneo, come notava il Giglioli nar- 
rando le esplorazioni del « Washington », una fauna a 
caratteri francamente abissali comincia a comparire 
soltanto a 400 o 500 metri di profondità. Almeno in 



Uno sguardo alla fauna abissale 205 



via provvisoria, potremo quindi suddividere il do- 
minio batibentonico mediterraneo in due regioni: la 
superiore o profonda e la inferiore o abissale. 
Xella prima si verifica ancora una penetrazione, per 
quanto tenue, di raggi luminosi ed una fauna non an- 
cora radicalmente mutata; nella seconda, che conver- 
remo di far cominciare a 500 metri, la penetrazione 
della luce è scarsissima o nulla e la fauna assume ca- 
rattere nettamente abissale; a questa intendo sopra - 
tutto riferirmi nel corso del presente capitolo. 

Non crediate che i naturalisti possano sempre affer- 
mare con sicurezza che una data specie appartenga 
alla fauna abissale, secondo la definizione accettata. 
Finché si tratta di animali che hanno il corpo orga- 
nizzato per camminare o per strisciare, non può correr 
dubbio circa la loro esistenza bentonica. Ma quando 
le esplorazioni d'alto fondo recano Cefalopodi o Pesci, 
non è agevole cosa il decidere se questi nuotassero in 
prossimità del fondo oppure vivessero normalmente 
fra due acque (specie batipelagiche). Molti Pesci si 
catturano dalle navi oceanografiche mediante reti, 
trascinate sulla melma; tuttavia può darsi che il 
Pesce non rimanga prigioniero mentre l'ordigno lavora 
sul fondo, ma vi penetri mentre questo viene issato 
a bordo. È vero che le forme dell'animale porgono 
spesso buoni criteri per ascriverlo al bentos piuttosto 
che al plancton, ma non sempre la forma ci dà una 
giusta idea del modo di vita; così (per citare un esem- 
pio tratto da una zona biologica diversa), qualora 
nulla ci fosse noto intorno alla storia dell'Anguilla, 
i caratteri della specie farebbero forse prevedere le sue 
attitudini di instancabile viaggiatrice '? Malgrado tali 



206 Capitolo aetlimo 



incertezze, che del resto non hanno capitale impor- 
tanza, e malgrado le difficoltà materiali e finanziarie 
inerenti alle esplorazioni degli altri fondi, già s'intrav- 
vede, almeno nelle sue grandi linee, il quadro biolo- 
gico di quelle regioni. 

Oramai non v'ha mare del globo il cui fondo non sia 
stato solcato dalla draga e dal gangano. Dovunque si 
è verificato che col crescere della profondità la fauna 
si dirada, ma non scomparisce; anzi, fino a 3000-4000 
metri la vita si mantiene talvolta rigogliosa, quantun- 
que meno ricca di quella che anima la platea conti- 
nentale. Continuando a discendere, i viventi divengono 
assai rari e pochi sono certamente quelli che oltre- 
passano i 6 chilometri. La quota di 6035 metri è sinora 
la più alta alla quale siano segnalati animali viventi ; 
si tratta di una piccola Attinia, di una Stella di mare 
{Hyphalaster Parfaiti), di un Anellide e persino di un 
pesciolino (il Grimaldichtys profundissimus recente- 
mente descritto dal Roule), pescati dal' principe di 
Monaco a sud-ovest dell'arcipelago del Capo Verde. 
Prove eseguite a profondità più rilevanti lasciano sup- 
porre che gli abissi di 7-9 chilometri non alberghino 
alcun essere vivo; però le indagini compiute in propo- 
sito dalle navi talassografiche non mi sembrano ancora 
tali da permettere un'aftermazione troppo recisa in 
questo senso. 

Per quanto concerne la relazione tra gli organismi 
e l'ambiente abissale, ci domandiamo anzitutto quale 
influenza eserciti la mancanza di luce. Senza i raggi 
del sole non possono assimilare i vegetali; questa man- 
cheranno dunque al bentos, come mancano al plancton 
profondo. Di qui l'assenza di animali erbivori, poiché 



Uno sguardo alla fauna abissale 207 

si deve ritenere probabile che non soltanto i vegetali 
viventi, ma anche le spoglie che piovono dalla super- 
fìcie vengano divorate dal plancton sottostante prima 
di adagiarsi sul fondo. 

È interessante esaminare come si comportino gli 
organi visivi nell'ambiente oscuro. Fra gli Inverte- 
brati superiori e sopratutto fra i Crostacei, sono fre- 
quenti le specie prive di occhi e in tal caso si verifica 
spesso una certa compensazione nel grande sviluppo 
degli organi di senso, nonché delle appendici (zampe, 
antenne) che li portano. 

Come giustamente osserva lo Hjort, le nostre cono- 
scenze intorno alla distribuzione verticale dei Pesci 
sono ancor troppo incomplete da permettere conclu- 
sioni definitive intorno alle relazioni che intercedono 
fra l'intensità della luce e lo sviluppo dell'organo vi- 
sivo. Tuttavia si è osservato più volte questo fatto: 
mentre sembra che, in tesi generale, i Pesci pelagici 
abbiano occhi tanto piìi piccoli quanto più vivon pro- 
fondi, i Pesci bentonici posseggono occhi vistosi anche 
a grandissima profondità, ove non giungono i raggi 
più penetranti della luce solare. Ma quale dovrà es- 
sere l'ufficio di questi occhi? Oggi sappiamo che il 
fenomeno della luce animale si presenta estremamente 
diffuso anche fra gli Invertebrati dei fondi abissali; 
Antozoi, Vermi, Molluschi, Echinodermi brillano nel 
buio con varia tinta e con varia intensità. È logico 
supporre che l'occhio serva al Pesce per scoprire l'In- 
vertebrato e per abboccarlo, ma sarebbe arduo il 
definire, nello stato attuale delle nostre conoscenze, 
quale parte spetti all'organo della vista e quale agli 
altri apparati di senso, sopratutto all'olfattorio. Dalle 



208 Capitolo settimo 



ultime ricerche sembra poi che i Pesci abissali, per 
proprio conto, non emettano luce, e in ciò si com- 
portino diversamente da molti Pesci natanti negli 
strati intermedi. 

La temperatura, fresca negli abissi Mediterranei, 
gelida in quella dei grandi Oceani, subisce tenuissime 
variazioni; pel che la fauna abissale si dimostra ste- 
notermica nel grado più eminente. Una calma per- 
petua regna in quelle plaghe, dove non si propagano 
le agitazioni delle burrasche più violente e dove le cor- 
renti, se pur si producono, hanno lentissimo decorso. 
Si capisce quindi come organi motori molto robusti, 
destinati a vincere, camminando o nuotando, ener- 
giche resistenze, non compariscano di regola negli 
alti fondi. Al contrario si hanno scheletri e gusci de- 
boli, poveri di carbonato di calcio, e, sopratutto nei 
Pesci, corpi gracili, non di rado in contrasto col capo 
massiccio e voluminoso. 

Fin qui le condizioni fìsiche della fauna abissale 
concordano in parte con quelle alle quali è sottoposta 
la fauna batipelagica, notando però come l'ambiente 
sia molto più costante per l'animale abissale, che vive 
sedentario o che poco si allontana dal fondo, di quanto 
lo sia pel batipelagico, che suol compiere estese mi- 
grazioni in senso verticale. L'influenza del fondo de- 
termina invece una differenza capitale tra i due do- 
mini. Alla melma finissima che riveste i fondi sconfinati 
degli Oceani si connettono infatti particolarità inte- 
ressanti dei suoi abitatori, sia nel campo delle forme, 
sia in quello dei costumi. 

Gracili e lunghissime appendici sono prerogativa co- 
mune dei Crostacei che camminano sulle melme degli 



Uno aguardo alla fauna abissale 209 

abissi. Certo una tal conformazione risponde alle esi- 
genze dell'ambiente, inquantochè distribuisce il peso 
del corpo sopra una base molto larga ed impedisce 
all'animale di sprofondare. Tuttavia presentano gli 
stessi caratteri Grranchi litorali molto noti, apparte- 
nenti ai generi InacJius e StenorhyncTius. Il Calman 
fa notare la grande somiglianza tra il gen. Steno - 
rhyncus e il gen. abissale Latreillia, che pure appar- 
tiene ad una famiglia diversa. Io aggiungerei che una 
tale convergenza deve la sua origine a cause indi- 
pendenti dall'influenza del fondo, tant'è vero che 
Inachus e Stenorhyncus si raccolgono non solo sulle 
fronde pieghevoli delle Alghe, ove gli arti lunghi e 
filiformi potrebbero riuscir vantaggiosi come sulla 
melma; ma anche sopra fondi della più varia natura. 

Si hanno poi buone ragioni per credere che molte 
specie abissali a corpo tozzo e pesante usino seppel- 
lirsi nel fango, come vedremo fare agli abitatori delle 
arene litorali, e che altri vi scavino ripari sotto forma 
di tane o di gallerie. 

Corpi larghi ed appiattiti, come hanno taluni Echi- 
nodermi, oppure provvisti alla base di un viluppo 
di lunghi filamenti, quali si veggono in certe Spugne, 
sono comuni reperti fra gli animali sedentari o poco 
mobili, che poggiano sulla melma abissale. 

Per quanto concerne la nutrizione, vi sono da una 
parte i carnivori voraci, armati di mezzi potenti di 
nuoto e di prensione, dall'altra quelli che si contentano 
di animali morti e di resti organici. Talvolta la preda 
morta vien presa separatamente, spesso invece la 
melma viene ingurgitata in gran copia trattenendo 
le tenui quantità di sostanza organica che vi sono 

14. — R. ISSEL. 



210 Capitolo settimo 



commiste, così fanno le Oloturie abissali. Per quanto 
concerne le dimensioni, gli abitatori dei fondi abis- 
sali .mostrano una spiccata tendenza ad uscire dai 
limiti di statura entro ai quali oscilla normalmente 
il gruppo zoologico relativo ; ed è curioso notare come 
lo scarto avvenga qualche volta in un senso e qualche 
volta nel senso opposto. 

Cosi le specie abissali di Molluschi Lamellibranchi 
sono generalmente più piccole delle loro consorelle 
litorali. Invece tra i Crostacei Antìpodi che nella 
fauna costiera hanno modestissime dimensioni si an- 
novera una specie abissale di ben 14 cm. di lun- 
ghezza: Alicella gigantea Chevreux, dragata dal prin- 
cipe di Monaco a 5285 metri di profondità nei paraggi 
di Madera. Anche i Crostacei Isopodi del litorale non 
oltrepassano di solito il mezzo decimetro di lunghezza, 
mentre il Bathynomus giganteus Bouvier (fig. 75), rac- 
colto dalla spedizione del « Blake » in 2000 metri di 
fondo, misura ben 22 centimetri. 

È stato notato che gli animali degli abissi (sopra - 
tutto i Crostacei) si distinguono molte volte dai loro 
parenti delle acque litorali per la grossezza maggiore 
delle uova. Conviene osservare a questo proposito 
come l'uovo grande contenga di regola una piti forte 
provvista di tuorlo nutritivo, il che si connette poi ad 
un prolungarsi dello sviluppo embrionale e ad un 
conseguente accorciamento del periodo di sviluppo 
che il piccolo trascorre fuori dell'uovo. Non mancano 
casi nei quali differenze di volume nelle uova sono 
state verificate anche fra individui della stessa specie. 
Così la femmina del Paguro d'alto fondo {Parapagu- 
TU8 pilosimanus) ha uova di variabili dimensioni e le 



Uno sguardo alla fauna abissale 211 

più voluminose appartengono appunto agli individui 
pescati a maggiore profondità. Probabilmente la tem- 




Fig. 75. 

Isopodo abissale : Bathynomus giganteus M. Edw., ^ ,, del vero. 
Secondo Milne-Edward e Bouvier, dal Muri'ay -Hjort, 1912. 

peratura ha in questo caso una influenza preponde- 
rante. Ma siccome sulla grossezza dell'uovo agiscono 



212 Capitolo settimo 



molti altri fattori e non sempre si verifica l'accen- 
nata relazione, non è lecito trarre da consimili esempi 
deduzioni d'ordine generale. 

Malgrado le particolarità enumerate, l'esplorazione 
del bentos abissale non ci ha recato alcuna classe o 
alcun ordine di animali totalmente nuovi rispetto 
agli abitatori della platea continentale. E allorquando 
l'esame zoologico rivela caratteri molto diversi, è 
sempre riconoscibile la parentela molto stretta cogli 
affini di acque poco profonde, oppure si trovano nella 
serie delle specie fossili quelle che valgono a stabilire 
una transizione fra le abissali e le costiere viventi. 
Il caso di famiglie o generi costieri non rappresen- 
tati negli abissi è più frequente del caso inverso; si 
può adunque definire la fauna abissale come una fauna 
costiera impoverita e modificata. E senza escludere 
che alcuni discendenti della fauna batipelagica ab- 
biano potuto contrarre col fondo durevoli relazioni, 
possiamo ritenere logica l'ipotesi che un certo nu- 
mero di animali costieri, fuggenti la luce, dotati di 
forme e di attitudini tali da potersi adattare ad un 
substrato molle, abbiano poco a poco popolati i fondi 
abissali. 

All'inizio delle indagini talassografiche moderne si 
supponeva che gli abitatori degli abissi fossero co- 
smopoliti. Dopo le ultime ricerche si può bensì rico- 
noscere alla fauna in questione un carattere meno va- 
riato, ma si è posto in chiaro che le differenze fauni- 
stiche tra i diversi litorali si ripercuotono anche negli 
abissi confinanti. Così la fauna abissale dell'Atlantico 
lungo le coste Americane ha fisonomia differente da 
quella dello stesso Oceano lungo le rive d'Europa e 



Uno sguardo alla fauna abissale 213 

d'Africa ; basti il ricordare che sopra 74 specie di Echi- 
noidi abissali (Ricci di mare) complessivamente note 
sulle due aree, soltanto 24 sono comuni ad entrambe. 
Notate ancora che simili differenze si manifestano in 
zone di uguale temperatura e salsedine, il che mette 
in luce, per la distribuzione della fauna abissale, l'im- 
portanza degli stessi fattori geografici e biologici che 
influiscono sui viventi delle acque sottili. 

Poco o nulla si conosceva intorno alla fauna abissale 
del Mediterraneo, allorquando le spedizioni del « Wa- 
shington », del « Travailleur » e del « Talisman » tras- 
sero alla luce dalle profondità mediterranee alcuni ti- 
pici rappresentanti degli alti fondi Atlantici. Oggi, 
quantunque le conoscenze nostre in materia siano 
ancora incomplete e frammentarie, possiamo dire 
che si tratta di una fauna Atlantica molto impove- 
rita, sia dal punto di vista della specie, sia da quello 
degli individui. 

Certamente in uno stesso tratto di mare la fauna 
abissale cambia più o meno radicalmente d'aspetto 
col crescere della profondità, ma sarebbe impresa 
prematura e poco utile il voler stabilire zone batime- 
triche ben distinte dal punto di vista biologico. 



Tutti i grandi tipi di animali costieri forniscono 
rappresentanti ai fondi abissali, ma in proporzione 
assai varia; così gli Echinodermi abissali sono legione, 
mentre i Tunicati compariscono negli alti fondi con 
pochissime specie. 



214 Capitolo settimo 



Nella serie, ormai ricchissima, di animali provenienti 
dalla regione abissale, esamineremo con rapidi cenni 
qualche gruppo, o qualche specie frale più tipiche ed 
interessanti, con particolare riguardo alle specie che 
vivono nel Mediterraneo. 

Non mancano gli esseri che siamo soliti collocare 
alla base della serie zoologica; accanto ai gusci delle 
Globigerine, caduti dal plancton soprastante, la melma 
profonda suole accogliere altri Foraminiferi che stri- 
sciano sul fondo mediante i loro filamenti di proto- 
plasma e sono protetti da un guscio calcareo a su- 
perfìci curve (forme a sj)ira, a bottiglia, a monile, ecc.) 
oppure da un astuccio fatto di particelle di melma 
insieme agglutinate. Nell'avspetto non presentano dif- 
ferenze molto sensibili di fronte ai loro parenti dei 
bassifondi. 

Per contro sono tipiche degli abissi le Spugne si- 
licee, il cui scheletro interno ci presenta le costruzioni 
geometriche, delicatissime, proprie del materiale si- 
liceo. Le Hyalonema a forma di casco, da cui si diparte 
un lungo ciuffo di spicule, le Pheronema (fìg. 76) a 
forma di coppa riposante su di un viluppo di filamenti 
di aspetto vitreo, furono scoperte negli abissi Ocea- 
nici e ritrovate più tardi nelle acque Mediterranee. 

I Celenterati si spingono oltre i cinque chilometri 
di profondità e abbondano nelle raccolte d'alto fondo, 
ma sono poca cosa in confronto alla varietà grandis- 
sima dei Celenterati costieri. Nel gruppo degli Alcio- 
nari (a polipo con otto braccia piumose) sono carat- 
teristiche certe forme, comuni sopratutto nei mari 
freddi, in cui i polipi associati in piccole colonie bril- 
lanti di vivida luce, si aprono sopra un fusto carnoso 



Uno sguardo alla fauna abissale 215 




Fig. 76. 
Spugna silicea: Pheronema carpenteri Wy. Thoms. Secondo 
Wyville- Thomson, dal Murray e Hjort, 1912, 



216 Capitolo settimo 



e contrattile infisso nella melma; citerò il genere, 
Umbellularia. Del gruppo degli Zoantari, in cui la 
simmetria è dominata dal numero sei o da un mul- 
tiplo di sei, fanno parte forme abissali solitarie, assai 
più grandi delle loro affini di acque basse. Così nel 
gen. Stephanotrochus ogni polipo è sorretto da uno 
scheletro a forma di larga coppa calice che ha oltre 
4 cm. di diametro e poggia sulla melma. 

Tra le forme sociali e coloniali notevolmente di- 
verse dalle Madrepore delle secche costiere, ricorde- 
remo il gen. Lophoelia, in cui i polipi sono disseminati 
sopra fusti calcarei irregolarmente suddivisi e rami- 
ficati. Questi Coralli di mare profondo si associano 
talvolta in numero sufficiente per formare dei veri 
boschetti, dove trovano asilo e sostegno Vermi, Mol- 
luschi, Crostacei ed altri Invertebrati. Sui primi de- 
clivi abissali al largo del promontorio di Portofino 
si stende una fìtta boscaglia di Coralli profondi ed i 
pescatori sanno che se calassero in quella zona i pa- 
lamiti d'alto mare rischierebbero d'impigliarli nei 
rami e si esporrebbero alla perdita sicura dell'at- 
trezzo. 

Non sembra che i Vermi diano contingente molto 
ricco alla fauna abissale. Anellidi viventi in tubi dia- 
fani furono pescati sino a 5600 metri. Le poche specie 
sinora raccolte negli alti fondi Mediterranei non pre- 
sentano molte differenze dalle specie del litorale, anzi 
sono in gran parte comuni ai due domini. 

Di singolare importanza è il gruppo dei Brachio- 
podi. Questi hanno una conchiglia bivalve come i 
Molluschi Lamellibranohi, però con una differenza 
fondamentale nella orientazione del corpo i>er ri- 



Uno sguardo alla fauna abissale 



217 



spetto alle valve; nei Brachiopodi si distingue una 
valva dorsale da una ventrale; nei Lamellibranclii 
una destra da una sinistra. Meriterebbero il nome di 
fossili viventi, perchè dopo essere 
apparsi in epoca geologica remotis- 
sima (i primi Brachiopodi si tro- 
vano nel Siluriano) ed aver preso 
grande sviluppo nel Siluriano e nel 
Devoniano sono oggi ridotti a po- 
che diecine di specie, quasi tutte 
confinate negli alti fondi. Nel Me- 
diterraneo predomina il genere 
Terebratula (fig. 77). Scarseggiano 
i Molluschi, rappresentati per lo 
più da piccole specie a conchiglia 
poco resistente e di pallide tinte. 
In alcuni Lamellibranchi si è ri- 
scontrata una tolleranza batime- 
trica veramente singolare : la zona 
da essi abitata si estende di po- 
chi metri al disotto della superfi- 
cie sino a grandissime profondità. 
Li'Axinus planatus Jeffr. è noto 
ai malacologi come specie peculia- 
re agli abissi Mediterranei e fu 
trovato a piìi di mille metri. 

Fra i Gasteropodi va citata la famiglia dei Pleuro- 
tomaridi, che han conchiglie di forme eleganti a bocca 
intagliata da una fessura. Zoologi e paleontologi sono 
d'accordo nel ritenere che i Pleurotomaridi rappresen - 
tino un tipo antichissimo fra i Gasteropodi viventi e i 
collezionisti inglesi comperano a prezzi favolosi le 




Fig. 77. 

Un Bracliipodo : Te- 
rebratula caput '■ 
serpentis Lam. Me- 
diterraneo, grand, 
nat. Fotogr. origi- 
nale, da esemplare 
del Mus. Zool. Uni- 
versità di Genova. 



218 



Capitolo settimo 




\^ 



Fig. 78. 

Un Crinoide abis- 
sale: Metacrinus 
rotundus P. H. 
C, mare. del 
Giappone, ^'4 del 

' vero. Originale, 
da esempi, del 
Mu8. Zool.Univ. 
Genova. 



conchiglie rarissime di 
Tleur otomaria, (Antille, 
Molucche, Mar del Giap- 
pone). Giova ricordare che 
il primo esemplare di Pleu- 
rotomaria non fu raccolto 
vivente, ma si rinvenne 
la conchiglia entro ad una 
nassa dove l'aveva por- 
tata un Paguro. Piccole 
specie di Clathurella rac- 
colte dal « Washington » 
negli abissi mediterranei 
e descritte come nuove 
dal Jeffreys, strisciano a 
più di 2800 metri di fon- 
do ; nessun particolare 
svela, nel loro aspetto e- 
sterno, l'abitazione pro- 
fonda. 

Per dovizia di specie e 
varietà di forme, per mo- 
dificazioni speciali ed in- 
teressanti, gli Echinoder- 
mi meritano il primo po- 
sto nel mondo abissale. 
Tutte le classi del tipo, 
cominciando dai Crinoidi, 
vi si trovano in varia mi- 
sura rappresentate. 

I Crinoidi costieri son 
fissati mediante un pedun- 



Uno sguardo alla fauna abissale 219 

colo soltanto nella condizione di latva ; gli adulti si muo - 
vono sopra fondi coralligeni o melmosi, appoggiandosi a 
dieci braccia sottili ed articolate colle quali manten- 
gono sollevato il piccolo corpo fatto a calice. Invece 
i Crinoidi abissali stanno costantemente abbarbicati 
al fondo mediante un lungo stelo formato di una serie 
di articoli discoidi o pentagonali. Le loro braccia, 
ornate di una serie doppia di tentacoli (pinnule) sono 
semplici in alcuni generi, ad esempio nei Pentacrinus ; 
in altri elegantemente ramificate, come si verifica 
nei Metacr.inus (fig. 78) e negli Hyocrinus. Risulta 
dallo studio dei fossili che questi Echinodermi eran 
molto più diffusi in epoche geologiche remote, sin 
dai primi periodi dell'era arcaica. 

Gli Asteroidi ed Ofiuroidi scendono sino alle mas- 
sime profondità abitate; forme varie ed eleganti ci 
offrono sopratutto i primi, fra i quali convien ricor- 
dare gli Hymenaster a corpo sottile come un foglio di 
carta. Le Brisinga coronata, munita di braccia cilin- 
driche e risplendente di vivida luce, fu ripescata 
nel Mediterraneo dopo che già l'avevan fatta conoscere 
le esplorazioni atlantiche. Altre specie, di Asterie, 
come la Brisinga coronata 0. Sars. (fig. 79), frequen- 
tano le nostre regioni abissali. Però nessuna specie 
mediterranea di Asterie si può dire tipicamente abis- 
sale perchè anche le abitatrici di acque profonde, o 
sui nostri fondi, o su quelli di altri mari si prendono 
qualche volta anche molto al disopra della linea di 
200 metri. Così la sola specie del Mediterraneo pro- 
veniente da pili di mille metri, il Phitonaster bifrons 
W. Thoms. abita, in altri mari, anche il dominio co- 
stiero. 



220 



Capitolo settimo 



'Fra gli Echinoidi o Eicci di mare acquistano svi- 
luppo le specie in cui le appendici del tegumento sono 




Fig. 79. 
Una Stella di mare abissale : Bvisinga coroìxala O, Sars. Se- 
condo il De Folin, 1887. 



cilindriche o foggiate a lamella anziché ad aculei. 
Vivono in maggioranza nelle aeque profonde del- 
l'Atlantico e del Pacifico gli Echinoturidi, famiglia 



Uno sguardo alla fauna abissale 221 

di Ecliinoidi in cui le piastrelle dello scheletro, anziché 
saldate a corazza, sono libere nel tegumento che di- 
venta perciò assai meno consistente. Negli Acestes, 
pescati dal « Challenger » fino a 5000 m. di fondo, la 
superficie dorsale porta un incavo che serve da camera 
incubatrice per i piccoli. 

Ma le forme più specializzate si reclutano fra gli 
Oloturoidi. Una intera famiglia di questa classe {Eia- 
sipodidae) vive infatti relegata sulle melme abissali 
dei grandi Oceani a grandissima profondità; la Seo- 
toanassa translucida Hór. venne scoperta nell'Atlan- 
tico a ben 5005 metri. Essa comprende animali dalle 
forme strane, in cui sono completamente scomparsi 
quei pedicelli ambulacrali che servono alle Oloturie dei 
bassifondi per strisciare sul terreno. Il corpo è irto 
di grossi tubercoli e dorsalmente si prolunga in una 
vistosa appendice, fatta a mo' di cucchiaio, la cui 
funzione ancora non è ben certa; probabilmente si 
tratta di un organo tattile. 



I Crostacei di grandi profondità hanno fornito agli 
zoologi ed ai paleontologi materiale di alto interesse 
scientifico. Oltre ai gruppi inferiori (e già si è parlato 
di Anfipodi e di Isopodi giganteschi) danno largo con- 
tributo i Crostacei piti elevati, i Decapodi. La tribù 
degli Erionidi comprende oggidì due generi, Poly- 
cheles e Pentacheles (fig. 80), esclusivamente abissali, 
con poche specie; hanno abito esterno non molto 
dissimile da un'Aragosta, ma portano chele a quattro 



222 



Capitolo setlimo 



oppure a tutte e cinque le paia di zampe toraciche 
(gli altri Decapodi non ne hanno mai più di tre paia). 
Sono tutte cieche e meritano il nome di fossili viventi ; 




:^. 




iS;:;^ 



Fig. 80. 
Penlacheles scuìptus, metà della grand, natur. Dallo Smith S. 
J. («Blake»), 1882-1883. 



gli Erionidi erano infatti comuni nell'era secondaria 
dal Trias al Cretaceo. Dagli occhi ben sviluppati 
di alcuni Eryon, splendidamente conservati negli 



Uno sguardo alla fauna abissale 223 

scisti litografici di Solenhofen, si arguisce che abitas- 
sero anche i bassifondi; estinti nelle acque litorali, 
i pochi superstiti della tribìi han trovato rifugio nelle 
acque profonde. Sembra certo che gli Erionidi viventi 
attraversino una metamorfosi ; difatti certe forme con 
torace rigonfio a palloncino, che menano vita batipe- 
lagica e si riferivano ad un genere distinto {Eryo- 
neicus) vennero testé riconosciute per stadi giovanili 
dei Polycheles e dei Pentacheles. Il ritrovamento negli 
abissi mediterranei di Erionidi, già noti come specie 
caratteristiche degli abissi atlantici, fu il reperto 
più notevole e significativo della campagna del 
« Washington ». 

Nei Litodidi (fig. 81) a zampe lunghe e spinose l'a- 
bito esterno è da Gran chi mentre la parentela zoolo- 
gica li colloca in prossimità immediata dei Paguri; 
hanno, è vero, l'addome protetto da piastre solide e 
non molle e deformato come i Paguri, ma conservano 
tuttavia tracce molto chiare di una primitiva torsione. 
Il Mediterraneo non alberga Litodidi, mentre non 
mancano i Paguridi abissali comuni a profondità 
atlantiche. Accennerò al Parapagurus pilosimanus 
che, a differenza dei Polycheles, ha grandi occhi, seb- 
bene si trovi altrettanto profondo, e vive avvolto, 
come in un manicotto, dalla massa carnosa di una 
Attinia coloniale {Epizoanthus). 

Lo studio dei Crostacei abissali ci ha insegnato che 
il fenomeno del parassitismo non scomparisce nelle 
acque profonde. Difatti anche i Pesci abissali sono tal- 
volta infestati da Crostacei parassiti appartenenti al- 
l'ordine dei Copepodi. Questi non differiscono molto 
dai Copepodi liberi negli stadi larvali, ma durante il 



224 



Capitolo settimo 



periodo adulto subiscono modificazioni profonde in 
armonia colla vita che conducono. Curiosi mutamenti 
sono quelli ai quali va soggetto il sesso femminile; 
infatti la femmina, prima o dopo la fecondazione, si 
deforma, subisce una riduzione più o meno completa 
delle appendici e in certe specie diventa una sorta 




Fig. 81. 
Decapodo abissale : Neolitodes Grimaldii M Edw. e Bouv. 
Secondo il Milne Ewards e il Boiivier (Campagne del princ. 
di Monaco), 1894. 



di sacco ripieno di uova. La maggior parte di tali 
Copepodi parassiti abita le acque litorali, ma specie 
peculiari, illustrate dal Brian sugli esemplari del 
principe di Monaco, vivono a spese di Pesci abissali. 
Citerò la Behelula Edwardsi (fìg. 82), che si configge 
nella pelle dei Macrurus (fìg. 83). 

Per quanto concerne i Pesci, le specie che accennano 



Uno sguardo alla fauna abissale 



225 



aduli «habitat» batibentoiiico sono certo in minoranza 
rispetto a quelle che per i caratteri del corpo e per la 




Fig. 82. 



Fig. 83. 



Un Copepodo parassita di Pesci Parte anteriore di un Pesce 



abissali : Rebelula Edwardsi 
Kollik.; femmina coi tubi ovi- 
geri. Secondo il Brian (Cam- 
pagne del princ. di Monaco), 
1912. 



abissale [Macrurus atlan- 
ticus) infestato dalla Rehe- 
licla JEdwardsi. Secondo il 
Brian(Campagne del princ. 
di Monaco), 1912. 



15. — R. ISSEL. 



226 Capitolo settimo 



maniera con cui vennero catturate si ritengono ba- 
tipelagiche. Kiesce istruttivo consultare i cataloghi che 
accompagnano le grandi monografìe talassografiche, 
quando si tenga conto delle parentele rispettive dei 
singoli gruppi. Un certo numero di specie si deve ascri- 
vere a famiglie che acquistano sviluppo assai maggiore 
nel dominio litorale. In tal caso le forme esterne più 
o meno modificate e talvolta anche bizzarre, non giun- 
gono mai a cancellare quelle che si potrebbero dire 
le note caratteristiche della famiglia. Altri, sebbene 
appartenenti ad ordini ben noti, si raggruppano in 




Fig. Si. 
Squalo abissale : Harriotta raleighiana Good e Bean, Vs circa 
dellji grandezza naturale. Secondo il Murray e Hyort, 1912. 

famiglie caratteristiche dei fondi abissali. Darò un 
breve cenno dei primi. Fra i Pesci cartilaginei gli Squali 
e le Razze di mare profondo poco differiscono dai loro 
parenti delle acque sottili. Uno dei più modificati è 
senza dubbio V Harriotta raleighiana Good e Bean, 
dal lungo rostro e dalla coda terminata in punta (fig. 84). 
Fra i Pesci ossei meritano di essere ricordati i Gadidi, 
che forniscono all'industria peschereccia dei Mari Nor- 
dici prodotto importante per quantità e per varietà 
di specie costiere, mentre alla nostra non danno altra 
specie di vera importanza economica all'infuori del 
Nasello {Merluccius vulgaris). Il Nasello può figurare 



Uno sguardo alla fauna abissale 227 

a buon diritto tra gli abitatori dei fondi abissali, 
poiché, se gli individui piccoli e medi si pescano ge- 
neralmente sulla platea continentale, i grandi sogliono 
discendere sino a 600, 700 metri ed oltre. Una pesca 
coi palamiti, compiuta nel golfo di Genova alla pro- 
fondità di 600 metri, fornì ben 97 esemplari di Mora 




Fig. 85. 
Pesce abissale del Mediterraneo : Eretmcxphoms kleinembergi 
Giglioli, leggerai, impiccolito Dal Mazzarelli, 1912. 

mediterranea, Gadide abissale che porta un lungo bar- 
biglio sotto la mandibola. 

Li'Eretmophorus Kleinembergi Giglioli (fìg. 85) è 
un Gadide conosciuto soltanto nella condizione gio- 
vanile. Descritto dal Giglioli, fu poi ritrovato a Napoli 
e in Liguria. Il Mazzarelli l'ottenne a Messina in uno 



228 



Capitolo settimo 



stadio più progredito. I visceri addominali di questo 
pesce sono accolti in un sacchetto che pende al disotto 
della regione branchiale e i primi raggi che sorreggono 
la pinna dorsale si continuano in lunghe lacinie, fatte 
a banderuola. 

Caratteristica degli alti fondi è la famiglia dei Ma- 
cruridi. Son parenti non lontani dei Gadidi, ma se ne 




BMg 86. 
Pesce abissale del Mediterraneo: Hymenocephalus italicus Gi- 
glioli, grand, naturale. Dal Giglioli. 

distinguono pel muso più o meno sporgente che arieggia 
un poco quello degli Squali; hanno grandissimi gli 
occhi e il corpo gracile, squamoso, assottigliato gra- 
datamente verso la coda, che termina in punta. Ri- 
cordo qui V Hymenocephalus italicus Gigi. (fìg. 86), 
dragato per la prima volta nel Mediterraneo dal 
« Washington » a 508 metri di profondità. 

Il TracJiyrhinGhus scaher Raf., (chiamato Sant'Anto- 
nio dai pescatori di Noli), col muso prolungato in 



Uno aguardo alla fauna abissale 229 

punta e gli affini Macrurus coelorhyncJius e M. sclero - 
rhynchus (fig. 87), a capo più ottuso, debbono essere 
comuni nei fondi abissali del Mediterraneo, a giudi- 
carne dalla relativa frequenza con cui vengono presi 
coi palamiti, anche dai pescatori. Hjort richiama l'at- 
tenzione dei biologi sopra l'estesissima distribuzione 
batimetrica dell 'ultima specie, trovata da 540 metri 
di profondità sino a ben 3655 metri. 




Fig. 87. 
Pesce abissale del Mediterraneo : Macrurus sclerorhynchus 
Val.; V3 della grand, naturale. Secondo il Vinciguerra, 1879. 

Dopo di aver accennato ad alcuni abitatori del Me- 
diterraneo, non voglio tacere dei Maltidi, che vivono 
nell'Oceano Indiano. Alludo sopratutto al Goelophrys 
brevicaudatus Brauer (fig. 88); questo Pesce ha il corpo 
appiattito in senso dorso -ventrale ed un curioso or- 
gano lobato occupa la parte anteriore, verticalmente 
troncata, del muso. Quest'organo, cheèpoiun fotoforo, 
conferisce al capo un aspetto tale che gli zoologi della 
« Valdivia » quando il Coelophrys giunse a bordo, cre- 
dettero di aver a che fare con un Pesce in cui il cranio 
fosse spaccato ed il cervello fuoruscisse dall'apertura. 



230 



Capitolo settimo 



Certo le esplorazioni future ci riservano ancora sco- 
perte interessanti perchè le tenui strisele di fondo sulle 
quali ha lavorato la rete a tavole ed il gangano rap- 
presentano ben poca cosa in confronto alle aree ancora 
inesplorate. 




Fig. 88. 
Goelophrys brevicaudatus A. Brauer, grandezza naturale. A, 
l'animale veduto di fronte. — B, l'animale veduto di fianco. 
Secondo il Brauer (<« Valdivia»), 1906 08. 



Nel 1881, promuovendo le crociere d«l « Washington» 
sotto il comando del Magnaghi e la guida scientifica 
del Giglioli, l'Italia recò un contributo di prim'ordine 
alla esplorazione del MediteiTaneo profondo e la esi- 
stenza di una fauna abissale, negata in base a precon- 
cetti teorici, divenne per suo merito un fatto acqui- 



Unti sguardo alla fauna abissale 231 

sito alla biologia marina. Da pochissimi anni il nostro 
paese si è ridestato dal lungo periodo di inerzia che 
ha offuscato per quasi un trentennio il merito di un 
inizio così brillante. Auguriamo che i risultati del 
« Washington » abbiano presto a completarsi mercè 
l'impiego dei nuovi metodi e dei nuovi criteri di in- 
dagine e che a scienziati nostri e non soltanto a Da- 
nesi ed a Norvegesi ne sia riserbato il vanto. 



BIBLIOGRAFIA 



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Expedit. », Bd. 20, 1912. 

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232 Capitolo settimo 



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liano, voi. 7, 1914. 

Vinciguerra D., Appunti ittiologici sulle collezioni del Museo 
Civico di Genova: II. Intorno ai Macrurus del Golfo di Ge- 
nova. «Ann. Museo Civico di Genova», voi. 14, 1879. 



CAPITOLO Vili 
La Tita nelle pozze di scogliera 



Sommario : I Coleotteri (Ochtebius) ed i Copepodi (Harpacticus) 
delle pozze. — I Rotiferl ed i Protisti. — Resistenza alla 
concentrazione dell'acqua e fenomeni di vita latente da 
questa determinati. — Importanza di tali fenomeni. 



Uno sguardo d'insieme ed una rapida rassegna vi 
hanno fatto testé conoscere gli- abitatori delle diverse 
regioni marine e le condizioni molteplici che ne rego- 
lano l'esistenza. In questo capitolo e negli altri sei 
che lo seguono il campo delle nostre osservazioni di- 
verrà pili ristretto perchè non ci allontaneremo dal 
dominio costiero. In compenso dovremo fermarci più 
a lungo sulle forme e sulle manifestazioni vitali di 
taluni organismi che incontreremo nelle nostre ricer- 
che, ricavando più vasto argomento di studio da 
quelle zone che si possono esplorare con modesto cor- 
redo di attrezzi e con minore dispendio di fatica. 

Ho creduto bene di raffigurare la vita marina quale 
si presenta lungo la nostra Kiviera Ligure, sopratutto 
nel tratto compreso fra Genova e Portofino ; tuttavia 
non potrete rimproverarmi di esporre cose d'interesse 
troppo locale perchè condizioni fìsiche e comunità 



234 Capitolo ottavo 



biologiche mantengono carattere pressoché uguale in 
ogni parte del bacino mediterraneo. 

Possiamo cominciare la nostra esplorazione anche 
se il mare agitato non concede l'uso della barca. In- 
fatti per osservare fenomeni interessanti legati all'am- 
biente biologico marino, non occorre discendere sino 
al battente del mare ; già ad un paio di metri sopra il 
pelo dell'acqua la scogliera che si profila con aspri con- 
tomi, oppure si protende in mare con banchi dolce- 
mente inclinati, offrirà materia a molte considerazioni. 

Negli incavi più profondi della roccia ristagnano 
qua e là le piccole pozzanghere, le quali danno quasi 
sempre ricetto ad un certo numero di organismi vi- 
venti. Scrutiamo una di queste raccolte d'acqua; il 
più delle volte ci accadrà di scoprirvi degli insettucci 
neri che si muovono alla superficie oppure si arram- 
picano lungo le pareti 'sommerse. 

Sono Coleotteri acquaioli che si chiamano dagli 
entomologi Oehtehius e vengono ascritti alla famiglia 
degli Idrofilidi. Voi già conoscete questa famiglia, 
che ha per prototipo l'Idrofilo nero delle acque dolci 
(Hydrophilus piceus), quel grande Coleottero che nuota 
negli stagni e svolazza qualche volta anche nel fitto 
delle case, attratto dal bagliore della luce elettrica. 
Al suo confronto gli Oehtehius sembrano pigmei, poi- 
ché raggiungono appena due millimetri di lunghezza, 
ma non sono per questo men degni dinota. L'afferma- 
zione vale tanto i^er V Oehtehius quadrieolUs Mulsant a 
gambe lunghe, quanto per V Oehtehius suhinteger Mul- 
sant a gambe relativamente brevi (fig. 89), che vivono 
promiscuamente nelle pozzanghere ed hanno uguali 
costumi. 



La vita nelle pozze di scogliera 285 

Le piccole larve di Ochtebius, tutte irte di setole, 
popolano a primavera e di estate l'acqua di scoglio. 
Passeggiando sul fondo roccioso, palpano continua- 
mente colle mandibole il tenue strato di melma di 




Fig. 

Ochtebius subinleger Muls., che cammina col ventre in alto 
sulla superficie interna del liquido, x 25. Secondo l'Issel 
R. , 1914. 



detriti che qua e là vi si raccoglie, e ne traggono, per 
nutrimento, avanzi animali e vegetali che le acque 
marine e le piovane vi hanno portato, nonché piccole 
Alghe, invisibili ad occhio nudo, vegetanti fra quei 



236 Capitolo ottavo 



detriti. In autunno avanzato ed in inverno le larve 
hanno compiuto la metamorfosi e non rimangono che 
gli adulti. Osservateli un po' da vicino : sebbene trascor- 
rano la loro esistenza nell'acqua, questi organismi 
hanno un sistema di locomozione che non è affatto 
caratteristico della vita acquatica ; non hanno le zampe 
adatte al nuoto e non sanno nuotare, ma camminano 
velocemente col ventre in aria, appoggiando le zam- 
pette contro la superficie interna del liquido. 

A voi sarà più famigliare una tecnica alquanto di- 
versa di locomozione; quella che utilizza invece la 
faccia esterna del velo superficiale; la citano anche 
i trattati di Fisica per dimostrare che la superfìcie 
libera dei liquidi, seguendo le leggi della tensione su- 
perficiale, si comporta come una pellicola elastica. 

Tutti avrete veduto certi Emitteri, le Idrometre, 
le Velie, le Gerris che corrono alla superficie degli 
stagni sollevati sulle loro lunghe gambe; nel Pacifico 
si conoscono anche Emitteri marini (gen. Halobates), 
che col medesimo sistema passeggiano sulle acque del 
mare. Del resto vi sono anche animali prettamente 
acquatici, che si comportano come gli Ochtehius, cosi 
procede la Scapholeberis mucronata (0. F. Miiller), 
piccolo Crostaceo Fillopodo vivente in acqua dolce, 
che si appende normalmente alla superficie interna 
del liquido. 

Se fissiamo la nostra attenzione sopra una pozzan- 
ghera ricca di Ochtehius, vediamo che molti di questi 
Coleotteri camminano sulle pareti alla profondità di 
pochi centinietri; ogni tanto un individuo si distacca 
dal fondo, si capovolge e sale verticalmente a galla ; qui 
si mantiene fermo un istante, poi si mette in cammino 



La vita nelle pozze di scogliera 237 

contro la superfìcie nel modo caratteristico che ab- 
biamo descritto. Raggiunta la sponda, si raddrizza in 
posizione normale e scende di nuovo lungo il pendio 
della rupe, ove si trattiene fino alla successiva salita. 
Certo questa non è sempre determinata da spontaneo 
impulso dell'animale; basta un movimento un po' 
brusco che esso compia quando incontra una irregola- 
rità del terreno per farlo staccare. Il più leggero urto 
che ad arte s'imprima al Coleottero mediante un fu- 
scello, produce il medesimo effetto. Una grossa bolla 
d'aria che tiene imprigionata fra i peli dell'addome 
tende costantemente a farlo salire e rivoltare col 
ventre in alto; è soltanto l'aderenza delle sue zam- 
pette uncinate quella che può vincere la spinta idro- 
statica e mantenerlo aderente al fondo. 

Ma gli OcJitebius non fanno da padroni assoluti delle 
pozze di scogliera. Raccogliamo l'acqua con un grande 
bicchiere o meglio filtriamone una certa quantità per 
mezzo di un crivello di garza. Tosto vedremo guizzare 
in ogni direzione una moltitudine di animaletti che 
appariscono ai nostri occhi come punti di colore aran- 
ciato. Si tratta di un piccolo Crostaceo appartenente 
all'ordine dei Copepodi, VHarpacticus fulvus Fischer 
(fìg. 90). Fra i caratteri più spiccati visibili àelVHar- 
pacticus e nella maggioranza dei Copepodi che menano 
vita libera van ricordati l'occhio unico e mediano 
(donde il nome di Cyclops dato a un genere molto dif- 
fuso nelle acque dolci), cinque paia di zampe nata- 
torie appiattite a pala di remo (donde il nome di Co- 
pepodi dal greco kójzì] remo), di cui sono muniti i 
segmenti toracici, mentre l'addome forcuto è privo 
di arti. 



238 



Capitolo ottavo 




Copepodo delle pozze : Harpaclicìis fulvus Fischer. 

A. inascbio veduto dal dorso, in densità normale >i 60. 

B. maschio veduto dal dorso, in vita latente per concentra- 
zione dell'acqua, x 60, Secondo l'Issel R., 1914, 



La vita nelle pozze di scogliera 239 



Col soccorso di una lente che ingrandisca una die- 
cina di volte, si possono agevolmente distinguere i due 
sessi, perchè nel maschio le antenne del secondo paio 
terminano con una sorta di borsa uncinata ; nel periodo 
della riproduzione il maschio si porta innanzi la fem- 
mina tenendola ferma con quei ganci. La femmina 
così accoppiata non ha ancor finito di crescere ed è 
assai più piccola del maschio; in quelle che son tor- 
nate libere ed han maturate le uova le dimensioni ri- 
sultano alquanto maggiori. Perchè le femmine e spe- 
cialmente le femmine giovani han colorito molto più 
vivace dei maschi, presentando, oltre alla tinta gialla 
di fondo, una proporzione assai maggiore di rosso e 
di ranciato ? La ragione si manifesta al microscopio ; 
nel loro corpo si accumula una sostanza adiposa di 
quel colore, che in gran parte viene usutruttata nello 
sviluppo delle uova. Le uova vengono deposte in un 
sacchetto a forma di pera che sta appeso al ventre, 
e quando sono ben innanzi nello sviluppo lasciano 
scorgere per trasparenza un punto rosseggiante che 
è l'occhio dell'embrione. Le larve appena liberate 
dalle spoglie dell'uovo sono ancora ben dissimili dagli 
adulti. Il contorno del corpo è quasi circolare anziché 
piriforme e di tutte le appendici caratteristiche del- 
l'adulto non si sono finora sviluppate che tre paia 
soltanto. Questo tipo di larva che comparisce nello 
sviluppo di moltissimi Crostacei è conosciuta dai na- 
turalisti sotto il nome di Nauplius e l'abbiamo ritro- 
vato sotto altre spoglie quando ci siamo occupati 
del plancton. Lo sviluppo dei segmenti del corpo, degli 
arti e delle sue setole si compie in vari periodi succes- 
sivi, a capo di ciascuno dei quali il Crostaceo si li- 



240 Capitolo ottavo 



bera completamente del suo tegumento e comparisce 
con una pelle nuova che si era andata formando al di- 
sotto dell'antica. 

1^' Harpa^iticus ha un tipico modo di nuotare, co- 
mune, del resto, a quasi tutti i Copepodi liberi; va 
avanti a piccoli scatti, ognuno dei quali è dovuto al 
battere simultaneo dei piedi natatori e non procede 
diritto, ma interseca spesso la direzione primitiva de- 
scrivendo degli occhielli più o meno ampi. 



Oltre ai Coleotteri ed ai Crostacei, le pozze alber- 
gano altri organismi che non si rivelano ad occhio 
nudo. Se aspirate mediante una cannuccia di vetro 
i detriti che si raccolgono sul fondo e ne esaminate 
ima piccola quantità al microscopio, vi scoprirete 
molto spesso alcuni Rotiferi; v'invito ad occuparvi 
soltanto della specie più bella e più grande, lunga un 
terzo di millimetro: la Pterodina clypeata Ehrb. 
(fig. 91). Attraverso alla corazza ovale, di trasparenza 
cristallina, che riveste il suo corpo, si delineano chia- 
ramente i contorni degli organi; richiamo la vostra 
attenzione sopratutto sul potente apparato mastica- 
tore o macina (mastax), caratteristico dei Rotiferi 
e facilmente osservabile. I margini trituranti di questo 
apparato, veduti a fortissimo ingrandimento, appa- 
riscono formati da una rastrelliera di piccole lance 
acuminate (fig. 91 0). L'apparato digerente, l'ovario, 
la vescichetta pulsante dell'apparato escretore, si di- 
stinguono a prima vista. Dall'apertura anteriore della 



La vita nelle pozze di scogliera 



241 



corazza l'aiiiniale, appena si trova in condizioni fa- 
vorevoli mette fuori il capo munito di due punti 





.t. 



B 




Fig. 91. 
Rotifero delle pozze : Pterodina clypeata Ehrb. 
A, Un individuo espanso e natante, x 260. — B, un indivi- 
duo contratto entro alla sua lorica, in vita latente, x 260. 
— C, organo trituratore (mastax) della Pterodina, x 1000. 
A e B secondo l'Issel, 1914. C, originale. Quarto dei Mille. 



16. 



R. ISSEL. 



242 Capitolo ottavo 



oculari rossi (occhi nella più semplice espressione) 
e di una corona di ciglia vibratili che servono alla 
locomozione; dall'apertura posteriore può stendere 
un'appendice cilindrica: il piede. Nella Pterodina la 
struttura del piede si allontana dalla regola generale, 
perchè, invece di terminare con una o due punte mo- 
bili, presenta all'apice un piccolo fascio di ciglia vi- 
bratili. Generalmente il piede serve ai Rotiferi per 
aderire agli oggetti sommersi ed il suo compito vien 
facilitato da un liquido attaccaticcio che geme da 
speciali glandole, dette appunto glandole del piede. 
Da oltre due anni osservo le Pterodine delle pozze 
e mai mi è capitato nel campo del microscopio un in- 
dividuo di sesso maschile. Questo fatto può richia- 
mare alcune considerazioni interessanti: è molto dif- 
fusa nella serie animale una tendenza della natura a 
ridurre il numero dei maschi o ad eliminarli addirit- 
tura dalla vita della specie. Condizione assai comune 
è un leggiero predominio numerico delle femmine. 
Jj' Harpacticus fulvus, il piccolo Copepodo or ora illu- 
strato, segue costantemente questa norma e possiamo 
dire che il fenomeno si ripeta in tenui proporzioni 
anche nella razza umana, poiché se è vero che nascono 
più uomini che donne, il bilancio s' in verte a favore 
delle donne quando si ponga mente al numero dei 
nati che sopravvivono. I Nematodi liberi, piccoli 
vermi cilindrici che vivono nel terriccio umido, fra 
i detriti vegetali o nell'acqua, sono molto istruttivi 
a questo riguardo, poiché, come ha dimostrato il 
Maupas, ci offrono vari gradi di transizione; in alcune 
specie i maschi abbondano; in altre, per esempio 
nel Diplogaster robustus» la proporzione dei maschi 



La vita nelle pozze di scogliera 243 

è ridotta all'uno per diecimila ; di più in siffatti maschi, 
che pure han struttura perfettamente normale, si 
è perduto l'istinto della riproduzione; si tratta forse 
di « maschi atavici », E finalmente ben 18 specie han 
rivelato al Maupas l'assenza totale di maschi e la 
riproduzione per uova non fecondate. 

Molte volte la riduzione dei maschi si verifica in 
altro modo; non è una costante deficienza numerica, 
ma una periodica scomparsa quella che richiama l'at- 
tenzione del biologo. Le femmine in tal caso si ripro- 
ducono per partenogenesi, cioè depongono uova 
che si sviluppano senza previa fecondazione del ma- 
schio ; poi, dopo un certo numero di generazioni parte- 
nogenetiche si verifica una generazione sessuale con ab- 
bondante comparsa di maschi e consecutiva feconda- 
zione delle uova. Proprio nella classe dei Rotiferi si 
trovano varie condizioni intermedie tra periodi ses- 
suali frequenti e la scomparsa dei maschi. 

Vi ha un intero gruppo di Rotiferi (RotiferiPloimi) 
al quale appartiene appunto la nostra Pterodina, 
dove la comparsa periodica dei maschi costituisce la 
norma; se in alcune specie i maschi risultano ancora 
ignoti ciò vuol dire probabilmente che sono molto rari 
oppure che gli specialisti non hanno eseguite indagini 
sufficientemente accurate onde rintracciarli. In un al- 
tro gruppo ( Rotiferi Bdelloidi), al quale appartiene il 
Rotifero Gom.\ine {Botifer vulgaris), per quante ricerche 
si siano fatte, non si è riusciti a trovare un solo ma- 
schio, e tutto induce a credere che periodi sessuali non 
abbiano a verificarsi. Sembra, del resto, che analoghe 
condizioni si ripetano in certi Crostacei: la Daphnia 
pulex, var. ohtusa, fu allevata per cinque anni senza 



244 Capitolo ottavo 



che i maschi venissero ad interrompere la serie delle 
generazioni partenogenetiche. Sempre fra i Crostacei, si 
è verificato il caso interessante per cui la stessa specie 
si presenta sotto due varietà locali, identiche per 
quanto si riferisce alla forma del corpo, ma distinte 
per quanto ha riguardo alla condizione sessuale; così 
V Artemia salina di Capodistria si riproduce esclusi- 
vamente per partenogenesi, mentre neìV Artemia sa- 
lina di Cagliari, studiata dall'Artom, le femmine ven- 
gono regolarmente fecondate dai maschi. 

I maschi dei Rotiferi Ploimi — giova ricordarlo — 
sono individui riproduttori nel senso più letterale 
della parola ed organizzati soltanto per vivere il 
tempo necessario a compiere il loro ufficio; non v'ha 
bocca né tubo digerente; l'apparato cigliare è ridotto, 
la statura di gran lunga inferiore a quella della fem- 
mina. 

L'indagine accurata di alcune specie ha condotto 
a risultati che si possono probabilmente estendere a 
molti Rotiferi di questo gruppo. Esistono cioè due 
categorie di femmine, diverse dal punto di vista fisio- 
logico e qualche volta distinte anche per qualche ca- 
rattere nella forma esterna. Quelle della prima cate- 
goria non possono venii' fecondate dai maschi; si ri- 
producono partenogeneticamente e depongono uova 
dalle quali nascono soltanto femmine; quelle della se- 
conda categoria sono a fecondazione facoltativa; 
quando si riproducono per via partenogenetica, depon- 
gono esclusivamente uova maschili (cioè uova dalle 
quali schiudono maschi); quando vengono fecondate 
dai maschi, danno origine soltanto a femmine. 

Non mancano, insieme ai Rotiferi, organismi più 



La vita nelle pozze di scogliera 



245 



minuti, composti di una sola cellula : sono Infusori che 
si moltiplicano attivamente quando sul fondo delle 
pozze macerano in abbondanza i detriti d'Alga e di 
Posidonia buttati a riva dalle onde e sopratutto pic- 
coli riagellati, lunghi pochi centesimi di millimetro. 
Fra questi riconosciamo non di rado la Carter ia sub- 
cordiformis Wille (fìg. 92 A ), 
tanto prolifica da colo- 
rare talvolta in verde -la 
superfìcie delle pozze e na- 
tante con quattro flagelli. 
Più costanti sono le Crypto- 
monas (fìg. 92 jB), munite di 
due soli flagelli. Il rapido 
movimento le avvicinereb- 
be agli animali, ma le loro 
parentele nella serie delle 
Alghe e più ancora il tipo 
di nutrizione le collocano 
fra i vegetali; assimilano 
infatti il carbonio dell'a- 
nidride carbonica disciolta 
nell'acqua, e il pigmento 
assimilatore è clorofilla di 
un bel verde nella Garteria, mentre si presenta giallo 
nella Gryptomonas; quest'ultima lascia pure scorgere, 
in seno al protoplasma, dei granuli d'amido dai con- 
torni angolosi. Ora l'amido è uno dei primi e prin- 
cipali prodotti di assimilazione in questi Protisti ve- 
getali, come nelle piante superiori. 

La recentissime indagini dello Schiller che la Car- 
teria suhcordiformis risulta un componente normale 




Fig. 92. 
Flagellati delle pozze 
di scogliera: 
A, Carteria suhcordiformis 
Wille, X 1000. B, Grypto- 
monas sp., X 1900. Secon- 
do r Issel, 1914. 



246 Capitolo oiiaro 



del nannoplaiicton adriatico; è dunque un organismo 
schiettamente marino. Anche VHarpacticus, quantun- 
que peculiare alle pozze, ha tutti i suoi congeneri 
nell'acqua salsa, mentre Pterodina ed Ochtebius, pur 
essi localizzati nelle acque sopra -litorali, appartengono 
a gruppi d'acqua dolce. Specie di varia origine si danno 
adunque convegno in questo ambiente sui generis. 

Oltre agli animaletti. che si rinvengono tutto l'anno 
nelle pozze, ve ne sono altri che capitano soltanto 
nella buona stagione; alludo sopratutto ad alcune 
specie di Zanzare (Culex), che vi depongono le uova. 
L'acqua si x>opola allora di piccole larve setolose vi- 
vacissime; poi le larve si trasformano in ninfe che 
hanno capo e torace imprigionato in un cappuccio; 
addome ricurvo terminato da due palette natatorie. 

Larve e ninfe salgono e scendono incessantemente 
nell'acqua per mettere fuori il loro apparato respira- 
torio ; nella larva questo ha forma di un tubo posto alla 
estremità posteriore del corpo e quindi obbliga l'ani- 
male a mantenersi alla superficie capovolto; mentre 
nella ninfa è costituito da due tubetti che si aprono 
nella regione del capo. L'insetto alato che viene alla 
luce squarciando la pelle della ninfa svolazza intorno 
la scogliera è nelle sue vicinanze. 



Non crediate che io vi abbia presentato questi ani- 
maletti di varie classi soltanto per descriverne le 
forme e gli atteggiamenti, oppure per trarne pretesto 
a divagazioni biologiche. Tutti sono collegati da una 



• La vita nelle pozze di scogliera 247 

1. 

particolarità comune: la tolleranza rispetto all'am- 
biente esterno. Accennando alla influenza dei sali, 
abbiamo veduto come la concentrazione dell'acqua 
marina vada soggetta a tenui oscillazioni lontano dalle 
coste, mentre nelle acque costiere le variazioni sono 
più forti; sempre però contenute entro a limiti non 
molto ampi. 

Ora il piccolo mondo delle pozze di scogliera è co- 
stretto a subire, nella composizione chimica dell'am- 
biente, differenze assai più forti di quelle che divi- 
dono l'acqua dolce dall'acqua marina. Ce ne renderemo 
conto facilmente se noi abbiamo la pazienza di osser- 
vare, a più riprese quel che succede nella scogliera, sia 
in tempo di quiete, sia in tempo di buiTasca. 

Il mare si mantiene calmo oppure leggermente 
mosso ! In tal caso le onde rotte dagli scogli più avan- 
zati non giungono a lanciare i loro spruzzi sui ripiani 
o nei solchi ove si raccolgono le pozze. Ma sopravviene 
una pioggia dirotta; ecco che di lì a poco tempo gli 
incavi della scogliera saranno ricolmi di acqua dolce, 
o almeno di un'acqua avente un grado di salsedine 
così tenue che appena si avverte col palato. Se invece 
Giove pluvio riposa e il mare, sforzato dallo scirocco 
si gonfia in cavalloni, spruzzi abbondanti vengono 
ad inaffiare le rupi; nelle mareggiate più violente 
l'onda investe le pozzanghere in pieno e le ricopre di 
un velo spumeggiante. 

In fine di primavera ed in estate si verifica un'altra 
condizione di cose meno comune ma più notevole per 
noi. Avviene cioè che le pozze, ricolme di acqua marina, 
subiscano per parecchi giorni l'influenza di un periodo 
lungo di siccità. Sotto l'ardore dei raggi solari l'acqua 



248 Capitolo ottavo 



va diminuendo per evaporazione e diventa sempre 
più concentrata ; giunge un punto nel quale i sali non 
possono più rimanere disciolti e la precipitazione co- 
mincia; ma siccome ognuna delle sostanze disciolte 
ha un coefficiente di solubilità suo proprio, ne con- 
segue che precipita dapprima un prodotto poi, se- 
guendo un ordine determinato di successione, si depo- 
sitano tutti gli altri. Alla fine la pozza è completamente 
prosciugata e sul fondo rimane uno strato candido di 
sali. 

Non v'ha dunque l'ambiente biologico più variabile 
di questo. Non soltanto la completa evaporazione 
è affare di pochi giorni, se le dimensioni dello stagno 
sono esigue, ma rapida è anche la variazione di salse- 
dine che si produce in senso opposto, quando la piog- 
gia diluisce le pozzanghere concentrate oppure ne 
riempie altre digià prosciugate. Osserviamo tuttavia 
un fatto ; per lo strato acqueo che riposa sul fondo la 
diluizione non è così pronta come a prima vista si 
crederebbe. Anzi è norma che si formi un velo d'acqua 
fresca e diluita sopra uno strato d'acqua molto più 
concentrata e un po' più calda, e talvolta passano 
parecchi giorni prima che la mescolanza sia compiuta 
e l'equilibrio ristabilito. 

Ad ogni modo la variabilità è tanto grande che non 
sembrerebbe compatibile colla vita; pensate che si 
considera già notevolmente eurialino un animale che 
subisca oscillazioni di densità comprese fra 1,020 
e 1,040, mentre la densità delle pozze può oscillare 
da poco più di 1, coyrispondenti a 2 o 3 grammi per 
litro di sali disciolti, sino a oltre 1,220, cifra questa 
che equivale a oltre 300 gr. di sale per litro ! Eppure 



La vita nelle pozze di scogliera 249 

se tutti gli abitatori delle pozzanghere non soprav- 
vivono a densità così estreme, ve ne sono alcuni ca- 
paci di sopportarle per un tempo più o meno lungo. 

In generale gli Infusori ed i Kotiferi, dei quali ab- 
biamo tenuto parola, cessano di vivere a densità non 
lontane da 1,100; le larve dei Ditteri sono più resi- 
stenti e periscono intorno a 1,140; gli Ochtebius adulti 
non si trovano più nelle pozzanghere quando la den- 
sità si avvicina a 1,160. 

Per contro i piccoli Flagellati che abbiamo testé ri- 
cordati ed il Copepodo delle pozze {Harpacticus fulvus), 
tollerano per breve tempo i massimi di concentrazione 
ai quali l'acqua possa arrivare. Ci troviamo dinanzi 
ad un fenomeno molto spiccato di adattamento, per 
il quale una comunità ristretta di organismi vive e si 
riproduce in condizioni che riuscù-ebbero mortali per 
la maggior parte dei suoi affini, sia provenienti dal 
mare, sia immigrati dalle acque dolci. 

Giova qui richiamare quanto si è detto nelle prime 
pagine intorno alla influenza esercitata sugli orga- 
nismi acquatici dagli squilibri forti di densità; in 
una soluzione più concentrata dei suoi liquidi interni 
l'organismo si disidrata; in una soluzione più diluita 
subisce invece un processo d'idratazione. 

Ora è molto probabile che una tal disidratazione 
venga ritardata nei Coleotteri e nelle larve di Zanzara 
dai tegumenti spessi e poco permeabili. Ma il caso è 
certo ben diverso per gli Harpacticus e per i Flagellati 
nei quali lo strato esterno del corpo è non soltanto 
sottile, ma permeabilissimo, tant'è vero che, immersi 
in una soluzione fortemente venefica, questi organismi 
soggiaciono ad una rapida morte. Di qui una notevole 



250 Capitolo ottavo 



I 



differenza nel modo di comportarsi: mentre Ochtebius 
e larve di Zanzara cessano di muoversi e poco dopo 
muoiono in concentrazioni molto elevate, i Copepodi 
ed i Flagellati cadono in una condizione, interessante 
dal punto di vista biologico, che ha tutte le apparenze 
della morte ed è invece uno stato di vita latente 
o sospesa. 

Giugno, luglio e agosto vi offriranno l'occasione di 
osservare il fenomeno negli Harpacticus, perchè du- 
rante questi mesi avviene quasi sempre che all'inva- 
sione del mare seguano lunghi periodi di calma e di 
sole. Facilmente troverete una pozza dove i Copepodi 
brulicano a migliaia e se avrete un po' di pazienza 
potrete spiare giorno per giorno qiiello che accade. Da 
principio, finché la concentrazione si mantiene rela- 
tivamente bassa, vedrete che i Copepodi son diffusi 
nell'acqua con una certa uniformità, poiché guizzano 
vivacemente in ogni direzione ed in tutti gli strati 
della massa liquida. Dopo qualche giorno però co- 
mincia a verificarsi una certa depressione ed in numero 
sempre crescente gli individui lasciano gli strati supe- 
riori per nuotare in prossimità del fondo. Poco oltre 
a 1,090 i movimenti si fanno stentati e diventano 
sempre piìi rari gli individui che ancora s'innalzano, 
guizzando, a pochi centimetri dal fondo. Tutti gli altri 
formano sul fondo stesso uno straterello di colore ran- 
ciato, che mostra, esaminato da vicino, un intenso 
brulichio. 

Se un temporale non viene a guastare questa espe- 
rienza in natura, la concentrazione si eleva rapida- 
mente ; precipitazioni saline cominciano a comparire 
alla superfìcie ed a depositarsi sul fondo. A poco a 



La vita nella pozze di scogliera 251 

poco il brulichio dello strato ranciato si fa sempre più 
debole e subentra quiete perfetta. Qualunque osser- 
vatore superficiale concluderebbe che i Copepodi han 
dovuto soccombere ad una salsedine troppo elevata. 
Ma prolungando un poco l'attesa, riuscirà facile per- 
suadersi del contrario. Il tempo volge alla burrasca, 
ecco che gli spruzzi marhii o l'acquazzone vengono a 
diluire la massa d'acqua ridotta a piccolo volume 
dalla evaporazione. Torniamo alla pozza: nessuna 
traccia più dello straterello ranciato, ma un guizzare 
vivacissimo di Copepodi per tutta la massa liquida. 
Sono gli stessi — mi domanderete — oppure si tratta 
di nuovi inquilini giunti non si sa come? Posso as- 
sicurarvi che sono proprio gli stessi. La vita non era 
ancora spenta in quei piccoli corpi, soltanto non si 
tradiva per alcuna manifestazione esteriore, era vita 
latente o, se meglio vi piace, morte apparente. 

Provocando ad arte i fenomeni descritti entro un 
recipiente di vetro che sia piuttosto basso e capace, ne 
seguiremo con maggior precisione l'andamento. Po- 
tremo adottare il medesimo processo che in natura si 
verifica, cioè lasciar evaporare il liquido poco a poco. 
In questo modo sarà facile seguire passo passo, col- 
l'aiuto di una lente, la diminuzione dei movimenti 
spontanei concomitante al crescere della densità. Al- 
lorché questi sono cessati completamente, riesce ancor 
facile il provocarne ove si sottoponga l'animale a qual- 
che stimolo meccanico, punzecchiandolo, per esempio, 
colla punta di un ago. Da principio il Copepodo rea- 
gisce con pochi èolpi successivi delle zampe natatorie ; 
poi, in uno stato d'inerzia più avanzato, non fa che 
agitare le antenne e le zampe senza cambiar di posto. 



252 Capitolo ottavo 



Finalmente, quando la densità si è innalzata a circa 
1,125, l'animale non dà più alcun segno di vita, né per 
impulso proprio, né per stimoli ad arte impartiti. 

Ora facciamo l'esperimento inverso ; con uno schiz- 
zetto di vetro a manico di gomma aspiriamo alcuni 
Harpacticus immobilizzati e trasportiamoli in un re- 
cipiente a parte coUa minor quantità possibile d'acqua 
concentrata; indi versiamo in questo recipiente del- 
l'acqua marina e, coll'occhio aUa lente, stiamo a vedere 
quello che succede. 

Dopo un tempo variabile a seconda della tempera- 
tura e di altri fattori, ma sempre limitato a pochi mi- 
nuti, si nota un leggero fremito neUe antenne o in 
qualche zampa del Copepodo; poi l'agitarsi di qualche 
appendice, poi qualche piccolo guizzo interrotto da 
pause; in capo a pochi istanti eccolo in movimento, 
come se nulla fosse accaduto. Così in un batter d'oc- 
chio tutte le manifestazioni della vita si risvegliano in 
quei corpi apparentemente inerti. Notate poi che un 
tale stato letargico può durare molto a lungo. Il 
giorno 7 del passato giugno avevo messo in disparte 
una boccia d'acqua concentrata a 1,139, nella quale 
si trovavano molti Harpacticus in condizione di vita 
latente. Ogni giorno separavo 20 individui dopo 
averli trasportati in acqua marina, notavo il numero 
di quelli che riprendevano la loro attività normale ed 
il tempo che impiegavano a risvegliarsi. Dopo 4 
giorni dalla raccolta ne rivissero diciotto sopra venti 
e i primi sintomi di risveglio si manifestarono dopo 
6 minuti. Trascorsi 16 giorni, ripresero vita otto sopra 
venti e i primi movimenti comparvero dopo 13 mi- 
nuti circa. Dopo 19 giorni il numero dei rivissuti fu 



La vita nelle pozze di scogliera 253 

soltanto di quattro su venti ed i primi segni di vita 
non apparvero che dopo 20 minuti. Finalmente, il 
22° giorno dopo la raccolta, un solo Harpacticus ri- 
prese a nuotare vivacemente. Nella settimana succes- 
siva qualche individuo inafi&ato con acqua di mare 
dava ancora segno di vita, ma si trattava di risveglio 
effimero ed incompleto; infatti il Crostaceo non riac- 
quistava i suoi movimenti normali e periva dopo bre- 
vissimo tempo. 

Dovete notare che gli Harpacticus e i due Flagellati 
sono i soli organismi delle pozze capaci di tollerare 
in vita latente concentrazioni poco lontane dalle mas- 
sime od anche, per breve tempo, le massime. La Pte- 
rodina clypeata ed alcuni Infusori presentano bensì lo 
stato di vita sospesa, ma vi cadono a densità molto 
minori, né possono tollerare le massime. 

Ad ogni modo, qualunque sia l'organismo sperimen- 
tato, si verifica, come nel caso àeW Harpacticus fulvus, 
questa norma ; che il risveglio è tanto più lento quanto 
è piti lungo il tempo trascorso dall'inizio dello stato 
letargico e quanto piti alta è la densità che ha deter- 
minato la morte apparente. 

Molte particolarità degne di nota offre il fenomeno 
della vita latente; ne ricorderò soltanto due. Anzi- 
tutto un aumento brusco di densità, quale si ottiene 
facendo passare i Copepodi dall'acqua marina ad una 
soluzione molto concentrata di sale, viene tollerato 
assai meno di un aumento graduale, di guisa che, a 
pari squilibrio, la morte apparente che precede la 
morte vera è molto più breve nel primo caso che nel 
secondo. Inoltre, se i piccoli Crostacei vengono sotto- 
posti al passaggio inverso, cioè trasferiti dall'acqua 



254 Capitolo ottavo 



salsa o soprasalata (vale a dire più salata del mare) 
in acqua dolce, dimostrano una resistenza di gran lunga 
minore. Così basta molte v^lte farli passare brusca- 
mente da una densità intermedia fra mare ed acqua 
dolce (es. 1,015) all'acqua dolce perchè soccombano. 
E la morte in tali casi, oppure la ripresa dell'attività 
normale quando lo squilibrio è stato più piccolo e 
più graduale, sono preceduti da un rallentamento di 
funzioni vitali molto meno completo di quello che il 
passaggio opposto ci ha offerto; tanto che appena si 
può discorrere di morte apparente. La. disidratazione 
dei tessuti è dunque assai meno nociva della idrata- 
zione. 



Ma il biologo non deve contentarsi di descrivere e 
di interpretare i fatti; deve anche vagliarne l'impor- 
tanza generale collegandoli ad altri già noti nello stesso 
ordine di idee. 

Notizie sopra fenomeni di vita sospesa, che si pro- 
ducono per sfavorevoli condizioni d'ambiente, non 
mancano nella letteratura biologica; giova dunque di- 
scutere che cosa offrano di comune con quanto ab- 
biamo veduto neìV Harpacticus fulvus e nei suoi com- 
pagni delle pozze di scogliera. Numerosi animali — è 
cosa a tutti nota — non spiegano la loro attività nei 
periodi più caldi oppure nei più freddi dell'annata ; 
molti Molluschi, Anfibi, Rettili si nascondono per sver- 
nare sotto ai macigni, nel cavo delle rupi, nel terriccio, 
ed aspettano il ritorno del tepore primaverile in una 



La vita nelle pozze di scogliera 255 

condizione letargica, durante la quale non si muovono 
e non ingeriscono alimenti. Non sempre la stagione può 
dirsi l'unica causa determinante dei fenomeni di questo 
tipo; nel caso classico della marmotta il letargo 
è fatto complesso, poiché la temperatura non basta a 
produrlo, richiedendosi a tal uopo un certo numero di 
condizioni favorevoli ; prima fra tutte una tana od un 
cunicolo entro al quale l'animale possa a suo agio ran- 
nicchiarsi. È noto come svariati organismi possano 
tollerare a lungo delle temperature molto basse in 
condizione di vita latente. Perfino animali d'organiz- 
zazione elevata, come certi Pesci, congelati entro ad 
un pezzo di ghiaccio, ritornano in vita anche dopo 
molti giorni, purché si abbia cura di procedere molto 
lentamente al disgelo. 

Ad una inerzia estiva (estivazione) vanno soggetti 
molti animali, sopratutto nei paesi aridi e caldi. Nel 
caso nostro non si può certo invocare la temperatura 
elevatissima che regna nelle pozzanghere durante i 
mesi estivi perchè artificialmente si possono riprodurre 
i fenomeni anche di inverno, a temperature di quattro 
o cinque gradi sopra zero. 

Si descrive poi una forma di vita latente che si pro- 
duce per vero disseccamento dei tessuti. Il Leuwe- 
nhoeck per i Tardigradi e lo Spallanzani per i Koti- 
feri furono i primi a farci conoscere questi curiosi 
fenomeni di « reviviscenza ». Nei muschi che vegetano 
fra le commessure delle ardesie o delle tegole hanno di- 
mora alcuni Rotiferi che si mantengono attivi finché 
il muschio è bagnato ; quando la pianticella si prosciuga 
i Rotiferi disseccando si contraggono e si raggrinzano, 
tantoché veduti al microscopio, diventano quasi irri- 



256 Capitolo ottavo 



conoscibili. Ma appena la pioggia torna ad inumidire 
le fronde, si distendono, s'inturgidiscono e di lì a poco 
tornano a muoversi, a nutrirsi, a riprodursi. Questa 
sospensione di vita non è peculiare agli abitatori dei 
muschi ; se ne danno esempi numerosissimi anche nella 
fauna che popola le acque dolci; piccoli Crostacei, 
statoblasti (gemme riproduttrici) di Briozoi, Infusori 
possono disseccarsi pel prosciugamento degli stagni 
dove vivono e riprender poi le loro funzioni normali 
appena la pioggia ripristini lo stagno prosciugato, op- 
pure il vento li sollevi e li trasporti in una nuova rac- 
colta d'acqua. Il Giard riferisce come alcuni Molluschi 
esotici d'acqua dolce, ad esempio la Vivipara henga- 
lensis Lam. e V Ampullaria globosa Swains, abbiano 
ripreso vita dopo sei mesi di segregazione in ambiente 
asciutto. 

Egli crede che i fenomeni di sonno estivo, e forse 
anche quelli di sonno invernale si spieghino piuttosto 
colla disidratazione del protoplasma che colla influenza 
della temperatura e a conferma di questa sua opinione 
cita l'esempio di Molluschi terrestri che in pieno rigore 
invernale si sono risvegliati ed han strisciato per 
qualche tempo sulla neve al sopraggiungere di un ac- 
quazzone. È probabile che le due influenze si possano 
combinare in proporzione diversa a seconda del clima 
e del modo di reagire dell'animale. 

Ad ogni modo risulta evidente che i fenomeni ti- 
pici di « anidrobiosi » (vita senz'acqua), come il Giard 
li denomina, abbiano molto di comune con quelli che 
VHarpacticus fulviis ed altri organismi delle pozzan- 
ghere di scogliera ci hanno dianzi permesso di studiare. 
Negli uni e negli altri è fenomeno capitale la disidra- 



La vita Utile pozze di incoglierà 257 



tazioiie del protoplaKsma; la differenza sta in ciò; che 
nel nostro caso la disidratazione si produce in seno ad 
un liquido, mentre nei casi contemplati dal Giard 
si determina nell'atmosfera asciutta. Alla diversità 
d'ambiente si connette anche il modo con cui l'orga- 
nismo si protegge durante il periodo di vita latente. 
Quelli che disseccano nell'atmosfera si circondano per 
lo pili d'una membrana o almeno d'uno straterello di' 
muco, mentre i nostri abitatori delle pozze di scogliera 
non fabbricano alcun involucro particolare. 

Questi organismi, adattati alla sottrazione d'acqua 
in ambiente liquido, manifestano invece una resistenza 
assai debole di fronte alla sottrazione d'acqua nel- 
l'atmosfera; gli Harpacticus, lasciati prosciugare len- 
tamente in uno straterello di melma umida delle poz- 
zanghere, non si mantengono in vita piti di un giorno 
o di un giorno e mezzo. 

Certo l'ambiente soprasalato non sottrae ai loro 
tessuti tutta l'acqua che contengono; ninna mera- 
viglia dunque se non si dimostrano adattati alla più 
forte disidratazione che si determina nell'atmosfera. 

Ma gli organismi anidrobiotici nel senso del Giard 
son realmente atti a sopportare una perdita completa 
della loro acqua, oppure la resistenza loro è dovuta 
alla facoltà di serbarne a lungo una tenuissima dose *? 
Ecco una questione alla quale non siamo ancora in 
grado di rispondere e che potrebbe formare oggetto 
d'interessanti ricerche. 

E gli Ochtebius adulti che son provvisti d' ali non 
cercheranno di evitare l'acqua eccessivamente salata ? 
Per vedere come si comportino nelle circostanze più 
critiche, v'invito, se avete buona vista, a sedervi sullo 

17. — R. ISSEL. 



CapUolo ottavo 



scoglio ed a spiare alquanto i loro costumi. Premetto 
che VOchtebius non merita di essere classificato fra 
i volatori più meschini; le sue ali membranose di color 
bruno, nascoste, in posizione di riposo, sotto alle elitre 
nerastre, sono ben sviluppate e mosse da muscoli re- 
lativamente potenti. Tuttavia i rigori dell'inverno ren- 
dono il Coleottero pigro e mal disposto a valersi di 
queste appendici. Tolto dall'acqua, si vale soltanto 
delle zampe per farvi ritorno, e in queste condizioni 
si orienta assai male. Provate a collocarlo a tre o 
quattro centimetri dalla sua pozza ; ben di rado lo 
vederete prendere la strada giusta, e soltanto dopo in- 
finiti giii e rigiri. Per via l'istinto lo conduce a fermarsi 
in tutte le fessure e gli incavi che incontra sul cam- 
mino; più di una volta vi accadrà di rintracciare l'ani- 
male morto, dopo breve tempo, entro ad uno di questi 
nascondigli. Per contro nella stagione calda si serve delle 
ali con destrezza e appena collocato sulla rupe spicca 
il volo e va, nella maggior parte dei casi, a posarsi 
nella pozza da cui si è tolto o in im'altra vicina. Così 
nella stagione in cui l'ambiente fisico di alcune pozze 
diventa molto spesso incompatibile colla vita per 
la forte e prolungata evaporazione, il nostro Oclitehins 
si trova nelle condizioni migliori per mutare ])osto. 
Esso può trovare subito l'ambiente che gli conviene, 
perchè le piccole raccolte d'acqua di scogliera, anche 
a brevissimo intervallo l'una dall'altra, hanno densità 
diverse a seconda del volume di liquido e della mag- 
giore o minore distanza dal battente del mare. 

Esistono ambienti paragonabili, pel quadro biolo- 
gico che presentano, a (quello donde ha tratto materia 
il presente capitolo i 



I.n vita tìellr po::c lìl Rcogliera 



Convieii dire clie in i)iìi vaste proporzioni, le saline 
hanno molto in comune colle pozze di scogliera. Sono 
bacini ampi e poco profondi, dove l'acqua marina 
subisce, entro appositi compartimenti, una serie di 
sedimentazioni successive abbandonando in tal modo 
tutto il sale che viene disciolto. Ve ne sono in eser- 
cizio sulle coste di Sardegna, di Sicilia, d'Istria, di 
Francia, d'Inghilterra e per la singolarità dell'ambiente 
han richiamato a più riprese l'attenzione dei biologi. 

Non mi consta che alcuno abbia mai osservato nello 
saline il piccolo mondo animale e vegetale che abbiamo 
esaminato nelle pozze di scogliera; per contro gli zoo- 
logi vanno segnalando in quasi tutte le saline d'P^uropa 
un interessante Crostaceo che la scogliera non fflberga. 
Intendo alludere sdV Artemia salina Leach, apparte- 
nente all'ordine dei Fillopodi. Secondo il Feronnière, 
V Artemia resiste a 1,16 nelle saline Lorenesi e secondo 
l'Artom a 1,23 in quelle di Cagliari. Il Calman ha 
tatto testò conoscere mi altro esempio più segnalato 
di resistenza; in una varietà di sale greggio che si 
consuma in Inghilterra si trovano, commiste ai cri- 
stalli di cloruro di sodio, numerose uova di Artoida, le 
([uali, separate e collocate in acqua di opportuna coii - 
centrazione, possono schiudere e svilupparsi, attra- 
verso aUe successive metamorfosi, in adulti normali. 
Gli zoologi dispongono adunque di un mezzo facile e 
comodo pei- procurarsi in laboratorio delle Artemie 
viventi. 

Possiamo riconoscere nelle uova deìVArlemia salina 
un esempio di anìdrobiosi nel senso del Giard, ma 
i fenomeni di completa sospensione dei movimenti 
per concentrazione dei sali non erano ancor segnalati 



2G0 Capitolo ottavo 



nella fauna delle saline. Ciò vale a giustificarmi se, 
a proposito delle acque di scogliera, mi sono indugiato 
nn po' a lungo sopra questo interessante capitolo della 
biologia. 

Abbiamo narrato le vicende degli abitatori stabili 
delle pozzanghere e accennato pure a quelli che com- 
pariscono soltanto in stagioni determinate. Gli uni 
e gli altri non fuggono e non soccombono se non per 
densità elevatissime che vengono raggiunte ben po- 
che volte nel corso dell'annata. Ma accanto agli orga- 
nismi tipici vi sono anche visitatori temporanei propri 
di zone biologiche confinanti. Essi fanno incursioni 
nelle pozzanghere quando le condizioni fisiche di queste 
ultime sono simili a quelle dell'acqua che sogliono fre- 
quentare; cioè dell'acqua marina normale, oppure leg- 
germente diluita o concentrata. 

Potremo quindi raccogliere nelle pozze un Mol- 
lusco: la Littorina, un Crostaceo Isopodo: la Ligia, 
un Decapodo, il Paehygrapsus marmoratus, tutte spe- 
cie anfibie che impareremo meglio a conoscere nel 
capitolo seguente. 



BIBLIOGRAFIA 

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sotto l'influsso della salsedine. « Mem. della R. Accad. d. 

Scienze di Torino ->, Ser. 2, voi. 57, 1907. 
Is>4KL R., Vita latente per concentrazione dell'acqua e biologia 

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Neapel », Bd. 22, 1914 (con estesa bibliografia). 
Langk a., Unsere gegenwdrtige Kenntnisse von der Fortplan- 

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Hydrobiologie u, Hydrographie », Bd. 6, Hft. 2-4, 1913; 

Bd. 6. Hft. 4-5, 1914. 



La vita nelle pozze di scogliera 261 



Maupas e., Modes et formes de reproduction des Nematodes. 
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Moro L., Partenogenesi e anfigonia nei Rotiferi. « Bios », voi. 2, 
1915. 

Schiller J., Bericht ueber Ergebnisse der Nannoplancton-unter- 
suchungen anlàsslich der Kreuzungen S. M. S. Najade in 
der Adria. « Internat. Revue d. ges. Hydrobiolog'ie u 
Hydrographie, Biolog. Supplem. zu Bd. 6, 1914. 

Steuer a., Biologisches Skizzenbuch fiìr die Adria. Leipzig- 
Berlin, Teubner, 1910. 



CAPITOLO IX 

Org^anisnii anfibi della zona di marca 
e della zona sopralitorale 



Sommario: Caratteri generali. — I Cirripedi delia zona di marea 
(Chtamalus). — L'Attinia rossa. — La Littorina ed i suoi 
commensali. — La Ligia ed i Granchi anfibi. 



Lo vicende alle quali abbiamo assistito nel piccolo 
ni >n(lo che frequenta le pozze di scogliera sono inti- 
mamente connesse alla incostanza della concentra- 
zione salina; il grande nemico degli organismi acqua- 
tici, il prosciugamento, sopravviene molto di rado 
a 1 roncare il loro ciclo vitale. Esiste invece un gruppo 
biologico di esseri ])ci ((iiali il prosciugamento o al- 
meno l'emersione rappresenta un evento normale. 
Non abbiamo che da scendere pochi passi verso la 
riva e, nella ipotesi meno fortunata, scopriremo subito 
una o due specie caratteristiche di questo nuovo am- 
biente. Il fenomeno che delimita la zona in questione 
— l'abbiamo già accennato' nella parte generale — 
è la marea, questa continua pulsazione dell'Oceano 
che innalza poco a poco il livello delle acque per sei 
ore e lo abbassa gradatamente nelle sei consecutive. 
Se nel Mediterraneo la zona sottoposta alla marea 



Organismi anfibi dtlla zona di marea ecc. 2H3 



è ridotta ai minimi termini (si tratta di pochi deci- 
metri) non per questo mancano alla flora ed alla fauna 
che la popola caratteri ed adattamenti jiarticolari. Le 
specie che subiscono le imponenti oscillazioni di marea 
sulla scogliera Atlantica in gran parte si ritrovano 
anche da noi; lungo le nostre rive come lungo le rive 
dell'Atlantico e del Pacifico gli inquilini della zona di 
marea sono siffattamente legati a quelle peculiari con- 
dizioni di esistenza, che invano si cercherebbero le 
specie più tipiche ad un livello più alto o più basso. 

Non tutti gli organismi dei quali discorreremo in 
<luesto capitolo van soggetti ad un ritmo regolare di 
sommersione e di emersione. Sarebbe anzi assai fa- 
cile di stabilire un certo numero di gradi intermedi 
fra un tale ritmo ed una condizione di vita prettamente 
terrestre" da una parte; completamente acquatica 
dall'altra. 



Due parole soltanto sul mondo vegetale; talune 
Alghe vegetano esclusivamente nella zona di marea 
occupando una striscia larga mezzo metro o poco più 
che si può studiare nel suo tipico aspetto sopratutto 
nelle insenature più tranquille del nostro litorale. Voi 
noterete subito come certe specie vivano costante- 
mente ad un livello più alto di certe altre. Ciò per- 
chè sono adattate a periodi più lunghi di emersione 
e vengono bagnate ad alta marea oppure soltanto 
spruzzate dalle onde. 

Esplorando la scogliera di Portofino durante la 



264 



Capitolo nono 



stagione estiva, osserveremo, al battente del mare, 
una larga incrostazione biancastra di Alghe Coral- 
line, frammiste alle quali troveremo, al livello su- 
periore, i talli bruni e finamente arricciati della Bis- 
soella verruculosa Bert.; all'inferiore quelli lisci; di 
color verde-tenero della lattuga marina ( Ulva). 




Fig. 93. 
Attinia e Cirripedi della zona di marea : 

A, un esemplare espanso ; A' uno contratto di Actinia equina 

B, parecchi esempi, di. Ohtamalus slellatus Ranz. attaccati 
allo scoglio, B^ un esempi, che sta emettendo i cirri. Ori- 
ginale. Quarto dei Mille. 



Che cosa sono quelle protuberanze biancastre che 
tappezzano per larghi tratti la rupe ? Se ne vedono 
un po' dappertutto, ma gli esemplari più numerosi 
e più grandi si trovano nelle fessui'e, nelle grotticelle, 
nei luoghi riparati in genere. Sembrano tanti piccoli 



Organismi anfibi della zona di marea ecc. 



265 



crateri e fanno pensare alla riproduzione in plastica, 
di un paesaggio lunare. Ogni cratere è il guscio cal- 
careo di un piccolo Crostaceo cirripedo, Ghtalamus 
stellatus Kanz. (fig. 93 B). 

In alcuni tratti della scogliera gli Ghtamàlus lianno 
un bel colore verde tenero. Raschiando con una lan- 





Fig. 94. 
Animale di Ghtamàlus estratto dal suo guscio, 
Quarto dei Mille. 



12. Originale 



cetta la superficie del guscio ed esaminando il detrito 
al microscopio ci accorgeremo subito come tale colo- 
razione non sia propria del Cirripedo, ma provenga da 
un'Alga microscopica la quale lo riveste di un tennis - 
Simo feltro. La forma del guscio a tronco di cono 
molto aperto resiste bene all'impeto del mare, poiché 
le onde non vi hanno presa. Vi sono anche gusci allun- 
gati verticalmente, ma una tal foggia deriva dalla 
mutua compressione di parecchi individui cresciuti 



266 Capitolo nono 



l'imo accanto all'altro; in tal caso l'nnione fa la forza. 
Deir animale che ha secreto il guscio (fig. 94) nulla ci 
è dato di scorgere perchè un opercolo mobile fatto 
di quattro piastre {iw termine tecnico terga e sciita) 
chiude ermeticamente l'apertura. L'acqua necessaria 
per inumidire il corpo ed apportargli la provvista d'aria 
disciolta viene in tal modo conservata a contatto del- 
l'animale nel periodo in cui questo rimane a secco. 
Quando il mare lo ricopre, il Cirripedo, senza lasciare 
la «uà dimora, alla quale è unito per la parte ventralo 
dell'addome, può spiegare liberamente le sue appen- 
dici di colore bruno, ch'erano ravvolte a spirale nello 
spazio angusto tra il guscio ed il corpo e con moto al- 
terno le emette e le ritira. Con un po' di pazienza e 
col soccorso di una buona lente riusciremo a contare 
dodici paia di queste appendici, ma in realtà non ve 
ne sono che sei, biforcate, a poca distanza dalla base, 
in due rami irti di setole. Sono vere zampe? Chiama- 
tele pure zampe o piedi, se tenete conto del fatto che 
occupano la medesima posizione rispetto ai segmenti 
del corpo e si svilu]>paMO nella stessa maniera delle 
zampe vere e propiie. Ma questa denominazione non 
è del tutto corretta se poniamo mente all'importanza 
funzionale dell'organo e vai meglio allora sostituirla 
con quella di cirri donde ha tratto il nome l'intero 
ordine di Crostacei (Crostacei Cirripedi) che ha nel 
Ghtamalus uno dei più minuscoli rappresentanti. Poiché 
l'esistenza del Cirripedo è indissolubilmente legata 
allo scoglio dove si attacca, le appendici non servono 
come organo di moto, ma valgono a trattenere par- 
ticelle alimentari, a ricambiare l'aria; a percepire sti- 
moli, TI corpo, di un bel colore ranciato, è ridotto ad 



Organismi anfibi della zona di marea ecc. 267 

un sacco oblungo, di consistenza piuttosto molle, nel 
(|uale solchi appena discernibili accennano alla segmen- 
tazione tipica di Crostacei. Di occhi non v'ha traccia ; 
e qui giova ricordare che l'azione della luce sull'or- 
gano visivo ha una parte importante nel determinare 
i movimenti dei Crostacei suscettibili di spostarsi, 
mentre il Chtalamus, fissato alla sua rupe, si lascia 
probabilmente guidafe da una sensibilità tattile loca- 
lizzata sopratutto nei cirri e può fare a meno di un 
organo speciale sensibile alla luce. Un vero occhio 
ì)er quanto di struttura assai semplice, possiedono 
invece le larve, agili e mobilissime, che si pescano fre- 
(luentemente nel plancton, e che hanno servito al 
Loeb per i suoi studi sul modo di comportarsi degli 
animali rispetto agli stimoli luminosi. 

Il Chtalamus non si trova soltanto nel Mediterraneo ; 
possiamo dirlo cosmopolita, tanto è vasta la sua di- 
stribuzione geografica; dall'Islanda al Capo Verde, 
dalla Patagonia alle coste degli Stati Uniti, dalle Fi- 
lippine alla Cina. 



Fra gli animali della zona di marea che si attac- 
cano allo scoglio non tutti sono corazzati come il 
piccolo Cirripede o come la Patella che oppone al- 
l'impeto delle onde l'ampia superficie della sua con- 
chiglia conica e depressa. Vi si trovano anche animali 
sprovvisti di teca solida; i quali però non si espon- 
gono di norma agli spruzzi più violenti, ma predili- 
gono gli antri, le grotticelle e qualunque iregolarità 
della roccia che possa offrir loro un riparo. 



268 Capitolo nono 



Voi già conoscerete l'Attinia rossa (Actinia equina) 
alla quale i pescatori Liguri han posto il nome di 
« tornata di mare ». Se la osserviamo attaccata allo 
scoglio (fìg. 93 A), durante la bassa marea, giustifica 
davvero questo nome: una massa ovoidale carnosa, 
di qualche centimetro di diametro e di colore rosso 
vivo, con una infossatura mediana dalla parte ante- 
riore; ecco tutto quanto possiamo scorgere della sua 
organizzazione esterna. Ma appena il mare comincia 
a sommergere l'animale, le labbra dell'infossatura si 
svaginano e si dilatano a disco frangiato di tentacoli; 
la tornata si trasforma in qualche cosa ohe richiama 
alla mente un crisantemo. Il corpo cilindrico aderisce 
alla rupe mediante una suola carnosa listata di az- 
zurro al suo margine ; i petali del fiore sono i tentacoli, 
allungati, conici, disposti in parecchie serie; esterna- 
mente a questi ve n'hanno altri brevi, ottusi, che si 
scorgono bene soltanto in completa espansione e la 
cui tinta di un azzurro pallido spicca sul rosso cupo del- 
l'insieme. 

Nel regolare i movimenti della nostra Attinia hanno 
quindi una parte importante il moto ondoso e la marea. 
Infatti l'Attinia si espande allorché il mare la bagna 
senza investirla troppo rudemente ; mentre si contrae 
e si chiude appena rimanga all'asciutto o l'acqua la 
vada flagellando con troppa violenza. La chiusura e 
l'invaginazione dei tentacoli hanno significato protet- 
tivo, perchè in tal modo l'interno deUcorpo vien con- 
servato umido più a lungo; inoltre il contrarsi a pal- 
lottola dell'Attinia ha per effetto di intui'gidire la base 
sale e di assicurare con tal mezzo un'aderenza piti 
salda dell'animale al substrato. Riferiscono alcuni os- 



Organismi anfibi della zona di marea ecc. 209 

servatori che le Attinie, tenute in acquario, dove il 
livello dell'acqua si mantiene costante, continuano 
ciò malgrado a « ricordarsi » del ritmo delle maree, 
seguitano cioè ad aprirsi ed a chiudersi come se ancora 
fossero sottoposte all'altalena delle maree. 

Però questa attività periodica, questo « ritmo vi- 
tale » non è tanto facile da osservarsi perchè si com- 
plica con un secondo ritmo, il quale corrisponde al- 
l'alternarsi del giorno colla notte. Se la permanenza 
in acquario si prolunga, le nuove condizioni ambienti 
finiscono col cancellare il primo ritmo e non lasciano 
che il secondo. L'Attinia non si ricorda piti della marea, 
se di ricordo è lecito parlare allorché si vuole alludere 
a quella particolare influenza degli stimoli passati 
che è propria degli organismi viventi e soltanto degli 
organismi viventi. Per effetto del ritmo diurno e 
quando la luce le giunge abbondante, si mantiene 
espansa durante due periodi, al mattino e nel pome- 
liggio, evitando le ore di illuminazione troppo intensa. 
Xotate che queste forme di sensibilità non richiedono 
la presenza di un centro nervoso vero e proprio, e 
un organo centralizzato del sistema nervoso manca 
infatti nell'Attinia, come in tutti gli Antozoi; in sua 
vece troviamo un sistema nervoso diffuso, costituito 
da una delicata rete di cellule a lunghi prolungamenti, 
che si trova nello strato piti profondo deirectoderma(^) 
ed è sviluppato sopratutto nel disco boccale. 

La nutrizione delle Attinie è argomento più inte- 
ressante di quanto a prima vista si crederebbe. Non 
alludo con ciò alla semplice architettura che si rivela 



O Strato esterno del corpo. 



270 Capitolo nono 



iiell'apparato digerente, come in tutta l'organizza - 
zione dell'Attinia. Se un solo vacuo funziona contem- 
poraneamente da intestino e da cavità generale del 
corpo, se l' anato mo non descrive altri annessi della 
cavità in parola tranne alcune tenui lamine che ser- 
vono nel tempo stesso per sostenere cellule glandolari 
e per aumentare la superfìcie assorbente, la forma poco 
complicata non è indizio di più semplici processi bio- 
chimici; molto probabilmente la digestione delle At- 
tinie deve ritenersi fenomeno altrettanto complesso 
dal punta di vista chimico quanto la digestione di 
un Vertebrato. Intendevo piuttosto accennare ad altri 
fatti relativi alla nutrizione. L'Attinia equina gode di 
scarsa mobilità, sono rari e lenti i cambiamenti di 
dimora ch'essa compie strisciando sulla base carnosa. 
Per contro trae profìtto di molte sostanze che giungono 
in contatto dei suoi tentacoli irti di nematoblasti, 
microscopici organi che ad un brusco contatto esplo- 
dono lanciando fuori con forza un sottile filamento 
intriso di liquido urticante. Il nutrimento è sovente 
(Costituito da minuti organismi, ma ò provato che l'At- 
tinia può alimentarsi anche di sostanze organiche di- 
sciolte, sia pure in tciniissinia proporzione, nell'acqua 
marina. 

11 modo col quale viene atterrata e ingerita la preda 
è caratteristico: se un pezzetto di carne si posa deli- 
catamente sopra un tentacolo, questo tentacolo len- 
tamente si piega, s'incurva, circonda la particella nu- 
rritiva e la sospinge verso la bocca. Quanto piii lo 
stimolo esercitato sopra un tentacolo è intenso, tanto 
più numerosi sono i tentacoli circostanti ai quali si 
trasmette l'eccitazione e che si incurvano alla loro 
volta verso la parte direttamente stimolata. 



Orgaviffimi au/ihì (Itila zona di marea ecc. '271 



Del resto l'Attinia equina è straordinariamente tol- 
lerante in fatto di alimentazione; tant'è vero che 
senza speciali cure si riesce a tenerla in acquario per 
mesi e per anni. 

Ignoravo tuttavia, prima che il caso me lo insegnasse, 
la straordinaria resistenza e il modo di comportarsi 
dell'Attinia rispetto al digiuno. Nel novembre del 
1907 avevo raccolto sulla scogliera di Boccadasse una 
bella Actinia equina di circa 5 centimetri di diametro 
La mantenni in laboratorio entro ad un cristallizza 
tore che non conteneva piìi di tre o quattro litri d 
acqua, senza mettere in opera alcun dispositivo per 
l'areazione del liquido. Nelle prime tre o quattro set 
timane si provvide a nutrire il Celenterato con pez 
/etti di carne ed a ricambiare l'acqua frequentemente 
])oi si trascurò la nutrizione e si ebbe cura soltanto 
di rinnovare l'acqua marina a lunghi intervalli 
non più di una volta al mese. Orbene l'Attinia soprav 
visse fino all'inverno 1912, cioè per oltre quattro anni 
ma,consumando il suo i)iu])ii() corpo e diminuendo con 
tinuamente di volume. Negli ultimi giorni i tentacol 
formavano sporgenze ax)pena visil)ili sul disco boccali 
ed il e;)ip() non (m;i più voluminoso <li mi (Mtc di media 
grossezza. 

Presso a ])oco nello niede-inic condiziuni dell'At- 
tiiiia equina vive un'altra specie, VAnemonia sili- 
cata, la quale può raggiungere dimensioni notevol- 
mente superi )ri ed è assai variabile m'Ha tinta. Lungo 
la nostra Riviera (juesta variabilità mi sembra legata 
a speciali condizioni d'ambiente: le Anemonie che si 
trovano nelle acque impure e tranquille dei porti a 
Camoo-li ed a Portofino hanno un colore bianco ijiallo- 



272 Capitolo novo 



giiolo; quelle che vivono sulla scogliera battuta dalle 
onde di Quarto e di Quinto hanno una tinta che varia 
dal giallo -bruno al verde cogli apici dei tentacoli 
violetti. 

Meno sedentaria dell'Attinia rossa, si dimostra più 
sensibile a condizioni difficili d'ambiente e deperisce 
in prigionia se l'acquario non è tenuto con molta cura. 



Non diremmo cosa rispondente al vero affermando 
che tutti gli animali incontrati sulla scogliera poco 
lungi dal pelo dell'acqua subiscano regolari alternative 
di immersione e di emersione. Alcuni di essi hanno 
fatto un passo innanzi verso la vita terrestre e sotto 
questo punto di vista si debbono ritenere molto istrut- 
tivi, perchè segnano in certo modo una tappa del cam- 
mino che molte specie hanno seguito passando dal- 
l'acqua all'atmosfera. Secondo le idee ancora in V9ga 
fra i biologi, il dominio costiero sarebbe la culla dalla 
quale hanno preso origine tutti i principali gruppi 
di viventi che popolano il nostro pianeta. Anche senza 
accordare a questa teoria illimitato consenso, noi 
riconosciamo che alcuni organismi della zona di marea 
sembrano ubbidire ad un impulso che li sospinge verso 
la terra emersa e che si manifesta con modificazioni 
più o meno accentuate di struttura e di costumi. 
Nulla dunque di più verosimile che specie prettamente 
terrestri al giorno d'oggi, abbiano percorso, nella loro 
storia genealogica, un analogo cammino. 

Usciamo dunque dalla zona di marea ed entriamo 



Organismi avjihi della zoììa di marea ecc. 273 

ili quella che potremmo cliiamare sopramariiia (so- 
pralitorale della maggior parte degli autori). È una 
zona di confine fra l'ambiente marino ed il terrestre, 
il cui limite inferiore è segnato dall'alta marea, mentre 
il superiore varia grandemente a seconda della con- 
formazione della riva, della violenza delle onde, ecc. 
Le pozze di'scogliera che hanno richiamato la nostra 
attenzione nel primo capitolo non sono che un aspetto 
particolare di questa vita intermedia tra il mare da una 
parte, la terra emersa e l'acqua dolce dall'altra; esse 
rappresentano, per dirla in termine scientifico, una 
facies acquatica della zona di marea. 

Ma è ben rappresentata anche una facies terre- 
stre, e questa comprende organismi di vario costume. 
Alcuni vivono all'asciutto sulle rocce o sulle spiagge, 
ma possono anche rimanere a lungo sommersi; altri 
sono prettamente terrestri, ma prediligono il suolo 
ricco di sale e l'atmosfera inumidita dallo spruzzo 
salino. 

Ecco, per quanto concerne i primi, un esempio in- 
teressante, la Littorina (fig. 95). È un piccolo Mol- 
lusco Gasteropodo, poco appariscente, perchè la tint^ 
bruna della conchiglia più o meno screziata di nerastro, 
di verde e di violaceo non spicca affatto sulla parete 
rocciosa. D'altronde le dimensioni, che non oltrepas- 
sano quelle di un pisello nella Littorina punctata Gm., 
assai minori nella più comune Littorina neritoides 
L., nascondono facilmente il Mollusco ad occhi meno 
indiscreti di quelli di uno zoologo. Tuttavia non du- 
reremo fatica a raccoglierne in grande quantità, poi- 
ché gli scogli emersi ne son talvolta ricoperti durante 
l'inverno e la primavera; d'estate non la incontre- 

18. - R. ISSKL. 



Capitolo nono 




i\^ <?#' 




Fig. 95. 
scoglio calcareo (le parti bianche 
son vene di calcite) con parec- 
chie Liltorina punctata Gra. Fo- 
tografia, grandezza natur. A, Lit- 
lorina punctata Gin., in atto di 
strisciare, x 6. Originale. Quarto 
dei Mille. 




Organismi anfibi dalla zona di marea ecc. 275 

remo tanto spesso perchè si rifugia nelle fessure più 
profonde, attratta dal fresco e dalla umidità. 

Anche in circostanze ordinarie la LiUorina non 
soffre quando trascorre parecchio tempo all'asciutto. 
Imprigionati alcuni esemplari entro ad una scatoletta 
di cartone, li ho trovati ancor vivi dopo tre o quattro 
settimane. 

L'opercolo che chiude ermeticamente l'apertura 
della conchiglia permette al Mollusco di conservare 
lungamente una gocciolina d'acqua in contatto degli 
organi respiratori. Ed insieme alla protezione conse- 
guita mediante l'opercolo non posso tacere di una di- 
sposizione anatomica particolarje. Nella cavità del 
corpo, limitata, da una piega esterna dal cosidetto 
mantello, affiora una branchia non dissimile da quella 
degli altri Gasteropodi marini, la quale provvede ai 
bisogni della respirazione acquatica. Ma la parete 
stessa del mantello, nella sua faccia interna, i3resenta 
un principio di apparato respiratorio aereo; un ab- 
bozzo dell'organo molto più sviluppato, che nelle lu- 
mache terrestri si denomina impropriamente pol- 
mone. Non d'altro si tratta che di un reticolo delicato 
di vasi sanguigni, a traverso il quale si compie l'assor- 
bimento dell'ossigeno. Altri Molluschi che menano 
vita amfibia rappresentano un passo piìi avanti sulla 
via dell'adattamento terrestre. Così certi Gasteropodi 
terrestri esotici, appartenenti al genere Cerithidea, 
hanno rudimentale la branchia, mentre il polmone 
assume uno sviluppo assai maggiore di quanto si ri- 
scontra nella Littorina. 

Se il problema della respirazione si risolve mercè 
la comparsa di un organo nuovo, come si provvede 



27fi Capitolo nono 



lì, quello deiraliineiito quando la Littoriua vive al- 
l'asciutto o almeno a fior d'acqua ? La scogliera emersa 
è cosi povera di vita che non sembra doverle otì'rire 
un pasto copiDSO, ma qualche chiazza di Alghe micro- 
scopiche incrostanti la roccia è sufficiente allo scopo. 
La tecnica seguita dai Gasteropodi nel cibarsi merita 
di essere ricordata. La piccola mandibola cornea che 
arma la bocca ha importanza secondaria; l'organo 
])rincipale è costrutto sopra un tipo diverso: dalla 
parete ventrale della faringe sporge un tubercolo mu- 
scoloso di forma ovoidale, e questo porta aderente 
alla sua faccia superiore un nastro (radula) di consi- 
stenza cartdaginea, armato di durissimi dentelli, mu- 
niti alla loro volta di punte piii o meno robuste e 
numerose. Lungo la radula sono allineate parecchie 
serie di dentelli ed ogni serie comprende, nel caso più 
frequente, tre tipi diversi: un dentello centrale, un 
paio di dentelli laterali e finalmente un paio oppure 
pili paia di dentelli marginali. 

Mercè l'azione di muscoli speciali il tubercolo 
colla radula eseguisce un movimento di va e vieni 
che molto opportunamente venne paragonato a quello 
che anima la lingua del gatto, sebbene proceda più 
lento. Li questo movimento i dentelli anteriori si 
logorano e vengono sostituiti dalle sei'ie successive 
mentre nuovi dentelli si formano continuamente alla 
cstrcniità posteriore della radula. 

In alcuni (rasteropodi la radula serve come organo 
di presa e può a tal uopo venir estrofiessa dalla bocca; 
ne offrono esempio le Carinarie e le Pterotrachee 
del plancton; la Littorina invece, al pari di moltis- 
simi altri Gasteropodi, appoggia la bocca al substrato 



Organismi atifìbi della zona di marea ecc. 



277 



e coi suoi dentelli radulari lo raschia, o, se il termine 
è lecito, lo pialla asportandone particelle nutritive. 
Per la dimostrazione della radula la piccola Littori ìi a 
neritoides è un oggetto dei migliori, dato l'eccezionale 
sviluppo dell'organo (fìg. 96). Questo raggiunge in- 




Fig. m. 

Radula della Littorina meriloides. L.; due file di dentelli, > 580. 
Originale. Quarto dei Mille. 



fatti lunghezza pari a ben cinque volte quella del 
corpo e, per trovar posto nella cavità della faringe, 
è costretto a ravvolgersi a spira. Siffatte proporzioni 
sono molto probabilmente connesse alla dieta erbivora 
del Mollusco ed al rapido logorio che i dentelli subi- 
scono per lo sfregamento contro la parete rocciosa. 
Ma i piccoli Molluschi anfibi invitano a conside- 
razioni d'altro genere. Non v'ha dubbio che la zona 
di marea offra agli organismi condizioni di vita piut- 
to>^(o precarie; ora è interessante verificare come ciò 
iioìi a})olisca del tntU) mia teiid<Miza assai coniuiie in 
natura, e s])«M-ialiiH'iitr nella fauna marina: l'occu- 



278 



Capitolo nono 



pazione intensiva dello spazio libero. CoU'aiuto 
di una lente sezioniamo una Littorina e mettiamo a 
nudo la branchia che sporge dalla parte sinistra, nella 
cavità ricoperta dal mantello ; è presto fatto allestire 
una preparazione dilacerando sul vetrino la piccola 
branchia entro ad una goccia d'acqua di mare op- 
pure sfregandola con una certa energia entro alla 
goccia stessa. Appena messo l'occhio al microscopio 




Fig. 97. 
lufiisoiì che vivono commensali sulle branchie della Littorina : 
A, Ancislrum cyclidioides Iss. , x 800. B. Scyphidia littori- 
nae n. sp., x 300. Originale. Genova. 



ci colpisce subito un turbinio di piccoli esseri, ro- 
teanti a larghe spire. Sono Protozoi appartenenti al 
gruppo degli Infusori cigliati; talvolta ve n'ha una 
sola specie; tal' altra se ne distinguono due molto 
diverse per la forma e pel modo di vita. Gli ospiti 
più comuni della Littorina (fig. 97 A) sono ovali, ap- 
piattiti, mobilissimi e corrono alla superfìcie delle la- 
niinette che costituiscono la branchia. (xVi individui 
(Iella specie meno frequente (fig. 97 B) sono riuniti per 



Organismi anfibi della zona di marea ecc. 279 

lo più in piccoli gruppi. Fissati alle branchie dell'ospite 
colla base del loro corpo cilindrico, espandono l'estre- 
mità libera fatta a disco, dove gli alimenti vengono 
guidati nell'imbuto boccale da una spira di membra - 
nelle vibranti. 

I primi, collocati dai sistematici nel genere An- 
cistrum debbono richiamare la nostra attenzione perchè 
abitatori caratteristici delle branchie, tant'è vero 
che molti altri Molluschi Gasteropodi, come le Pi- 
sanie, i Cerizi ed i Fusi ne albergano sovente una 
certa quantità. Più numerosi e talvolta anche più 
variati sono gli Ancistrum nella cavità del mantello 
dei Molluschi Lamellibranchi, i quali conservano tra 
le due valve della loro conchiglia una provvista più 
considerevole d'acqua marina. In questi Infusori a 
ciglia lunghe e robuste, la bocca si apre posterior- 
mente sopra uno dei lati stretti del corpo ; una delle 
facce più larghe, e precisamente quella concava, è 
munita, all'innanzi, di un pennacchio di ciglia più 
fìtte che vibrano in una direzione e con ritmo tali da 
offrire, come la corona cigliare dei Kotiferi, l'illusione 
di una ruota che giri. Questo movimento energico 
delle ciglia ha per effetto di opporsi al movimento 
altrettanto vivace che anima le ciglia vibratili delle 
branchie, senza di che l'Infusorio verrebbe in meno 
che non si dica travolto e spazzato via. 

L'altra specie, quella cilindrica, appartiene al genere 
Scyphidia e siccome, per quanto mi consta, non è mai 
stata descritta, la chiameremo Scyphidia littorinae. 
I sistematici collocano le Scyphidia non lontano dalle 
Vorticelle descritte in ogni trattato di Zoologia, come 
esempi di Infusoi-i Cigliati altamente complessi. Tut- 



280 Capitolo nono 



tavia le ScypJiidia non hanno come le Vorticelle un 
peduncolo, che possa accorciarsi con rapido scatto, 
avvolgendosi a spirale, ma colpite da uno stimolo 
troppo forte, contraggono, raccorciandolo, tutto il 
corpo e chiudono il disco boccale. 

Mi domanderete quali relazioni possano intercedere 
fra questi irrequieti Infusori ed i loro ospiti. L'Infu- 
sorio non mangia i tessuti vivi del Mollusco e non 
sembra meritar quindi l'epiteto di parassita; esa- 
minando con cura il suo citoplasma vi si trovano 
ogni sorta di detriti raccolti nella cavità branchiale; 
sia corpi estranei provenienti dal di fuori, sia parti- 
celle identiche, per forma e per colore, ad altre che 
si trovano nel corpo del Mollusco: sostanze escremen- 
tizie oppure cellule staccate dai tessuti. Gli Ancistrum 
adempiono probabilmente all'ufficio di spazzatori 
delle branchie, ma ciò non si esclude che possano 
diventar dannosi quando si moltiplichino a dismisura ; 
bisogna ricordare infatti che « animale innocuo » ed 
« animale dannoso » sono sempre concetti molto re- 
lativi. 

Ho potuto verificare che i piccoli spazzaturai pul- 
lulano laddove l'ambiente è più ricco di sostanze or- 
ganiche in via di decomposizione, come nelle vicinanze 
del porto, mentre scarseggiano o mancano del tutto 
sui fondi puliti e battuti dal mare aperto. 

Giova qui ricordare che Infusori associati ad altri 
animali viventi in società piti o meno intimamente 
all'ospite non costituiscono una particolarità dei Mol- 
luschi marini, ma si ritrovano in moltissimi altri ani- 
mali acquatici e terrestri. Il rumine del bove, l'inte- 
stino cieco del cavallo sono vere culture di grossi In- 



Organismi anfibi della zona di marea ecc. 281 

fusori dalle forme strane. L'Infusorio disseccato ed 
incistato viene introdotto col fieno e quando il suo 
ingresso nel tubo digerente dell'ospite vien impedito 
colla sterilizzazione degli alimenti sembra che l'ospite 
ne risenta danno, forse perchè i Protozoi ingeriscono 
cellulosa vegetale trasformandola in un composto più 
assimilabile. Qualche cosa di analogo forse succeder 
nei curiosi Flagellati che abitano l'intestino delle Ter- 
miti e che si rimpinzano di fibre legnose. Così dal 
semplice inquilino che può riuscire utile o nocivo se- 
condo le circostanze, si passa al commensale adattato 
ad una determinata funzione biologica nei riguardi 
dell'ospite. 



Ma gli Infusori non debbono distoglierci da altre 
osservazioni che si fanno comodamente ad occhio nudo 
e che sono importanti perla biologia della zona so- 
pramarina. 

Esplorando la scogliera nei giorni sereni di prima- 
vera e di estate vedremo correre sulle rocce inumidite 
dallo spruzzo, sulle vecchie muraglie, sui moli, un 
Crostaceo di color bruno con una fascia giallo -chiara 
nel terzo posteriore del corpo ; è la Lygia italica. Questo 
Crostaceo appartiene all'ordine degli Isopodi e pro- 
cede sul terreno mediante sette paia di zampe ambu- 
latone (pereiopodi); le zampe natatorie (pleopodi) 
sono stipate in breve spazio nella parte posteriore 
del tronco. Nessuna regola sembra guidare le corse 
disordinate alle quali si abbandona, con fermate im- 



282 Capitolo nono 



provvise e cambiamenti bruschi di rotta. È certo che 
negli atteggiamenti di questo Crostaceo ha grande 
importanza la sensibilità verso la luce. Tuttavia, 
avendo osservato a lungo le evoluzioni della Lygia, 
non riesco a convincermi che il suo cammino possa 
essere determinato a priori (come vorrebbe il Bohn) 
considerando gli effetti che sull'organo visivo dell'ani- 
male esercita la distribuzione delle luci e delle ombre 
nella zona percorsa. 

Le Lygia si aggirano di sovente intorno alle rac- 
colte d'acqua lasciate dalla marea od alle pozze di 
scogliera, dove han dimora gli Harpacticus e gli Och- 
tehius; si rifugiano sott'acqua appena la nostra ombra 
si proietta sullo scoglio e rimangono a lungo nascoste 
sotto le pietre ove la salsedine non sia troppo diversa 
da quella normale delle acque marine. Le femmine 
poi soggiornano in acqua all'epoca della riproduzione 
ed in acqua schiudono le uova portate entro ad una 
sorta di tasca incubatrice che sta fra le zampe tora- 
ciche ; è fatto pressoché generale tra gli animali an- 
fibi di riprodursi e di trascorrere le prime fasi della 
vita nell'ambiente originario. 

Altri rappresentanti più elevati e più corazzati 
della classe dei Crostacei frequentano questa zona. 
Nelle tane che la marea scopre e ricopre si nasconde 
il Favollo {Eriphia spinifrons, fig. 98), Granchio dalle 
pinze robustissime e di color bruno nero, lucenti come 
l'ebano. Più piccolo e meno potentemente armato è 
un altro Granchio di spiaggia, il Garcinus moenas 
che sembra assai raro nei dintorni di Genova. Arti 
più lunghi e più snelli dei due precedenti ha il comunis- 
simo Fachyfjrapsus marmoratus, facilmente ricouo- 



I 
Organismi anfibi della zona di marea ecc. 283 

scibile pel suo cefalotorace quadrangolare, di fondo 
grigio o bruno o verdastro screziato di bianchiccio. 
Nessuno dei tre Crostacei poc'anzi nominati lascia 



Fig. 98. 
Un granchio anfibio : Eriphia spinifrons Hbst. Metà della gran 
dezza naturale. Fotogr. originale. Quarto dei Mille. 



AcoTgere l'addome a chi lo guardi dal dorso e a que- 
sto proposito sarà opportuna qualche considerazione 
morfologica. Nella serie dei C'i'ostacei superiori o 
Crostacei Decapodi si manifestji una progressiva ten- 
denza alla riduzione di questa parte. Fra i Deca- 



284 Capitolo nono 



podi cosidetti reptanti, perchè vagano sul fondo e 
generalmente fanno poco uso del nuoto, gli Zoologi 
hanno distinto parecchie sezioni suddivise in tribù 
e famiglie che, disposte nel loro ordine naturale ci 
dimostrano il graduale svilupparsi dell' accennata, 
tendenza. Le due sezioni dei Palinuri e degli Asta- 
curi alle quali si ascrivono l'Aragosta e il Gambero 
comprendono Crostacei con addome robusto e ben 
sviluppato. Non così nella sezione degli Anomuri; 
nella prima tribù, quella dei Galateidi (gen. Ga- 
lathea, Munida, e?c.) l'addome è ancora protetto da 
tegumenti duri, ma notevolmente abbreviato e nella 
posizione normale più o meno ripiegato sotto al 
ventre. In quella dei Talassinidi (generi Gebia, Caì- 
lianassa, ecc.), l'addome è molle e l'animale usa di 
seppellirsi, per difesa, nella sabbia o nella melma. Pro- 
cedendo nella serie degli Anomuri troviamo la tiibù 
caratteristica dei Paguridi (generi Eupagurus, CU- 
banarius, ecc.), nei quali l'addome, oltre a rimaner 
molle, apparisce contorto. Il fatto si verifica non sol- 
tanto nei generi che cercan riparo in conchiglie di 
Molluschi od in altro guscio mobile, ma si accenna 
anche nei Litodidi che vivono allo scoperto. 

La sezione dei Brachiuri, alla quale si riferiscono 
le tre specie poc'anzi nominate, si distingue per l'ad- 
dome ridotto ad una piccola scaglia, e aderente, in 
apposito incavo, alla parte ventrale del cefalorotace. 

Ricorderò ancora come nella prima tribù dei Bra- 
chiuri, che è quella dei Dromiacei, questa scaglia 
porti ancora i rudimenti dell'ultimo paio di arti, cioè 
delle zampe caudali od uropodi, mentre altri Granchi 
non posseggono ])ì\i alcun vestigio di tali appendici. 



Organismi anfibi della zona di inarea ecc. 285 

Invece esistono ancora le zampe natatorie o pleopodi, 
ma diminuite di mole e di numero ; il numero normale 
di cinque paia è generalmente ridotto ad un sol paio 
nel maschio. Nella femmina ve ne sono quattro paia 
e servono a sostenere i grappoli delle uova, attorno ai 
quali un incavo del cefalotorace e la lamina addo- 
minale (assai più sviluppata che nel maschio), ripie- 
gata contro di quello, formano un'ottima camera in- 
cubatrice. 

Quale differenza di atteggiamenti si nota fra VE- 
riphia ed il Pachygrapsus, che pure vivono poco 
lontani l'uno dall'altra nella medesima rupe! Credo 
sarebbe erroneo in biologia il voler sempre ricercare 
una corrispondenza fra le attitudini e la forma del 
corpo, ma nel caso presente la corrispondenza si ri- 
vela assai netta. Inseguito, il Pachygrapsus trae pro- 
fitto dalle sue agili zampe e si salva colla fuga e 
con quella sua curiosa andatura di sghembo fugge 
tanto veloce che molte volte non si riesce a tenergli 
dietro. 

Invece VEriphia, se non riesce a nascondersi subito 
in una tana od in qualche fenditura, assume degli 
atteggiamenti difensivi; si drizza sulle zampe poste- 
riori e spalanca minacciosamente le grosse chele, vere 
tanaglie che armano quelle del primo paio; guai al- 
l'incauto che si lasci pizzicare un dito, perchè la pinza 
di un grosso maschio di Eriphia sarebbe capace di 
squarciare la pelle e di produrre una dolorosa ferita. 
E invero, questi animali posseggono una notevole forza 
muscolare; secondo il Camerano, la pinza sinistra 
di una grossa Eriphia, notevolmente più grossa e più 
robusta della pinza destra, è capace di sollevare un 



280 



Capitolo nono 



peso di otto chili. E parlo di maschi perchè non sol- 
tanto fra i Granchi ma in tutti i Crostacei Decapodi 







9 S 
^ bit 



a.-o 



1^ 



il maschio è più grande e più robusto della femmina, 
al contrario di quanto succede in altri Artropodi, per 



Organismi anfibi della zona di marea eco. 287 

esempio nei Ragni, dove la corpulenza è prerogativa 
del sesso femminile. 

Le chele deìVEriphia meritano ancora un breve 
cenno ; esse ci offrono l'esempio di appendici simmetri- 
che nelle quali si manifesta un differenziamento se- 
condo diverse direzioni. Infatti la chela sinistra pre- 
senta, lungo i margini interni delle sue dita, una serie 
di crestine appiattite a mo' d'incisivi ed è quindi atta 
a tagliuzzare la preda (fig. 99), mentre la chela destra, 
la più robusta delle due, è armata di grossi tubercoli 
ottusi, a guisa di molari (fìg. 100) ed ha quindi tutti 
i requisiti per stritolare gli oggetti duri. In altri Cro- 
stacei, p. es. nell'Astice {Homarus vulgaris) il diffe- 
renziamento è ancora più spiccato. 

Osservando la fuga di un Pachygrapsus o di un Gar- 
cinus ci accadrà talvolta di sorprendere un altro feno- 
meno degno di nota: il Granchio si ferma di botto e 
rimane immobile per parecchi secondi, in qualunque 
posizione si trovi al momento dell'arresto. 

Fa il morto per sottrarsi ai suoi nemici — direbbero 
forse quei biologi che pensano soltanto allo « scopo » 
delle forme e degli atteggiamenti senza indagarne il 
determinismo fisiologico. Studiando invece le condi- 
zioni dei fenomeni indipendentemente dalla maggiore 
o minore utilità che questi possono avere nei ri- 
guardi della specie (il problema è ben diverso) si 
giunge ad altre considerazioni. Quel che avviene nel 
Granchio è, secondo ogni probabilità, un fenomeno di 
arresto mercè il quale i muscoli rimangono afflo- 
sciati e gli arti si lasciano piegare e distendere in 
ogni guisa senza opporre resistenza; il tono mu- 
scolare è momentaneamente abolito. 



2.S8 



Capitolo nono 



Non bisogna credere che una tal condizione diimnio- 




bilità temporanea sia prodotta dalla vista di un altro 
animale o da un brusco contatto con questo. A deter- 



Organismi avfib'i dtlla zona di marea ecc. 289 



miiiaiia bastiiuo tenui variazioni dell'ambiente esterno : 
una inuguaglianza del terreno, una differenza nella 
temperatura o nella illuminazione; anzi gli stimoli 
lievi risultano più efficaci dei forti. Se nei Granchi 
della scogliera tali arresti subitanei possano servire 
di difesa è cosa molto dubbia, per conto mio sarei 
propenso ad una risposta negativa. 

Credo però che certi atteggiamenti, i quali in molti 
organismi non hanno speciale importanza biologica, 
possano in altri venir adattati a qualche utile ufficio. 
Ricordiamo che il fenomeno della immobilità tempo- 
ranea si presenta con frequenza e con durata ben mag- 
giore in alcuni Artropodi terrestri, negli Insetti « che 
fanno il morto ». È anzi una nota caratteristica nella 
biologia dei Fasmidi, di quei singolari Ortotteri che 
somigliano in modo straordinario a fuscelli disseccati. 
Orbene, recentissime esperienze condoti e sui Fa- 
smidi tenderebbero a dimostrare che in questi animali 
la morte apparente ha il carattere di un fenomeno 
ritmico, cioè si produce a determinati intervalli senza 
rispondere all'azione diretta di alcun stimolo esterno. 
A meno che opportuni esperimenti mi dimostrino il 
contrario, non vedo nulla di assurdo nel ritenere che 
il fatto biologico sia in questo caso perfezionato e 
adattato alla difesa individuale; la somiglianza dell'In- 
setto colla pianta nella forma e nel colore sarebbe inef- 
ficace se non intervenissero a renderla piti completa 
lunghi periodi d'immobilità. 

Ma è tempo di chiudere la digressione. I biologi 
che abitano presso al mare dovrebbero far grazia 
per qualche tempo alle rane e ai cani, vittime prede- 
stinate dei laboratori, e conoscere un po' da vicino 

19. — R. ISSEL. 



290 Capitolo nono 



i viventi della zona di marea, che forse meglio d'ogni 
altra comunità biologica si prestano a belle indagini 
nel campo della fisiologia generale. 



BIBLIOGRAFIA 

Andrea A., Le Attinie. « Atti d. R. Accad. d. Lincei », ser. 3, 

voL 14, 1884. 
BoHN G., Les états physiologiques des Actinies. « Bull, de l'Instit. 

gén. psycholog. », année 7, 1907. 
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Masson et C, 1905. 
JoUBiN Li., op. cit. (ved. bibliografia, cap. I). 
Kafka G., EinfUhrung in der Tierpsychologie auf experimenteller 

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Lang a., Lehrbuch der vergleichenden Anatomie, 2 Aufl,, Lief. 1, 

Molliisca. Jena, Fischer, 1900. 
PoLTMANTi O., Sttidi di fisiologia etologica: II. Lo stato di immo- 
bilità temporanea nei crostacei decapodi. " Zeitschr, f. allgem. 

Physiologie », Bd. 13, Hft. 3, 1912. 
Pruvot G., op. cit. (ved. bibliografia, cap. III). 
Vkrworn M., Allgemeine Physiologie,y A\ifl. Jena, Fischer, 1902. 



CAPITOLO X. 
La vita fra le Alg^he sommerse 



SoALMARio: Alghe della scogliera e loro importanza. — Idroidi 
(Coryne), Meduse striscianti di Clavatella. — Anellidi tu- 
bicoli (Spirorbis), Terebellidi e Molluschi Nudibranchi 
(Aeolis, Oalvina). — Crostacei {Caprella, Acanthonyx, Maja), 
Pantopodi. 



Al disotto della tenue striscia sottoposta alla alta- 
lena delle maree la scogliera diventa il regno delle 
Alghe. Più abbondanti e più svariate nell'acqua lim- 
pida e nei luoghi riparati, esse ricoprono talvolta la 
rupe sommersa di un manto lussureggiante e vario- 
pinto. È peccato che la nostra letteratura botanica 
non ci abbia ancora fornito un calendario completo 
delle Alghe; un prospetto dal quale risulti l'epoca di 
comparsa e di maggiore rigoglio delle specie più note. 
Anche dal punto di vista zoologico non sarebbe inu- 
tile raccoglier dati di tale natura, perchè nella zona 
delle Alghe sommerse fauna e flora sono intimamente 
connesse e certe variazioni di quella non si possono 
sempre capire senza i cambiamenti di questa. 

Intanto chi ha vissuto in riva al mare per più anni 
consecutivi, anche senza aver compiuto in proposito 



292 Capitolo decimo 



speciali ricerclio, si è accorto di un fatto: la vegeta- 
zione crittogamica delle nostre scogliere è in anticipo 
su quella della terra emersa. In fine d'autunno le Alghe 
son scarse e poco sviluppate, ma già nel mese di gen- 
naio, quando ancora non sono sbocciati i primi ane- 
moni sulla collina, è manifesto un risveglio della flora 
crittogramica marina. Nel Golfo di Napoli si è ve- 
duto che il periodo di massimo rigoglio va da febbraio 
sino a maggio ; più tardi la maggior parte delle specie 
scomparisce dopo di aver maturati gli organi ripro- 
duttori. La regola tuttavia vale per la zona com- 
presa tra la superfìcie e le profondità di venti metri; 
più in basso il periodo culminante della vegetazione 
va ritardato fno all'estate, talvolta fino all'autunno. 
Non precisate ancora, ma certo poco differenti da 
queste sono le condizioni che si verificano lungo il 
Mediterraneo settentrionale. 

In talune località una sola specie o poche specie di 
Alghe assumono il predominio sopra tutte le altre 
e danno al paesaggio la nota caratteristica, la quale può 
variare colla stagione perchè nuove specie entrano 
successivamente nel periodo di pieno sviluppo. 

L'aspetto di certe piccole insenature di Portofino 
al termine d'autunno, quando le acque limpide la- 
sciano scorgere il fondo roccioso chiazzato di Alghe 
rosse {Peysonnelia, Cora^Une) è ben diverso da quello 
che si presenta all'osservatore durante l'estate, quando 
un'Alga bruna, o Feoficea, la Dictyoptsris pohjpo- 
dioides (fig. 109), diventa padrona del campo. Essa 
invade gli scogli sino a fior d'acqua con folti cespugli 
di fronde dicotomicamente ramificate, che ricordano 
da lontano quelle di certe felci, donde il suo nome spe- 
cifico. 



La vita fra le Alghe sommerse 293 



Altre località della riviera li£,are offrono condi- 
zioni propizie ad Alghe svariate; parecchie diecine 
di specie, si contendono il terreno. Tal'è la scogliera 
di Quarto, che si protende a levante del monumento 
a Garibaldi, tal'era più vicino a Genova la scogliera 
di Boccadasse, prima che i grandiosi lavori edilizi 
eseguiti in quella regione mettessero a soqquadro 
la riva. 

La distribuzione delle Alghe lungo la nostra sco- 
gliera vien governata da fattori diversi; piìi importanti 
degli altri sembrano essere la luce e l'agitazione delle 
acque. Anche presso alla superficie, nelle grotte, nei 
ri})ari; nelle fenditure ove penetra scarsa quantità 
di luce, la flora algologica diventa più bella e più ricca 
perchè vi partecipano in proporzione larghissima le 
Rodoftcee o Alghe rosse, mentre le Cloroficee, che han 
bisogno di una più forte illuminazione, diventano 
più rare. L' agitazione violenta delle acque lascia 
vivere soltanto le specie dotate di una notevole resi- 
stenza, oppure quelle specie deboli che si attaccano 
alle fronde di altre Alghe più robuste od alle foglie 
delle Zosteracee. 

Fra le Alghe verdi o Cloroficee si distingue a 
primo d'occhio VAcetabularia mediterranea (fig. 101), 
che ha la forma di un ombrellino giapponese; le stecche 
dell'ombrellino sono raggi fertili lungo i ([uali si svi- 
luppano gli organi riproduttori della pianta. 

Le Halimeda (fig. 102) che si trovano di preferenza 
nella parte profonda della scogliera hanno un tallo 
formato di tanti dischetti allineati l'un dietro l'altro, 
disposizione simile a quella che ci è famigliare nella 
pianta del fico d'India. Una pleiade^ di piccole Cloro- 



294 



Capitolo decimo 



ficee, che soltanto un consumato specialista saprebbe 
denominare, vivono seminascoste fra le Alghe più 
grandi o addirittura sulle fronde di altre specie. 

Fra le Alghe brune o Feoficee, oltre alla Dictyo- 
pteris (fig. 103), richiama subito la nostra attenzione 




Fig. 101. 
Alga cloroficea : Acelabularia medilerranea. Lanix, Secoudo 
rOltmans, 1905, impiccolita di V3. 



la Padina pavonia (fig. 104), un cartoccetto di color 
caffè chiaro con striscio e sfumature piìi fosche. Pel 
loro tallo robusto e coriaceo, nel quale i rami laterali 
sorpassano di gran lunga il fusto centrale, si riconoscono 
facilmente le Cystoseira (fig. 105). Queste Alghe vi- 
vono gregarie e talvolta formano delle selve in minia- 
tura lungo il nostro litorale, anche nei tratti abba- 
stanza rudemente battuti dalle onde. All'apice del 



La vita Jra le Alghe sommerse 295 



tallo la tinta olivastra di talune Gystoseira passa in 
un azzurro metallico, iridescente. Non è questo un 
fenomeno dovuto a sostanza colorante, ma lo provo- 
cano microscopici schermi, a struttura lamellare, che 



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Fig. 102. 
Alga clorotìcea : Halitneda luna (EU et" Sol.) Lamx. Secondo 
r Oltmans, 1905, impiccolita di V3. 

sono internamente disposti contro le pareti cellulari 
dell'Alga, dal lato che guarda verso la luce più in- 
tensa. Si tratta dunque di un fatto fisico simile a 
quello che determina lo splendore madreperlaceo nella 



296 



Capitolo dtcimo 



faccia interna di molte conchiglie. Soltanto le Alghe 
rosse o le Ko do ficee sono capaci di vegetare nelle 
zone più profonde del dominio costiero ; tuttavia abbon- 




Fig. 103. 
Alga feoficea Dictyopteris polypodioides (Desi ) Lanjx., leggenii. 
impiccolita. Fotogr. originale. Quarto dei Mille. 



dano anche a fior d'acqua. Non è a credere però che 
tutte le Rodofìcee siano colorate in rosso ; molte anzi 
rivestono altre tinte. Così nella scogliera di Quarto ab- 
bonda una piccola Rodoficea, l'Alga uncinata {Hypnea 



La vita fra It Alghe sommerse 



297 



aspera fig. 106), che si abbarbica ad altre Alghe coi 
piccoli uncini ond'è armato il suo tallo di colore ver- 




Flg. 104. 

Alga feolicea: Padina pavonia (L.), leggerni. impiccolita. Fo- 
togr. originale. Quarto dtei Mille. 



dastro; tinta poco diversa hanno i Gelidium, i cui rami, 
piuttosto crassi, sono muniti di una doppia serie di 
brevi ramuscoli, ordinati come le barbe di una i^enna. 



298 



Capitolo decimo 



Per contro ha color rosso -bruno la comunissima 
Alga o fronda di pino {Halopithys pinastroides, fig. 107) 
la quale deve il suo nome ad una certa sua lontana 
rassomiglianza con fronde di conifere in miniatura, 
ed è rosea la Corallina officinalis, che erige il suo tallo 




Fig. 105. 
Alga feoficea: giovane Cystoseira mediterranea Sauv. 
naturale. Originale. Quarto dei Mille. 



grand. 



ricco di sali calcarei, a cespuglietto finemente ramifi- 
cato, anziché distenderlo a guisa di rigida crosta, come 
sogliono fare le altre Corallinacee poc'anzi ricordate. 
Le Alghe si debbono considerare come un elemento 
di prim'ordine per la dift'usione di certe specie animali, 
tant'è vero che la fauna della scogliera algosa acquista 
un carattere suo proprio. 



La vita Jra le Alghe sommerse 



299 



Valutare con precisione la importanza che assu- 
mono le Alo^lie in tutte le manifestazioni della vita ani- 




1.^ 



|S 



^rt 



male è impresa lunga e complessa; tuttavia è lecito 
di additare le principali cause che valgono a stabilire 



300 Capitolo decimo 



una connessione più o meno intima tra la fauna e la 
flora. 




Fi-. 107. 

Alga rodoficea : Jlalopilhys pinaslroides (Giiiel.) Kuetz, leg- 

germ. impiccolita. Fotogr. originale. Quarto dei Mille. 

Anzitutto molte specie di Alt^^lic servono di sostegno 



La vita fra le. Alghe sommerse 301 



ad animali sessili, i quali, nel y/eriodo adulto della loro 
esistenza si fissano durevolmente al tallo della Crit- 
togama. Una relazione meno continua, ma non priva 
di interesse biologico, contraggono quelle specie ani- 
mali che, senza essere legate stabilmente al substrato 
vegetale, sogliono cercar riparo tra le Alghe. L' inte- 
resse biologico è specialmente grande laddove si sta- 
bilisce una spiccata somiglianza di colore tra l'Alga 
e l'animale; più ancora dove forme ed atteggiamenti 
particolari rendano la somiglianza più efficace. 

Giova poi ricordare come l'Alga fornisca ad alcuni 
animali non soltanto riparo, ma anche nutrimento.* 
Talvolta le Alghe piìi grandi, quelle comodamente vi- 
sibili ad occhio nudo, vengono mangiate da erbivori. 
Più spesso l'erbivoro non insidia l'Alga macroscopica, 
ma una moltitudine di esseri minuti o microscopici 
che popolano la superficie dell'Alga maggiore. In 
questa vegetazione epifitica delle Alghe prevalgono 
le Diatomee, ma son rappresentate anche le Mizoficee 
(vegetali inferiori poco dissimili dai Bacteri), Protozoi 
vari. Alghe verdi, ecc. C'è tutto un mondo di anima- 
letti di varia classe che vive a spese di questo feltro 
vegetale e si giova quindi delle Alghe maggiori in via 
indiretta. 

L'ultimo anello nella catena dei Carnivori è costi- 
tuito dai Pesci che guizzano attorno alle Alghe, nonché 
dai grossi Invertebrati predatori, quali le Asterie ed 
i Polpi striscianti sulla rupe. La maggior parte di questi 
animali non dipende, se non in via molto subordinata 
dalla vegetazione crittogamica. 

Vi sono tuttavia Pesci erbivori, come le Salpe ed 
altre specie che ingeriscono quantità notevoli di Alghe, 



302 Capitolo decimo 



o in via puramente accidentale mentre abboccano la 
preda, o perchè normalmente hanno dieta mista. 

Siccome frammenti di Alga contenenti le spore 
(germi riproduttori delle Alghe) attraversano intatti 
l'intestino v'è ragione di supporre, col Piccone, che le 
spore conservino, dopo la loro emissione insieme cogli 
escrementi, la facoltà di germogliare e che i Pesci 
possano quindi efficacemente contribuire alla dissemi- 
nazione di queste Crittogame. 



Gli animali che stanno attaccati alle Alghe non si 
possono comodamente osservare sul posto perchè 
troppo minuti; conviene adunque divellere una certa 
quantità di Alghe e collocarle in un recipiente d'acqua 
marina. Scrutando la superficie della pianta, non tar- 
deremo a scoprirvi qua e là piccole colonie di Idroidi. 
Gli Idroidi sono polipi riuniti in colonie striscianti 
oppure arborescenti; dalla colonia si formano nuovi 
membri mercè un processo di gemmazione, che fa 
pensare a quello per cui dall'albero sorgono nuovi 
getti. Ma in una determinata epoca dell'anno, lungo 
i rami oppure sul corpo dei polipi stessi, compariscono 
gemme isolate o multiple, che sviluppandosi diven- 
tano Meduse. Queste non tardano a staccarsi e abban- 
donata la riva nuotano per qualche tempo nel plancton. 

La Medusa rappresenta l'individuo sessuato della 
colonia, poiché sviluppa prodotti sessuali maschili 
e femminili e dalle uova fecondate nascono larve na- 
tanti per mezzo di ciglia, simili, nella forma esterna, a 



La vita fra le Alghe sommerse 



303 



certi Infusori. Dopo un 
vagabonda, la larva si 
fissa all'Alga od al suolo 
e si trasforma nel primo 
polipo della colonia Idroi- 
de, donde per gemmazio- 
ne si svilupperà l'intera 
colonia; tal'è il modo più 
comune con cui 8Ì com- 
pleta il ciclo vitale in 
questi classici esempi di 
generazione alternante. 

A Quarto è difficile 
svellere dieci o dodici pian - 
te di Halopitys senza sco - 
prirvi qualche colonia di 
un piccolo Idroide; la 
Coryne muscoides{fig. 108). 
Si presenta sotto forma 
di un alberetto bianchic- 
cio, smilzo e poco rami- 
ficato, alto un paio di 
centimetri o tre centi- 
metri al massimo. I polipi 
che stanno al vertice dei 
ramuscoli hanno la forma 
di un cono molto allun- 
gato, alla sommità del 
quale s'apre la bocca; tra 
la bocca e la base s'im- 
piantano a varia altezza 
dieci o dodici tentacoli 



breve periodo di esistenza 





wmi 



"■■'■]W 



Fig. 108. 
Idroide Coryne muscoides sopra 
un tallo di Halopilhys, >c 10; 
Originale. Quarto dei Mille, 



304 Capitolo decimo 



rigonfiati, alla estremità libera, in mi battone sferico. 
Tanto il corpo molle dei polipi, quanto il fusto della 
colonia sono protetti da un involucro trasparente, 
che apparisce solcato, in senso trasversale, da finissime 
strie. Irritato da un contatto brusco, il polipo si ri- 
gonfia e si accorcia, e i tentacoli si contraggono, incur- 
vandosi verso l'alto. 

Nelle Coryne gli individui clie portano gli organi 
della riproduzione non giungono a staccarsi e a nuo- 
tare liberamente in veste di Medusa, ma rimangono 
aderenti al polipo sotto forma di gemme ovali, dette 
go no tee he, che si sviluppano in primavera (fi- 
gura 109). 

Nella scogliera di Quarto l'Alga bruna Diciyopieris 
'polypodioides non suole albergare alcun Idroide, al- 
meno in acque superficiali; per contro in certi scogli 
a fior d'acqua che si trovano a Portofino e Niasca 
(Paraggi) i suoi talli si presentano letteralmente co- 
perti, alla base, da colonie graziosissime di Campanu- 
laria, dove ciascun polipo, a tentacoli tenui e cilindrici, 
si erige sopra un fusto separato ed i singoli fusti sono 
allineati lungo un filamento comune (idroriza). 

Il caso di una piccola Medusa che si allontana dal 
comune tipo pelagico per adattarsi alla vita strisciante 
rappresenta una eccezione, ma cercando bene fra le 
Alghe non sarà difficile di averne sotto gli occhi l'e- 
sempio più caratteristico. Ad occhio nudo è un grumo 
bianchiccio a mala pena visibile; osserviamolo al 
microscopio con piccolo ingrandimento. Si presenta 
allora come un piccolo disco semi-trasparente, munito 
di sei lunghi tentacoli, oltremodo flessibili e contrattili. 
All'apice ogni tent acolo si biforca in dtierami ; l'inferiore 



La vita fra le Alghe aommsrse 



30è 



munito di una piccola ventosa, il superiore di un ri- 
gonfiamento sferico irto di nematoblasti; di quei tali 
apparecchi urticanti che già abbiamo imparato a co- 
noscere nella zona di marea, a proposito dell'Attinia 



^• 




#, 






..... . m. /# 



^- 




Fig. 109. 
Un polipo di Coryne muscoides colle gonotecbe (g), x 100 
circa. Originale. Quarto dei Mille. 



rossa. La Medusa solleva e protende all'innanzi uno 
o più tentacoli e con questi aderisce saldamente al 
substrato, poi contraendoli fa progredire tutto il 
corpo. 

20. — R. ISSEL. 



306 Capitolo decimo 



Queste singolari Meduse (fig. 110), cliiamate dagli 
zoologi Eleuterie prima che venisse riconosciuta l'ori- 
gine loro da colonie Idroidi appartenenti al genere 
Clavatella, si osservano quasi sempre in via di attiva 
riproduzione. Non alludo però allo sviluppo per mezzo 
di uova, normale tra le Meduse Idroidi, poiché nel 
caso nostro il processo di gemmazione, proprio della 
colonia Idroide, si ripete anche nella Medusa; ne 
risulta, in breve, una nuova generazione di Meduse 
striscianti che direttamente si origina dalla Medusa 
prolifera. Tutte le Eleuterie osservate a Quarto por- 
tavano gemme medusoidi al margine dell'ombrello, 
negli spazi interposti fra i tentacoli. Per quanto con- 
cerne lo stadio di sviluppo c'era una progressione re- 
golare tra la più recente e la più antica; quella si pre- 
sentava come una semplice protuberanza del margine 
ombrellare ; questa come una Medusa coi suoi tentacoli 
già ben sviluppati e prossima certo al distacco. 

Si è scoperto, or non è molto, un fatto curioso: 
questa forma di riproduzione per gemme viene diret- 
tamente influenzata dall'ambiente esterno. La Drze- 
wina ed il Bohn hanno provato a mantenere delle 
Eleuterie in acqua marina privata di ossigeno ed hanno 
veduto che le gemme in formazione sul margine del- 
l'ombrello, anziché diventare piccole Meduse, si tra- 
sformavano in braccia supplementari. 

Mi domanderete ancora che cosa sono le macchie 
rosse allungate che si trovano alla base di ciascun ten- 
tacolo. Si tratta di stigmi, di semplicissimi organi di 
senso, che molto probabilmente non possono percepire 
più di semplici differenze nella intensità della illu- 
minazione. Forse per legge di compenso un intero 



La vita fra le Alghe sommerse 



307 




^^^f^f ^ 





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Fig. 110. 
Medusa strisciante di Clavatella, x 50 circa. Inm,, mo, m^, m^, 
si vedono Meduse figlie che si stanno sviluppando, per gem- 
mazione, dalla Medusa madre. L'indice della lettera m è 
tanto più elevato, quanto più lo sviluppo della gemma è 
progredito. Originale. Quarto dei Mille. 



308 Capitolo decimo 



gruppo di Meduse Idroidi è fornito di tali stigmi (Tu- 
bularie-Antomeduse), mentre un altro gruppo (Campa- 
nularie-Leptomeduse), che manca di stigmi, possiede 
per compenso degli statocisti, organi destinati a per- 
cepire le condizioni di equilibrio. 



Tornando per un momento al bentos che vive ses- 
sile sulle Alghe, non si può fare a meno dinotare certe 
macchioline bianche, lunghe un millimetro o poco più, 
disseminate sui talli delle Alghe ; in taluni rami tanto 
numerose da apparire come una fitta punteggiatura. 

A chi la esamini con una buona lente, ogni macchio- 
lina si presenta come una breve spirale avvolta in un 
piano o poco deviante da un piano. Somiglia moltis- 
simo a certe conchiglie di Gasteropodo, ma non appar- 
tiene ad un Mollusco. Infatti se aspettiamo pochi 
minuti, vediamo spuntar fuori dall'apertura della con- 
chiglia non già un rostro ed un piede carnoso da Ga- 
steropodo, ma un fascio di sottili tentacoli i quali di- 
vergendo si espandono, formando un elegante pen- 
nacchio. La presenza di questo apparato indica subito 
la posizione tassonomica dell'animale, anche prima di 
spezzar la conchiglietta calcarea e di verificare che 
il corpo è suddiviso in un certo numero di segmenti. 
Si tratta di un Anellide sedentario. In questo gruppo 
di Anellidi i tentacoli che irradiano dal capo sono sem- 
pre sviluppatissimi e in taluni generi, come nello 
Spirorbis che abbiamo sotto gli occhi (fig. Ili), fun- 
zionano anche da branchie. 



La vita fra le Alghe sommerse 



309 




310 Capitolo decimo 



Nel gruppo degli Anellidi erranti, che non si circon- 
dano d'un astuccio protettore, le appendici del capo 
sono generalmente assai meno sviluppate e le bran- 
chie ordinate lungo una regione assai più estesa del 
corpo. 

Con moderato ingrandimento del microscopio è age- 
vole vedere che tanto i fusti principali dei tentacoli, 
quanto le diramazioni che da questi divergono come 
le barbe di una penna, sono forniti di robuste ciglia 
vibratili. 

Le correnti d'acqua prodotte da queste ciglia non 
soltanto valgono a favorire il ricambio dei gas respi- 
rabili, ma trascinano verso* la bocca una quantità 
di piccoli organismi (Diatomee, Flagellati) che al- 
l'animale servono di cibo. Una delle appendici che 
sporgon fuori dalla conchiglia, per la minore lunghezza 
e per la forma clavata non merita il nome di tentacojo 
e infatti essa viene adibita ad altro ufficio, o, per dir 
meglio cumula due funzioni diverse. Anzitutto serve 
da opercolo e, quando venga ritirata, tappa ermeti- 
camente l'apertura della conchiglia. Inoltre nello Spi- 
rorbis che abbiamo sotto la lente ed in altre specie di 
quel gruppo diventa, nel periodo della riproduzione una 
camera incubatrice per le uova. Guardando bene po- 
tremo scorgere nell'interno dell'opercolo dei corpiccioli 
piuttosto opachi, ciascuno fornito di un paio di pun- 
ticini rossi; sono gli embrioni cogli occhi già formati. 

Fra vita sedentaria e vita errante non mancano 
transizioni. Così lungo le Alghe si vedono spesso a stri- 
sciare degli Anellidi muniti di una ricchissima corona 
di tt^ntacoli filiformi nel eentro della quale si scorgono 
piccole branchie ramificate. Sono giovani Terebellidi 



La vita fra le Alghe sommerse 



311 



(fig. 112), che sebbene abbiano oltrepassato da lungo 
tempo la condizione larvale, menano ancora vita li- 




Fig. 112. 
Giovane Terebellide strisciante fra le Alghe per mezzo dei 
tentacoli cefalici, x 6. Originale. Quarto dei Mille. 



bera, e dei tentacoli si servono per camminare. De- 
poniamone uno sul fondo di un biccliiere; i tentacoli, 
dapjprima contratti in un disordinato groviglio, fluì- 



312 Capitolo decimo 

SCODO poco a poco come rivoletti di un liquido denso, e 
si dispongono a raggiera aderenti al vetro; poi l'ani- 
male comincia a strisciare verso la superficie dell'acqua 
e a tal uopo contrae i tentacoli rivolti in alto allun- 
gando gli altri e portando cosi innanzi tutto il corpo. 
Ma, raggiunta la condizione adulta, l'Anellide perde 
le abitudini vagabonde e si fabbrica un tubo aggluti- 
nando pietruzze o granellini di sabbia con una secre- 
zione mucosa; i tentacoli non servono più come or- 
gani di moto, ma soltanto alla prensione degli alimenti 
ed al ricambio dell'acqua. 

Gli animali che contraggono relazioni colle Alghe 
strisciando o camminando sulle Alghe medesime sono 
legione. Per osservarne qualcuno a nostro agio, basta 
lasciar riposare un fascio di Alghe in un grande bic- 
chiere d'acqua marina. Dopo qualche ora una molti- 
tudine di animaletti si è radunata a fior d'acqua o al- 
meno sui rami superiori del fascio. 

Non tralasciate mai di esaminare un poco da vicino, 
quando l'occasione si presenti, qualche rappresentante 
del gruppo dei Nudibranchi. Si tratta di Molluschi 
che a mio parere non temono rivali nella fauna di sco- 
gliera marina per l'eleganza e la varietà dei colori. 

Immaginatevi un corpo lungo pochi millimetri (tut- 
t'al più pochi centimetri nei giganti del gruppo) 'mu- 
nito all'innanzi di due paia di tentacoli e non molto 
dissimile nella forma (salvo le dimensioni) dai luma- 
coni nudi che vediamo a strisciare sulle pietre o sui 
muri durante le pioggie autunnali. 

Mi domanderete dove sono le branchie nude indi- 
cate dal nome. In realtà le appendici del dorso che 
danno la nota caratteristica a (juori animali si jm)s- 



La vita fra le Alghe sommerse 313 

sono cliiamare organi respiratori, inquantochè rappre- 
sentano un aumento di superfìcie della pelle e tutta la 
pelle adempie alla funzione respiratoria, ma non ri- 
sulta che siano organi specializzati per la respirazione 
e non meritano quindi il nome di vere branchie. 

Poche diecine d'anni fa questi Nudibranchi erano 
tutt' altro che rari nei dintorni immediati di Genova 
e senza uscire dal porto si poteva trovarne raschiando 
le Alghe lungo le pareti sommerse dei moli. Ammon- 
tano a ben trentadue le specie del porto di Genova 
illustrate dal Trinchese con belle tavole a colori in 
una monografia che vide la luce dal 1887 al 1891. Un 
lavoro di tal natura sarebbe impossibile nelle condi- 
zioni odierne del nostro porto ; i veli oleosi galleggianti 
alla superfìcie, il pulviscolo di carbone, i rifiuti d'ogni 
qualità vanno scacciando dalle gettate e dai fondi 
melmosi le ultime vestigia della fauna e l'inquina- 
mento prodotto dall'uomo si rende sensibile a distanza 
sempre più grande dalla riva. 

Se vana è la speranza di ottenere in breve volgere 
di tempo un ricco bottino di specie, per compenso 
si può essere quasi certi di ritrovare una specie de- 
terminata quando si conosca la località ch'essa fre- 
quenta; così grandi Aeolis, dalle appendici dorsali 
azzurre o violacee vivono nelle insenature secon- 
darie dell'ancoraggio di Portofino e nelle giornate 
calde e tranquille vengono a strisciare sui talli 
della Dictyopteris. Le appendici esili e cilindriche 
delle Aeolis diventano appiattite e fogliacee nella 
Galvina pietà (fig. 113), non troppo rara nei dintorni 
di Quarto. Questo Xudibranco, lungo al massimo 
(lue ceulinict ri, h;i il corpo giallognolo e le ap]H'ii<li('i 
per lo più chiazzato di verde colla punta rosea. 



314 



Capitolo decimo 



Ricercando con cura tra le Alghe del litorale, riu- 




Fig. 113. 
Un Nudibranco : Galvina pietà Haider e Hanck. , >< 4. Secondo 
il Trinchese, 1871 - 1877. 



tìcirete forse a scoprire altri tipi ugualmente graziosi 



La vita fra le Alghe sommerse 315 

di Nudibranclii : le Amphorina ad appendici dorsali 
panciute come anfore, le Doto a tentacoli imitanti 
il fiore accartocciato di una Calla e ad appendici 
lobate. Queste propaggini dorsali dei Nudibranchi me- 
ritano ancora qualche parola. Premetto ch'esse non 
rappresentano soltanto un aumento della superficie 
respiratoria, ma debbono pure considerarsi come 
un annesso dell'apparato digerente, inquantochè ac- 
colgono nella loro cavità interna diverticoli della 
glandola digestiva; del cosidetto fegato. Ora in al- 
cune specie (la comune Aeolis papillosa è nel numero) 
il diverticolo presenta all'apice e quindi in corrispon- 
denza della estremità dell'appendice, una dilatazione 
piriforme detta tasca a nematoblasti. Essa contiene 
un certo numero di quei microscopici organi urticanti 
che abbiamo imparato a conoscere nei Celenterati. 

Per qualche tempo si è creduto che gli Eolididi 
ed altri Nudibranchi disponessero di queste efficaci 
armi difensive, insolite pei Molluschi. Oggi sappiamo 
con certezza che i nematoblasti non appartengono 
già ai tessuti del Mollusco, ma provengono da colonie 
Idroidi delle quali il Mollusco si pasce; i dardi sono 
della vittima e non del predatore. Fra i Nudibranchi 
troviamo, oltre ai vegetariani puri, come le Elysia, 
molte specie che adottano la dieta animale. È d'uopo 
aggiungere che, stando alle osservazioni del Trinchese, 
alcuni Eolididi, costretti dalla fame, divorano le 
proprie uova e aggrediscono anche individui della 
medesima specie i^er divorarli. 

1 piccoli Nudibranchi, sebbene generalmente si 
muovano strisciando sulle ]>iaiite nuirine, possono 
anche galleggiare strisciuudo a ventre in alto contro 



316 Capitolo decivio 



la superficie del liquido; molti avranno osservato 
come le Limnee delle nostre paludi seguano il mede- 
simo procedimento. Più d'una volta mi è accaduto di 
veder mettere in pratica dalle AeoUs galleggianti un 
altro espediente: per lasciare la superficie e recarsi al 
fondo non aspettano di aver raggiunta la parete del- 
l'acquario dove potrebbero strisciare, ma filano un cor- 
doncino di muco, al quale si appendono calandosi 
lentamente sino al fondo. È possibile che questa 
tecnica dipenda da condizioni fisiologiche anormali, 
ad ogni modo è interessante il porla a confronto con 
quella che in altro ambiente e con altro scopo mettono 
in pratica i lumaconi quando si appendono al ramo 
durante l'accoppiamento. 



Un altro incontro è quasi inevitabile per chi esamini 
molte Alghe di scogliera, sopratutto nei mesi tempe- 
rati e caldi: le Caprelle. La specie più frequente a 
Quarto è la Capretta acantliifera var. grandimana 
(fig. 114). Il suo corpo è ridotto a ben misera espres- 
sione: un filamento bianchiccio lungo pochi millime- 
tri; Tesame degli arti mostra come anche queste ap- 
pendici abbiano subito una riduzione su vasta scala. 
Infatti nell'ordine dei (.'rostacei Antìpodi, al quale la 
Caprella si riferisce, dovremmo trovare di regola sette 
paia di zampe toraciche (pereiopodi), mentre qui ne 
contiamo cinque paia, poiché il terzo ed il (piarto son 
rapprrseiitati da duo nioncoiii ap^ùatliti ed ovali. 
Per (|uauto concome le zampe addominali (il cui iiu- 



La vita fra le Alghe sommerse 



31' 



mero tipico è di 5 i)aia) non restano che avanzi a 
pena riconoscibili ed incapaci di funzione. 

L'impicciolimento o la scomparsa di alcune appen- 
dici non costituiscono adunque una specialità dei 
parassiti; intere serie di animali liberamente viventi 
ci mostrano talvolta delle economie su tutta la linea 
che nessuna influenza esterna potrebbe giustificare. 
Nel caso nostro la riduzione considerevole di alcune 




Fig. 114. 
Anfipodo: Caprella aeanlhifera Leach, var. grandimana 
Mayer x 12. Originale. Quarto dei Mille. 



parti è fino ad un certo punto compensata dallo svi- 
luppo grande di altre. Alludo sopratutto alle robuste 
chele o pinze colle quali terminano le zampe toraciche 
del secondo paio ; nel maschio della Caprella in parola 
queste pinze raggiungono larghezza assai maggiore di 
quella del corpo. 

Vi esorto ora a scrutare colla lente qualche fronda 
d'Alga ove stanno passeggiando le Caprelle. Un po' 
di pazienza, e non tarderete molto a vedere alcune 
di esse fermarsi in atteggiamento caratteristico. Pun 



318 Capitolo decimo 



tellata sulle ultime paia di zampe toraciche ad un 
ramuscolo d'Alga, la Gaprella drizza il suo corpo e 
lo mantiene disteso ed immobile nel vuoto; colle sue 
larghe « mani » protese all'innanzi dà quasi l'impres- 
sione di un individuo in atto di preghiera. Del resto 
una tale attitudine non è nuova a chi conosca bene 
i costumi degli Insetti. Parecchi lettori ricordano senza 
dubbio la posa caratteristica della Mantide o Mona- 
chella dei prati, e già l'immagine della Mantide si 
era presentata nel 1788 allo zoologo tedesco A. F* 
Miiller quando, in un suo libro, aveva chiamate le 
Caprelle Mantes acquaticae. Si direbbe che in ogni 
grande tipo zoologico l'organismo disponga di certi 
speciali atteggiamenti i quali tendono a ricomparire 
qua e là anche in gruppi molto lontani, quando si 
ripetano certe particolarità nell'architettura del corpo. 
Dal punto di vista fisiologico mi sembra evidente 
che il fatto rientri nella stessa categoria di quelli 
accennati a proposito dei Granchi e debba quindi 
considerarsi come una sorta di arresto durante il 
quale certe attività muscolari vengono temporanea- 
mente inibite. Biologicamente parlando può esso riu- 
scire vantaggioso ? Certo ai nostri occhi la Caprella 
filiforme ed immobile, si distingue a mala pena dal- 
l'Alga ove dimora, ma se ciò costituisca una difesa 
contro i nemici naturali del Crostaceo è quistione 
più complicata di quanto a prima vista non appaia. 
Sull'argomento dovrò riparlare più tardi; osservo in- 
tanto che alcune specie di Caprelle si trattengono di pre- 
ferenza sulle colonie di Idroidi, nel qual caso la somi- 
glianza col substrato è assai minore di quanto si ve- 
rifichi fra le Alghe. 



La vita Jra le Alghe sommerse 319 

Mentre eravamo intenti a studiare gli animaletti 
saliti alla superfìcie del bicchiere, non abbiamo notato 
fra le Alghe del fondo, un vivace rimescolio. 

Diradiamo le fronde e scopriamo l'intruso; quasi 
sempre esso è un Granchio ; e la specie che più sovente 
ci capita fra le mani è il piccolo Acanthonyx lunulatus 
(fig. 115). Il suo cefalotorace si attenua all'innanzi 




Fig. 115. 
Un granchio : Acanthonyx lunulatus Latr. , grand, naturale. 
Si vede una piccola colonia di Briozoi attacata al rostro. 
Originale. Quarto dei Mille. 



e termina in un rostro, carattere questo eh' è comune 
a tutta la tribù degli Oxirinchi. Il nome generico di 
Acanthonyx (da acanthos, spina e onyx, unghia) al- 
lude ad un carattere non privo d'interesse biologico. 
Non soltanto gli artigli coi quali terminano le zampe 
toraciche sono acuminati e ricurvi, ma sotto al micro- 
scopio si rivelano forniti d'una serie di uncinetti 
secondari. Ciò spiega come il Granchio posato nel 
cavo della mano si attacchi tenacemente all'epider- 
mide, tanto che è necessario un tenue sforzo per distac- 
carlo, e anche se rivoltiamo la mano, vi rimane appeso. 



320 Capitolo decimo 



Ecco i provvidi ramponi necessari per chi si affida 
ai ramuscoli delle Alghe! Una specie delle stesse di- 
mensioni, ma meno ben dotata in fatto di appigli, 
non potrebbe certo avventurarsi sulle mobili fronde 
senza correre il rischio di rotolare in basso. 

Il nome specifico di lunulatus deriva da una intac- 
catura fatta a mezzaluna che divide il rostro in due 
parti; ma non tanto c'interessa questo particolare 
morfologico del rostro, quanto un corpo estraneo che 
qualche volta lo sormonta a guisa di pennacchio; a 
Quarto si tratta per lo più di un ramuscolo di Briozoo. 
Attribuisco al fatto una certa importanza perchè lo 
ritengo come un accenno dell'istinto di mascherata 
che giunge a pieno sviluppo in altre specie della me- 
desima famiglia e sopratutto nella Maja verrucosa. 
Quando raccogliete molti individui di provenienze 
differenti, non tardate ad accorgervi come VAcaìi- 
thonyx tenda ad assumere una colorazione simile a 
quella delle Alghe sulle quali si arrampica; gli indi- 
vidui raccolti a Boccadasse tra le Alghe verdi sono 
verdi od olivastri, mentre volgono al rossiccio quelli 
che vivono sui tratti della scogliera di Quarto coperti, 
in prevalenza, di Alghe rosse o brune. 

Secondo le osservazioni del noto oceanografo nor- 
vegese Hjort, questo fenomeno si verifica al più alto 
grado in un piccolo Granchio del mare di Sargassi, 
il Planes minutus, che può presentare le più svariate 
livree corrispondenti al colore dell'Alga ove ha di- 
mora. 

Dicevo come la Maja verrucosa ci offra un classico 
esempio dell'istinto di mascherata che appena si 
accenna neW Acanthonyx e si sviluppa più o meno 
In altri Oxirinchi. 



La vita fra h Alghe sommerse 



821 



Non è difficile procurarsi qualche Maja, anche a 
l^ochi palmi di profondità sotto al livello marino e 
la statura abbastanza cospicua di questo Granchio 
bruno e bitorzoluto (può oltrepassare un decimetro 
di lunghezza) permette di osservarlo comodamente 




Fig. 116. 
Un Granchio: Maja verrucosa M. Edw. , niascherata con Al- 
ghe : alquanto impiccolita. Dal Calman, 1911. 



in acquario. Le sue zampe sono piuttosto corte; quelle 
del primo paio, assai più brevi delle altre, portano una 
pinza di colore rossastro, molto sottile nella femmina, 
moderatamente rigonfia nel maschio. Oltre che ai bi- 
sogni dell'alimentazione, tali pinze servono ad un 
altro scopo. Con esse l'animale strappa dei pezzetti 

21. - K. ISSEL. 



322 Capitolo decimo 



d'Alga che trova nel suo cammino e se li accomoda 
sul dorso ove rimangono saldamente attaccati, perchè 
trattenuti da minutissimi uncini ond'è armata, in 
serie, la superficie dorsale del cefalotorace. 

A mascherata completa le Maja sembrano dei 
veri giardinetti ambulanti (ftg. 116) e datele loro mo- 
venze tarde ed interrotte da lunghi riposi; data la 
predilezione che hanno pel folto della vegetazione 
marina, si capisce come sfuggano, molto sovente, 
agli sguardi più attenti. Un fisiologo polacco, il Min- 
kiewicz, ha eseguito alla stazione zoologica di Villa - 
franca di Nizza suggestive esperienze sopra l'istinto 
della Maja. Egli ripuliva accuratamente il dorso di 
alcuni esemplari e li collocava entro ad acquari fasciati 
con carta di un determinato colore, poi metteva a 
disposizione dei Crostacei striscioline di carta di tinte 
assortite. 11 risultato da segnalare era questo, che gli 
indumenti prescelti per la mascherata non venivano 
raccolti a casaccio, ma, entro certi limiti, le Maja trae- 
van fuori dal mucchio multicolore le striscioline di 
tinta corrispondente a quella dell'acquario (^). 

Non crediate, del resto, che i frammenti coi quali 
gli Oxirinchi si rivestono il corpo servano soltanto 
da maschera; in caso di fame il vestito diventa 
anche una riserva alimentare. Racconta infatti il 
Calman come un Granchio affine alla Maja, il Ragno 
di mare {Stenorhynehus longirostris), sia stato veduto 
a toglier colle pinze frammenti del suo rivestimento 
dorsale e portarli alla bocca. 



(*) Recentissimi osservatori, come il Pearse e lo Stevens, non 
hanno però confermato questi risultati. 



La vita fra le Alghe sommerse 



323 




Pag. 117. 
Cu Pantopode: Pallene emaciata A. Dohrn; maschio veduto 
dal dorso, x 18. Dal lato sinistro sono disegnate soltanto 
le zampe ovigere (o) dal destro tutte le zampe, eccetto le 
ovioere. Dal Dohrn A., 1«81. 



324 Capitolo decimo 



Per quanto coiieeriie la natura del materiale, la 
Maja non è davvero molto esigente; si contenta di 
ciò che trova, pezzetti di carta (come nelle esperienze 
accennate) fili di lana, ecc. ; il modo col quale li usa 
dimostra il carattere automatico dei suoi movimenti ; 
perchè in mancanza di oggetti adatti all'uopo, altri ne 
raccoglie che non possono aderire in alcun modo alla 
superficie dorsale. Più d'una volta ho visto le Maja. 
ripulite dalle loro Alghe e messe in acquario a fondo di 
ghiaia, compiere ripetutamente la fatica di Sisifo: 
sollevavano colle pinze i sassolini e se li mettevano 
sulla schiena; naturalmente alla prima movenza bru- 
sca il sassolino perdeva l'equilibrio rotolando al 
fondo. 

Un'ultima occhiata, molto attenta però, al nostro 
mazzo di Alghe. Salle fronde delle Alghe, come sulle 
colonie di Idroidi, si trovano sempre animalucci lunghi 
pochi millimetri che facilmente si sottraggono allo 
sguardo pel tardo movimento, per l'aspetto fili- 
forme degli arti e per la tinta poco vistosa. Sono i 
Pantopodi o Picnogonidi, animali di dubbie affinità, 
da taluni collocati in appendice ai Crostacei, da altri 
avvicinati agli Aracnoidi, da altri ancora considerati 
come classe a parte. Il tronco di questi Artropodi è 
poco sviluppato in confronto di quattro paia di arti 
(ve ne sono in tutto da 5 a 7 paia), i quali accolgono 
nel loro interno propaggini dell'apparato digerente. 
I Pantopodi ci offrono un esempio d'incubazione delle 
uova affidata al maschio ; soltanto nel maschio esiste 
infatti il terzo paio di arti, funzionanti da piedi ovigeri. 
Nel periodo riproduttivo un lungo cordone bianchic- 
cio, contenente le uova, si avvolge attorno a queste 
appendici e vi permane fino allo schiudere delle larve. 



La vita fra le Alghe sommerse 325 



BIBLIOGRAFIA. 

Berthold G., Ueber die vertheilung der Algeri im Golf von Neapel 

nebst einen Verzeichnis der bisher daselbst beóbachteten Arten. 

« Mittheil. a. d. Zoolog. Station zu Neapel », Bd. 3, 4 Hft., 

1881 
Calman W. T., op. cit. (ved. bibliografia, cap. VII). 
Delage Y.-Herouard e., op. cit. (ved. bibliografia, cap. IV). 
DoHRN A., Die Pantopoden des Golfes von Neapel. Fauna u. 

Flora d. Golfes v. Neapel, Monogr. 3, 1881. 
Drzewina A.-Bohn G., Modifications rapides de la forme sous 

Vinfluence de la privation d'oxygène chez une Meduse {Eleu- 

theria dichotonia Quatref.). « Comptes Rendus de l'Acad. 

d. Sciences, tome 53, 1911.' 
Lewes G. H., Seaside studies, 2 edit. Edinburgh, Blakwood, 1860. 
MlNCKiEWicz R., Analyse expérimentale de l'instinct de dégni- 

sement chez les Brachyures oxyrhynques. « Ardi, de Zoologie 

expériment. et géner. », sér. 7, tome 27, Notes et revues, 

1907. 
Oltmans F., Morphologie und biologie der Algen. 2 voi., Jena, 

1904-1905. 
Piccone A., Prime linee per una geografia algologica marina. 

Genova, Schenone, 1883. 

— / pesci fitofagi e la disseminazione della Alghe. « Nuovo gior- 

nale botanico italiano », voi. 17, aprile 1885. 

— Ulteriori osservazioni intorno agli animali ficofagi ed alla dis- 

seminazione delle Alghe. « Nuovo giorn. botanico italiano », 
voi. 19, 1887. 
Trinchese S., Aeolididae e famiglie affini. Parte I, Bologna, 
Gamberini e Parmeggiani, 1877; Parte II, «Meni, della 
R. Accad. dei Lincei », Classe di Scienze Fis. Matem. e Natur., 
voi. 11, 1881. 



CAPITOLO XI. 
Vita della scogrliera sommerga 



Sommario: Stelle e Ricci di iijare (Asterias, Paracenirolus). — - 
Molluschi Gasteropodi {Cuprea, Conus, ecc.). l'olpo (Octo- 
pus). — Animali viventi sotto le pietre; Chitoni, Orecchie 
di mare (Chiton, Haliotis) ; Gorgonie. 



La fauna delle Alghe sommerse, argomento delle 
ultime pagine, non costituisce una comunità biolo- 
gica ben distinta da quella illustrata nel presente 
capitolo. Ma per distribuire equamente la materia, 
dopo aver considerato animali sedentari, striscianti, 
od ambulanti sulle Alghe (oppure rimpiattati tra le 
fronde come le Maja) ve ne presenterò altri che, pur 
frequentando la scogliera algosa, dipendono general- 
mente in via meno diretta dalla v^egetazione marina. 
Di questi alcuni strisciano sulla rupe o vi si attac- 
cano; altri nuotano nelle vicinanze. 

Cominciando da un metro o due sotto al livello 
marino, si possono trovare in abbondanza i Ricci di 
mare {Paracentrotus lividus) ed anche qualche Stella 
di mare: oggetti preziosi d'indagine e dimostra- 
zione perchè in pochi altri organismi potremo stu- 
diare adattamenti più istruttivi negli organi di moto 
e in quelli di prensione degli alimenti. 



J'ita della scogliera sommersa 



327 



Nei dintorni di Genova, come in tutto il Mediter- 
raneo, abbonda in ogni stagione la grande Asteria 
(Asterias glacialis, fig. 118), un' altra specie più appa- 
riscente, malgrado le dimensioni più modeste, per 
la tinta rosso -ranciata uniforme del suo corpo, VEchi- 




Fig. 118. 
Stella di mare: Aslerias glacialis L; 
turale. Imit. dal Ludwig. 



circa della graud. ua- 



ìtcìster sepositiis, si trova anche più comune nelle inse- 
nature tranquille di mare e si può raccogliere talvolta 
in copia col semplice sussidio di una canna spaccata. 
Occupiamoci un poco dell'Asteria glaciale; il co- 
lore di questo Echinodermo vien descritto come bruno 
() verdastro o rossiccio. Ciò vale tuttavia per quegli 
esemplari che hanno dimora in acque superficiali. 



328 Capitolo undicesimo 



Ne ho veduti alcuni pescati nelle parti più profonde 
della scogliera e nei fondi a Coralline, che dimostra- 
vano in modo molto evidente l'azione della luce sui 
pigmenti animali, poiché la loro tinta generale era di 
un paglierino pallidissimo, quasi latteo, e soltanto 
l'apice dei tentacoli presentava una delicata sfuma- 
tura violetta. 

Le Stelle di mare, come tutti gli altri Echinodermi, 
hanno qualche cosa di profondamente caratteristico 
che li allontana da tutti gli altri gruppi animali; fanno 
quasi l'impressione di organismi arcaici, relitti di 
tempi geologici passati. Ed arcaici sono davvero gli 
Echinodermi; cominciano a pullulare negli strati 
pili antichi dell'era paleozoica e malgrado il gran nu- 
mero di specie comparse nei mari da quelle epoche 
remotissime sino ai tempi attuali, si sono mantenuti 
ligi a certi capisaldi della organizzazione, i quali da 
una parte conferiscono al gruppo singolare compat- 
tezza, dall'altra gli serbano una posizione a parte nella 
serie zoologica. Com'è noto, lo scheletro delle Asterie 
è composto di gran numero di piastrelle solidamente 
connesse, ma nel medesimo tempo articolate fra di 
loro; dalla parte ventrale corrono, lungo la linea me- 
diana delle braccia, cinque solchi dai quali emergono 
gli organi locomotori o pedicelli. L'acqua marina, 
aspirata dall'Asteria mediante la contrazione di spe- 
ciali vescichette membranose, filtra nell'interno del 
corpo attraverso i forellini di una piastra speciale 
dello scheletro: la lamina madreporica. Di qui vien 
condotta ad un canale collettore, donde si distribuisce 
a cinque canali radiali, uno per ciascun braccio. 
Finalmente, per le sottili diramazioni di questi canali. 



Vita della scogliera sommersa 329 

viene iniettata nei pedicelli e conferisce loro il turgore 
necessario acciocché la j)iccola ventosa che portano 
all'apice possa aderire tenacemente alla parete dello 
scoglio. Osserviamo l'Asteria che sale lungo la parete 
di un acquario : si vedono i pedicelli staccarsi succes- 
sivamente dal substrato, poi protendersi e riattaccarsi 
più avanti nella direzione verso la quale l'animale è 
sollecitato a muoversi. Degno di nota è la coopera- 
zione di tutte le oracela nel movimento: Ciascun 
braccio isolato dal corpo è suscettibile di vivere e di 
camminare per proprio conto, mentre nell'Asteria 
integra i movimenti sono in tal guisa coordinati dal- 
l'azione del sistema nervoso centrale che i pedicelli 
assumono posizioni diverse rispetto all'asse delle sin- 
gole braccia, per orientarsi tutti verso una stessa meta. 
E sebbene le braccia per la forma e la struttura siano 
tutte equivalenti, pure il Bohn ha osservato che nelle 
Asterie adulte soltanto certe braccia vengono di 
preferenza dirette all'innanzi nella progressione, assu- 
mendo l'ufficio di braccia direttrici; sembra invece 
che tale polarità non sia ancora comparsa nelle Asterie 
giovani poiché queste si valgono indifferentemente 
di tutte e cinque. L'aderenza dei pedicelli permette 
all'Asteria di percorrere non soltanto le pareti verti- 
cali della scogliera o dell'acquario, ma anche di spo- 
starsi lungo volte orizzontali col dorso all'ingiù. 
Nella sua vita hanno molta importanza gli stimoli 
che si esercitano sulla superfìcie ventrale del corpo, per 
cui si nota una costante tendenza a mantenere fra que- 
sta superfìcie ed il substrato il contatto più largo. È 
istruttivo verificare quanto siano rapidi e relativa- 
mente svelti i movimenti coi quali l'animale capovolto 



330 Capitolo undicesimo 



riesce a rimettersi in posizione normale. Dopo aver 
esplorato l'ambiente agitando i pedicelli, torce un 
braccio lungo l'asse longitudinale e con l'apice rivol- 
tato si attacca e si puntella sul fondo, poi solleva il 
corpo inarcando le braccia e lo fa ruotare finché di 
bel nuovo riposa sul ventre (fig. 119). Ho osservato 
che se il rovesciamento si fa eseguire in una vaschetta 
con uno strato d'acqua poco profondo, l'Asteria sa 
compiere la rotazione in modo da non lasciar emergere 
dal recipiente alcuna parte del corpo. 

Le Asterie presentano all'estremità di ciascun brac- 
cio un punticino rosso (stigma) interpretato come un 
occhio semplicissimo, tuttavia la sensibilità alla luce 
è diffusa per tutta la superficie del corpo, dal momento 
che le Asterie private di stigmi non si comportano 
diversamente dagli individui normali. Le Asterie 
della scogliera sogliono ricercare l'ombra; altre che 
vivono in fondi scoperti e pianeggianti e non potreb- 
bero difendersi colla fuga, secondo il Bohn, incurvano 
tutte le braccia nel medesimo senso; si tratta forse 
di un atteggiamento destinato a proteggere gli stigmi 
dalla luce troppo viva. 

Le abitudini eminentemente jH-edatrici, che il pro- 
fano non sospetterebbe in un animale così tardo come 
l'Asteria, son rese possibili da una curiosa partico- 
larità dell'apparato digerente. L'animale può estro - 
flettere il suo stomaco come un dito di guanto ed in- 
trodurlo con violenza fra le valve semiaperte di un 
Mollusco Lamellibranco. Lo stomaco estroflesso cir- 
conda la preda (cioè le parti molli del Lamellibranco), 
la paralizza coi succhi gastrici e la sugge, poi vien 
ritirato nell'interno del corpo e così ha termine questa 
curiosa digestione extra -corporea. 



Fila della scogliera aommtrsa 



331 




is-ìs^ 



Fig. 119. 
Diagramma di uua Asteria rovesciata che si raddrizza. Le 
freccie indicano la direzione del movimento. Le braccia 
che si corrispondono nelle due fasi successive A e B sono 
indicate colle stesse lettere ; le braccia fissate al substrato 
sono contrassegnate da una croce. Secondo il Cole, 1913. 



Non soltanto Mollusclii, iiiu ])criìu() liicci di mure 
cadono vittime dell'Asteria orlaciale. 



332 Capitolo undicesimo 



Organi sui generis, affatto peculiari agli Echino- 
dermi, sono lepedicellarie. Nella Stella di mare tali 
appendici sono pressoché sessili e riunite alla super- 
ficie dorsale del corpo in tanti mazzetti, ciascuno dei 
quali circonda una spina corta e robusta. 

È interessante vedere come sotto l'azione di un ec- 
citamento meccanico, per esempio sfregando la pelle 
con una bacchettina di vetro, tanto la spina quanto il 
mazzetto di pedicellaria che la circonda si erigano 
e vengano a sporgere, come altrettanti piccoli globi, 
dalla superficie del tegumento; nel tempo stesso le 
branche delle pedicellarie chiuse si aprono. Se un pic- 
colo animale, passeggiando alla superfìcie dell'Asteria, 
viene a stimolare le pedicellarie aperte, determina al- 
l'istante un riflesso per cui le branche si chiudono 
ed attanagliano l'intruso. 

Più caratteristiche sono le pediceUarie (fig. 120) del 
comune Riccio di mare {Paracentrotus lividus), comu- 
nissimo lungo la scogliera. Prendete un Riccio di mare 
ben vivace, e tenendolo sommerso in una vaschetta di 
adequa di mare esaminate con una forte lente la re- 
gione della bocca. Vedrete uno spettacolo dei più 
attraenti : tutta una selva di pedicellarie che si muovono 
fra gli aculei dondolando sui loro peduncoli. Ad alcune 
pedicellarie (nel Riccio di mare se ne descrivono 
quattro tipi diversi) spetta, secondo gli osservatori 
più autorevoli, l'ufficio di ripulire dai corpi estranei 
la superficie del corpo. Una funzione velenifera è poi 
comune a tutte le pedicellarie, ma particolarmente 
sviluppata nelle pedicellarie cosidette globif ere dove 
la tenaglia, fatta di tre branche uncinate, è circondata 
da vistose glandole del veleno. Ohe si tratti di tos- 



Vita della scogliera sommersa 



333 



sico molto attivo lo dimostrano le esperienze della 
Kyotzof: un estratto di tali organi che contenga 
40 pedicellarie per ogni chilogrammo dell'animale 





Fig. 120. 
Due Pedicellarie del Riccio di mare comune: Paracentrotiis 
Uvidìis (Laniarck) : A, j)edicellai"ia della regione boccale 
(detta ofiocefala) a grosse pinze, ;< 80. Secondo lo Jaui- 
nies, 1904. — B, pedicellaria (detta globifera) in cui le pinze, 
assai esili, sono circondate da vistose glandolo velenifere 
(gì.). Secondo il Mortensen, 1913. 



sperimentato, uccide un coniglio nello spazio di due 
o tre minuti. 

A differenza delle due Stelle di mare ricordate, che 
hanno distribuzione, verticale molto estesa, il Para- 
centroius ìividus vive da pochi palmi a pochi metri 



334 Capitolo undicesimo 



di profondità; poggia sul suolo roccioso colla bocca 
rivolta in basso e sebbene il suo intestino si trovi 
spesso pieno di detriti di varia natura, usufrutta esclu- 
sivamente le Algke (^), che va raschiando mercè i 
denti durissimi del suo apparato masticatore. Le acque 
limpide e continuamente agitate rappresentano una 
condizione normale del suo habitat; ed è sopratutto 
per questa ragione che riesce diffìcile il mantenerlo 
a lungo in vita nei soliti acquari di laboratorio. 



Poiché siamo nel mondo dei Molluschi, debbo men- 
zionare, sia pure di volo, alcuni Gasteropodi ricono- 
scibili dalla forma caratteristica delle loro conchiglie 
(fig. 121). 11 Conus mediterraneus, la Columhellu ru- 
stica, la Pisania maculosa, per citarne soltanto alcuni, 
sono frequentissimi ovunque lungo la nostra Kiviera 
ed è ben difficile in tempo di calma non vederne a 
fior d'acqua qualche esemplare vivente, oppure qual- 
che conchiglia vuota, portata in giro dal comunissimo 
Pagui'ide Clibanarius misanthropus, che facilmente 
riconoscerete dalle zampette verdognole coll'apice 
bianco listato longitudinalmente di rosso. 

I Trochi (fig. 122 B) e le Gibbule (fig. 121, E) dalla 
conchiglia a largo cono, strisciano volentieri all'a- 
sciutto nella bella stagione. La Cypraea lurida (figura 
122 A) è uno dei pochissimi rappresentanti mediter- 



(') Pare invece che un'altra specie comunissima da noi, lo 
Sphaerechimis granularis a spine hianohe. abbia (lieta mista. 



Vita della scogliera sommersa — 335 




Fig. 121. 
Jonchiglie di Molluschi Gasteropodi comuni sulla scogliera souiiueri 

in grand, naturale : 
\., Comift mediUrraneus Brug. B, Pisania maculosa Lam. 
J, Columhella rustica L. D. Gtrithnim rupestre Risso. 
E, Gibhula iimbilicaris L. 

Fotog. originale. Quarto dei Mille. 




Fig. 122. 
Conchiglie di Gasteropodi comuni sulla scogliera sommersa, in 
grand, naturale: 
A, Cypraea hirida L. — B. Monodonta turbinata Boru. Fo- 
togr. originale. Quarto dei Mille. 



336 Capitolo undicefiimo 



ranci di un genere che ostenta cospicue dimensioni 
e disegni elegantissimi nelle specie dell'Oceano Indiano. 
A Quarto frequenta gli scogli ad una certa profondità, 
ma non è difficile raccoglierla nelle ore notturne al- 
lorché risale a fior d'acqua, forse per soijdisfare i suoi 
istinti carnivori, h' Euthria cornea (fig. 123), altra 
specie di mediocre grossezza, abita la scogliera pro- 
fonda e la zona delle Coralline. 




Fig. 123. 
Un Gasteropodo: Eulhria cornea, L. strisciante: grand, natu- 
rale. Originale. Quarto dei Mille. 

Per muoversi nella regione della scogliera sommersa 
i Polpi {Octopus vulgaris, fig. 124 0) dispongono di 
ima tecnica assai piti varia di quella dell'Asteria. 
Quelli che vediamo prendere dai nostri pescatori me- 
diante un uncino a lungo manico sono generalmente 
di peso inferiore ai due chilogrammi, ma di tratto in 
tratto se ne pescano di tre, cinque e perfino dieci chi- 
logrammi di peso. 

Gli otto tentacoli o braccia che fan corona al becco 



Vita della scogliera sommersa 



337 



corneo del Polpo sono armati di due serie di ventose ; 
negli Eledone o Moscardini le ventose sono uniseriate. 
Quando l'animale si muove su terreno accidentato, 
le braccia gli servono per strisciare ed essendo duttili 
al più alto grado si possono protendere in ogni direzione 




Fig. 124. 
più noti e comuni tra i Cefalopodi mediterranei: 
A, Calamaio; Loligo vulgaris Lamarck. — B, Sepia, Sepia 
officinalis L. — C, Polpo; Octopus vulgaris Lamark. Se- 
condo l'Jatta, 1896. 



ed introdurre nelle fessure della rupe. Per contro, 
su terreno pianeggiante, il Polpo può camminare pog- 
giando sulle braccia ripiegate a voluta, e, se le circo- 
stanze lo richiedono, può anche nuotare colla massima 
agilità riunendo a fascio le braccia: l'organo di propul- 
sione è in questo caso l'imbuto, dal quale viene 
espulsa con forza l'acqua aspirata nella cavità fra 
corpo e mantello. 

22. — R. ISSBL, 



338 Capitolo undicesimo 



Il mantello che protegge tutto il corpo del Polpo, 
ad eccezione del capo, si attacca dorsalmente al capo 
stesso, mentre è libero dalla parte ventrale; l'imbuto 
è un breve tubo conico aderente alla parete ventrale 
del corpo, poco al disotto del capo e porta alla base 
due larghi lembi membranosi. Ad ogni aspirazione 
l'acqua penetra largamente nella fessura tra corpo e 
manteUo irrigando la cavità ove sporgono liberamente 
le branchie. Nel momento successivo, grazie alla con- 
trazione di speciali muscoli ed alla pressione esercitata 
dall'acqua che riempie la cavità sui lembi basali dell'im- 
buto, questi vengono ad applicarsi contro il mantello 
in modo da chiudere completamente la cavità. Al- 
lora l'acqua non trova altra via d'uscita che la stretta 
apertura dell'imbuto e vien quindi proiettata sotto 
forma di getto violento; il getto determina, per rea- 
zione, la spinta all'indietro dell'animale. Si tratta di 
un apparecchio idraulico comune a tutti i Cefalopodi 
ed affatto peculiare; non serve soltanto alla locomo- 
zione ma provvede anche il gas respirabile alle bran- 
chie, le quali espandono ad ogni aspirazione le loro la- 
melle cutanee, disposte, come le barbe di una penna, 
ai lati di un fusto comune. 

Piccoli Granchi ed altri Crostacei sono pasto favo 
rito del Polpo e non è a credere che i Cefalopodo li 
riduca in suo potere col solo aiuto delle lunghe braccia 
e del becco corneo foggiato sul tipo del pappagallo; 
il Lobianco ha scoperto che il Polpo sputa nella camera 
branchiale della preda una secrezione velenosa che si 
produce nelle glandole salivari del secondo paio e con 
tal mezzo riesce a paralizzarla. Gli effetti fisiologici 
di questo veleno, come ha osservato il Baglioni, sono 



Vita della scogliera sommersa 339 

affatto simili a quelli provocati da certi composti fe- 
nolici. 

Col progresso delle nostre cognizioni sulla fauna 
marina gli avvelenatori diventano dunque più nume- 
rosi di quanto fosse lecito supporre. 

La conoscenza dei Pesci marini è importantissima, 
sia dal punto di vista pratico, sia perchè la grandis- 
sima maggioranza dei Vertebrati marini è costituita 
dai Pesci. Infatti i Eettili marini del Mediterraneo 
(Testuggini) si possono chiamare rarità, mentre i Mam- 
miferi adattati alla vita d'acqua salsa (Cetacei, Pin- 
nipedi o Foche) sono complessivamente limitati ad 
un numero esiguo di specie. 

1 Pesci della scogliera sommersa merifano una vi- 
sita speciale. Non potrei certo raccontare le vicende 
di tutte le specie che vengono a pascolare fra le Alghe 
sommerse; l'indole del libro non lo consentirebbe e 
poi, malgrado le indagini del Lobianco e di altri 
appassionati ricercatori della fauna mediterranea, la 
vita ed i costumi di molte specie anche volgari non 
ci son noti che a grandi linee od a frammenti. Con- 
viene aver pazienza sino a che le indagini talasso- 
grafiche siano più complete e la fotografìa, colla ci- 
nematografia sottomarina passi, dallo stadio di espe- 
rimento fortunato a quello di metodo corrente di 
indagine. 

Per mezzo di un retino a mano si può catturare fra 
gli scogli qualche esemplare di Bavosa crestata {Blen- 
nius pavo Risso, fig. 125); è un pesciolino lungo un 
decimetro o poco più, con una pinna dorsale che va 
dalla estremità posteriore del capo sino alla coda; il 
suo colore è olivastro con una macchia rotonda alla 



340 



Capitolo undicesimo 



base del capo e alcune fasce trasversali più scure sul 
tronco; macchia e fasce hanno un orlo di colore az- 
zurro, che nella stagione degli amori diventa piti vi- 
vace ed acquista uno splendore metallico. Il capo, di 
forma molto ottusa, è sormontato, nel maschio, da una 




Fig. 125. 

Jilennius pavo Risso, appoggiato al sasso colle pinne ventrali: 

metà della grand, naturale. Originale, Quarto dei Mille. 



cresta adiposa di color giallo; ecco un bell'esempio 
di quei caratteri che vengono detti sessuali secon- 
dari perchè senza far parte degli organi riproduttori, 
compariscono come appannaggio di un sesso. 11 
corpo non ha squame ed è protetto da un'abbondante 
secrezione mucosa, al pari di quanto si verifica nelle 
Anguille. 

Questa piccola Bavosa si alleva molto bene in pri- 



Vita della scogliera sommersa 341 

gioiiia e manifesta abitudini piuttosto sedentarie. 
Altri pesciolini, piìi agili nuotatori, imparano molto 
presto a scendere obliquamente dall'alto per ghermire 
il cibo che si depone sul fondo dell'acquario entro 
ad una vaschetta di vetro. Il Blennius continua per 
molto tempo a battere colla testa contro le pareti della 
vaschetta. Più tardi impara a sollevarsi fino al mar- 
gine di questa, ma non è capace di abboccare il cibo 
guizzando, e, per afferrare il boccone sente il bisogno 
di adagiarsi nella vaschetta, scompigliando e spargendo 
all'intorno tutto il contenuto 

Un pesce bentonico per eccellenza si dimostra 
anche pel modo col quale si comporta fra i sassi e le 
sporgenze della scogliera; una delle sue posizioni pre- 
ferite è di stare appoggiato in posizione obliqua; tal- 
volta quasi verticale al substrato roccioso, puntel- 
landosi sulle pinne ventrali che sono sottili, ma robuste. 

I costumi dei Blennii meritano la i>iìi viva atten- 
zione. Poco potrei raccontare sulla riproduzione del 
Blennius pavo; ma una serie di fatti notevoli ci è stata 
narrata dal Guitel a proposito di specie affini. Cosi 
la femmina del Blennius Montagui, voltandosi col 
ventre in alto, attacca le sue uova alla superficie infe- 
riore di qualche pietra sommersa, e il maschio le vigila 
nel modo pivi fedele. Non soltanto esso agita di con- 
tinuo le pinne per rùinovare la corrènte d'aria indi- 
si>ensabile alla respirazione degli embrioni, ma- si af- 
fretta a rimuovere colla bocca qualsiasi corpo estraneo 
che venga a posarsi alla superficie delle uova. Piccoli 
Blennius, riferibili a specie numerose, abbondano fra 
la scogliora ligure (come risulta dairrlenco che ne 
si CSC il Miicigueirii), e al pari delle specie studiale 



342 Capitolo undicesimo 



dal Guitel fornirebbero al biologo ed allo psicologo 
soggetti attraenti d'indagine. 

Questo adattamento alla vita di fondo che già si 
osserva nel Blennius giunge a ben altro sviluppo e 
perfezione nel Periophtalmus kohlreuteri del Mar 
Rosso, che appartiene ad una famiglia vicina (Gobiidi) 
e che per inseguire la preda esce dall'acqua e saltella 
sulla spiaggia poggiando sulla base, all'uopo modi- 
ficata, delle pinne pettorali. La relazione col fondo com- 
patto s'imprime in modo ben diverso sopra due altri 
Pesci nostrani: alludo al Gobius paganellus, grosso 
Ghiozzo dalle tinte fosche grigie o nerastre, le cui 
pinne ventrali son fra loro saldate in modo da formare 
una piccola coppa. Di questa coppa si servono i 
Ghiozzi come di una ventosa per aderire alle superfìci 
solide che incontra sul suo cammino. 

Più radicalmente modificato apparisce un altro 
pesciolino, il Lepadogaster Gouani (fig. 126), che in- 
sieme "ad altri congeneri non è raro lungo le coste li- 
guri. L'apparato adesivo è in questo caso una vera 
ventosa ed alla sua formazione prendono parte tanto le 
pinne pettorali, quanto le ventrali; ne risultano due 
coppe situate l'una dietro l'altra. Quando il Lepado- 
gaster si attacca al vetro od allo scoglio non è sempre 
facile impresa il distaccarne, col solo aiuto delle dita, 
quel corpo viscido e nudo. 

Relazioni meno intime colla scogliera manifestano 
alcune specie conformi, nell'architettura del corpo, al 
tipo comune di Pesce nuotatore. 

Fra queste si trovano alcune delle piii graziose e 
variopinte dei nostri mari, conic itlcuiii Scrriiiidi 
{Serranuts cahrilla e Herranufi acriba) e Labridi {Julia 



Vita della scogliera sommersa 



343 



vulgaris, Julis pavo). Facile preda anche ai dilettanti 
meno esperti, i Serrani abboccano voracemente al- 
l'esca meno prelibata che si cali in mare coli' amo, a 
pochi metri di profondità. Il Serranus cahrilla è gial- 
lognolo con otto fasce trasversali rossicce o brune; 





Fig. 126. 
Lepadogasler Gouani Lac. , in grand, naturale: A, l'animale 
di fianco attaccato allo scoglio. — B, capo dello stesso, ve- 
duto dall'alto. Originale, Quarto dei Mille. 



livrea più elegante riveste il congenere Serranus 
scriba (fig. 127), che oltre alle fasce nerastre porta sul 
capo quei delicati disegni azzurri listati di nero, donde 
ha tratto il nome. Dal punto di vista anatomico, 
i Serrani sono notevoli pel fatto, assai raro tra i Pesci, 
di riunire i due sessi sopra il medesimo individuo. Per 
quanto concerne la biologia, ricordo un'asserzione di 
pescatori alla quale non prestavo fede prima di averla 
più di una volta verificata coi miei propri occhi. Molto 
spesso un Serrano se ne sta in sentinella dinnanzi alla 
buca od alla fessura abitata dal Polpo, librandosi sulle 



344 



Capitolo undicesimo 



natatoie. È probabile che si tratti di una associazione 




nella sua forma meno intima; forse di una simbiosi 



Vita della scogliera sommersa 345 

iniziale e che le relazioni fra i due « amici » si riducano 
semplicemente a ciò, che il Serrano si giova degli 
avanzi di Crostacei consumati dal Mollusco e fluttuanti 
presso alla tana di quest'ultimo. Ad ogni modo questa 
relazione sarebbe meritevole di speciale indagine. 

E le Donzelle ? Per la loro smagliante livrea ove il 
ranciato contrasta coli' azzurro e col bruno e il rosso 
col verde sono vere gemme della nostra fauna ittio- 
logica; VIulis vulgaris si distingue per una fascia 
laterale ranciata a zig-zag, mentre la lulis pavo porta, 
nella stessa posizione, una fascia diritta rossa. 

Studiando i loro costumi si capisce facilmente come 
nuotino nello stesso branco coi Serrani senza entrare 
in competizione per gli alimenti. Difatti, esaminando 
il contenuto intestinale di molti esemplari, ho veduto 
che i Serrani si cibano preferibilmente di Crostacei, 
come piccoli Paguridi e Gamberetti, mentre le lulis, 
che hanno i denti più ottusi e piii robusti, fan preda 
di piccoli Molluschi Gasteropodi, (Marginelle, Rissoe, 
piccole Nassa), di cui stritolano i gusci. 

Un pesciolino bruno con riflessi dorati, dalla lunga 
coda falcata, nuota spesso nelle insenature tranquille 
della scogliera insieme ai Serrani: è la Castagnola 
(Heliases chromis L., famiglia dei Pomacentridi ) ; 
l'adulto è bruno con riflessi dorati, mentre i giovani, 
che di luglio sogliono nuotare in branchi numerosi 
a pochi palmi di profondità, si distinguono pei loro 
riflessi, di un azzurro lapislazzuli dei piìi intensi. 



346 Capitolo undicesimo 



Certi animali marini hanno esigenze particolari e 
rigorosamente circoscritte in fatto di abitazione, e 
considerati sotto questo punto di vista meritano un 
posto a parte nella fauna di scogliera. Vi sono, per 
esempio, Molluschi appartenenti all'ordine degli Anfì- 
neuri di cui non riuscite a scoprire un solo individuo 
se non lo andate a cercare alla parte inferiore dei 
sassi; i conchigliologi sanno che una raccolta abbon- 
dante di Chiton litorali è tutta questione di forza 
muscolare che vien prodigata rivoltando le grosse 
pietre dei bassifondi. 

Il Chiton (dal greco ;ttr6Jv, tunica, guscio) hanno 
una conchiglia fatta come uno scudetto ellittico e 
convesso, decomponibile in otto piastrelle articolate. 
Le specie mediterranee del genere non superano, in 
lunghezza, i tre cm. Il Mollusco sta attaccato alla roc- 
cia col dorso all'ingiìi per mezzo del suo piede musco- 
loso. Il profano lo osserva aspettando che qualche parte 
del corpo venga a far capolino fuori della conchiglia, 
ma ciò non avviene perchè il guscio nasconde e protegge 
ogni cosa. Infatti questi Molluschi primitivi, che nel 
poco sviluppo e nella simmetria del sistema nervoso 
conservano qualche cosa che li avvicina a certi gruppi 
di Vermi, non hanno un capo ben distinto: la parte 
corrispondente al capo si riduce ad un breve rostro 
solcato da una fessura : la bocca ; gli occhi ed i tentacoli 
fanno completamente difetto. Tuttavia si trovano 
disseminati alla superficie della conchiglia organi di 
senso molto semjjlici che presiedono probabilmente 



Fita della scogliera sommersa 



347 



ad una sensibilità generale rispetto alle variazioni 
dell'ambiente esterno. E giova qui ricordare come in 
alcuni Chitonidi tropicali questi sensilli appariscano 
specializzati e si trasformino in veri occhi. Si tratta 




Fig. 128. 
Conchiglie di JIuHolis: A, Haliotis iuherculala L. — B, ffalio- 
tis lamellosa Lamk. Fotog. originale, Villafranca. 



del resto di occhi assai semplici, un gruppo di cellule 
retiniche, (elementi sensibili alla luce), circondato da 
un involucro isolante di pigmento nero e sormontate 
da un corpo diafano che funziona da lente. 



348 Capitolo undicesimo 



In vari punti del Mediterraneo, le Riviere Liguri 
non escluse, allignano i Gasteropodi conosciuti sotto 
il nome di Orecchie di mare {Haliotis tiiber culata, fi- 
gura 128 J^, Haliotis lamellosa, fig. 128 B), che mani- 
festano abitudini poco diverse da quelle dei Ghiton e al 
pari di questi si rinvengono di frequente sotto alle pie- 
tre sommerse. Rimanere a lungo coi margini della con- 
chiglia aderenti allo scoglio impedirebbe le necessarie 
comunicazioni fra l'animale e l'ambiente esterno; 
a stabilirle provvede una serie di fori allineati lungo 
i margini della conchiglia, che lasciano libero adito 
all'acqua marina. Il mantello, la vasta piega cutanea 
che avvolge il corpo del Mollusco, presenta una lunga 
fessura, i cui margini si mantengono combacianti 
nei tratti sottoposti agli intervalli tra un foro e l'altro, 
mentre stanno divaricati in corrispondenza dei fori 
stessi e li attraversano con tre sottili appendici, molto 
sensibili al tatto. 

Le cicatrici che continuano, verso l'apice, la serie 
delle aperture, sono antichi fori otturati da secrezione 
calcarea. Nella giovanissima Haliotis il primo foro si 
forma come un intaglio del margine, poi, per accresci- 
mento che si produce lungo l'intero margine, la fes- 
sura si trasforma in foro ; nello stesso modo si for- 
mano gli intagli, e quindi i fori successivi; all'ultimo 
formato corrisponde l'apertura anale. 

Finalmente, se volete farvi una idea di organismi 
sessili che vivono solidamente impiantati sulla roccia, 
dovete esplorare le acque limpide e tranquille nei 
tratti dove la scogliera sommersa discende con pendio 
molto rapido. Nei dintorni di Portofino scoprirete 
faoilineiitc, u una (liccina di metri di ])rof<»ii(lità ed 



Vita della scogliera sommersa 349 



ciucile meno, le colonie della Gorgonia verrucosa. Sono 
alberetti a fusto sottile riccamente ramificato, costi- 
tuiti da sostanza cornea, che acquista maggiore rigi- 
dità per la presenza di corpuscoli calcarei (detti scle- 
riti) disseminati nel suo interno. I polipi disseminati 
lungo i rami sono, come quelli del Corallo, forniti di 
otto tentacoli piumosi. 



BIBLIOGRAFIA. 

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* Atti Soc. Italiana p. il progresso d. Scienze » 1. Riun. 

(Firenze, 1908), Roma, 1909. 
BoHN G,, Introduction à la psychologie des anbnaux à symmeirie 

rayonnée, Mém. 2, Les essais et les erreurs chez les Etoiles 

de mer et les Ophiures. « Bull, de l'Inst. génér. Psycholog. », 

année 8, 1908. 
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shore. London, « Country Life » Library. 
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GuiTEL F., Observations sur les moeurs de trois Blennidés, Clinus 

argentatus, Blennius, Montagui, Blennius sphynx. « Arch. 

de Zoologie expérim. et géner. », sér. 3, tome 1, 1894. 
Lang a., op. cit. (ved. bibliogr., cap. IX). 
Lo Bianco S., op. cit. (ved. bibliogr. ,cap. IV). 
Preyer M., Ueber die Bewegung der Seesteme. « Mittheil. a. 

d. Zoolog. Station zu Neapel », Bd. 7, Hft. 1, 1886-1887. 
Verany G. B., Mollusques méditerranéens: I. Céphalopodes de 

la Mediterranée. Génes, 1851. 



CAPITOLO XII. 

La vita sui fondi a Coralline 
e sui fondi melmosi 



SomjVIArio: Fondo a Coralline; caratteri generali; Spugne {Axi- 
nella), Briozoi (Myriozoum, Retepora), Anellidi (Protula 
Eunice), Echinodermi {Echinits, Spatangus,Astropecten, ecc). 
— Molluschi {Saxicava, Pecten, CerUhium, Aporrhais, Fu- 
sxLS, Murex, ecc.), — Crostacei (Larribrus, ecc.) — Tunicati 
Cynthia, ecc.). Pesci {Scylliorhinus). — Fondo melmoso: 
caratteri generali ; Celenterati (-4 Zci/omwm, Pennaiula, Ca- 
riophyllia). - — Echinodermi {Ophioglypha, Stichopus, Mol- 
luschi {Turritella, Cassidaria, Dentalium, Avicula, Isocar- 
dia). — Crostacei (Squilla, Penaeus, Dromia), — Tunicati 
(Phallusia). — Pesci (Torpedo, Raja, Peristedion, Lophius, 
Centriscus, Argentina, ecc.). 



Una ricchezza non comune di vita distingue il fondo 
a Coralline che fa seguito alla scogliera sommersa. 
La luce penetra in questo fondo considerevolmente 
attenuata, per cui la varietà delle Alghe scema gran- 
demente in confronto a quella che domina negli oriz- 
zonti superiori. Il minor numero di superstiti è for- 
nito dalle Alghe verdi, delle quali tuttavia si raccoglie 
ancora qualche rappresentante. Predominano invece 
le Rodoficee e tra queste hanno sviluppo enorme le 
Coralline {Lytìtophillum, Lyiìwthamnion, Melobeiia), 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 351 

che sogliono rivestire e saldare insieme con una sorta 
di cemento ruvido e compatto i detriti di roccia pro- 
venienti dal disfacimento della scogliera, innumere- 
voli resti animali e spesso anclie frammenti di scoria 
lasciati cadere dai piroscafi. 

Questo fondo a concrezioni (fìg. 130), che assume 
tinte per lo più biancastre, ma spesso anche rosee o 
violacee, è conosciuto dai pescatori liguri sotto il 
nome di crena o di zina. 

Bisogna notare anzitutto che tali concrezioni, per 
la loro superficie ronchiosa; per le cavità ed i meati 
che si aprono nella loro massa, costituiscono un 
ambiente oltremodo favorevole a molti Inverte- 
brati; sopratutto a quelle specie che possono facil- 
mente insinuarsi ed annidarsi in piccoli spazi. D'altra 
parte l'agitazione delle onde non si propaga, se non 
molto attenuata, ai fondi coralligeni, e lascia vivere 
un certo numero di organismi sessili, anche se delicati 
e privi di quegli speciali adattamenti che abbiamo 
testé conosciuti nelle zone superiori. 

Un colpo fortunato di gangano fa subito intravedere 
i caratteri generali di questa fauna; si tratta general- 
mente di specie più grandi delle loro afiB.ni viventi 
in acque meno profonde e per quanto concerne i co- 
lori le varie gradazioni del rosso e del bruno comin- 
ciano ad acquistare predominio sulle altre tinte. 

Se fra le concrezioni di Coralline la fisionomia gene- 
rale della vita ha un carattere suo proprio, non è 
a credere che tutte le specie siano peculiari a questo 
tipo di fondo. Alcune frequentano indifferentemente 
la scogliera sommersa, anche a pochi metri di profon- 
dità, altri si ritrovano pure nelle sabbie e nei detriti. 



352 



Capitolo dodicesimo 



Vi abbondano le Spugne o Poriferi; fra le più co- 
muni in Liguiia ci- 
terò le Axinella (fi- 
gura 129), che eri- 
gono le loro costru- 
zioni fibrose in for- 
ma di cilindri sot- 
tili, lunghi anche 
qualche decimetro 
ed a colori gene- 
ralmente vivaci. 1 
larghi fori che si 
aprono alla super- 
ficie sono gli oscu- 
li; servono come 
vie di uscita all'ac- 
qua che, penetrata 
nel sistema di ca- 
vità interne per un 
complesso di aper- 
ture minori (pori 
inalanti), vi ha 
recato l' ossigeno 
necessario alla re- 
spirazione e le par- 
ticelle nutritive di 
culla Spugna si nu- 
tre. 

Le colonie di 
Briozoi sono carat- 
teristiche di questi 
pendii e li ricoprono talvolta per notevoli estensioni, 




Pig. 129. 
Spugna: Axinella faveolaria Ndo, V3 
della grand, naturale. Secondo l'Ac- 
quarium Neapol. 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 353 



tantoché i fondi a Coralline meriterebbero anche il 
nome di fondi a Briozoi. 

La Betepora cellulosa (fig. 130) innalza le sue co- 
struzioni calcaree simili a trine accartocciate; altre 




Fig. 130. 
Frammento di fondo a Coralline: ^/^ delia grand, naturale, A 
sinistra una colonia di Briozoi (Betepora cellulosa Cavol.) 
e un i)iccolo Granchio {Pihimmis); a destra un'altra colonia 
di Briozoi (Myriozoum triincalnm Donati). Fotogr. origi- 
nale. Quarto dei Mille. 



specie sviluppano le loro colonie sotto forma di arbo- 
rescenze. Così procede il Myriozoum truncatum Do- 
nati, che per la tinta rossa ricorda il Corallo, sebbene 
la sua natura di Briozoo venga tradita dai rami re- 
golarmente dicotomici e dalla disposizione dei forel- 
lini che si aprono alla superfìcie; le logge dei singoli 
23. - R. IssEL. 



354 Capitolo dodicesimo 



individui. Le colonie morte e i detriti di varia gi-os- 
sezza che sempre abbondano nel contenuto delle reti 
tratte in questi fondi, provengono da una ricca fauna 
di Briozoi. 

I Vermi pullulano negli anfratti del fondo concre- 
zionato. Sono piccoli Nemertini dal corpo cilindrico 
non segmentato e armato di proboscide; sono Turbel- 
larì appiattiti come foglie, spesso vivacemente colo- 
rati; sono Anellidi erranti dal capo ornato di cirri, 
dal corpo di grandezza e colori svariati; accanto alle 
forme più vistose delle Eunice (dove le appendici 
o par apodi, appaiati ad ogni segmento del corpo, 
sono munite di setole e di brevi cirri), altre piìi minute 
strisciano serpeggiando e s'insinuano nei meati piìi 
sottili. I tubi calcarei degli Anellidi sedentari contri- 
buiscono largamente a cementare il fondo. Fra i più 
grandi bisogna citare quelli delle I* rotula, dalla cui 
apertura l'animale emette un ciuffo di tentacoli color 
rosso cremisi. 

E gli Echinodermi ? Certo sono assai più variati 
di quelli della scogliera. 11 comune Riccio di mare ha 
ceduto il campo ad altre specie più vistose. Ricorderò 
lo Sphaerechinus granular is a spine brevi aventi la 
base violetta e l'apice bianco, e VEchinus acutus, al- 
quanto allungato secondo l'asse principale del corpo, 
cogli aculei di un bel giallo alla base, rosso violacei 
alla estremità. Accanto agli Echinoidi cosidetti re- 
golari si cominciano qui a trovare anche gli irregolari, 
che hanno il corpo appiattito anziché globoso e le 
cinque zone ambulacrali riunite sulla faccia superiore, 
ove disegnano il contorno di un fiore a cinque petali. 
In una specie che si rinviene sui banchi coralligeni 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 355 

di Quinto: lo Spafdiigu.s inermis,i\ guscio è unifor- 
memente coperto di setole, mentre le vere spine, molto 
allungate e di colore violetto son tutte riunite in due 
piccoli gruppi. Attaccata a queste spine ho trovato 
qualche volta una piccola specie di Mollusco I^amel- 
libranco: la Lasaea rubra. 

Fra le Stelle di mare compariscono gli Astropecten, 
che dalle Asterie si distinguono specialmente per la 
mancanza di apertura anale e per le due serie di 
brevi e forti aculei che armano il margine di ciascun 
braccio. La specie più vistosa è V Astropecten auran- 
tiaciis, che misura fino a 40 cm. d'apertura ed ha la 
superficie dorsale di un bel colore ranciato -bruno 
con un poco d'azzurro nel centro. La locomozione 
degli Astropecten differisce alquanto da quella del- 
l'Asteria; si può dire che V Astropecten, anziché stri- 
sciare mediante l'adesione delle piccole ventose in 
cui terminano i pedicelli, si muova camminando. In- 
fatti suole innalzare il corpo, facendo leva sui pedi- 
celli distesi, poi, con rapida flessione, piega tutti i 
pedicelli contemporaneamente nello stesso senso, spo- 
stando così il corpo in direzione determinata. Cam- 
biando il senso di flessione dei pedicelli, può mutare 
anche la direzione del movimento, senza che il corpo 
modifichi, ruotando, la propria orientazione. 

1 Molluschi dei fondi coralligeni sono legione ed hanno 
una parte importantissima nel conferire alla fauna la 
sua particolare fisionomia. Il gangano e la draga trag- 
gono sempre alla luce una quantità di conchiglie 
in parte viventi in parte vuote ; quelle di Gasteropodi 
vengono in gran parte requisite dai Paguridi. Le bi- 
valvi, quando sono molto vecchie, div^engono talvolta 



356 Capitolo dodicesimo 



irriconoscibili per le abbondanti concrezioni che vi si 
depositano e per gli organismi sessili (Briozoi, Anellidi 
sedentari ecc.) ai quali servono di sostegno. Secondo 
le osservazioni fatte dal Pruvot nel Golfo del Lione, 
le conchiglie morte dei fondi marini appartengono 
talvolta a specie divenute rarissime o addirittura 
estinte nel Mediterraneo, e debbono quindi conside- 
rarsi come veri fossili. 

Fra i Molluschi lamellibranchi la specie piii grande 
e più ornamentale è senza dubbio il Pettine da pelle- 
grino; Pecten (Vola) jacohaeus Li. (fìg. 131), che tutti 
conoscono per le grandi valve, elegantemente costu- 
late e solcate in senso radiale. Molti però ignorano 
quale importanza abbia la notevole differenza di cur- 
vatura che si nota fra una valva e l'altra; ce ne ren- 
diamo subito conto se osserviamo il Pecten vivente 
in un acquario: la valva destra, che è fortemente con- 
vessa, poggia sempre sul fondo, mentre la sinistra 
volge in alto la sua leggera concavità. In posizione 
di riposo, le valve stanno socchiuse e dalla fessura 
fuoresce il lembo, elegantemente frangiato, del man- 
tello lungo il quale si scorge una serie di macchioline 
nere. Questi punticini non sono altro che piccoli 
occhi poco meno complicati, nella loro architettura, 
dell'occhio di un Cefalopodo o di un Vertebrato. Anzi, 
un particolare di struttura nella retina li avvicina 
piuttosto all'occhio dei Vertebrati che non a quello 
dei Cefalopodi: nei Vertebrati e nel Pecten i bastoncini 
retinici si trovano nello strato della retina che guarda 
verso l'interno del corpo ed è quindi più lontano dalla 
sorgente luminosa, mentre i bastoncini retinici dei 
Cefalopodi si trovano nello strato esterno, rivolto verso 
la luce. 



La vita sai fondi a Coralline e sui fondi melmosi 357 

Uno spettacolo inatteso ci si offre se, preso un 
Pecten in buone condizioni fisiologiche, lo poniamo a 
giacere sulla valva piana anziché sulla convessa ; dopo 
qualche tempo lo vediamo sollevarsi dal fondo, de- 
scrivere una curva e ricadere sulla valva convessa. 




Fig. 131. 
Pettiue (Pecten jacohaeus L.) conchiglia iu grand, naturale 
Fotogr. originale. Napoli. 

La singolare capriola è dovuta a contrazioni energiche 
del muscolo adduttore (il muscolo che serve a chiudere 
la conchiglia); l'acqua che esce, lanciata fuori dalla 
violenta contrazione delle valve, determina una spinta 
che fa drizzare il Pecten sul suo cardine fino alla posi- 



l 'apiiolij dodict'siino 



zione verticale; raggiunta questa, il Mollusco ricade, 
per inerzia, dall'altra parte. 

Del resto il Pettine non salta solamente per abban- 
donare una posizione anormale, ma con battiti rai)i- 
dissimi della conchiglia si muove qualche volta spon- 
taneamente, compiendo dei piccoli voli. Il Lobianco 
ha visto alcuni individui attraversare di un sol tratto 
una vasca dell'Acquario di Napoli, che misura m. 2,68 
di lunghezza, e v'ha ragione di credere che nell'am- 
biente naturale le distanze superate in questo modo 
siano anche maggiori. 

Pili frequenti del Pecten jacohaeux si raccolgono 
alcuni suoi fratelli minori: Pecten rarius. P. jìe.rno- 
sus, P. opercidaris (fìg. 132 C). In quest'ultimo note- 
rete la variabilità grande di colore, anche fra gli indi- 
vidui provenienti dalla stessa località ; dal bianco 
e dal giallo canarino si passa al granato scuro con tutta 
la gamma di tinte intermedie, talvolta uniformi, tal- 
volta elegantemente screziate. 

Sul fondo a Coralline non manca mai una piccola 
specie in cui l'occhio inesperto a mala pena ravvise- 
rebbe un Mollusco, poiché le forme irregolari e il colore 
biancastro la fanno agevolmente confondere con un 
sassolino od un frammento di concrezione. Parlo della 
Saxieava arctica (fig. 1327^), Lamellibranco a guscio gib- 
boso e ruvido per rilievi longitudinali. Specie affini a 
questa, mediante una secrezione acida emessa dalle 
glandoLe salivari e aiutandosi con movimenti della 
conchiglia, si scavano nel fondo duro una nicchia che 
serve loro di riparo. Così fanno anche i Litodomi e 
le Foladi della zona di marea, mentre non è accer- 
tato >(■ la N'. (ircficd soglia mettere in opera la mede- 
sima Iccnica, 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 359 

Dal punto di vista numerico, i Lamellibranchi sono 
quasi sempre soverchiati dai Gasteropodi. Nei dintorni 
di Sturla, di Quarto, di Quinto spesseggia il Cerithium 




Fig. 132. 
MolluscLi viventi sui foudi a Coralline, leggeriii. impiccoliti. 
A, Fusus roslralus Olivi. — B, Cerithium vulgalum Brug. 
— C, Pecten opercularis L. — D, Scxicava arctica h. — 
Originale. Genova. 

vulgatum, che ha la conchiglia a cono molto allungato 
ed elegantemente scolpito, mentre in altri tratti, 
X)er esempio a Sori ed a Recco è più conmne il piede 
di Pellicano {Ajyorrhais pespelecam), in cui dall'aper- 



360 



Capitolo dodictsivio 



tura irradiano quattro punte carenate. Il Bauer sup- 
pone che queste punte costituiscano una difesa contro 
le Stelle di mare. Tuttavia contro una delle specie 
più grandi di Asteroidi, VAstropecten aurantiacus, la 
difesa non deve riuscire molto efficace, dal momento 
che gli zoologi di Trieste trovano spesso lo stomaco 
deìV Astropecten pieno zeppo di gusci di Aporrhais. 

Fra le numerose specie di Gasteropodi che vivono 
sui fondi a Coralline ricorderò, il Fusus rostratus 
(fig. 132 J.), dall'animale rosso -ranciato e dall'aper- 
tura che si prolunga inferiormente in una lunga appen- 
dice scanalata. 




Fig. 133. 
I due Murici: Murex hrandaris L. (a sinistra); Murex truncu- 
Ins L. (a destra), leggerra. impiccoliti. Originale, Mare Li- 
gure. 



Il Murice spinoso {Murex hrandaris, fig. 133) e 
quello senza spine {Murex trunculus, fig. 133) sogliono 
pure frequentare questa zona, tuttavia pare che se- 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 361 

guano la legge, comune a molti organismi marini, di 
avvicinarsi alla riva quando sopraggiunge l'epoca 
della riproduzione. Difatti le loro uova si rinvengono 
spesso nelle praterie di Posidonia, oppure gettate a 
riva dal mare. Non si tratta già di uova isolate, ma di 
masse ingenti di uova riunite in una" sorta di nido 
(nidamento) di consistenza cartacea, che fa pensare 
ad un nido di vespe. Ogni embrione si sviluppa in una 
celletta fatta a mo' di pantofola e, giunto a pieno svi- 
luppo, fuoresce da una apertura circolare che si apre 
nella parete superiore di questa. Il nidamento di 
Murex risulta dalla deposizione di parecchi individui 
ed è quindi assai grande; il Lobianco ne vide a Napoli 
che quasi raggiungono la grossezza del corpo umano. 
Frequentano di preferenza i fondi a Coralline certi 
Crostacei Decapodi il cui tegumento è ornato, sul 
dorso e sugli arti, delle piìi varie sculture. Si direbbe 
che le ronchiosità del fondo concrezionato vengano 
riprodotte sul dermascheletro di questi animali e non 
sono alieno dal credere che realmente si tratti di forme 
mimetiche (nelle quali cioè riveste importanza bio- 
logica la somiglianza tra l'animale e gli oggetti vicini). 
La Pisa corallina, il Lambrus angulifrons M. Edw. 
mancano ben di rado nelle raccolte. Nella Pisa, pa- 
rente prossima della Maja verrucosa, si ritrova l'abi- 
tudine di famiglia, la mascherata ; senonchè il Granchio 
si limita per lo più a mettere sul dorso qualche pez- 
zetto di Spugna. Il Lamhrus (fìg. 134) è notevole pel 
grande sviluppo e la forma prismatica dei chelipedi 
(zampe del primo paio), che in posizione di riposo ri- 
piega dinnanzi al corpo assumendo un aspetto carat- 
teristico. Anche la Maja squinado, il maggior Granchio 



362 Capitolo dodicesimo 



dei nostri mari, passeggia colle sue lunghe gambe nel 
regno delle Coralline. In Liguria ne capita di tanto in 
tanto qualche esemplare sul mercato; a Venezia si 
vende a ceste sotto il nome di granzevolo, e le sue carni, 
sebbene assai meno stimate di quelle dell'Aragosta 
o dell'Astice, sono pure tenute in qualche pregio. Sui 




Fig. 134. 
Graiicliio: Lamhrus aiìf/ulifroìis M. Edw. : - j della grand, na- 
turale, Originale, da esempi, del Mus. Zool. Univ., Genova 



fondi a Coralline dei dintorni di Genova è ben difficile 
di raccogliere qualche frammento di fondo concrezio- 
nato senza che ne scappi fuori un granchiolino color 
rosso -fuoco {Pilumnus sp., fig. 130), munito di setole 
lunghe e rade. 

La zona che stiamo esplorando comprende anche 
alcuni Tunicati : ricorderò la Cynthia papillosa (fig. 135), 
dal corpo fatto a botticella, lungo non più di otto o 
nove centimetri. Come in tutti gli affini di questo 
gruppo (Ascidiacei) dall'apertura superiore o sifone 
boccale, penetra la correlile (racciua marina, che dopo 



La vita sui fondi a ('oralline e sui fondi melmosi 363 



aver irrigato le fessure branchiali dell'intestino, passa 
nella cavità cloacale e viene espulsa dal sifone cloacale 
che si apre lateralmente, poco pivi in basso. Entrambe 
le aperture sono munite nella Cynthia di una corona di 
setole che funziona da apparecchio filtrante. 

Non si può dire che i 
fondi a Coralline alimen- 
tino una fauna speciale, 
uè una serie molto ricca 
di Pesci. Vorrei tuttavia 
ricordarvi alcuni Squali 
che sembrano nutrire una 
certa predilezione per tale 
zona. Preda non deside- 
rata per le loro carni poco 
buone, i Gattucci si attac- 
cano spesso ai palamiti 
dei pescatori. Tanto la 
specie a fondo chiaro ed 

a chiazze grandi (5fc^^ ''"""'^'^t^: <^^'''/*'« ^"Z^'^^"^" '^ 

r' V ^ quasi metà della grand, natu- 

horhinus stellane), quanto i-ale. Sec : l'Aquarium Nea- 
r altra a fondo scuro ed a l'*'''^- 
macchie piccole {S. cani- 

cula, fig. 136) sono molto frequenti nelle acque Me- 
diterranee. 

►Se in pescheria vengono disprezzati, si tengono in 
gran conto nei laboratori ove si coltiva la fisiologia com- 
parata, perchè forniscono ottimo materiale di studio, 
data la facilità relativa colla quale si mantengono in 
prigionia. 

Dal punto di vista morfologico riuniscono tutti i 
(•ui;ii Idi ti])ici (Iculi Squali: il tegumento cosj)arso di 




135. 



364 



Capitolo dodiciHimo 



dentelli ossei appuntiti (squame placoidi) che lo ren- 
dono ruvido, il corpo affusolato, il muso terminato 
da un rostro, nella parte inferiore del quale si apre 
obliquamente La bocca armata di robusti denti trian- 




Fig. 136. 
Gattuccio {Seyllium canicula L.): '/in della grand. naturale- 
Imitato dall'Aquarium Neapolit. 



golari, le cinque fessure branchiali ai lati del capo, la 
coda fortemente eterocerca. Robusti nuotatori come 
sono, inseguono anche animali molto veloci, ma, data 
la speciale conformazione del loro capo, sono obbli- 
gati a voltarsi di fianco per poterli abboccare. Quando 



La vita sui Jondi a Coralline e sui fondi vielmosi 365 



nou nuotano, siccome hanno un peso specifico più 
elevato di quello dell'acqua, e d'altra parte non di- 
spongono di un apparato idrostatico, sotto forma 
di vescica natatoria, per modificarlo, se ne stanno 
adagiati sul dorso ; tale attitudine viene specialmente 
assunta durante le ore diurne, che corrispondono ad un 
periodo di minore attività. 

La pelle scabra può costituire una difesa per questi 
pesci, come la pelle viscida la costituisce per l'Anguilla. 
Il Rymberk fa osservare che quando si afferra un 
Gattuccio, questo inarca fortemente il suo corpo in 
guisa da sfregare contro la mano che lo stringe la sua 
raspa caudale, cioè il margine dorsale della parte 
posteriore del tronco, armata di dentelli più numerosi 
e più robusti di quelli che rendono scabre le altre parti 
del corpo, e in questo modo cerca di liberarsi. 

Giunta la primavera, la femmina depone le uova 
e le appende ai rami di un Alcionario, al tubo di un 
Anellide sedentario, o ad altro oggetto sommerso. Ciò 
è possibile mediante i particolari annessi dell'uovo; 
questo è infatti protetto da una sorta di capsula qua- 
drangolare, di natura cornea, da cui si partono quat- 
tro lunghi viticci. Il piccolo schiude dall'uovo in uno 
stadio di sviluppo assai avanzato per cui può provve- 
dere, senza rischi troppo gravi, ai bisogni dell'esi- 
stenza. A questa condizione dello sviluppo è connessa 
la fecondità, oltremodo scarsa nella femmina, la quale 
nello spazio di quattro o cinque mesi (che tanto dura 
il periodo riproduttivo) non depone più di un paio 
di uova per ogni due settimane; siamo dunque ben 
lontani dai milioni di uova deposti annualmente da 
certi Pesci ossei ! 



366 Capitolo dodicesimo 



Dai fondi a f'oralline si passa per gradi alle melme 
grigiastre della regione sublitorale. In mare aperto 
queste cominciano per lo più tra i 60 e gli 80 metri 
di profondità, ma presso alla foce dei fiumi e nelle in- 
senature tranquille e riparate si estendono assai più 
innanzi verso terra. Le sabbie sublitorali che in alcuni 
tratti del Mediterraneo vengono qua e là ad interrom- 
pere la distesa dei fondi melmosi, mancano, per 
quanto mi è noto, nei dintorni immediati di Genova. 

Sulla melma vive generalmente una fauna di In- 
vertebrati più povera di quella dei fondi a Coralline, 
ma tuttavia degna di essere conosciuta per le specie 
interessanti che alberga. Val dunque la pena di esplo- 
rarla oppure di esaminare bene il contenuto del sacco 
di una paranzella per acquistarne diretta conoscenza. 

L'importanza biologica del fondo molle e suddiviso 
risulta ben chiara da quanto già siamo andati espo- 
nendo intorno alla fauna abissale. Fra le melme del 
litorale profondo la vegetazione è ridotta a ben poca 
cosa, sia per la debole luce, sia perchè il fango non 
offre sostegno alle Crittogame. V è relativa abbon- 
danza di animali che fan vita sedentaria e se ne stanno 
rimpiattati, mentre divengono assai più scarsi quelli 
che strisciano o camminano sul suolo. Tenuissima è 
l'azione delle correnti e delle onde; ne consegue che 
vi prosperano anche organismi sessili, dotati di 
mezzi assai deboli di sostegno. 

La calma dell'ambiente ha pure un altro effetto 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 367 

sapra talune specie sedentarie o poco mobili, che non 
attraversano, durante lo sviluppo, una fase plancto- 
nica. Le larve che schiudono dalle uova di tali specie, 
quando non vengono disperse da qualche causa acci- 
dentale, possono evolvere in gruppo accanto all'in- 
dividuo progenitore, dando così origine a particolari 
adunamenti o nidi, vere oasi di vita rigogliosa in 
mezzo a fondi assai poveri. 

Oltre a numerose Spugne, alcune specie di Celen- 
terati coloniali vivono sedentari nella melma e vi si 
mantengono infìggendo profondamente il peduncolo, 
coadiuvati in ciò dalla turgescenza delle sue pareti. 
Così fa V Alcyonium palmatum (fig. 137), tanto spesso 
raccolto dalle paranze. Grìi zoologi lo ascrivono allo 
stesso ordine degli Alcionari, che comprende anche il 
Corallo nobile, ma dal Corallo differisce sopratutto 
pel fatto che non ha uno scheletro o fusto centrale as- 
siale calcareo, lapideo (la parte usufruttata come og- 
getto di ornamento), ma soltanto dei corpiccioli cal- 
carei al pari di quanto si verifica nelle Gorgonie. 
Li' Alcyonium erige il suo fusto massiccio, carnoso, di 
consistenza simile a quella del cuoio, suddiviso in un 
piccolo numero di rami sui quali sono impiantati i 
singoli individui della colonia sotto forma di minuscoli 
polipi biancastri ad otto tentacoli piumati. Meno co- 
muni deW Alcyonium si raccolgono le Pennatule, nelle 
quali il fusto carnoso porta due serie di rami opposti, 
appiattiti, ordinati come le barbe di una penna. Le 
Pennatule sono degne di nota per la viva luce ver- 
dastra che emettono nell'oscurità. Dal punto di vista 
degli organi riproduttori presentano una condizione 
che ci è familiare in molti vegetali terrestri; della 



368 



Capitolo dodicesimo 



medesima specie di Pennatula si trovano alcune co- 
lonie con tutti i polipi di sesso maschile, altre con 
tutti i polipi femminili; si tratta quindi di specie 
dioiche. 




Fig. 137. 
Alcionario: Alcyonium palmatum h. : A, colonia contratta. 
Va della grand, naturale. — B, estremità di una colonia 
coi rami espansi, id, id. — C, apice d'un ramo coi polipi 
espansi; grand, naturale. — D, polipo isolato, x 8. Originale, 
da esempi, del Mus. Zool. Univ. Genova. 



La vita sui fondi a Coralline e ani fondi melmosi 369 






Uu altro Aiitozoo che spesso si raccoglie nei fondi 
fangosi presso Genova è la Gariophylliaclavus (fìg. 138). 
Quantunque strettamente imparentata 
con specie coloniali per eccellenza, 
quali le Madrepore tropicali, artefici 
di grandiose costruzioni calcaree, tut- 
tavia differisce tanto dalle Madrepo- 
re, quanto daìV Alcyonium e dalla Pen- 
natula pel fatto che i suoi polipi sono 
solitari e si trovano spesso impiantati p- jgg 
sopra gusci di conchiglie, sopra fram- zoantario: Caryo- 
menti di Briozoi ecc. Ogni polipo è phylUa clavus 
protetto da uno scheletro calcareo, a naturale ^So- 
struttura finamente porosa e a forma grafia originale, 
di caUce, suddiviso nell'interno da dis- Q»^^^^« deiMille. 
sepimenti radiali brevi, alternati con 
altri più lunghi; è ben manifesta la simmetria esa- 
gonale. 

Nel fango sarà ben diffìcile di rinvenire Ricci di 
mare (Echinoidi), ma si possono dragare altri Echino- 
dermi degni di menzione. Tali sono alcune specie di 
Ofiuroidi, fra i quali VOphioglypha lacertosa è quella 
che raggiunge maggiori dimensioni. Negli Ofiuroidi 
il disco centrale, contenente la massa degli organi, 
è nettamente distinto dalle cinque braccia. Mercè la 
struttura del loro scheletro, fatto da una serie di anelli 
articolati, queste possono compiere movimenti molto 
estesi, per cui l'Ofiura striscia con moto relativamente 
veloce e può anche arrampicarsi lungo una superficie 
fortemente inclinata. I pedicelli ambulacrali, assai 
ridotti, non avendo che una funzione secondaria nella 
locomozione vengono piuttosto adoperati come organi 
24. - R. IssEL. 



370 



Capitolo dodicesimo 



tattili. Anche VOphioglypha si rivela un carnivoro dei 
più voraci, quando, abbassando le papille che limi- 
tano l'apertura orale, spalanca una bocca relativa- 
mente enorme per impadronirsi della preda. 

Non v'ha poi migliore occasione di questa per cono- 
scere la struttura di un Oloturoide. Com'è noto l'asse 
principale del corpo assume in questi animali uno svi- 
luppo preponderante in confronto agli altri e le zone 
ambulacrali acquistano inuguale sviluppo, per cui il 




Fig. 139. 
Oloturoide : Stichopiis rcgalis Cuv. , ^/, circa della grand, 
rale. Secondo l'Acquarium Neapolit. 



corpo assume forma cilindrica e simmetria bilaterale. 
Alcune specie del genere Holoturia conducono la loro 
pigra esistenza nella sabbia o nella fanghiglia degli 
ancoraggi tranquilli, anche a tenuissima profondità 
ed hanno tinte fosche, mentre la specie che s'incontra 
più spesso in questi fondi ha un bel colore roseo oppure 
rosso, il corpo largo appiattito e irto di brevi tentacoli 
conici (gen. Stichopus; fig. 139). Come gli altri Olo- 
turoidi, quando vien tratto all'asciutto si raccorcia 
con traendo la parte muscolosa del corpo, la quale 
fortemente s'inturgidisce per la pressione del liquido 
interno: in questa contrazione vengono protette e 



La vita sui fondi a Coralline e 8ui Jondi melmosi 371 



nascoste le delicate appendici sensitive che fan corona 
attorno alla bocca. Poste in acquario, non tardano 
a distendersi e strisciano lentamente sul fondo aiu- 
tandosi anche colle contrazioni del corpo. 

Lo 8tÌGhopus alberga spesso nella porzione terminale 
dell'intestino (cloaca) un pesciolino del genere Fie- 
rasfer {Fierasfer acus, Fierasfer dentatus), il quale, 
fissata dimora nell'Oloturia, vive da commensale usu- 
fruttando gli avanzi di pasto; devo però aggiungere 
che nelle pesche fatte in Liguria il Fierasfer non si dimo- 
stra affatto un ospite costante; poiché l'ho trovato 
soltanto negli esemplari pescati al largo Portofino. 

Oltre alla simbiosi col Fierasfer, lo Stiehopus ed 
altri Oloturoidi sono degni di menzione per una para- 
dossale abitudine. Tratti fuori dell'acqua e feriti (per 
esempio quando si comincia la dissezione) oppure 
esposti ai raggi cocenti del sole, oppure anche spon- 
taneamente se tenuti prigionieri per qualche tempo 
in acquario, espellono dall'ano con violenza l'intera 
massa dell'intestino insieme col cosidetto polmone 
acquatico (organo ramificato che sbocca nella cloaca 
ed ha probabilmente funzione respiratoria) e cogli 
organi genitali. È un caso eccezionale di auto -ampu- 
tazione o, come si suol dire, di autotomia. Il lato 
più interessante del fenomeno sta in ciò, che l'animale 
non è fatalmente condannato a perire per questa emis- 
sione di visceri, poiché alcuni sperimentatori hanno 
con certezza verificato che le parti perdute, almeno in 
certe specie, si riproducono nel corso di poche setti- 
mane. 



372 Capitolo dodicesimo 



I Molluschi che si ritrovano esclusivamente sulle 
melme del litorale profondo o le frequentano di pre- 
ferenza sono assai numerosi. Oltre alle specie nude 
o fomite di conchiglia interna s'incontrano spesso 
Gasteropodi dalle conchiglie eleganti e vistose. 

Le Turritelle {Turritella communis) hanno la con 
chiglia a spira allungata e sottile e il capo munito di 
rostro. Nelle Cassidarie {Gassidaria thyrrhena), la 
spira è breve e rigonfia; l'animale quando cammina 
protende un lungo sifone a sinistra del rostro. Il se- 
creto delle glandole salivari contiene una forte pro- 
porzione di acido solforico ed il Mollusco molto pro- 
babilmente se ne vale per forare gusci di altri Mol- 
luschi e di Echinodermi dei quali fa largo consumo 
nella sua vita di carnivoro vorace. Questa proprietà 
è ancora più accentuata in un altro Gasteropodo dei 
nostri mari il Dolium galea, che può dirsi il gigante 
dei nostri mari, poiché diventa grosso come il capo 
di un bambino. Disgraziatamente il Dolium sembra 
scomparso nei dintorni di Genova ed anche a Napoli, 
dove abbondava pochi lustri or sono, si è fatto estre- 
mamente raro. 

I Dentalium sono tipo di una classe speciale di Mol- 
luschi: gli Scafopodi. Dalla piccola conchiglia che ri- 
corda un dente di elefante in miniatura l'animale 
emette un piede di forma paragonabile ad una ghianda, 
mercè il quale può strisciare sul fondo fangoso, e un 
gruppo di filamenti, rigonfi a clava nella loro estre- 
mità, che sono impiantati sul capo. 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 373 

Fra i Lamellibranclii mi piace di ricordare una 
parente non lontana dell'Ostrica, nella quale le due 
valve, ovali ed appiattite, si prolungano in una sot- 
tile appendice: VAvicula tarentina (fig. 140). Essa 
vive spesso in società numerose, ha il piede pochissimo 




Fig. 140. 
Molluschi lamellibrauchi : gruppo di Avicula larentina Laiu. 
'a della grand, naturale. Fotogr. ol-iginale. Santa Marghe- 
rita. 

sviluppato e nella condizione adulta poco si muove; 
suol condurre invece vita sedentaria attaccandosi 
(come fanno i Mitili) agli oggetti sommersi mediante 
una secrezione del piede, il bisso, che si rapprende in 
filamenti cornei. Un granchiolino commensale, il 
Pinnotheres veteruni, si annida spesso nella conchiglia 
tra corpo e mantello e si ciba dei detriti organici so- 
spesi nell'acqua della cavità. 



374 



Capitolo dodicesimo 



Merita particolare menzione un Lamellibranco assai 
decorativo, che rimane impigliato non di rado nelle 
reti delle paranze pescanti attorno a Portofino: la Iso- 
cardia cor. (fìg. 141). In questa grande specie le due 




Pig. 141. 
Mollusco lamellibranco : Isncardia cor L. , veduta di lianco 
gi"aud. natura,le. Fotogr, Originale. Caruogli. 



valve, ugualmente convesse e rigonfie, si avvolgono a 
spira nella regione apicale. lulsocardia acquista una 
certa importanza ({uale documento relativo all'ori- 
gine della nostra fauna. Essa viene intatti con- 
siderata come una superstite di quella fauna di acque 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 375 

fredde che penetrò nel Mediterraneo all'inizio dell'era 
quaternaria né sembra destinata a mantenervisi an- 
cora per lungo volgere di tempo, perchè da noi è 
dovunque poco diffusa e in talune plaghe s'incontrano 
bensì molte conchiglie vuote, mentre riesce oltremodo 
difficile trovare esemplari viventi. 

Fra i Crostacei sono notevoli gli Scalpellum, Cir- 
ripedi che s'impiantano sugli arbuscoli delle Gorgonie, 
su conchiglie di Molluschi, ecc. La forma della teca 
calcarea bivalve sostenuta da un robusto peduncolo 
è ben definita dal nome generico. La fessura tra le 
due valve socchiuse lascia passare il fascio dei cirri, 
espansi e retratti con movimento ritmico, pei bi- 
sogni della respirazione e della nutrizione. Gli Scal- 
pellum per la forma e per i costumi si avvicinano alle 
Lepas che si rinvengono spesso attaccate a pezzi di 
legno galleggiante e la cui teca ha forma ovale. 

La Squilla (Squilla niantis), che si vende non dirado 
sul mercato di Genova, è pure abitatrice della melma, 
ove suole rimpiattarsi scavando una galleria. Ma 
quando esce dal nascondiglio per inseguire la preda, 
si manifesta ottima nuotatrice. E tale lo dimostra 
anche la forma allungata e il grande sviluppo dell'ad- 
dome e degli arti natatori relativi. L'aspetto ca- 
ratteristico e piuttosto rapace dell'animale è dato 
dalle cinque paia di zampe mascellari che fari se- 
guito alla mandibola ed alle mascelle e terminano 
in un artiglio (^). Questo carattere e lo sviluppo li- 
mitato dello scudo cefalotoracico, che lascia liberi 
i tre segmenti posteriori, permettono di distinguere a 

C) È sviluppatissiiiio l'artigJio ck'I 2" puino. 



376 Capitolo dodicesimo 



prima vista la Squilla e gli altri Stomatopodi dai Cro- 
stacei Decapodi, nei quali si contano tre sole paia di 
zampe mascellari e tutti i segmenti del cefalotorace 
sono coperti dallo scudo. 

Fortissimo sviluppo ha il primo paio di questi arti 
nella Squilla; di qui una certa grossolana somiglianza 
colla Mantide o Monachella dei prati, consacrata dal 
nome specifico. 

Sul tappeto melmoso e sulle sabbie profonde della 
regione sub -litorale si muove pigramente un singolare 
Granchio, che gli zoologi hanno battezzato Dromia 
vulgaris M. E. Comparisce anche sul mercato e 
se ne raccolgono qualche volta dei begli esemplari 
di sesso maschile che raggiungono il mezzo chilo- 
grammo di peso. Il corpo tozzo e gli arti, piuttosto 
brevi e massicci, sono bruni, mentre le grosse chele, 
tinte in roseo, se ne stanno ripiegate, in posizione di 
riposo; contro al margine anteriore del capo. L'ultimo 
paio di zampe, assai più breve dei precedenti, è impian- 
tato più in alto e si ripiega sul dorso invece di toccar 
terra. Questa disposizione, lungi dall'incomodare la 
Dromia, si adatta ad uno speciale ufficio. Le zampe 
del quinto paio servono infatti da fermagli per trat- 
tenere un oggetto, per lo più una Spugna, che la Dro- 
mia si carica sul dorso. È uno degli esempi più belli 
e più popolari di simbiosi offerti dalla nostra fauna 
marina. Provatevi a separare il Crostaceo dalla Spugna, 
mantenendo però l'una e l'altro nel medesimo acqua- 
rio; la Dromia si pone subito alla ricerca del suo ri- 
paro e quando l'abbia trovato e palpato si volta per 
afferrare la Spugna colle zampe posteriori, poi con ra- 
pida manovra, se la rinjette sulla schiena, 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 377 

Nel caso della Dromia l'importanza della Spugna 
come difesa del Crostaceo risulta evidente. 



Alcuni tratti del fondo melmoso albergano co- 
lonie numerose di Tunicati. Le grandi Phallusia ma- 
millata, dal corpo bianco -latteo e gibboso, non tradi- 
scono certo la loro parentela colle delicate Salpe del 
plancton. 

La P. mentula (fig. 142) si distingue per le dimensioni 
minori, per la superficie più regolare del corpo e per 
la tinta rosea. Raramente vi accadrà di racco- 
glierla in primavera senza vedere attaccati alla sua 
superficie uno o più corpiccioli biancastri a forma 
di lente piano-convessa, con un piccolo foro nel centro. 
Questi corpiccioli non sono altro che nidamenti dei 
Fusus, di quei Gasteropodi che or non è molto ab- 
biamo imparati a conoscere. Il corpo lenticolarc è 
una capsula contenente un piccolo numero di uova; 
le larve che da queste uova si sviluppano escono dal- 
l'apertura superiore in uno stadio avanzato; di- 
fatti son già fornite di una conchiglia, ornata di deli- 
cate sculture e non molto lontana, per la forma, da 
quella dell'adulto. È curiosa questa preferenza del 
Fusus per VAscidia e sarebbe interessante l'inda- 
gare quali stimoli tattili, olfattori o d'altra natura 
la possano determinare. 

Il mondo dei Pesci viventi in questa zona com- 
prende specie biologicamente assai diverse. Più carat- 
teristiche e più localizzate delle altre son quelle che 



378 



Capitolo dodicesimo 



sogliono rimpiattarsi nel fango. Tuttavia si conoscono 
molti altri Pesci buoni nuotatori che, senza presentare 




Fig. 142. 
Tunicato: Phalliisia menlula Miill., alla quale aderiscouo nida- 
menti di un Gasteropodo (Fusus); grand, naturale. Originale. 
Camogli. 



alcun adattamento speciale, si mantengono nella zona 
soprastante ai fondi melmosi. 

Le Torpedini (fig. 143) col loro corpo tondeggiante, 



La vila sui fondi a Coralline e sui fondi melinosi 379 

appiattito, ci offrono uno degli esempi migliori di 
Pesce sedentario. Le pinne pettorali sono molto larghe 
e costituiscono una espansione laterale del tronco, al 




Fig. 143. 
Torpedine: Torpcdo mavmovnla Risso, veduta dal dorso; disse- 
zione della parte anteriore per mettere in evidenza l'orga- 
no elettrico (o). Secondo il Fritsch, dal Garten, 1910. (trat- 
tato del Winterstein). 



((uale si uniscono per tutta la loro base; anche le 
ventrali sono disposte lateralmente e, come avviene 
anche nei Pescicani, la loro porzione interna si mo- 



380 Capitolo dodicesimo 



difica nel maschio e diventa un organo copula- 
tole. 

I due fori che si osservano ventralmente, poco al 
disopra della bocca e che dai profani vengono volen- 
tieri scambiati per occhi, sono le narici, unite alla 
bocca mediante un solco. Gli occhi, di piccole dimen- 
sioni, stanno invece sul dorso ed a poca distanza 
segue un paio di fori detti spiracoli, che rappresen- 
tano la comunicazione col mondo esterno di due tasche 
branchiali rudimentali; le cinque paia di fessure bran- 
chiali si aprono dietro alla bocca. L'organo elettrico 
della Torpedine rappresenta in peso poco meno della 
terza parte del corpo e non è difficile da preparare. 
Anzi, per averne im'idea, non è neppur necessario 
ricorrere allo scalpello ed alla forbice, poiché in piccole 
Torpedo (es. T. ocellata), conservate intere in for- 
malina, l'organo si disegna magnificamente per tra- 
sparenza attraverso alla pelle del ventre. Per qual- 
che tempo la batteria elettrica della Torpedine è 
sembrato qualche cosa sui generis che non poteva 
riannodarsi ad alcunché di conosciuto nel campo del- 
l'anatomia comparata. Ma l'aspetto della questione 
cambiò quando gli embriologi ebbero dimostrato che 
le colonnine prismatiche di cui l'organo risulta com- 
posto (e che disegnano alla superficie di questo un 
reticolato poligonale) derivano da -trasformazione di 
elementi muscolari. La corrente elettrica che deter- 
mina la scossa é diretta dal ventre verso il dorso e il 
miglior modo per sperimentarla sulla propria persona é 
di prendere in mano una Torpedine sostenendola con 
una mano dalla parte ventrale e poggiando l'altra 
mano sulla fabcia opposta. Una delle attrattive del 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 381 

celebre acquario di Napoli consiste in una Torpe- 
dine posta a disposizione del pubblico; più persone 
riunite in catena si divertono spesso a ricevere si- 
multaneamente la scossa, come si farebbe* con una 
bottiglia di Leida. 

Dal punto di vista della biologia generale era mala- 
gevole il concepire un animale fornito di un'arma cosi 
speciale e così potente, mentre altri Pesci zoologica- 
mente affini e viventi negli stessi fondi, come le Razze 
ne sono sprovvisti. In realtà non è scientificamente 
esatto che le Razze manchino di apparati elettrici. 
Certi organi posti nella regione caudale di questi 
Sciaci e descritti una volta col nome di organi 
pseudoelettrici, pare siano in realtà apparati 
elettrici veri e propri soltanto differiscono da quelli 
della Torpedine, inquantochè sono assai meno svilup- 
pati e producono una corrente incomparabilmente più 
debole. 

Fra Torpèdine e Razza c'è poi un'altra differenza 
che merita di essere notata: la trasformazione di ele- 
menti muscolari in elementi elettrici si manifesta 
molto precoce nello sviluppo embrionale della Tor- 
pedine, mentre è assai tardiva nella Razza ove s'inizia 
soltanto nel periodo postembrionale. Ciò potrebbe 
forse indicare che nella Torpedine l' organo ha rag- 
giunto la sua piena efficienza, mentre nella Razza è in 
via di formazione. Del resto la facoltà di produire 
scariche elettriche apparisce oggi diffusa più di quanto 
dapprima si credesse; non soltanto si è andato accre- 
scendo l'elenco dei Pesci elettrici, ma non si esclude 
che persino Invertebrati terrestri siano capaci di pro- 
durre scariche elettriche, percepite, sebbene molto 



382 Capitolo dodicesimo 



debolmente, anche dall'uomo. Il fatto venne recente- 
mente indicato a proposito di certi lumaconi nudi 
appartenenti al genere Daudehardia {^). 

Una forma come questa della Torpedine si rivela 
particolarmente opportuna nel fondo melmoso, per- 
mettendo al corpo di rimpiattarsi senza troppo affon- 
dare. Tuttavia la troviamo ripetuta in altri animali 
dello stesso gruppo, che nuotano assai meglio. Le 
Razze, si distinguono subito dalle Torpedini pel 
contorno romboidale anziché ovale e per la coda ar- 
mata dorsalmente da una serie di robuste spine. Fra 
le molte specie di Razze (non sempre di facile classi- 
ficazione) è assai nota la chiodata {Raja clavata), che 
porta disseminati sul tegumento molti scudetti ossei, 
armati di una spina ricurva. Mercè le ondulazioni 
ritmiche dei lembi del corpo la Maja può disporre di 
nuoto agile e veloce a servizio della sua voracità, e 
vorace si dimostra veramente quando grandi esem- 
plari inghiottono prede voluminose, come Grattucci 
di mediocri dimensioni e dopo averli avvinghiati colla 
coda li porta alla bocca e ne fa un solo boccone. Nel 
genere Trygon la preda viene ferita da un forte aculeo 
velenifero che sporge dalla base della coda e che, dal 
punto di vista embriologico, rappresenta una trasfor- 
mazione della pinna dorsale. 

Altri abitatori delle melme litorali sono le Rane pe- 
scatrici, zoologicamente note sotto il nome generico 
di Lophius. Questi Acantotteri segnano un passo in- 
nanzi nella vita sedentaria inquantochè non inseguono 
la preda, ma la carpiscono coll'enorme bocca dopo 
che l'hanno attirata per mezzo di esche mobili. 



O Occorrerebbe però una conferma. 



La vita sui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 383 

Tanto nella Rana pescatrice (LopMus piscatorius) 
quanto nel Budego {LopMus budegassa) l'esca è data 
da un lembo cutaneo oscillante al vertice di un fla- 
gello mobile, il quale al pari degli altri che lo seguono 
rappresenta un raggio isolato della prima pinna dor- 
sale. Altra particolarità consiste nelle pinne pettorali 
sostenute da un breve e tozzo peduncolo. Il corpo 
depresso, il colore oscuro ed uniforme sul dorso; la 
posizione dorsale degli occhi sono altrettanti caratteri 
in relazione colla vita di agguato che questi Pesci 
conducono, rimpiattati nei fondi melmosi. Per dare 
una idea della voracità dei LopMus, ricorderò come in 
un giovane esemplare, lungo 26 cm., pescato a Santa 
Margherita lo stomaco racchiudesse un Nasello 
{Merluccius vulgaris) lungo ben 18 cm. e inghiottito 
in un solo boccone. 

Altri Pesci non si nascondono nei fondi melmosi 
ma si appoggiano, potremmo dire camminano, su 
quei fondi mercè speciali adattamenti delle pinne pet- 
torali. Infatti i primi raggi di tali pinne sono liberi 
ed articolati e l'animale procede appoggiandoli uno 
dopo l'altro sul suolo sottomarino; mentre, ove il 
bisogno lo richieda, le pinne ben sviluppate gli per- 
mettono di nuotare celeremente. Nelle Gallinelle 
(gen. Trigla) ha insolito sviluppo la parte posteriore 
delle pinne pettorali, spesso vivacemente colorata; il 
capo è grande ed a profilo fortemente obliquo, talvolta 
quasi tronco ; il muso forcuto ; piastre ossee corazzano 
il capo ed una parte del tronco. Questi due ultimi ca- 
ratteri si esagerano nel curioso Pesce forca (Periste- 
dion cataphractus, fig. 144), in cui il muso fornito di 
barbigli ha sviluppatissima l'appendice forcuta e il 



384 



Capitolo dodicesimo 



corpo, interamente corazzato da piastre carenate, si 
attenua regolarmente dall'innanzi all'indietro in 
forma di piramide ottogonale. L'appendice del muso 




Fig. 144. 
Pesce forca : Perisledion cataphraetum L, Dall'originale e da 
una figura dell'Hjort, 1912. 

dev'essere utile al Pesce forca per scavare nella melma 
e fame scappar fuori gli animaletti di cui si nutre. 
Debbo finalmente accennare allo stuolo innumere- 




Fig. 145. 
Pesce trombetta: Oentriscus scolopax L. Secondo l'Hjort, 1912. 



vole dei Pesci che contraggono relazioni meno com- 
plesse col fondo, inquantochè nuotano liberamente 
nelle acque soprastanti alle melme litorali. 



La vita 8ui fondi a Coralline e sui fondi melmosi 385 

In una pesca eseguita a cento metri di profondità 
lungo le nostre Kiviere non manca mai un piccolo 
Acantottero, che ha il secondo raggio della prima 
pinna dorsale rappresentato da un robusto aculeo 
e il muso prolungato a tubo lungo e sottile: il Pesce 

-1 .-■ ..^:^^ 



Fig. 146. 
Argentino : Argentina sphyraena L. Originale. Genova. 

trombetta {Centriscus scolopax L., fìg 145). Una pic- 
cola specie di Malacottero, l'Argentina {Argentina 
sphyraena, fìg. 146) merita un cenno come unico rap- 
presentante marino, nelle nostre acque, della famiglia 
dei Salmonidi, alla quale si ascrivono le Trote, i Te- 
moli ed i Coregoni delle nostre acque dolci. Caratte- 
ristica della famiglia è la piccola appendice adiposa, 
posta nel tratto posteriore del dorso, opposta alla 
pinna anale ed omologa alla seconda dorsale. Ma è pe- 
culiare all'Argentina l'argenteo splendente di cui bril- 
lano le squame, e tale proprietà, ben conosciuta 
dall'industria, viene usuf ruttata nella fabbricazione 
delle perle artificiali. 

Del Nasello e di altri Pesci utili avremo da ripar- 
lare più innanzi. 



k 



25. -r R. IssEL. 



386 Capitolo dodicesimo 



BIBLIOGRAFIA. 

Bauer V., Xotizen aus einem biologischen laboratorium am Mit- 

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Stbuer a., op. cit. (ved. bibliogr., cap. Vili). 
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Hàlfte 2: Die Produktionvon Elektrizitàt, von 8. Gartex. 

Jena, Fischer, 1910, 
WiXTERSTEiN H,, Haìidbuch der vergleichenden Physiologie, 

Bd. 3, Hàlfte 1 : Physiologie der Beiregung von H. Du Bois- 

Rkymoxd, Jena, Fischer, 1911, 



CAPITOLO xin. 
La vita sulle arene litorali 



Sommario: Generalità; Anellidi (Arenicola, Hennello), Echino- 
dermi {Echinocuaìiius), Molluschi (Cardium, Donax, Sepiola). 
— Crostacei (Crangon, Diogenes, Portunus); Pesci {Solea, ecc. 
Trachinus Callionymus, ecc.); vita nelle ghiaie. 



Alla stessa profondità di pochi metri donde abbiamo 
tratto molte specie caratteristiche della scogliera 
sommersa o delle Posidonie, può riuscire istruttiva 
l'esplorazione dei fondi costituiti di sabbia che si 
trovano in alcuni tratti, poco lungi dalla spiaggia. 
Sarà una buona occasione per confermare con pratici 
esempi quanto si affermava nel trattare la distribu- 
zione generale degli organismi costieri. Dicevamo al- 
lora che la natura del fondo e le piante dominanti 
esercitano sui caratteri della fauna una influenza assai 
più sensibile di quella che generalmente competa alla 
profondità. 

Nei dintorni immediati di Genova tali fondi sab- 
biosi scoperti (^) occupano aree assai limitate, inter- 
rompendo qua e là i declivi accidentati della scogliera 



(^) Per fondi scoperti intendo liberi da vegetazione. 



388 Capitolo tredicesimo 



sommersa e le macchie di Posidonia e di Zostera, 
mentre acquistano estensione maggiore oltre Savona 
a ponente, oltre Chiavari a levante; basta ricordare 
gli arenili di Alassio e di Le vanto. Lungo il litorale 
adriatico le spiagge arenose assumono sviluppo molto 
grande. Contentiamoci per ora di esplorare la breve 
striscia di arena litorale di fronte allo scoglio di 
Quarto. Come altre consimili, essa è continua con una 
spiaggetta angusta e petrosa, che occupa una insena- 
tura poco profonda del litorale. 

Ben altrimenti ricco e facile sarebbe il nostro bot- 
tino su qualche spiaggia nordica, per esempio sulle 
coste della Bretagna e della Normandia., ove il feno- 
meno della marea suol raggiungere imponenti propor- 
zioni. Del resto differenze notevoli nella biologia delle 
arene scoperte si notano anche tra i diversi bacini 
del nostro Mediterraneo. La spiaggia del Lido di Ve- 
nezia è cosparsa di innumerevoli conchiglie di Mol- 
luschi Lamellibranchi, le quali si cercherebbero in- 
vano lungo le nostre spiagge liguri, ove spesso accade 
di camminare per più chilometri senza incontrarne 
un solo esemplare. 

Oltre i confini del Mare Ligustico, a Viareggio per 
esempio, il mare getta sulla riva sabbiosa conchiglie 
appartenenti a parecchie specie di Bivalvi ma non così 
abbondanti né così variate come sull'Adriatico. Cer- 
tamente l'alto Adriatico ha una fauna di Bivalvi 
assai più copiosa, il che senza dubbio va posto in re- 
lazione col più mite declivio e colla maggiore esten- 
sione delle arene. Ma d'altronde la scarsità di Bivalvi 
sui bassifondi liguri non è tale da spiegare la completa 
mancanza dei loro resti. Se non vediamo le conchiglie 



La vita sulle arene litorali 389 

/ 
sulla spiaggia, vuol dire che le onde non ve le possono 
abbandonare per la speciale configurazione del fondo ; 
tutto fa credere che spesso la conchiglia non venga 
travolta verso la riva, ma rotoli in direzione opposta, 
e si raccolga ad un livello più basso di quello ove il 
Mollusco ha vissuto. 

I Vermi abitatori delle sabbie non sono frequenti 
attorno a Quarto, mentre abbondano in altri tratti 
del nostro litorale. 

Accennerò a due Anellidi Policheti, i quali non 
mancano d'interesse pratico inquantochè servono per 
innescare gli ami dei pescatori. 

Nell'Arenicola {Arenicola marina) il capo è sprov- 
visto di appendici. Mentre i segmenti anteriori del 
suo corpo portano setole regolarmente aggruppate a 
fasci, i segmenti mediani sono muniti di piccoli ciuffi 
che hanno funzione respiratoria. Questi Anellidi pra- 
ticano nel fondo sabbioso delle gallerie fatte ad U, e 
ne rendono solide le pareti interne mediante una se- 
crezione mucosa, elaborata dalle glandole cutanee, 
la quale si rapprende appena giunga in contatto col- 
l'acqua del mare. Si può dire che le Arenicole adem- 
piano nelle sabbie marine ad una funzione analoga 
a quella che il Darwin ha classicamente illustrata 
nei Lombrichi delle campagne. Esse ingeriscono una 
grande quantità di sabbia, fissando ed assimilando 
le particelle organiche commiste ai granellini di na- 
tura minerale; poi emettono alla superficie la parte 
non digerita sotto forma di piccoli cilindri avvolti 
a spirale ; in questo modo rimescolano continuamente, 
e per cosi dire « lavorano » il bassofondo. 

A differenza delle Arenicola, il Vermello {Her 



390 



Capitolo tredÌG€8Ìmo 



niella alveolata) appartiene alla medesima famiglia 
delle Serpule ed al pari di queste ha una corona 
di tentacoli sul capo. 11 suo corpo si mostra netta- 
mente diviso in due regioni, che si potrebbero chia- 




Fiji. 147. 
Costruzioni del Verniello: Sabellnria [Uermella) alveolala L., 
metà della gi-aud. naturale. Fotogr. originale, da esempi, 
del Mus. Zool. Uuiv. Genova. 



mare toracica ed addominale. Vive abbastanza comune 
a piccolissima profondità in moltissimi punti del 
nostro litorale, per esempio lungo la spiaggia di 
Sturi a. Le abitazioni della Uermella sono tubi costi- 



La vita sulle arene litorali 391 

tiiiti di sabbia melmosa agglutinata e riuniti in gran 
numero danno luogo a costruzioni (fig. 147) che ricor- 
dano gli alv^eari. Lo Joubin riferisce come in taluni 
luoghi dell'Atlantico l'attività costruttrice di tali 
Anellidi risulti tanto intensa da formare dei veri 
banchi di considerevole estensione. 

Un corpicciolo ovale, bianchiccio, che non raggiunge 
un centimetro di lunghezza, comparisce nelle sabbie e 
merita di essere ricordato, essendo il guscio del più 
piccolo Echinoderma che si conosca. U Echinocyamus 
pusillits (iìg. 148), tale è il suo nome, si rinviene diffi- 



EE 




Viyr. UH. Fig. 149. 

Kc'liiiioide: Echynocyaimis pu- Mollusco lamellibranco:i>onaa; 

sillus (N. F. Miill), : 2 semislriatus Poli, grand, 

(dermascbeletro). Origina- naturale. Originale. Quar- 

le. Quarto dei Mille. to dei Mille. 



cilmente in vita, mentre spesso troverete il dermasche- 
letro vuoto. Sulla faccia superiore convessa è perfet- 
tamente distinguibile la rosetta a cinque petali delle 
zone ambulacrali, sulla faccia inferiore, piana, la po- 
sizione della bocca è segnata da un foro mediano 
grande; quella dell'apertura anale da un foro assai 
più piccolo ed eccentrico. 

Una delle poche specie di Bivalvi che si trovino 
abbastanza frequenti a pochi metri di profondità 
nelle sabbie in vicinanza di Quarto è un Calcinello 



392 Capitolo tredicesimo 



{Donax semistriatus, fìg. 149). Dalle sue valve pressoché 
triangolari, di color giallo, spesso screziate di violaceo, 
spunta un piede piuttosto largo ed appuntito, che serve 
all'animale per strisciare, e due sottili sifoni: il sifone 
branchiale, donde penetra nella cavità del mantello 
l'acqua destinata ad arcare gli organi respiratori; ed 
il sifone cloacale, donde l'acqua viene emessa unita- 
mente coi prodotti di rifiuto della respirazione e della 
digestione. 

Assai meglio adatte per studiare la biologia dei La- 
mellibranchi sono le grandi specie che si trovano lad- 
dove le arene litorali hanno estensione maggiore. 
Tali sarebbero i Cuori: il Cardium tuherculatum a 
valve fasciate di bruno rossiccio ed ornate di costole 
radiali, ed il Cardium echinatum a costole armate 
di piccoli aculei ricurvi. Talora il Mollusco (alludo alla 
prima specie) giace colla conchiglia a piano sul basso- 
fondo arenoso, tal' altra sta confìtto verticalmente 
nella sabbia, lasciando affiorare alla superficie sol- 
tanto le bocche, elegantemente frangiate, dei due 
sifoni. 

Nulla di più squisitamente sensibile e duttile del 
piede, di colore rosso -fuoco, al quale sono affidati i 
movimenti di questo Mollusco. Allo stato di riposo 
è completamente retratto nella conchiglia; nei periodi 
attivi si allunga, si accorcia, s'incurva, si foggia a scal- 
pello, a lama di scure, a lancia. Nel produrre la 
turgescenza di quest'organo hanno parte importante 
piccole quantità di sangue che dal mantello ven- 
gono spinte a ricolmare speciali lacune sparse fra 
i tessuti del piede. In condizioni fisiologiche il Car- 
dium si serve del piede per esplorare tutto all'in- 



La vita sulle arene litorali 



393 



torno il terreno e per insinuarsi nella sabbia fino alla 
profondità voluta. Proviamo ad infiggere l'animale 
verticalmente, ma in posizione inversa ; cioè coi sifoni 
in basso. 11 Gardium erige il piede, poi, facendo 
leva su di questo ed op- 
portunamente incurvan- 
dolo, descrive un angolo 
di 180 gradi (fig. 150), e 
riesce a rimettersi in po- 
sizione normale. Se pog- 
gia sopra una superficie 
compatta, il Cardiitm com- 
pie talvolta, anche per 
spontaneo impulso, un 
movimento curioso simile 
a quello del Pecten; riz- 
zandosi sul piede verti- 
calmente protratto, ed e- 
mettendo un piccolo get- 
to d' acqua, spicca un bre- 
ve salto che lo fa ricade- 
re ad una certa distanza. 
È probabile che ciò av- 
venga anche in natura, 
poiché molti Gardium si 
raccolgono anche sopra 
fondi compatti. 

Una volta il Gardium tuberculatum prosperava nella 
sabbia melmosa del porto di Genova, anche in vici- 
nanza immediata degli approdi. La vita del Mollusco 
è oggi resa impossibile dalle impurità delle acque e 
dalle sostanze in putrefazione che si accumulano nelU 




Fig. 150. 
Gardium tuberculatum L. che 
si rivolta rizzandosi sul piede, 
p, piede. — 8, Si, sifoni. Dal 
Polimanti, 1912. 



394 Capitolo tredicesimo 



melma; mentre le draghe a vapore adibite alla esca- 
vazione dei fondi portuari recano alla luce una mol- 
titudine di conchiglie vuote di questa specie e di pa- 
recchie altre in perfetto stato di conservazione. 

Anche un Cefalopodo, la Sepiola (fìg. 151), frequenta 
per tutto l'anno la zona delle arene scoperte a tenue 
profondità, diversa in ciò dalla Sepia (fig. 124), che vi 
fa solo temporanee incursioni. Come nella Sepia, il 
capo, provvisto di due grandi occhi, porta, oltre ad 
otto braccia sessili, munite di ventose per tutta la 
lunghezza, due braccia tentacolari, in cui di ventose 
sono armate soltanto le estremità, rigonfie a clava. 
La Sepiola (^) è discreta nuotatrice; per nuotare e per 
mantenersi in e(iuilibrio possiede un paio di natatoie 
pressoché circolari, che si agitano con ondulazioni 
ritmiche al terzo posteriore del corpo. Come la Sepia, 
fa uso frequente del getto d'inchiostro che le permette 
di allontanarsi in fretta senza essere veduta; il liquido 
nero viene elaborato in uno speciale organo glandolare, 
detto la tasca del nero, e recato all'esterno da un 
condotto che sbocca nella cavità del mantello dalla 
parte ventrale, nelle. immediate vicinanze dell'ano. È 
divertente vedere una dozzina di Sepiole scaricare 
tutte insieme la loro nuvoletta. Ho verificato che la 
scarica si produce senza fallo allorché 11 Mollusco, 
appena pescato si mantenga per qualche minuto al- 
l'asciutto e poi si rimetta in acqua marina. I suoi 



(*) Recentemente l'antica Sepiola romleleti venne smembrata 
dal Naeff, (Zoolog. Anzeiger, Bd. 40) in più specie che non si 
possono classificare con sicurezza se non si dispone del maschio 
maturo, con un braccio ectocotilizzato, cioè niodifìcato por la 
unzione riproduttiva. 



La vita sulle arene litorali 395 

cainbianieiiti di colore sono molto rapidi e vivaci. 
Osserviamola in acquario ed aspettiamo che sia ben 
tranquilla; ci apparirà allora semi-trasparente, tem- 
])estata di minutissime macchiette nere. Provate ora 
a stuzzicarla con un oggetto qualunque: l'animale as- 




Fig. 151. 
Scpiola. L'animale nataute, mentre lancia l'inchiostro ; grand, 
naturale. Originale. Quarto dei Mille. . 



sume tosto una colorazione bruna intensa con riflessi 
di rame, che si oscura e si rischiara alquanto ad in- 
tervalli regolari. 

Se l'acquario ha un fondo di sabbia spesso almeno 
due dita e se l'animale si trova in buone condizioni 
fisiologiche, saremo sicuri di vederlo a compiere dopo 
breve tempo un atto caratteristico per la fauna di 
questa zona. La Sepiola si dirige nuotando verso il 
fondo e giunta a poca distanza dalla superfìcie sab- 
biosa, inclina il corpo all'innanzi, poi incomincia una 
vserie di piccoli movimenti di va e vieni che hanno per 
t'ii'etto di immergere parzialmente il corpo nella rena; 



396 Capitolo tredicesimo 



frattanto le correnti espiratorie del sifone, spazzando 
via, ad ogni getto, una piccola quantità di sabbia, 
facilitano l'operazione. E qui la Sepiola cambia te- 
cnica: a fine di rendere più completo il suo insabbia- 
mento, si butta addosso dell'altra rena con movimenti 
ritmici delle braccia sessili più esterne, che sono anche 
le più robuste (quelle del terzo paio; ricordando che 
le paia si contano dalla linea medio -dorsale verso il 
ventre). Quando il seppellimento è terminato, la sola 
parte visibile della Sepiola sul fondo sabbioso è una 
piccola emergenza a mo'di cupola, formata dalla parte 
dorsale del capo con gli occhi e la base delle braccia. 
Indovinare la presenza del Cefalopodo senza avere 
assistito a tutta la manovra, riesce difficile anche agli 
osservatori più acuti. 



Ed ora fissiamo la nostra attenzione su altri orga- 
nismi che ci è dato raccogliere traendo la rete o la 
draga a una diecina di metri di profondità. 

Il Gamberetto da sabbia {Crangon vulgaris, fig. 152, 
Grangon trispinosus) appartiene alla stessa tribù dei 
Caridei, alla quale si riferiscono i gamberetti natanti 
fra le erbe marine {Leander, Alpheus, Virhius, ecc.), 
ma se ne distingue pel corpo appiattito, in cui l'ad- 
dome non si mantiene incurvato come nei generi ac- 
cennati. Due particolarità sono da notarsi nel Crangon; 
anzitutto il colorito grigio variegato di nerastro, che 
fedelmente ricopia l'aspetto del suolo sabbioso ; inoltre 
l'abitudine, che ha in comune colla Sepiola, di seppel- 



La vita sulle arene litorali 



397 



lirsi nella sabbia. Mettiamo alcuni Crangon in un ac- 
quario che abbia il fondo ricoperto di uno strato di 
arena, ed osserviamo attentamente: in capo a pochi 
istanti lo vediamo avvicinarsi al fondo poi, con oscil- 
lazioni rapidissime del tronco e degli arti, seppellirsi 




Fig. 152. 
Gamberetto da sabbia: Crangon vulgaris L., grand, naturale. 
Secondo il Calmau, 1912, leggerm. modificato. 



in un attimo nel mobile substrato. Lungo le spiagge 
nordiche i Crangon abitano spesso le pozze d'acqua 
salsa lasciate dalla marea e la loro presenza è rivelata 
dalla nuvoletta di sabbia che il Crostaceo solleva 
quando si nasconde. 



398 Capitolo tredicesimo 



■ Insieme ai Crangon manca ben di rado qualche Pa- 
guro di sabbia, descritto scientificamente come Dio- 
genes pugilator (fig. 153). Con Diogene ha in comune 
l'abitazione entro ad un angusto riparo, il quale tut- 
tavia è assai più bello della classica botte, poiché con- 
siste sempre in una conchiglia di Gasteropodo. Il 




Fig. 153. 
Paguro da sabbia: Diogenes pugilator (Koux), entro ad una 
concliiglia di Cohimhella, ingrandito quasi due volte. Ori- 
ginale. Quarto dei Mille. 

nome specifico di pugilator si accorda male colla sere- 
nità del filosofo di Corinto, ma è opportuno per indi- 
care le abitudini del Crostaceo, forse più vivaci e bat- 
tagliere di quelle degli altri Paguri. 

Gli arti toracici lunghi e sottili gli servono a meravi- 
glia nelle lunghe corse alle quali si abbandona, quando 
procede a sghembo e a saltelloni sul fondo sabbioso. 
Una delle pinze in cui terminano le zampe del primo 
paio, e precisamente la sinistra, è di gran lunga più 
sviluppata dell'altra, sopratutto nel sesso maschile, 
e ricorda, per la forma, una tenaglia dentistica. Del 
resto l'assimetria pronunciatissima delle chele è re- 



La vita sulle arene litorali 399 

pollo non raro nei Crostacei superiori. C'è per esempio 
un Ch-anchio comune in certi tratti della costa mediter- 
ranea d'Africa, il Gelasimus tangeri, in cui il maschio 
^ possiede una chela paradossale; più voluminosa dello 
stesso corpo. Un maschio ed una femmina di Gela' 
simus stabiliscono dimora comune entro ad una buca 
della roccia; la femmina occupa il fondo della cavità; 
il maschio si colloca invece presso l'apertura e ne 
tappa l'ingresso mediante la pinza maggiore. In questo 
caso adunque la chela funziona, oltre che da organo 
di prensione, anche da tetto della dimora coniugale. 
Ritornando al Diogene, dirò come abbia osservato 
nei suoi costumi una particolarità che non conoscevo. 
Il Crostaceo si nasconde nella sabbia né più né meno 
di quanto sogliano praticare la Sepiola ed il Crangoìi. 
A un certo punto si ferma di botto e retrocedendo 
comincia a scavare la rena colle zampe toraciche an- 
teriori, le quali sono assai robuste e rivolte all'indietro, 
e gli servono quindi efficacemente anche per buttare 
da parte il materiale sollevato. Allorché il Diogenes 
ha terminato il suo lavoro, la conchiglia emerge sol- 
tanto come una leggera protuberanza del fondo sab- 
bioso, nella quale si apre un foro corrispondente al- 
l'apertura della conchiglia. Dall'apertura il Crostaceo si 
pone in vedetta, non senza aver prima ben spazzato, 
con altri movimenti delle zampe, il davanzale del suo 
(»sservatorio. Verrebbe fatto di pensare che si tratti 
^^ di una posizione di agguato, ma qui le apparenze in- 
^ gannano perchè, al pari dei suoi parenti delle Po- 
sidonie, il Diogenes si nutre specialmente di detriti. 
Penso che in ambiente piano, scoperto e ben illu- 
minato, come il fondo sabbioso frequentato dal Dio- 



400 Capitolo tredicesimo 



genes, i mezzi atti a dissimulare il corpo debbano es- 
sere più numerosi ed efficaci che altrove. Probabil- 
mente il Crostaceo si trova esposto alle insidie dei 
Sargus, pronti a stritolare coi robusti denti a macina 
la conchiglia col suo inquilino. Nulla di strano dunque 
se trovate nel Diogenes due sistemi di protezione as- 
sociati: la dimora nella conchiglia e l'abitudine d'in- 
sabbiarsi- 

Fra gli abitatori dei fondi sabbiosi meritano di 
essere accennati, almeno di volo, alcuni Granchi nei 
quali l'ultimo paio di zampe toraciche si allarga in 
una paletta ovale. Mercè questa conformazione, la 
zampa funge da remo e il Granchio può nuotare; e 
siccome l'animale non si allontana dal costume carat- 
teristico dei suoi compagni d'ambiente, la paletta gli 
serve anche per scavare la sabbia ove si nasconde. 
È comune presso Genova il Portunus depurator; 
un'altra specie molto grande e di colore rosso acceso 
viene apprezzata dai pescatori di Nizza come ali- 
mento: è il Portunus corrugatus, piuttosto raro nelle 
acque genovesi. 

A questa piccola fauna delle arene litorali non fanno 
difetto alcuni Pesci. Basta allontanarsi di poche die- 
cine di metri dalla riva per raccogliere giovani Pleu- 
ronettidi di qualche centimetro di lunghezza {Solea, 
Bhomboidichtys, ecc.), ben diversi da specie a specie 
per i caratteri zoologici, ma simili per la livrea scre- 
ziata che riproduce, con notevole fedeltà, l'immagine 
del fondo sabbioso. Notate poi che queste colorazioni 
sono suscettibili di modificarsi con una rapidità non 
comune tra i Pesci. L'animale non fa che brevi e poco 
agili nuotate, mantenendo il corpo obliquo ; conduce 



La vita sulle arene litorali 



401 



vita sedentaria riposando a piatto sull' arena, della 
quale con rapidissime oscillazioni, suole cospargersi 
anche il corpo. Poggia sul fondo col fianco scolorato 
e volge in alto il fianco ricco di pigmento, sul quale, 
per una dissimetria spiccatissima del cranio, stanno 
riuniti entrambi gli occhi, quasi con- 
tigui nella Sogliola, assai distanti 
l'uno dall'altro nel Bhomhoidichtys. 
1 Trachini (è specie assai fre- 
quente da noi il Trachinus draco) 
hanno il corpo molto allungato e 
compresso ai lati, gli opercoli spi- 
nosi, la prima pinna dorsale ar 
mata di 4 o 5 forti spine; lunghis- 
sime la seconda dorsale e la ana- 
le. Allo stato di riposo stanno rim- 
piattati nella sabbia o nella ghiaia 
minuta, lasciando sporgere soltanto 
il capo fornito di grandi occhi. Di- 
sturbati nel loro nascondiglio, guiz- 
zano via con grandissima agilità. 
L'insabbiamento non è la sola di- 
fesa del Trachino ; agli aculei robusti degli opercoli e 
della prima pinna dorsale è connesso un apparato glan- 
dolare, che, al pari di quanto si verifica nella Scorpena, 
inocula nelle punture un liquido fortemente venefico. 
Già negli individui giovanissimi di 3 o 4 cm. di lun- 
ghezza si determina l'atto riflesso che presiede alla 
puntura; sfiorate con un oggetto qualunque il dorso 
del pesciolino e vedrete i raggi della prima dorsale 
erigersi ad un tratto, e la pinna, macchiata di nero, 
distendersi a ventaglio. La ferita recata da un adulto 
26. — K. IssEL. 




J 

Fig. 154. 
Gallionymus belenus 
Risso; capo vedu- 
to dall'alto, X 2. 
Originale, Rapallo. 



402 Capitolo tredicesimo 



di 30 o 40 cm. di lunghezza all'incauto che afferri 
il Trachino colle mani o lo calpesti a piedi nudi 
riesce, a quanto assicurano i pescatori, atrocemente 
dolorosa. 

Non occorre allontanarsi molto per trovare i Tra- 
chini adulti; in quanto ai giovani si possono racco- 
gliere a pochi passi dalla spiaggia. E quivi si rinven- 
gono pure, nella buona stagione, altri Pesci novelli, 
come Gallinelle (Trigla), Triglie (Mullus), i quali, 
sebbene giovanissimi, hanno già le forme ed i costumi 
tipici degli adulti. 

Non voglio chiudere questo cenno sui Pesci senza 
accennare ad un Acantottero, il quale, anche a pieno 
sviluppo, non oltrepassa 7 od 8 centimetri di lunghezza. 
Si chiama Gallionymus belenus Kisso (fig. 154) e quan- 
tunque non passi per una specie comune, lo si raccoglie 
molto di frequente sul fondo sabbioso in certi golfi 
della nostra Riviera, ad esempio presso Rapallo. 
Per la forma generale del corpo lo direste un Lepado- 
gaster, ma lo fa subito distinguere la presenza di due 
pinne dorsali e sopratutto l'aspetto del capo. La bocca 
è piccolissima, sporgente e rivolta verso il basso, 
tanto da conferire al capo stesso un profilo che arieggia 
un muso di pecora. Inoltre una delle piastre ossee che 
proteggono l'apparato branchiale, il preopercolo, 
porta da ciascun lato una robustissima spina, seghet- 
tata e rivolta all'indietro. Essendo in relazione con 
un minuscolo apparato velenifero, tale spina rappre- 
senta un'arma simile a quelle che abbiamo trovata nei 
Trachini. 

Altra disposizione che rivela le abitudini del pescio- 
lino è quella degli occhi, che sono assai grandi e rivolti 



La vita sulle arene litorali 403 

all'iiisù. In tal modo esso può scorgere l'insidia che lo 
minaccia dall'alto, mentre se ne sta in agguato sul 
fondo ed aspetta il momento favorevole per ghermire la 
preda. Anche il colore del corpo lo dissimula abba- 
stanza bene fra le sabbie: è grigio -giallognolo con mac- 
chioline nerastre, ben diverso dalle smaglianti livree 
di altri Gallionymus [C. lyra) che occupano il posto 
d'onore nelle iconografìe colorate dei Pesci europei. 

Nascondiglio e veleno: ecco due prerogative tipi- 
che per i Pesci delle sabbie. 

Fondi di minuta ghiaia formano molto spesso una 
striscia che termina a cinquanta metri di profondità 
o poco più fra sabbia e melma; ma altre strisele più 
o meno estese non mancano a profondità minore. 
Quelle che si stendono dinnanzi a Quarto e Sturla 
sono generalmente assai povere di organismi vi- 
venti; vi si accumulano in compenso innumerevoli 
conchiglie vuote, appartenenti sopratutto a Gastero- 
podi; in certi campioni di ghiaia raccolti a 25 metri 
di profondità si conterebbero addirittura a migliaia 
per ogni chilogrammo di saggio. L'occhio del biologo 
non dura gran fatica a riconoscere come soltanto una 
piccola parte di quei Molluschi abbiano vissuto in situ. 
Non poche infatti sono le specie caratteristiche delle 
praterie di Posidonia; altre provengono certamente 
dalla scogliera sommersa. Inoltre si osserva che, ad 
eccezione di una piccola minoranza, son tutti esem- 
plari molto piccoli, inferiori al centimetro di lunghezza. 
Evidentemente le correnti e le onde han potuto smuo- 
verle, trascinarle ed accumularle in taluni punti de- 
terminati dalla configurazione del pendio. Insieme alle 
conchiglie si rinvengono più o meno numerosi fram- 



404 Capitolo tredicesimo 



menti di Briozoi e tubi calcarei di Anellidi. I più 
comuni, su questi fondi, appartengono al genere Di- 
trupa, che prospera ad una cinquantina di metri di 
profondità; per la sua forma conica, ricurva ed ap- 
piattita alla estremità posteriore facilmente lo si 
confonde, a prima vista, con una conchiglia di Den- 
talium. 



BIBLIOGRAFIA. 

BouLENGER G. A.-BouLENGER C. L., op. cU. (ved. bibUogr., 

cap. XI). 
Jatta G., / Cefalopodi viventi nel Oolfo di Napoli. « Fauna u. 

Flora d. Golfes v. Neapel », Monogr. 23, 1896. 
JOUBIN L., op. cii. (ved. bibliogr., cap. I). 
Elmhirst R., The Naturalist at the sea-shore. London, Black, 

1913. 
PoLiMANTi O., Studi sulla contrazione del muscolo adduttore di 

Ostrea ecc. « Zoolog. Jahrbiicher, Abt. Aligera. Physìol. », 

Supplem. 15, Bd. 3, 1912. 
Pruvot G., op. cit. (ved. bibliogr., cap. III). 
Steuer a., op. cit. (ved. bibliogr., cap. Vili). 



CAPITOLO XIV. - 
La vita nelle praterie di Posidonla. I 



Sommario: Biologia della Posidonia; relazioni della Posidonia 
colla fauna. — Idroidi e Briozoi {Sertularia, Membranipora). 
Molluschi (Rissoa, Phasianella, ecc.). — Crostacei (Idotea), 
— Pesci (Hippocampus, Sygnaius, Nerophis, Siphostoma, 
La^rus, Crenilabrus, ecc.). 



Mentre la scogliera sommersa è il dominio delle 
Crittogame, sui fondi pianeggianti o a dolce pendio, 
ove la sabbia è commista ad una certa quantità di 
melma, vegetano piante capaci di sbocciare dei veri 
fiori. Queste piante, che appartengono tutte alla fa- 
miglia delle Zosteracee, sono parenti non lontane di 
altre che vivono negli acquitrini della terra emersa. 
Non più di quattro specie ne conta la flora mediter- 
ranea : Posidonia caulini, Zostera marina. Zostera nana, 
Gymodocea aequorea. Ma lo scarso numero delle specie 
vien compensato ad usura dalla proprietà di vivere 
gregarie formando delle vere praterie sottomarine. 

Il contrasto fra la scogliera rivestita da una flora 
svariatissima di Alghe e la prateria formata molto 
spesso da una sola specie ha riscontro in quanto si 
osserva fra le nostre Alpi; sulle rocce ben esposte e 



406 Capitolo quattordiceaimo 

ricche di humus cento specie diverse si contendono 
il terreno ; sul pendio sottostante il Kododendro copre 
uniformemente il suolo coi suoi cespugli rosseggianti 
e diventa padrone assoluto. Ma le ragioni fisiologiche 
le quali dividono i Rododendri dalla flora delle rupi 
sono assai meno fondamentali di quelle che separano, 
in mare il regno delle Alghe da quello delle Zosteracee. 
Nel primo caso decidono la natura del terreno, la luce, 
l'umidità; nel secondo è diverso il tipo di nutrizione 
della pianta, inquantochè l'Alga assorbe l'acqua ed i 
sali per tutta la superficie del tallo e la parte basale 
(il cosidetto callo radicale) nuli' altro richiede alla 
rupe fuorché un punto d'appoggio. La Zosteracea 
invece possiede un grosso caule sotterraneo o ri- 
zoma, fornito di numerose radici, le quali non sol- 
tanto servono per ancorare saldamente la pianta al 
fondo, ma funzionano anche come organo di assorbi- 
mento succhiando, dal terreno l'acqua ed i sali nutritivi ; 
un processo di nutrizione identico a quello delle piante 
terrestri. Il substrato composto di materiali suddivisi 
è quindi condizione necessaria pel suo sviluppo. Fra 
le quattro specie di Zosteracee che dianzi ho nominato, 
la Posidonia caldini è di gran lunga la più importante. 
Lungo le rive ligustiche è quasi sempre unica costi- 
tuente delle praterie litorali. Dalle altre Zosteracee 
si distingue a prima vista per le sue foglie a nastro 
di un bel verde lucente, larghe sino ad un centimetro 
e lunghe, a sviluppo completo, più di un metro (ne ho 
misurate alcune che superavano m. 1,50). È pianta 
perenne e il suo rizoma può resistere, in piena vitalità 
all'avvicendarsi di parecchi inverni; non sempre tut- 
tavia perisce di morte naturale, perchè le più violenti 



La vita nelle praterie di Posidonia 407 

mareggiate ne sradicano e ne gettano a riva una certa 
quantità. Caduca per contro è la chioma verde della 
pianta, poiché in estate muoiono le foglie vecchie e si 
distaccano dal rizoma {^) ; allora il mare, ammucchiando 
questo fogliame imbrunito sulle spiagge, innalza quegli 
argini compatti che tutti abbiamo veduto lungo la 
nostra Riviera. In fin d'ottobre, prima ancora che la 
caduta sia terminata, cominciano a far capolino le 
foglie novelle (fig. 155), d'un bel verde tenero, ricurve 
come lame di sciabola; ogni rizoma produce parecchi 
di questi getti, composti per lo più di sei foglie. Nel 
centro di ciascun getto non tarda a mostrarsi l'infio- 
rescenza di fiorellini verdognoli poco vistosi. Com'è 
naturale gli insetti o il vento non possono in questo 
caso fungere da pronubi ed al mistero della feconda- 
zione presiedono le onde del mare. Il trasporto è reso 
facile da un adattamento particolare del polline: i 
grani pollinici non si diffondono isolatamente nell'ac- 
qua, ma vengono agglutinati in tanti minuscoli ser- 
pentelli che le onde trascinano sugli organi femminili. 
In marzo e aprile i frutti maturi della Posidonia, 
simili, per la forma esterna, ad una grossa oliva, si 
distaccano e vengono a galla. Poco a poco l'azione 
continuata dell'acqua fa macerare l'involucro; i semi 
cadono sul fondo ove germogliano. 

Accennando al contrasto fra la scogliera rivestita 
di Alghe e le praterie di Posidonia non ho voluto in- 
tendere con ciò che Alghe e Posidonie si escludessero 
a vicenda. Come nei pendii alpini vi è spesso una spe- 



C) Crii avanzi delle foglie cadute fonnauo, alla baae della 
pianta, una sorta di caingliatura di colore bruniccio. 



408 Capitolo quattordicesimo 

ciale flora di piante erbacee che vivono all'ombra dei 
cespugli di Rododendro, così alcune specie di Alghe 
amanti dell'ombra, dove le condizioni del substrato 
si mostrano favorevoli, crescono all'ombra delle Po- 
sidonie o s'impiantano sui rizomi: citerò fra queste 
le Peyssonnelia e le Udotea. Ma v'è poi una schiera di 
minute specie adattate a maggiore intensità luminosa 
che s'impiantano invece sull'apice della stessa làmina 
fogliare conducendo, come si suol dire, una vita epi- 
fitica, L'Alga, per quanto è noto, richiede alla Posi- 
donia soltanto un sostegno, ma questo acquista note- 
vole importanza nella distribuzione della Crittogama, 
inquantochè le permette molto spesso di vegetare 
anche in plaghe dove il fondo offrirebbe condizioni 
affatto disadatte. 

Dinnanzi a Quarto e a Quinto le Posidonie vegetano 
in piccole macchie od isole più o meno folte anziché 
formare delle praterie continue. Queste si ammirano 
invece nel massimo rigoglio in alcuni tratti della nostra 
Riviera ove la costa presenta delle insenature profonde, 
come accade lungo la costa orientale di Portofino. 
Ivi le Posidonie, invece di cominciare a qualche di- 
stanza dal battente del mare, giungono sin quasi alla 
riva; ne consegue che la bassa marea lascia allo sco- 
perto le estremità delle foglie, le quali si adagiano alla 
superfìcie. È spettacolo attraente il contemplare uno 
di questi campi superficiali di Posidonia, quando il 
mare è lievemente increspato e gli apici fogliari, se- 
guendo il ritmo dell'onda, piegano con moto lento e 
flessuoso all'innanzi e all'indietro. Se vi piace di veri- 
ficare l'effetto che esercitano sulle Posidonie agitazioni 
più forti del mare, vedrete che a piccola profondità 



La vita nelle praterie di Poaidonia 409 

il portamento della pianta ne rimane durevolmente 
modificato, inquantochè le foglie sono tutte inclinate 
nel senso della traversia dominante. Se la pianta ha 
ben definite esigenze riguardo alla natura del fondo, 
ove configge il suo rizoma, non è troppo intollerante 
per quanto concerne la composizione chimica dell'ac- 
qua marina. Così nel piccolo seno di Niasca tra Pa- 
raggi e Portofino le acque, per lunghi periodi tranquille, 
sono di sovente diluite da un ruscello che raccoglie 
le acque del soprastante vallone; ciò malgrado le 
Posidonie soggette a questa diluizione non sembrano 
soffrirne, anzi sono più lunghe e rigogliose che in altre 
località circonvicine. Notate poi che le Zostere dei 
mari nordici si accontentano sovente di acqua appena 
salmastra. 

A proposito della Zostera {^) il biologo danese Peter- 
sen ha fatto dei calcoli che meritano di essere ricordati. 
Tenendo conto della distribuzione dei campi di Zo- 
stera lungo le coste della Danimarca e del numero di 
foglie novelle spuntate da ogni pianta, egli conclude 
che la quantità di sostanza vegetale prodotta annual- 
mente dalle Zostere (misurata allo stato asciutto) 
equivale a circa il quadruplo della quantità di fieno 
che in quel paese ogni anno si raccoglie. Sarebbe in- 
teressante ripetere gli stessi calcoli per le Posidonie 
che disegnano lungo le nostre rive una cintura ver- 
deggiante. Sebbene incompleta e discontinua, questa 
cintura non può non esercitare una influenza profonda 
sopra il mondo animale che ha dimora in quella zona. 



(') Le foglie di Zostera e Posidoniasi adoperano nell'industria 
per imbottire materassi, ecc. 



410 Ckipilolo quallordiceaimo 

Anzi'i legami più o meno intimi che avvincono il 
destino dell'animale a quello del vegetale si rivelano 
qui ad ogni passo. 

Organismi di vario tipo, almeno nel periodo adulto 
della loro esistenza, vivono attaccati alle foglie od 
ai rizomi, altri strisciano o si arrampicano sulle 
foglie ; una ricca popolazione si agita sui fondi sabbiosi 
della prateria e non mancano le specie che, pur nuo- 
tando liberamente, ricercano di preferenza, o ad esclu- 
sione d'ogni altra, l'ombra della Posidonia, 



Del piccolo mondo che vive sessile sulla foglia ò 
molto agevole far conoscenza. Guardate attentamente 
un fascio di foglie raccolte a uno o due metri di pro- 
fondità, e non tarderete a scoprire alla superficie 
di qualcuna di esse un esile cordoncino bianchiccio 
dal quale si innalzano, a regolari intervalli, piccoli fusti, 
lunghi al massimo un paio di millimetri. Il cordoncino 
è la radice comune della colonia o idroriza, i piccoli 
fusti sono idrocauli che sorreggono i polipi protetti 
da una teca chitinosa. Nella specie che abbiamo 
sotto gli occhi, la Sertularia mediterranea Marktanner, 
(fig. 156 J.) le logge sono regolarmente ordinate, ima 
sopra all'altra, ai lati dell'idrocaule ed hanno forma 
triangolare, alquanto appiattita. 

La Sertularia è talmente specializzata dal punto 
di vista dell'abitazione che la cerchereste invano sopra 
un substrato diverso da quello che la Posidonia le 
suole offrire; prima ch'io raccogliessi questo Idroide 



La vita nelle praterie di Poaidonia 



411 




Pig. 155. 
Giovane getto di Posidonia coH'intìoresceiiza, raccolto ad mia 
trentina di metri di profondità. Attaccate al rizoma si ve- 
dono Alghe dei gen. Udotea (u) e Peyssonelia (p) e Briozoi 
dei gen. Buc/tda (b) e Crisia (e): all'apice delle giovani fo- 
glie, incrostazioni di Coralline. Originale. Qnarto dei Mille. 



412 Capitolo quattordicesimo 

in Liguria, la specie era considerata come molto rara 
perchè gli specialisti non avevano mai pensato a ri- 
cercarla sulle Zosteracee, ove se ne rinvengono a pro- 
fusione. Come i biologi distinguono le specie eurialine 
dalle stenoaline, potrebbero distinguere le eurises- 
s i 1 i dalle 8tenosessili,a seconda che si valgono indif- 
ferentemente di substrati diversi, oppure sono adattate 
ad un substrato solo; ma se riesce facile verificare il 
fatto e coniare per esso un nuovo vocabolo composto, 
è molto arduo il rendersene ragione; perchè mai di due 
specie affini l'una è indifferente, l'altra specializzata ? 
Temo che la chimica e la chimico -fisica non possano 
rispondere a simili quesiti, che ogni giorno si affac- 
ciano alla mente del biologo. 

Più frequenti ancora della Sertularia sono altri or- 
ganismi appartenenti alla classe dei Briozoi e sopra - 
tutto la Membranipora pilosaLi. (fìg. 156 B). In questo 
caso, poiché la colonia si estende a guisa di crosta, 
l'aderenza col substrato si effettua per tutta la super- 
ficie. Laddove le Membranipora trovano condizioni 
molto favorevoli per svilupparsi, tutte le foglie di 
Posidonia appariscono solcate da striscioline più o 
meno lunghe e ramificate, le quali, ad occhio nudo, 
appariscono formate da un reticolato finissimo. Ogni 
maglia del reticolato è una celletta contenente un 
polipide o individuo della colonia; l'ordinamento è 
tale che le cellette, allineate in una serie longitudinale, 
si alternano regolarmente con quelle della serie con- 
tigua. 

Osservate come ad uno stesso modo di vita corri- 
sponda una certa somiglianza nell'aspetto; per la 
forma e gli atteggianxenti i Briozoi ricordano gli 



La vita nelle praterie di Posidonia 413 




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Fig. 156. 
Fogli6 di Posidonia, raccolte a un metro di profondità, con 
animali epifiti. A, apice di giovane foglia con Idroidi (iS'er- 
turia mediterranea Markt.), x 3. — B, porzione di foglia 
con Briozoi {Microporella malusii Audouin, a sinistra, e 
Membranipora pilosa L, a destra). Dall' Issel, 1912, Origi- 
nale, Portofino. 



414 Capitolo quattordicesimo 

Idroidi; eppure nell'Idroide, conformemente all'ar- 
chitettura dei Celenterati, le linee generali del corpo 
si riducono ad un sacco a doppia parete, mentre il 
Briozoo, animale celomato, possiede dei muscoli, un 
intestino completo piegato ad U ed un ganglio ner- 
voso abbastanza cospicuo. Nel caso della Membra- 
nipora la somiglianza è limitata alle parti molli e non 
si estende alla parte solida, calcarea, della colonia, 
mentre vi sono altri Briozoi che si sviluppano in co- 
lonie arborescenti e ricordano molto da vicino certi 
Idroidi anche nell'involucro esterno. Uno spettacolo 
microscopico dei più attraenti è offerto dagli individui 
che sciorinano fuori della celletta la corona dei ten- 
tacoli, foggiata a ferro di cavallo e circondante la 
bocca, per scomparire poco dopo nell'interno della 
loggia. 

La Sertularia e la Membranipora appartengono ad 
una fauna sessile che si potrebbe chiamare stabile, 
perchè si ritrova, più o meno frequente, in tutte le 
stagioni dell'anno. Ben inteso che la continuità si 
riferisce alla specie, ma non già ad individui deter- 
minati ; il distacco autunnale della vecchia foglia segna 
anche la morte delle società di Idroidi e di Briozoi che 
ne godono il sostegno. Ma le larve pelagiche di Mem- 
branipora, volgarissimo reperto dei saggi di plancton, 
nuotano sul mare in quantità enorme; molte di esse 
cadono sulle giovani piante e vi si attaccano, dando 
origine a nuove colonie. 

Nelle rigogliose praterie a fior d'acqua che si ammi- 
rano a Portofino si vede chiaramente come alle colonie 
di Sertularia e di Memòranipora non si addica^ una luce 
troppo intensa. Nelle piante coricate verso la riva 



La vita nelle praterie di Poaidonia 415 

l'estremità della foglia ha direzione pressoché paral- 
lela alla superfìcie del mare, tanto da ricevere in pieno 
la luce solare nella sua pagina superiore ; ora le colonie 
di Sertularia, laddove il loro sviluppo non viene im- 
pedito dal feltro di Alghe epifìtiche, crescono soltanto 
sulla pagina inferiore. Per contro alla base della pianta, 
ove la direzione delle foglie diventa verticale o mode- 
ratamente obliqua, le due pagine fogliari ricevono luce 
in proporzione pressoché uniforme; in questo tratto 
accade molto sovente di trovare colonie di Sertularia 
che abbiano invaso i due lati. La Membranipora è 
più tollerante ; tuttavia i nastrini traforati s'inerpicano 
assai più in alto sulla pagina protetta dalla luce 
che non su quella illuminata in pieno. 

Vuol dire che la larva fondatrice della colonia si 
ferma e si attacca solamente là dove non risente mo- 
lestia per la luce troppo intensa. La colonia in via di 
sviluppo non può mutar posizione, ma si orienta svi- 
luppando nuovi rampolli nella direzione richiesta dalle 
sue esigenze fisiologiche. Le leggi che presiedono ad un 
siffatto orientamento dovrebbero formare oggetto di 
speciali indagini da parte di chi ne possiede il tempo 
e i mezzi. 

Se invece di raccogliere le Posidonie nella zona su- 
perficiale, noi ne sradichiamo col gangano a venti o 
trenta metri di profondità, vediamo che alla base 
delle piante, dove esistono le fibre delle vecchie foglie, 
si sviluppa una fauna abbastanza ricca di Briozoi, 
non più crostosi, ma arborescenti: sono le Grisia dal 
fusto semplice colle logge a tubetto ricurvo (fig. 155 0), 
le Bugula a cespuglio ramificato e molte altre. La Bu- 
gula (fig. 157) è oggetto interessante perchè le sue 




Fig. 157. 

Brìozoo: Bugula: A, colonia in- 
grandita due volte. — B, porzione 
di un ramo, x 10. Originale. — C, 
un animaletto (polipide) espanso 
fuori della cella con un'avioularia 
(a) sulla parete di questa, t, ten- 
tacoli dell' indiv. normale ; forte 
ìnerandim. Secondo il Parker e 
Haswell, dall'Emery, 1911. 



colonie, oltre agli in- 
dividui di tipo norma- 
le, altri ne hanno che 
non maturano organi 
riproduttori e risul- 
tano modificati per di- 
verso ufficio. Confor- 
mati come il becco di 
un uccello rapace, le 
cui branche si aprono 
e si chiudono conti- 
nuamente, essi affer- 
rano piccoli animali o 
detriti organici messi 
in movimento dalle ci- 
glia onde i tentacoli 
degli individui normali 
sono rivestiti. Questi 
individui sui generis 
denominati per il loro 
aspetto avicularie, 
hanno sede sulle pareti 
delle logge che accol- 
gono gli individui nor- 
mali, e vicino all'aper- 
tura della loggia stes- 
sa. Sembra competa 
loro la funzione di 
provvedere alla difesa 
ed alla pulizia della 
colonia. 

Oltre agli Idroidi ed 



La vita nelle praterie di Posldonia ili 




ai Briozoi trovano stabile appoggio sulle foglie di Fo- 
sidonia Coralli semplici, Anellidi dal guscio calcareo 
ed ai rizomi aderiscono di sovente piccole Spugne. 
È tempo di rivolgere la nostra attenzione ad altri 
esseri che hanno legami meno continuati, ma non meno 
intimi colla pianta. Se l'organizzazione loro non li co- 
stringe a vita sedentaria sulla Posidonia, ne frequen- 
tano tuttavia le foglie con predi- 
lezione più o meno spiccata. Pet- 
tinando le chiome della Posidonia 
con un robusto e fitto retino, non 
potrà mancare una raccolta più o 
meno copiosa di piccoli Gastero- 
podi. Del resto, nelle giornate piti 
calde d'estate, vi accadrà spesso di 
scorgere, anche dalla barca, le spire ^ig- 1^^- 

turrite dei Trochi e delle Rissoe «r,S°« MUw/.'o" 
muoversi lentamente tra le foglie riginale. Portofino, 
e far capolino tra i filamenti delle 
Alghe epifitiche. La specie predominante in parecchie 
località della nostra Riviera èia, Bissoavariabilis Mùhlf. 
(fig. 158), che ha la conchiglia di un bianco latteo, 
adorna di rilievi e di macchiette longitudinali, di colore 
rosso -bruno e cerchiata di violetto al peristoma (bocca 
della conchiglia). L'animale esplora continuamente la 
via cogli esili tentacoli ornati di anelli bruni, e raschia 
colla radula i piccoli organismi vegetali ed animali 
(Diatomee, Foraminiferi), che stanno attaccati alle 
foglie. L'essere piccola e leggera conferisce alla nostra 
Bissoa qualche vantaggio rispetto ad altri Molluschi 
affini, poiché non soltanto può strisciare sopra qual- 
siasi oggetto solido, per quanto tenue, che incontri 



r^ 



sul suo cammino, ma gode al- 
tresì la facoltà di potersi capo- 
volgere e di strisciare a ventre 
in alto contro la superficie del- 
l'acqua. Ugual sistema abbiamo 
veduto mettere in pratica da 
certi Nudibranchi. 



Fig. 159. 
Crostaceo isopodo : Ido- 
tea heclica (Fallasi, so- 
pra una foglia di Po- 
sidonia, grand, natura- 
le. Origin., Portofino. 



Passando ad illustrare le spe- 
cie che camminano sulle foglie 
(bentos ambulante) vi farò noto 
l'esempio più istruttivo. È que- 
sto yidotea hectica (Pallas), (fi- 
gura 159), Crostaceo che si trova 
relativamente comune a Por- 
tofino, a pochi metri di fondo, 
e non manca del resto in alcuna 
località mediterranea, dove le 
praterie di Posidonia vegetano 
abbastanza fìtte e rigogliose. 
Appartiene al sottordine degli 
Isopodi e presenta, ben spic- 
cate, le caratteristiche del grup- 
po: corpo compresso in senso 
dorso -ventrale, regione toracica 
assai allungata e costituita da 
sette segmenti , ciascuno dei 
quali porta un paio di zampe 
che servono a camminare (pe- 



La vita nelle praterie di Posidonia 419 

reiopodi); addome brevissimo, e quindi stipati l'uno 
dietro l'altro gli arti relativi. Come dimensioni è certo 
risopodo più vistoso dei nostri 'mari, poiché rag- 
giunge il mezzo decimetro di lunghezza. Nell'aspetto 
si notano subito alcune particolarità: antenne del 
secondo paio lunghe e sottili, appiattimento del corpo 
spinto quasi all'estremo, margini laterali che, comin- 
ciando dal terzo segmento toracico, si mantengono 
quasi paralleli fino alla base della lamina caudale 
(telson); margine posteriore di questa lamina inta- 
gliato a mezzaluna. 

Nella Idotea, come in molti altri Isopodi, i piedi 
caudali, in posizione tipica, dovrebbero fiancheggiare 
il telson, stanno invece ripiegati sul ventre a guisa 
di opercolo ; questo protegge le cinque paia di zampe 
addominali (pleopodi) che, agitando ritmicamente l'ac- 
qua, funzionano anche da appendici respiratorie. 

Alcuni autori accennano ad individui verdi che vi- 
vono sulle Posidonie fresche e ad altri bruni che si 
raccolgono invece sulle Posidonie disseccate; per 
quante ricerche abbia fatte, non ho mai potuto tro- 
vare altro che individui di un bel verde smagliante, 
Tutt'al più si vedono alcune macchioline bianche 
lungo la linea mediana e la tinta verde di fondo che 
non è contenuta in cellule speciali, ma diffusa nel te- 
gumento, assume un tono più scuro a luce intensa pel 
dilatarsi di piccoli cromatofori bruni (^) che riman- 
gono contratti nella oscurità. 

Non dovete tralasciare l'occasione di studiare un 
poco le abitudini della Idotea hectica in relazione alla 



O Vedi capitolo XVI. 



420 Capitolo quattordiceaimo 

forma ed al colore che la distinguono. Vi accorgete 
subito che si tratta di una nuotatrice poco valente. 
Agitando i pleopodi'con energia maggiore di quanta 
ne occorra pei movimenti respiratori, e mantenendo 
il corpo obliquo verso l'alto, può bensì nuotare, ma 
non si sostiene a lungo e presto si lascia ricadere al 
fondo. Spesso la vediamo camminare colle zampe to- 
raciche, ma nell'atteggiamento più frequente e pili 
caratteristico se ne sta immobile e attaccata per tutta 
la sua lunghezza ad una foglie di Posidonia. Se l'esem- 
plare è a pieno sviluppo, il corpo ha la stessa larghezza 
della foglia e le lunghe antenne non sconfinano dai 
margini perchè in posizione di riposo l'animale suole 
richiuderle, portandole dalla posizione divergente alla 
parallela; l'inganno non potrebbe essere più completo. 
La base principale di siffatto costume va ricercata 
nella grande sensibilità che l'animale possiede verso 
gli stimoli di contatto; appena toccato un sub- 
strato che abbia certe determinate qualità, l'animale 
vi si attacca, orientandosi in maniera da stabilire 
il più esteso contatto possibile fra il corpo e l'oggetto 
medesimo. Si ammette che nel compiere atti di tal 
natura gli animali siano guidati sopratutto da sensa- 
zioni tattili. Sappiamo pure che la sensibilità risiede 
nelle setole che attraversano il tegumento, ma troppo 
ignoriamo circa la fisiologia dei Crostacei per esporre 
in proposito nozioni sicure. 

Certo il contatto colla superficie solida è nota domi- 
nante nei costumi della Idotea; non crederei che il 
colore della foglia influisca sulla scelta, tant'è vero 
che se ad una Idotea attaccata ad una foglie verde 
di Posidonia introduciamo tra capo e foglia un nastro 



La vita nelle praterie di Posidonia 421 

di metallo colorato in rosso e stuzzichiamo con esso 
gli arti anteriori, l'Idotea lascia la foglia per attac- 
carsi al nastro metallico colle sue zampe uncinate. 

Alle interessanti relazioni fra l'Idotea ed il suo am- 
biente si deve attribuire il significato di un adatta- 
mento difensivo del Crostaceo contro i suol nemici ? 
L'esperienza alla quale poc'anzi alludevo, se ci può 
fornire un elemento per analizzare gli atteggiamenti 
descritti non è tale da pregiudicare in senso negativo 
la quistione biologica. Se l'Idotea verde non va per 
spontaneo impulso sopra gli oggetti verdi, ciò non ha 
importanza perchè in natura non avverrà mai che un 
nastro metallico rosso venga sostituito alla foglia di 
Posidonia. 

Si tratta invece di vedere se l'Idotea, obbligata a 
vivere su di un substrato diverso dalla Posidonia per 
forma e per tinta, sarebbe meglio protetta dalle in- 
sidie dei carnivori. Dovremo riparlare più innanzi del 
mimetismo e dei suoi avversari piti o meno decisi; 
pel momento, siccome nessuna esperienza mi dimostra 
il contrario, son propenso a credere che la forma e gli 
atteggiamenti, ed anche il colore della Idotea, ab- 
biano valore protettivo. 



Anche fra la turba dei natanti si conoscono specie 
che dipendono più o meno direttamente dalla vegeta- 
zione di Posidonia. Richiamate dall'ombra o dal bru- 
lichio di piccoli organismi che servono loro di cibo, 
alcune non abbandonano mai questa zona, almeno 



422 Capitolo quattordicesimo 

nella condizione adulta; altre vi si mantengono di 
preferenza. I Crostacei natanti ed i Pesci danno la 
nota dominante. Come spesso avviene tra gli animali 
che conducono lo stesso modo di vita, gli uni sono mor- 
tali nemici degli altri, e non a torto i pescatori apprez- 
zano i Gamberetti come un'esca di effetto sicuro. 

Nella tribù dei Caridei, alla quale appartengono i 
comuni Gamberetti marini, l'agilità delle movenze 
compensa il tenue spessore del tegumento, al contrario 
di quanto si nota in certi Granchi. Il cefalotorace è 
protetto da uno scudo, lateralmente appiattito, che si 
prolunga all'innanzi in un rostro; l'addome lungo e 
muscoloso, scattando, determina quei guizzi fulminei 
del Crostaceo, che, tratto tratto vengono ad inter- 
rompere il nuoto più calmo e più regolare, dovuto 
all'azione ritmica delle zampe addominali. Nella fles- 
sione brusca dell'addome funziona da pala motrice la 
coda colle due paia di piedi caudali, formanti nel loro 
complesso una specie di ventaglio. È peculiare ai 
campi di Posidonia il piccolo Virhius viridis, verde 
come smeraldo, il cui rostro ha il margine superior- 
mente liscio ; inferiormente armato di due piccoli denti. 
I Gamberetti o Leander sono diafani come il cristallo 
e soltanto al margine dei segmenti macchiettati di 
bruno, di giallo, di azzurrognolo; il loro rostro è 
lungo e seghettato. 

Di forme e livree più svariate di quelle dei Gambe- 
retti fan pompa i loro persecutori: i Pesci delle pra- 
terie di Posidonia. Alcuni vanno considerati come 
caratteristici di questo ambiente e per l'indirizzo che 
abbiamo dato alle nostre esplorazioni offrono parti- 
colare attrattiva. Se desiderate conoscere un gruppo 



La vita nelle praterie di Pasidonia 423 



di Pesci litorali ben lantani dalla rappresentazione 
schematica che si suol dare di un Pesce, non troverete 
nulla di meglio dei Lof ©branchi. Il mio modo di con- 
cepire le relazioni fra l'animale e l'ambiente mi vieta 
di affermare senz'altro che il modo di vita dei Lofo- 
branchi spieghi le forme di questi, ma senza dubbio 
tra le une e l'altro corrono relazioni suggestive che 
giova indagare. 

I Lofobranchi traggono il nome dalle branchie fog- 
giate a ciuffo ; però tale carattere, fondamentale per 
la classificazione, non influisce sulle linee generali 
del corpo, il quale tende a divenire vermiforme, sia 
disponendosi ad angolo retto col capo, come si verifica 
nel Cavalluccio marino, sia nella direzione del capo 
medesimo, come avviene nei Pesci-ago. Di pari 
passo le natatoie subiscono importanti riduzioni. 
Il Cavalluccio marino possiede, oltre ad una pinna 
dorsale abbastanza sviluppata, anche due piccole 
pettorali ed una piccolissima anale. Invece nel ge- 
nere Nerophis la riduzione è molto più avanzata 
poiché l'estremità caudale, terminata in punta sot- 
tile, non porta alcun vestigio di pinna e di tutto l'ap- 
parato degli arti pari ed impari più non rimane che 
una breve pinna dorsale. Se ben ricordate, un feno- 
meno analogo : allungamento vermiforme del corpo e 
concomitante riduzione degli arti, si è già fatto osser- 
vare nei Murenoidi. Altra particolarità dei Lofobranchi 
consiste nell'avere il corpo corazzato da piastrelle 
ossee più o meno resistenti ed il muso prolungato in 
lungo un tubo, all'estremità del quale si apre, come 
fessura verticale, la bocca. 

Due Cavallucci marini {Hippocampus brevirostris 



424 



Capitolo q mattoidi et Simo 



Cuv. e sopratutto Hippocampus guttulatus Cuv., 
fìg. 160) ed alcune specie di Pesci -ago {Sygnatus 
acus L., Siphostoma typhle L., Nerophis ophidion) 
abbondano lungo le nostre rive; a Portofino ei rac- 




Fig. 160. 

Cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus Cuv.) attaccato 
colla coda ad una foglia di Posidonia. Originale. 



coglie di preferenza il Nerophis ophidion (fìg. 161 e 
162), che ha un bel colore verde azzurro, costellato 
di macchie alterne azzurrine, listate di bruno. La pinna 
dorsale, in continua vibrazione, ha una parte impor- 
tante nei movimenti del Cavalluccio marino; è uno 




Fig. 161. — Nerophis ophidion L., in posizione verticale, tra le 
foglie di Posidonia, metà della grandezza naturale. Origi- 
nale, Quarto dei Mille. 



426 Capitolo quattordicesimo 

spettacolo dei più divertenti il vederlo scendere e 
salire nell'acquario, mantenendo il corpo rigido ed in 
posizione verticale. Per contro il Nerophis e gli altri 
teste citati si muovono un po' pesantemente, mediante 
ondulazioni in un piano orizzontale, rese possibili pel 
fatto che la corazza è foggiata ad anelli articolati fra 
di loro. 

Del resto questi animali fanno uso molto limitato 
della loro facoltà di nuotare. Più spesso rimangono 
tranquilli tra le foglie delle Posidonie e delle Zostere. 



w^^m 



Fig. 162. 
Nerophis ophidion L., parte anteriore, x 3. Originale. Porto- 
fino. 

Il Cavalluccio marino, mantenendo il corpo verticale 
si àncora alla foglia colla sua coda prensile, elegante- 
mente avvolta a spirale. Un atteggiamento più sug- 
gestivo sogliono assumere le altre specie citate; pun- 
tellandosi al suolo mediante la coda, restano fermi a 
lungo col corpo eretto. In tale posizione è ben diffi- 
cile, anche ad un occhio esercitato, discernere il pe- 
sciolino tra i fasci delle foglie (fig. 162). L'animale 
potrebbe essere tradito dal contorno del capo se un 
particolare morfologico non valesse a rendere l'illu- 
sione più completa. Osservate bene il becco di un 
Siphostoma typhle, esso è alquanto svasato all'apice 
ed il suo margine anteriore si presenta regolarmente 
arcuato, proprio come l'apice fogliare della Posi- 
donia. 



La vita nelle praterie di Poaidonia 427 

Oltre a questi atteggiamenti, ai quali si deve attri- 
buire, almeno in parte, un significato protettivo, la 
biologia dei Lofobranchi ci offre un'altra particolarità 
degna di nota; al maschio è affidata la cura della prole 
e le uova, deposte dalla femmina, si sviluppano in ap- 
posito serbatoio che si apre lungo il ventre maschile. 
Nel Cavalluccio marino si tratta di una vera tasca 
incubatrice; nel nostro Nerophis di una semplice 
doccia, che in primavera si trova ripiena di uova di 
color ranciato, assai grandi e ricche di tuorlo. 

Fra i Labridi si contano parecchie specie che hanno 
una singolare predilezione per le praterie di Posidonia. 
Della famiglia abbiamo già fatto conoscenza lungo la 
scogliera accennando alle Julis o Donzelle. Al pari 
delle Julis, i frequentatori delle praterie sottomarine 
nulla posseggono di molto spiccato, dal punto di vista 
della forma, ma si distinguono per gli splendidi colori 
fra i quali predomina il verde. Sono Pesci di piccole 
o mediocri dimensioni, muniti di una sola e lunga 
pinna dorsale, con pinna caudale quasi sempre arro- 
tondata, o tronca al margine posteriore. 

Specie di Labrus e di Crenilabrus sono vittime abi- 
tuali di gangano e di lenza; in queste il margine del 
preopercolo si presenta liscio, in quelle ornato di minu- 
tissimi denti. Assai comune è il Labrus turdus, che fa 
pompa della sua livrea di un verde smagliante e dal- 
l'acuto muso allunga le labbra, fortemente protrat- 
tili, per carpire i piccoli Crostacei di cui si nutre. Più 
frequente ancora è il Crenilabrus pavo a tinta verdastra 
più o meno variegata di bruno, con macchie biancastre 
sul ventre. 

Specie più vistose figurano talvolta sul mercato 



428 Capitolo quattordicesimo 

di Grenova: ricorderò il Labrus tnerula, che ha le pinne 
dorsale ed anale e le pettorali di un bellissimo azzurro ; 
altre specie, più rare fan pompa di violaceo, e di rosso; 
possiamo dire che i Labridi siano i soli Pesci capaci 
di rivaleggiare, per lusso di colore, con quelli che, nei 
mari tropicali, frequentano le secche madreporiche. In 
fatto di movimento sono nuotatori abbastanza svelti, 
tuttavia qualche cosa della caratteristica immobilità 
dei Pesci-ago si ritrova anche in questo gruppo. Di 
tanto in tanto, osservando i Grenilabrus in acquario, 
accade di vederli fermi sul fondo e coricati sul fianco, 
di contro ad un sasso o ad una pianta marina. L'ine- 
sperto li crederebbe morti o moribondi, ma non tarda 
ad accorgersi che simili attitudini di riposo vengono 
temporaneamente assunte anche da individui che si 
trovano in condizioni fisiologiche normali. 

Sebbene vengano pescate di preferenza all'ombra 
delle Zosteracee, le Scorpene non contraggono relazioni 
di forma né di colore con queste piante. Il gran capo 
irto di spine e munito sulla nuca di piccole appendici 
cutanee, la larga bocca che spalancandosi lascia ve- 
dere le pieghe del faringe, il corpo tozzo, le conferiscono 
un aspetto quasi diabolico. La Scorpena possiede un 
apparato velenifero ben sviluppato distribuito, in va- 
rie regioni del corpo, alla base delle spine. Più efficaci 
di tutte sono le glandole poste al piede delle prime 
spine che armano la pinna dorsale. In posizione nor- 
male di riposo la pinna sta depressa; ma supponete 
che un incauto venga a calpestare la Scorpena col 
piede nudo ; l'animale erige le spine bucando la pelle. 
Il veleno emesso dalla glandola geme lungo la doccia 
ond'è solcata la spina ed avvelena la ferita, provocando 
acuti dolori. 



La vita nelle praterie di Posidonia 429 

Nelle praterie sottomarine troverete frequente la 
Scorpaena porcus di color bruno marmoreggiato di 
nerastro. È un pesce piuttosto sedentario e sta rim- 
piattato sul fondo sabbioso, finché non venga distur- 
bato o non lo smuova il bisogno di cibo. 

Trovandovi in tempo ed in luogo opportuno, non 
rivolgete la vostra attenzione soltanto ai Pesci adulti. 
Durante la stagione estiva il bassofondo a Posidonia 
non è soltanto teatro di amori o di lotte per la con- 




Fig. 163. 
Stadio giovanile di Corvina nigra Cuv, Originale, Quarto dei 
Mille. 

quista del nutrimento, ma diventa anche una sorta 
di giardino d'infanzia per una pleiade di pesciolini 
giovanissimi, i quali, tostochè abbiano raggiunto una 
certa età cominciano a trasmigrare in acque più 
profonde. Si raccolgono spesso, anche a pochi deci- 
metri di profondità, gli stadi giovanili della Corvina 
nigra (fig. 163), a capo voluminoso e uniformemente 
macchiettati di bruno. L'adulto frequenta i fondi 
sassosi a profondità più rilevanti. 



430 Capitolo quattordicesimo 



BIBLIOGRAFIA. 

BouLENGER G. A.-BouLENGER C. L., op. cit. (ved. bibliogr., 

cap. XI). 
Cori C. J.,op. cit. (ved. bibliogr., cap. VI). 
IssEL R., Il bentos animale delle foglie di Posidonia studiato dal 

punto di vista bionomico (con estesa bibliografia). « Zoolog, 

Jahrbiich, Abt. Systemat. », Bd. 33, Hft. 5, 1912. 
Petersen C. G. J., Om Baendeltangens (Zostera marina) aars 

produktion i de Danske Farvande. « Mindeskrift f. Japetus 

Steenstrup », 9. Copenhagen, 1913. 
Raffaele F., La vita nel mare. Milano, Vallardi. 
Sacchi M., Sulla struttura degli organi del veleno nella Scorpena. 

« Atti Soc. Ligustica Scienze Natur. e Geogr. », voi. G, 1895. 
Steuer A., op. cit. (ved. bibliografia, cap. Vili). 



CAPITOLO XV. 
La vita nelle praterie di Posidonia. II 



Sommario: Fauna vivente sul fondo della prateria: un piccolo 
Paguro (Catapaguroides); simbiosi ed altre particolaritìi 
biologiche di alcuni Paguridi. — La Zenobiana, Attinie, Mol- 
luschi. — Il feltro di Alghe sulle foglie di Posidonia; Fo- 
raminiferi, -Vermi, Acari. — Importanza delle Zosteracee 
nel ciclo alimentare del bentos litorale. 



In pratica non, potremmo nettamente distinguere 
gli organismi vaganti che frequentano le foglie di 
Posidonia da altri che strisciano o camminano sul 
fondo sabbioso della prateria, perchè talune specie 
comuni sul fondo sogliono talvolta inerpicarsi su per 
le foglie. Così, falciando col retino le sommità delle 
foglie durante le notti estive, è facile raccogliere certi 
Molluschi e certi Crostacei che invano si cercherebbero 
nelle ore diurne, quando stanno rimpiattati a riparo 
dalla luce troppo intensa. 

Ad ogni modo esiste una larga schiera di organismi 
che sogliono darsi convegno sui fondi sabbiosi dove 
crescono le Posidonie e le Zostere e contraggono sol- 
tanto relazioni pili o meno indirette colla pianta. 
Non allontaniamoci dalla località piìi indicata per 



432 Capitolo quindicesimo 

l'esplorazione delle praterie sottomarine: dalle piccole 
insenature di Portofino. 

Cominciando da piccole profondità, quattro o cinque 
metri, ecco i rappresentanti di un gruppo zoologico 
che più degli altri attira la nostra attenzione, sia perchè 
bastano da soli a riempire il fondo della rete, sia per 
i singolari costumi che offrono argomento a discus- 
sione in molte opere di biologia. 

Alludo al gruppo dei Paguridi, nel quale le pinze 
per lo più robuste e gli istinti generalmente irrequieti 
e battaglieri mal si conciliano coli' addome floscio 
e pieghevole. Ma questi guerrieri, armati di tutto punto 
soltanto nel cefalotorace, rimediano coU'istinto alla 
debolezza nativa proteggendo l'addome entro a con- 
chiglie di Molluschi Gasteropodi, che trascinano dietro 
in tutte le peregrinazioni, pronti a nascondervisi 
dentro completamente ad ogni minaccia di carnivoro. 
I Gasteropodi viventi nei nostri mari Jianno, in grande 
maggioranza, la conchiglia destrorsa, cioè avvolta da 
destra verso sinistra. In relazione a questa particola- 
rità anche l'addome dei Paguridi è ritorto a spirale 
nel medesimo senso; di più le zampe addominali del 
lato destro sono atrofizzate, mentre quelle di sinistra 
conservano proporzioni normali. 

In alcuni argomenti di zoologia marina i pescatori 
sanno dimostrare un'acutezza di osservazione degna 
di un naturalista di vaglia; ma, quando si tratta di 
Paguridi, ci vuole del bello e del buono per togliere 
loro dal capo una idea sbagliata : la conchiglia, dicono 
essi, non è un corpo estraneo requisito dal Crostaceo ; 
il Paguro nasce già bell'e rivestito del suo guscio. 
Ma perdonerete di buon grado ai pescatori questo 



La vita nelle praterie di Posidonia 433 



pregiudizio, considerando quanto sia riuscito arduo, 
anche agli studiosi di professione, il rendersi conto 
del fenomeno in tutte le sue fasi. 

Le difficoltà, del resto, sono inerenti a cause d'ordine 
generale: le delicate larve pelagiche ed i primi stadi 
giovanili nei Paguri, come nei Crostacei Decapodi in 
genere, sono oltremodo delicati e ci vogliono cure as- 
sidue e costanti per tenerli in vita ed osservarne i 
costumi in prigionia. 

La larva Zoea dei Paguridi, finché nuota nel plan- 
cton è perfettamente simmetrica; in breve volgere di 
tempo muta di pelle da due a quattro volte a seconda 
della specie, presentando, in seguito ad ogni muta, 
qualche modificazione di forma che si risolve sopra - 
tutto nella comparsa di nuove spine e nello sviluppo 
di nuove paia di arti. Dall'ultima muta vien fuori 
uno stadio ancora simmetrico (detto di Glaucothoe), 
che ha già ben sviluppate le cinque paia di zampe 
toraciche caratteristiche dell'adulto. Il fatto che le 
Glaucothoe sono piuttosto rare nel plancton dimostra 
come lo stadio sia breve e la vita pelagica venga 
presto abbandonata. Infatti il giovane Crostaceo non 
tarda a cadere sul fondo e si mette in cerca di una con- 
chiglia proporzionata aUe minuscole dimensioni del 
suo corpo. Questo comincia a subire una torsione e 
diventa assimmetrico ; cadremmo tuttavia' in errore 
attribuendo il fenomeno all'effetto attuale della 
pressione esercitata dalla conchiglia, poiché si tratta 
di un processo ereditario, tant'é vero che continua 
a prodursi anche quando si rimuove la supposta ca- 
gione. Se infatti alleviamo giovanissimi individui senza 
offrir loro un riparo, la torsione del corpo si verifica 
28. — R. IsSKL. 



434 Capitolo quindicesimo 

ugualmente. Conviene tuttavia ricordare come il 
Thomson abbia notato negli individui allevati senza 
conchiglia una leggera tendenza a conservare gli arti 
normalmente atrofizzati e il Bouvier abbia verificato 
una solidità maggiore del tegumento ed una pigmen- 
tazione più ricca in adulti separati ad arte dal loro 
guscio protettore. 

Nel Mediterraneo vivono specie di Paguridi appar- 
tenenti a generi diversi, (già abbiamo imparato a 
conoscere il Diogenes delle sabbie), e tutte si cercano 
un guscio di Gasteropodo quando hanno oltrepassato 
gli stadi larvali ; notando però come una piccola specie 
variopinta, il Glibanarius Bouxi, prima di aver rag- 
giunto completo sviluppo, abiti entro a gusci diAnel- 
lidi tubicoli. Allorché, per la crescenza dell'ospite, 
la casa diventa troppo angusta, il Paguro sloggia e 
si cerca un'altra conchiglia più grande. Non meno in- 
teressante dell'abitazione in un guscio estraneo è 
l'istinto, molto diffuso tra i Paguridi nostrani ed eso- 
tici, di associarsi ad un altro animale, Porifero o Ce- 
lenterato, che si fissa sopra la conchiglia. 

Quante volte la simbiosi del Paguro e dell'Attinia 
è ricordata nelle opere di volgarizzazione scientifica 
e quanto si è discusso intorno alla sua interpretazione ! 
Eppure non si può ancora affermare con sicurezza 
quali siano gli elementi biologici di una tale convi- 
venza, né qual vantaggio debbano ritrarne i due as- 
sociati. 

In generale si ammette che l'Attinia, convivendo col ^ 
Paguro, acquisti il vantaggio di una maggiore mobi- Ji 
lità e si giovi anche delle abitudini voraci del Crostaceo 
consumando gli avanzi dei suoi pasti. Più ovvio sembra 



La vita nelle praterie di Posidonia 435 

il vantaggio che il Paguro ritrae dall'Attinia nella di- 
fesa contro i nemici, poiché le batterie urticanti del- 
l'Attinia riusciranno, in eerti casi, più efficaci che le 
pinze del Crostaceo. 

Le osservazioni degli autori più recenti, tra i quali 
ricorderò lo Schàffer e il Brunelli, ci mostrano come 
i Paguri, ed in grado più tenue anche le Attinie sim- 
bionti, reagiscano a stimoli determinati di natura 
tattile e muscolare con atti, che sino ad un certo punto 
risultano adattati ai bisogni della convivenza, tantoché 
lo sperimentatore ne riporta quasi l'impressione che 
una sorta d'intesa intelligente si stabilisca fra il Cro- 
staceo e l'Attinia. 

Molti hanno potuto verificare come il Paguro, 
quando si sceglie una casa nuova perché la vecchia 
è divenuta troppo angusta, abbia cura di traslocare 
anche l'Attinia, prima distaccandola, poi sollevandola 
delicatamente colle pinze. D'altra parte sembra che 
certi processi biologici dell'Attinia siano regolati dal 
fatto della simbiosi. lu'Eupagurus prideauxi non è 
protetto a sufficienza dalla spira troppo corta e dalla 
bocca troppo larga della conchiglia di Natica in cui 
si rifugia. A restringerla provvede tuttavia un dia- 
framma di consistenza cornea, che l'Attinia secerne 
dalla base (dal così detto disco pedale). Orbene l'At- 
tinia, staccata dalla conchiglia ed obbligata a vivere 
sopra un substrato diverso, cessa affatto dal produrre 
questo diaframma. Secondo il Brunelli, se si distacca 
l'Attinia dalla conchiglia ove dimora il Pagurus ar- 
rosor, non soltanto questo la solleva colle chele per 
rimetterla a posto, ma esercita eziandio, sulla base 
dell'Attinia stessa, una stimolazione prolungata, che 



436 Capitolo quindicesimo 

ha per effetto d'indurre nel Celenterato un incurva- 
mento ed una espansione del disco pedale, condizione 
questa che vale a rendere l'adesione più pronta e più 
facile. Certi atti dei Paguri accennano dunque a fa- 
coltà psichiche più complesse di quelle che general- 
mente si sogliono attribuire ai Crostacei. 




Fig. 164. 
Paguride: Catapaguroides timidus (Roux) : A, L'animale in una 
conchiglia di Phasianella speciosa. Miihlf, x 2; B, chela de- 
stra dell'animale, x 8. Originale. Portofino. 



Ma lasciamo da parte la vita psichica dei Paguri 
in generale ed osserviamo un poco più da vicino la 
piccola specie che a migliaia e migliaia d'individui 
passeggia sui bassifondi a Posidonia di Portofino 
(fig. 164). Il suo nome scientifico è Catapaguroides 
timidus Roux e realmente si dimostra meno aggres- 
sivo e più torpido dei suoi affini viventi in acque su- 
perficiali. Inoltre è un pigmeo della famiglia, poiché 
gli individui più grandi a mala pena raggiungono 



La vita nelle praterie di Poaidonia 437 

due centimetri di lunghezza; ma quale sfoggio di 
tavolozza in quel minuscolo corpo ! Nella regione del 
capo gli occhi bianchi, macchiettati di rosso, son por- 
tati da peduncoli oculari a strisce verdi e marrone; 
le antenne del primo paio, verdi alla base e azzurre 
nella parte mediana, terminano con un flagello del 
più bel cremisi; mentre nei tegumenti del torace e 
dell'addome si mescolano il bianco, il verde oliva, 
l'azzurro, U violetto. 

Sulle conchiglie abitate dal Catapaguroides (Nassa, 
Trochus, ecc.) non torreggia alcuna Attinia, vi si os- 
serva però molto spesso un altro Celenterato simbionte 
appena visibile ad occhio nudo. È un Idroide vivente 
in colonie numerose, nelle quali i polipi fusiformi e 
muniti di una serie di tentacoli si innalzano ciascuno 
sopra il proprio peduncolo, da una base comune fog- 
giata a suola. V'invito ad osservare un po' da vicino 
tanto le conchiglie abitate dal Catapaguroides timddus 
quanto quelle ove ha dimora VEupagurus anachoretus, 
che si trova insieme al primo e se ne distingue per 
le maggiori dimensioni e l'elegante disegno a strisce 
brune. 

Si trovano generalmente integre quelle conchiglie 
che hanno il peristoma (bocca) molto ispessito, mentre 
altre, che non presentano questo rinforzo, sono quasi 
sempre rotte presso all'apertura; ciò succede nei pic- 
coli Trochi, nelle Natiche, nelle Turritelle ecc. È questo 
un indizio del metodo seguito dai Paguri onde procu- 
rarsi una conveniente dimora. Credevano molti na- 
turalisti che il Crostaceo non aggredisse il Mollusco vi- 
vente per rubargli la conchiglia, ma si giovasse di 
Molluschi morti. In realtà si verifica spesso il contrario ; 



438 Capitolo quindicesimo 

il Paguro per impossessarsi del Mollusco introduce 
le chele tra il guscio e il corpo molle e suol facilitare 
l'impresa spezzando i margini del peristoma. La rot- 
tura cosi prodotta da un Paguride è caratteristica 
e somiglia a quella praticata con una piccola tenaglia. 
È interessante ricordare come certi Molluschi compiano 
speciali atti difensivi quando vengono assaliti dai Pa- 
guri. Il Bauer racconta in proposito una scena sug- 
gestiva: In un angolo dell'acquario un Paguro assale 
un Murex hrandaris e si appresta a divorarlo, intro- 
ducendo una chela fra corpo e guscio. In men che non 
si dica il Murex compie un movimento di rotazione 
sul suo asse longitudinale, in maniera da chiudere la 
pinza tra una delle pareti verticali dell'acquario e il 
margine della conchiglia, poi comincia ad eseguii'e 
una serie di movimenti di va e vieni, quasi di sega, 
contro l'arto imprigionato, finché il Crostaceo è co- 
stretto ad abbandonare la vittima e si allontana. Ciò 
serve a dimostrare come relazioni etologiche degne 
di studio corrano non soltanto fra i due associati 
nella simbiosi, ma anche tra il predatore e la preda. 

Un'occliiata a tre altre specie comuni di Paguridi 
non mi sembra fuori di luogo. Fra le Posidonie o su 
altri fondi a una ventina di metri almeno di profon- 
dità si trova VEupagurus Prideauxi, dianzi nominato, 
dalle lunghe gambe cerchiate di violetto, e dalla ve- 
loce andatura. Gli elementi della simbiosi sono, in 
questo caso immutabili, perchè il Paguro occupa 
sempre una conchiglia di Natica e questa è invaria- 
bilmente sormontata dall'Attinia a macchio cremisi, 
VAdamsia imlUata. 

Ha movimenti jiiù tardi e s'appropria indiiferente- 



La vita nelle praterie di Poaidonia 439 

mente gusci svariati di Gasteropodi il Paguristes 
oculatus Fabr., la cui tinta di un rosso vivo è inter- 
rotta soltanto da una macchia cerulea alla faccia in- 
terna delle chele. Nei dintorni di Genova la conchiglia 




Fig. 165. 
Paguride : Paguristes oculatus (Risso); protetto da una Spugna 
(Suberites domuncula), 2/3 della grand, naturale. Originale. 
Napoli. 



che protegge il Paguristes offre di rado sostegno a 
commensali. Per contro in altre località, ad esempio 
nel Golfo di Napoli, vedreste abitualmente il Pagu- 
ristes far capolino da un corpo globoso, che può rag- 
giungere grossezza di poco inferiore a quella del pugno 
ed ha un bel colore ranciato, più. di rado bianchiccio 
oppure violetto (fig. 165). Si tratta di una Spugna e 
precisamente della Suberites domuncula, ch« vive in 
simbiosi col Paguro ; ma sarebbe erroneo il credere che 
la Spugna s'impianti direttamente sul Crostaceo. Se- 
zionando con precauzione molte- Suberites, è agevole 



440 Capitolo quindicesimo 

vedere che la società di mutuo soccorso ha sempre 
come centro e punto di partenza una conchiglia che 
può essere anche minutissima. In tal caso è chiaro 
che la Suberites ha cominciato ad invadere la prima 
conchiglia scelta dal Paguro subito dopo il termine 
della vita larvale. Primo fatto interessante : la Spugna 
assume sviluppo rigoglioso e forme regolari soltanto 
sulle conchiglie abitate dal Paguro. Quivi prende ori- 
gine dalla larva come sottile crosta ranciata, poi co- 
mincia a fasciare tutta la superfìcie, ricoprendone poco 
a poco tutte le asperità e le appendici. E tenderebbe 
anche ad otturarla completamente, se il Paguro, coi 
ripetuti movimenti che fa per sporger fuori del guscio 
e per rintanarsi, non impedisse al tessuto della Spugna 
di accumularsi dinnanzi all'apertura. Ingrossando la 
Spugna, quest'azione del Crostaceo determina la for- 
mazione di una galleria tra l'apertura della conchi- 
glia e la superficie esterna della Suberites e pel modo 
col quale il Paguro è costretto a spostarsi, tale galleria 
continua esattamente la spirale interna della con- 
chiglia. Se la conchiglia è molto piccola, il Paguro ri- 
mane libero nella galleria o tutt'al più aderisce al 
guscio soltanto cogli uropodi (piedi caudali). La società 
si completa con un piccolo Crostaceo Anfìpodo, che 
abita in piccole logge, simili ad occhielli, alla super- 
fìcie della Spugna, spesso anche con minuti Mol- 
luschi gasteropodi impiantati nel tessuto di questa. 
La simbiosi più ornamentale è quella che si forma 
attorno alla specie maggiore del gruppo, il Pagurus 
arrosor Fabr. {Pagurus striatus) i cui maschi a com- 
pleto sviluppo possono misurare oltre a un decimetro 
di lunghezza e cercano asilo in grandi conchiglie di 



La vita nelle praterie di Poaidonia 441 

Murex o di Gassis. L'Attinia che si attacca alla con- 
chiglia è una specie a lunga colonna carnosa a striscio 
longitudinali brune e bianchiccie, VAdamsia ronde- 
leti; il numero di esemplari portato da ciascun Cro- 
staceo si eleva spesso a cinque. Anche VAdamsia, 
al pari della Spugna, può accogliere piccoli Crostacei 
Antìpodi entro a logge scavate 
nel suo disco e nell' angusto 
spazio fra conchiglia ed inqui- 
lino trovano asilo speciali Anel- 
lidi simbionti (Nereis), mentre 
al dorso medesimo del Crostaceo 
aderiscono talvolta Forami ni- 
feri e all'addome si attaccano 
Crostacei Isopodi parassiti : 
tutto un piccolo mondo che ha 
per centro il Paguro. È da no- 
tare che queste Attinie simbionti 
si mostrano assai voraci ; accade 
talvolta di vedere piccoli Pesci 
O piccoli Cefalopodi imprigio- Attinia (ìdarnsia ronde- 
natifra i loro tentacoli (fìg. 166). leti) commensale di un 

Sarebbe dunque inesatto ritene- f^g^^o, in atto di af- 
^ lerrare una Sepiola. 

re eh esse consumino soltanto Originale, Genova. 

gli avanzi di mensa del Paguro 

e che in ciò risieda il vantaggio della convivenza. 

Tanto il Paguristes quanto l'ultima specie citata 

frequentano i livelli più bassi delle Posidonie ed i 

fondi a Coralline. 




442 Capitolo quindicesimo 



Nella vita intensa che ferve sui bassifondi marini 
tutti gli animali che non sono abbastanza difesi dalla 
velocità dei movimenti, da protezioni meccaniche, da 
forme, da atteggiamenti speciali, cercano di rifugiarsi 
e di nascondersi in luogo sicuro. È una corsa al na- 
scondiglio, assai istruttiva perchè ci dimostra come 
costumi analoghi possano venir contratti da gruppi 
diversi di animali, che in relazione a siffatta conver- 
genza presentano tratti comuni nella morfologia. 

Basta esaminare con attenzione il fondo della rete, 
brulicante di piccoli Paguri, per trovare un bellissimo 
esempio. In mezzo alle conchiglie si vedono qua e là 
delle cannucce lunghe pochi centimetri, più o meno 
annerite dalla macerazione: sono radìchette di Posi- 
donia, oppure paglie di grano, o pezzetti di caule, pro- 
venienti da qualche pianta terrestre che il vento o gli 
acquazzoni hanno trascinato in mare. 

Molti dei miei lettori, intenti a raccogliere ed a mettere 
da parte il contenuto animale della rete, butterebbero 
via quei frammenti come inutili avanzi. Posiamone 
invece qualcuno sul fondo di un bicchiere ricolmo d'ac- 
qua marina ed aspettiamo; ecco che le cannucce co- 
minciano a muoversi e a passeggiare qua e là, trasci- 
nate da un ani maluccio bruno o nerastro che emerge 
dal tubo colla parte anteriore del corpo e con tre paia 
di lunghe ed esili zampe (fig. 167 e 168). È uiì Cro- 
staceo parente prossimo delle Idotee, la Zenàhiuna 
'prismatica (Risso). Prima che venisse raccolto in gran 



La vita nelle praterie di Fosidonia 



443 



copia a Portofino era stato segnalato qua e là nel Me- 
diterraneo ed anche in località italiana (Taranto), ma 
nulla si conosceva circa i suoi costumi, quantunque 
altre specie di Zenohiana si trovino sparse qua e là 




Fig. 167. 
Isopodo tubicolo : Zenobiana prismatica (Risso) x 2: A, Femmina 
in una radichetta di Posidonia. — B, maschio in una can- 
nuccia di paglia. — C, individuo veduto dal ventre, nella 
posizione assunta entro la cannuccia. Originale. Portofino 



in mari diversi del globo. L'istinto della Zenohiana 
e quello del Paguro differiscono in ciò: che la prima 
cerca di foggiarsi un astuccio diritto, il quale si adatta 
a meraviglia ai margini i)aralleli del suo corpo, mentre 
il Paguro presceglie un guscio avvolto a spirale. La 



444 Capitolo quindicesimo 

differenza tuttavia scompare se, invece di prendere a 
confronto i Paguridi nostrani, gettiamo uno sguardo 
alle specie esotiche; nell'Oceano Indiano vive infatti 
un genere chiamato Xilopagurus (ossia Paguro da 
legno) che abita in pezzi di legno cavi od in canne di 
bambù perfettamente rettilinee. 

In relazione al modo particolare di esistenza, le 
zampe della Zenohiana presentano modificazioni pa- 
ragonabili a quelle che si riscontrano nei Paguridi. 
Delle sette paia di zampe toraciche le prime tre sono 




Fig. 168. 
Z&iiobiana prismatica (Risso), maschio veduto di profilo, x 5. 
Originale. Portofino. 

ben sviluppate; il quarto paio invece è minuscolo, 
quasi rudimentale, e non tocca neppure il suolo quando 
l'animale, estratto dal suo tubetto, si pone in cammino. 
Queste zampe, rispetto a quelle delle Idotee, hanno 
cambiato funzione e servono soltanto ad assicurare 
l'aderenza del Crostaceo alla sua dimora; a tal uopo 
sono armate di più serie di setole lunghe e robuste. 
Qui conviene osservare come nei Paguridi le zampe 
toraciche del quarto paio abbiano subito una regres- 
sione parallela a quella testé accennata. Infatti non 
vengono neppure adoperate nel camminare, stanno 
ripiegate contx'o il dorso e presentano all' estremità 



La vita nelle praterie di Posidonia 445 

due superfìcie rese scabre da una moltitudine di tu- 
bercoletti, mercè i quali è resa più salda l'aderenza 
del Crostaceo all'interno della conchiglia. 

Chi si compiaccia d'indagare i costumi della Zeno- 
biana, si accorgerà come la vita tubicola vi deter- 
mini certe impronte che non sono comuni soltanto ai 
Paguri, ma anche ad altri organismi abitatori di tubi, 
come sarebbero gli Anellidi tubicoli. Così manife- 
stano una sensibilità squisita rispetto a differenze 
molto tenui nella intensità della luce. Fate che un'om- 
bra leggerissima appena li sfiori mentre se ne stanno 
fermi col capo fuori del tubo, e li vedrete rientrare di 
scatto nell'interno. Senza esser tacciati di finalismo 
ad oltranza, si può ritenere che tale sensibilità possa 
costituire una difesa per l'animale tubicolo, inquantochè 
l'ombra che passa sul suo corpo è spesso quella di un 
predatore che lo insidia dall'alto. 

Minacciata più direttamente, la Zenohiana si com- 
porta in altro modo. Provate a toccare con un corpo 
estraneo qualunque, un ago o un fuscello, il margine 
anteriore del capo ; il Crostaceo si precipita all'innanzi, 
facendo atto di afferrare il corpo estraneo; toccate 
invece la parte posteriore e allora l'individuo retro- 
cede d'un balzo, sporgendo minaccioso fuori del tubo 
l'addome, tagliato obliquamente a scalpello. Credo 
che tali movimenti debbano interpretarsi come rea- 
zioni difensive, in armonia col particolar modo di 
vita. Infatti sono precisamente opposti a certi ri- 
flessi che si producono nelle I do tee delle foglie ed in 
altre specie non tubicole; punzecchiate uno di questi 
Isopodi, quando stanno attaccati alla foglia e vedrete 
prodursi un movimento all'innanzi se vien stimolata 



446 Capitolo quindicesimo 

la parte posteriore; un movimento retrogrado se si 
tocca l'anteriore. La Zenohiana, rimpiattata entro al 
suo tubo è tanto sensibile che, a provocare movimenti 
aggressivi dei piti vivaci, basta toccare leggermente 
non già l'animale, ma l'estremità della cannuccia. 

Si direbbe che la Zenohiana, dotata di reazioni cosi 
violente non debba tollerare un coinquilino; sembra 
invece che l'istinto riproduttivo modifichi profon- 
damente i suoi costumi; a primavera non è diffi- 
cile trovare cannucce dalle quali fa capolino ad una 
estremità il. capo bruno di una femmina; all'altra 
quello nero d'un maschio. E si noti che questa coabi- 
tazione è tutt' altro che comoda, almeno per uno dei 
coniugi; il più robusto si mette in moto e procede 
per la sua strada; l'altro tentenna ed annaspa il ter- 
reno colle zampe anteriori, senza alcun pratico ri- 
sultato. 

Ma come procede il piccolo Isopodo per foggiarsi 
un astuccio ? Certo non gb. capita sempre di trovarlo 
bell'e scavato, come si verifica per le pagliuzze di 
grano. A giudicarne dagli avanzi di tessuto vegetale 
che abbondano nel suo tubo digerente, la Zenohiana 
va corrodendo il midollo colle proprie mandibole, finché 
la cavità è sufficientemente profonda. Aggiungerò 
che la Zenohiana, al pari di molti altri abitatori dei 
bassifondi, è più vivace di notte che non durante il 
giorno, mentre di giorno suole muoversi pigramente 
sul fondo, di notte si arrampica con grande agilità 
lungo le foglie. Per questo le ore buie risultano le 
più propizie alla cattura di questi animaletti. 

I Cerianti {Gerianthus memhranaceics), uno degli 
ornamenti più apprezzati del celebre acquario di Na- 



La vita nelle praterie di Posidonia 447 

poli, prosperano anch'essi nella zona delle praterie 
sottomarine. Ma queste grandi e bellissime Attinie, 
nelle quali da un lungo peduncolo irradia una corona 
di tentacoli filiformi a tinta oltremodo varia e deli- 
cata, sembrano costituire una rarità nei dintorni di 
Genova. 

Accenno brevemente alle Asterine {Asterina gib- 
bosa Forbes), una piccola Stella di mare grigiastra, 
in cui le braccia emergono appena dal contomo pen- 
tagonale del corpo. Fra i Molluschi abbondano le 
Fasianelle, in cui l'opercolo massiccio, bianco e lucido 
come porcellana, chiude una conchiglia piuttosto 
fragile e delicata. La Phasìanella pullus si distingue 
per gli eleganti disegni bruni e bianchi; di forme più 
snelle è la Ph. speciosa, (fig. 164). Piccole specie di 
Cerithium (ad esempio Cerithium scabrum) sogliono 
attaccare le uova, protette da un nastro gelatinoso, 
alle foglie di Posidonia. 



Finora ci siamo imbattuti in organismi sedentari, 
natanti o striscianti, che dalla presenza delle Zoste- 
racee traggono qualche elemento più o meno impor- 
tante di benessere. Ora conviene armarsi di micro- 
scopio per conoscere sommariamente un piccolo mondo 
che presenta le stesse varietà di movimenti, ma le cui 
relazioni colla pianta sono molto diverse. Le foglie 
della Posidonia (mi si perdoni il paragone un poco 
grossolano) sono come certe stazioni climatiche: ac- 
colgono una popolazione stabile per tutta l'annata ed 



448 Capitolo quindicesimo 

una temporanea, fluttuante, nella stagione calda e 
temperata. 

Le sorti della popolazione fluttuante non dipendono 
direttamente dalla foglia, ma bensì dalle Alghe che 
vegetano sulla foglia e di cui ho fatto cenno nel pre- 
cedente capitolo. Sulla parte terminale dei lunghi 
nastri di Posidonia si formano dei sof&ci feltri e delle 
capigliature, lunghe talvolta qualche centimetro, le 
quali, a chi guardi dall'alto il fondo erboso, con- 
vertono il verde tenero della prateria in una tinta 
d'insieme bruna o giallastra. Le Alghe epifite comin- 
ciano a comparire in marzo sotto forma di ciuffetti 
isolati. In aprile i ciuffi sono già molta sviluppati 
e non di rado costituiti da una sola specie vegetale 
(Alghe brune del genere Ectocarpus); più innanzi nella 
stagione il feltro è ridotto in lunghezza ma vi com- 
pariscono per contro rappresentanti di svariate fa- 
miglie di Alghe. 

Eccezione fatta per alcuni Crostacei e Molluschi 
Gasteropodi, i quali possono avere dimensioni relati- 
vamente cospicue, il mondo animale che popola queste 
boscaglie in miniatura comprende organismi propor- 
zionati ai tenui intervalli che si aprono tra i filamenti 
delle Alghe; si richiede quindi l'ausilio del microscopio 
a chi si proponga di studiarlo. 

I punticini biancastri disseminati nel feltro fin 
dalla primavera rivelano all'occhio armato di lente 
le forme eleganti proprie alle conchigliette calcaree 
dei Foraminiferi ; se ne trovano di specie diverse ed 
in tutti gli stadi, ma prevalgono gli stadi giovanili. 

I Foraminiferi, com'è noto, costituiscono un ordine 
speciale nella classe dei Rizopodi. La conchiglia al- 



La vita nelle praterie di Posidovia 



449 



berga una massa di protoplasma fluido e vischioso, 
capace di emettere una moltitudine di filamenti esili 
e molto lunghi, i quali, irradiando da un'unica aper- 
tura, oppure attraversando la conchiglia per numero- 
sissimi forellini separati, funzionano da apparecchio 
locomotore e servono anche alla cattura degli alimenti. 




Fig. 169. 

Forauiinifero : Discorhina Bertheloti. D'Orb 
sei. 1912. 



150. Secondo l'Is- 



Una delle specie più comuni sulla Posidonia è la 
Discorhina bertheloti (fig. 169). A pieno sviluppo la 
sua conchiglia a spirale appiattita risulta composta 
di una ventina di logge contigue ed è abbastanza 
diafana da lasciar scorgere un pigmento rosso acceso 
che colora le ultime logge e volge gradatamente, verso 
le prime, al ranciato e poi al giallo. 

Invece nella Cornuspira involvens (fig. 170) la con- 
29. — R. IssBi^. 



450 Capitolo quindicesimo 

chiglia è fatta di una unica loggia avvolta a spirale per 
molti giri e ricorda quella dei Planorbis, G-asteropodi 
frequenti nelle acque dolci. 

Accanto ai Foraminiferi si moltiplica attivamente 
in estate e diviene spesso predominante un altro 
Protista: un minuscolo Flagellato di color giallo, noto 
nella sistematica col nome di Exiiviella laevis. È pro- 
tetto da un guscio trasparente, appiattito e di forma 




Fig. 170. 
Forarainifero : Cornuspira involvens Keuss, x 200 circa. Origi- 
nale, Portofino. 

ovale, fatto di due metà, come quelle scatole, in forma 
di uovo di gallina, che si vendono durante le feste 
pasquali. 

Abbondano i Nematodi marini, piccoli Vermi al- 
lungati e cilindrici, col faringe armato di denti chi- 
tinosi e l'esofago dilatato a bulbo; le femmine hanno 
la coda terminata in punta, l'estremo posteriore dei 
maschi è ottuso e ricurvo. I movimenti dei Nema- 
todi hanno qualche cosa di rigido e nel tempo mede- 



La vita nelle praterie di Poaidonia 451 

simo di snello che non si può ben definire ma è ti- 
pico. Procedono serpeggiando ; talvolta piegano il corpo 
ad anello contraendo la robusta muscolatura longi- 
tudinale; poi lo distendono con violenza; al che giova 
l'elasticità della cuticola che riveste il corpo. 

Pochi gruppi dimostrano al pari dei Nematodi adat- 
tabilità alle condizioni più svariate di esistenza. Non 
solo questi Vermi si trovano bentonici in mare, ma 
recentemente è stato descritto anche un genere plan- 
ctonico {Nectonema). Molte specie vivono parassite 
di animali e di piante, altre si trovano in acqua dolce; 
molte abitano il terriccio umido e divengono un co- 
stituente non trascurabile dell'edafon (^) ; non mancano 
nei ruscelli gelidi delle Alpi e nelle acque termali a 
quarantacinque gradi di temperatura. Il bentos va- 
gante delle Alghe epifitiche comprende numerosi Anel- 
lidi (comuni del resto anche sulle Alghe della scogliera) ; 
sono degne di particolare menzione le piccole specie 
appartenenti alla famiglia dei Sillidi, perchè presen- 
tano il fenomeno della gestazione esterna; le uova 
coU'embrione in via di sviluppo non vengono deposte 
e poi abbandonate a sé stesse, ma dopo la deposi- 
zione, rimangono per qualche tempo attaccate ai pa- 
rapodi della femmina e, quivi progrediscono nello svi- 
luppo. Non mancano neppure larve di Insetti (fa- 
migUa dei Chironomidi), simili a quelle che abbiamo 
imparato a conoscere nelle pozze di scogliera, ed Acari 
marini (Idracnidi ed Alacari) in vari stadi di sviluppo. 
A questo proposito è opportuno ricordare come gli 



(') Abbondano anche nei detriti vep:etali ed in taluni escre- 
menti. 



452 Capitolo quindicesimo 

Insetti a larva iiiarina rappresentino poco meno di 
una eccezione; lo stesso si può ripetere per gli Acari 
marini, i quali erano pressoché sconosciuti nel nostro 
mare, prima che un naturalista napoletano, il Police, 
ne rendesse note parecchie specie viventi nel Golfo 
di Napoli. 

Questi rampolli marini di gruppi zoologici che hanno 
acquistato larga diffusione e ricchezza grandissima di 
forme nella fauna terrestre ed in minor grado anche 
nella fauna delle acque dolci, forniscono documenti 
di non poco valore per la genesi della fauna marina. 
Generalmente si ammette (e già da principio lo ab- 
biamo accennato) che la maggior parte dei principali 
gruppi zoologici abbia origine marina e che discendenti 
più o meno modificati di questi gruppi abbiano colo- 
nizzato le terre emerse e le acque dolci. Per le forme 
dianzi accennate tutto conduce ad ammettere una 
migrazione in senso inverso, cioè un ritorno alla vita 
marina dall'ambiente terrestre o d'acqua dolce. Tant'è 
vero che queste specie non hanno alcun legame di 
parentela con gruppi strettamente marini, mentre ne 
offrono di evidenti con famiglie terrestri o d'acqua 
dolce. Cosi gli Acari marini o Alacari (studiati dal 
Police) che si arrampicano sui ,i;alli delle Alghe hanno 
grande affinità con alcuni gruppi d'Acari terrestri, 
mentre gli Idracnidi marini appartengono ad un gruppo 
molto ben rappresentato nei corsi d'acqua, negli 
stagni e sopratutto nei laghi. 

Basta un'occhiata ad una Pontarachna (fig. 171), 
il solo genere del gruppo che popoli le nostre rive, 
per accorgersi che, a differenza degli Alacari, si tratta 
di animale nuotatore; tanto nella Pontarachna quanto 



La vita nelle praterie di Fosidonia 453 

nelle specie d'acqua dolce il corpo è globoso, le zampe 
lunghe, esili e munite di setole che facilitano il galleg- 
giamento. 

Fra i nuotatori abbondano anche piccoli Crostacei 
appartenenti ai gruppi dei Copepodi e degli Antìpodi, 
che guizzano vivacemente nel feltro delle Alghe epi- 
fìtiche e vi si riproducono. 




Fig. 171. 
Un Acariuo (Idracnide) di mare: Ponlarachna, ,< 30 circa. Ori- 
ginale. Quarto dei Mille. 

Da quanto abbiamo insieme veduto risulta che nel 
folto delle Posidonie e delle Zostere gli animali cer- 
cano sostegno, riparo, nascondiglio (^), mentre schiere 
di carnivori sono attratti nella zona delle praterie 
dall'abbondante preda che quivi si raduna. 

Gli studi quantitativi dei biologi danesi sul bentos 



(') Può attrarli anche l'ossigeno emesso dalla pianta. 



454 Capitolo quindicesimo 

litorale, come pure il capitolo che tratta dei fondi a 
Posidonia nel libretto popolare del Cori sopra la fauna 
adriatica, ammettono che le Zosteracee allo stato vi- 
vente non servono di cibo ad alcun animale. Per quanto 
concerne il Mediterraneo, sarei propenso a ritenere 
troppo assoluta una tale affermazione. Quasi un tren- 
tennio fa, compiendo accurate ricerche sul contenuto 
intestinale dei Pesci, il Piccone aveva osservato come 
le Salpe {Box salpa) ed, in grado assai minore anche 
le congeneri Boghe (Box vulgaris) sogliano ingerire in 
grande quantità foglie di Posidonia e di Zostera, 
sopratutto nella stagione autunnale. È vero che i 
tessuti coriacei della Posidonia appariscono ben poco 
alterati dall'azione dei succhi gastrici; tuttavia mi 
pare molto diffìcile che la pianta venga in tanta copia 
e tanto- spesso introdotta nel tubo digerente senza 
venire usufruttata, almeno in parte, come alimento. 
All'infuori dei due Box, non conosco altri animali 
piccoli o grandi che normalmente mangino le foglie 
verdi delle Zosteracee. Ma con ciò non si vuole affer- 
mare che le fanerogame marine siano escluse dal ciclo 
alimentare della fauna. Sotto questo punto di vista 
le ricerche dei biologi danesi tendono ad attribuire 
alla Zostera una importanza assai piti grande di 
quanto fosse lecito supporre. Nelle sue indagini il 
Boysen-Jensen si è sopratutto servito di un metodo 
chimico: poiché un composto organico, il pentosano, 
è contenuto in quantità assai più elevata nelle piante 
di Zostera che non nel plancton, dosando la quantità 
di pentosano nei detriti organici commisti alle sabbie 
od alle melme dei fondi marini, si potrà conoscere se 
questi ripetano T origine loro dal disfacimento di foglie 



La vita nelle praterie di Posidonia 455 

di Zostera oppure dalle spoglie del plancton caduto 
dalle acque soprastanti. Ora le analisi eseguite sopra 
una ricca serie di saggi di fondo liauno mostrato 
che in taluni fiordi norvegesi i detriti organici del fondo 
stesso provengono in gran parte dalla Zostera e sol- 
tanto in minima parte dal plancton. È indubitato 
che molte specie animali proprie del bentos (sopra- 
tutto quelle che si muovono poco e che per questa 
ragione si annoverano tra le più caratteristiche) si 
cibano di detrito organico ; ne consegue che nelle zone 
costiere la Zostera è fonte principalissima di nutri- 
mento; soltanto in mare aperto il plancton assume 
qualche importanza. 

Sarebbe di grande interesse il ripetere queste inda- 
gini lungo il nostro litorale. Probabilmente ne risulte- 
rebbe la verifica di notevoli relazioni fra le praterie 
più estese e più rigogliose di Posidonia e la vita che si 
svolge sulle melme sublitorali. 

Possiamo aggiungere che le foglie divelte della Po- 
sidonia, in vario grado di macerazione, vengono con- 
sumate da una quantità di piccoli Invertebrati e che 
al disgregamento contribuiscono altri organismi più 
bassi, appartenenti al gruppo dei Bacteri. Né questo 
lavorio si limita alle spoglie sommerse della pianta, 
ma continua non meno inteso laddove le foglie si ac- 
cumulano in lunghi argini per l'azione delle onde. 
Sconvolgendo uno di tali argini ne vediamo spesso 
uscir fuori a migliaia, saltellando, piccoli Crostacei 
bianchicci. Si tratta di un Anfiipodo divoratore im- 
penitente di quei detriti; VOrchestia gammarellus. Esso 
merita al pari della Lygia (cap. IX) di essere compreso 
nel numero di quegli organismi che stabiliscono una 



456 Capitolo quiadiatsimo 

transizione tra la vita acquatica e la vita terrestre, ma 
è assai meno marina della Lygia poiché in taluni casi 
fu trovata a centinaia di chilometri dal mare. 

Anche nelle pozze di scogliera di cui abbiamo trat- 
tato diffusamente in altro capitolo, la fauna minuta 
contribuisce in larga misura alla distruzione delle 
foglie maceranti di Posidonia. 

E se ricordate ancora che la Posidonia partecipa 
in modo indiretto all'alimentazione della fauna, of- 
frendo sostegno ad una piccola flora epifitica sfruttata 
da una moltitudine di organismi erbivori, vi convin- 
cerete che la fronda della pianta marina, come il 
filo d'erba della prateria terrestre, abbia una impor- 
tanza biologica che sconfina ben oltre l'ambiente 
d'origine e giunge assai lontano nella catena degli 
esseri vivi. 



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La vita ntUe praterie di Fosidonia 457 



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CAPITOLO XVI. 

I colori degli organismi marini 
e i problemi dell'adattamento 



Sommario: Colori degli ammali marini; sistema cromatoforo 
dei Crostacei, dei Cefalopodi e dei Pesci. — Fatti che rego- 
lano la distribuzione dei colori e le funzioni del sistema cro- 
matoforo; fenomeni di omocromia. — Funzione ed inter- 
pretazione biologica dei cromatofori, in relazione alle con- 
troversie sull'adattamento. 



Chi ha potuto ammirare la vita rigogliosa che ferve 
tra le scogliere madreporiche nei mari tropicali o chi, 
meno fortunato, si è divertito a visitare un acquario 
marino ben provvisto, è rimasto colpito sopratutto 
dalla varietà, dalla vivacità e dalla delicatezza delle 
tinte. 

Il visitatore digiuno di studi biologici difficilmente 
intravede qualche norma nella distribuzione dei co- 
lori animali, ma, per poco ch'egli si renda familiari 
le abitudini e le dimore preferite di questi, non tar- 
derà ad intuire qualche ordine costante in ciò che gli 
sembrava governato dal caso. Le pagine che abbiamo 
testé dedicate alle diverse zone marine ed ai loro più 
caratteristici abitatori ci hanno permesso di quando 



/ colori degli organismi marini ecc. 459 

in quando di additare alcuni fatti relativi ai colori, 
ma non ci danno ancora elementi bastevoli per trarne 
considerazioni generali. 

In materia di tinte appariscenti, il primato appar- 
tiene senza dubbio alla regione litorale, anzi, distin- 
guendo meglio, alle zone meno profonde del litorale; 
le livree screziate e variopinte sembrano esclusive a 
questa parte dell'ambiente marino. 

Sia nel litorale, sia nel pelago, le colorazioni azzurre 
e le verdi discendono ben di rado al disotto delle zone 
superiori, fortemente penetrate dai raggi del sole. 
Partendo da poche diecine di metri, nei fondi coral- 
ligeni e melmosi, abbiamo notato che il bruno e spe- 
cialmente il roseo ed il rosso prevalgono sopra le altre 
tinte. Anche nel plancton i Crostacei di un rosso scar- 
latto son propri della zona più profonda (al disotto 
dei 500 m.) e vivono insieme ai pesci batipelagici di 
un nero vellutato, mentre le specie a livrea argentina 
si mantengono in uno strato medio e le larve diafane 
sono più comuni nel superiore. Piuttosto limitata sem- 
bra la tavolozza della fauna che popola i fondi abis- 
sali, dove, accanto alle specie scolorate, si trovano le 
rosse, le brune, le violacee. 

La biologia non si contenta di verificare questi 
fatti, ma pretende d'indagarne il come ed il perchè. 
Il compito è quanto mai arduo e complesso; al come 
risponde tuttavia in modo soddisfacente l'indagine 
microscopica con argomenti che mi studierò di rias- 
sumere in poche pagine. 

Premetto che negli organismi marini, come nei ter- 
restri, non tutti i colori dipendono da sostanza colo- 
rante raccliiusa nei tessuti. Lo splendore madreper- 



460 Capitolo sedicesimo 



laceo nell'interno delle conchiglie, la vivida iridescenza 
delle Saffirine sono cagionati da fenomeni d'inter- 
ferenza della luce, che si producono attraverso a lamelle 
calcaree sovrapposte nel primo caso; entro a partico- 
lari strutture del tegumento nel secondo. Per un fe- 
nomeno analogo appariscono colori cangianti lungo 
la serie di palette cigliate nella Beroe ed in altri Cte- 
nofori, mentre nel cinto di Venere {Cestus Veneris) 
particolari cellule del tegumento producono una sorta 
di fluorescenza. I pigmenti colorati hanno diffusione 
larghissima fra gli animali marini. Fra i Celenterati, 
gli Anellidiji Crostacei inferiori (ad esempio i Copepodi 
liberi delle Alghe o del plancton) la pelle, e spesso 
anche alcuni organi interni, contengono una sostanza 
colorante allo stato diffuso, oppure il colore apparisce 
confinato entro a goccioline. Per contro in quei gruppi 
della fauna marina che dimostrano una organizzazione 
più complessa la colorazione è legata in tutto od in 
gran parte ad uno speciale apparato che viene detto 
cromatoforo o apportatore di colore. Sebbene veri 
e propri cromatofori compariscano di già in certi 
Molluschi Gasteropodi, possiamo dire che l'apparato 
a pieno sviluppo si trova soltanto nei Cefalopodi, 
nei Crostacei superiori e nei Pesci {^). 

Non possiamo fare a meno di soffermarci sopra un 
argomento tanto interessante e cominceremo col de- 
scrivere brevemente come si dispongano le cose nei 
Crostacei. 



(*) In questi animali si trovano però altri elementi coloranti 
estranei al sistema cromatoforo, come le goccioline ranciate o 
gialle in Crostacei e Pesci, i cristalli di guanina che producono, 
nei Pesci, lo splendore argenteo, ecc. 



/ colori degli organismi marini ecc. 461 

Il sistema cromatoforo dei Crostacei consta essen- 
zialmente di cellule isolate o riunite a gruppi, che 
hanno la sede principale nella parte proJEonda del te- 
gumento, sebbene non manchino alla superficie di al- 
cuni organi interni. Osservate al microscopio (in certe 
specie basta una semplice lente), appariscono con- 
tratte in un piccolo grumo sferoidale, oppure espanse 




Pig. 172. 
Cromatoforo bruno-nero nel cefalotorace del Crauf/ou trispino- 
sus Bell, ,< 100 circa. Originale. Quarto dei Mille. 

in modo che la massa centrale si continua in una serie 
di prolungamenti irregolari, semplici o suddivisi in 
ramificazioni più o meno ricche (fig. 172). Sino a poco 
tempo fa si considerava il cromatoforo come una cel- 
lula ameboide capace di emettere prolungamenti in di- 
rezioni non prestabilite, poi di ritirarli, come fa l'Ameba, 
assumendo una forma tondeggiante. In realtà le cose 
avvengono diversamente; indagini minuziose hanno 
accertato che i prolungamenti dei cromatofori (le 



462 



Capitolo sedicesimo 



cosidette cromorize), osservati in due successive espan- 
sioni, ricompariscono nell'identica posizione. 






^.0 





Fig. 173. 
Cromatofori dell'idonea tricuspidata Desra., fortem. ingranditi. 
A, croinat. contratti. — I?, cromat. espansi coi prolunga- 
menti. — C, cromatoforo in stato di massima espansione. Se- 
condo il Matzdorff, 1882. 



Le cromorize sono adunque formazioni permanenti. 
Nello stato di contrazione (fig. 173) ben difficilmente 
si possono scorgere, data la sottigliezza e la traspa- 



/ colori degli organismi marini ecc. 463 

reiiza degli esili tubicini che le compongono; allo 
stato di attività le scorgiamo invece colla più. grande 
evidenza, perchè vengono invase ed iniettate dalla 
sostanza colorata. I granuli minutissimi onde risulta 
formata questa sostanza, granuli che si possono ve- 
dere soltanto con ingrandimenti molto forti, sono in- 
fatti animati da energiche correnti che spesso cambiano 
di velocità e di direzione. Si tratta di una interessante 
manifestazione di quelle correnti del protoplasma che 
tutti abbiamo imparato a conoscere negli elementi 
di biologia e che il botanico dimostra a preferenza nelle 
cellule dei peli staminali della Tradescanzia. 

Molte larve marine nei primi stadi della vita ed 
anche alcune specie adulte hanno i cromatofori tutti 
della stessa forma e dello stesso colore. Più spesso 
il Crostaceo ha tinte di varia qualità, ciascuna distinta 
da un colore, non di rado anche da una forma e da una 
grandezza diversa. Spesso parecchi pigmenti si rac- 
colgono nello stesso cromatoforo, di guisa che questo 
apparisce, a mo' d'esempio, rosso nel centro e bruno 
alla periferia. 

Nei tessuti contigui ai cromatofori gli istologi hanno 
potuto mettere in evidenza minuti filamenti e gangli 
nervosi, i quali servono a stabilire una connessione 
fra il sistema cromatoforo ed il sistema nervoso 
centrale. 

Per effetto di una eccitazione prodotta dalla luce, 
le correnti di granuli colorati iniettano le cromorize 
e le masserelle di colore appariscono dilatate. Ben s'in- 
tende come l'animale apparisca più. vivacemente co- 
lorato, dal momento che la superfìcie complessiva 
occupata dalle masserelle colorate si è fatta più estesa 



464 Capitolo sedìGeaimo 

in relaziono colla superficie totale del coijx). Questo 
accade, ben inteso, quando i cromatofori sono di una 
sola specie. Ma che cosa succederà se i cromatofori 
sono di parecchi colori ? In tal caso è facile verificare 
come non tutti reagiscano nello stesso modo; se l'in- 
tensità luminosa è debole, soltanto i cromatofori di 
un dato colore entreranno in funzione, quelli di un 
altro colore rimarranno in riposo; se la luce è forte, 
certi pigmenti si mostreranno assai più sensibili di 
altri e sulla tinta generale del corpo predomineranno 
quei cromatofori i quali, ad un momento determinato, 
si troveranno nello stato di massima espansione. 

I Cefalopodi forniscono un materiale classico per 
lo studio dei cromatofori e ne posseggono general- 
mente un corredo assai ricco. Persino nelle specie 
prettamente pelagiche, come il Ghiroteuthis Veranyi 
ed i Cranchidi, un certo numero di queste formazioni 
interrompono, in rari punti, la trasparenza cristallina 
del corpo. Il cromatoforo è relativamente voluminoso ; 
in una Sepiola viva o conservata si distinguono como- 
damente ad occhio nudo come tante macchioline dis- 
seminate, l'una accanto all'altra, con una certa regola- 
rità. E sebbene le specie bentoniche di Cefalopodi 
abbiano, in condizioni fisiologiche normali, una colo- 
razione propria, di cui tiene il debito conto la siste- 
matica, ciò non toglie che i mutamenti di colore siano 
in talune specie assai vari ed appariscenti. Il piano di 
struttura si discosta alquanto da quello accennato 
per i Crostacei. Ogni elemento del sistema, conside- 
rato a parte, consta essenzialmente di una cellula 
circondata da una membrana; un sacchetto pieno di 
granuli colorati che si può contrarre e dilatare. Ma 



/ colori degli organismi marini ecc. 465 



\ 



^ / 




Fig. 174. 

Cromatofori del Loligo vulgaris L., fortem. ingranditi. Secondo 

l'HofFinann, dal Fucbs, 1913 (trattato del Winterstein). 



30. — R iSSEL, 



466 Capitolo sedicesimo 



la sostanza pigmentata non invade, come nei Crostacei, 
dei prolungamenti ramificati ; essa può mantenersi nei 
limiti di una figura compatta, perchè la membrana, 
da floscia e pieghettata che era, si distende e si fa tur- 
gida. Voi scorgete bensì, attorno ad ogni cromatoforo, 
tutta una raggiera di prolungamenti che gli conferi- 
scono un aspetto stellato (fig. 174); non sono però 
cromorize, ma piccoli muscoli inseriti sulla membrana 
del cromatoforo, i quali, contraendosi, ne. producono 
la distensione. Avendo a suo servizio un tipo speciale 
di muscolatura, il sistema cromatoforo dei Cefalopodi 
si deve considerare più specializzato di quello dei Cro- 
stacei, senza contare poi che la trama di filamenti 
nervosi in relazione coll'elemento colorato (fig. 175) 
è molto pili ricca e più complessa. Tutto il sistema poi 
si rivela governato da uno speciale territorio del cer- 
vello, al quale ripetute indagini fisiologiche han per- 
messo di assegnare il nome di centro cromatico. 

Come norma generale si può dire che il cromatoforo 
in stato di riposo è contratto; in attività funzionale 
dilatato; ora però i fisiologi sono d'accordo nel rite- 
nere che, quando non intervengano speciali eccita- 
menti, il cromatoforo si mantenga in uno stato di 
espansione media, grazie ad una influenza tonica 
del sistema nervoso. 

Mentre nei Crostacei l'azione dei cromatofori è 
relativamente lenta, richiedendo in generale qualche 
minuto, nei Cefalopodi è rapida; quasi istantanea, 
sopratutto per quanto concerne la fase di espansione. 

Un'altra particolarità interessante consiste in ciò, che 
in piena attività funzionale dei cromatofori vediamo 
l'animale oscurarsi ed impallidire alternativamente; 



/ colori degli organismi marini ecc. 



467 



delle rapide onde di colore sembrano percorrerlo ad 
intervalli. Il fenomeno è prodotto da regolari oscilla- 
zioni di volume, da vere pulsazioni dei cromatofori, 



I 






^mL.jd±j^A 



Fig. 175. 
Plesso ner\roso nello strato a cromatofori del Loligo vulgaris 
L., fortein. ingrandito. Secondo l'HoflFmann, dal Fuchs 1913 
(trattato del Winterstein). ' 



le quali in talune specie si succedono con ritmo anche 
piti veloce del polso umano normale (da 80 a 100 per 
minuto nel comune Polpo). 

Dal complesso degli esperimenti eseguiti sull'appa- 



468 Capitolo sedicesimo 



rato cromatoforo dei Cefalopodi, risulta che la sua fun- 
zione è determinata da cause varie e complesse. Nel 
provocare reazioni da parte delle cellule pigmentali 
hanno infatti grande importanza, oltre alla luce, anche 
•molti altri stimoli diversi dai luminosi. Il Polpo che 
nuotando giunge in contatto collo scoglio, vi si at- 
tacca tosto mediante le ventose che armano le sue 
braccia; allora lo stimolo, prodotto dalla contrazione 
muscolare delle ventose, basta a provocare, per azione 
riflessa, un cambiamento di colore. Così sembra ben 
dimostrato che mutamenti nella concentrazione del- 
l'acqua marina sono fortemente risentiti dai cromato- 
fori, mentre non mancano d'importanza la tempera- 
tura, ^a quantità di gas respirabili ed altri fattori, 
sia che agiscano comunemente in natura, sia che ven- 
gano introdotti ad arte dallo sperimentatore. 

Anche le livree variopinte dei Pesci sono correla- 
tive allo sviluppo grande che in questo gruppo assume 
il sistema cromatoforo. Loro sede più importante è 
il tegumento, ma non mancano negli organi interni; 
così quelli della vescica natatoria nel Fierasfer 
(Emery) sono fra i piìi grandi e più. belli che si cono- 
scano. Per la forma poco si differenziano da quelli 
dei Crostacei; anche qui sembra escluso che si manife- 
stino movimenti ameboidi, almeno nell'animale adulto 
(mentre taluni osservatori li descrivono nell'embrione) 
e si ammette che le ramificazioni irregolari del croma- 
toforo seguano, nella fase di espansione, delle vie pre- 
formate. Non bisogna tuttavia dimenticare una dif- 
ferenza segnalata fra Invertebrati e Pesci in ciò che 
si riferisce all'azione fondamentale del sistema; nei 
Crostacei e nei Cefalopodi l'espansione rappresenta 



1 colori degli organismi marini ecc. 469 

lo stato attivo del cromatoforo, nei Pesci per contro 
lo stato attivo è la contrazione ; l'espansione lo stato 
di riposo; ciò spiega come i Pesci, mantenuti in un lo- 
cale buio, acquistino generalmente una tinta più fo- 
sca. Accettare questi fatti come generali mi sembra 
tuttavia prematuro. 



Premessi questi rapidi cenni relativi ai singoli tipi 
marini, vediamo un poco quali induzioni complessive 
si possano trarre intorno alla distribuzione, al modo 
d'agire ed alla funzione biologica tanto del sistema 
cromatoforo, quanto dei colori in genere nella fauna 
marina. 

I biologi si sono ripetutamente domandati quali 
leggi governassero il disegno caratteristico ed il co- 
lore della pelle negli animali marini (beninteso che 
il problema sconfina dal dominio dei mari ed abbraccia 
anche la fauna terrestre e d'acqua dolce); come tro- 
veremo elementi per risolvere la questione f Credo 
più opportuno pensare anzitutto alle cause che influi- 
scono sul colore e sulla distribuzione dei disegni, 
senza discutere per ora l'utilità che loro compete 
nella vita dell'individuo e della specie. 

Intanto si ammette che i pigmenti rappresentino, 
in ultima analisi, un prodotto di escrezione che ha 
una tinta dovuta alla sua natura chimica ed indipen- 
dente dagli agenti esterni; allo stesso modo che il 
solfo è giallo t'd il minio rosso. Qualche volta si è 
verificato che la <{ualità del nutrimento influisce di- 



470 Capitolo sedicesimo 



rettamente sulla colorazione del corpo. Certi Nudi- 
branchi assumono una determinata colorazione quando 
si nutrono di una specie di Alga e ne prendono invece 
una diversa quando cambiano dieta per un periodo 
abbastanza lungo. 

Per quanto concerne l'azione della luce, si è pensato 
che certi fatti relativi alle colorazioni animali, dipen- 
dano da un'azione chimica della luce, simile a quella 
che subisce il secreto della porpora (^), il quale, verdo- 
gnolo appena emesso, diventa poi di un bel colore vio- 
letto. Si è veduto che certe larve di Molluschi, gialle 
o brune nei mari temperati, si tingono in violaceo 
nelle acque tropicali, intensamente illuminate dai 
raggi del sole; la larva della Velella, rossa nelle pro- 
fondità marine, diventa azzurro -violacea alla super- 
ficie. Però, se una tale interpretazione può appagare 
in alcuni casi, non mi sembra suscettibile di un'appli- 
cazione molto larga; è certo infatti che moltissime 
volte i pigmenti non si comportano nella maniera ac- 
cennata. 

Conviene qui accennare alle norme che regolano, sul 
corpo degli animali il disegno colorato. Notate poi 
che l'interesse della quistione non si limita alle specie 
che portano una livrea variegata, perchè, anche lad- 
dove la pelle ha una tinta unita nella condizione 
adulta, il colore suol comparire, nei primi periodi dello 
sviluppo, sotto forma di macchie o di strisele isolate. 
Il van Rymberk ha studiato a lungo la pigmentazione 
cutanea dei Gattucci {ScylUum) ed è riuscito a dimo- 
strare con evidenza una relazione fra la innervazione 



^') Alludo a quello del Murcx tnincalua. 



/ colori degli organismi marini ecc. 471 

segmentale del corpo e la distribuzione delle fasce 
o macchie che sono più chiare o più scure per rispetto 
alla tinta fondamentale. In altre parole i cromatofori 
si formano e si aggruppano sotto l'influenza di deter- 
minati territori nervosi, ciascuno dei quali corrisponde 
a un determinato gruppo di segmenti. Io sarei pro- 
penso a credere che influenze nervose di analoga natura 
abbiano grande importanza anche nell'apparato cro- 
matico degli Invertebrati. Non ho compiuto alcuna 
ricerca in proposito, ma studiando una piccola rac- 
colta di Cefalopodi, credo di aver trovato indizi tali 
da confermare il supposto che il, pigmento si raduni 
in zone governate non già da nervi segmentali (poiché 
si tratta, in questo caso, di animali non segmentati), 
ma dal sistema nervoso centrale. Alludo a quei cu- 
riosi Cefalopodi pelagici, Cranchidi, il cui corpo è in- 
coloro e di una trasparenza cristallina, con poche 
macchie di pigmento. Orbene, si osserva che le più 
vistose di queste macchie stanno al disopra e al di- 
sotto del cervello e delle masse gangliari ottiche, 
cioè dei centri nervosi più importanti. 

Assai più discutibile sembra l'azione che esercitano 
sui cromatofori i vasi sanguigni. Il Loeb ha veduto 
che negli embrioni di Fundulus (un pesce nord- 
americano) i cromatofori si radunavano attorno ai vasi 
sanguigni e crede con ciò dimostrata una volta di più 
la importanza dei tropismi (i), perchè suppone che i 
cromatofori vengano attratti dall'ossigeno contenuto 
nel sangue circolante. Altri sostengono che i croma- 
tofori ci diano soltanto l'illusione di ubbidire a spe- 

(') Circa i tropismi, vedi il oap* IV, 



472 Capitolo sedicesimo 

ciali tropismi, mentre in realtà non fanno che seguire 
le vie di minore resistenza, svilupparsi cioè nelle dire- 
zioni dove trovano minori ostacoli da parte di altri 
tessuti. Non sarebbe forse difficile decidere la que- 
stione per via sperimentale, dirigendo tenuissimi getti 
di ossigeno sopra parti determinate . di embrioni. 

Kiguardo alla funzione generale dei cromatofori, 
v'è un fatto che merita di essere specialmente notato : 
un'associazione più o meno intima che si stabilisce 
fra il sistema cromatoforo e l'organo della vista. 

L'esperimento ha posto fuori dubbio che in alcuni 
animali, per esempio in alcuni Crostacei, certe qualità 
di cromatofori entrano in funzione quando lo stimolo 
luminoso è loro comunicato dall'occhio; per dirla in 
termini più rigorosi, l'impressione luminosa ricevuta 
dalla retina si comunica, per mezzo del sistema ner- 
voso centrale, al sistema cromatoforo. Il Megusar, 
che ha fatto in proposito molte ed accurate esperienze, 
ha veduto che se ad un Gamberetto ma,YÌno (Leander) 
si recidono alla base i peduncoli oculari, tosto i cro- 
matofori rossi, bruni e gialli cessano di funzionare 
e rimangono paralizzati. Ma questa non è regola gene- 
rale, tant'è vero che i cromatofori bianchi dello stesso 
Crostaceo possono reagire in via diretta all'azione della 
luce ed anche nell'animale, accecato mantengono inal- 
terata la propria sensibilità. Credo opportuno citarvi 
anche un altro fatto d'importanza generale; esso di- 
mostra come il sistema cromatoforo subisca influenze 
forse determinate in origine dalla luce solare, ma non 
collegate attualmente da relazioni dirette con questo 
fattore. L'apparato in quistione suol presentare dei 
cambiamenti periodici che corris|M>n(l(Ui<) ;i11;i1um- 



I colori degli organismi marini ecc. 473 

narsi del giorno colla notte; c'è dunque una specie 
di riposo periodico dei cromatofori, un ritmo vi- 
tale intonato al periodo diurno. E allo stesso modo 
che certe Attinie, tenute costantemente immerse 
nell'acqua di mare, continuano ad ubbidire per qualche 
tempo al ritmo della marea, così certi Crostacei hanno 
continuato a presentare il ritmo diurno dei cromato- 
fori, anche se mantenuti in permanenza nell'oscurità. 
Il fatto, scoperto dal Jourdain, è stato poi confermato 
dal Keeble e dal Gamble, due biologi inglesi che hanno 
studiato a lungo l'argomento, e da molti osservatori 
successivi. Aggiungerò che la condizione notturna 
del sistema cromatoforo nei Crostacei è generalmente 
completa contrazione dei cromatofori e quindi una 
tinta molto chiara del corpo; per contro nei Crangon 
il pigmento nero si espande durante le ore notturne. 

Ed ora è tempo di chiedersi: quale influenza gene- 
rale sulla tinta del corpo posseggono i meccanismi 
delicati che abbiamo descritto f Comoda e semplice 
sarebbe la quistione se si potessero estendere ai Cro- 
stacei, ai Cefalopodi, ai Pesci (dato che meritino con- 
ferma) le conclusioni del botanico Gaidukov. Questi, 
coltivando delle Oscillatorie in recipienti di vetro a 
diversi colori, osservò che i filamenti di tali Alghe 
assumevano un colore complementare rispetto a 
quello della luce adoperata. Aggiungerò che anche due 
zoologi, il Gamble ed il Keeble già nominati, hanno 
creduto di poter dimostrare la produzione di colori 
complementari anche nella livrea di alcuni Pesci 
(Labridi), ma tale interpretazione non trova oggi con- 
senso. 

in generale le cose procedono un po' diversamente 



474 Capitolo sediceaivto 



a seconda che la luce giunge agli animali diretta- 
mente oppure vien riflessa dal fondo; nella prima 
condizione si trovano, com'è ovvio, gli organismi 
planctonici; nella seconda vivono, molto spesso, gli 
abitatori del dominio costiero. 

Trattandosi di luce diretta, si è veduto che luci de- 
terminate producono sul sistema cromatoforo una 
data reazione; ne risulta una tinta complessiva del- 
l'animale, che in molte specie non ha somiglianza col 
colore dell'ambiente. In altre specie, per contro, è 
noto che le modificazioni del pigmento hanno per ri- 
sultato di assimilare, entro a certi limiti e in modo più 

meno fedele, la colorazione del corpo con quella 
dell'ambiente che lo circonda. Questa omocromia 
è stata verificata a mo' d'esempio in alcuni Labridi, 
i quali, come ben ricorderete, hanno livree vistose, 
che rivaleggiano con quelle dei Pappagalli americani, 
e in cui predominano sopratutto le tinte azzurre e 
verdi. 

Assai più diffusa e tangibile si rivela l'influenza che 
sul colore del tegumento esercita il fondo marino. 

1 pescatori sanno benissimo come certi Cefalopodi 
e Pesci possano rivestire un colore tanto somigliante 
a quello del fondo marino sul quale vivono, da in- 
gannare anche un occhio ammaestrato da lunga pra- 
tica. E, ripensando a quanto abbiamo detto riguardo 
ai Diogenes, alle piccole Sogliole e ad altri abitatori 
delle sabbie litorali, si può aggiungere che non sol- 
tanto nella tinta del coi*po, ma anche nella disposi- 
zione delle macchie, delle strisele, delle sfumature 
vi è spesso qualche cosa che molto si avvicina al di- 
segno offerto dal fondo. Uno sperimentatore ameri- 



I colori degli organismi marini ecc. 475 



cano, il Sumner, mantenne delle Sogliole in acquari 
che avevano il suolo fatto a scacchiera nera e bianca 
o variegato con altri disegni, e vide il disegno cutaneo 
modificarsi, per effetto di espansioni e di retrazioni 
dei cromatofori, tanto da imitare, sebbene in modo 
assai incompleto, l'aspetto del fondo. 

L'intima connessione che già abbiamo notato, tra 
cromatofori ed organi visivi, si rivela sopratutto in 
queste colorazioni provocate dal fondo marino. I 
Pesci accecati non vanno più soggetti a cambia- 
menti di colore o, se qualche attività dei cromatofori 
ancora persiste, non si tratta mai di mutamenti in 
armonia colla tinta del substrato. Ricorderò a questo 
proposito un particolare degno di nota: gli stimoli 
luminosi che si manifestano efficaci pel funzionamento 
dei cromatofori, almeno nei Pesci, sono soltanto quelli 
che colpiscono la porzione inferiore della retina; di- 
fatti, se la metà superiore dell'occhio vien spalmata 
con una vernice opaca, il Pesce nulla manifesta di 
anormale: mentre se l'occhio vien ricoperto nella sua 
metà inferiore, l'animale si comporta come se fosse 
completamente accecato. Sembra inoltre che cosifatti 
fenomeni siano fortemente influenzati dal prolungato 
esercizio; così un Rombo, il quale aveva vissuto per 
un tempo assai lungo sopra un fondo di sabbia bianca, 
impiegò ben quattro giorni per adattarsi ad un fondo 
di colore bruno ; ripetendo successivamente il passaggio 
a brevi intervalli, l'adattamento cromatico divenne via 
via più rapido, fino a produi-si in due sole ore. 

L'influenza cromatica che il fondo esercita sopra 
il tegumento di certi animali marini viene intei'pre- 
tata come una sorta di processo fotografico, nel senso 



476 Capitolo sedicesimo 



che l'immagine del fondo formata sulla retina, si ri- 
produce nel cervello e di qui vien trasmessa al tegu- 
mento mediante il sistema nervoso. Ma se questa è 
una maniera di concepire il fenomeno, uno dei più 
suggestivi della fisiologia comparata, non vale certo 
a farne comprendere l'intima natura. 

Una persona che non ragioni tanto per il sottile sa- 
rebbe indotta senz'altro ad affermare che il sistema 
cromatoforo ha la funzione d*intonare il colore del 
corpo al colore della luce riflessa dal fondo. Ma i 
fisiologi hanno voluto analizzare il fenomeno per co- 
noscere quale fra gli elementi che la fisica considera 
in un raggio colorato fosse veramente responsabile 
dei fatti dianzi riferiti. Molti autori, e fra gli altri 
il Fuchs, il quale ha passato in rassegna tutte le espe- 
rienze compiute in questo campo, reputano ben di- 
mostrato che i cromatofori reagiscano alla intensità 
della lucQ, mentre, secondo loro, nulla proverebbe 
ancora, in modo scevro da critica, che i cambiamenti 
di volume del pigmento siano governati dalla lun- 
ghezza d'onda, ossia dal colore della luce. 

Non posso dilungarmi su questo punto, ma sono 
disposto a credere che anche il colore abbia la sua in- 
fluenza. E, dato che il colore non agisca sui mutamenti 
rapidi del sistema, non escluderei che debba influire 
durante lo sviluppo nel periodo di formazione dei cro- 
matofori e dei pigmenti ditt'usi. Parlo sopratutto di 
quegli animali che frequentano ambienti di. colore 
costante e nei quali la tinta fondamentale del corpo 
s^i mantiene sempre più o meno simile a quella del 
substrato. Faccio astrazione, ben inteso, dai casi nei 
(|ii;i1i il colore dipende da nutrimento iii^rrito. 



/ colori degli organismi marini ecc. 477 

Aggiungerò brevi cenni anche sulla quistione della 
omocromia attiva. Secondo tale concetto si am- 
mette che un animale bruno, verde o d'altro colore 
per ragioni indipendenti dalla influenza attuale del 
fondo tende a dirigersi verso l'ambiente che armonizza 
colla tinta del suo corpo, in altre parole non è il fondo 
che determina il colore dell'animale, ma bensì un co- 
lore preesistente che determina la scelta del fondo. 
Tuttavia non abbiamo prove sicure che un adatta- 
mento attivo si produca veramente fra gli animali 
marini. In certi Gamberetti d'acqua dolce (Palaemo- 
netes) il Megusar ha potuto vedere che le varietà 
bruno -scure preferiscono i fondi bruni e le varietà 
bianco -grigie i chiari; ma anche in questo caso può 
esservi quistione di intensità luminosa e non di co- 
lore ed in tale senso il Megusar interpreta il fatto. 
Egli pensa che la varietà scura sia abituata a vivere 
entro certi limiti d'intensità della luce riflessa da fondo ; 
quando una luce più intensa colpisce la retina, l'ani- 
male risente una sensazione sgradevole che provoca 
un movimento di fuga, mentre il fatto inverso si pro- 
duce per la varietà chiara. Ed ecco il momento oppor- 
tuno per richiamare alla memoria del lettore la Maja 
verrucosa ed il curioso istinto che tra le mani del Min- 
kiewicz questo Granchio ebbe a rivelarci. Quando la 
Maia, tra variopinte striscio di carta presceglie, per 
attaccarsele al dorso, quelle di tinta corrispondente 
alla carta ond'è fasciata la parete dell'acquario, si 
producono fenomeni che hanno stretta relazione cogli 
altri testé riferiti. Il Granchio orienta i movimenti 
raccoglitori delle sue pinze verso una luce di qualità 
corrispondente a quella che, attraverso le pareti del- 



478 Capitolo sedicesimo 



l'acquario, Viene a colpire il suo apparato visivo (^). Sif- 
fatta qualità consisterebbe nel colore secondo il Min- 
kiewicz, nella intensità luminosa secondo altri, ma ciò 
non è per noi di essenziale importanza. A noi importa 
sopratutto di notare come l'influenza della luce che, 
per la mediazione dell'organo visivo, suole esercitarsi 
sopra il sistema cromatoforo, nella Maja si eserciti 
invece sopra i movimenti attivi che presiedono alla 
mascherata. 



Ora sapete, almeno per sommi capi, quali siano gli 
elementi istologici che determinano il colore negli 
animali marini, quali mutamenti valgano a provocare 
nell'aspetto generale del corpo e come ne venga rego- 
lato il meccanismo. Un' ultima e legittima domanda 
rimane da soddisfare : quale funzione possiede l'appa- 
rato cromatoforo e quale utilità si deve attribuire 
ai colori in generale ed ai cromatofori in particolare 
nella vita degli animali marini ? Per quanto nell'esame 
di una quistione scientifica lo studioso cerchi di spo- 
gliarsi d'ogni preconcetto, è talvolta opportuno di 
assumere subito una posizione nel campo delle idee 
generali, poiché il modo stesso d'impostare i problemi 
e di sottoporli a discussione può radicalmente cambiare 
a seconda che certe premesse vengono accettate op- 
pure respinte. 

Circolano oggi tra i biologi ed il pubblico colto arti- 



ca) Vedi osservazione, in nota, a pag. 322. 



/ colori degli organismi marini ecc. 479 

coli di riviste e libri che trattano dei problemi fonda- 
mentali della biologia con indirizzo alquanto diverso 
da quello che dominava qualche lustro fa, quando il 
pensiero scientifico s'informava generalmente ai con- 
cetti classici della teoria evolutiva. E siccome il pub- 
blico che non ha l'occasione né il tempo di approfon- 
dire i problemi legge di preferenza gli scritti nuovi 
e non consulta i vecchi, anche se più importanti, io 
mi riferirò ai nuovi per mettere a fuoco la questione. 
D'altronde l'indole di questo libro non si preste- 
rebbe a lunghe e profonde disquisizioni di biologia 
generale. Mi limiterò dunque a discutere in breve due 
concetti opposti, che spesso compariscono in lavori 
speciali ed in opere di volgarizzazione biologica. Sen- 
tiamo, se il termine vi pare lecito, la campana del- 
l'estrema destra e quella dell'estrema sinistra e ve- 
diamo quale delle due suoni più gradita al nostro orec- 
chio o se piuttosto sia da preferire la nota intermedia. 
Da una parte stanno i vitalisti. La scuola vitalista, 
com'è noto, fa intervenire nei fenomeni della vita 
organica un quid specifico ; un principio vitale proprio 
agli esseri viventi, a differenza della scuola meccani- 
cista, la quale sostiene che tutto debba un giorno 
venir spiegato e coordinato, anche nel mondo organico, 
dalle leggi della fisica e della chimica. Per i vitalisti 
dell'ala estrema questo principio vitale (ch'essi iden- 
tificano colla psiche, donde il nome di psico -biologia) 
ha il potere di plasmare organi ed organismi in modo 
corrispondente ai bisogni della specie, secondo un 
determinato fine; la finalità sarebbe secondo loro il 
gran propulsore dello sviluppo organico. Conviene 
aggiungere che nulla di sostanzialmente nuovo v'ha 



480 Capitolo sedicesimo 

negli attuali concetti psico -biologici d'oltr'Alpe, poiché 
dieci lustri or sono li sviluppava, in chiare note, l'il- 
lustre botanico chiavarese Delpino, uno dei fondatori 
della biologia vegetale. Secondo i canoni psicobiolo- 
gici si deve ricercare nella finalità la prima cagione 
delle disposizioni organiche; un organo si forma nel 
tempo e nel luogo richiesti dalle esigenze della specie. 
Così l'apparato luminoso dei Cefalopodi e dei Pesci 
batipelagici si sarebbe formato perchè questi animali 
hanno bisogno di fari che rischiarino loro il cammino : 
le colorazioni verdi degli animali viventi nelle praterie 
sottomarine sarebbero determinate dal bisogno di 
protezione della specie, la quale, possedendo una tinta 
analoga a quella del fondo, viene scoperta assai più 
difficilmente dai nemici carnivori, ecc. (^). 
. Esaminiamo invece la tesi dei meccanicisti ad ol- 
tranza. Questi sono degnamente rappresentati dal capo 
scuola, il celebre biologo americano Loeb, ed in modo 
ancor più genuino da un francese, il Bohn. Nei suoi nu- 
merosi lavori il Bohn sostiene non doversi ammettere 
alcuna finalità come causa delle forme organiche e degli 
atti negli organismi, poiché forme ed atti sono fatal- 
mente determinati da fattori fisici e chimici, indipen- 
dentemente dall'utile che ne può derivare all'organi- 
smo, tant'é vero che riescono molte volte inefficaci o no- 
civi. Dovrebbe il biologo indagare soltanto quali condi- 
zioni inteme e quali agenti esterni valgano a produrre 
i fenomeni, la questione della utilità biologica offrendo 
ben scarso interesse. Un esempio caratteristico delle 
idee del Bohn si trova nel suo modo di prospettare 



(*) Si ritorna così alle idee del Lamarck. 



l colori degli organismi ynarini ecc. 481 

talune questioni relative alle colorazioni ed agli at- 
teggiamenti degli animali. Secondo il Bohn non è im- 
probabile che la patologia costituisca una delle basi 
della evoluzione. Certi stadi morbosi del corpo; certi 
indebolimenti locali nell'attività dei tessuti provocano 
l'apparizione del melanismo (accumulo di pigmento 
nero) nella pelle; non potrebbe essere questa la prima 
ragione del melanismo nei Pesci di acqua profonda ? 
Per quanto concerne i vistosi colori e gli strani atteg- 
giamenti dei maschi durante la stagione degli amori, 
il Bohn richiama l'attenzione del lettore sul fatto che 
in quel periodo molti prodotti di escrezione della 
femmina passano nel tuorlo dell'uovo, mentre nel 
maschio una parte di essi può accumularsi nella pelle 
sotto forma di pigmento colorato. E siccome la eli- 
minazione insufficiente da parte dei reni suole dar 
luogo a fenomeni di intossicazione, le strane movenze, 
le (( danze » di tanti maschi nel periodo della riprodu- 
zione sono forse spasmi muscolari di origine tossica, 
che potrebbero avere molti punti di contatto colle 
crisi di uremia che si descrivono nell'uomo... 

Fin qui il Bohn ; e la mia opinione ? 

È indubitato che nella fauna marina, come in ogni 
altra fauna, compariscono strutture ed atteggiamenti, 
l'utilità dei quali salta agli occhi. Ma parmi s'intuisca 
dall'esame imparziale delle natura che una tale condi- 
zione sia ben lungi dall'apparire universale. Non potrei 
accettare la tesi degli psicobiologi che fan tutt'uno 
di causa e di scopo biologico. L'origine delle forme e 
dei fenomeni vitali e la loro utilità biologica mi sem- 
brano due cose ben distinte e per nulla in antitesi 
l'una coU'altra. Scoprire che un Gasteropodo Nudi- 
si - R. ISSEL. 



482 Capitolo sedicesimo 



branco è bruno perchè si nutre di Alghe brune non 
pregiudica, per me, la quistione se la tinta bruna debba 
o no proteggerlo contro i carnivori ; soltanto non dirò : 
questo animale è bruno perchè il colore bruno lo 
salva dalle insidie dei nemici. 

D'altra parte non ammetterei che sia di poco mo- 
mento il rendersi conto dell'utilità biologica e quindi 
non sarei d'accordo cogli ultra-meccanicisti. Anzi ri- 
terrei che questo tattore ci sia di grande aiuto nel com- 
prendere le reciproche relazioni degli organismi e i 
problemi relativi al modo con cui lo spazio abitabile 
vien popolato. E sceglierei una via intermedia fra i 
due estremi accennati, ammettendo che molte dispo- 
sizioni organiche (e forse anche molte abitudini) siano 
nate indipendentemente dalle relazioni d'ambiente del- 
l'organismo ma che in determinate circostanze, e sotto 
l'impulso di ignoti fattori, siano capaci di modificarsi 
e di perfezionarsi coU'esercizio di queste relazioni. 

Due problemi separati adunque, ed entrambi in- 
teressanti. 

Questa breve incursione nel campo delle idee gene- 
rali ci servirà per discutere con maggiore conoscenza 
di causa la funzione ed il valore biologico dei pigmenti 
colorati nella fauna marina. 

È molto probabile che in animali relativamente 
bassi (o meglio poco specializzati), come certi Vermi 
e certi Molluschi, il colore e la distribuzione dei pi- 
gmenti si debbano considerare come semplice con- 
seguenza del ricambio. Ma laddove il pigmento si 
organizza in un delicato sistema cromatoforo, connesso 
a speciali terminazioni nervose, si può prevedere a 
priori che abbia pure assunto un particolare ufficio 
nella vita dell'animale. Quale sarà questo ufficio 1 



/ colori degli organismi marini ecc. 483 

Dopo i lavori classici del Darwin, del Wallace, del 
Weissman si è fatto un gran parlare delle colorazioni 
cosidette protettive ed è prevalsa, sopratutto tra gli 
zoologi, la tendenza a considerare certe tinte ed in 
particolare i mutamenti repentini di colore, come adat- 
tamenti protettivi. Nel caso di animali che assumono 
colore uguale al fondo ove posano, come si verifica 
per il Polpo, per le Sogliole e per molti altri, si ammette 
che il meccanismo dei cromatofori raggiunga l'effetto 
di rendere l'animale poco visibile, occultandolo al- 
l'occhio dei nemici. Quando l'animale ostenta all'im- 
provviso macchie di colore, come fa il Blenniiis ocel- 
laris, spiegando l'occhiuta pinna dorsale, si parla 
allora di atteggiamenti e di colori terrifici, desti- 
nati cioè ad incutere terrore al nemico ed a fargli 
abbandonare l'inseguimento. Le belle tinte di certe 
specie, ad esempio le livree nuziali nei maschi, tanto 
spoetizzate dal Bohn, furono considerate come orna- 
menti atti a sedurre la femmina. Anche cultori mo- 
dernissimi di oceanografìa biologica, come lo Steuer 
e più di recente anche l'Hjort, non sono alieni dal con- 
siderare le tinte vivaci del plancton come protettive. 
L'azzurro delle Velelle e delle larve di Triglia sarebbe 
una difesa contro i Gabbiani ed altri Uccelli marini, 
poiché la massa delle acque marine suole apparire 
azzurra all'occhio che la vada scrutando dall'alto. 
I Crostacei scarlatti del plancton profondo vivono 
in una zona dove i raggi rossi della luce solare sono 
quasi tutti assorbiti; per conseguenza appariscono 
neri e non meno protetti contro i loro nemici di quanto 
lo siano i Pesci luminosi di un nero vellutato che nuo- 
tano nelle stesse acque. 11 pigmento bruno ai ('rostacei 



484 Capitolo sedicesimo 



che vsi arrampicano sulle Alghe brune, il pigmento verde 
agli altri che si attaccano alle Zostere ed alle Posi- 
donie conferiscono quella protezione che non verrebbe 
loro assicurata dai tardi movimenti né dal corpo 
inerme. Queste interpretazioni, a prima vista tanto 
seducenti, han subito negli ultimi tempi assalti repli- 
cati della critica. 

Conviene aggiungere che la critica ha trovato ap- 
pigli sopratutto nel campo della biologia marina. 
Intanto vien sollevata contro la teoria dei colori pro- 
tettivi una obbiezione di carattere fondamentale. 
Per affermare che la livrea colorata protegga la preda 
dalle insidie del predatore, o sul predatore stesso pro- 
duca una impressione di spavento, bisognerebbe ac- 
certare che i carnivori marini distinguano i colori a un 
dipresso come noi. Secondo alcuni ciò non è affatto 
dimostrato; altre esperienze proverebbero invece che 
i Pesci distinguono e ricordano i colori. E, ammettendo 
pure che la protezione risulti efficace anche dinnanzi 
all'apparato ottico dei carnivori, altre difficoltà ri- 
mangono insolute. Alcune di queste vertono sulla 
posizione e sulla distribuzione dei cromatofori. È ra- 
gionevole attribuire a tali elementi una funzione pro- 
tettiva od ornamentale, quando essi compariscono in 
grande quantità anche alla superficie di organi in- 
terni, non esercitando, in tale posizione, alcuna in- 
fluenza sopra l'aspetto generale del corpo ? Aggiungete 
poi che il microscopio rivela spesso, nei tegumenti, dei 
cromatofori isolati di colore vivace, mentre la colora- 
zione risulta nel suo complesso uniforme e tutt'altro 
che vistosa. Fra le Alghe sommerse abbiamo incontrato 
il piccolo Granchio Aeanihonìj.r hinuìaius; orbene nel 



1 colori degli organismi marini ecc. 485 

tegumento di questa specie spiccano dei cromatofori 
azzurri e vermigli (^) che certo influiscono assai poco 
sopra la colorazione verde, bruna o rossiccia del corpo ; 
esempi piti dimostrativi ancora si trovano in alcuni 
Pesci di scogliera. 

Un'altra obbiezione di non poco conto vien sugge- 
rita dalla rapidità colla quale il sistema cromatoforo 
suol reagire. Perchè i mutamenti dei cromatofori 
riuscissero veramente efficaci in un animale che si 
sposta con rapidità, occorrerebbe che contrazioni ed 
espansioni fossero sempre assai pronte, come si verifica 
generalmente nei Cefalopodi, e non molto lente, come 
accade invece in tanti Crostacei. Si è fatto osservare 
che l'omocromia tra l'animale e il fondo, allorché 
l'animale s'innalza nuotando, non potrebbe avere al- 
cuna efficacia contro il carnivoro che tende agguato 
dal basso. 

E se l'utilità difensiva dei pigmenti, nel senso fin 
qui discusso, apparisce in molti casi assai dubbia, 
non si potrà attribuire agli stessi una funzione fisio- 
logica d'ordine più generale ? Oggi sono di questo pa- 
rere autorevoli fisiologi e bisogna riconoscere che nes- 
sima difficoltà importante sembra contrastarlo. I cro- 
matofori sarebbero schermi colorati, grazie ai quali 
verrebbe moderata e regolata l'energia luminosa che 
agisce sul tegumento. Ogni categoria di cromatofori 
risente in modo diverso la luce di determinata inten- 
sità (e forse di determinato colore) e il sistema, nel suo 
complesso, reagirebbe in maniera da fornire ai sotto- 
stanti tessuti l'energia richiesta pel buon funziona- 
mento di questi. 



(*) Ossei'vazioue comuuicataini dalla s^ig•uom Dott. Brezzi. 



486 Capitolo sedicesimo 



Qualche fisiologo ha pure sostenuto l'idea che l'ap- 
parato cromatoforo debba anche servire còme regola- 
tore del calore; ma se l'ipotesi sembra probabile per 
quanto concerne certi Vertebrati inferiori che vivono 
sulla terra emersa (e in modo particolare i Camaleonti) 
non sembra potersi applicare agli animali marini. 

Con tutto ciò non crederei a priori che il naturalista 
debba sempre ingannarsi quando intuisce nei pigmenti, 
oltre ad una funzione d'importanza assai piti generale, 
anche una difesa contro i nemici, sopratutto nei casi 
pili spiccati e negli animali la cui vita psichica è già 
abbastanza complessa. Per molte specie saranno senza 
dubbio giustissime, o in tutto o in parte, le obbiezioni 
enumerate poc'anzi, ma sinché la biologia non registri 
esperimenti tali da provarmi il contrario, io riterrò 
sempre che una probabile funzione regolatrice della 
energia luminosa si possa adattare, in via secondaria 
alla protezione della specie contro ai carnivori. Consi- 
dero dunque come difensive le colorazioni déìV Idotea 
e del Planes, il disegno delle Sogliole, la mascherata 
delle Maja. 

La poetica concezione del Mackenzie, che nella 
eleganza delle forme e dei colori animali ravvisa una 
manifestazione estetica della natura, di carattere pu- 
ramente oggettivo, può forse acquietare l'artista. Al 
biologo si richiedono ancora difficili ricerche e mol- 
teplici esperienze onde veder chiaro nell'intricato pro- 
blema. 



/ colori degli organismi marini ecc. 487 



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CAPITOLO XVII. 

I Pesci utili e la pesca. 
Pesci planctonici ed Anguilla 



Sommario: Acciuga e Sardina. — Tonno — Pesce-Spada. — 
Anguilla. 

La biologia dei Pesci più ricercati dall'uomo, i me- 
todi di pesca, la produttività del mare dal punto di 
vista pratico, sono argomenti di così grande impor- 
tanza, che non dovrebbero mai venire lasciati comple- 
tamente in disparte anche da chi coltivi la biologia 
marina senza fini di applicazione. D'altronde i reperti 
teorici della biologia marina sono collegati da mol- 
teplici relazioni coi problemi pratici della pesca e 
riuscirebbe spesso difficile di stabilire dove cessino 
gli uni e dove gli altri comincino a delinearsi. Già si 
è verificato in questo, come in altri campi, che un 
lavoro di puro interesse teorico acquistasse, coU'andar 
del tempo, un valore non preveduto anche dal lato 
pratico. Per lo piti il pubblico non si rende ben conto 
di tali circostanze ed il porle in chiara luce vorrebbe 
essere uno degli scopi di questo capitolo, il quale d'al- 
tronde, non j)uò certo fornire sui Pesci e sulla pesca 



/ Pesci utili e la pesca - Pesci planctonici 489 

informazioni tanto minuziose come quelle che il let- 
tore potrà facilmente rintracciare in lavori speciali 
della materia. 

Osserveremo prima di tutto che nel Mediterraneo 
l'importanza economica dei Pesci pelagici e migratori 
è superiore a quella delle specie che vivono in relazione 
col fondo. Questi Pesci pelagici ricercati dall'uomo si 
ripartiscono in due sole famiglie: i Clupeidi e gli 
Scombridi, mentre i Pesci bentonici più apprezzati 
sul mercato appartengono a svariate famiglie. 

Ai Clupeidi si riferiscono l'Acciuga, la Sardina dei 
nostri mari e l'Aringa dei mari nordici ; agli Scombridi 
il Tonno, la Palamita, lo Scombero, il Biso, il Pesce 
spada ed altre specie nostrane meno importanti. 




Fig. 176. 
Acciuga {Eiu/raulis enchrasicholus L.)- Originale, Geuova 

L'Acciuga (fìg. 176) ha grande valore economico in 
tutti i porti mediterranei e dà luogo, colla Sardina, 
alla sola pesca veramente importante per la nostra Li- 
guria. È iin pesciolino di forme allungate, compresso 
ai lati e da noi raramente oltrepassa i 15 centimetri 
di lunghezza; nell'Atlantico supera i 20. 

Le Acciughe pescate nel Mare Ligure sono general- 
mente più piccole di quelle che si pescano lungo le 
coste dell'Italia meridionale e della Sicilia. Le squame 



490 Capitolo diciasettesiìno 

larghe e sottili che ricoprono il suo corpo si distaccano 
con grande facilità; la sua mascella inferiore si pre- 
senta alquanto più breve della superiore, carattere 
questo che permette di facilmente distinguere l'Ac- 
ciuga dalla Sardina; lungo il ventre corre una carena 
liscia. Ha un colore verde o verde azzurro con splendidi 
riflessi metallici sul dorso, argenteo sul ventre ; una li- 
nea nerastra separa la tinta dorsale dalla ventrale. 

L'Acciuga non è soltanto un'abitatrice del nostro 
Mediterraneo, ma la sua patria si estende a tutta la 
parte meridionale dell'Oceano Atlantico; è ben raro 
che nei suoi viaggi si spinga a settentrione dell'Inghil- 
terra. È pesce gregario per eccellenza, poiché suol 




Fig. 177. 
Uovo di acciuga, x 20. Originale. Quarto dei Mille. 

muoversi in branchi composti da numero stragrande 
di individui che compariscono nelle nostre acque co- 
stiere in inverno avanzato, in primavera ed in estate. 
Questa migrazione in massa verso le rive, come av- 
viene di regola nei Pesci pelagici, coincide coU'epoca 
della riproduzione e infatti le femmine spargono nel 
plancton di superficie milioni e milioni di uova gal- 
leggianti, che, nel mare Ligure, si trovano da maggio 
a settembre. 

Il carattere che fa riconoscere a prima vista le 



/ Pesci utili e la pesca - Pesci planctonici 491 

uova di Acciuga (fig. 177) è la forma ellissoidale in 
luogo della sferica normale fra i Pesci, e non è difficile 
scoprirle ad occhio nudo in un bicchiere di plancton 
perchè sono abbastanza grandi (millim. 1,2). Os- 
servandole al microscopio, si scorge, nelle piti avan- 
zate, l'embrione avvolto a semicerchio, diafano come 
cristallo, e, attaccato al ventre di questo, un ammasso 
di tuorlo nettamente segmentato in larghi poliedri. 

Le Acciughe novelle (fìg. 178) che sgusciano dal- 
l'uovo si mantengono prive di pigmento fino ad uno 
stadio relativamente molto avanzato del loro sviluppo. 
Giovanissime Acciughe e Sardine vengono pescate in 
quantità grandissima in vicinanza immediata della co- 
sta; poste in commercio sotto il nome di Gianchetti, 
sono da molti considerate come una ghiottoneria. 1 
Gianchetti non vanno confusi coi Rossetti dalla tinta 
rossastra, i quali, malgrado l'esigua dimensione, sono 
Pesci adulti; appartengono alla famiglia dei Gobiidi o 
Ghiozzi e vengono chiamati scientificamente Aphya 
pellucida. 

Secondo il Page, i giovani dell'Acciuga, una volta 
acquistato il pigmento e raggiunta la lunghezza di 
12 centimetri, già sono in grado di riprodursi nel me- 
desimo anno in cui sono nati: quando tornano a visi- 
tare le coste nell'annata successiva lian raggiunto la 
lunghezza massima di 17-18 centimetri e depongono 
le uova una seconda volta; poi scompariscono defi- 
nitivamente e tutto fa credere che colla seconda depo- 
sizione di uova si chiuda il loro ciclo vitale. Per con- 
siderare attendibili tali risultati bisogna presupporre 
che le Acciughe europee costituiscano una specie 
unica ed omogenea. Invece risulta probabile, per le 



492 Capitolo diciasttlesimo 

ricerche del Lo Giudice, che la specie in questione al 
pari dell'Aringa si possa smembrare in un certo nu- 
mero di sottospecie o di razze locali, ciascuna distinta 
da particolarità morfologiche (e forse biologiche). 




Fig. 178. 
Giovanissime Accingile (Giauclietti); grand, natnrale. Fotogi-, 
originale. Genova. 



/ Pesci utili e la pesca - Pesci planctonici 493 

La ►Sardina (Clupea pilahardiis Art., fig. 179) è pa- 
rente dell'Acciuga, ma facilmente se ne distingue pei 
caratteri generali del genere Clupea, fra i quali ricor- 
deremo la mascella superiore alquanto più corta della 
inferiore e la carena denticolata lungo il ventre. La" 
lunghezza raggiunge i 16 centimetri nel nostro mare 
(i 25 nell'Atlantico); il colore è di un bel verde me- 
tallico sul dorso, con fascia laterale azzurrognola, 
ventre d'argento ed opercoli a riflessi dorati. 




Fig. 179. 
Sardina (Clupea pilchardus Art.) Originale. Genova. 



Le sue uova hanno il tuorlo segmentato come nel- 
l'Acciuga, ma presentano forma sferica anziché ellis- 
soidale; nelle larve la pigmentazione è piti precoce 
di quanto si verifichi nell'Acciuga (fig. 180). 

Dal punto di vista della biologia, la Sardina somi- 
glia all'Acciuga, soltanto depone le uova più al largo (^) 
e la sua permanenza (e quindi la stagione di pesca) 
lungo le nostre rive si prolunga per tutto l'autunno, 
spesso anche nell'inverno; nei periodi più fortunati 
si può dire che duri tutto l'anno. 

Dove vanno l'Acciuga e la Sardina quando si al- 



(^) Depone, nel ]\[editerraneo, da ottobre a marzo. 



494 



Capitolo diciaseitesimo 



lontanano dalle nostre coste ? Sebbene non ci sia dato 
seguire passo passo il loro cammino, è lecito affermare 




Fig. 180. 
Sviluppo (Iella Sardina. A, uovo con embrione, x 20. — li, 
larva appena sgusciata, >< 17. — B, larva di min. 11,5 di 
lunghezza, x Q^,U. — D, larva di 21 mm. di lunghezza, /i 3. 
Secondo il Cunningham dall' Elirenbaum (Nord. Plankton). 
1909, leggerni. modificato. 



I Pesci utili e la pesca - Pesci planctonici 495 

che al par di molte altre specie planctoniche si rechino 
più al largo ed in acque più profonde, ma sembra im- 
probabile che le razze nostrane di questi Pesci ab- 
bandonino mai le acque mediterranee. 

Dei viaggi annuali dei Clupeidi deve trar profitto 
il pescatore e il profìtto sarebbe costante e sicuro se 
le migrazioni si compissero con regolarità, sia riguardo 
al tempo, sia riguardo alla quantità del pesce. Disgra- 
ziatamente la comparsa delle Acciughe e delle Sar- 
dine è oltremodo capricciosa. Qualche volta capitano 
in stuoli enormi e le barche non bastano a caricarle 
tutte; mentre nell'annata successiva la pesca è tanto 
meschina che appena basta a pagare le spese, senza 
che l'alternarsi delle annate buone colle cattive lasci 
intravedere alcun ritmo costante. Queste variazioni 
dipendono senza dubbio da un complesso di condi- 
zioni ambienti ancora mal note e che converrebbe 
sottoporre a nuove .indagini. Certo la temperatura ha 
grande influenza, tantoché l'Hoeck ha potuto accer- 
tare che un arrivo anticipato dei Clupeidi in parola 
corrisponde, nei mari Nordici, ad una stagione ecce- 
zionalmente mite. Ma il fattore forse più importante 
nella migrazione dei Clupeidi (oltre ai fattori fisici) 
deve ricercarsi nel richiamo esercitato dal nutri- 
mento. Acciuga e Sardina sono infatti divoratrici 
impenitenti di plancton, che ingurgitano sorseggiando 
l'acqua marina; probabilmente le stesse cause che 
determinano l'aumento di plancton neritico favori- 
scono la moltiplicazione dei due Pesci e ne affrettano 
U richiamo verso le rive. Se il biologo vorrà giungere 
a dettare consigli ai pescatori mediterranei circa la 
pasca delle Acciughe, dovrà prima comjjiere un lungo 



496 Capitolo diciasettesimo 

e paziente lavoro di raccolta, di osservazione e di sta- 
tistica del plancton e porre in chiaro le relazioni che 
intercedono fra la biologia degli esseri pelagici e quella 
del Pesce migratore. Ricorderò a questo proposito 
un fatto citato dal Lobianco; la grande eruzione del 
Vesuvio nell'anno 1909 aveva siffattamente inquinato 
di cenere una parte del Golfo di Napoli che gli orga- 
nismi galleggianti erano in gran parte periti ; orbene 
in quell'annata le Acciughe non si fecero vedere, come- 
ai solito, in vicinanza immediata della costa e si man- 
tennero molto più al largo. 

Per quanto concerne le cause accidentali che pos- 
sono influire sulla comparsa dei Clupeidi, il De Filippi 
riferisce, sulla fede del Brandt, uno straordinario epi- 
sodio. Nel 1859 uno stuolo enorme di Acciughe inse- 
guito dai Delfini penetrò nel golfo di Balaklava (Mar 
Nero) in massa compatta. Rimasto prigioniero e sof- 
focato in breve spazio, gran parte del pesce non tardò 
a perire e putrefare; l'aria ne fu talmente ammorbata 
da costringere alla fuga buona parte della popolazione. 
E l'inconveniente durò a lungo, perchè le spoglie, 
cadendo sul fondo, vi avevano formato un sedimento 
di notevole spessore che veniva smosso ad ogni agi- 
tazione del mare e in parte buttato sulle rive. 

La località dove la pesca dell'Acciuga e della Sar- 
dina si pratica sopra scala più vasta è la plaga compresa 
fra la Sicilia e l'Africa ed ha per centro l'isolotto 
di Lampedusa. Quivi la pesca, esercitata in primavera 
da pescatori siciliani, dà un prodotto che può oltre- 
passare i 15000 quintali con un guadagno di oltre 
un quarto di milione di lire. Acciughe e Sardine, so- 
pratutto le prime, si pescano attivamente in tutti 



/ Ptsci utili e la pesca - Pesci planctonici 497 

i porti della nostra Liguria; centro importante è la 
cittadina di Camogli. Di qui non soltanto i pescatori 
escono al largo per fare la pesca locale con piccole 
imbarcazioni, ma vanno con barche più capaci nelle 
acque dell'Arcipelago toscano, ove si ripromettono un 
prodotto più abbondante. 

Nella cittadina di Noli fiorisce poi l'industria delle 
Acciughe salate. Il pesce vien raccolto sul posto da un 
centinaio di barche ed il bottino negli anni fortunati 
è bastato a riempire oltre 3500 barili, recando ai pro- 
prietari un guadagno di oltre un quarto di milione. 

Il metodo di pesca è assai semplice: si tende in 
mare, durante la notte, una rete mantenuta verticale 
dai piombi che ne guarniscono il margine inferiore 
e galleggiante pei sugheri fìssati al superiore. Questa 
rete che si chiama manata o manaidee misura circa 
75 metri di lunghezza per un'altezza di circa 20, viene 
coli' uno dei capi assicurata ad una barca e mantenuta 
libera all'altro estremo, lasciando che le correnti la 
trascinino pian piano alla deriva; Acciughe e Sardine 
vengono a dar di cozzo contro questa parete e, stran- 
golate dalle maglie, non hanno la forza di liberarsi. 
È spettacolo attraente il ved^r salpare le reti da Ac- 
ciughe in una giornata serena; quei pesciolini che a 
centinaia si dibattono fra le maglie sembrano lamine 
di terso argento lampeggianti al sole. 

Allorché la pesca continua nella stagione fredda, 
le Sardine invece di viaggiare alla superficie sogliono 
condurre, durante le ore notturne, vita più sedentaria, 
trattenendosi presso al fondo; in tali circostanze i 
pescatori le insidiano colle reti a strascico anziché 
colle manate. 
32 — R. IssKL. 



498 Capitolo diciasettesimo 



Ma fi*a le specie pelagiche mediterranee che sono og- 
getto di pesca ben organizzata, il Tonno occupa senza 
contrasto il posto d'onore. I Tonni appartengono 
alla famiglia degli Scombridi e si riconoscono a prima 
vista per la presenza di un corsaletto, cioè di un tratto 
nella regione toracica, dove le squame sono più grandi 
e più appariscenti, per una piccola carena longitudi- 
nale ai lati del peduncolo codale, per la seconda pinna 
dorsale che fa seguito immediatamente alla prima; 
per una serie di appendici dette p in nule, disposte 
in serie tra la seconda pinna dorsale e la gran coda 
falcata sul dorso; tra la coda e la pinna anale sul 
ventre. La specie più comune nell'Atlantico, il Thyn- 
nus alalonga L., detto anche Tonno bianco dal colore 
delle sue carni od Alalunga dalla insolita lunghezza 
delle sue pinne pettorali falciformi, è un animale di 
dimensioni relativamente modeste, poiché raramente 
giunge al metro di lunghezza, mentre il Tonno vero 
o Tonno del Mediterraneo, Orcynus thynnus (fìg. 18U.), 
chiamato pure Tonno rosso per la tinta rossiccia delle 
sue carni, è uno splendido Pesce che comunemente 
supera il metro di lunghezza e non di rado raggiunge 
i due metri; il suo peso oscilla normalmente fra uno 
o due quintali, ma si ricordano negli annali delle Ton- 
nare individui del peso di quattrocento chilogrammi e 
più (^);. la tinta è dorsalmente azzurro -scura, inferior- 



(') Nella tonnara di Tono, si presero recentemente Tonni di 
430 Kg. ed uno di 500 Kg, (Sella). 



/ Pesci utili e la pesca -Pesci planctonici 499 

mente mista di grigiastro e di argenteo; i Tonni gio- 
vani portano fasce verticali di colore più fosco. 

Il Tonno comune non si trova soltanto nel Mediter- 
raneo, ma abita una regione molto estesa; vien se- 
gnalato infatti per tutta la parte settentrionale del- 
l'Oceano Atlantico e a settentrione si spinge sino al 
Baltico ed al Mare del Nord. 



/'■' 




Fig. 181. 
Tonno {Orcynus thynnus Liitk): A, adulto. Secondo il Cuvier. 
B, larva, x 10. Secondo il Sanzo, 1910. 



È regola generale che lungo le coste mediterranee 
non si veda comparire alcun Tonno dalla fine dell'au- 
tunno sino alla primavera successiva. I primi Tonni 
visitano le* nostre acque a primavera avanzata in 
frotte numerose; sono allora ben nutriti e maturi per 
la riproduzione e vengono impropriamente chiamati 
tonni d' arrivo o tonni di corsa. Si trattengono vi- 
cino alle coste per un periodo di tempo più o meno 



500 Capitolo diciasettesimo 

lungo, poi, in un'epoca più o meno avanzata dell'estate 
e che talvolta si prolunga sino a buona parte dell'au- 
tunno, lasciano la riva e cominciano a dirigersi verso 
l'alto mare. Appariscono allora dimagriti e gli organi 
della riproduzione completamente vuoti attestano che 
nel frattempo le uova sono state emesse e fecondate. 

Questi Tonni, chiamati dai pescatori tonni di 
ritorno, non tardano a scomparire e di Tonno non 
si sente più parlare fino alla stagione successiva. Con- 
viene aggiungere che tali periodiche apparizioni del 
Tonno non si limitano al bacino occidentale, ma si 
estendono ad Oriente fino al Mare Egeo, ai Dardanelli, 
al Mare di Marmara, al Bosforo e finalmente al Mar 
Nero ; pare anzi che il golfo di Costantinopoli debba il 
suo nome di Corno d'oro all'opulenza dei cittadini, 
che in tempi andati avevano esercitato con fortuna 
l'industria del Tonno. 

Fin dall'antichità pescatori e studiosi han cercato 
di interpretare il viaggio periodico del Tonno. Donde 
vengono gli individui che a primavera incappano 
nelle nostre tonnare ? Qual'è la meta estrema della 
loro corsa ? Dove si dirigono allorquando abbandonano 
le rive italiane? Ecco altrettanti quesiti ai quali im- 
porta dare una decisiva risposta, non soltanto a van- 
taggio della scienza, ma anche nell'interesse di una 
efficace distribuzione delle stazioni di pesca. L'idea 
che dominava altre volte fra i naturalisti ed alla quale 
si mantengono ancora fedeli gran parte dei pratici 
e dei pescatori è la seguente: il Tonno non sarebbe 
un pesce indigeno del Mediterraneo, ma visiterebbe 
ogni anno le nostre acque come un viaggiatore di 
passaggio. La sua normale dimora dovrebbe ricercarsi 



/ Pesci utili e la pesca - l'esci planctonici 501 

nelle plaghe meridionali dell'Oceano Atlantico ; di qui 
il Tonno penetrerebbe ogni primavera nel Mediterra- 
neo attraverso allo stretto di Gibilterra, si spingerebbe 
fino ai lidi del Mar Nero per deporvi le uova e poi ri- 
tornerebbe alla sua patria d'origine; all'Atlantico, 
per la medesima via seguita nell'andata. 

A sostegno di questa opinione si citano alcuni ar- 
gomenti che sembrano di gran peso e prima di tutto 
l'ordine secondo il quale avverrebbero le successive 
comparse dei Tonni nei diversi punti del Mediter- 
raneo. 

Ancor oggi dai pescatori e da persone che si occu- 
pano dell'industria del Tonno sentiamo ripetere che 
a primavera i primi branchi di Tonno vengono segna- 
lati sulle coste atlantiche nei dintorni dello stretto di 
Gibilterra, poi al di qua dello stretto lungo la costa 
spagnola; poi nella Francia meridionale e nell'Italia 
settentrionale e soltanto più tardi lungo le coste del- 
l'Italia meridionale ed insulare, nonché dell'Africa 
settentrionale. Dicono i pescatori che il Tonno « viaggia 
coll'occhio sinistro », significando con ciò che il Pesce 
procede avendo sempre alla sua sinistra la terra piìi 
vicina. Tale in poche parole, la teoria della prove- 
nienza atlantica del Tonno. Ben accetta dai più, 
questa non mancò tuttavia di suscitare fondati dubbi 
nella mente di taluni naturalisti del xviii secolo e 
della prima metà del secolo passato. Ma una esposi- 
zione metodica degli argomenti contrari, resa più 
valida da nuove considerazioni, comparve soltanto 
una trentina d'anni fa per opera dello zoologo di Pavia, 
Pietro Pavesi. Egli trattò ampiamente la quistione 
rendendo conto di una inchiesta sulla pesca che il 
Governo italiano aveva afiìdata alle sue cure. 



>02 Capitolo diciastttesimo 



Fra l'altre cose il Pavesi, confrontando senza pre- 
concetto le notizie e le date relative alle catture di 
Tonno nelle diverse stazioni, non riscontra affatto 
quella regolare successione che taluno pretende. Egli 
aggiunge che se realmente il Tonno facesse il giro del 
Mediterraneo, entrando e poi uscendo per lo stretto 
di Gibilterra, la pesca dovrebbe risultare abbondante 
o scarsa nel Golfo di Cadice; inoltre, colle stragi che 
si praticano dalle tonnare, i Tonni dovrebbero essere 
di molto diminuiti alla fine del supposto giro. Risulta 
invece che queste due relazioni non si verificano 
in pratica. Importanza non dubbia va poi attribuita 
a due fatti: vi sono località del Mezzogiorno nelle 
quali si pesca qualche esemplare di Tonno durante 
tutto l'inverno e sui mercati di Sicilia si espongono 
talvolta individui giovanissimi, il cui peso non supera 
40 o 50 grammi. Tali considerazioni indussero il Pa- 
vesi a concludere che il Tonno sia stazionario nel 
Mediterraneo e che nel Mediterraneo si riproduca. 

Altri studi più recenti valgono a confermare le 
induzioni del Pavesi e danno il colpo di grazia alla 
teoria della provenienza atlantica del Tonno. Il re 
di Portogallo, Carlo di Braganza, pochi anni prima di 
perire sotto i colpi dei congiurati, aveva imitato il 
principe di Monaco dedicandosi allo studio del mare. 
Durante le crociere compiute sul suo yacht « Amelia » 
aveva raccolto una serie di dati tendenti a dimostrare 
che quei branchi di Tonno i quali in primavera si 
dirigono verso le acque di Gibilterra, non trasmigrano 
nel Mediterraneo, ma tornano indietro dopo qualche 
tempo, senza avere imboccato lo stretto. 

Pochi anni or sono il Sanzo scopriva l'uovo galleg- 



/ Peavi ulili e la pesca - Pesci planctonici • 503 

piante del Tonno: un uovo sferico di circa 2 mm. di 
diametro, e una serie di giovanissimi esemplari, il 
più piccolo dei quali non misura che 34 mm. di lun- 
ghezza (fìg. 181 B); prova sicura che il Tonno può 
figliare nelle nostre acque. 

Ma se il Tonno ha stabile dimora fra noi, come può 
sottrarsi alle insidie dei pescatori per tanti mesi del- 
l'anno ■? Ciò significa che le linee fondamentali della 
sua biologia somigliano a quelle di molti altri Pesci 
del pelago. Nella sua dimora normale il Tonno è un 
pesce batipelagico e vive a profondità considere- 
voli, probabilmente superiori ai mille metri, ove do- 
mina una temperatura costante prossima ai tredici 
gradi. Avvicinandosi l'epoca della riproduzione, un 
impulso irresistibile lo spinge a dirigersi verso le acque 
che han proprietà diverse da quelle profonde (la tem- 
peratura ha probabilmente molta influenza); nuota 
allora verso la costa e s'innalza fino agli strati super- 
ficiali. Compiuto l'atto riproduttivo, si modificano di 
nuovo gli impulsi che regolano il cammino dell'ani- 
male, manifestandosi però in maniera meno imperiosa : 
di qui il vagare isolati o in gruppi piccoli invece che 
muoversi, con direzione ben definita, in schiere com- 
patte ; finalmente il Pesce torna ad approfondarsi e 
si rifugia negli avvallamenti più profondi del Medi- 
terraneo. Dove sono le stazioni invernali del Tonno ? 
In qual periodo delle sue migrazioni l'attività ripro- 
duttiva si manifesta più intensa ! A tali domande 
non siamo in grado di rispondere, ma le indagini fu- 
ture, già iniziate da alcuni biologi e segnatamente 
da quelli del Comitato Talassografico Italiano, getto- 
ranno certo molta luce sopra l'interessante x>i'oblema, 



504 



Capitolo diciasttleaiwo 



La pesca del Tonno che procura più lauto guadagno 
è quella dei Tonni d'arrivo e gli impianti più grandiosi 
e più completi a ciò predisposti si trovano sulle coste 
deUa Sicilia, della Sardegna e della Tunisia. Sono le 



.-•-isola- 



camera 
della 
morte coda 




coda 




terra. 



Fig. 182. 
Schema di una tonnara. Dal Pavesi, 1889; semplificato. 



famose tonnare (fìg. 182), sistemi di reti fìsse che 
funzionano come gigantesche trappole entro le quali il 
Pesce viene imprigionato e poscia ucciso. Una tonnara 
si compone di due parti; la coda e l'isola. La coda è 



1 Pesci utili e la pesca - Pesci planctonici 505 

una rete molto forte, lunga da un centinaio di metri 
fino ad oltre 3 chilometri, tesa a modo di muraglia 
fra la terra e l'isola, parte principale del sistema. 
L'isola vien suddivisa in diversi compartimenti, i 
quali, a seconda del bisogno, si fanno liberamente co- 
mmiicare, oppure si separano l'uno dall'altro mediante 
chiuse mobili. I compartimenti hanno le quattro pa- 
reti costituite di reti ma non posseggono fondo, ad 
eccezione dell'ultimo, che si denomina camera della 
morte ed ha per fondo un'ampia rete orizzontale, 
sommersa. L'esperienza ha suggerito di orientare l'in- 
gresso dell'isola o bocca della tonnara in modo tale 
che il pesce, seguendo la direzione della sua corsa, o 
imbocchi direttamente l'isola stessa, oppure vada a 
cozzare contro la coda, nel qual caso non retrocede, 
ma continua il suo cammino costeggiando la muraglia 
di rete e raggiungendo ugualmente l'apertura della 
trappola. 

Allorché i Tonni sono entrati nell'isola, i pescatori, 
montati sopra numerose barche, li spaventano con 
grida, con rumori, con gettito di pietre; in tal modo 
riescono a sospingere il branco sempre più addentro 
nella tonnara, avendo cura di chiudere man mano le 
comunicazioni tra i diversi compartimenti acciocché 
il Pesce non possa più tornare indietro. Quando tutti 
i Tonni sono radunati nella camera della morte, si 
procede alla cosidetta mattanza, descritta dai testi- 
moni oculari come una fase particolarmente selvaggia 
ed impressionante della pesca. Le barche si schierano 
attorno alla camera della morte, vengon salpati tutti 
gli ormeggi che trattengono la rete di fondo e questa, 
al canto di una nenia speciale, viene sollevata a fior 



506 Capitolo diciaaelleaiino 

d'acqua dagli sforzi combinati dei pescatori. I Tonni 
guizzano e si dibattono con furia ed i loro muscoli 
possenti potrebbero ridurre a mal partito l'uomo che 
non si tenesse a prudente distanza. Ma tosto vengono 
feriti da ogni parte con lunghe aste di ferro uncinate, 
tanto che il mare tutto all'intorno rosseggia di sangue; 
poscia vengono issati sulle barche e scaricati a tèrra 
presso all'officina destinata alla conservazione. 

L'animale vien con sorprendente destrezza vuotato 
e squartato, poscia si procede alle operazioni neces- 
sarie per conservarlo. Un certo numero di individui 
vien seccato al sole e poscia salato oppure immerso 
in salamoia, ma il metodo più pregiato di conserva- 
zione consiste nel far subire al Tonno una breve cot- 
tura, poi di chiuderlo sott'olio entro a barili. E sic- 
come con tale sistema il Tonno non conserverebbe 
a lungo la sua fi'eschezza in clima caldo, si ricorre in 
larghissima scala al metodo più moderno della prepa- 
razione sott'olio in scatole di latta chiuse ermetica- 
mente. Non tutte le parti del Tonno sono ugualmente 
apprezzate; vien considerata superiore alle altre la 
ventresca (muscoli addominali) e il sapore delicato 
di questa parte è dovuto ad un olio grasso, diffuso in 
tutto il corpo, ma ivi radunato in più forte quantità. 

Si era concepita la speranza di mettere in voga 
l'olio di Tonno, ritenuto più digeribile ed anche più 
efficace, come farmaco ricostituente, del famoso olio 
di fegato di merluzzo. Ma l'impresa non sortì esito 
fortunato dal punto di vista finanziario e venne ab- 
bandonata. 

Pochi dati statistici pongono in evidenza come le 
tonnare abbiano acquistato nel Mediterraneo e spe- 



1 l'esci utili e la pesca - Pesci planctonici 507 

cialmente lungo le coste dell'Italia meridionale ed 
insulare, Timportanza di una grande industria. Nel 
1905 le tonnare italiane in esercizio ammontavano a 
49, diedero lavoro a 3225 persone e fornirono un pro- 
dotto complessivo di 81.500 quintali, valutati a circa 
tre milioni e mezzo di lire. Le più produttive sono 
quelle di Favignana e di Formica nel compartimento 
di Trapani, di Carloforte in quello di Cagliari. Nel solo 
anno 1911 la tonnara di Carloforte pescò ben 18.000 
quintali di Tonno; oltre un quinto del complessivo 
bottino. 

Ma se le tonnare sono fonte di lauto guadagno a chi 
le esercita, non bisogna dimenticare che il Tonno, 
come molti Pesci migratori, è incostante nelle sue ap- 
parizioni. Certe località una volta ben conosciute 
per la pesca copiosa vengono ora evitate da questi 
Pesci, mentre si trae buon profìtto da altre che davano 
in passato un prodotto meschino. La pratica inse- 
gna come il Tonno eviti le acque poco limpide; all'in- 
torbidamento cagionato da gettito copioso di detriti 
venne testé attribuito, e forse con ragione, il mutato 
cammino dei branchi e il conseguente danno sofferto 
da certe tonnare. In altri casi le variazioni d'itinerario, 
non hanno ancora ricevuto soddisfacente interpreta- 
zione. Gli studi biologici già iniziati sullo sviluppo 
del Tonno, nonché sulle relazioni tra i suoi movimenti 
e le condizioni fìsiche e biologiche del mare dovranno 
proporsi questa meta pratica: essere in grado di ar- 
mare nuovi impianti colla sicurezza di ottenere una 
pesca rimuneratrice. 

Mi son riferito fìnora alla pesca, in grande scala, 
del Tonno. Non merita questo nome, ma é degna tut- 



508 Capitolo diciastilesimo 

tavia di essere ricordata la pesca dei Tonni di ritorno, 
che si pratica nell'Italia settentrionale con mezzi 
assai più modesti e con prodotto molto meno copioso. 
Kicorderò la tonnarella di Camogli, sistemata presso 
alla città omonima, lungo la costa rocciosa del pro- 
montorio di Portofino. Si tratta di un impianto sem- 
plificato e pel numero delle camere e per le comples- 
sive dimensioni. La coda misura 350 metri di lun- 
ghezza; l'isola circa 230. Con questa tonnarella si 
prendono Tonni di peso generalmente non superiore 
a 20 o 30 kg.; la raccolta annua nel 1913 è stata di 
circa 200 quintali. 



Anche il Pesce-spada (fig. 183 J.) merita un cenno 
particolare. Può dirsi cosmopolita perchè abita, oltre 
al Mediterraneo, l'Atlantico, il Pacifico, l'Oceano 




Fig. 183. 
Pesce spada (Xiphias gladius L;) adulto. 

Indiano e si avventura in latitudini assai elevate, 
(come lo dimostra la cattura non eccessivamente rara 
di questa specie nel Mare di Norvegia), ma dà luogo 



I Pesci Mtili e la pesca -, Pesci planctonici 509 

ad una speciale organizzazione di pesca soltanto nel 
mezzogiorno d'Italia. 

Ascritto, come il Tonno, alla famiglia degli Scom- 
bridi, forma tuttavia insieme al rarissimo Tetrapturus 
belone, una sezione a parte di questa famiglia, distinta 
per la mancanza di pinnule, per le pinne ventrali 
ridotte ad un raggio solo oppure assenti, e sopratutto 
pel muso prolungato in una forte lamina, donde il 
nome scientifico di Xiphias gladius dato al Pesce- 
spada. A questo prolungamento prendono parte tre 
ossa del cranio : l'etmoide, il vomere ed i premascellari. 

L'adulto ha lunghezza media di oltre metri 2,50 (i) 
e peso medio di circa 70 kg., ma può superare i 4 m. 
ed i 300 chili di peso; ha corpo fusiforme, robusto, 
lateralmente compresso, occhi grandi, spada lunga, di- 
ritta e tagliente; denti minutissimi o mancanti; una 
prima pinna dorsale grande e falciforme alla estremità 
anteriore del dorso, ed una seconda, piccolissima, 
alla estremità posteriore; le pinne pettorali sono ri- 
curve e terminano in punta; mancano le ventrali, 
la coda è grande e semilunare. 

Per quanto si conosce intorno alla biologia del 
Pesce-spada, dobbiamo ritenere che si tratti, anche 
in questo caso, di una specie batipelagica, la quale si 
avvicina alle coste e sale alla superficie nella stagione 
della riproduzione, vale a dire nei mesi di aprile, 
maggio e giugno. I pescatori ritengono che in prima- 
vera il Pesce -spada migri verso Sud costeggiando la 
Calabria e attraversando lo stretto di Messina, e al 
principio d'estate rifaccia lo stesso cammino a ritroso^ 
in piena maturità sessuale. 



C) Compresa la spada. 



510 Capitolo diciasettesimo 

Si nutre di Pesci e di Cefalopodi che abbocca vol- 
tandosi di fianco ; la spada è un'arma difensiva abba- 
stanza efficace poiché, a quanto si asserisce, il Pesce- 
spada si cimenta talvolta con Pesci o con Cetacei che 
hanno dimensioni maggiori delle sue. All'uomo riesce 
talvolta molesto per lo scempio che fa delle reti ta- 
gliando le maglie colla spada e può anche diventare 
pericoloso quando sia irritato o ferito ; già si è verifi- 
cato che infilzasse la sua spada nella parete di una 
barca e si racconta che abbia trafitto, balzando fuor 
d'acqua, un marinaio seduto sull'orlo della barca. 

A primavera esso depone le sue uova, dalle quali 
sguscia una larva pelagica relativamente assai grande 
(mm. 4,7) e fornita di ampia pinna caudale, ma an- 
cora sprovvista di rostro. Questa larva è oggi ben 
conosciuta per gli studi quasi contemporanei del Sanzo 
e del Sella. Stadi più avanzati, lunghi pochi centi- 
metri, presentano invece un prolungamento assai 
più sviluppato, in proporzione, di quello dell'adulto, 
e non soltanto nella mascella superiore, ma anche 
neUa inferiore; la pinna dorsale è ancora indivisa. 

La pesca del Pesce -spada è regolarmente organiz- 
zata lungo le coste della Calabria e della Sicilia. Una 
vedetta posta a terra in posizione elevata, oppure 
una barca ferma sull'ancora, sorveglia da lontano 
l'arrivo del Pesce e ne avverte i pescatori, montati 
sopra barche agilissime dette ontri lanciatori. Una 
seconda vedetta è collocata sulla barca e ne guida 
i movimenti da un posto di osservazione situato ai 
due terzi di un albero. Quando il pesce giunge a tiro, 
il lanciatore, ritto all'estrema poppa, lo colpisce a 
quattro o cinque metri di distanza mediante una lunga 



/ Pe8ci utili e la pesca - Pesci planctonici 511 

asta ferrata detta delfiniera o draffiniera. Il Pesce 
ferito trascina una sagola unita all'asta; finché, este- 
nuato, può facilmente venire raggiunto, agganciato e 
rimorchiato. La pesca colla draffiniera si pratica di 
giorno, ma anche di notte si catturano molti Pesci- 
spada mediante reti speciali, dette palamidare, che 
servono sopratutto alla cattura delle Palamite. 

Per dare una idea dell'importanza economica del 
Pesce-spada ricorderò come nel solo stretto di Messina 
tale pesca occupi circa 2000 persone con piti di 300 im- 
barcazioni e si raccolgano annualmente circa 1500 quin- 
tali di pesce per un valore di circa 250.000 lire. 

Nelle acque liguri si prende di tanto in tanto qualche 
Pesce -spada, sopratutto nella tonnarella di Camogli, 
ma si tratta di catture eccezionali. Merita di essere 
ricordato il caso di giovani Pesci-spada, che incappati 
nelle funicelle dei palamiti e facendo movimenti 
scomposti per liberarsi, s'ingarbugliarono a segno da 
rimanere prigionieri. Le carni del Pesce-spada, so- 
pratutto quelle degli individui giovani, han fama di 
cibo prelibato. 



Chiuderò questi cenni sulla vita delle specie pela- 
giche parlando dell'Anguilla (fig. 184^). A rigor di 
termine l'Anguilla non si potrebbe definire come Pesce 
marino, poiché trascorre in acqua dolce il periodo piìi 
lungo della vita e ricerca le profondità marine soltanto 
nell'ultima fase di questa. Ma siccome il soggiorno 
nelle acque salse é indispensabile al propagarsi della 
specie ed offre agli studiosi problemi del più alto in- 



512 



Capitolo diciasettesimo 



teresse scientifico, non voglio tacere di questo Pesce 
veramente sui generis, L'Anguilla è il rappresentante 
più conosciuto dell'ordine degli Apodi o Murenoidi; 
ha corpo serpentiforme che può giungere ad un metro 
di lunghezza; squame minutissime nascoste sotto la 
pelle, che è nuda e viscida nella superficie estema; 




Fig. 184. 
•Anguilla (Anguilla vulgaris Turt.); A, parte anteriore di un'An- 
guilla di 35 era ; abito normale. Originale. B, Capo di An- 
guilla argentina. Secondo il Grassi, 1913. 



bocca ampia con piccoli denti ricurvi disposti a fasce 
sulle mascelle e sul vomere. Mancano le pinne ven- 
trali, come in tutti gli Apodi; le tre pinne impari 
ne formano una sola che s'inizia al terzo anteriore del 
corpo; gli occhi sono normalmente assai piccoli; il 
colore è verdastro sul dorso e bianco sul ventre. 

L'Anguilla vive nei torrenti, nei fossati, negli stagni, 
nei laghi, e siccome reagisce negativamente alla luce. 



/ Pesci utili e la pesca - Pesci planctonici 513 

si mantiene nascosta sotto le pietre nei luoghi melmosi 
durante il giorno e manifesta la sua attività nelle ore 
notturne dando la caccia a Vermi, Insetti ed altri 
animalucci acquatici, dei quali si nutre. 

Fin dall'antichità più remota si sapeva che nella 
stagione autunnale numerose Anguille discendono i 
corsi d'acqua, si dirigono al mare e ivi scompariscono. 
Erano poi conosciute e consumate da tempo immemo- 
rabile le Anguille giovanissime, lunghe da cinque ad 
otto centimetri, che si denominano comunemente 
cieche e migrano in direzione opposta, imboccando 
cioè la foce dei fiumi e risalendone il corso durante i 
mesi d'inverno e di primavera. Ma la sorte dell'An- 
guilla, dal momento in cui l'individuo a pieno sviluppo 
s'inabissa nel mare, fino al momento in cui s'imbranca 
alla foce dei fiumi sotto la veste di cieca, rimase av- 
volta, per molti secoli, nel mistero. 

A nessuno era riuscito di scoprire individui con or- 
gani sessuali completamente maturi, come nessuno 
aveva potuto riconoscere in mare piccole Anguille 
in uno stadio di sviluppo anteriore a quello di cieca. 
Intorno alla riproduzione dell'Anguilla le favole più 
strane trovavano credito, come ancora lo trovano, 
fra i pescatori; citerò soltanto quella che fa nascere 
l'Anguilla da connubio di una biscia d'acqua con un 
Pesce lacustre e l'altra che ravvisa i piccoli dell'An- 
guilla in certi Nematodi parassiti ond'è ben spesso 
infestato il tubo digerente dell'adulto. Ma con ra- 
gione fu scritto essere la realtà ancora più sorpren- 
dente della favola. 

Una breve nota del Delage aveva stabilito, sebbene 
in modo incompleto, che il Grongo {Conger vulgaris L.) 
33 — R. IssEL. 



514 Capitolo diciasettesimo 

si sviluppa da un Leptocefalo. Ma la prima documen- 
tazione scientificamente completa del fatto si ebbe 
a proposito dell'Anguilla in una memoria del Grassi 
e del Calandruccio che vide la luce nel 1893 e venne 
più tardi ampliata nelle indagini più recenti e sopra- 
tutto nella grande monografia del Grassi sullo sviluppo 
dei Murenoidi. I Leptocefali erano da tempo conosciuti 
e conservati come rarità nei Musei, ma sebbene taluni 
zoologi avessero loro riconosciuto qualche affinità 
col gruppo dei Murenoidi, nessuno aveva prima di- 
mostrato che quei pesciolini diafani ed appiattiti fos- 
sero le larve delle Anguille e di altri generi affini. 

Oggi possiamo dunque ricostruire il ciclo vitale 
dell'Anguilla, almeno nelle linee principali. Partiamo 
dal Pesce a pieno sviluppo e vediamo in breve quello 
che succede. Giunto l'autunno, un certo numero d'in- 
dividui subisce, in certi caratteri, importanti modifi- 
cazioni: ingrossano gli occhi e diventano sporgenti, 
il colore verdastro e bianchiccio dei fianclii e del ventre 
cede il posto a un vivido riflesso argenteo ; il Pesce ri- 
veste la sua livrea nuziale e vien detto volgarmente 
Anguilla argentina (fig. 184 B). Allora, guidato da un 
impulso potente, compie il suo viaggio al mare e in 
seno alle acque marine pare possa superare distanze 
assai grandi prima di compiere l'atto riproduttivo. 
Dove abbia termine la sua corsa e in quali zone av- 
venga di preferenza la deposizione delle uova ancora 
non sappiamo, ma si suppone che ciò debba avvenire 
in mari di profondità considerevoli, superiori ai mille 
metri. 

La larva giovanissima, appena sgusciata dall'uovo, 
ancora non è stata descritta, ma, per quanto si conosce, 



/ Pesci utili e la pesca - Pesci planctomci 515 

intorno allo sviluppo di altri generi, parenti assai vi- 
cini dell'Anguilla, deve certamente trattarsi di una 




Fig. 185. 
Metamorfosi dell'Anguilla. Ridotto dallo Sclimidt, 1912. 



larva (o meglio di una prelarva, indicando con questo 
nome gli stadi pili giovani) a corpo appiattito e di 



>16 Capitolo diciasettesimo 



moderata altezza e fornita di pochi e radi denti. Cre- 
scendo, il corpo diventa più alto ed assume contorno 
paragonabile a quello di una foglia d'olivo: individui 
di questa forma ed in vari stadi di sviluppo sono stati 
omai raccolti in quantità grande e riferiti con sicu- 
rezza alla comune Anguilla. Seguono interessanti mu- 
tamenti (fìg. 185) che conducono dallo stadio di larva 
a quello di cieca, ossia di giovane Anguilla nella forma 
definitiva ; noteremo fra gli altri la diminuzione di sta 
tura e la perdita ingente di volume che la larva avan - 
zata (o semilarva) subisce passando dalla forma ap- 
piattita alla cilindrica. Raggiunto che abbia lo stadio 
di cieca, l'Anguillina cessa di far parte del plancton 
profondo marino e si avvicina alla foce dei fiumi. 
Un impulso che la sollecita a nuotare in direzione 
opposta a quella seguita dalla corrente (reotropismo 
negativo) ha certo grande importanza nel guidare 
il suo cammino. 

Il Bellini ha dato su queste cieche interessanti no- 
tizie statistiche. Le cieche di lunghezza oscillante 
fra 56 e 61 mm. sono, in grandissima maggioranza 
(99 %), individui di sesso maschile, quelle da 65 mm. 
in su sono invece tutte femmine. C'è inoltre notevole 
differenza tra le diverse categorie di grandezza ri- 
spetto all'epoca nella quale viene assunta la livrea 
di nozze. Le cieche di 56-61 mm. diventano Anguille 
argentine dopo tre anni e mezzo circa, quelle di 
63-73 mm. dopo un periodo variabile da quattro anni 
a quattro e mezzo; quelle di 78-84 mm. debbono in- 
vece aspettare da sei anni e mezzo a sette. Ma questi 
dati meritano conferma. 

11 maschio a pieno sviluppo raramente raggiunge 



/ Pesci utili e la pesca - Pesci planctonici 517 

i 50 cm. di lunghezza, mentre le femmine raggiun- 
gono in via normale i 65 cm. e non di rado arrivano 
ad un metro ; queste grosse Anguille (dette a Roma 
capitoni) sono le più pregiate dal punto di vista ga- 
stronomico. 

Chiarito nella sua parte fondamentale l'enigma re- 
lativo alla riproduzione dell'Anguilla, un altro que- 
sito dev'essere ancora risolto circa le condizioni am- 
bienti e circa le regioni del mare dove le uova vengono 
deposte e dove schiudono le larve. Il Grassi aveva no- 
tato come in certe regioni dove abbonda l' Anguilla 
non si fosse mai segnalata la cattura di un Leptocefalo 
brevirostre, mentre questo si raccoglie con relativa 
frequenza soltanto nello stretto di Messina, ben noto 
(come altrove s'è detto) per la diuturna salienza delle 
correnti profonde alla superfìcie. Per spiegare questo 
fatto egli suppose che la maturazione e la deposizione 
delle uova si verificassero normalmente nel Mediter- 
raneo alla profondità di almeno cinquecento metri, 
che le uova fluttuassero a rilevante profondità e che 
nelle stesse condizioni vivessero larve e semilarve 
prima di trasformarsi in cieche. 

Invece l'oceanografo danese Schmidt e il norvegese 
Hjort sostengono, in base ai fatti osservati, una in- 
terpretazione diversa. Essi richiamano l'attenzione 
dei biologi sopra alcune circostanze che ritengono si- 
gnificative. Anzitutto raccolsero nell'Atlantico Lepto- 
cefali di Anguilla assai piii piccoli (quindi più giovani 
e più vicini al luogo d'origine) di quelli trovati nel 
Mediterraneo (ne trovarono di 35-40 mm. (^) mentre 



C) In un recentissimo lavoro lo Schmidt descrive larve che 
non raggiungono i 9 nini, di lunghezza. 



518 Capitolo diciasettesimo 

il più piccolo trovato dal Grassi misura 51 mm.) 
e verificarono che i Leptocefali sono più frequenti 
nelle vicinanze dello stretto di Gibilterra che nelle 
altre parti del bacino occidentale del Mediterraneo. 
Inoltre le larve d'Anguilla da essi raccolte non vivono 
in zone profonde, ma nelle zone superiori di mari molto 
profondi (1000-5000 metri), non oltrepassando di 
giorno i 150 e risalendo di notte, pel già descritto 
fenomeno delle migrazioni notturne, a soli 30 metri 
dalla superficie. Ne concluse lo Schmidt che le An- 
guille dei nostri paesi non schiudono nel Mediterraneo, 
ma provengono tutte dalle plaghe dell'Atlantico set- 
tentrionale situate fuori della platea continentale e 
circoscritte da particolari condizioni di temperatura 
e di salsedine. 11 Grassi non è disposto ad accettare 
queste idee. Egli ricorda in proposito un mucchio 
di Leptocefali, spiaggiato al Faro di Messina, dove gli 
individui al disotto di 70 cm. rappresentavano l'SO % 
del numero totale e contraddicono quindi ai dati dello 
Schmidt, secondo i quali si avrebbe, per le larve infe- 
riori a 70 mm., una percentuale di appena 3-5 % nelle 
acque mediterranee situate ad oriente del 3'^ longit. 0., 
di contro ad una percentuale di ben 60 "/^ ad occi- 
dente di questo meridiano. Cita poi alcune recenti cat- 
ture di Leptocefali d'Anguilla nel Mare Ionio, dove, se- 
condo lo Schmidt, queste larve dovrebbero totalmente 
mancare. 

Tali essendo i termini del dibattito, era di grande 
importanza l'indagare se idati or ora esposti si potes- 
sero applicare a tutte le Anguille. Indubbiamente 
l'Anguilla atlantica e la Mediterranea appartengono 
ad una sola specie secondo il comune criterio degli 



I Pesci utili e la pesca - Pesci planctonici 519 



ittiologi, ma può darsi che in seno a quest'unica specie 
si possano distinguere sottospecie o razze locali al 
pari di quanto rigorosi metodi statistici han messo 
in luce per l'Aringa. Se fosse dimostrato che le An- 
guille mediterranee si raggruppano in una od in pa- 
recchie sottospecie con un'area di riproduzione pro- 
pria, le divergenze, almeno in parte, si spiegherebbero 
e la questione sarebbe chiarita. 

Lo Schmidt, paragonate fra di loro Anguille del 
Baltico, dell'Atlantico e del Mediterraneo, respinge 
questa ipotesi; il confronto eseguito, con metodo sta- 
tistico, non accenna, secondo lui, ad alcuna differenza 
di razza fra Anguille atlantiche ed Anguille mediter- 
ranee. 11 Grassi sostiene invece che le cieche cattu- 
rate a Livorno e a Pisa si possano distinguere da 
quelle dell'Atlantico (i). 



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Lo Giudice P., Sulle diverse razze locali o famiglie di Acciughe 

{Engraulis enchrasicholv^ Cuv.). e Riv. mens. di Pesca e 

Idrobiologia», anno 6, 1911. 



(*) È noto che l'allevamento dell'Anguilla si pratica su larga 
scala nelle lagune di Comacchio. La statistica del settennio 1901- 
1908 registra una produzione media annuale di quasi 400,000 
chilogrammi di questi Pesci. 



520 Capitolo (iiciasetlesimo 



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« Rivista mens. di Pesca e Idrobiologia», anno 5 (12), 1910. 

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Turi). « Internat. Revue d. ges. Hydrobiologie u, Hydro- 
graphie», Bd. 5, 1912. 

— Onthe classification of the freshwater eels (Anguilla). « Meddel- 

ser f. Kommissionen f. Havundersogelser » , Ser. Fiskeri, 
Bd. 4, Nr. 7. Copenhagen, 1914. 



CAPITOLO XVIII. 

I Pesci utili e la pesca. 

II. Pesci bentonici. Problemi relativi 

alla produttività del mare 



Sommario: Muggini, Orata, Saraglii, Salpa, Occhiata, Lupo; 
cenni morfologici e biologici. Dentice, Triglia di scoglio. 
Cernia, Ombrina; id. id. — Merluzzo, Parago, Triglia di 
fango, Pleuronettidi, id. id. — Cenno sui metodi e sugli 
attrezzi di pesca bentonica in Liguria. — I problemi rela- 
tivi alla produttività dei mari italiani. — Compito della 
biologia marina applicata alle industrie del mare. 



Pochi spettacoli riescono pili attraenti, pel natura- 
lista, di una visita al mercato del pesce in una città 
marinara del Mediterraneo occidentale, durante la 
buona stagione. Difatti le specie di Pesci esposte sui 
banchi, se generalmente non sono rappresentate da 
grandi quantità di esemplari, presentano, per compenso, 
una interessante varietà. A Genova, per esempio, le 
specie abbastanza note in pescheria da possedere un 
nome consacrato nel dialetto locale oltrepassano le 
duecento; per contro quelle che hanno requisiti tali 
da costituire un prodotto di' reale importanza econo- 
mica e di cui tratterò brevemente in queste pagine, 
non giungono alla ventina. Ognuno ben capisce che j 



522 Capitolo diviotlesimo 

requisiti consistono sopratutto nella cattura frequente 
e facile, nelle sufficienti dimensioni, nelle carni sapo- 
rite e non troppo spinose. 

Per quanto concerne l'area occupata dalle specie 
utili, convien dire che le più sedentarie rimangono 
generalmente confinate in determinate zone della 
platea continentale, mentre le buone nuotatrici pas- 
sano dall'una all'altra tanto che sarebbe molto difficile 
circoscrivere la loro dimora. Non bisogna poi dimenti- 
care che i Pesci giovani nuotano per lo più in acque 
meno profonde di quelle frequentate dagli adulti 
e che le migrazioni verso la riva all'epoca degli amori, 
sebbene meno estese di quelle dei Pesci planctonici, 
debbono tuttavia considerarsi, anche per i Pesci del 
bentos, come fatto d'importanza generale. Una clas- 
sificazione dei Pesci bentonici a seconda del loro ha- 
bitat dovrà quindi limitarsi a stabilire pochi gruppi 
comprensivi e non sempre ben distinti. In un primo 
gruppo potremmo collocare i Muggini, alcuni Sparidi 
(Orata, Sarago, Salpa) e la Spigola. 

I Muggini (fig. 186) o per meglio dire il genere Mugli, 
suddiviso in parecchie specie non troppo agevoli da 
distinguersi, ha corpo fusiforme con capo più o meno 
depresso, muso arrotondato, con bocca terminale poco 
ampia e priva di veri denti, ma con piccole appendici 
dentiformi; mascella inferiore munita internamente 
di un tubercolo che si può incastrare in un corrispon- 
dente incavo della superiore; due pinne dorsali con- 
tigue, di cui la prima, subtriangolare, con quattro raggi 
spinosi. La specie più grande {Mugli cephalus Cuv.) 
raggiunge i 70 cm. di lunghezza. 

L'Orata {Ohrysophrys aurat^ L.), famiglia degli Spa- 



l Pesci utili e la pesca -.l'esci bentonici 



523 



ridi; fig. 187) lia corpo compresso ovale-oblungo con 
capo robusto e piuttosto ottuso, bocca fornita ante- 
riormente di denti conici, posteriormente di robusti 




Fig. 186. 
Cefalo (Muffii cephalus Cuv.). Dal Cavauna, 1913. 

molari arrotondati, disposti in 3-5 serie sulla ma- 
scella superiore ed in almeno due serie sulla inferiore ; 




Fig. 187. 
Orata (Chrysophrys aurata L;). Originale. Genova. 



è caratteristica una macchia dorata sugli opercoli e 
quasi sempre v'ha un arco dorato tra i due occhi. Le 
Orate più grandi raggiungono il mezzo metro di lun- 
ghezza. 



524 Capitolo dicioUesimo 

I Saraghi (genere Sargus, famiglia degli Sparidi; 
fig. 188) hanno corpo fortemente compresso ed a con- 
torno ovale, bocca poco ampia, nella quale, dietro ai 
denti anteriori, appiattiti e taglienti a mo' d'incisivi, 
si osservano parecchie serie di molari arrotondati. 
Nel Sargus vulgaris spiccano sul dorso grigio e sui 
fianchi argèntei due larghe fascie nere; l'anteriore ri- 



Fig. 188. 
Sarago {Sargus rondeletii Geoflr.). Secondo l'Acquarium Neapol. 

copre l'occipite e discende da ambo i lati sino all'ascella 
delle pettorali; la posteriore cinge la base del pedun- 
colo caudale. Il Sargus rondeletii (fig. 188), lungo sino 
a 35 cm., ha parecchie fasce verticali nerastre, oltre a 
numerose linee longitudinali bruniccie. Assai piti pic- 
colo è lo Sparlo {Sargus annuìaris), che ha un solo 
anello nero alla base della coda e pinne ventrale ed 
anale colorate in giallo. 

La Salpa {Box salpa L., famiglia degli Sparidi, 
fig. 189) ha corpo compresso, ovale, oblungo; capo 
piuttosto prominente, con mascella superiore un poco 
più aporgente della inferiore e denti disposti in una 



1 Pesci utili e la pesca - Pesci bentonici 



525 



sola serie; quelli della mascella superiore appiattiti; 
quelli della inferiore appuntiti e subtriangolari. 11 







dorso è grigio -azzurro o grigio -verde; caratteristica 
è la serie di linee longitudinali dorate che spiccano 



526 Capitolo diciottesimo 



sui fianchi argentei. La lunghezza massima è di 40 cm. 
circa; le sue carni hanno un sapore fosforato caratte- 
ristico. 

La Spigola {Làbrax lupus Cuv., famiglia dei Per- 
cidi, fig. 190) ha corpo oblungo, dorso alquanto con- 
vesso, muso piuttosto acuto e prominente con ma- 
scella inferiore più sporgente della superiore, bocca 
armata di denti sottili sulle mascelle, sul vomere, sui 
palatini e sulla lingua, preopercoli a margine seghettato 




Fig. 190. 
Spigola o Lupo (hahrax luptis Cuv.). Dal Griftìni, 1903. 

ed opercoli armati di due spine ; due pinne dorsali, di 
cui la prima conta 8 oppure 9 raggi spinosi; coda mo- 
deratamente incavata; colore grigio plumbeo dorsal- 
mente; argenteo ventralmente. La lunghezza può 
giungere ad un metro. 

Ije specie sin qui citate sono costiere per eccellenza 
e proprie delle acque sottili ; generalmente si prendono 
a pochi metri di profondità, tutt'al più si avventurano 
a poche diecine di metri. Tutte, sebbene in grado dir 
verso, si adattano alle mutevoli condizioni d'ambiente 
che dominano nella vicinanza della riva. 

Per quanto concerne la salsedine, i Muggini si di- 
mostrano in sommo grado eurialini, poiché non sol- 



1 Pesci utili e la pesca - Pesci bentonici 527 

taiito nuotano nelle acque salmastre alla foce dei 
fiumi, ma ne risalgono talvolta il corso per lungliissimi 
tratti. Da gran tempo una colonia di Muggini vive e si 
riproduce nel laghetto di Arquà Petrarca, ai piedi dei 
colli Euganei, sebbene le acque non abbiano che una 
mineralizzazione debolissima per effetto di sorgenti 
termali sgorganti dal fondo del bacino. Eurialini in 
grado meno eminente, ma tuttavia spiccato, sono 
Spigola ed Orata, le quali prosperano a meraviglia 
anche in lagune salmastre ; assai meno gli altri Sparidi 
testé accennati. 

Al pari delle acque diluite vengono tollerate le 
acque inquinate da detriti organici, ed anche sotto 
questo punto di vista i Muggini hanno la palma come 
frequentatori di mare torbido ed infetto; è noto che 
branchi di questi Pesci sogliono aggirarsi attorno alla 
bocca delle chiaviche. La loro bocca pressoché inerme 
li obbliga a nutrirsi di preda assai minuta o di detriti, 
mentre il Lupo é carnivoro assai vorace; Saraghi ed 
Orate non soltanto si cibano di animali debolmente 
difesi, come di piccoli Crostacei, ma possono far strage 
di Molluschi stritolandone la conchiglia coi robusti 
molari ; ed é già accaduto che le Orate recassero gravi 
danni agli allevamenti delle Ostriche. A differenza 
degli altri, la Salpa ha dieta erbivora ed ama rimpin- 
zarsi di Alghe e di Zosteracee. I Saraghi, attratti forse 
dalla risacca delle onde, sogliono avvicinarsi a pochi 
passi dalla spiaggia nei periodi di mare mosso. 

Ad un secondo gruppo potremo ascrivere il Dentice, 
la Triglia di scoglio e la Lucerna. 

Il Dentice {Dentex vulgaris Cuv., famiglia degli 
Sparidi, fig. 191) ha corpo compresso, oblungo, muso 



528 Capitolo diciottesimo 

piuttosto prominente; in ogni mascella quattro grandi 
denti conici a guisa di canini ed altri denti minuti 
ed acuminati; colore azzurrognolo sul dorso, giallo - 
argenteo sui fianchi, pinne rosee ed una macchia 
nero -azzurra alla base delle pinne pettorali. Può rag- 
giungere la lunghezza di un metro. 




^^:^ 



Fig. 191. 
Dentice (Dentex vulgaris Cuv.). Originale. Genova. 

La Triglia di scoglio {Mullus surmuletus L., famiglia 
dei Mullidi, fig. 192) è oblunga, attenuata all'indietro, 
con capo a profilo alquanto ottuso, e due lunghi bar- 
bigli pendenti dalla mascella inferiore; ha squame 
assai vistose e due pinne dorsali ; triangolare la prima ; 
trapezoidale la seconda. Il suo colore, rosso vivace 
sul dorso, passa al roseo con strisele gialle sui fianchi 
ed al bianco sul ventre. Lunghezza sino a 35 cm. 

La Cernia o Lucerna {Poly priori cernium Valenc, 
famiglia dei Percidi, fig. 193) ha corpo subovale, capo 
robusto con occhi grandi ed assai sporgenti, mascella 
inferiore prominente, squame ruvide e minute; pic- 
coli denti sulle mascelle, sul vomere, sui palatini e 



/ Pesci utili e la pesca - Pesci henionici 



529 



sulla lingua; opercoli attraversati longitudinalmente 
da una carena scabra; pinna dorsale composta di un 
tratto anteriore, sorretto da robustissimi raggi spinosi, 




Fig. 192. 
Triglia di scoglio {Midlus siirmuletiis L.). Secondo il Murray 
e Hjort, 1912. 

seghettati, in numero di undici, e di un tratto poste- 
riore più breve, arrotondato e sorretto da raggi molli; 




Fig. 193. 
Cernia {Polijprion cevnliun Valenc). Secondo il Cavanna, 1913. 



a quest'ultimo tratto somiglia la pinna anale, che 
porta, all'innanzi, tre raggi spinosi seghettati. Color 
34 — R. IssEL. 



n30 Capitolo dicioUesimo 

bruno, talvolta variegato di bianco e di biancastro. È 
Uno dei Teleostei più grandi dei nostri mari, poiché 
raggiunge talvolta i due metri di lunghezza. 

Le tre specie menzionate frequentano livelli più 
bassi di quelli indicati pel gruppo precedente. La Tri- 
glia di scoglio (più apprezzata dai buongustai della 
sua congenere, la Triglia di fango) si pesca in taluni 
punti ad una ventina di metri di fondo, ma scende, 
nei pressi della scogliera sommersa, a profondità as- 
sai più rilevanti (^). Dentice e Lucerna si avvicinano 
alla riva all'epoca degli amori, durante la bella sta- 
gione; in tale circostanza non è raro d'incontrare alla 
superfìcie qualche Lucerna che si libra sulle pinne al- 
l'ombra di un legno galleggiante. Poi tornano nelle 
acque profonde ; non è raro infatti che la Lucerna si 
prenda coi palamiti a più centinaia di metri di fondo ; 
secondo alcuni si spinge oltre ai 1000 metri. 

Tutte e tre sono carnivore: la Triglia di scoglio si 
ciba di piccoli animali che va snidando coli' aiuto di 
barbigli; il Dentice e la Lucerna danno la caccia an- 
che a prede voluminose: Pesci e Cefalopodi. 



^ 



Finalmente porrei in un terzo gruppo il Merluzzo 
o Nasello, i Pleuronettidi (Sogliole, Pian uzza, Rombi), 
l'Ombrina, il Parago, la Triglia di fango. 

Il Merluzzo o Nasello {Merluccius vulgaris L., fa- 
miglia dei Gadidi; fig. 194) ha corpo assai allungato, 



(•) Secondo Lobianco vive a Napoli «ino a 300 m. di fondo. 



/ Pesci utili e la pesca - Pesci bentonici 



531 



capo superiormente appiattito, mascella inferiore un 
poco più sporgente della superiore, ampia bocca mu- 
nita di due serie di denti; quelli della serie anteriore 




Fig. 194. 
Merluzzo o Nasello. (Merluccitis viilgaris L ;) Originale. Genova. 



assai più minuti degli altri. Seconda pinna dorsale 
(quasi contigua alla prima) simile ed opposta alla 
pinna anale; pinna caudale tronca. Il colore è dorsal- 
mente grigio, ventralmente argenteo, con linea late- 
rale nerastra. La lunghezza può giungere a 75 cm. 

I Rombi (genere Bhombus, famiglia dei Pleuronet- 
tidi; fig. 195) hanno corpo fortemente appiattito, a 
contorno ovale romboidale, di altezza superiore alla 
metà della lunghezza; muso breve coi due occhi sul 
fianco sinistro ; denti a mo' di setole in entrambe le 
mascelle; pinna dorsale sorgente innanzi agli occhi; 
colore del fianco oculato variabile dal grigio al bruno 
e al bruno giallo con macchie biancastre sul corpo 
e brime alla base delle pinne. Due specie sono comuni 
fi'a noi: il Bhombus maximus L. è lungo sino a 75 cm. 
ed ha i primi raggi della pinna dorsale semplici; il 
Ehombus laevis L. non supera 65 cm. ed ha i primi 
raggi della pinna dorsale più o meno profondamente 
ramificati. 



532 



Capitolo diciottesimo 



]jii Piainizza. o Pusseia {Pleuronectes Jlcsxs L.. 
vai", ildlic'is (Jiiiitlior, famiglia dei Pleuronettidi, 










Fi-. 195. 
Ivoiiilto (h'Itoiiihiis jiiaximus L.) Secondo il Cavaiiiia, IJIIH. 




Fig. 1%. 
Passera {l'h'uronecles Jiesns L. , \ar. ilaliens (Jiintb). Seeoudo 
Cavanna. 1913. 



/ Pesci utili e la jnsca - risei bevlonici 



533 



fig. 19(3) ha corpo ovale -oblungo, alto circa la metà 
(Iella lunghezza; entrambi gli occhi posti sul fianco 
destro e separati l'uno dall'altro da una carena; denti 
su entrambe le mascelle (più robusti quelli dal lato 
cieco); pinna dorsale sorgente innanzi all'occhio su- 
periore, pinna anale {on 39-48 raggi, preceduta da una 
spina; spesso vi soii;) macchie pallide sullo sfondo 
grigio o grigio -verdastro del fianco oculato e macchie 
brune alla base delle pinne impari. Lunghezza fino 
■ci 40 cm. Comune soltanto nell'Adriatico. 




^^^Si^'" 



Fio-. 197. 
So<;liolii [Solco nilf/dris L.). Secondi» il (Jritliiii. IHl;^. 



Le Sogliole o Si',)uÌLi' (ucii. Soli'd, taniiii'lia <lei Plcii- 
ronettidi, ftg. 197) hanno coipo fortemente appiat- 
tito, ovale-oblungo, muso l)it ve ed al<[uanto arroton- 
dato, in cui la mascella superiore è ])iìi sporgente della 
inferioic: ilenli a nio' di scatole sol1a.iito sul la.to cieco; 
(Mitici nil)i ^li ocelli posti s'ii limo dolK»: il supi-i'iore 
un ])()" innanzi allinlLeriore ; s(|uaine munite di ]>ic- 
cole ciglia; pinna dorsale sorgente airindietro dell'oe- 
chio superiore. 

Tia specie piii eomniie e più ;i piuf/./.u .i (No/ra nil- 
(/((lis L.) ha il ciipi» iiiuiiito (li [)i<-coli tihinieiili sul la1o 



534 Capitolo diciottesimo 

cieco ; pinne pettorali ben sviluppate, coll'apice com- 
pletamente occupato da una macchia nera; colore 
di fondo variabile dal grigio al bruno ed al giallognolo 
con molte macchie irregolari oscure. Lunghezza fino 
a 40 cm. 

Il Parago {Pagras vulgaris Cuv., famiglia degli 
Sparidi; fig. 198) differisce dall'Orata soprattutto 
perchè ha i denti molari disposti su due serie in en- 
trambe le mascelle; ha capo robusto con mascella su- 
periore un poco prominente, colore rosso o, roseo sulle 
pinne e sul dorso; argenteo, con iridescenza dorata, 
sui fianchi e sul ventre. 

La Triglia di fango {Mullus barbatus L., famiglia 
dei MuUidi; fìg. 199) somiglia molto alla Triglia di 
scoglio, ma da questa si distingue per il capo piìi 
ottuso e per la mancanza di strisce longitudinali gialle 
sui fianchi. Il suo colore è rosso sul dorso; roseo - 
argenteo sui fianchi e sul ventre. Lunghezza di rado 
superiore ai 20 cm. 

L'Ombrina {Umbrina cirrhosa L., famiglia degli 
Scienidi; fig. 200) ha corpo ovale-oblungo, con muso 
alquanto prominente e mascella superiore piti lunga 
della inferiore; questa porta un caratteristico bar- 
biglio grosso e corto. Prima pinna dorsale svibtrian- 
golare e breve ; seconcbfc^ rettangolare ed assai lunga ; 
pinna caudale appena sensibilmente incavata. Tipica 
livrea dove, sopra un fondo argenteo, spiccano lungo i 
fianchi, molte sottili linee oblique e sinuose di colore 
dorato a margini bruni. Lunghezza sino a 70 cm. 

La vita dei Pesci riuniti in quest'ultimo gruppo di- 
pende, più o meno intii^amente, da fondi costituili 
di materiale finamente suddiviso: sabbie o uiehue. 



/ p€8ci ulili e la pesca - Pesci bentonici 



535 




Éé 



536 



Capitolo diciotlesimó 



L'Ombrina si comincia a trovare, nei dintorni di Ge- 
navar, sui fondi arenosi ad 
una quindicina di metri sotto 
il livello del mare, ma scen- 
de comunemente molto più 
in basso. Anche i Pagri, le 
Triglie, le Sogliole, si pescano 
ad una ventina di metri 
nella buona stagione laddove 
i fondi adatti si avvicinano 
Fig. 199. alla riva, mentre in mare a- 

Capo della Triglia di fango perto il pescatore suole ricer- 

tri di profondità. 
Il Pagro fa strage di Vermi, di Crostacei, di Mol- 
luschi e si pesca sovente al confine tra i fondi coral- 





^^' 
--^^^i 



^ 



Ouibriim ( L'/ 



Fig. 2(JU. 
ìhriint cirrhosa I 



.) OrijiiiiaU', Genova. 



ligeni e la melma. La Triglia di fango rovista hi melma 
coi barbigli e ne fa uscire gli animaletti (sopratutto 
minuti Crostacei) dei quali si nutre; essa è diffusa in 



/ l'esci utili e la ytaca - Pesci htntonici bòi 



tutta la regione melmosa sublitorale. Più intima di- 
pendenza dal fondo mostrano i Pleuronettidi che nuo- 
tano poco e si adagiano nella melma o nella sabbia. 

La Pianuzza, assai più comune nell'Adriatico che 
in altre parti del Mediterraneo, vive in acque sottili 
e si dimostra spiccatamente eurialina, penetrando in 
acque salmastre e risalendo anche U corso dei fiumi. 
Mentre il Rombo ed i piccoli esemplari di Merluzzo 
frequentano le melme sublitorali, i grandi Merluzzi di- 
scendono nella regione profonda e lungo i primi declivi 
abissali. Gli altri Pesci citati nel capitolo, hanno per 
quanto è noto, uova e larve viventi nel plancton di 
superficie; le uova del Merluzzo fluttuano nella zona 
del knephoplancton. 



In Italia, come negli altri paesi, gli attrezzi usati 
per la cattura dei pesci bentonici sono di tipo assai 
vario. La natura del fondo, le specie che vengono in 
particolar modo ricercate, le risorse dei pescatori, la 
tradizione locale determinano la scelta di questo o di 
(jucirallio ordigno; lo stesso tipo di rete può modi- 
licaisi (la un luogo all'altro, nella forma e nel nome. 
Noi ci lindteremó ad un cenno sommario, prendendo 
coHic guida <|uanto si pratica nella nostra Liguria, e 
distinguciemo un piccola pesca che si i)ratica nella 
regione litoi'ale da una ])esca piii in grande che si pra- 
tica nei fondi melmosi della regione sublitorale e del 
dominio ì)aiil)("iit()nic(). Xella pesca litorale si adope- 
rano svariati attrezzi, .he si possono tuttavia raggrup- 
par.- inrorn.. a. tre ti]>i |)riuci])ali: Vam.), la rete fissa 
r la rete a strascico. 



538 Capitolo diciollesimo 

L'amo è strumento troppo noto perchè io lo de- 
scriva. Forti ami attaccati a robuste lenze hanno im- 
portanza sopratutto per la cattura di grandi esemplari 
che si avventurano in prossimità della riva. L'esca 
che s'infigge sull'amo varia a seconda dei casi: una 
pasta di pane e di pesce, oppure di formaggio putre- 
fatto vien preferita per insidiare i Muggini ed i Sa- 
raghi ; un Gamberetto vivo per le Orate. Curioso è 
il metodo col quale si pesca la Lucerna sulla costa 
di Portofino : da agosto ad ottobre si innesca uYi grosso 
amo con un Pesce vivo (un piccolo Muggine od una 
piccola Salpa) lasciando bagnare l'amo nell'acqua e 
posando semplicemente sullo scoglio l'altra estre- 
mità della lenza, munita di un galleggiante di sughero. 
Il Pesce, abboccato l'amo, trascina via la lenza; il 
jjescatore, che sta in vedetta, fa forza di remi e, se- 
guendo il galleggiante, non dura fatica a raggiungere la 
preda. In modo analogo si può pescare il Dentice. 

Per avere bottino più ricco le lenze spesso non si 
calano isolate ma appese, in numero di duecento e più, 
ad una corda comune, che si mantiene al livello desi- 
derato mediante pesi, i cui capi estremi sono segnati 
da galleggianti. Dopo qualche ora il pala mito (così 
vien chiamato l'attrezzo) vien salpato e si tolgono i 
Pesci attaccati agli ami. Nei dintorni di Genova questi 
palamiti costieri sono molto usati e si adoperano spe- 
cialmente per pescare il Pagro al limite tra i fondi co- 
ralligeni ed i fondi melmosi. Accennerò di volo a quelle 
lenze che a mare mosso si trascinano daUa barca in 
moto: così, vien presa, a mo' d'esempio, l'Occhiata. 

Il tipo più usato di rete fissa per la pesca bentonica 
è il tramaglio, una rete lunga per lo più un centinaio 



1 Pesci utili e la pesca - Pesci bentonici 539 

di metri, che si assicura da un lato alla scogliera e 
si tende- in mare verticalmente, non in direzione retti- 
linea, ma facendole descrivere due o tre anse. La pa- 
rete del tramaglio consta di tre strati di rete, ad- 
dossati l'uno all'altro; i due esterni a maglia stretta; 
il mediano a maglia assai larga. Allorché il Pesce 
urta contro uno dei due teli esterni, questo forma 
sacco tra le maglie del telo mediano ed imprigiona 
l'animale. Con tal mezzo si pescano Salpe, Sagari, 
Scorpene ecc. Per tendere insidie ai Muggini si ri- 
corre molto spesso, lungo le coste italiane, a piccoli 
impianti fissi denominati mugginare: sono recinti 
lunghi cinquanta metri o poco più, collocati a ridosso, 
di una scogliera. Le pareti del recinto (i cui margini 
superiori corrono a fior d'acqua per effetto dei su- 
gheri che li guarniscono) e il fondo sono fatti di rete; 
è tuttavia lasciata un'apertura per l'ingresso del pe- 
sce. Quando la vedetta, appostata in luogo elevato, 
giudica che in trappola sia entrato un branco abba- 
stanza numeroso di Muggini, l'apertura vien chiusa 
prontamente e la rete salpata da apposita barca. 
La forma più comune di rete a strascico usata nella 
pesca litorale è la sciabica con tutti i suoi derivati. 
La sciabica è un sacco di rete a maglia fìtta, che si pro- 
lunga lateralmente in due ali di rete a maglia tanto 
più larga quanto più ci allontaniamo dal sacco; a 
queste ali si collegano le funi di rimorchio. Nei mo- 
delli più grandi le ali possono raggiungere una lun- 
ghezza di duecento metri ciascuna e quindi rastrellare 
l'entrata di un piccolo seno di mare in tutta la sua 
estensione. T pescatori gettano in acijua la relè dalhi 
barca, descrivendo un cerchio e buttando a terra i 



540 



Capitolo diciottesimo 



cavi di rimorchio; poi dalla spiaggia, mercè lo sforzo 




('0iul)ill;ir<i (I 



ir;l,rciii, la Iflf \ h 



J;t,IUl 



1 Pesci utili e la pesca - Pesci benionici 541 



st lisciare sul fondo e tratta in secco. Reti più piccole 
del medesimo tipo, come i tartan oni (fig 201) e gli 
sciabicotti, vengono invece tirate dalla barca, e 
questa vien prima assicurata al fondo per mezzo di 
un'ancora. 

Oltre i confini della regione litorale si esercita la pe- 
sca colle paranze e coi palamiti d'alto fondo. 

La paranza è una robusta barca di 15-25 tonnellate, 
che spiega al vento una grande vela latina e, in favo- 
revoli condizioni atmosferiche, può issarne altre q uattro 
minori. L'attrezzo usato dalla paranza è una gi'ande 
rete a forma di sacco, provvista, al pari della sciabica, 
di due ali a cui vengono attaccate le funi di rimorchio, 
lunghe parecchie centinaia di metri. Le paranze pe- 
scano accoppiate (fig. 202), in modo che ciascuna 
barca della coppia tira una delle funi e trascinano 
la rete sul fondo melmoso per parecchie ore al giorno, 
ad una profondità variante dai 50 ai 130 metri circa. 
Una o due volte nel corso del giorno vien salpata la 
rete e nella melma bigia, che riempie il sacco guizzano 
svariatissimi Pesci. Fra quelli degni di speciale men- 
zione dal punto di vista pratico vengono in prima linea, 
per fi'equenza « pregio alimentare, le Triglie di fango e 
i giovani Naselli. I Rombi e le Sogliole si raccol- 
gono pure dalle nostre paranze, ma sempre in quan- 
tità molto minore di quella che le barche adriatiche 
ci forniscono, mentre predominano spesso altri Pleu- 
ronettidi assai meno apprezzati, come gli Eucitharus 
e sopratutto i Petrali {Arnoglossus). 

1 palamiti, muniti di lenze e di ami assai robusti, 
vengono in talune stazioni (Noli, Cornigliano, 8. Mar- 
gluMÌta, ecc.) adattati alla pesca profonda e sì calano- 



542 



Capitolo diciottesimo 



sulle melme sublitorali ed abissali fino a 600, 700 e 
più metri di fondo ; alla fune si fanno descrivere delle 

anse, come si pratica 
coi tramagli; al verti- 
ce di ogni ansa vien 
collocato un galleg- 
giante. Oltre ai grandi 
-1 esemplari di Nasello 
•2 {Merluccius vulgaris), 
i prodotto più impor- 
^ tante di tal genere di 
3 pesca, si prendono 
'^ Gronghi, Squali, ecc., 
'^. e non mancano qual- 
53 S che volta caratteristi- 
. 'g CI rappresentanti del 
^ ^ bentos abissale, come 
i i Macruri. 



2 Terminando questo 

t cenno > sommario sui 
^ metodi di pesca, non 
possiamo tacere una 
quistione di capitale 
interesse per la biolo- 
gia applicata. Varia- 
no le condizioni della pesca nelle diverse zone del nostro 
mare: nell'Adriatico sono in generale migliori che nel 
Tirreno, in Sicilia migliori che in Liguria, ma, in tesi gè- 




/ Pesci utili e la pesca - Pesci bentonici 543 

nerale, si può affermare che la pesca in Italia versa in 
misere condizioni. È stato calcolato che il pescatore 
italiano non guadagna in media più di 94 centesimi 
al giorno, mentre l'incasso del pescatore francese su- 
pera le quattro e quello del pescatore inglese perfino 
le otto lire giornaliere. Secondo una statistica del 1910 
l'intera flotta peschereccia italiana, forte di ben 29.000 
galleggianti, ha recato soltanto 34 milioni di guadagno, 
mentre il paese, per sopperire al consumo interno, è 
stato costretto ad importare pesce dall'estero per ben 
86 milioni di lire. Quale umiliante confronto coli' In- 
ghilterra, la quale, sebbene disponga di un numero 
pressoché uguale di pescatori, sbarcava nel 1911 un 
carico di pesce valutato più di 295 milioni di lire e 
sufficiente non solo per un largo consumo nazionale, 
ma anche per una ricca esportazione ! 

Tutti riconoscono come lo stato poco florido del- 
l'industria peschereccia sia grave danno e grave di- 
sdoro per un paese marinaro come il nostro ; e al male 
non sono mancate né diagnosi né proposte di rimedio. 
Ma, come avvien tanto spesso anche nell'arte medica, 
diagnosi e ricette non sono concordi. 

Riguardo alle cause invocate per spiegare il feno- 
meno, giova ricordare due diverse tendenze: la prima 
che io chiamerei tecnicista pone in prima linea il 
problema tecnico: il pescatore italiano fa magra rac- 
colta e magro guadagno perché non dispone dei mezzi 
di pesca potenti e perfezionati omai largamente dif- 
fusi presso le nazioni dell'Europa settentrionale. La se- 
conda, che si può chiamare ambientista, attribuisce 
invece grandissima importanza alle condizioni del- 
l'ambiente marino: la povertà della pesca nei paesi 



544 Capitolo diciotltaimo 

bagnati dal Mediterraneo è dovuta ad un complèsso 
di sfavorevoli circostanze nel campo fisico -biologico. 

A quale delle due teorie conviene dare maggior 
credito I Certo le idee dei tecnicisti non vanno re- 
spinte a priori. È verissimo che la tecnica peschereccia 
ha fatto passi da gigante all'estero e sopratutto nei 
paesi che si affacciano al Mare del Nord e nel lontano 
Giappone; gli Inglesi possedevano nel 1911 oltre 
2200 vapori da pesca, senza contare le barche a vapore; 
i Giapponesi avevano, nel 1910, 500 barche a motore 
e 41 vapori da pesca con un personale peschereccio, 
istruito in apposite scuole teorico -pratiche, ordinate 
secondo criteri razionali e moderni. Persino l'Unione 
Sud -Africana dispone oggi di sei vapori pescherecci. 

I vapori da pesca (fìg. 203) non sono generalmente 
inferiori alle 300 tonnellate e talvolta raggiungono 
le 1000, dispongono di una grande rete a sacco e di 
una stiva frigorifera destinata a conservare in buon 
stato il pesce raccolto. La rete vien rimorchiata sul 
fondo del mare con una velocità di 5-6 chilometri al- 
l'ora e si. mantiene aperta per la divergenza di due 
grandi e pesanti tavole a cui si uniscono da una parte 
le labbra del sacco, dall'altra le funi di rimorchio. È 
questo il traivi degli Inglesi, la cui bocca misura di 
regola circa 30 metri di larghezza. Per i galleggianti 
più modesti si fa largo uso di motori a scoppio onde so- 
stituire completamente, o almeno sotto forma di au- 
siliario, le vele ed i remi; attualmente i motori ad olio 
pesante, più economici, sono in grande favore. 

Tuttavia, dal tenere nel debito conto il progresso 
tecnico, al vedere in questo l'unica' causa delle dispa- 
rità dianzi lamentate, corre un bel tratto. Credo che 



1 Pesci ìilili e la pesca - Pesci ientotìici 



545 



al giorno d'oggi nessun biologo può dirsi puro tecni- 
cista, poiché laddove le industrie del mare rendono 







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meno, ciò potrebbe dipendere da una più scarsa 
produttività e troppe considerazioni ci fanno omai 
credere che questa seconda ipotesi molto debba con- 
tenere di giusto. 
35. — R. IssEL, 



546 Capitolo diciottesimo 

Per quanto concerne la pesca ben tonica, il nostro 
pescatore trae dalla platea continentale quasi tutto 
il suo guadagno. Ora nel Mare del Nord questo campo 
di sfruttamento si estende per centinaia e centinaia 
di chilometri, mentre lungo le nostre coste dirupate 
si riduce ad una striscia larga pochi chilometri, acqui- 
stando soltanto nell'Adriatico una estensione alquanto 
maggiore. 

Pesci tipicamente bentonici, come i Gadidi ed i 
Pleuronettidi, sono rappresentati nei mari nordici da 
un numero rilevante di specie, che tutte, piìi o meno, 
danno luogo a pesche copiose e rimunerative, mentre 
i Gadidi e i Pleuronettidi nostrani, che hanno reale 
importanza economica, si contano sulle dita. 

È ovvio poi che la quantità del bestiame debba tro- 
varsi in diretta relazione colla ricchezza dei pascoli; 
ora si sa con certezza che il pascolo principale dei 
Pesci: il plancton formicolante nel mare, è assai più 
abbondante nelle acque fredde dei mari nordici che 
in quelle tepide del Mediterraneo: una minor pesco- 
sità apparirebbe logica conseguenza di questo fatto. 
Esistono dunque deficienze nella tecnica, ma ai dati 
biologici si deve accordare la massima considerazione. 

In tema di provvedimenti atti a migliorare la pesca 
fervono tuttora le discussioni. Il tecnicista non sembra 
preoccuparsi dei danni che una soverchia distruzione 
delle specie utili potrebbe recare a quella industria. 
Taluno si mantiene ancor fedele al dogma del mare 
inesauribile, che dominava pochi anni or sono tra 
i biologi, e contava anche il Lobianco tra i piìi auto- 
revoli sostenitori. Affermavano questi essere il mare 
tanto grande ed i Pesci tanto prolifici che Puomo non 



/ Pteci utili e la ptsca - Pesci bentonioi 547 

può esercitare sensibile influenza, e credevano più 
distruttiva l'opera degli Squali e d'altri carnivori 
voraci che non quella delle sciabiche e delle paranze. 
« L'Italia non ha che da copiare i potenti ordigni e 
la discipliìiata organizzazione peschereccia della Ger- 
mania per sanare le miserie dei pescatori » si ripete da 
taluni, e si continua così un antico errore: si ammette 
senz'altro che istituzioni estere debbano dare ottimi 
frutti, quando si trapiantano in ambiente molto di- 
verso da quello in cui sono nate. 

Del resto, anche nei paesi nordici il grande sviluppo 
della pesca a vapore non si è dimostrato privo d'in- 
convenienti. Laddove centinaia di piroscafi solcano 
giornalmente ed in ogni senso certi bassifondi, stati- 
stiche precise hanno segnalato per alcune specie di Pe- 
sci, un decremento relativo tanto al numero, quanto 
alle dimensioni degli esemplari. E sebbene forti oscilla- 
zioni possano prodursi anche indipendentemente dal- 
l'uomo, in taluni casi è sembrata evidente la relazione 
tra il depauperamento e la pesca sfrenata. Anzi l'opera 
di alcune grandi istituzioni che hanno ad un tempo ca- 
rattere scientifico e pratico, quali il Consiglio perma- 
nente internazionale per l'esplorazione del mare, pre- 
sieduto dal celebre esploratore Nansen, è in parte di- 
retta a studiare provvedimenti tali da impedire la 
soverchia distruzione delle specie commestibili. Ora, 
se dannose conseguenze di una pesca troppo inten- 
siva vengono ammesse per quelle zone di mare ove 
regnano condizioni privilegiate dal punto di vista 
della morfologia del fondo e dell'abbondanza del planc- 
ton, a maggior ragione dovremmo temere effetti nocivi 
nel nostro ambiente marino meno propizio, qualora 



548 Capitolo diciottesimo 



la pesca a va])ai'e colle reti a strascico venisse in 
larga scala introdotta. L'ingegnere deve adunque stu- 
diare i progressi tecnici ; il biologo suggerire con quali 
limitazioni di tempo e di luogo vadano adoperati. 

E per chiarir meglio la quistione giova rivolgersi 
alle speciali condizioni della pesca nel nostro Mare Li- 
gure. Da troppe parti e con troppa insistenza si la- 
menta il progressivo depauperamento del mare, perchè 
questo non corrisponda ad un fatto reale. Lungo le 
nostre due Riviere i pescatori sono concordi nell'af- 
fermare che da una quindicina d'anni almeno si è pro- 
dotta una diminuzione fortissima nel numero dei 
Pesci bentonici; in certe località ove il pescatore 
riusciva a guadagnare una discreta giornata, oggi non 
ricaverebbe neppure quel tanto che basti a compen- 
sare il logorio degli strumenti. Conseguenza inevitabile: 
in certi porti dove numerose famiglie vivevano esclu- 
sivamente della pesca, non v'ha più alcuno che tragga 
dalle reti l'unico provento, e coloro che non hanno 
completamente abbandonato il mestiere, per dedi- 
carsi ad altro più proficuo, conservano la pesca sol- 
tanto come occupazione accessoria. Non bisogna certo 
incolparne la pesca a motore, essendo il guaio ante- 
riore alla comparsa delle prime motobarche, né potendo 
i pochi e modesti battelli a motore attualmente in 
uso esercitare una sensibile influenza. Ritenete dunque 
legittima, se pure non scientificamente dimostrata, 
la preoccupazione che la scarsa riserva di Pesce distri- 
buita su di un'angusta striscia di fondo, possa venire 
seriamente compromessa anche dalla pesca eserci- 
tata cogli antichi sistemi. È impressionante la quantità 
di pesce giovanissimo che vieii raccolta dal sacco della 



/ Ptsci utili e la pesca - Pesci bentoìiici 549 

paranzella. Migliaia e migliaia di pesciolini, che po- 
trebbero facilmente sfuggire dalle maglie se la rete 
lavorasse su fondo d'altra natura, restano soventi 
impigliati nell'ammasso di melma vischiosa che ot- 
tura le maglie ; fra centinaia di Naselli raccolti in una 
stessa cala non se ne trova spesso un solo che raggiunga 
i due decimetri di lunghezza. Né l'opera della rete 
a strascico va seriamente indagata solo perchè fa 
scempio di pesce novello, ma perchè, sconvolgendo 
il fondo melmoso, porta lo scompiglio fra gli Inver- 
tebrati bentonici e forse turba in modo diretto od 
indiretto quelle relazioni biologiche le quali, automa- 
ticamente stabilite fra i membri di una comunità bio- 
logica, ne determinano l'equilibrio {^). 

E sarebbe illogico assolvere a priori le grandi scia- 
biche, le quali fanno strage di pesce assai piti minuto 
di quello distrutto dalle paranze e neppure vorrei 
considerare con indifferenza la pesca cogli esplosivi 
{che molti ritengono insignificante nei suoi effetti 
generali) allorché i bombardieri giornalmente ripe- 
tono le loro gesta e sconvolgono scogliere già impove- 
rite. 

Tutto ciò sia detto senza contestare che il decre- 
mento di certe specie utili si possa connettere a lente 
modificazioni di fauna dovute a fattori non ben 
noti ed indipendenti da qualsiasi azione diretta od 
indiretta dell'uomo. 

Il codice italiano della pesca (1913) si preoccupa di 



(') Con ciò non intendo invocare nuove limitazioni e proibi- 
zioni; credo anzi che senza studio metodico e riforme organiche 
in tutto il campo della pesca non si possa rimediare efficacemente. 



550 Capitolo divioltesimo 

tutti quei sistemi che passano per distruttivi e certo 
non si è ispirato al criterio della inesauribilità del mare 
quando ha stabilito una serie di provvedimenti atti 
ad evitare il depauperamento della fauna ittiologica. 

Per citare alcune norme fra le più importanti, è 
proibita la pesca a strascico mediante reti tratte dal 
vapore, son vietati gli altri sistemi di reti a strascico 
dal primo dicembre al primo maggio dell'anno suc- 
cessivo entro ad un miglio marittimo dalla costa, e 
limitazioni ancor più rigorose, relative alle reti a stra- 
scico, vengono imposte nell'Italia meridionale ed in- 
sulare, ove le condizioni locali lo suggeriscano. Pene 
severe sono comminate ai pescatori colla dinamite; 
norme speciali regolano la pesca nelle adiacenze delle 
tonnare. 

Per frenare la distruzione del pesce novello, sia plan- 
ctonico sia bentonico, si vieta la pesca ed il commercio 
degli individui che non raggiungono un certo minimo 
di lunghezza fissato da apposita tabella. Questo mi- 
nimo è di 7 centimetri per le Triglie, l'Acciuga e la 
Sardina; di 12 centim. per la Spigola, l'Orata, il 
Dentice, i Saraghi, i Muggini, i Rombi, le Sogliole, 
le Pianuzze, il Nasello. Per l'Anguilla è stabilito un 
minimo di 25 centimetri. 

Come eccezione al divieto, suggerita da richieste lo- 
cali, vien consentita ne' compartimenti marittimi della 
Liguria la pesca delle Acciughe e Sardine novelle 
(« gianchetti » o « paazette » a seconda della grossezza) 
durante i mesi di febbraio e di marzo, e a Livorno la 
])esca delle cieche da dicembre sino a tutto febbraio. 
Altre disposizioni a scoi30 protettivo limitano la pesca 
del Corallo, nonché la raccolta dei Crostacei e Mol- 
luschi commestibili. 



l Pesci utili e la pesca - Pesci bentonici 551 

D'altra parte, per migliorare le condizioni dell'in- 
dustria, il Governo favorisce, colle debite cautele, l'in- 
troduzione di battelli a vapore o di barche a vela 
fornite di motore ausiliario e già sono in regolare 
esercizio od in prova una trentina di questi galleg- 
gianti, dieci dei quali nella nostra Liguria. Nel tempo 
stesso incoraggia con propaganda scritta ed orale, 
con fondi iniziali e con annuali sussidi, l'istituzione 
di cooperative e sindacati. Mercè questo aiuto i pe- 
scatori possono efficacemente congiungere i loro sforzi 
e sopratutto riunire le somme necessarie per l'ac- 
quisto di mezzi più costosi e perfezionati di pesca. 

Ma se persone competenti giudicano oltremodo 
incauto lo sviluppare la grande pesca a vapore sui 
fondi comunemente sfruttati dalle nostre barche, 
perchè non tentarla a profondità considerevoli? 
Anche questa tesi ha trovato attivi fautori: pochi 
anni or sono un brillante conferenziere prometteva 
l'eldorado ai pescatori che muniti del grande trawl 
a vapore avessero rastrellato i pendii del mare pro- 
fondo. Pur troppo la promessa non ha serio fonda- 
mento ; per quel poco che si conosce, le melme del Me- 
diterraneo, nella regione profonda e nella abissale, 
sono povere di vita. Anche riferendoci a quanto si 
pratica nell'Oceano, è vero che lungo le coste atlan- 
tiche del Marocco i piroscafi lavorano con vantaggio 
sino a 400 metri di fondo, ma è anche vero che nel- 
l'Atlantico francese le pesche metodiche della « Vienne » 
non hanno scoperto alcuna zona industrialmente sfrut- 
tabile al disotto dei 150 metri. E nulla ci permette di 
affermare a priori che le catture di Naselli o di More 
nelle nostre acque sarebbero tanto abbondanti da 



Capitolo diciotltsimo 



compensare le ingenti spese richieste dai vapori di 
pesca. Con ciò non va del tutto respinta l'idea, poiché 
non si può escludere che si trovino qua e là solchi ed 
avvallamenti abbastanza ricchi da venire sfruttati 
nel modo anzidetto. Sarebbe quindi assurdo impian- 
tare ex abrupto una pesca a strascico sui fondi abissali, 
ma è opportuno che le esplorazioni promosse dalla 
scienza in acque profonde abbiano sempre di mira 
anche il lato pratico della quistione. 

Intanto, ove i mezzi lo concedessero, i piroscafi po- 
trebbero essere utilmente impiegati non già per la 
pesca nelle acque nostre, ma per recarsi lontano, a 
compiere campagne di pesca in altri mari più pro- 
duttivi. 

Da un altro punto di vista vorrei considerare le 
relazioni tra lo stato attuale della biologia marina 
e la pratica della pesca: mi è accaduto, or non è molto, 
di sentirmi chiedere: Ma i provvedimenti testé ac- 
cennati in materia peschereccia hanno saldo fonda- 
mento biologico, oppure vengono concretati in base 
a giudizi empirici? Si può rispondere che le norme 
regolatrici della pesca sono certo ispirate da tecnici 
competenti e che dei reperti biologici si tiene, quando 
è possibile, il debito conto. Tuttavia, per necessità di 
cose, molti provvedimenti si debbono ridurre ancor 
oggi a norme dettate più che altro dal buon senso e 
dall'empirismo dei pescatori. Ciò perché sono ancora 
oltremodo incomplete quelle conoscenze di biologia 
marina che potrebbero dare una base veramente 
scientifica alla legislazione. 



/ Pesci uliiì e la pesca - Pesci beiiloìiici 



Ardue é molteplici sono le ricerche da compiere 
ed i problemi da risolvere neirinteresse della pesca. 
Onde seguire i Pesci nelle fasi successive della vita 
occorrono molte indagini preliminari e prima di tutto 
bisogna riconoscere le specie con sicurezza ed in ogni 
fase dello sviluppo. Eicostruire tutto il ciclo di svi- 
luppo di una specie mettendo insieme gli stadi lar- 
vali e giovanili planctonici e bentonici è paziente la- 
voro di ricerca e di confronto che può assorbire per 
interi lustri l'attività di uno zoologo. 

Per fortuna la conoscenza delle uova e degli stadi 
giovanili dei Pesci ha fatto grandi progressi in Italia 
grazie sopratutto ai lavori del Raffaele, del Lobianco, 
del Grassi, del Sanzo, e attualmente si va perfezio- 
nando, con indirizzo moderno, per merito di un pic- 
colo, ma operoso gruppo di zoologi. Alcuni di questi 
coordinano l'attività loro in una istituzione speciale: 
il Comitato talassografico italiano, fondato nel 1910 
per iniziativa della Società pel progresso delle Scienze, 
poi passato al Groverno e fornito di larghi mezzi dal 
Ministero della Marina, allo scopo di coltivare lo 
studio fisico e biologico dei nostri mari. 

Convien dire per contro che altre indagini si pra- 
ticano all'estero con metodi rigorosi e su larga scala 
e già son feconde d'importanti risultati, mentre da 
noi cominciano appena a trovar posto nel programma 
dei biologi. 



5ò4 Capitolo divivUesiino 

Intanto non basta classificare i Pesci, ma occorre co- 
noscerne anche l'età, che male si giudicherebbe dalle 
dimensioni, non essendo uniforme la crescenza di esem- 
plari della stessa specie, viventi in acque di latitudine 
e di temperatura diverse. Si è scoperto che certe zone 
concentriche, le quali si formano nelle squame, negli 
statoliti, in certe ossa (p. es. ossa opercolari) dei Pesci, 
rappresentano zone di accrescimento annuale, né più 
né meno di quanto succede nei tronchi d'albero; donde 
la possibilità, entro a certi limiti, di dedurre l'età 
dell' individuo da cosifatti differenziamenti strut- 
turali. Un'altra serie di ricerche ha per oggetto di 
stabilire con sicurezza i caratteri esterni (spesso poco 
evidenti) che valgono a distinguere il maschio dalla 
femmina, nonché le modificazioni di forma e di colore 
che accompagnano la maturità sessuale. 

La vita dei Pesci utili dev'essere indagata in tutti 
i suoi aspetti. D'alta importanza sono a mo' d'esempio 
gli studi che si riferiscono alle migrazioni periodi- 
che. I cambiamenti di livello delle specie pelagiche 
{sopratutto delle larve) si studiano per mezzo di pe- 
sche eseguite in serie a diverse profondità, in diverse 
ore del giorno ed in stagioni differenti dell'anno. 
Onde rintracciare le vie seguite nelle migrazioni oriz- 
zontali, si fa uso, all'estero, di metodi poco dissimili 
da quelli messi in pratica per gli uccelli migratori. 
Numerosi esemplari di una determinata specie vengono 
pescati e contraddistinti con una piastrina metallica 
legata con filo d'argento alla base di una pinna (per 
lo pili la dorsale) oppure con un bottone d' argento 
infisso in una deUe lamine ossee che proteggono l'ap- 
parato branchiale. Sulla piastrina o sul bottone si 



I Pesci utili e la ptsca - Fisci btntonici òòi 

notano le opportune indicazioni relative alla cattura 
e subito dopo il Pesce vien rimesso in mare. Espio 
rando piti tardi le zone circonvicine si riesce a ri 
pescare qualcuno degli esemplari segnati ed a farsi 
con tal mezzo un concetto preciso del cammino per 
corso nel frattempo dal Pesce migratore. Special 
diagrammi di migrazione, nei quali un com 
plesso di rette o di frecce indica, sulla carta idrogra 
fica, la direzione seguita e la distanza superata dai 
singoli esemplari ripescati, figurano oggidì in tutti 
principali periodici stranieri di talassobiologia appli 
cata alla pesca. Le vicende della riproduzione, spesso 
intimamente collegate alle migrazioni, sono interes- 
santi da conoscere, sia dal lato puramente scientifico, 
sia per suggerire le norme relative alla protezione 
della specie. E qui, fra le altre indagini, entrano in 
campo le ricerche planctoniche quantitative. Per 
ogni saggio di plancton raccolto nelle crociere di esplo- 
razione si determina la quantità di uova planctoniche 
appartenenti ad una data specie di Pesci; laddove 
vien segnalato un maximum di uova negli stadi più 
arretrati di sviluppo, ci troviamo evidentemente nel- 
l'area soprastante alla zona ove le uova sono state de- 
poste e siamo in grado di tracciare sulla carta l'area 
di riproduzione della specie. 

Essendo noto quale importanza abbiano certi fat- 
tori fisici e chimici nell' orientare gli atti vitali dei 
Pesci, ne consegue la necessità di studiare con mi- 
sure e con osservazioni precise le condizioni di tem- 
])eratura, di salsedine, di movimento delle acque 
in cui si svolgono le varie fasi dell'esistenza. P2 già 
nei mari nordici i pescatori sanno giovarsi dei risul- 



556 C'apilolo diciottesimo 

tati ottenuti in questo campo, consultando lo scan- 
daglio ed il termometro a rovesciamento prima di 
calare le reti. 

Non è poi soverchia presunzione il credere che lo 
studio metodico delle relazioni tra l'organismo e le 
contingenze fisiche ci lasci un giorno prevedere certi 
fenomeni (come l'apparizione di specie pelagiche), i 
quali sembrano prodursi a capriccio soltanto perchè 
ci sfuggono alcuni degli elementi causali. Intanto la 
compilazione di buone carte da pesca è uno dei 
risultati pratici che l'industria potrà richiedere a buon 
diritto, e in avvenire non lontano, dalle fatiche con- 
cordi dei talassobiologi. Tali carte potranno fornire 
ai pescatori indicazioni di grande utilità intorno ai 
banchi già esplorati e magari indirizzarli anche allo 
sfruttamento di nuovi campi di lavoro. Altre appli- 
cazioni interessanti si potranno escogitare allorché 
la fisica e la chimica del mare, associate ai vari rami 
delle scienze zoologiche (sistematica, embriologia, 
fisiologia, ecc.) ci avranno procurato nozioni più pre- 
cise e più complete delle attuali intorno ai fattori 
interni ed esterni che regolano l'esistenza dei Pesci 
utili. Speriamo che in un prossimo rifiorire di studi 
e di energie l'Italia si accinga con ardore al lungo 
cammino che ancora le resta da percorrere in que- 
sta direzione ! 

Accanto agli studi più ardui e complessi di biologia 
marina è urgente, indispensabile, istituire un ser- 
vizio più modesto ma non meno utile. Alludo alla 
statistica, applicata non solo alle ricerche scienti- 
fiche (perchè si fa della statistica in tutti i lavori che 
traggono le conclusioni loro da serie ordinate e meto- 



/ Pesci ui'Ui e la pesca - Pesci bentonici 557 

diche di dati) ma, alle quotidiane raccolte dei pesca- 
tori. Attualmente si tiene, e non dappertutto, un conto 
approssimativo e globale del peso e del costo dei 
Pesci raccolti; bisognerebbe fare molto di più: anno- 
tare il numero di esemplari di ciascuna specie, le di- 
mensioni loro, la profondità e la località esplorata 
dal pescatore. Supponete che in via d'esperimento 
venga temporaneamente vietato questo o quell'altro 
mezzo di pesca ritenuto distruttivo, per vedere se 
ne derivi un aumento nella pescosità della zona. 
Riuscirebbe facile il giudicare con precisione i risul- 
tati, confrontando le statistiche anteriori con quelle 
posteriori all'esperimento e se ne potrebbero ricavare 
norme pratiche prima ancora che le ricerche piti 
complete dei biologi indagassero il come ed il perchè. 
Se invece l'esperienza non è appoggiata da una sta- 
tistica ben fatta, bisogna limitarsi, come troppe volte 
è accaduto, ad apprezzamenti empirici, che poco 
giovano a chiarire la quistione. 

Ma cogli studi e coi molteplici provvedimenti di- 
retti a sfruttare i Pesci utili non si esaurisce l'atti- 
vità della biologia marina applicata ai bisogni del- 
l'uomo. Prima di tutto converrebbe sviluppare e fa- 
vorire con ogni mezzo una forma di piscicoltura ma- 
rina che ha già dato buoni risultati in Italia e che 
risulta fra tutte la piti facile, la più sicura e la me- 
glio adatta ad una pronta riuscita. Alludo all'alleva- 
mento di specie eurialine, come Orate, Spigole, Mug- 
gini, negli stagni litorali. Assai più arduo è il pro- 
blema della riproduzione artificiale dei Pesci marini 
(piscifattura). 

Nelle acque dolci si praticano con successo le se- 



558 Capitolo diciottesimo 



mine, introducendo migliaia di uova o meglio di pic- 
coli appena schiusi (avannotti), i quali, crescendo e 
figliando, possono popolare laghi, fiumi, torrenti in 
breve volgere di tempo. Si può far lo stesso in mare 
aperto ? Molti sono scettici in proposito, ma anche in 
questo caso l'esperienza dev'essere sempre preferita 
a qualunque aprioristica negazione. La coltivazione 
ben diretta e la vendita ben sorvegliata delle Ostriche 
e dei Mitili [Mytilus edulis) non vanno trascurate 
e al pubblico diffidente non ci stancheremo di ripe- 
tere che il tifo non si contrae in seguito a consumo di 
Ostriche se viene prescelta una località salubre pel 
parco di allevamento e s'impedisce al rivenditore di 
usare l'acqua inquinata dei porti onde mantenere in 
vita il Mollusco. 

Altra applicazione interessante ci offre la coltiva- 
zione delle Spugne, per la quale indagini recenti del 
Sella additano, come campo molto propizio, certi 
fondi del litorale Libico. L'allevamento dell'Astice 
{Homarus vulgaris), oggi fiorente negli Stati Uniti 
dovrebbe tentarsi anche nel nostro paese. Non è 
assurdo pensare che qualche forma di propagazione 
artificiale si possa trovare anche pel Corallo, e la col- 
tivazione delle Alghe commestibili, che va assumendo 
importanza sempre maggiore nel Giappone, dovrebbe 
invogliare, anche fra di noi, qualche persona deside- 
rosa di novità. 

Lungo i monti delle Cinque Terre, che scendono a 
precipizio in mare, il contadino ha ben saputo disten- 
dere i filari delle sue vigne e scaglionare le strisce dei 
suoi campi per balze rocciose che sembravano inac- 
cessibili all'uomo e ribelli ad ogni coltura: così la 



/ Pesci utili e la pesca - Pesci bentonici 559 

scienza, guidando il braccio robusto del pescatore, 
saprà un giorno ricavare insperati vantaggi anche dai 
fondi, oggi poveri ed ingrati, del nostro mare. 



BIBLIOGRAFIA. 

BoNAPARTE C. L., Iconografia della Fauna Italica. Roma, 1832- 
1841. 

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DoDERLEiN P., op. cU. (ved. bibliogr., cap. XII). 

Ca VANNA, / doni di Nettuno. Firenze, Carnesecchi, 1913. 

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Giacobini E., Mazzarelli G., Montemartini G,, Inchiesta go- 
vernativa sulla pesca e sui pescatori in Italia. « Rivista 
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Vinciguerra D., Sull'opportunità di una, esplorazione oceano- 
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« Boll. Soc. Geografica Italiana ». Ser. 4, voi. 9, sottemì)re 
1908. 



CAPITOLO XIX. 

Cenni sui metodi più semplici di raccolta 
e di studio nella blolosria marina 



Sommario: Generalità; metodi per la pesca del plancton (reti 
da plancton, conservazione del materiale). — Metodi della 
pesca bentonica (rete a raschiatoio, redazze, gangano, 
draghe; pesca profonda). — Cannocchiale marino; acquari 
e modo di ossigenarli; mezzi ottici e libri: laboratori marini. 
Conclusione. 



Ho sinora taciuto degli strumenti e dei mezzi di 
osservazione che il biologo adopera nelle sue indagini 
sul mare. Trattare l'argomento a fondo sarebbe im- 
presa non breve né facile, poiché, come accade in ogni 
ramo della tecnica scientifica, l'armamentario tende 
a diventare sempre più specializzato e più compli- 
cato. Descrizioni abbastanza minuziose dei vari tipi 
di apparecchi trovano posto in libri ben conosciuti, 
quali sarebbero il Richard ed il Murray-Hjort, il 
Fowler, nonché in speciali articoli di tecnica talasso- 
biologica, e questi lavori potranno venir consultati 
con profitto da chi desiderasse informazioni estese 
in proposito. Nella presente appendice mi limiterò 
a i)arlarvi di pochi oggetti indispensabili per l'espio- 



Cenni sui metodi più semplici di raccolta ecc. 561 

razione marina, scelti fra quelli che mi sembrano più 
pratici e più semplici. Avverto subito che molte ri- 
cerche non sono accessibili ad un corredo tecnico 
tanto modesto. Infatti questo non potrebbe consentire 
né le pesche a grandi profondità né certe osservazioni 
che richiedono metodi statistici particolarmente ri- 
gorosi. Quanto sto per esporre mi pare sufficiente per . 
chi aspira a formarsi una buona cultura generale nel 
campo della biologia marina ed anche coltivare qual- 
che tema speciale, pur disponendo di mezzi non su- 
periori a quelli che possono venir forniti da un pri- 
vato di modesta agiatezza o da un laboratorio uni- 
versitario- italiano di media potenzialità economica. 

Ad altro scopo tenderebbero ancora le mie indica- 
zioni; vorrei richiamare sulla fauna e sulla fiora ma- 
rine l'attenzione di qualche ricco disoccupato o semi- 
disoccupato che abita lungo la riva del mare e persua- 
derlo ch'egli ne potrà ricavare soddisfazioni intellet- 
tuali ed estetiche di prim'ordine. Ciò con fatica e di- 
spendio minore di quanto non ne richiedano altre 
occupazioni ed altri passatempi abituali alle persone 
facoltose. 

Il tirocinio riuscirà più rapido e più facile a coloro 
che già sono esperti marinai ed abili' dilettanti di 
pesca. Del resto non bisogna dimenticare che gli stru- 
menti messi in opera dal biologo non sono, molte 
volte, che adattamenti di modelli già consacrati dal- 
l'uso secolare dei pescatori e soltanto in piccola parte 
si foggiano su modelli speciali. 

A questi ultimi dobbiamo ascrivere le reti colle 
quali si fa la pesca del plancton (fìg. 204). Consiglierei 
anzitutto di tener pronte reti di due dimensioni di- 
36. — K, IssBL. 




Fig. 204. 
Struiuenti per la raccolta del plancton: A, rete grande, Vp 
della grand, naturale. — B, chiusura a baionetta del col- 
lettore, ^/r, delVero. — C, filtratore ad elastico per plan- 
cton, id, id. — D, imbuto a rubinetto per rete planctonica, 
id. id. — E, rete piccola, *,i5 del vero. Originale. 



Cenni sui metodi più semplici di raccolta ecc. 563 

verse: l'una grande (fig. 204^1) per gli organismi 
che raggiungono una certa agilità e grossezza, l'altra 
piccola per gli esseri minuti fluttuanti nell'acqua. La 
rete grande ha per armatura un robusto cerchio in 
ferro di 60 centimetri di diametro, munito di tre anelli, 
ai quali si annodano le tre funi che uniscono la rete 
alla corda di rimorchio. Il sacco conico della rete, 
lungo circa 90 centimetri, si fabbrica con tela forte 
e filtrante; ho trovato molto adatta allo scopo la tela 
detta colabrodo. Convien foderare il quarto infe- 
riore del sacco con garza da buratti a maglia non troppo 
fitta, per esempio con quella contraddistinta dal 
num. 5. Gli organismi pelagici che affluiscono coU'ac- 
qua entro al sacco, si raccolgono in un recipiente col- 
lettore. Uno dei sistemi più indicati per unire il col- 
lettore al sacco è la chiusura a baionetta (fig. 204 B). 
Si lega al fondo del sacco un anello di zinco di 12 cm. 
di diametro. Entro a questo anello può essere intro- 
dotto a sfregamento un secondo anello di zinco (il 
collettore), che si fissa nel modo anzidetto ed ha il 
fondo fatto della medesima garza da buratti adope- 
rata per rivestire la parte inferiore della rete. Nella 
fig. 204 A è disegnato, al disotto del collettore, un 
peso in piombo, sostenuto da due cordicelle. La za- 
vorra viene aggiunta allorché l'ordigno, invece di ve- 
nir tratto orizzontalmente, si adopera per la pesca in 
senso verticale. 

Questa rete si può rimorchiare dalla barca con un 
rematore, meglio con due rematori, mantenendo un'an- 
datura non troppo spedita. Dopo una certa durata 
di immersione, ad esempio un quarto d'ora, la rete 
vien salpata, il collettore distaccato rapidamente dal 



564 Capitolo diciannovesimo 

sacco (avendo cura che in questa operazione il plan- 
cton raccolto sulla garza non subisca un principio 
di prosciugamento) e sciacquato rapidamente in un 
vaso d'acqua marina: i grandi recipienti di vetro ci- 
lindrici da pile elettriche servono benissimo allo scopo. 

Per confezionare la rete piccola (fìg. 204 E) basta 
un diametro d'apertura molto minore (20 o 25 centi- 
metri) e un cerchio sottile; il sacco filtrante, si potrà 
fare per intero di garza da buratti, scegliendo quella 
più fitta, distinta col num. 20. Si può fare a meno di 
collettore chiudendo semplicemente il fondo del sacco 
mediante una cordicella. Terminata la pesca, il nodo si 
scioglie ed il fondo del sacco si lava nel bicchiere d'ac- 
qua marina per liberarlo dal plancton che vi è rimasto 
aderente. Rimorchiando questo retino la barca deve 
procedere molto lenta. Altro sistema usato nelle 
reti da plancton è di unire al fondo del sacco un im- 
buto di zinco o di altro metallo non troppo intaccato 
dall'acqua salsa, che si prolunga in un tubo munito 
di rubinetto (fig. 204 D); tolta dall'acqua la rete, si 
apre il rubinetto e si svuota nel bicchiere l'acqua col 
plancton rimasta nell'imbuto. 

A titolo d'informazione dirò che si costruiscono oggi 
per le esplorazioni talassografiche reti da plancton 
mastodontiche, di parecchi metri di apertura, tali da 
catturare anche i grandi Cefalopodi batipelagici. In- 
gegnose disposizioni si sono messe recentemente in 
pratica per poter chiudere ed aprire a volontà reti 
rimorchiate in senso orizzontale. Nelle pesche verti- 
cali viene usata da parecchi anni la rete del Nansen, 
che viene calata chiusa, poi si fila lungo la corda un 
peso (messaggero) che strozza il sacco della rete ti- 



Cenni sui metodi più semplici di raccolta ecc. 565 

rando in basso un laccio che lo circonda ; operando la 
chiusura in pesche successive a profondità diverse si 
ottengono utili dati intorno alla distribuzione verti- 
cale degli organismi marini. Ma anche senza ricorrere 
alle reti a chiusura si può avere un concetto dell'ac- 
cennata distribuzione applicando, in piccola scala, il 
metodo inaugurato nelle esplorazioni biologiche del 
« Michael Sars », metodo che consiste nel rimorchiare 
contemporaneamente in senso orizzontale, parecchie 
reti da plancton scaglionate a differenti profondità 
lungo una corda comune. Supponiamo per esempio 
di avere tre reti, delle quali la superiore lavori ad un 
metro di profondità, la media a 20 e la inferiore a 
40. L'esame di una rete isolata non ci può offrire 
criterio sicuro intorno alla stratificazione del plan- 
cton, perchè un organismo della rete a 40 m. può es- 
sere stato raccolto non già a questo livello ma nelle 
zone superiori, mentre la rete risaliva a bordo. Per 
contro si traggono delle indicazioni di non poco va- 
lore dall'esame comparativo delle tre reti; così se 
im animale frequente nella rete a 40 m. non si ritrova 
in quelle a 20 e ad 1 metro, vuol dire che il suo habitat 
era limitato in quel momento alla più bassa delle tre 
zone esplorate. 

Per conservare i saggi di plancton sono state pro- 
poste parecchie ricette a base di formalina, ma, come 
liquido d'uso generale, credo ancora consigliabile il 
più semplice, cioè una soluzione 3 % di formalina del 
commercio in acqua di mare. Per concentrare il plan- 
cton, sia vivente sia conservato, allorquando è spar- 
pagliato in grande volume d'acqua, trovo asf^ai co- 
modo versarlo in un tubo cilindrico di vetro (bicchiere 



566 Capitolo diciannovesimo 

cilindrico senza fondo) al quale adatto un fondo mo- 
bile di garza da buratti mediante un anello, molto 
teso, di gomma elastica (fig. 204 C). La garza col 
plancton, staccata dal tubo, si sciacqua poi in un pic- 
colo volume (es. 100 cmc.) d'acqua di mare o di li- 
quido conservatore. Quando si voglia subito conser-' 
vare il materiale e si tema di guastare, colla filtra- 
zione, organismi molto delicati, vai meglio aggiungere 
la formalina al recipiente grande e poi decantare al- 
lorché tutto il plancton si è depositato sul fondo. 



Il naturalista che voglia intraprendere, col massimo 
rendimento, la esplorazione biologica del fondo marino, 
dovrebbe modificare il tipo dell'attrezzo da pesca a 
seconda della natura del fondo stesso e del livello 
che vuol raggiungere; il corredo indispensabile può 
tuttavia ridursi a pochi tipi principali. 

La raccolta delle specie che si avventurano nella 
zona sopralitorale non richiede, com'è ovvio, parti- 
colari accorgimenti; aggiungerò soltanto che i piccoli 
organismi natanti nelle pozze si possono raccogliere 
facendo passare ripetutamente nell'acqua il bicchiere 
a fondo mobile adoperato pel travaso del plancton. 

Alghe sommerse fino a due o tre metri di profon- 
dità si ottengono in gran copia raschiando la parete 
dello scoglio mediante un retino a lungo manico, ad 
armatura semicircolare e a sacco di rete assai fitta; 
lungo il lato rettilineo dell'armatura corre la lamina 
raschiantc, situata verticalmente rispetto al piano 



Cenni sui melodi più semplici di raccolta ecc. 567 

della bocca (fig. 205). In taluni laboratori di biologia 
marina rende notevoli servizi una sorta di lunga pinza 
a branche di ferro dentellate, destinata a raccogliere 
pietre sommerse alle quali aderiscono talvolta orga- 
nismi interessanti. 

La raccolta sui pendii accidentati nelle parti pro- 




Fig. 205. 
Rete a raschiatore — Origiuale. 

fonde della scogliera sommersa è fra tutte quella che 
presenta maggiori difficoltà. 

Qualche risultato si potrà ottenere mercè il soccorso 
delle redazze (fig. 206). Sono queste fili di canapa 
oppure lembi di vecchie reti logore legate a mazzo, 
che si trascinano sul fondo acciocché vi rimangano 
impigliati organisnii muniti di spine o di altre appen- 



568 Capitolo diciaunovisimo 

dici sporgenti, come colonie di Celenterati e di Briozoi, 
Ricci e Stelle di mare. In vari modi vengono sistemate 
le redazze; il piti semplice consiste nelF attaccarne 
un certo numero (per es. 4 oppure 6) ad una sbarra 




Fig. 206. 
Redazzo. Originale. 

di ferro piegata a semicerchio che pesi almeno 5 o 6 
chili; la sbarra si fa strisciare sul fondo fissando la 
fune di rimorchio ad un anello -collocato al vertice 
della curva. 

In qualche caso, sopratutto laddove la scogliera 
offre dei tratti pianeggianti, si potrà anche ricorrere 
ad una piccola draga (fig. 207), costruita secondo uno 
dei modelli in uso da parecchi decenni presso i biologi. 
La draga non è altro che un'armatura rettangolare 
e massiccia di ferro munita di due lamine raschianti 
parallele o divergenti (nel caso nostro le preferirei 
un po' divergenti) ai lati brevi dell'armatura si arti- 



Cenni sui metodi più semplici di raccolta ecc. 569 

colano due braccia di ferro, alle quali si adatta la 
fune di rimorchio. Il sacco della draga, fatto di rete 
molto forte, si suole proteggere esternamente o con 
un secondo sacco' di cuoio oppure con una rete più 
grossolana. Per la scogliera va bene una draga assai 
piccola (p. es. con 40 cm. di larghezza), che si può ri- 
morchiare colla barca a remi; spesso accade che lo 




Fig. 207. ' 
Draga per raccolte biologiclie. Originale. 

strumento s'incagli in una fessura o contro uno spun- 
tone di roccia e allora occorre spostarsi colla barca 
in diverse posizioni finché si è trovata quella ove la 
draga cede alla trazione e si può ricuperare. Ai lati 
dell'armatura e al fondo del sacco è sempre utile di 
appendere alcune redazze, combinando così i vantaggi 
dei due sistemi. 

Quando le Posidonie o le Zostere sono a piccola 
profondità, è molto utile di strappare qualche pianta 
per osservare gli organismi epifiti, il che si ottiene ma- 
neggiando con destrezza una fiocina a lungo manico. 

Per lavorare sui fondi pianeggianti o quasi, come 
praterie di Posidonia, arene litorali, fondi a Co- 
ralline, fondi melmosi, si consiglia lo strumento 
detto gangano. Un tipo molto pratico di gangano 
mi sembra quello detto -> a stafte •> {ehalui à étriers), 



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costruito dall'Istituto 0- 
ceanografìco di Monaco 
(fìg. 208). L' armatura, 
tutta in ferro, consiste in 
due staffoni, collegati a 
metà altezza e mediante 
viti con una robusta spran- 
ga orizzontale. Alla parte 
anteriore, ricurva, delle 
staffe , si articolano le 
sbarre unite, alla loro e- 
stremità libera, colla fune 
di rimorchio; tra i lati 
posteriori, diritti, corrono 
le due funi orizzontali che 
formano l' apertura del 
sacco e si zavorrano con 
piccoli piombi. Il sacco è 
fatto di rete con larghez- 
za di maglia decrescente 
dalla bocca verso il fondo, 
e quivi si può aprire, sno- 
dando una cordicella, per 
versare fuori il prodotto 
della raccolta. A bordo 
della « Princesse Alice » il 
Dott. Kichard ha usato 
gangani di grande aper- 
tura, mentre il modello 
piccolo di Monaco, che ha 
ni. 1,05 di apertura con 
stafit'e lunghe m. 0,60 e 



Ctnni sui metodi più semplici di raccolta ecc. 571 

alte m. 0,40, si può comodamente tirare mediante un 
piccolo rimorchiatore o battello a motore e dà ottimi 
risultati. 

La corda del gangano si può salpare direttamente 
a braccia, ma l'operazione, sopratutto se si raggiun- 
gono parecchie decine di metri di profondità, riesce 
penosa, mentre, facendo uso di un arganetto a mano la 
fatica è di molto ridotta e si potrebbe spingere l'esplo- 
razione anche a un centinaio di metri e più. Allo stru- 
mento si possono legare alcune redazze, come si fa 
colla draga, per quanto concerne la fune di rimorchio, 
data la inclinazione che questa va assumendo durante 
la pesca, occorre filarne almeno il doppio della profon- 
dità raggiunta. Volendo manovrare il gangano con 
una semplice barca a remi, si possono costruire, collo 
stesso disegno, modelli più piccoli e quindi più leggeri. 

Per esplorare i fondi melmosi sino a 120 o 130 metri 
di profondità, il mezzo più pratico è di imbarcarsi 
sopra una paranza. In Liguria Camogli e Santa Mar- 
gherita sono centri importanti per questo genere di 
pesca e barche destinate ad analogo ufficio (come i 
bragozzi veneti) sono in funzione lungo le coste di 
tutta la penisola. Il padrone della barca vi accorderà 
facilmente il permesso di partecipare alla spedizione, 
seguendo tutte le fasi della pesca. Quando il sacco 
terminale della rete viene issato a bordo occorre molta 
attenzione perchè nulla vada perduto del ricco mondo 
di Invertebrati, confuso e nascosto insieme coi Pesci 
in un grande ammasso di melma; nello stesso tempo 
non si trascurerà di ispezionare le maglie della rete, 
anche molto lontano dal sacco terminale, perchè pos- 
sono rimanervi impigliate Comatule, Stelle di mare 
ed altri abitatori dei fondi melmosi. 



572 Capitolo diciannovtaimo 

La pesca batipelagica e quella sui fondi abissali 
sono riservate ai privati milionari o ai Governi che 
dispongono di navi talassografiche. Tuttavia chi può 
fare un viaggio in Sicilia avrà campo di raccogliere 
e di osservare, trattenendosi a Messina, qualche esem- 
plare di fauna batipelagica sospinti alla superficie 
dalle correnti. La fortuna di assistere a qualche cat- 
tura di specie abissali (almeno di Pesci abissali) potrà 
capitare a chi si rechi al largo coi pescatori di pala- 
miti, allorché questi vanno a salpare i loro attrezzi 
calati a parecchie centinaia di metri di profondità, 
come avviene non di rado (per citare soltanto porti 
liguri) a Cornigliano, Varazze, Noli. Del resto, la 
pratica e gli strumenti dei pescatori potranno in molte 
occasioni sostituirsi all'opera del naturalista nella 
raccolta del materiale, sia per afferrare i Polpi coll'un- 
cino, sia per insidiare i grossi Crostacei colle nasse o 
per raccogliere colle sciabiche faune bentoniche di 
vario carattere. 



Chi vuole mantenere in vita e per sottoporre al- 
l'osservazione gli organismi tratti dal mare deve ricor- 
rere ad una tecnica particolare. L'ideale, forse non 
raggiungibile, sarebbe rappresentato da un telescopio 
sottomarino che permettesse di scrutare la vita sub- 
acquea in tutti i suoi misteri. E già si è fatto un passo 
in questa direzione costruendo, in posizione adatta, 
piccoli osservatori con finestre subacquee, o battelli 
con una finestra di cristallo sul fondo. A parte tali co- 



Cenili sui metodi più semplici di raccolta ecc. 573 

stosi tentativi, riesce molto utile un semplice tubo co- 
nico di zinco, la cui estremità superiore sia abbastanza 
larga da potervi nascondere il viso e la inferiore, che 
si tiene immersa nell'acqua, sia chiusa da un disco di 
cristallo. Scrutando il fondo attraverso a questo sem- 
plice apparecchio, si viene ad eliminare l'effetto per- 
turbatore dell'agitazione superficiale e, in condizioni 
favorevoli, si possono scorgere nitidamente piante ed 
animali sino ad una considerevole profondità. Invece 
che al tubo di zinco, il vetro può essere applicato ad 
una cassetta di legno di opportune dimensioni. 

Ma per osservare gli esseri marini con una certa con- 
tinuità, non si può fare a meno di tenerli prigionieri 
nel proprio laboratorio e a tal fine bisogna preparare 
un acquario. Non parlerò dei grandi acquari in ce- 
mento, chiusi da lastre fortissime di cristallo che si 
trovano in tutti gli Istituti di qualche importanza. 
Invece del solito acquario da gabinetto, fatto di lastre 
di cristallo saldate insieme con stucco al minio, entro 
ad un'armatura di metallo, si possono usare con van- 
taggio quelle vasche parallelepipede di vetro, tutte 
di un pezzo, che servono per gli accumulatori elettrici; 
ve n'hanno in commercio di m. 0,60 e più di lunghezza. 

A seconda degli organismi che si tengono in osser- 
vazione, gioverà disporre sul fondo pezzi di scogliera 
o concrezioni a Coralline oppure uno strato di sabbia 
ben lavata. Animali e piante (^) debbono poi ricevere 
la provvista d'aria indispensabile per le funzioni re- 
spiratorie. Nelle stazioni biologiche ciò si ottiene colla 
circolazione dell'acqua salsa; per mezzo di pompe 



(*) È sempre utile tenere nell'acquario Alghe viventi. 



574 Capitolo diciannovesimo 

l'acqua \dene aspirata in un serbatoio, donde la di- 
stribuiscono alle vasche tubazioni e rubinetti. 

In taluni casi l'acqua che ha servito ad alimentare 
le vasche vien condotta via mediante uno sfioratore 
e si perde. In altri l'acqua, dopo aver defluito dalle va- 
sche, viene fatta passare attraverso ad un filtro e ri- 
condotta al serbatoio continuando così a circolare 
senza rinnovarsi. 

Ma lo studioso potrà anche contentarsi di acqua non 
circolante o almeno cambiata soltanto a lungo periodo, 
per es. di quindici o di venti giorni. In tal caso è in- 
dispensabile iniettare nelle vasche una corrente di 
aria. I sistemi a tal uopo sono numerosi e di vario 
tipo. I più semplici consistono nel riempire d'acqua 
un recipiente e nell'incanalare l'aria che l'acqua va 
man mano scacciando. Ingegnose ed anche abbastanza 
potenti sono le piccole pompe a doppio effetto che 
funzionano col rubinetto d'acqua potabile; bisogna 
tuttavia diffidare dei modelli troppo economici, che 
facilmente si guastano e cessano di funzionare. Più 
consigliabili mi sembrano gli apparecchi mercè i quali 
l'aria viene direttamente aspirata e soffiata. Nei la- 
boratori di Genova funziona da molto tempo con ot- 
timo risultato la pompa rotativa del Grandis, che a 
seconda del modo col quale si usa agisce come aspi- 
ratore per fare il vuoto, oppure come compressore e 
soffiatore. Essa risulta assai pratica per la piccolis- 
sima mole e per la semplice costruzione e si mette in 
movimento con un motorino elettrico. Il canale di 
uscita dell'aria si può mettere in comunicazione me- 
diante un tubo di gomma, con un tubo comune lungo 
il quale si aprono tante bocche d'aria quante sono le 



Cenni sui metodi più semplici di raccolta ecc. 575 



/' 



vasche da mantenere ; alle 
bocche si innestano i tubi 
destinati a far gorgoglia- 
re l'aria nell'acqua salsa 
(fìg. 205). Al'getto d'aria 
si conferisce la voluta sot- 
tigliezza facendolo passa- 
re da una cannuccia di 
vetro, la cui estremità è 
stata stirata alla lampa- 
da. Polverizzatori d'aria 
assai pratici, che si fab- 
bricano in Germania e 
possono facilmente essere 
riprodotti da noi, consi- 
stono in un cilindretto 
cavo di ebanite, il quale 
vien chiuso avvitandovi 
dentro un secondo cilin- c^l 

dretto massiccio. L'aria, 
condotta da un tubo ri- 
curvo di ebanite, entra per 
un foro centrale alla base 
del cilindro e circola nel 
piccolo spazio compreso 
fra la vite e al madrevi- 
te. Le bollicine si possono 
rendere più o meno minu- 
te stringendo o allentan- 
do la vite medesima"^ per 
mezzo^di un'apposita chia- 
ve, con che viene limitato, 
oppure allargato lo spazio interposto. 



576 Capitolo diciannovesimo 

Anche gli acquari di piccole dimensioni, purché 
mantenuti con cura, possono dar campo ad osserva- 
zioni degne di nota ; in ogni caso riesce istruttivo esa- 
minare gli animali non soltanto nel giorno, ma anche 
nelle ore notturne poiché certe attività vitali sogliono 
manifestarsi o divenire più intense di notte. 

Ma colui che si limitasse ad osservare gli organismi 
marini ad occhio nudo, rinunzierebbe alla parte più 
attraente di un tal genere di studi; lenti e microscopi 
sono quindi complemento indispensabile a chi voglia 
gettare uno sguardo un po' vasto sul mondo d'acqua 
salsa. 

Lenti a largo campo ed a forte distanza frontale, 
montate sopra apposito sostegno, sono opportune in 
molte circostanze per un'occhiata d'insieme sopra 
un saggio di plancton o sopra la microfauna delle 
Alghe, per separare dal saggio ed isolare determinati 
organismi, per compiere dissezioni ed esperienze su 
piccoli animali. In fatto di microscopi composti un 
modello medio fornito di tre obbiettivi a secco e di 
un paio di oculari basta a rendersi conto di una quan- 
tità di fatti e di relazioni interessanti. Nei trattati 
di tecnica microscopica (^) si trovano tutte le istruzioni 
necessarie per allestire preparati microscopici di pic- 
coli organismi. I preparati nei quali si conserva l'og- 
getto in loto (cioè intero) opportunamente fissato 
(cioè ucciso con un minimum di alterazione nelle 
linee esterne e nell'intima struttura) poi colorato 
per renderlo ben visibile e per differenziare certe parti 
da certe altre e finalmente conservato in una resina 



(*) Vedi bibliografia. 



Cenni sui metodi più semplici di raccolta ecc. 577 

tra due vetrini, sono molto istruttivi per l'indirizzo 
nostro. Non bisogna tuttavia dimenticare che l'esame 
dell'organismo vivente, in condizioni meno lontane 
che sia possibile dalle fisiologiche, vai sempre meglio 
di un riuscitissimo preparato. Ogni principiante do- 
vrebbe esercitarsi ad osservare e a disegnare animali 
vivi chiusi in una goccia d'acqua marina fra il vetrino 
portaoggetti e il coprioggetti. Se si#a da fare con 
specie molto minute, il secondo vien posato diretta- 
mente sul primo; mentre conviene interporre due pez- 
zetti di cannuccia di vetro stirata alla lampada, se 
si tratta di organismi relativamente voluminosi che 
verrebbero schiacciati dalla compressione diretta del 
coprioggetti. L'acqua sovrabbondante si toglie aspi- 
randola con carta da sigarette. 

C'è anche mezzo di osservare senza vetrino copri- 
oggetti e con ingrandimento assai forte organismi 
natanti entro una vaschetta d'acqua marina e a tal 
scopo non è male di aggiungere al corredo di obbiet- 
tivi a secco un obbiettivo ad immersione con acqua 
(al posto dei soliti obbiettivi ad immersione con olio 
di cedro). Questo viene a pescare nella goccia d'acqua 
coUa sua lente frontale e, se proviene da buona fab- 
brica, dà una immagine di grande nitidezza. 

Alle norme suesposte non converrebbe aggiungere 
istruzioni sulle ricerche di fisiologia e di biologia gene- 
rale, che richiedono molto spesso istrumenti compli- 
cati e di gran prezzo. È vero che qualche argomento 
si può anche trattare in un piccolo laboratorio pri- 
vato, ma crederei vana ogni indicazione in proposito 
poiché la tecnica varia e si modifica a seconda del 
tema prescelto e del metodo escogitato. 
37. — K. IssEL. 



578 Capitolo diciannoiwsimo 

Sia che lo studioso si contenti di verificare fatti e 
fenomeni per sua istruzione, sia che intenda affron- 
tare lo studio di un tema originale, deve ricordarsi 
(;he un lavoro scientifico non si edifica quasi mai iso- 
lato, ma sulle fondamenta che altri coi propri studi 
e colle proprie pubblicazioni hanno gettate. Occorrono 
quindi molti libri; si può dire anzi che la bibliografia 
costituisca lo scoglio massimo pel naturalista. Tanto 
imponente è la produzione scientifica odierna che riesce 
malagevole il tener dietro a tutto ciò che si pubblica, 
sia pure in un ramo molto ristretto di scibile. Per for- 
tuna il male ha suggerito il rimedio : esistono pubbli- 
cazioni periodiche le quali, raggruppando e classifi- 
cando con determinati criteri i titoli (e in taluni casi 
anche brevi recensioni), di libri stampati in una deter- 
minata materia, rendono le ricerche bibliografiche 
assai più facili e pronte (^). 

Ma prima ancora di consultare i lavori speciali è 
consigliabile che lo studioso legga qualche opera gene- 
rale di biologia marina, ove accanto a concetti fonda- 
mentali per la coltura, troverà frequenti richiami 
ad opere importanti relative a questo od a quell'altro 
gruppo. Una bella serie di monografie, concernenti la 
fauna mediterranea, si trova nei due periodici della 
Stazione Zoologica di Napoli, e molto si attende da 
un'altra serie, testé iniziata dal Comitato Talasso- 
grafico. Certo il tener conto scrupoloso della biblio- 



(*) Citerò per la parte Zoologica il « Zoological Record», e 
i'« International Catalogne of the Scientiflc Literature » di Lon- 
dra; il '< Zoologischer Anzeiger » di Lipsia (e la sua continua- 
zione « Bibliographia Zoologica » di Zurigo) ; il « Zoologisches 
Jahresbericlit » di Napoli. 



Cenni sui metodi più semplici di raccolta ecc. 579 

grafìa, dalla più importante alla più insignificante, 
è dovere di ogni naturalista coscienzioso, ma può ri- 
solversi in un danno, quando ne soffra l'originalità 
e l'indipendenza di giudizio. In generale crederei 
sano criterio prima vedere e confrontare coi propri 
occhi ed interpretare col proprio cervello; più tardi 
preoccuparsi di quanto i predecessori han pensato 
sull'argomento. 

Dicevo poc'anzi che il corredo di strumenti dianzi 
descritto importa una spesa moderata ; tornerà certo 
utile al lettore il sapere che, prescindendo dalle spese 
relative ai libri, egli potrà procurarsi gli oggetti ne- 
cessari per addestrarsi negli studi di biologia marina 
con un migliaio di lire ed anche meno. Escludo però dal 
computo totale quegli strumenti che non si possono 
maneggiare col sussidio di una semplice barca a remi. 
Chi ha tempo e denaro per viaggiare può rendere più 
completa la sua istruzione frequentando laboratori 
marini forniti di larghi mezzi e di esperto personale. 
In Italia vanta florida esistenza la Stazione Zoologica 
di Napoli fondata dal naturalista tedesco Dohrn. Pa- 
gando l'affitto di posti di studio concessi ai propri 
naturalisti le principali nazioni civili sussidiavano 
questo Istituto, il quale s'era di recente arricchito di 
una sezione fisiologica modernamente arredata. 

Lo studio delle specie batipelagiche riceverà certo 
un impulso potente da un istituto di grande impor- 
tanza; la Stazione biologica di Messina, testé inaugu- 
rata dal Comitato Talassografico Italiano, e giova spe- 
rare che la Stazione marina di Cagliari, annessa all'Isti- 
tuto Zoologico di quella Università, riceva dal Governo 
tutto l'aiuto che merita. Alle applicazioni della bio- 



580 Capitolo diciannovesimo 

logia marina sono sopratutto dedicate piccole stazioni 
testé istituite a Taranto ed a Venezia. 

Anche laboratori modestissimi dovuti aUa iniziativa 
privata, come quello di Quarto dei Mille (fìg. 211) (*), 
possono recare contributo non disprezzabile allo stu- 
dio di temi limitati e potrebbero partecipare anche 
a lavori d'ordine generale, quando l'azione loro fosse 
opportunamente coordinata a quella di centri maggiori. 
E dobbiamo augurarci che per l'avvenire l'opera di 
tutti gli Istituti marini del Mediterraneo si svolga, 
in parte, secondo un programma comune. 

Sulla Riviera francese, non lungi dai nostri confini, 
s'innalza il grandioso Museo Oceanografico, fondato 
dal principe di Monaco (fig. 210) e il ricco plancton 
che la corrente abbandona nella vicina rada di Villa- 
franca offre materiale prezioso d'indagine all'isti- 
tuto colà funzionante per conto del Governo russo. 

Fra i numerosi stabilimenti del genere sorti in 
Francia ed in Inghilterra meritano speciale menzione 
quelli di Roscoff in Bretagna, di Banyuls-sur-mer nei 
Pirenei occidentali e di Plymouth in Cornovaglia. 
Benemerenze di prim'ordine hanno acquistato le 
stazioni di Helgoland e di Kiel in Germania, di Co- 
penhagen in Danimarca e di Bergen in Norvegia; 
tanto più che l'attività di questi istituti si è rivolta 
non soltanto alla scienza pura, ma anche ai problemi 
pratici della produzione marina. 

Hanno seguito l'esempio tutte le nazioni civili, 
compresi il Giappone e gli Stati Uniti; questi ul- 
timi, colla nuova stazione biologica di Tortugas (a 



(') Trasferito ora in Via 5 Maggio, 10 A Quarto dei Mille. 



Cenni sui metodi più semplici di raccolta ecc. 581 

S. della Florida) danno pregevole contributo allo stu- 
dio di speciali problemi che si riferiscono alla bio- 
logia dei mari caldi. 







Ma i ricchi laboratori, gli strumenti perfezionati, 
i buoni libri valgono ben poco se manca una cosa rara 



582 



Capitolo diciannovesimo 



e preziosa, che nulla può sostituire: quell'entusiasmo 
ingenito, quel sacro fuoco per le indagini naturali 
che han fatto di un oscuro impiegato alle poste il 




Fig. 211. 
Piccolo laboratorio marino di Quarto dei Mille. Fotogr. ori- 
ginale. 

fondatore della biologia vegetale {^) e di un umile inser 
viente dell'Acquario di Napoli il conoscitore, ovunque 
noto ed apprezzato, della vita marina (-). Può diventare 



(^) F, Delpino 
(^) S. Lobianco. 



Cetini sui metodi più semplici di raccolta ecc. 583 

infedele alle scienze nostre chi le ha coltivate collo 
scopo di ammazzare il tempo o di conquistare una po- 
sizione nella società. Per coloro che veramente sono 
animati dalla sacra scintilla, il libro della Natura non 
si chiude mai. 



BIBLIOGRAFIA. 

Bade E., Das Seeicasseraquarium. Magdeburg, Creutz, 1907. 

Bourée L., De la surface aux abimes. Paris, Delagrave, 1912. 

Carazzi D.-Levi G., Tecnica microscopica, 2* edlz. Milano, .Soc. 
editrice Libraria, 1916. 

FowLER C. H., op. cit. (ved. bibliografia, cap. Ili), 

Gravier C, Le laboratoire de biologie tropicale de Tortugds (Flo- 
ride). « Rev. géiiér. d. Sciences pures et appliq. », année 21, 
15 dèe, 1913. 

KoFOlD C. A,, The biological Stations of FJurope. Washington, 
Governm. print. office, 1910. 

Lo Bianco S., Metodi usati nella Stazione Zoologica per la con- 
servazione degli animali marini. « Mittheil. Zoolog, Station 
Neapel «, Bd, 9, 1890, 

Murray J.-Hjort J., op. cit. (ved, bibliogr., cap. II), 

HicHARD J., op. cit. (ved. bibliogr., cap. I). 

Stp:uer A., op. cit. (ved. bibliogr., cap, IV, 1* citaz.). 



AGGIUNTE E SPIEGAZIONI 



— Gap. II, pag. 20, 21, Suddivisioni del Mediterraneo. 

Ho seguito lo Schmidt non perchè manchino in Italia ot- 
timi atlanti e testi di Geografia, ma perchè volevo segnare, 
con linee convenzionali, le suddivisioni del Mediterraneo e non 
disponevo di un'altra cartina ove queste linee figurassero. 
Pag. 40. Onde marine alte 18 m. -• 

Recenti autori credono esagerata questa cifra. 

— Gap. IV, pag. 92. Flagellati luminosi. 

Un Flagellato che deve il suo nome alla viva luminosità e 
vien citato in tutti i libri di testo, la Noctiluca miliaris, non ap- 
partiene, per quanto mi consta, al plancton neritico del Mare 
Ligure,\ ma venne segnalato in altri punti del Mediterraneo. 

Pag. 114. Variazioni del plancton. 

Indagini compiute a Trieste, a Monaco, a Quarto hanno di- 
mostrato che in prossimità della costa, le quantità massime di 
plancton si verificano in primavera ; le minime in estate. 

— Gap. V, pag. 127. Radiolari coloniali. 

I Radiolari coloniali citati a pag. 127 vengono riuniti dai 
sistematici nella famiglia dei GoUidi. 

— Gap. VI, pag. 190. Delfini. 

Le specie di Delfini più comuni nelle nostre acque sono: 
Delphinus delphis L. e D. tursio Fabr. 

— Gap. Vili, pag. 245. Carteria e Cryptomonas, 

La Carteria vien collocata dai botanici nelle Alghe verdi o 
Cloroflcee. 

— Gap. X, pag. 300-302. Relazioni fra Alghe e fauna. 

Le Alghe, e le piante marine ìh genere, debbono pure conside- 
rarsi come fonte di ossigeno, che vien liberato nel processo di 
assimilazione e che gli animali consumano respirando. 



586 Aggiunte e spiegazioni 

— Gap. XII, pag. 368, fig'. 137. Alcyonium palmahnn. 

La diflerenza d'aspetto tra A e B non dipende da contrazione, 
ma da variabilità nella forma esterna delle colonie. 

Pag. 370, Forma degli Oloturoidi. 

La forma è grossolanamente cilindrica, poiché creste longitu- 
dinali rendono poligonali le sezioni del corpo. Asse principale è 
quello che, nel comune Riccio di mare, unisce la bocca al polo 
opposto, od apicale. Tre zone ambulacrali si trovano, di regola, 
nella superficie ventrale degli Oloturoidi (di contro a due dor- 
sali) e quivi soltanto esistono pedicelli locomotori. 

Pag. 377. Phallusia. 

Ascidia è sinonimo di Phallusia. 

— Gap. XV, pag. 455 e 456. Orchestia lontana dal mare. 

In tal caso la deposizione delle uova avviene in acqua sal- 
mastra o dolce anziché in mare. 

— Gap. XVJII, pag. 532. Pleuronectes flesus var. italicus. 
Non è ben certo se la Passera si ritrovi anche lungo le coste 

occidentali della nostra penisola, o se sia prettamente Adriatica, 
Taluni autori riferiscono la Passera italiana non al P. flesus ma 
al P. platessa. 

Ppg. 551. Provvedimenti a favore della pesca. 

Durante la stampa del presente volumetto, mentre infie- 
risce la guerra europea, si è verificato un promettente risveglio 
nelle discussioni e nelle iniziative concernenti la pesca. Fra 
l'altre cose si è costituita un'« Associazione Nazionale per il 
progresso della pesca » che stampa in Roma un organo proprio 
{Rassegna di Pesca). 

— Gap. XIX, pag. 563. Reti da plancton. 

In altri collettori, la garza filtrante ricopre una o più aperture 
laterali un poco al disopra del fondo. Tutta la parte basale del 
recipiente è di metallo e trattiene, a pesca finita, una piccola 
quantità d'acqua. In tal modo non si corre il rischio di lasciar 
prosciugare il plancton. 

Pag. 579. Ora (durante la guerra) l'Istituto è retto da im 
Gonsiglio di Amministrazione italiano. 

Pag. 580. Il laboratorio di Quarto funziona sopra tutto per 
cura dei Dr. Brian e Mackenzie e dello scrivente; gli accordano 
appoggio morale e piccoli sussidi alcuni Enti cittadini. 



INDICE DELLE FIGURE 



Pag. 

1 — Un nuotatore : Acciujra 5 

2 — Un volatore: Aquila . 6 

3 — Suddivisioni del Mediterraneo 20 

4 — Radiolario: PlanMonetta atlantica 25 

5 — » Circospathis sexfurca. 26 

6 — » Gorgonetta inirabilis 28 

7 — Capo di Noli 52 

8 — Schema dei fondi costieri 72 

9 — Foraminifero : Hastigerina pelagica 84 

10 — Ctenoforo: Cestus veneris 85 

11 — Sifonoforo : Praya diphhyes 86 

12 — Medusa: Chnjsaora mediterranea 87 

13 — Cefalopodo: Thaumatolampas diadema 94 

14 — Thaumatolampas diadema, coi fotofori in fun- 

zione 94 

15 — Cefalopodo: Sandalops melancìiolicus 96 

16 — Cefalopodo: Bathothauvia lyromma 96 

17 — Sviluppo dell'occhio in alcuni Pesci batipelagici 

iChlorophtalmus productus, Bathypterois du- 
bius, Benthosaurus grallator, Bathyviicrops 

regis) 97 

18 — Medusa : Rhopalonema vélatum 117 

19 — Pesce batipelagico: Chiasmodus niger 121 

20 — Foraminifero: Globigerina bulloides 125 

21 ^ — • 1 : Orbulina universa 126 

22 — Radiolario: Chromycrmma perspicuum 127 

23 — » : AcanthometronpelhiciduTn, coi inio- 

nemi contratti • 129 

24 — JìadiolSirio; Acanthometrcmpelluciduvì, coi xnio- 

nemi distesi 130 

25 — Radiolario; Aulacantha scolymaniha 131 



588 Indice delle figure 



Pag. 

Fig. 26 — Radiolario: Coelacantha ornata 132 

» 27 — Tintinnidi: Tintinnopsis davidoffl, Tiniinno- 

psis campanula, Dictyocysta templum 133 

28 — Medusa: Cothylorhiza tuberculata 134 

29 — Idroide: Obelia geniculata 135 

30 — Meduse: Obelia geniculata, Aglaura hemistonia 136 

31 — Sifonoforo : Diphyes 137 

32 — Ctenofori: Pleurobrachia pileus 138 

33 — Chetognato: Sagitia bipunctata e due larve di 
Anellidi: Trocophora di Pólygordius e larva 
di Spionide 139 

34 — Larva pelagica di Gasteropodo, con aculei.. 140 

35 — - Conchiglia di Eteropodo: Atlanta fusca 141 

36 — Eteropodo: Pterotrachea muiica 143 

37 — Pteropodo: Creseis acicula 143 

38 — » : Cymbulia peroni 143 

39 — Cefalopodo: Cyrrothauma viurrayi 145 

40 — » : Chiroteuthis veranyi 146 

41 — » : Euzygaena pacifica 147 

42 — Fotofori di Cefalopodi batipelagici 148 

43 — Copepodo: Copilia vitrea 151 

44 — » : Sapphirina ovato -lanceolata 151 

45 — Antipode : Phronima 152 

46 — Schizopodo: Meganyctiphanes norvegica 153 

47 — Larva di Squilla 155 

48 — Larva Zoèa di un Peneide lór, 

49 — » » » ). Gamberetto (Leander) ... 157 

50 — » » » Galatkea 158 

51 — » » » Calliaxis adriatica 160 

52 — » Phyllosoma di Aragosta 161 

53 — » Echinopluteus di Riccio di Mare 162 

54 — » Ophiopluteus di Ofìuroide 163 

55 — » Spatangopluteus di Spatangide 164 

56 — Stadi di sviluppo di un Oloturoide 165 

57 — Tunicato: Salpa democratica mucronata 168 

58 — Doliolum denticulatum, vari stadi 170 

59 — Sviluppo della Triglia di fango (Mullus bar- 
batus) 174 

59 bis — Sviluppo della Triglia di fango (stadi ulte- 
riori) 176 

60 — Murena {Muraena helena) 177 

61 — Prelarve di Coriger vulgaris e di Ophisurus serpens 178 

62 — Sviluppo della Sogliola {Solca vulgaris) 179 

63 — Jj&Tva, d'nn Vìenronettide (Symphurus ligulatus) 180 



Indice delle figure 589 



Pag. 

Fig. 64 — Mola (Urthayoriscus mola) 181 

» 65 — Uova e larva di Trachypterus 183 

» 66 — Larva di Trachypterus 184 

» 67^ — Capo di Stomias boa 186 

» 68 — Pesci batipelagici: Chauliodus sloanei ed Argy- 

ropelecus hemigymnus 187 

j> 69 — Larve stiloftalinoidi di Scopelidi 189 

» 70 — Balenottera (veduta parziale) 193 

71 — Diatomee planctoniche: Cosdnodiscus oculus- 
iridis e Thalassiothrix frauenfeldi 197 

72 — Peridinee planctoniche: Peridiniwn divergens, 
Ceratium furca subsp. engrammum, Ceratium 
massiliense 199 

73 — Peridinea: Ornithocercus magnificus 200 

74 — CoGCo\itotoTÌdee:Syracosphaeraprolongata,Rhab- 
dosphaera claviger, Coccolitophora leptopora . . 201 

75 — Isopodo abissale: Bathynomus giganteus 211 

76 — Spugna silicea: Pheronema carpenteri 215 

77 — Brachiopodo: Terébratula caput-serpentis . . . . 217 
7 8 — Crinoide abissale: Metacrinus rotundatus .... 218 

79 — Asteroide abissale: Brisinga coronata 220 

80 — Erionide: Pentacheles sculptus 222 

81 — Decapodo abissale: Neolitlwdes grimaldii .... 224 

82 — Copepodo parassita di Pesci abissali: Rebe- 
lula edwardsi 225 

83 — • Macrurus atlanticus infestato da Rebelula ed- 
wardsi 225 

84 — Squalo abissale: Harriotta raleighiana 226 

85 — Pesce abissale: Erettnophorus kleinembergi ... . 227 

86 — Pesce abissale: Hymenocephalus italicus 228 

87 — Pesce abissale: Macrurus sclerorhynchus 229 

88 — Pesce abissale: Coelophrys brevicaudatus 230 

89 — Coleottero: Ochtebius subinteger 235 

90 — Copepodo: Harpacticus fulvus 238 

91 — Rotifero Pterodina clypeata . 241 

92 — Flagellati : Carderia subcordiformis e Cryptomo- 
nas sp 245 

93 — Attinia: Actinia equina e Cirripedi Chtamalus 
stellatus 264 

94 — Animale di Chtamalus estratto dal suo guscio 265 

95 — Scoglio con Littorina punctata e L. punctata in 
atto di strisciare 274 

96 — Radula di Littorina neritoides 277 

97 — Infusori commensali della Littorina: Anci- 
strum cyclidioides e Scyphidia littorinae ... 278 



590 Indice delle figure 



Pag. 

Fig. 98 — Granchio: Eriphia spinifrons 283 

» 99 — Chela sinistra di Eriphia spinifrons 286 

» 100 — Chela destra di Eriphia spinifrons 288 

» 101 — Alga cloroficea: Acetabularia mediterranea . ^ . 294 

» 102 — » » Halimeda tuna 295 

» 103 — » feoflcea: Dictyopteris polypodioides . . . . 296 

» 104 — » » Padina pavonia 297 

» 105 — » » giovane Cystoseira mediterranea 298 

» 106 — » rodoficea: Hypnea aspera 299 

» 107 — » » : Halopithys pinastroides 300 

» 108 — Idroide: Coryne muscoides 303 

» 109 — r^olipo di Coryne muscoides colie gonoteche. 305 

» 110 — Medusa strisciante di Clavatella 307 

» 111 — Anellide sedentario: Spirorbis 309 

» 112 — Giovane Terebellide strisciante 311 

> 113 — Nudibranco: Oalinna pietà 314 

» 114 — - Anflpodo: Caprella acanth Lfera, var. grandiniana 317 

' 115 — Granchio: Acanthonyx lunulatus 319 

» 116 — » : Maja verrucosa 321 

» 117 — Un Pantopode: Pallene emaciata 323 

» 118 — Stella di mare: Asterias glacialis 327 

■) 119 — Diagramma di un Asteria rovesciata che si rad- 
drizza 331 

» 120 — Due pedicellarie del Riccio di mare comune . . 333 
' 121 — Gasteropodi: Conus mediterraneus, Columbella 
rustica, Cribbulaumbilicaris, Pisania maculo - 

sa, Cerithium rupestre 335 

" 122 — Gasteropodi: Cypraea lurida. Monodonta tur- 
binata 335 

» 123 — • Gasteropodo: Euthria cornea . 336 

» 124 — ■ Cefalopodi: Loligo vulgaris. Sepia officinalis. 

Octopus vulgaris 337 

» 125 — Blennius paro 340 

» 126 — Lepadogaster gouani 343 

» 127 — Serranus scriba 344 

» 128 — QsiSteropodi: Haliotis tuberculata, H. lamellosa 347 

» 129 — Spugna: Axinella faveolaria 352 

» 130 — Fondo a coralline con due Briozoi: Retepora 
cellulosa e Myriozoum truncatum e un gran- 
chio : PiluTnnus 353 

) 131 — Pecten jacobaeus 357 

') 132 — Molluschi: Fvsus rostratus, Cerithium vulga- 

tum, Pecten opercularis, Saxicava arctica. . 359 

■' 133 — GsiSteropodi: Murexbrandaris, Murextriincidus 360 



Indice delle figure 591 



Pag, 

Fig. 131 — Granchio: Lunibrus angulifrons 362 

» 135 — Tunicato: Cynthia papillosa 363 

136 — Gattuccio (Scylliorhinus canicula) 364 

137 — - Alcionario: Alcyonium palmatum 368 

138 — Zoantario: Caryophyllia clavus 369 

139 — Oloturoide: Stichoìyus regalis 370 

140 — - Lamellibranclii : Avicula tarentina 373" 

141 — Lamellibranco : Isocardia cor 374 

142 — - Tunicato: Phallusia mentula (con nidamenti 
di Fusus) 378 

143 — Torpedine: Torpedo marniorata 379 

144 — - Pesce forca {Peristedion cataphractum) 384 

145 — Pesce trombetta (Centriscus scolopax) 384 

146 — Argentino (Argentina sphyraena) 385 

147 — Costruzioni del Vermello: Sahellaria (Her- 
mella) alveolaia 390 

148 — Echinoide: Echynocyamus pusillus 391 

149 — Lamellibranco: Donax semistriatus 391 

150 — Cardium tuberculatum che si rizza sul piede 393 

151 — Sepiola che lancia l'inchiostro 395 

152 — Gamberetto da sabbia: Crangon vulgaris ... 397 

153 — Paguro da sabbia {Diogenes pugilator) 398 

154 — Capo del Callionynius belenus 401 

155 — Giovane getto di Posidonia in flore, con Brio- 
zoi ed Alghe 411 

156 — Idroide: Sertularia mediterranea e Briozoi: 
Microporella malusii e Membranipora pi- 
losa, su foglie di Posidonia 413 

157 — Briozoo: Bugula 416 

158 — Gasteropodo: Ilissoa variabilis 417 

159 — Isopodo: Idotea hectica 418 

160 — Cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus) 424 

161 — Nerophis ophidion, in posizione verticale . . . 425 

162 — - Parte anteriore di Nerophis ophidion 426 

163 — Giovane Corvina nigra 429 

164 — Paguride: Catapaguroides timidus in con- 
chiglia di Phasianella speciosa 436 

165 — Paguride: Paguristes oculatus in Suberites . . 439 

166 — Attinia: Adamsia rondeleti mentre afferra 
una, Sepiola 441 

167 — Isopodo: Zenobiana prisma^tca veduta dorsal- 
mente nella sua cannuccia, e ventralmente 443 

168 — Zefiobiana prismatica, di fianco. . 444 

169 — Foraminifero : Discorbina bertheloti 449 



592 Indice delle figure 



Pag. 

Fig. 170 — Foraminifero : Cornuspira involvens 450 

171 — Idracnide marino: Pontarachna 453 

172 — Cromatoforo del Crangon trispinosus 461 

173 — Cromatofori deU'Idotea tricuspidata 462 

174 — » del Loligo vulgaris 465 

175 — Plesso nervoso nello strato a cromatofori del 
Loligo vulgaris 467 

176 — Acciuga {Engraulis enchrasicholus) 489 

177 — Uovo di acciuga . . .' 490 

178 — Giovanissime Acciughe (Gianchetti) 492 

179 — Sardina {Clupea pilchardus) 493 

180 — Sviluppo della Sardina 494 

181 — Tonno (Orcynus thynnus) e sua larva 499 

182 — Schema di una tonnara 504 

183 — Pesce spada (Xiphias gladius) 508 

184 — Capo di Anguilla normale ed argentina 512 

185 — Metamorfosi dell'Anguilla 515 

186 — Cefalo {Mugil cephalus) 523 

187 — Orata {Chrysophrys aurata) 523 

188 — Sarago {Sargus rondeletii) 524 

189 — Salpa {Box salpa) 525 

190 — Spigola {Làbrax lupus) 526 

191 — Dentice (DerUex vulgaris) 528 

192 — Triglia di scoglio (Mullus surmuletus) 529 

193 — Cernia {Polyprion cernium) 529 

194 — Nasello {Merlu^cius vulgaris) 531 

195 — Rombo {Rhonibus maximus) <. 532 

196 — Passera (Pleuronectes flesus var. italicus). . . . 532 

197 — Sogliola {Solca vulgaris) 533 

198 — Pagro {Pagru^ vulgaris) 535 

199 — Capo della Triglia di fango {Mullv^ barbatu^) 536 

200 — Ombrina {Uvibrina cirrhosa) 536 

201 — Pesca col tartanone (schema) 540 

202 — Paranze liguri in pesca (schema) 542 

203 — Vapore da pesca 545 

204 — Reti da plancton 562 

205 — Rete a raschiatoio 567 

206 — Redazze 568 

207 — Draga per raccolte biologiche 569 

208 — Gangano a staffe 570 

209 — Impianto di un piccolo acquario 575 

210 — Museo Oceanografico di Monaco 581 

211 — Piccolo laboratorio marino di Quarto dei Mille 582 



INDICE DEI NOMI DI ANIMALI E DI PIANTE 

{Non sono ripetuti in guest' indice quei nomi specifici 
che compariscono soltanto nella spiegazione delle figure) 



Abraliopsis movisi, 149. 
Acantarì, 114, 128. 
Acanthometron pellucidum, 12S. 
Acanthonyx lunulatus, 319,484. 
Acantosoma, 154. 
Acari marini, 451. 
Acciuga, 5,122,180,191,489, 

495, 550. 
Acestes, 221. 

Acetabularia mediterranea, 293. 
Actinia equina, 268. 
Adamsia rondeleti, 441. 
Adamsia palliata, 438. 
Aeolis, 313, 316, 
Aeolis papillosa, 315. 
Aglaura hemistoma, 133. 
Alacari, 452 
Alalunga, 498. 
Alcionart, 365. 
Alcyonium, 369. 
Alcyionium palmatum, 367. 
Alghe, 34, 41, 122, 302, 304, 

308,460,470,484. 
Alghe bentoniche, 24, 58, 59, 

61, 68, 69, 70, 83, 203, 291. 



Alghe pelagiche (planctoniche) 

120, 127, 195. 
Alicella gigantea, 210. 
Alpheus, 396. 
Amalopenaeus, 104. 
Ammoniti, 17. 
Amphorina, 315. 
Anclstrum, 279, 280. 
Anellidi, 4, 7, 59, 460. 
Anellidi bentonici, '58, 70, 74, 

122, 308,354,356,389, 404, 

417, 441, 445. 
Anellidi pelagici (planctonici) 

e loro larve, 85, 139. 
Anemonia sulcata, 271. 
Anfibi, 7, 11, 254. 
Antìpodi, 95, 152, 210,316,440, 

453, 455. 
Anomuri, 284. 
Anomuri (larve di), 159. 
Antozoi, 70, 207, 369. 
Aphya pellucida, 491. 
Apodi, 177, 512. 
Aporrhais pespelecani, 359. 
Appendicolarie, 120, 124, 165. 
Aragosta, 284. 
Aragosta (larve di) 86, 159. 



R. ISSEL. 



594 



Indice dti nomi di animali e di piante 



Arbacia jJustulosa, 76. 
Arenicola marina, 389. 
Argentina sphyraena, 385. 
Argentino, 385, 
A rgyropelecus hemigymnus 

119, 188. 
Aringa, 519. 
Arnoglossus, 541.' 
Artemia salina, 244, 259. 
Artropodi, 16. 
Ascidiai ^Phallusia), 37 7. 
Ascidiacei, 70. 
Astacuri, 284. 
Asterie, 301, 328, 355. 
Asterias glacialis, 327." 
Asterina, 76. 
Asterina gibbosa, 447. 
Asteroidi, 360. 
Asteroidi abissali, 206, 219. 
Astice, 558. 
Astropeeten aurantiacus, 355, 

360. 
Atlanta, 117, 142. 
Atlaniidae, 113. 
Attinialrossa (Att. equina), 268. 
Attinie, 58, 90, 206, 434, 447, 

473. 
Aulacantha scolymantha, 128. 
Auricularia (larva), 115. 
Axinella, 352. 
Axinus planafus, 217. 
Avicula tarentina, 373. 



Bacterl marini, 29, 35, 36, 116, 

122, 195, 455. 
Balaena biscayensis, 192. 
Balaenoptera acuto - rostrata, 

192. 
Balaenoptera physalus, 192. 
Balanoglossus, 24. 
Balani, 41. 
Balani (larve di), 155. 



Balanus perforatus, 105. 
Balena, 82, 121, 190, 192. 
Balenottera, 121, 192. 
Barchetta dì S. Pietro, 91 
Bathynomus giganteus, 210. 
Bavosa -crestata, 339. 
Beroe, 136, 460. 
Beroe forskali, 120. 
Biso, 489. 
Bivalvi ( — Lamellibranclii), 

388. 
Blenniiis, 76. 
Blennius montagui, 341. 
Blennius ocellaris, 483. 
Blennius pavo, 339, 341. 
Boga, 454. 
Box salpa, 454, 524. 
Box vulgaris, 454. 
Brachiopodi, 17, 216. 
Brachiuri, 284. 
Brachiuri (larve di), 159. 
Briozoi, 2, 3, 70, 74, 353, 356, 

404, 412. 
Brisinga coronata, 219. 
Budego, 383. 
Bugula, 415, 
B ligula, 415. 



Calamaio, 98 

Calcinello, 391. 

Calla, 315. 

Callianassa, 284. 

Calliaxis (larve di), SO. 

CalUaxis adriatica (larve di), 

159. 
Callionymus belenus, 402. 
Callionymus lyra, 403. 
Camaleonte, 486. 
Campanularia, 304. 
Campanularie-Leptomeduse, 

308, 
Cannocchla, 155. 



Indice dei nomi di aniniali e di piante 



595 



Capitone, 517. 

Capodoglio, 82, 190. 

Caprella, 316. 

Caprella acanthifera, var. gran- 

diniana, 31G. 
Carcinus 7noena$, 282. 
Cardium echinatutu, 392. 
Cardium tuberciilatuni, 392. 
Caridei, 422. 
CariopJiyllia clavus, 3G9. 
Carteria suhcordifortms, 215. 
Cassidaria thyrrhena, 372. 
Cassis, 441. 
Castai^nola, 345. 
Catapaguroides timidus, 436. 
Cavalluccio marino, 423, 426, 

427. 
CVfalopodi, 17, 23, 37, 56, 

58, 63, 205, 460, 464. 466, 

471, 473, 474, 480. 185. 510. 

530. 
Cefalopodi bentonici, OS, 107, 

336, 394. 
( '(^falopodi i)elap:ici (planctoni- 
ci), 85. 93, 95, 98. 108, 144, 

471, 480. 
Celenterati, 16, 102,124,131, 

268, 303,349,367, 460. 
Ccntriseun scolopuj', 385. 
Centropages ti/picvs. 151. 
Cerntìum, 92, 93, 198. 
Cerìantliiis membranaceiis, 416. 
CerUhiuin scabrum., 447. 
Cerithiutn vulgatitni, 359. 
CeritJiidea, 275. 
Cernia, 528. 

(.'estus veneris, 136, 460. 
Cetacei, 5, 55, 82, 190, 202, 339, 

510. 
Chaetoceras, 196. 
C/iauliodus sloanei, 188. 
( lietognati, 85, 124, 139. 
' liirononiidi (larve di), 451. 
chlton, 346, 348. 
Cliitc.uidi, 347. 
Cldamaìus stellatus, 265. 



Chrysophrys aurata, 522. 
Cieclxe, 513, 516. 
Cirripedi, 265. 
Cirrothauma murrayi, 144. 
Claihurella, 218. 
Clavatélla, (medui^a di). 304. 
Clibanarius, 284. 
('Ubanarius inisantfiroj))i.i. \\o\ . 
(Jlibariariiis rouxl, 431. 
Cloroficee, 202, 293. 
(Uupea pilchardus, 493. 
Clupeidi, 180, 489. 
Coccoli toforidee, 120, 201. 
CoccólUophora , 201. 
Coelacantha, 128. 
Coelophrys brenicaìidatufi, 229. 
Coleotteri, 5, 12, 234. 
Collidi, 114. 
Collosphaera, 117, 127. 
C'ollozcmm, 117, 127. 
dolumbéUa rustica, 334. 
Cornatala, 571. 
Cfynger vulgaris, 177. 513. 5 4 2 . 
(Unius ■niediterraìieufi, 3;!1. 
Cnnus festìidinaHus, 66. 
Copepodi, 58, 59. 
Cop'epodi bentonici, 453. 
Copepodi parassiti, 224. 
Copepodi ])clafiici(pla.netonioi), 

83, se. 1 17. 120. 150. 
Copili a, 15 1. 

Coralli-, 2, 58, 74, 210, 417. 
(Uyrallina offidmdiK, 298. 
Coralline, 2, 3, 73, 75, 292, 

350. 
Corallo, 2, 3, 74, 353. 55S, 
' Cordylophora lacustri^, 1 7 . 
Comuspira involvena, 449. 
Corvina nigra, 429. 
Corydendrium, 77 
Corymorpha, 133. 
Coryne muscaides, 303. 
Coscinodiscus, 196. 
Cothylorlàza tuberculata, 132. 
Cranchidi, 85, 145. 471. 
Crangon, 396, 473. 



596 



Indice dei nomi di animali e di piante 



Crangon trispinosus, 396. 
Crangon vulgaris, 396. 
Crenilàbrus, 427, 428. 
Crenilàbrus pavo, 427. 
Creseis, 85, 122. 
Creseis acicula, 144, 
Crinoidi, 218. 
CHsia, 415. 
Crostacei, 3, 7, 11, 17, 23, 37, 

216,338,345,460,468,472, 

485, 536. 
Crostacei abissali, 207, 218,219 
Crostacei bentonici, 58, 122, 

260, 281,361,375,418,432, 

453, 455, 572. 
Crostacei pelagici (planctonici) 

57,83,93,95,108, 121, 161, 

202, 459, 483. 
Cryptomonas, 245. 
Ctenoforì, 16, 36, 69, 85, 92, 

120, 124, 136. 
Culex, 246. 
Cyclops, 237. 
Cyclothone, 118. 
CymbuUa peroni, 144. 
Cyìnodocea aequorea, 405. 
Uynihia papillosa, 362. 
Cypraea lurida, 334. 
(Jyprina i sland Ica, 06. 
Cystoseira, 291. 



Daphnia pulex, var. óbtusa,2iZ 
Decapodi, (Crostacei), 70, 104, 

221, 260, 283, 433. 
Decapodi (larve di), 92, 102, 

113. 
Delfini, 5, 190. 
Dentalium, 372, 404. 
Dentex vulgaris, 527. 
Dèntice, 527, 530, 538, 550. 
Diatomee, 24, 54. 



Diatomee bentoniche, 301,310, 
417. 

Diatomee pelagiche (plancto- 
niche), 54, 85, 114, 115, 116, 
120, 123, 196. 

Dictyopteris polypodioide^, 292, 
294, 304. 

Diaoflagellati, 198. 

Diìiophysis homunculus, 200. 

Diogenes, 434, 474. 

IHogenes pugilator, 398. 

Diphyes, 134. 

Diphyes siéboldi, 116. 

Diììlogaster róbustus, 242. 

Discorbina bertheloti, 449. 

Ditruììa, 404. 

Dolioluin, 169. 

Dolium galea, 372. 

Donax semistriains, 392. 

Donzella, 345, 427. 

Doto, 315. 

Drmnia vulgaris, 370. 

Dromiacei, 284. 



E 

Echinocyamus pusillus, 391. 
Echinodermi, 5, 6, 17, 24, 36, 

70, 124, 207, 218, 354, 369, 

391. 
Echinodermi (larve di), 101. 
Echinoidi costieri, 76, 332, 354. 

391. 
Echinoidi abissali, 213, 221. 
Echinoturidi, 220. 
Echinu^ acuiva, 354. 
Echinus niicrotuberculaius, 76. 
Ectocarpus, 448. 
Efemera, 11. 
Elasipodidae, 221. 
Eledone, 337. 
Eleuteria, 300. 
Elysia, 315. 
EoUdidi, 315. 



Indice dti nomi di animali e di piante 



597 



Eufiraulis enchrasicolus, 489. 

Epeira, 2. 

Eretmophorus kleinembergi, 227 

Erionidi, 222. 

Eriphia spinifrons, 282, 285. 

Eryon, 222. 

Eryoneicus, 223, 

Eteropodì, 54, 85, 120, 124, 

141. 
Eucharis midliconiis, 120, 137, 

138. 
Eucytharus, 541. 
/'Junice, 354. 
Eupagurus, 284. 
Eupagurtis anachoretus, 437. 
Eupagurus prideauxi, 435, 438. 
Euphausia, 104. 
Euihria cornea, 336. 
Euzygaena pacifica, 147. 
Exuviella laevis, 450. 



F 



Farfalle, 5. 

Fasmidi, 289. 

Fagianella, 447. 

Favello, 282. 

Feodarì, 114, 128. 

Feoflcee, 292, 294. 

Fierasfer, 371, 468. 

Fierasfer acus, 371. 

Fierasfer dentatu^, 371. 

Fillopodi, 259. % 

Fillosoma (larva) 159. 

Fisalia, 90. 

Fìseteridi, 190. 
; Flagellati, 245, 281, 450. 
\ Foche, 339, 

Folade, 358. 

Foraminiferi abissali, 214. 

Foraroiniferi bentonici, 417, 
441, 448. 

Foraminiferi pelagici (plancto- 
nici), 53, 54, 85, 116, 126, 
202. 



Funduliis, 471. 

Fusus (nidamenti di), 377. 

Fv^us rostratus, 360. 



G 



Gabbiani, 91, 483. 
Gadidi, 226, 546. 
Galateidi, 284. 
Galathea, 284. 
GallineUa, 383, 402. 
Oalvina pietà, 313. 
Gamberetti, 4, 57, 422, 442, 

472, 538. 
Gamberetti (larve di), 159. 
Gamberetto da sabbia, 396. 
Gambero, 284. 
Gasteropodi, 432, 450. 
Gasteropodi abissali, 217, 218. 
Gasteropodi bentonici,70,273. 

334,359,372,417,440,448. 
Gasteropodi pelagici (plancto- 
nici) e loro larve, 92, 141, 

142. 
Oebia, 284. 
Qelidium, 297. 
Gerris, 236. 
Giancbetti, 491. 
Olaucothoe, 433. 
Globigerina, 53, 214. 
Olobigerina bulloides, 54, 116, 

126. 
Gobius paganellus, 342. 
Gonostoma denudatum, 188. 
Gorgonetta mirabilis, 128, 129. 
Gorgonia, 375. 
Gorgonia verrucosa, 349. 
Granchi, 209, 284, 318, 322, 

338, 361, 400. 
Granchi (larve di), 92, 159. 
Grimaldichtys profundissimv^, 

206. 
Grongo, 117, 513, 542. 



598 



Indice dei nomi di animali e di piante 



H 

Halimeda, 293. 
Ualiotis lamellosa, 348. 
Huliotis tuberculata, 348. 
Halobates, 236. 
Halopithys jpinastrcddes, 298, 

303. 
Halosphaera viridis, 202. 
Ilarpacticus fulvus, 237, 242, 

249, 256, 257, 282. 
HarrùMa raleighiana, 226. 
Ileliases chromis, 345. 
Hemiella alveolata, 389, 
Uippocam%)us brevirostris, 423 
Hippocampus guttulatus, 424. 
Jlolothuria, 370. 
Ilomarus vulgaris, 558. 
Hydrophiliis piceus, 234. 
Ilytnenaster, 219. 
Hyalea, 117. 
Hyalonema, 214. 
HymenocephalusUalicus, 228. 
Hyocrimis, 219. 
Hyphalaster 2itt^f(iiii, 206. 
Tlyjmea aspera, 296. 



Iantina, 91. 

Idotea, 442, 446. 

Idotea hectica, 418, 421. 

Idra, 17. 

Idracnidi marini, 451, 452. 

Idrofllidi, 234. 

Idrofilo, 234. 

Idroidi, 17, 132, 133, 302, 315, 

410. 
Idromeduse, 133. 
Inachus, 209. 
Infusori, 129, 245, 249, 253, 

278, 303. 
Insetti, 7, 11, 14, 289, 513. 



Insetti marini (larve di), 451, 

452. 
Isocdrdia cor, 374. 
Isopodi, 210, 260, 281. 
Lsopodi parassiti, 441. 
lulis, 345, 427. 
lulis pavo, 343, 345. "^ 
lulis vulgaris, 342, 343, 345. 



Labrax lupus, 526. 
Labridi, 427, 474. 
Labrus, 427. 
Labrus turdus, 427. 
Laòrus merula, 428. 
Lambrus angulifrons, 361. 
Lamellibranchi, 70, 210, 330, 

355, 373, 391. 
Lamellibranchi abissali, 217. 
Lamellibranchi (larve di), 141. 
Lasaea rubra, 355. 
Latreillia, 209. 
Leander, 396, 442, 472. 
Leander (larve di), 159. 
Lepadogaster, 402. 
Lepadogaster gouani, 312. 
Lepas, 375. 
Leptocefali, 514, 517. 
Ligia, 260. 
Linmea, 12, 316. 
Limulus, 63. 
Lingula, 17. 
Litodidi, 223, 284. 
Litodomo, 358. 
Littorina, 273. 

LUtorina neritoidcs, 273, 277, 
Littorina punctata, 273. 
Lofobranchi, 423. 
Lophius, 382, 383. 
Lophius budegassa, 383. 
Lophius piscatorius, 383. 
Lophoelia, 216. 
Lucerna, 527, 528, 530, 538. 



Indice dei nomi di animali e di piante 



599 



Lucifer, 86. 

Lupo, 526, 527. 

Lygia, 455. 

Lygia italica, 281, 282. 

Lythophyllum, 350. 

Lythothamnion, 350. 



M 

Macruridl, 228. 

Macrurus, 224. 

Macrurus coelorhynchus, 229. 

Macrurus sclerorhynchus, 229. 

Madrepore, 24, 216, 369. 

3Iaja, 326, 477, 486. 

Maja squinado, 361. 

Maja verrucosa, 320, 361. 

Marmotta, 285. 

Meduse, 17, 82, 85, 90, 92. 

Meduse Idroidi, 306, 308, 

Meganyctiphanes norvegica, 

118, 152. 
Melobesia, 350. 
Membranipora ptZoso , 4 1 2 , 4 1 4 , 

415. 
Merlv^cius vulgaris, 226, 383, 

530, 541. 
>rerluzzo, 385, 530, 537, 541, 

542. 
Metacrlnus, 219. 
Mola rotunda, 180, 182. 
Molluschi, 12, 16, 37, 54, 66, 

67, 75, 82, 85, 90, 91, 102, 

122, 124, 141, 207, 216, 255, 

256, 355, 403, 431, 536. 
Molluschi (larve di), 92, 113, 

140, 377, 470. 
Monstrillidae, 58. 
Mora mediterranea, 227. 
Moscardini, 337. 
Muggini, 522, 526, 527, 538, 

539, 557. 
Mugil cephalus, 522. 
Mullidi, 528, 534. 



Mullus, 402. 

Mullus barbatus, 534, 536. 

Mullus surmuletus, 528, 530. 

Munida, 284. 

Murena, 177. 

Murenoidi, 512. 

Murenoidi (larve di), 177, 514. 

Murex, 76, 441. 

Murex brandaris, 360, 438. 

Murex trunculus, 360, 470. 

Murice, 360. 

Myctophum, 118. 

Myriozoum truncatum, 353. 

Mytilus edulis, 544. 



N 



Nasello, 226, 383, 530,537,541, 
542, 550. 

Nassa, 437. 

Natica, 435, 437. i 

Nauplius (larva) 155, 239. 

Nautilus, 63. 

Nectonema, 451. 

Nematodi bentonici, 450. 

Nematodi liberi, 242. 

Nematodi parassiti, 513. 

Nematodi pelagici (planctoni- 
ci), 139, 451. 

Nemertini bentonici, 354. 

Nemertini pelagici (planctoni- 
ci), 139. 

Nereis, 441. 

Nerophis, 423, 424, 426, 427. 

Nerophis ophidion, 424. 

Nudibranchi, 312, 418, 470, 
481. 



Obelia geniculata, 133. 
Ochtebius, 234, 246, 257, 258, 

282. 



600 



Indice dei nomi di animali e di piante 



Ochtebins, quadricollis, 234. 

Ochtebiua subiìdeger, 235. 

Octopus vulgaris, 336. 

Ofioplutei (larve), 114. 

Ofisuro, 177. 

Ofiura (ofluroidi), 70, 369. 

Ofiura (larve di), 161. 

Ofluroidi abissali, 219. 

Oloturoidi (Oloturie), 70, 125, 
370. 

Oloturoidi abissali, 210, 221. 

Olotui'oidi (larve di), 161, 165. 

Oloturoidi pelagici (planctoni- 
ci), 125, 161. 

Ombrina, 530, 534, 536. 

OpMoglypha lacertosa, 369,370. 

Orata, 173,180,522, 527, 538, 
550, 557. 

Orca, 191. 

Orecchia di mare, 348. 

Orchestia gammarellus, 455. 

Orcymis thynnus, 498. 

Omithocercus, 200. 

Ortotteri, 289. 

Oscillatoria, 473. 

Ostrica, 558. 

Oxirinchi, 319, 320. 

Oxygyrus, 142. 



Pachygrapsus marviorattis, 260, 

282, 287. 
Padina pavonia, 294. 
Pagellus centrodontus, 122. 
Pagro, 114, 530, 534, 536, 538, 
Pagrus vulgaris, 530, 534, 536. 
Paguri (o Paguridi), 92, 218, 

223, 284, 334,434, 442, 443, 

444, 445. 
Paguristes oculatus, 439. 
Paguro da sabbia, 398. 
Pagurus arrosor ( =striatus), 

435, 440. 
Palaemonetes, 477. 



Palamita, 489, 511. 
Palinuri, 284. 
Pantopodi, 324. 
Parago (vedi Pagro). 
Paracentrotus Uvidus, 326, 332. 
Parapagurus pilosimanus, 210, 

223. 
Passera, 532. 
Patella, 267. 
Pecten, 356, 393. 
Pecten flexuosus, 358. 
Pecten jacobaeus, 356. 
Pecten opercularis, 358. 
Pecten varius, 358. 
Pelagia, 117. 
Pelagothuria, 125, 161. 
Peneidi (larve di), 157. 
Pennaria, 77. 
Pentacheles, 223. 
Pentacrini, 17. 
Pentacrinus, 219. 
Percidi, 526. 
Peridinee, 120, 198. 
Peridinium, 92, 93, 199. 
Periphylla dodecabostricha, 118 
Peristedion cataphractum, 383, ì 

384. 1 

Pesce forca, 383. 
Pesce luna, 180. 
Pesce spada, 122, 489, 508. 
Pesce trombetta, 385. 
Pesci, 4, 5, 7, 9, 11, 32, 37, 38, 

56, 67, 205, 255, 301, 460. i 

*73, 474, 480, 481, 484, 530, ì 

542. 
Pesci bentonici, 70,123, 177, 

207, 339, 363, 378, 400, 422, 

521. 
Pesci pelagici (planctonici), 58, 

83, 93. 95, 98,102,108, 121, 

180, 184, 202, 207, 459, 480, 

483, 488, 522, 550. 
Pesci (uova e larve planctoni- 
che di), 173, 183, 188, 491, 

493, 503,510,513,537. 
Petrale, 541. 



Indice dei nomi di animali e di piante 



601 



Peyssonnelia, 292, 408. 

Phallusia mamillata, 377. 

PhMlusia mentula, 377. 

Pharyngella, 119. 

Phasianella pullus, 447. 

Plmsianella speciosa, 447. 

Pheronema, 214. 

Phronima, 152. 

Physeter ìnacrocephalìis, 192. 

Pianuzza, 178, 530, 532, 537, 
550. 

Picnogonldi, 324. 

Pilumnus, 362. 

Pinnipedi, 339. 

Pinnotheres veterum, 373. 

Pirosoma, 92. 

Pisa corallina, 361. 

Pisania maculosa, 334, 

Planes, 486. 

Planes minutus, 320. 

Planorbis, 450. 

Pleurotomaria, 218. 

PleurotomaridJ, 217. 

Pleuronectes flesus var. i^aZi- 
cus, 532. 

Pleuronettidi, 178, 179, 530, 
541, 546. 

Pleuronettidi (larve di), 178, 
179. 

Plutonaster bifrons, 219. 

Polpo, 301, 336, 483, 572. 

Polycheles, 223. 

Polygordius, (larva di), 140. 

Polyprion cemiuni, 528. 

Pontarachna, 451, 452. 

Pontosphaera, 201. 

Poriferi, 16, 352. 

Portunus, corrugatus, 400. 

Portunus depurator, 400. 

Posidonia (o Posidonia), 61, 
73, 75, 361, 388. 403, 405, 
417, 426, 438, 442, 447, 453, 
484. 

Posidonia caulini ( = P. ocea- 
nica), 73, 405. 

Praya, 135. 



Prorocentruni micans, 200. 
Pouchetia, 198. 
Pseudorca, 191. 
Pterodina clypeata, 240, 243, 

246, 253. 
Pteropodi, 54, 85, 121, 122, 

124, 141, 144, 
Ptero trachea, 91, 142. 
Pterotrachea coronata, 142. 
Pyrosoìna, 152. 



B 

Radiolarl, 24, 54, 83, 85, 117, 

119, 127. 
Ragno di mare, 322. 
Raja clavata, 382. 
Rana, 11. 

Rana pescatrice, 383. 
Rapaci, 5. 

Razze, 226, 381, 382. 
Rebelula, edwardsi, 224. 
Regalecìis, 182. 
Retepora, cellulosa, 353. 
Rettili, 254. 

Rhizostomapulmo, 91, 114,131. 
Rhomboidichtys, 400, 401. 
Rhombus laevis, 531. 
Rhombus maximus, 531. 
Rhopalonema velatum, 117. 
Ricci di mare, 70, 76, 326. 
Ricci di mare (larve di), 161. 
Rissoa, 417. 
Rissoa variabilis, 417. 
Rissoella verruculosa, 264. 
Rizopodi, 448. 
Rododendro, 408. 
Rodoflcee, 296. 
Rombo, 178, 475, 530, 531, 

537, 541, 550. 
Rospo, 11. 
Rossetti, 491. 
Rotiferi, 240, 249, 255, 256. 



602 



Jndice dei novii di animali e di piante 



Sabellaria (Hermella) alveo- 
lata, 389. 
Saffirine, 460. 
Sagitta, 85, 120, 139. 
Salmoni, 11. 
Salmonidi, 185, 385. 
Salpa (Pesce), 301, 454, 524, 

527, 538, 539. 
Salpa democratica -mucronata, 

167, 169. 
Salpa max ima- africana, 169. 
Salpe (Tunicati), 85, 91, 92, 

120, 123, 124, 167. 
Sandalops melancholicus, 147. 
Sapphirina, 86, 151. 
Sarago (o Sarge), 114, 173, 

522, 527, 538, 550. 
Sardina (o Sardella), 12, 122, 

191, 493, 560. 
Sargassi, 69, 195. 
Sargassum, 44. 
Sargus annularis, 524. 
Sargtis rondeletii, 524. 
Sargus vulgaris, 524. 
Saxicava arctica, 358. 
Scaf epodi, 372. 
Scalpellum, 375. 
Scapholeberis mucronata, 236. 
Schizoficee, 195. 
Schizopodi, 92, 104, 118, 152. 
Scifomeduse, 124. 
Scili ari, 159. 
Scolopendra, 3. 
Scombro (o Scombero), 5, 180, 

489. 
Scombridi, 489. 
Scopelus caninianus, 188. 
Scopelus hmnboldti, 189. 
Scorpaena porcìis, 429. 
Scorpena, 114, 482, 539. 
Scotoanassa translucida, 221. 
Scyllium, 470. 
Scyphidia littorinae, 279. 



Sepiola, 394, 399. 

Serrani (Serranidi), 342. 

Serranus cabrilla, 342. 

Serranus scriba, 342. 

Sergesti di, 154. 

Sertularia m,editerranea , 410, 

414, 415. 
Sifonofori, 85, 116, 124, 133. 
Sillidi, 452. 

Siphostoma typhle, 424, 426. 
Sogliola, 178, 401, 475, 483, 

486, 530, 533, 536, 541, 550. 
Solca, 400, 533. 
Solca vulgaris, 530, 533. 
Solenocera, siphonocera (larve 

di), 117. 
Sparidi, 522, 527. 
Spatangidi (larve di), 163. 
Spatangus inermis, 355, 
Sphaerechinus granitlaris, 354. 
Sphaerozoum, 127. 
Spigola, 526, 527, 550, 557. 
Spionidi (larve di), 140. 
Spirorbis, 308. 
Spugne, 2, 3, 24, 70, 352. 
Spugne, 2, 3, 24, 70, 352, 367, 

417, 439, 558. 
Spugno abissali, 209, 214. 
SpumelJarì 114, 127. 
Squali, 226, 228, 363, 542. 
Squilla (larve di), 155. 
Squilla mantis, 375, 376. 
Stelle di mare, 206, 327, 332, 

355, 360, 571. 
Stelle di mare (larve di), 70, 

161. 
Stenorhynchus, 209. 
Stenorhynchus longirostris, 322, 
Stephanotrochus, 216. 
Sternoptichidi, 185, 188. 
Stichopus, 370. 
Stiloftalmoidi (larve), 188. 
Stomatopodi, 376. 
Stomias, 187. 
Stomiatidi, 185. 
Strombus bubonius, 66. 



Indice dti nomi di animali e di piante 



603 



,St!/lophtalmus pariuloxus, 190. 
Suberites domuncula, 439. 
Suìnphurus ligulatus, 179. 
Si/ngnathus acus, 424. 



Talassiuidi, 284. 

Tapes senegalensiìi, 6G. 

Tardigradi, 255. 

Tenie, 5, 541. 

Terebellidi, 310. 

Terebratula, 217. 

Testuggini, 339. 

Tethys, 59. 

Tetrapttirus belone, 509. 

Thalassiothrix, 196. 

Thynmis alalonga, 498. 

Tintinnidi, 130. 

Tomopteridi, 139. 

Tonno, 103, 122, 180, 182, 489, 

498. 
Tonno bianco, 498. 
Torpedine, 378, 382. 
T or pedo ocellata, 380. 
Trachino, 401, 402. 
Trachimis draco, 401. 
Trachiptcridi, 104. 
Tradescanzìa, 463. 
Trachurus, 131. 
Trachypterus, 182. 
Trachyrhynchus scaber, 228. 
Treìkoctopus violaceus, 144. 
Trigla, 383, 402. 
Triglia, 173, 402, 550. 
Triglia (larve di), 483. 
Triglia di fango, 530, 534, 536, 

541. 
Triglia di fango (uova e larve 

di), 175, 176. 
Triglia di scoglio, 527, 528, 

530, 536. 
Trochi, 334, 417. 437. 
Trochus, 437. 



Trocofora, 85. 
Trota, 385. 
Trygon, 382. 

Tubularie-Antomeduse, 308. 
Tunicati, 16. 
Tunicati abissali, 213. 
Tunicati bentonìoi, 70, 82, 362. 
Tunicati pelagici (planctoni- 
ci), 82, 85, 165, 202. 
Turritella, 437. 
Turritella communis, 372. 
Tursiops truncatus, 192. 



u 



Uccelli, 5. 

Uccelli marini, 91, 123, 483. 

Udotea, 408. 

Ulva, 264. 

Umbellularia, 216. 

Umbrina cirrhosa, 534. 



Veletta (oViiMhi),'.)], 117, 123. 

135, 483. 
Velella (larve di), 470. 
Vermello, 389. 
Vermi, 15, 16, 36, 58, 139, 

207,354,451, 482, 513, 536. 
Vermi (larve di), 113, 139. 
Vertebrati, 24, 356. 
Virbius viridis, 422. 



w 



Watasea scintillans, 150. 



604 



Indice dei nomi di aìiiniali e di piante 



Xifosuri, 63. 
Xilopagurus, 444. 
Xiphias gladius, 509. 



z 



Zenobiana prismatica, 442. 
Zoantarl abissali, 216. 
Zoéa (larva), 157, 433. 
Zooxantelle, 127. 
Zostera, 388, 409, 426, 431, 

453, 484. 
Zosteracee, 24, 58, 61, 69, 70, 

73. 
Zostera marina, 405. 
Zostera nana. 405. 



Zanzare, 11, 246. 



PUBBLICAZIONI 

(londe provengono le figure non originali del libro. 

(Sono poste fra parentesi quelle di seconda mano) 



Fig. 4 e 5 da: Hakcker V., Tiefsee Radiolarien. Wissensch. 

Ergebnisse d. Deutscb. Tiefsee Expedit., 14 Bd., 1908, 
tiii : Il AECKFA.Wj.,Jiadiolaria. « Challenger Reports ». Voi. 

18, 1887 (nella spiegaz. per errore 1867). 
' 9. 17, 19, 39, 60, 68, 74, (76) 84, 144, 145, 192 da: Mur- 
ray J, Hjort J., The depths of the Ocean, London, 

Macmillan, 1912. 
» 10, 138el88 dall' Acquarium neapolitanum, 7 Auflage, 

Leipzig. Breitkopf u. Hartel, 1912. ' 
» 11 da: VOQT C, Jiecherches sur les animattx inférieurs de 

la Mediterranée. Mém. Instit. Génevois, Voi. I, 1854. 
» 12 dal TiER UND Pflanzenwelt der Nordsee. 
» Ì'A, 14, 15 e 16 da: Chun C, Op. cit., v. bibliografia cap. V. 
» 18 e 43 da: Lo Bianco S., Pelagische tiefseefischerei d. 

Maja in der Umgebung von Capri. Jena, 1904. 
» 23 e 24 da: Schewiakoff W., Beitrdge zur Kenntniss der 

Radiolaria Acanthometrea. Mém. Acad. St. Péters- 

bourg, XII, 10, 1902. 
» 26 da: Borgert A., Die Tripyleen Radiolarien des Mittel- 

meeres. Mitteil. a. d. zool. Stat. Neapel, Bd. 14, 1901. 
» 28 da: Mayer Goldsborough A,, Medusae of the world. 

Carnegie Institution Public, n. 109, Washington, 1910. 
» 29 da: Herdman W. A.. Report of the Liverpool Movine 

Biology Committee, Liverpool, 1902. 
» 32 da: id. id. id., 1913. 
» 40 da: Vérany J. B.. Mollusgues Méditérranéens. I. Ce- 

phalopodes de la Mediterranée. Qénes, Ferrando, 1847. 
» 41 da: ISSKI. R., Cefalopodi pelagici. Raccolte planctoni- 
che fatte dalla R. Nave « Liguria » etc. Voi. 1. Pubbli- 
^ caz. R. Istituto Studi Sup. Firenze, 1908. 



606 Puhhlicazioni donde provfìtgovo 



Fig. 42 B da: JouBix L., Op. cit., vedi bibliografia cap. I. 

» 44 da: Steuer A., Op. cit., vedi bibliografia cap. IV. 

» (52), (75), 116 e 152 da: Cauvian W. T., Op. cU., vedi bi- 
bliografia cap. VII. (Nel testo la fig. 75 è data per er- 
rore come proveniente dal Murray-Hjort). 

» 57 58 da: Ci.aus C, Gkobbkn K., Lchihitch <ìcr zoolo- 
<jir. Mail, ara, Ehvert, 1910. 

'> 5U e 51) hi.<i (la: Lo Rfanoo S., Op. cit., vedi bililii).i;r;ifìa 
cap. VI {V citazione). 

' (j1 e 184 B da: (Ìiìv^^sl I!., r;y>, r/L, vedi bibliografia capitolo 
XVII, 1^ citazione. 
f<;2) e (180) da: KintKXBAUM C, Op. cit., vedi biblio- 
grafia cap. XVII. 

» iV?, da: Kyle H. M., Fiat ftshes. Rep. on the Danish Ocea- 
nographlcal expeditions 1908-1910 to the Mediterra- 
neaii aiid adjaccnt seas. Voi. 2, (lopenhagen, 1913. 

" (55 da: Lo Bianco S. ()j). cit., vedi bibliografia ca]). VI 
(2^' citazione). 

'> ()() da: J acino A., Op. cit., vedi ]jil)liografìa cap. VI. 

" 07 da: Zua.\rAYEH E.. Oj,. ril.. vedi bihlio-ratia. cai». VI. 

■-• (J!) da: Ma'/z AltKT.l.l (J., SI adi sui pcsi-i Ixill iitldu'ici tldlo 
sfnfJixJ! Mesf^iiKi. 1. Larve si ilnftal moldi di Si-njjrìidi r 
loro mciaiiairfosi iniziaìi. " lìivista nieiis. di l'esca e 
Idi-ohiolo^ia ». Anno 7. l'.)12. 

'> 71A da: Scii.mii>t A., Atlas der l)iatnmacccnl:undc. ìiQì\t- 
zig. 1874-1914.... 

71 B da,: VAX IIkuiick IL, S'irnopfiìs drs Diatmuécs dit 

lielgiqiie. Auvers, 188(1 -S5. 
» 72 A da: ScHiiTT F., l'cridi niaìcfi. Kn^-lei' u. l'rant! Na- 
turi, l'flanzeufaniilicn, I Teil, 1 Abt. I>. T-eipzig, 1>90. 

72 B e (Jda: Jòrgen.skn E., Z)/e Tc/v/Z/r//. Intcì^nat. \\v\ . d. 

ges. Hydrobiologie u. Hydrograpliie, Suii|dcni. Bd., 4. 
1910. 
79 da: 1)K FoLix, Sous les mers {Camp, d'exploration du 
<t TmvaiUeur » et du tTalisman»). Paris, Baillière, 
1887. 

» 80 tla: Smith S., Cnistacea (Part. I, Decapoda) « Blake » 
Reports. Bull. Mus. Compar. Zoology. Voi. 10, 1882- 
188;L 

') SI da: MiLXi; P]i)\vart>s A., BoT'viKri E. L.. f'niMarés 
drcaixxlcs jiroreiunit des camj, ai/ars da i/ac/if ^ ri/iron- 
delle » Brachyures et Anoniures. Itcbult. dcs Uampagnes 
seientif. de S. A. S. le Prince Albert I de Monaco, fa- 
scio. 7, 1894. 
82 e 83 da: Brian A., Op. eit., vedi bibliogr. cap. VII. 



le figure non originali del libro 601 



Fig, 85 da: Mazzarelli G., Studi sui pesci batipelagici dello 
stretto di Messina. — Intorno allo Ereiniophorus Klei- 
nembergi Oigl. « Rivista mens. di Pesca e Idrobiologia », 
Anno 7, 1912. 
8G da: Gigliolt E., Issel A., Pelagos. Genova, Sordo- 
muti, 1884. 
S7 (la: VixcKJiEiiit.v I)., O^j. c<7., vedi bibliografia ca]). VII. 
8S tlìi: Bhaueh a., ()p. rit., vedi bibliografia cai). VII. 
■' 89, 90, 91 A, 91 B, 92, da IrfSEL R., Op. rit., vedi biblio- 
grafia cap. Vili. 
» 101, 102 da: Oltmans F., Op. cit., vedi bibliografìa, 

cap. X. 
" 113 da: Trinchese S., Op. cit., vedi bibliografia cap. X. 
» 117 da: Dohrn A., Op. cit., vedi bibliografia cap. X. 
» 119 da: Cole L. J., Op. cit,, vedi bibliografia cap. XI. 
» 120 A da: Jammes L., Traile de Zoologie pratique. Paris, 

Masson, 1904. 

» 120 B da: Mortensen Th., Die Echiniden des Mittelmee- 

res. « Mitteil. a. d. zool. Stat Neapel », Bd. 21, 1913. 

» 121 da .Iaita G., / Cefalopodi del Oolfo di Napoli {Si.'ite- 

ìiiatica). « Fauna u. Flora Neapel », Monogr. 23, 1890. 

150 da: Poliman ri O., O^?. ci<., vedi bibliografia, cap. XIII. 

» 15G da: Issel, R., Op. cit., vedi bibliografia, cap. XIV. 

» (157 C) da: Emery C, Compendio di zoologia, Bologna 

Zanichelli, 1911. 
» 173 da: Matzdorff C, Ueber die Fiirbung von Idotea 
tricuspidata. Jenaische zeitschr. Naturwiss. Bd. 10 
1882. 
" (174), (175) da: FuoHS R. F., Op. cit., vedi bibliografia, 
cap. XVI (JV inler Stein) . 
181 B da: Sanzo L., Op. cit., vedi bibliografia cap. XVII, 

1^ citaz. 
1S2 da: Pavesi P., Op. cit., vedi bibliografia cap. XVII. 
186, 193, 195, 196 da: Cavanna, Op. cit., vedi biblio- 
grafia cap. XVIII. 
" 190, 197 da: Griffini A., Op. cit., vedi bibliogr. cap. XII. 
» 203 da: Plfhn M., Op. cit., vedi bibliografia cap. XVII. 

Per la concessione di riprodurre alcune figure rivolgo vive 
grazie al prof. J. Richard (Monaco) e Mazzarelli (Messina), 
agli editori Macmillan e Methuen (Londra) e Carnesecchi (Fi- 
renze). 




HOEPLI 



Pubblicati a tutto Agosto 1917. 



Che cosa sono i Manuali Hoepli? 

I» — Una. raccolta iniziata e continuata col 
proposito di diffondere la cultura; che 
tratta in forma popolare le lettere, le 
scienze, le arti e le industrie. 

II« — I Manuali Hoepli sono sempre com* 
pilati da specialisti per ogni materia e 
sempre ove occorra illustrati copiosa- 
mente, e, a4 ogni ristampa riveduti ed 
arricchiti di nuove aggiunte per tenerli 
al corrente delle più recenti conquiste 
della scienza. 

IH» — Nella Collezione dei Manuali Hoepli 
ognuno può trovare un testo riguar- 
dante i suoi studi, e, se mai, rintrac- 



cera sempre uno o più capitoli di suo 
interesse nei Manuali di indole affine, 

T\r. - I Manuali Hoepli formano un'Enei^ 
clopedia perennemente viva di scienzOf 
lettere ed arti, perchè la loro grande 
diffusione permette all' editore di rin» 
novarli e rifarli di continuo. 



_.^^^:^^^ ^éC^^^A:^ 



AVVERTENZE 

I libri si spediscono franchi di porto nel 
Regno e nelle Colonie italiane dietro semplice 
invio di una cartolina vaglia. — Per le spedi- 
zioni all'asterò aggiungere il dieci per cento 
in più. sul prezzo del libro. 

Le spedizioni sono fatte con cura e puntualità, 
r.a i volumi non raccomandati viaggiano a 
rischio e pericolo del committente. 

Per ricovero i libri raccomandati — onde evi- 
tare smarrimenti dei quali l'editore non si rende 
responsabile — aggiungere cent. 30 in più. 

Si fanno anche spedizioni per assegno (eccet- 
tuato in zona di guerra ove tali spedizioni non 
sono ammesse), ma siccome le spese d'asse- 
gno oOHG ingenti, è meglio inviare sempre 
^'irn corto anticipato con cartolina vaglia. 



I manuali Eoepli non esisiotìù 
in brochure; essi sono tutti ton- 
damente ed elegantemente legati. 



ELENCO COMPLETO DEI MANUALI fiOEPLI 

disposti in ordine alfabetico per materia 



L. C. 

Abl>i*evl<&tui*e latine ed Italiane (Dizionario di) 
usato specialmente nel medio evo, di A. Cappblu, 
2* ediz., di pag. lxviii-528 (legato in tutta pergamen») 8 50 

Abitazioni animali domestici di U. Barpi, 2« 

ediz. p. XVi-479 e 255 figure 4 50 

Abitazioni popolari (Case operaie) di E. Magrini, 

2* ediz. pag. x vi 465 e 219 incisioni . . . 5 50 

Abiti pei* s!g:noE'>a* Taglio e confezione di E. Bo* 
vBTTi — pag. XX-2P6, 55 tavole (in ristampa) 

Acciai (Lavor. e tempera degli). Indurimento superfi- 
ciale del ferro e cementazione, di A. Massenz, 3" ediz 
riveduta, pag. xx-184 con 60 ine. . . 2 50 

Acciai (Tecnica moderna degli), dì C. Goffi. Produ- 
zione, lavoraz. a caldo, trattamenti termici, lavoraz. a 
freddo, proprietà, impiego degli acciai al carbonio e 
speciali. Manuale per gli operai aggiustatori meccanici 
pag. xvi-260 con 8S ine. e 3 tav. a colori. . . . 4 50 

Acciaio (Tempera e cementaz. dell'), di M. Levi-Mal- 

VANO, di pag. xii-261 4 — 

Accumulatori — vedi: Correnti alternate - Illumina- 
zione elettrica - Ingegnere elettricista - Operaio elet- 
trotecnico - Sovratensioni - Ricettario del elettricista. 

Acetilene (L') e le sue applicazioni di S. Castellani 

e U. Romanelli, 3» ediz. di pag. xx-335 e 115 illustr. . 4 — 

Acido solforico, nitrico, muriatico, ecc. 

(Fabbricaz. dell') di V. Vender, pag. VIII-312 «07 ine. 3 50 

Accfua forte (L') di F. Melis- Marini, di pjg. 178, con 

10 tav. e 15 prove originali 3 50 

Acqua potabile (Condottura di), di P. Bresadola, di 

p. xvi-334 e 37 fig 3 óO 

Acque minerali e termali d'Italia di L. Tiou, 

di pag. xxii-552 5 50 

Acque minerali artlflclali, acque gazose, ecc., 

di M. GiUA, con 42 illustrazioni 2 - 

Acqn» sotterranee e grlaclmentl minerali, 

di ìk Grossi di pag. xvi-380, con 68 incis. e una tavola 4 50 

Acr4»batica e atletica di A. Zucca, di pag. xxx- 

267, 100 av. e 42 ine. . . 6 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 



£0 



L. C 

Acustica rtfiizNicctle, di A. Tacchinardi, di p. xil-lSS 

-^on 85 ine. 2 50 

f^dalterazlonl del vino e dell'aceto di A. Aloi, 

di pag. xii'^ e 10 incis 2 50 

Aerostatica» Aei*onautlca« Aviazione di G. G. 
Bassoli, p. vill-184 e 94 incis. (esaurito). 

Ikflarl (Vademecum dell'uomo di), di C. Dompè, di 
p. xii-472 (in ristampa) 

Ag:g:lustatoi*e meccanico^ di F. Massero, di pag 
xii-263 con 296 ine 

— Vedi Acciai, 
Agraria — vedi: Abitazioni animali - Agricoltore 
Agronomia - Alimentazione del bestiame - Ampelo- 
grafia - Catasto italiano - Computisteria agraria 
Economia fabbricati rurali - Estimo rurale - Geo 
metria pratica - Legislazione rurale - Macchine agri 
cole - Mezzeria - Pomologia - Telemetria - Triango 
lazioni topograficlie e catastali. 

,aLSi>lcoltoi*e (Prontuario dell') e dell'Ingegnere agro 
nomo, di V. Niccoli, 6* ediz., p. xl-588 e 41 incis. 

>lkgri*lcoltoi*e (Il libro dell'). Agronomia, agricoltura, 

di A. Bruttini. 3» ediz., di p. xxiii-464 con 313 tìgure 3 50 

,^Srlmensui*a (Elementi di) di S. Ferrbri-Mitoldi, 

2» edizione, di pag. xviil-324, con 240 incisioni . . 3 50 

,ÀS>*onomla di Carbga di Muricce, 3» ed. (esaurito). 

Agronomia e asri*icoltiu*a snodefna di G. 

Soldani, 3» ediz., di p, viii-416 e 134 incis. . . . 3 50 
Agricoltura — vedi: Botanica - Chimica agraria - Col- 
tivazione piante tessili - Coltura montana - Concimi - 
Elettricità (L') nella vegetazione - Floricoltura - Fru- 
mento e mais - Frutta minori - Frutticoltura - Funghi 
e tartufi - Gelsicoltura - Giardiniere - Insetti nocivi 



5 50 



- Insetti utili - Malattie crittogamiche delle piante 
erbacee coltivate - Molini - Olivo ed olio - Olii ve- 
getali, animali e minerali - Orticoltura - Piante e fior i 

- Piante industriali - Pomologia artificiale - Prato - 
Prodotti agricoli del Tropico - Selvicoltura - Tabacco 

- Uva passa - Viticoltura. 
Agr>*uinft<^oltisi*a In Italia (L') e nella Libia* di 

E. Ferrari, di pag. xiv-228, con 35 tavole . . . 3 50 
Albanese paWato. Cenni grammaticali e vocabo- 
lario, proverbi, dialoghi, di A. Leotti, di p. 433 . . 4 SO 
Alcool. Fabbricazione e materie prime, di F. Canta- 

UESSA, 2» ediz., di p. xil-447 4 — 

Alcool Industs^lale* di G. Ciapetti. Produzione e 

applicazione, p. xii-262 e 105 figure . . 3 — 

AlcooUsmo (L') di G. Allevi, di p. xi-221 . 2 — 

AlHrebra complementai^e di S. Pincherle, 2 voi. 

I. Analisi algebrica, 3» ediz. di p. viii-174 con 8 ine. I 60 

II. Teoria delle equazioni, 3* ediz., p. iy-167 e 4 ine. I 50 
Algebra elementai*e di S. Pinchbrle, 12^ ediz. di 

p. vill-210 i 50 

— (Éiercizi di) di S. Pincherle, 2* ediz., p. viii-135 . . I SO 
Aiinaentazlone di G. Strafforello, di p. viii-122 . 2 — 
alimentazione del bestiame di Menozzi e Nic- 
cni.i^* .ftdiz ja--y,3Li-r4Q7 . ^. __ _ » 4 — 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 



L. C 



Alligazione (Tavole di) per l' oro e l' argento di F 
Bdttari, p. xii-220 . . . . 8 "^o »" *■. 

'fPf *??'■**•* ^^') ^* ^ FoRMENTi, di p. XXVni-324 *. ." 3 50 
Alpi (Le) dì I. Ball, traduz. dì 1. Cremona, p. iv.l20 I sO 
Alpinismo dì G. Brocherel, dì p. viii-312 i _ 

ABaatoi>e (L') dì oggetti d'arte e di curiosità di L. DE 
Mauri, 2« edw , di p xv-720, (in ristampa) 
of *?***i.^^ ^^ majoliclie e porcellane di L. De Mauri 
A-iL."*'^/ ?' P^^; """"l^*^ ^®° ^30 incisioni e 43 tavole . 12 50 
ABi minisi razioni comianali, provinciali e 
2.'K«!1^h'?'^%?^' Segretari e aspiranti Segretari co- 
A«^Ìi ' ^' « Mariani, di p. xxxii-979, legato in peUe 9 50 
A»pelogri*afla. Viti per uve da vino e da tavola, di 
G. MoLON, p. XLIV.1243, 2 voi. . «voia, ai 

SSUfl «binaica qualitativa Ul ««stanze 
minerali e organiche, di P. E. Alessandr/ 

An«n«i'Ì'f^' ?^ P^^- ^^^-^70 ^«° 55 incis el'tTefle' 5 » 
Analisi cliiniioa <|»alitativa (Tabelle di) di F P 

Treadwell. Ediz. ital. con un compendio di ricerche "'•^^ 

SifotP"'"^^^^ "^^^ J^""}^'^' ^^ "^ ce°«o s»"e soluzioni 
titolate, per cura di G. Panizzon, di pag. vii-238 e nn 

Analisi eliiniica c|«antitatlva pSnderaie e 
volumetrica, di P. fi. Alessandri 2» edSiW 
di pag. xx-e62 con 73 incisioni ... euizione, 

— vedi - Urologia. 

Analisi del vino, di M. Barth e E. Comboni. 2* ed 

di p. XVM40 .... ' ' - __ 

^Tvr22f e^sf fncT**" comparate di R. BÉsta] 

Anatomia microscopica, dì D. Carazzl' dì d xi- 
211, con 5 incis > p. ai 

Anatomia pittorica, di A. Lombardini, 4» edlz a 

cura di V. Lombardini dì p. xii-195 e 56 incìs ' 9 _ 

Anatomia topografica eli C. Falcone, 3» ediz., di 

p. XII-oo7 e 48 fig. .... 7 fii 

^■*5*?"*'* vegetale di A. Tognini, d'i p. xvi-724 ' 3 !! 

^^'fl'l?Ì*"** (^")' ^^ ^' Bandoni.' di pag xii-fye; 
con 32 figure 2 M 

^J?*"*^" •*» cortile. Polli, Tacchini, Fagiani, Òche,* 
Conigli ecc., di F. Faelli, 2* ediz., di pag. xxiv-388. 
con 56 incisioni e 19 tavole colorate . . 6 5i 

Im^^'ÌV Colombi domestici - Coniglicoltura "- Fagiani 

- Malattie dei polli - Pollicoltura - Uccelli canori 
Animali domestici. — vedi : Abitazione degli - Cam- 
mello - Cane - Cani e gatti - Cavallo - MaUile - Porco 
Razze bovine - Suinicoltura - Zebra. 

^"iflf M fr^^'^^^^ol*? «IcM'womo di F. Mercanti, 

di p. iv-179, con 33 incis. . . I SO 

— Vedi: Insetti delle case. 

Antichità grecite, pubbliche, sacre e prl. 
m-.T.*t^!.*** ^ INAMA, 2» ediz. di p. xv-224 e 19 tav. . 2 50 
Antichità private del romani, di N. Moreschi 

M JUU Mi-vnn <1I ^.^ ^ ■>p^.l. ■ta-* iTi _j . -..^ 



i 50 



8 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 

L- « 
Aiiticliitù i>ul>l»lfclie i*oniane, di I. G. Hubert 

e W. Kopp, di p. xiv-324 3 - 

Antologria pi*oveuaEale, di E. Portal, di p. YIII-674 4 50 
Antologia stenogrs*aflca9 di E. Molina, (esaurito) 
Anti*<»poloj^ia, di S. Sergi, in sostituzione del ma- 
nuale esaurito, di G. Canestrini (in corso di stampa). 

Antropologia crlmlnalet di G. Antonini, di pa< 

gine viii-167 . . . . ' 2 — 

Antropometi^l», di R. Livi, di p. viii-237 e 32 incis. 2 53 

Ape latina. Dizionario di frasi, sentenze ecc., a cura 

di G. Fumagalli, p. xvi-353 3 50 

Apicoltui*a, di G. Canestrini, 8* ediz. ampliata, a cura 

di V. AsPREA, pag. viii-239, con 55 ine. . . -. . 2 50 

Appalti di opei*e pubbllclie, di A. Cuneo, di 

pag. viii-571 5 — 

Appareccliiatui*a del tessuti di lana, di G. 

Strobino, di pag. viii-618, con 404 incisioni. . . 8 50 

Appi*endista mecca nlco, di V. Goffi, di pagine 

XVi-315, con 203 incisioni 3 — 

Arabo parlato in Egritto. Grammatica e vocabo- 
lario, di A. Nallino, 2» ediz., di pag. xxvi-531 . . 7 50 

Arabo parlato in Libia. Grammatica e repertorio 

di vocaboli e frasi di E. Griffini, di pag. lii-378 . 5 — 

-- vedi: Grammatica Italo- Arabo. '"' " 

Araldica (Grammatica), di F. Tribolati. 4* edizione 
a cura G. Crollalanza (in ristampa). 

— vedi: Vocabolario Araldico. 

Araldica zootecnica di E. Caneyazzi, di p. xix- 

342 e 43 incis 3 50 

Arazzo (L'arte dell') (Gobelins) di G. B. Rossi, di p. xv- , 
239 e 130 iUustr 5 _ 

Arctaeologria e storia dell'Arte j^rreca di I. 

Gentile, 3» ediz. rifatta da S. Ricci, (esaurito). 
Archeologia — vedi : Atene - Antichità greche - Anti- 
chità romane - Epigrafia - Paleografìa - Rovine Pala- 
tino • Topografia di Roma. 
Arcbltettura italiana antica e moderna, di 

A. Melani. 5» ediz., di p. xxxii-688, con 180 tavole . 12 — 

— vedi : Stili architettonici. 

Archivista (L'), di P. Taddei, Man. teorico pratico, 

di p. VIII-486 .5- 

Arcbivisti (Manuale per gli), di P. Pegghiai, di pa- 
gine vi-229 3 — 

Argentatura — vedi: Enciclopedia galvanica - Galva- 
nizzazione - Galvanoplastica - Galvanostegia - Metal- 
locromia - Metalli preziosi - Piccole industrie - Ri- 
cettario dell'elettricista. 

Argentina (Repubblica), storia e condizioni geogra- 
fiche di E. Colombo, di p. xii-380 3 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 7 

L. G. 

ArlAnaetlca pi*a.tlcAf di F. Panizza, 2"' ediz., di 

p. viii-188. . . I 50 

Aritmetica razlonalev di F. Panizza, 6» ediz., di 

p. XIl-210 I 50 

— (Esercizi di) F. Panizza, di pag. viii-150 . . . I 50 
Aritmetica e seometfla dell' operalo* di E. 

GlORLi. 5a ed., p. xil-239, 79 ine, 136 eserc, 150 probi. 2 50 
Armi antlcbe (Guida del raccoglitore) di I. Gelli di 

p. viii-389, 23 tav. e 432 incis 6 58 

Armonia, di G. Bernardi, 2* ediz., di pag. xx-338 . 3 50 
Aromatici e nervini nell'alimentazione, di 

A. Valenti, di p. xv-338 3 — 

Arsenico (L') nella scienza e nell'industria, di L. MaU- 

RANTONIO, di p. xiI-256 2 50 

Arte decorativa antica e moderna, di A. Me- 

lani, 2* ediz. di p. xxvii-551, 83 incis. e 175 tav. .12 — 
Arte del dire (Retorica) di D. Ferrari, 9^ ediz. di 

p. XVi-340 I 50 

Arte della memoria* Storia e teoria di B. Plebani, 

2* ediz., di pag. xxvi-235 con 13 illustrazioni. . . 2 50 
Arte nel mestieri di I. Andreani, in 3 volumi. 

I. Il falegname, 2« ed. di p. 309, 264 incis. e 25 tav. 3 — 

II. n fabbro, di p. viil-250, con 266 incis. e 50 tav. 3 — 

III. n muratore, 2* ediz. di p. viii-273, con 235 incis. 3 — 
Arti grraflclie fotomeccanlclie, di P. Comter. 

4" ediz., di p. xii-228, 43 incis. e 8 tav 2 50 

Asfalto (Fabbricazione e applicazione), di E. Righetti, 

di p. vili-152 e 22 incis. (in ristampa). 
Assicurazione (Manuale di), di G. Rocca, p. xix-634 5 50 
Assicurazione In genewsHef di U. Gobbi, di pa- 
gine XII-308 3 - 

Assicurazioni sulla vita, di C. Pagani, di pa- 
gine vi-161 I 50 

Assicurazioni e stima danni aziende ru- 
rali di A. Capilupi, di p. viii-284 e 17 incis. . . 2 50 

— vedi : Matematica attuariale - Patologia infortuni lavoro 

- Scienza attu-ariale. 

Assistenza e terapia deg^ll ammalati di 

mente, di M. U. Ma sin i e G. Vidoni, di p. viii-233 2 50 

Assistenza Infermi, dì C. Galliano, 2»' ediz., di 
p. xxiv-r48 e 7 tav. (esaurito). 
Assistenza degli infermi — vedi : Epidemie esotiche - 
Malattie infanzia - Malattie dei lavoratori - Malat. paesi 
caldi - Medicatura antisettica - Medicina sociale - 
Medicina d'urgenza - Medico pratico - Rimedi - Soc- 
corsi d'urgenza - Tisi - Tisici e sanatori - Tubercolosi. 

Assistenza del pazzi, di A. Pieraccini, e pref. di 

E. Morselli, 2» ediz., p. xx-279 2 50 

Astronomia, di J. N. Lockyer e G. Celoria. 5» ed., 

di p. xvi-275 e 54 incis I 50 

Astronomia nautica, di G. Naccari, 2* ediz., di 

p. XYi-348 e 48 fìg. 3 59 



S ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 

"~ h, « 

Astronomia antico testamento, di G. V. Sghia» 

PARELLI, di p. 204 I 50 

Atene antica e moderna* Cenni, di S. Ambrro* 

SOLI, di p. LV-170, e 22 tavole 3 50 

Atlante greogrraflco storico d^italla, di G. Ga- 

ROLLO, p. viii-67 e 24 tav 2 — 

Atlan-te greo^raflco universale di R. Eiepert 

e testo di G. GaroUo, di p. \iii-88 e 27 carte. 11» ed. 2 50 
Attrezzatura navale» di F. Imperato, 2 volumi: 

I. Attrezzatura navale, 6» ediz. dì pag. 570, con 423 

fig. nel testo 6 50 

II. Manovra delle navi a vela e a vapore, segna- 
lazioni marittime, 5» di patt. xx-904, 294 ine. e 29 tav. 8 50 

Antocromlsta (L'). fotografia a colori, di L. Pel- 

lerano, di pa«c. xxxii-544 con 75 fig. e 38 tavole . 9 50 

Autografi (L'Amatore di) di E. Budan, p. xiv-426 e 

361 facsimili 4 50 

Antografl (Raccolte e raccoglitori di), di C. Vanbiak- < 
CHI, di p. xvi-376 e 102 tav 6 50 

Automobilista (Man. del^ a guida pei meccanici con- 
duttori d'automobili, di G. Pedretti, 3» ediz. di 
p. xx-900 con 984 illustrazioni (in ristampa). 
Automobili — vedi: Caldaie a vapore - Chauffeur - Ci- 
clista - Locomobili - Motociclista - Trazione a vapore. 

Avarie e sinistri marittimi» Manuale del liqui- 
datore di V. Rossetto, p. xv-496 e 23 fig. . . 5 50 

Aviazione (Aeroplani, Idrovolanti, Eliche) di E. Ga- 

RUFFA, di pag. 650, con 548 figure 9 50 

Avicoltura — vedi : Animali da cortile - Colombi - Fa- 
giani - Malattie dei polli - Ornitologia • Pollicoltura 
- Uccelli canori - Uovo di gallina. 

Bacbl da seta» di F. Nenci, 4» ed. (in ristampa). 

Balbuzie. Cura dei difetti d. pronuncia di A. Sala, di 

p. viIl-214 2 — 

Ballo (II). I balli di jeri, di I. Gavina. 3» edizione rive- 
duta da G. Frangeschini, di pag. vili 253 con 103 fig. 2 50 

Ballo (II). / balli d'oggi, di F. Giovannini di p. viii-183. 3 50 
Bambini — vedi : Balbuzie - Malattie d'infanzia - Nu> 
trizione del bambino - Ortofrenia - Rachitide. 

Bandiere» Insegane e distintivi del princi- 
pali Stati del Mondo, di F. Imperato, di pa- 
gine xyi-220, con 50 tavole a colori 5 50 

Barbabietola da zucchero* Storia, lavorazione» 

ecc., di A. SiONA p. xii-225 e 29 fis; 2 50 

Barbabietola da zucchero* Coltivazione di B. B. 

Debarbieri, p. xvi-220 e 12 fig 2 50 

Batteriolosria* G. Canestrini. 2» ed., (esaurito). 

Beneficenza (Manuale della), di L. Castiglioni e G. 

Rota, di p. xvi-340 3 50 

Bestiame e agrricoltura In Italia» di F. Al- 
berti. 2* ed. di U. Barpi p. xii-322, 47 tav. e 118 fig. 4 50 



SLENGO DEI MANUALI HOEPLI 9 

L. a- 
Sestiame — vedi ai singoli titoli: Abitazioni di ani- 
mali - Alimentazione del bestiame - Araldica zoo- 
(iacnica - Cammello - Cavallo - Coniglicoltura - Igiene 
veterinaria Majale - Malattie infettive - Polizia sani- 
taria - Policoltura - Razze bovine - Suinicoltura - 
Veterinario • Zebre - Zoonosi - Zootecnia. 

Biftncfaieirla. Disegno, taglio e confezione di E. Bo- 
netti. 4* ediz.. di p. xx-269 e 71 tav 6 — 

egSsblei (Manuale della), di G. Zampini, 2« ediz. di pa- 
gine. xx-312 3 — 

tSll»llug:i*a.fla. G. Fumagalli 3& ed. interamente rifatta 

di pag. 360, con 87 fig 4 50 

ISÌI>lloteea.i*lo (Man. del), di G. Petzholdt, tradu- 
zione di G. Biagì e G. Fumagalli, (esaurito). 

BUIai^o (11) e 11 griuoco delle bocce, di I. Gelli, 

3» edizione, di pag. xii'-197 e 80 illustrazioni. . 2 M 

Bio§rrafia — vedi : C. Colombo - Dantologia - Diziona- 
rio di botanica - Dizionario biografico - Manzoni - 
Napoleone 1 - Omero - Shakespeare. 

BSoIogria animale, di G. Collamarini, di p. x-428 

e 23 tav 3 - 

Slarra, fabbricazione, ecc., di S. Rasio e F. Samarani, 

di p. 279 e 25 fig 3 58 

BonlflccuElonl. Amministrazioni, ecc., di G. Mezza- 
notte, p. xii-294 3 — 

Bonificazioni (La pratica delle), di A. Fanti, di pa- 
gine xx-368, con 75 ine 4 — 

Borsa e valoi*! pubblici, di E. Bonardi di pa- 
gine xxvi-916 7 50 

Boscbl e pascoli. Storia, importanza idro-geologica, 

ecc., di E. Ferrari, di pag. 380, con 15 tavole . . 3 58 

Botanica, di I. D. Hooker-Pedicino N.,5a ediz. a cara 

G. Gola, di p. xyi-144 e 74 fig. . . . . . I 68 

Botanica — vedi ai singoli titoli: Ampelografia - Ana- 
tomia vegetale - Barbabietola - Caffé - Dizionario di 
botanica - Fisiologia vegetale • Floricoltura - Funghi 
Jacca - Garofano - Giardiniere - Malattie crittogami- 
che - Orchidee - Orticoltura - Piante e fiori - Piante 
erbacee a seme oleoso - Piante industriali - Pomolo- 
gia - Prodotti del tropico - Rose - Selvicoltura - Uv« 
- Tabacco. 

Solatalo (11). Fabbricazione e misura delle botti, di L. 

Pavone, riveduto da A. Slrucchi, di p. 240, con 127 fig. S ~ 
Boyscout — vedi Scoutismo. 

Bspomatolo&la. I cibi dell'uomo, di S. Bellotti, di 

p. XV-251 3 50 

Baddlsn&o, di E. Pavolini, di p. xVi-164 (esaurito). 

Oakcclatore (Manuale del), di G. Franceschi, 5' edis., 

aumentata, di p. xvi-489 con 83 ine. e tavole schem. 5 50 

CAflè. Suo paese e importanza, di B. Belli, di p. xxiv- 

S95 e 48 tav 4 58 

@»ffettlei*e e soi*bettle«*4Pt* di L. Manettt, di pe- 
sine xil-311 e 65 fig (in ristampa). 



10 ELENCO DEI MANUALI HOKPLI 

L. $. 

Calcesti«iizzo (Costruzioni in) ed in cemento armatOc 

di G. Vacghelli, 5» ediz., di p. xiX-387 e 274 fig. '. 4 50 

Calci e cementi, di L. Mazzocchi. 4» ediz., di pa- 
gine xil-256 e 64 fig . 2 50 

Calcolazioni mercantili e bancarie — vedi: Affari - 
Calcoli fatti - Commerciante - Computisteria - Con- 
tabilità - Interesse e sconto - Prontuario del ragio* 
nieré - Monete inglesi > Ragioneria - Usi mercantili • 
Valori pubblici. 

Calcoli fatti. 90 tabelle di calcoU fatU di E. Quaio. 

2* ediz. di p. xil-342 4 50 

Calcolo del canali in tei*i*a e in muratura? 

di C. Sandri, di p. VIII-3a5 3 50 

Calcolo infinitesimale, di E. Pascal: 

I. Calcolo differenz., 3» ediz. (in ristampa). 

IL Calcolo integrale, 3* ediz., di p. viii-330, 16 ine. 3 — 

III. Calcolo delle variazioni e delle dis: finite, 

p. XIl-300 (in ristampa) 
— Esercizi critici di calcolo differenziale e integrale, di 

E. Pascal, di p. xvi-275 - . 3 « 

Calcolo infinitesimale — vedi ai singoli titoli: Deter* 

minanti - Funzioni analitiche - Funzioni ellittiche • 

Gruppi di trasformazione - Matematiche superiori. 
Caldaie a vapore e istruzione ai conduttori, di L. 

Gei, 3» ediz. di p. xvi-474 e 282 fig 4 — 

Calderaio pratico e costruttore di caldaie a vapore, 

di G. Belluomini. 2* ediz., di p. xii-248, con 220 ine. 3 — 
Calligrrafla* Cenni storici e insegnamento di H. Per- 
cossi, 2* ediz., di p. xii-151 e tav. . . " . . 5 cO 
Calore, di E. Jones, trad. Fornari, p. 304 e 88 fig. . 3 — 
Camera di Consiglio Civile, di A. Formentano, 

di p. XXXII-574 4 50 

Cammello (II) di E. Plassio, di pag. xii-3Ó3 con 2 tav. 3 - 
Camplcello scolastico (II). Agricoltura pratica pei 

maestri di Azimonti e Campi; di p. 186 e 126 incis. . I 50 
Candele (L'industria delle). Estrazione e purificazione 

della Glicerina, del Dott. V. Scansetti di p. 450 e. 98 ine. 6 — 
Cane (II), razze, allevamento, ecc., di A. Vecchio, 3» eA. 

con appendice " Le malattie dei cani , di P. A. Pb« 

SCE, di p. xx-521 e 168 incisioni nero e colori . . 3 50 
Cani e j^atti, costumi e razze, di F. Faelli, di p. xx- 

429 e 153 fig 4 SO 

C^ncttaggrio, del Gap. G. Groppi, di p. xxiv-456, 387 

incis. e 91 tavole 7 50 

Cantiniere (II). Man. di vinificazione di A. Strucchi. 

4* ediz., di p. xii-260 e 62 incis 2 — 

Canto (II) nel ilio meccanismo, di P. Guetta, di p. rm- 

253 e 24 incis. (in ristampa). 
Canto (Arte e tecnica del), di G. Magrini, di p. vi-168 2 — 
Canto gresToriano, di A. Ottolenghi, di p. xvi-1 9 2 — 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 11 

L. C. 

CAontcbouc e g;utta:pei*ca9 di L. Settimi, di pa- 
gine xvi-253 e 14 ili — 

Capitauo niarittiiiio (II) di G Albi, pag xxiv-665 con 
13 Gg., 2 quadri fuori testo, 16 tav. a colori e un Di- 
zionario commerciale marittimo in 5 lingue . . 8 50 

Caponi»i^ti*o (Man. del). Impiego di materiali idrau- 
lici-cementizi, di G. Rizzi, 3* ediz., di pag. xvi-433 e 
32 incisioni nel testo 

Capomastro (II) pi*a.t|co, G. Yivarelli (in lavoro). 

Capo^meccanico (II). Nuovo trattato di meccanica in- 
dustriale, di S. Dinaro, di pag. 783, con 536 fig. . . 6 50 

GappeUaio. di L Ramenzoni, di p. xii 222 e 68 incis. 2 50 

Carboni fossili Inglesi) Coke, A^g:Ioinei*atl, 

di G. Gherardi, di p. xii-586 e 5 carie geogr. . . 3 - 

Carni conservate col freddo artiflclale* di 

V. Ferretti, di p. xvi 499 e 83 fig 5 — 

Carta (Industria della), di L. Sartori, di p. 329 e 106 ine. 5 50 

Carte fotog^rallclie. Preparazioni, ecc. di L. Sassi, 

p. Xil-353 3 50 

Carte uia^lclie (Le), Giuochi di destrezza, di Ph. 

De-Frank, di pag. xii-148 con 36 illustrazioni . . 2 50 

Cartojsrratla. Teoria e storia di E. Gelgigh, di p. vi- 

257, con 36 fig 2 - 

Cartografia — vedi ai singoli titoli: Catasto • Celeri- 
niensura - Compensazione errori - Disegno topogra- 
fico - Estimo - Lettura delle carte - Telemetria - To- 
pografia - Triangolaziodi. 

Casa dell'avvenire (La). Vade-mecum dei costrut- 
tori, ecc. di A. Pedrini, 2* ed. di p. xvii-917 e 445 fig. 9 50 

Casaro (Man. del), di L. Morelli. Fabbricazione del 

burro e del formaggio di p. xil-258 con 124 incis. . 2 50 
Case operaie — vedi : Abitazioni popolari • Casa del- 
l'avvenire - Casette popolari - Citta moderna - Fab- 
bricati civili - Progettista moderno. 

Caseificio, di G. Fasgetti, storia e teoria della lavo- 
razione del latte, di p. xx-650 (in ristampa) 

Casette popolari, villini economici e abitazioni ru- 
rali, di I. Casali 4aediz, ai pag. viii-508.con 570 fig. 6 50 

Catasto Italiano, di E. Bruni (in ristampa). 

Catrame (II) e suoi derivali di G. Malatesta, di pag.628, 

con 180 fig 7 50 

Ca valli (L'arte di guidarli) di C. Volpini, di pagine 

xxiv-216 e 100 illustrazioni . . . , . . 4 — 

Cavallo (II), di C. Volpini, 5» ediz., di p. xx-543, con 

93 fig. e 43 tav. a cura di A. Gianoli . . . . 7 50 

— (Proverbi sul) raccolti da C. Volpini, di p. xix-172 . 2 50 

Cavi telegrafici sottomarini, di E. Jona, di 

p. XVi-338 e 188 fig 5 50 

Celerimensiira e tav. logarit. di F. Borletti. 2' 

edizione, di pag. xvi-298 e 30 incisioni . . . . 4 — 

Celerlmensura (Tavole di) di G. Orlandi, di p. 1200 18 — 

Cellulosa, celluloide, ecc., di G. Malatesta, di 

D. vill-176 2 — 

Cemento armato — vedi : Calcestruzzo Calci e cementi 
- Capomastro - Mattoni - Vocabolario tecnico voi. VIII. 



TZ ELENCO DEI MANUALI HOEPLl 

L. C. 

Centrali elettriche — vedi: Correnti alternate - Elet- 
trotecnica - Iliuminaz. elettrica - Ingegn. elettricista. 
Ceramiche ~ vedi: Prodotti ceramici - Maioliche e 

Porcellane • Fotosmaltografia applicata alle. 
Cere — vedi: Imitazioni e succedanei - Industria stea- 
rica - Materie grasse - Merceologia tecnica - Ricet- 
tario industriale. 

Cbauffeui* (Guida del) e conducente d'automobili, e di 
motori d'aviazione di G. Pedretti. 4» edizione di pa- 
gine 980 con 905 illustraz., (in ristampa). 

Ctaaiiffeui* di se ste<9so« Man. pratico ad uso di chi 
guida la propria automobile senza chaufifeur, di G. Pe- 
dretti 2* ediz. di pag. 495. con 336 fig. e 12 tavole . 6 50 

dilmlca, di H. E. Roscoe, 7» ediz. a cura E. Ricci, di 

pag. viii-238 I SO 

Cbimlca (Storia della) di E. Meter. Ediz. itaL a cura dei 

Dott. U. e G. GiUA e pref. I. Gutreschi, di pagine xxvni-721 7 50 

Ctkimlca a.gri*ai*ia, di A. Aducco, 3* ediz. di pag. 572 4 — 
Chimica agraria — vedi : Adulterazione vino - Alcool - 
Birra - Casaro - Caseifìcio - Cognac - Densità dei 
mosti - Distillazione vinacce - Enologia - Fecola • 
Fermentazione e fermenti - Fosfati - Humus - Li- 
quorista - Malattie vini - Terreno agrario - Zucchero. 

Cblmlca analitica, di W. Ostwald, trad. di A. 

Bolis, 2» edizione, di pag. xvi-296 2 50 

Chimica applicata alla igiene — vedi: Analisi chimica 
qualitativa - Bromatologia - Chimica clinica - Chimica 
legale - Chimica delle sostanze alimentari - Dislnfe- 
zioni - Elettrochimica - Farmacista - Igienista - Reattivi 
e reaz. - Spettrofotometria - Urina - Urologia - Veleni. 
Chimica applicata alle Industrie — vedi : Acido solfo- 
rico - Alcool industriale - Alluminio - Analisi volu- 
metrica - Birra - Chimica sostanze alimentari, colo- 
ranti - Chimico - Conservazione prodotti, sostanza - 
Colori e vernici - Distillazione legno - Enologia • 
Esplodenti - Gas illuminante - Industria della carte, 
frigorifera, saponiera, stearica, tartarica, tintori» • 
Metallocromia - Merceologia - Pirotecnia - Prodotti e 
procedimenti - Ricettario domestico, dell'elettricista, 
industriale - Sale e saline - Soda caustica - Specchi - 
Tintore - Vetro - Zolfo - Zncchero. 

Gblmlca cllnica, di R. Supino (in ristampa). 

Cblmlca fotog:i*afica, di R. Namias, di p. xii-230 . 2 50 

Cblmlca ledale (Tossicologia), di N. Valentini, di 

p. Xii-243 . . . 2 50 

Cblmlca delie sostanze alimentari» ad oso 
dei Medici, dei Farmacisti, ecc., di P. E. Alessandri. 
2» ediz. di p. xv-627, due tav. e 149 incis. . . 5 50 

Cblmlca delle sostanze coloranti. (Tintura d. 

fibbre tessili di A. Pellizza, di p. viii-480 . . . 5 50 

Cbimico (Man del) e dell'Industriale di L. Gabba, 5* 

ediz. colle tavole di H. Will di pag. xxiv-588 . 6 50 

Gtalromanzla e tatuag^^lo» di G. L. CerghiarI} 

di p. xx-232 e 60 ili * 50 



ELENCO DEI ìIaììVaU HOÈPL! ' !i 

L. f. 

C]lili*ai*j^la operativa* di R. Stecchi e A. Cardimi, 

di p. viii-322, con 118 ine 3 — 

Cliltai*i*a (Studio della), di A. Pisani, di p. xyi-138, 

52 fig. e 27 esempi 2 — 

Cibi — vedi : Aromatici - Bromatologia - Carni conser* 

vate - Conservazione sostanze alim. - Macelli moderni 

- Gastronomo moderno - Pane - Pasticciere - Paiti- 

ficio - Patate - Tartufi e funghi. 
Ciclista (Manuale del), di U. Grioni, 3* ediz., di p. XTI' 

496, 285 incìs. e 8 tav 5 — 

C^neiiiatogri*£ifla (Guida pratica della) di V. Mariani, 

di pag, xxiii-312, con 151 illustraz 4 - 

Città moderna, (La), ad uso degli ingegneri, di A. 

Pedrini, di p. xx-510, 194 fig. e 10 tav 5 — 

Città (Costruzione delle) di A. Caccia, di pag. 299 con 

270 incisioni . . 4 50 

Classificazione delle scienze» di C. Tri vero, di 

p. XVl-292 3 — 

Climatologia, di L. De Marchi, di p. x-29i e 6 carte i 59 
Codice del bollo. Testo unìc<bf^^Qommenlato da E. 

Corsi, di p. c-564 .... '^" 4 61 

Codice cavalleresco Italiano, di J. Gelli, 12* 

ediz. di pag. 336 3 50 

Codice civile del Regino, riscontrato e coordinato 

da L. Franchi, 6» ediz. con appendice, p. 243 . . I 50 

Codice di commercio, riscontrato da L. Franchi, 

6» ediz. di p. 208 I 60 

Codice dogranale Italiano, commentato da E. 

Bruni, di p. xx-1078 . 6 50 

Codice dell* iu^e^nere Civile, Industriale, 
Navale, Elettrotecnico, di E. Noseda, 2» edi- 
zione rifatta, di pag. xxrv-1005 9 50 

Codice nuovo del lavoro. Manuale di legislazione 

sociale, di E. Noseda, di pag. xxiii-605 . . . . 6 50 

Codice di marina mercantile, 4» ediz a cura 

di L. Franchi, di p. iv-290 I 50 

Codice penate e nuovo codice di procedura 

penaSe, a cura di L. Franchi, 4* ediz., di p. iv-209 I 50 

CjOdiee penale per l' esercito e penale militare 
marittimo per L. Franchi, 4* ediz. colle disposizioni 
emanate per la Guerra di p. 240 . . . . I 50 

Codice del perito misuratore, di L. Mazzocchi 

e E. Marzorati, 3» ediz., di p. vni-582 e 18 ili. . . 6 50 

Codice di procedura civile, riscontrato da L. 

Franchi, 3 ediz., di p. 181 I 50 

Codice del teatro, di N. Tabanelli, di p. xyi-SaS 3 — 

Godici (I cinque) del Regno d'Italia (Civile - Procedura 
civile - Commercio - Penale e nuovo Codice di Pro- 
cedura penale), edizione Vade-mecum, a cura di L. 
Franchi, 6» ediz., di pag. 902, legatura imitaz. pelle . 6 50 

Codici e legrg;l usuali d' Italia, riscontrati sul 
testo ufficiale e coordinati e annotati da L. Franchi, 
raccolti in sette grossi volumi legati in pelle. 



14 ELENCO DEI MANUALI HOEPLl 

' L. C 

Voi. I. Codici — Codice civile - di procedura 
civile - di commercio - penale - procedura penale > 
della marina mercantile - penale per l'esercito - pe- 
nale militare marittimo (otto codici) 4» ed. (in prepar.) 

Voi. II. Leggi usuali d'Italia. Raccolta coordinata 
di tutte le leggi speciali più importanti e di più ri- 
corrente ed estesa applicazione in Italia; fìecreti re- 
golamenti, ecc. Parte I. Dalla voce ' Abbordi di mare , 
alla voce • Croce rossa ,. 3* ediz. di pag. xii-1320 . 12 50 

— Parte II. Dalla voce "Dazio consumo, alla voce "Mu- 

tuo soccorso, 3» ediz. pagine 1321 a 2744 . . 12 50 

— Parte III. Dalla voce "Navigazione interna, alla voce 

" Stazzatura , pag 2725 a 3(305 12 50 

— Parte IV. Dalla voce " Strade ferrate , a fine (in corso 

di stampa) 

— AppeiKliec alla 2* ediz. Le leggi dal 15 «viaggio 190i ai 

1° gennaio 1911, ai p. 1910 a due colonne, legatura 

in tutta Delle . . IO 50 

Voi. III. Leggi e /esnvenzlonl sui diritti d'autore, 
raccolta generale delle leggi italiane e straniere di 
tutti i trattati e le convenzioni esistenti fra l'Italia ed 

altri Stati. 2' ediz. di p. viii-617 6 50 

Voi. IV. Leggi e convenzioni sulle privative in- 
dustriali. Disegni e modelli di fabbrica. Marchi di 
fabbrica e di commercio. Legislazione italiana e stra- 
niera. Convenzioni fra l'Italia ed altri Stati, di pa- 
gine vill-1007 6 50 

C3oe:iiac. Spirito di vino e distillazione delle fecce e d. 
vinacce, di Dal Piai-Prato. 2» ediz. a cura di A. F. 
Sannino, di p. xii-210, con 38 incis 2 — 

Ooleottei*! italiani, di A. Griffini, di p. xyi-334 e 

215 incis 3 - 

OoUaiulazione di materiali, di V. Goffi, di p. xv 

260, 25 incis. e 8 tav 3 50 

Golle animali e vegretali, gelatine e fosfati d'ossa, 

di A. Archetti, di p. xvi-195 ^ 50 

Colombi domestici e colombicoltui*a, di P. 

BoNlzzi, 3» ediz., di p. x-212 e 26 fig 2 - 

C3olonie. Manuale coloniale, di P. Revelli, pubblicato 
per cura della Società di Esplorazioni Geografìclie dì 
Milano, di pag. xii-240 3 50 

Colonie. Elenco delle località abitate nelle Colonie ita- 
liane, di C. Triverio, di pag. iv-66 con 4 carte geogr. I 50 

Coloi*! (La scienza dei) e la pittura, di L. Guaita, 2» 

ediz., di p. iv-368 3 — 

Colori e vernici, ad uso dei pittori di M. Meyer e P. 
BoNOMi Da-Ponte. 5» ediz. del Man. Gorini-Appiani 
di pag. xvi-308 con 39 incisioni . . . -. . 3 — 

Colori e vernici (Industria dei). Materie prime, fab- 
bricazione, applicazioni, di E. Rizzini, di pag. xvi-564, 
con 142 fig. e 10 tav 6 50 

Coltivazione industriale delle piante aro- 
matlclie e medicinali di C. Craveri, di pa- 
gine xxix-307 - 75 incisioni e 24 tavole a colori . 8 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLl 



L. C. 

Ooltara montanct, di G. Spampani, di p. viii-424 • 

171 incis 4 50 

Gominerclaiite (Manuale del), di C. Dompé, i» ediz.» 

di p. 768 6 05 

Commercio (Storia del) di R. Larice, 2» ed., p. xii-299 3 — 
Commercio — vedi ai singoli titoli; Affari - Codice di 
comm., doganale - Corrispondenza - Geografia econo- 
mica, commerciale - Produzione e commercio vino - 
Scritture affari - Storia del Comm. - Usi mercantili. 
Commissario giudiziale — vedi : Curatore dei fallimenti. 

CJompensazloBie de^ll ei*i*oi*l e rilievi geam 

detldf di F. Grotti, di p. iv-160 . . . . . 2 — 

Composizione delie tlote nella pittura a 
olio e ad acquerello, di G. Ronchetti, di pa- 
gine viii-186 2 — 

Computisteria, di V. Gitti: Voi. I. Computisteria 
commerciale, 8» ediz. di p, vii-206 (in ristampa) 

— Voi II. Computisteria finanziaria, 6» ediz., p. viii-157 f 50 

Computisteria agrrarla, L. Retri, 3» ed. p. vii-210 i 50 

Concia delle pelli. L'Arte del conciatore, del cuoiaio 
e del pellicciaio, di G. Venturoli. 4» ediz., del Ma- 
nuale di G. Gorini, di pag. xvi-206 2 50 

Concia e tintura delle pelli, di V. Casaburi, di 

pag. 445 e XXX tabelle 4 50 

Conciatore (Manuale del) di A. Gansser, di pagine 

XXlv-382 con 22 incisioni e 2 tavole 4 50 

Conciliatore (L'ufficio di Conciliazione) di C. Capa- 

LOZZA, di p. XLiil-461, con 144 formule di atti . . 4 50 

Concimi, di A. Funaro, 3» ediz. di p. viii-306 . . 2 50 

Condottura d' acqua potabile, di P. Bresa- 

DOLA, di p. XV-334, con 37 fig 3 50 

Congelamenti. Patogenesi e cura del Maggiore Medico 
P. Casali e Capitano Me lico F. Pullè, con prefazione 
Prof. Luigi Devoto, di pag. xvi-365, con 117 illustrazioni 6 50 

Conlfere (Le), da rimboschimento, di C. Cra- 

veri, di pag. xu-322, con 85 figure 4 — 

Conlf^llcoltura pratica, di G. Licciardelli, 5* 

ediz., di pag. xx-321, 116 fig. e 12 tavole colorate . 3 50 

Conser-vazlone delle sostanze alimentari, 
di G. Gorini, 4» ediz. a cura Franceschi e Venturoli, 
di p. viii-231 2 - 

Conservazione prodotti agrrarl, di C. Mani- 
cardi, di p. XV-220 2 50 

Conserve alimentari (L'industria delle) di G. 

D'Onofrio, di pag. xx-654, con 165 incisioni . 5 50 

Consigli pratici — vedi: Assistenza infermi - Caffet- 
tiere - Infortuni lavoro - Liquorista - Medicina d'ur- 
genza - Pasticciere e confettiere - Ricett. domestico ■ 
Ricett. d. elettricista - Ricett. fotografico - Ricett. in- 
dustriale - Ricettario industrie tessili - Ricettario di 
metallurgia - Soccorsi d'urgenza - Special, medicinali. 

Consoli, Consolati e Diritto consolare, di M. 
Arduino, di p. xv-277 3 — 

Consorzi difesa del suolo. Idraulica, rimboschi- 
mento, di A. Rabbeno, di p. viil-296 . . . . 3 — 

Contabilità aziende rurali, di A. Db Brun, di 

p. XIv-539 4 50 



16 ELENCO DEI MANUALI HOBPLI 

"~~~ L. C. 

Contabilità i>aiicai*la, di A. Falco, di pag. xii-289 4 50 

OontabUltà comunaley di A. De Brun, 2» ediz., 

di p. xvi-850 5 50 

Gontabllltà dlomestlca per le famiglie e le scuole, 
di O. Bergamaschi — vedi Ragioneria domestica. 

Contabilità e amministrazione Imprese 

elettrotecnlcbe, di F. Miola, di p. xvi-262 . 3 — 

Contabilità grenerale dello Stato, di E. Bruni 

4» ediz., di p. xvi.457 3 — 

Contabilità — vedi: Computisteria commerciale, Finan- 
ziaria, Agraria - Contabilità comunale, domestica - 
Contabilità generale dello Stato - Interessi e sconti - 
Logismografia - Paga giornaliera - Ragioneria - Ragio- 
neria delle Cooperative, Industriale, pubblica - 
Scritture d'affari - Società di mutuo soccorso. 

Contrappunto, di G. Bernardi, di p. xyi-238 . . 3 50 

Contratti e collaudi di lavori edili, di F. An- 

dreani, di pag. xvi-355 3 53 

Conversazione Italiana neo-ellenica, di E. 

BRIGHENTI, di p. XII-143 2 — 

Conversazione Italiana-tedesea, di A. Fiori e 

G. Cattaneo. 98- ediz., di p. viii-484 . . . . 3 50 

Conversazione francese-italiana, di E. Ba- 

rosghi-Soresini, 2a ediz., di p. xv-288 . . . . 2 50 

Cooperative rurali, di V. Niccoli. 2^ ediz., di pa 

gine viii-394 3 50 

Cooperazione nella sociologria e nella legrl- 

slazione, di P. Virgilii, di p. xii-228 . . . I 50 

Corano (II). Versione letterale italiana, di A. Fracassi 

di pag. lxiv-463 5 — 

(borano. Testo arabo e versione letterale italiana a 

fronte, di A. Fracassi, di pag. lxx-700 . . . 9 50 

Correnti elettrlcbe alternate, ecc., di A. 

Marro, 3* ediz., di pag. xlviii-862, 379 ine. e 81 lab. 8 50 

Corrispondenza bancaria, di A. Falco, di pa- 
gine viii-338 3 — 

Corrispondenza commerciale polig;Iotta , 
Italiana, Francese, Tedesca, Inglese, Spagnuola e Por- 
toghese, di a. Frisoni, in sei parti 

I. Parte Italiana, 5» ediz., pag. xx-520 , . 4 — 

II. , spagnuola, 2» ediz., di pag. xxiv-515 . . 5 — 
in. , francese, 3» ediz., p. xx-449 . . 4 — 

IV. , inglese, di p. xvi-448 4 — 

V. , tedesca, 2» ediz., di pag. xx-512 , . . 4 — 

VI. , portoghese di pag. xyi-511 . . . . 5 — 
Corrispondenza telefonica. Norme di servizio, 

ecc., di O. Perdomini, di p. xii-375 . . . . 3 50 
Corse. Dizionario delie voci più in uso, di G. France- 
schi, di p. xii-305 2 50 

esorti d'Assise. Guida dei dibattimenti, di C. Baldi, 

di p. xx-401 3 50 

Cosmogprafla, (Lezioni di) di G. Boccardi (in sostitu- 
zione del Manuale del La Leta), di pag. xii-233, con 
20 ine. e 2 tav. . . .... 3 — 



I BLENGO DEI MANUALI HOSPLI 17 

L. C. 

CoBtimttore navale^ di G. Rossi, 2* ediz. rifatta, di 

pag. xvi-817, con 674 figure . . . . 8 50 

CkWtmzlonl — vedi : Abitazioni - Appalti - Architettura 
>• Calcestruzzo - Calci - Capomastro - Casa dell' av- 
venire - Casette popolari - Città (La) moderna - Codice 
dell'ingegnere - Contratti e collaudi - Costruzioni eno- 
tecniche, lesionate, metalliche, rurali - Fabbricati civili 

- Fabbricati rurali - Fognatura - Fondazioni terrestri 
e idrauliche - Imitazioni - Ingegn. civile - Ingegn. 
costrutt. meccanico - Lavori marittimi • Laterizi - 
Mattoni e pietre - Muratore - Peso metalli - Progettista 
moderno - Prontuario agricoltore ingeg. rurale - Resi- 
stenza dei materiali • Resisi, e pesi di travi metalliche 

- Riscaldamento - Stime di lavori edili. 
Costruzioni In cemento ai*n(ia.to« di G. Baluffi, 

di pag. xii-271, con 85 illustr. . .... 3 — 

C}o»tB*uzlonl enotecnlclxet di S. Mondini, di p. iy- 

251, con 53 Incis 3 — 

Costi*uzlonl lesionate* Cause e rimedi di I. An- 

DREANI, di pag. Xil-243 con 122 incisioni . . . 3 50 

Costruzioni nietalllclie, di G. Pizzamiglio, di 

p. L-947, cou 1643 incis. e 52 tav 18 50 

Costruzioni rurali in cemento arnxato* 41 
A. Fanti, 2* ediz. completamente rifatta, di pag. xvi-315 
con 160 ine .' 4 50 

Cotone (Guida per la coltivazione del), di C. Tropea, 

p. x-165 e 21 mcis 2 50 

Crestomazia neo-ellenica, di E. Brighenti, di 

p. XVi-405 4 20 

Cristallografia, di F. Sansoni, (esaurito, 2^ ediz. ri- 
fatta da C. Viola, in lavoro). 

Cristoforo Colombo, di V. Bellio, p. iy-136, 10 fig. I 50 

Crltto§?rafla diplomatica e commerciale, di 

L. GiOPPi, di p. 177 3 50 

Cronologrla e calendario perpetuo, di A. Cap- 
pelli, di p. xxxiii-421 6 50 

Cronologia delle scoperte e delle esplora- 
zioni greogrraflclie, di L. Hugues, di p. yiii-487 5 50 

Cronologia e storia medioevale e moderna, 

di V. Casagrandi, 3* ediz. di pag. 262 . . . . I 50 

Cubatura dei lefirnami rotondi e squadrati, 

di G. BelluominÌ, 11* ediz., di p. vi-229 , , . 3 — 

Cultura e vita s^^^^ (Disegno storico della), di D. 

Bassi ed E. Martini, di p. xvi-791, 107 fig. e 13 tav. 7 50 

Cuore (II). Suoi mali e sue cure, di G. Fornaseri, di 

pag. xii-421, con 99 figure 4 - 

Cuore (Terapìa fisica del) dì L. Minervini, di p. xii-476 5 50 

Curatore di fallimenti (Manuale del) e del Com- 
missario Giudiziale, di L. Molina (2» ediz. di p. LX-S92 8 50 

Curve circolari e raccordi* 'Tracciamento delle 
curve, di C. Ferrario, (in ristampa). 

Curve graduate e raccordi pei traccia- 
menti ferroviari, di C. Ferrario, di p. xx-251 
e 41 fiir 3 50 



T8 ELENCO DEI MANUALI HOEPLl 

__- 

Cai* ve. Tracciamento delle ferrovie e strade, di G. H. 

A. Króhnkk, trad, di L. Loria, 3» ediz. p. viiM67 . 2 50 
Dantolog^la. Vita e opere di Dante, di G. A. Scartaz 

ZINI, 3» ediz. a cura N. Scarano, di p. xvi-424 . . 3 — 
Da.ttilo^i*£t.fl£i. Manuale teorico pratico di scrittura a 

macchina, di I. Saulle, di pag. xii-225, con 50 ine. . 3 — 
Dazi dlog:etnAll del Regino d'Italia (Tariffa dei) 

al 1° maggio 1909, dì G. Maddalena, di p. 152 . . I 50 
Debito pubblico Italiano, E. Bruni, di p. xii-444. 3 50 
Determinanti e applicazioni, di E. Pascal, di 

p. vn-330 3 - 

Diabete mellito e sua cura di A. Rodella, 2^^ edizione 

di pag. xvi-204 . . .2 50 

Dialetti italici, grammatica, ecc. di O. Nazari, di 

p. xvi-364 (vedi anche Italia dialettale a pag. 31) 3 — 
Dialetti lettei*ai*l gri*ecl, di G. Bonino, di pagine 

XXXll-214 I 50 

Didattica per le scuole normali, di G. Soli. 

(2» ediz in lavoro). 
Dinamica elementare, di G. Cattaneo, di p. viu-146 I 50 
Dinamometri. Misura delle forze e loro azione lungo 

determinate trajettorie, di L. Campazzi, di p. xx-273 e 

132 ine. . . 3 - 

Diplomazia e adenti diplomatici, di M. Ar- 
duino, di p. xn-269 .... . . . 3 — 

Diritti d'autore - vedi; Codici e leggi, Voi. Ili (pag. 14). 
Diritti e doveri del cittadini, ad uso delle scuole 

di D. Maffioli, 14» edizione, di p. xvi.230 . . . I 50 
Diritto amministrativo e cenni di Diritto 

costituzionale, di G. Loris, 9^' ed. di p. xxiii-461 3 — 
Diritto amministrativo — vedi: Beneficenza - Catasto- 

- Codice doganale - Esattore comunale - Giustizia 
amministrativa - Imposte dirette - Legge sanità - Le- 
gislazione sanitaria - Morte vera - Municipalizzazione 
servizi - Polizia sanitaria - Ricchezza mobile. 

Diritto civile. Compendio di G. Loris, 7* ed., p. xx-400 3 - 
Diritto civile — vedi : Camera di Consiglio - Codice 
civile - Codice procedura civile : Codice dell'Inge- 
gnere ■ Conciliatore - Diritti e dovéri - Diritto italiano 

- Espropriazione - Ipoteche - Lavoro donne - Legge 
infortuni lavoro - Legge lavori pubblici - Legge re- 
gistro e bollo - Legislazione acque - Legislazione ru- 
rale - Notaio - Prontuario legislativo - Proprietario 
di case - Storia del diritto - Testamenti. 

Diritto commerciale Italiano, di E. Vidari. 4* 

ediz. di p. x-448 3 — 

Diritto costituzionale, di F. P. Contczzi, 3* ediz., 

p. xix-456 3 — 

Dritto ecclesiastico, di G. Olmo. 2* ed., pag. xvi-488 3 — 

Diritto internazionale penale di S. Adinolfi, 

di pag. viii-258 I 55 

airltto internazionale privato, di F. P. Com- 

Tuzzi 2» ediz., di p. xxxix-626 4 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 19 

L. C. 

Diritto liitei*n««zloiiale pubblico» di F. P. Con- 

Tczzi, 2» ediz., di p. xxxu-412 3 — 

Diritto italiano, di G. L. Andrich, di p. xv-227 . I 50 

Diritto mctrlttlmu italiano, A. Sisto, pag. xn<556 9 — 

Diritto penale romano, di C. Ferrini, 2» ediz., di 

p. vm-360 . 3 - 

Diaeg;natore meccanico, di V. Goffi. 6^ ediz., 

di p. xii-532 con 475 fig 7 50 

Disegrno (Principi di), e gli stili dell'ornamento di C 
BoiTO, 6* ediz., di p. xix-lSi con 61 ine. e append. di 
A. Melani: L'insegnamento dell'arte decorativa di pa- 
gine 250 con 50 ine . . 5 50 

Disegrno (Corso di), di J. Andreani, 3* ediz., di p. vm- 

74 e 80 tav 3 50 

Diaegrno (Grammatica del), di E. Ronchetti, di p. iv- 

190 con 96 fig. e atlante di 106 tavole . . . . 7 50 

Disegno as$tonometrlco, di P. Paoloni, di p. iv- 
122, 23 fig. e 21 tav., (in ristampa). 

Disegrno g^eometrico, di A. Antilli, 'i^ ediz., di 

p. Xli-88 e 28 tavole l — 

Disegno — vedi anche Acquaforte - Disegno industriale 
- Disegno di projezioni ortogonali - Disegno topogra- 
fico - Monogrammi - Oreficeria floreale - Ornamenti 
sulle stoffe - Ornatista - Teoria delle ombre. 

Disegrno industriale, di E. Giorli, 5» ediz., di 

p. vill-435, con 554 ine 3 50 

Disegno di proiezioni ortogonali, di D. Landi, 

2* ediz., di p. viii-152, con 132 figure . . . . 2 — 

Disegno topografico, di G. Bertelli, 4» ediz., di 

S. vi-158, con Ì2 tav. 2 — 
nfezione pubblica e privata, di P. E. Ales- 
sandri e L. Pizzini, 2» ediz. di p. vili-258 e 29 ine. . 2 50 

— vedi Profilassi e disinfezione. 

Oistlllazione del legno, di F. Villani, di p. xiv-312 3 50 
Distillazione delle vinacce, delle frutte fer- 
mentate e di altri prodotti agrari, di M. 
Da Ponte. 3* ediz., di p. xx-826, con 100 fig. . .8 50 
Ditteri italiani, di P. LiOY, di p. vii-356, con 227 fig. 3 — 
Divina Commedia, di Dante Alighieri in tavole 
schematiclie di L. Polacco, di p. x-152 e 6 tavole di- 
segnate da G. Agnelli 3 — 

Dizionario albanese — vedi Albanese parlato. 
Dizionario alpino-itallano, di E. Bignami-Sor- 

mani e C. Scolari, di pag. xxii-310 . . . . 3 50 
Dizionario di abbreviature latine e ita- 
liane, di A. Cappelli. 2» «diz., di pag. lxviii-528 , 8 50 
Dizionario blbliograflco, di C. Arlia, di d,^ 100 . I 50 
Dizionario biografico universale, di G. Ga- 

ROLLO, due voi. di p. 1118 a 2 colonne . . 18 — 

— legato m mezza pelle 20 — 

Dizionario di botanica generale, di G. BilaN- 

CIONI, di p. xx-926 IO — 

Dizionario dei Comuni e frazioni di Comuni 
del Regno d» Italia, secondo il Censimento 1911, 
di C. Triverio, con un elenco delle località abitate 
nelle Colonie italiane, di pag. xu-512 . . . . 4 50 



L. C. 

Dizlonai*io enolojxrlco» di A. DursoPennisi, di 

p. viii-465 con 16* ine 5 -^ 

OIzlonai*io E:riti*eo - Italiano -Arabo- Ama- 

i*lco, di A. Allori, di d. xxxin-203 . . . 2 50 

Dlzionai*lo foto^faflco in quatti^o ilns^ne* di 

L. GiOPPi, di p. viii-600, 95 ine. e 10 tavole . . . 7 50 
Oizionario francese - italiano, di G. Lb Bou- 

CHER, di p. LXiv-556 3 50 

Olzlonano f^eogrratico unl^versale, di G. Ga- 

ROLLO, 2» ediz. di p. xii-1451 IO — 

Dlzionai*io Italiano-Giapponese « di S. Chi- 

MENZ, di p. xviil-219 8 — 

Dizionario giuridico — vedi : Dizionario Legale. 
Dizionario Gx*eco moderno-Italiano e vice* 

versa, di E. Briohenti, di p. lx-848-612 . . . 12 50 
Separatamente : 

Voi. I, Greco modemo-Itallano 7 50 

Voi. II, Italiano-Greco moderno 5 50 

Dizionario italiano-insrlese e ringhi— ltal.9 di 

J. Wessely, 16a ediz. a cura di G. Rigutini e G. Payw, 

di p. vi.226-190 3 - 

Dizionario HoepU deUa llngrua italiana» 

compilato da G. Mari — vedi Vocabolario. 
Dizionario iesrale. di S. Trinqali, di pag. xvi-1386 12 — 
DizloniirSo niilane^^e-ltallano e italiano- 
milanese, di G. Arrighi, 2* ediz., di p. 912 . . 9 50 
Dizionario russo — Vedi Vocabolario russo. 
Dizionario di scienze l]aosoticlie« di C. Ran- 

zOLl,2* ediz. aumentata e corretta, di pag. viJ-1252 . . 12 50 
Dizionario serlio di Uilinich (in preparazione). 
Dizionario Spa^nuolo - Italiano e Italiano - 

Spagrnuolo di G. Frisoni: 

I. Italiano-Spagnuolo. Voi. di 1018 pag. L. 9.50 - leg. 12 50 
Dizionario etiuioio^ieo steno^^rallco, di £.. 

Molina, di p. xvi-624 . . . . . . 7 50 

Dizionario tecnico In 4i ling^ue, di E. Webber, 

4 volumi 

I. Itallano-Tedesco-Francese Inglese , 2^ ediz. di 

p. xii-533 .... 6 — 

II. Deutsch-Italleniscli-Franzòsicli-Engliscli (3» ed. 
in lavoro). 

III. FranpalB-Italien-AUemand-Anglais, 2* ediz., di 

p. Vl-679 ... ....... 6 50 

IV. English-Itallan-Gennan-Frencli, 2* ed. aumen- 
tata di oltre 5000 termini di pag. iv-921 . . . . Il — 

Dizionario italiano-tedesco e ted-ital*» di A. 

tiORi, 5» ediz. per tì. Cattaneo, di p. 754 . . , 3 50 

Dizionario italiano-tedeseo e tedesco-ita- 

iano, di G. Sacerdote, di p. xii-470, xxxii-480 . 5 — 

Dizionario uni^-ersale delle llngrue italiana» 
tedesca, ingrlese, francese» disposte in un 
unico alfabeto, di p. 1200 5 — 



KLÉKÒÒ BÈI MANUALI HUkW.l II 

U. •• 

Dogana — vedi : Codice doganale - Godici e Leggi amali 
d'Italia. Voi. Il, Parte 1» - Commerciante • Dazi doga- 
nali • Trasporti e tariffe. 

Dottrina popolare In <% llnj^ue, (Italiana-Fran- 
cese-Inglese-Tedesca) Motti, frasi, proverbi di G. Sbssa. 
2* ediz., di p. iv-112 2 — 

Oovei*l del macchinista navale^ di V. Goffi, 

di pag. xyi-310 2 50 

Orog-bc e piante medicinali (Materia medica ve- 

§ etale e animale) di P. A Alessandrini, 2* edixioaa 
1 pag. xv-778, con 207 ine 7 50 

Drogrblere (Manuale dei), di L. Manetti, di p. XXIT-S2S 3 

Duellante (Manuale del), di F. Gelli, 2* ediz., di paj. 

vili-250 e 26 tav 2 53 

— vedi anche Scherma. 

Economia matematica, di F. Virgilii e C. Gari- 
baldi, i p. xii-210 e 19 ine I SO 

economia politica, di W. Jevons, trad. L. Cona, 

7» ediz., di p. xv-180 I 50 

Bllettricità, di Flbeming Jenkin, tradiuione di R. 

Ferrini, 5» ediz. riveduta, di pag. xii-237 e 40 ineii. ! 50 
Elettricità — vedi : Cavi telegrafici - Contabilità im- 
prese elettrotecniche • Correnti elettriche - Eiettriciti 
industriale - Elettrotecnica - Elettrochimica - Elettro- 
motori - Enciclopedia galvanica - Frodi sui misura- 
tori elettrici • Fulmini - Galvanizzazione - Illumina- 
zione - Ingegnere elettricista - Magnetismo - Metallo- 
cromia - Ónde Hertziane - Operaio elettrotecnico • 
Pila elettrica - Radioattività - Ricettario dell' elettri- 
cista - Rontgen - Sovra-tensioni - Telefono • Tele- 
grafìa - Unità assolute. 

elettricità lndusti*lale, di P. Janet, trad. di G. 

U. Brovedani, di p. xx-375 e 163 fig 3 50 

Bietti*lcltà e matei*la, di J. J. Thomson, trad. di 
G. Fak, di p. XL-299 e 18 flg 2 

Elettricità medica* di A. D. Bocciardo, di p. x-201, 
con 54 ine. e 9 tav. (in ristampa). 

Elettricità (Influenza dell') sulla vegetaz. e sui prodotta 

delle industr. agrarie di A. Bruttini, p. xvi-459 e 5S fig. 4 50 

Elettricità sorbente di calore* Riscaldamento 
elettrico domestico di G. Lo Piano, di pag. VIII-Ì88, 
eoa 153 illustrazioni 2 50 

Blettroclilmica. di A. Cossa, di p. yiil-104 e 10 ine. i 50 

Elettromotori campioni e misura delie 
forze elettromotrici, di G. P. Maorimi, di pag. 
XVi-185 e 73 fig , 2 - 

Elettrotecnica, (Principi di) di F. Dessy, di p. xii-123 2 59 

Elioterapia (L') in alta montagna e trattamento della 
tubercolosi, di 0. Bernhard, traduzione R. Curti, 
di pag. vii-125 con 49 tavole 3 50 

Elioterapia (L') nella pratica medica e nell'educa- 
zione, di G. B. Boatta, di pag. xv-155 con 77 tavola 4 — 

Eloquenza civile e sacra, L. AsiOLi, di p. iv-290 3 — 



^ ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 

■mbi-lologrla e moi^folo^la «?enei*ale, di G 

Cattaneo, di p. x-242 e 71 fig. (esaurito). 
■mbrlone mnano. embriogenià e oreano- 
**",i*. dell'uomo, di C. Falcone, di p. xv-431, 
con 90 ine 4 5Q 

""!fi*^^*o:fJ*** *** ImmlsraaElone, di M. ÀrduinoÌ 

ai p. X-24o ' Q 

■nclclopedla galvanoplastica, élettrochl- 

™^1 ^"m^tr """'""' ^' ^: ^^!^^^«' ^' p««- 5 50 

Bnclclopedla Hoepli (Piccola) 2» edìz. completa- 
tamente rinnovata dal dott. G. Garollo: 
Volume I - lettere A-D di pag. x-1522' . |2 50 

XP^'^'^^tÌJ -jettere E-M, pag. 1523 a 3114 . . |5 - 

(11 Voi. Ili ed ultimo è in corso di stampa). 
■nciclopedla ledale, di S. Tringali - vedi Dizio- 
nario legale. 

*"*^?^f" fisica, di R. Ferrini, 2^ ediz., di p. viii-187 

• 47 Inc. ••••... I 59 

■nliimilstlca. Enimmi, sciarade, rèbus' ecc. di D 

Tolosani, di p. xii-516 e 29 illustr. . . 6 5» 

■nolosla, di O. Ottavi, 7» eoiz. rifatta da A. Strucchl,* 

di p. xvi-293, con 50 ine. ... 2 50 

■nolosla dlomestlca, di R. Sernagiotto,' 2» édiz., 

di p. xiv-223, con 26 ine. ... 2 — 

iBOlOgla — vedi ai singoli titoli : Alcool '- Ampelógra- 
Adullerazione vino - Analisi vino - Bottaio - Canti- 
niere - Cognac • Costruzioni enotecniche - Densità dei 
mosti - Distillazione - Dizionario enologico - Liquo- 
rtsta - Malattie vini - Mosti - Produzione del vino - 
Tannini - Uva - Vini bianchi - Vini speciali - Vinifl- 
cazione - Vino. 

■pldemle esotiche, di F. Testi, di p. xii-203 . 2 — 

■P««»*a.aa cristiana, di O. Marugghi, di p. yiii-453, 

con 30 tav . . . 7 55 

■plarrafla italiana moderna, di A. Padovan, di 

di pag. xxvi-270 ' , 3 _ 

■pisrafla latina, di S. Ricci, di pag. xxxii-448 e 

o5 tavole g 5Q 

■pilessla. Eziologia, patogenesi e cura, "di p! Pini, di 

p. X-277 2 50 

Equazioni Integrrali (Teoria delle) di G. Vivanti, di 

pagine 414 2 50 

— vedi Algebra complementare; 

■qnAUbrio del corpi elastici, dlR. Margolonoo, 

■ritrea. Storia, geografia e note statistiche, di B 

Mklli, di p. xii-164 2 — 

*'ó?r?«*L'P^?®*J?'**** volgari, di G. StrÀfpo- 

RKLLO, 2* ediz., di p, xil-196 | 50 

^^ì^*^Kf comunale, ad uso dei Ricevitori, ecc.. di 
al R. Mainardi, 2» ediz., di p. xvi-480 (esaurito). 

Bs^clxl e quesiti sull'Atlante eeosr. cU R. 

Kiepert, di L. Hugues, 3* ediz., di p. viii-208 . I 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPO 
' L. 6. 

Esercizi sintattici francesi, di D. Rodari, di 

p. XII-403 3 — 

Esercizi grreci, di A. Y. Risconti, 2» ediz^ di pag. 

XXVii-234 3 — 

Esercizi «li grammatica Italiana, di D. Fer- 
rari, di pag. viii-236 . . I 50 

Esercizi latini, di P. E. Cereti, di p. xii-333 . . I 50 

Esercizi di traduzione a complemento del- 
la s^^'"**^'*^» francese, di G. Prat, 3^ ediz., di 
p. xn-174 I 50 

Esercizi di traduzione a complemento del- 
la gramm. tedesca, di G. Adler, 3» ediz. di 
p. viii-244 (esaurito). 

Esplodenti e modi di fabbricarli, di R. Mo- 
lina. 4* ediz riveduta e ampliata con trattazione com- 
pleta degli esplosivi moderni di pag. xxxn-422 . . 5 50 

Espropriazioni per causa di pubblica uti- 
lità, dì E. Sardi, di p. vii-212-83 . . . . . 3 — 

Essenze naturali. Estrazione - Caratteri - Analisi, 

ecc., di C. Graveri, con 73 figure 4 — 

Essenze artificiali. Fabbricazione - Caratteri - Ana- 
lisi, ecc., di C. Craveri, con 44 figure . . . . 3 50 

Estetica. Lezioni sul bello, di M. Pilo, di p. xxiii-257 2 50 

— Lezioni sul gusto, di M. Pilo, di p. xii-255 . . . 2 50 

— Lezioni sull'arte, di M. Pilo, di p. xv-286 . . . 2 50 
Estimo rurale, di P. Ficai, 2» ediz., di pag. xvi-308. 3 — 
Estimo del terreni, di P. Filippini, di p. xvi-328 . 3 — 
Etica (Elementi di), di G. Vidari, 4» ediz., di pag. xii-389 4 — 
Btnojs^rafla, di R. Malfatti, (esaurito). 

Euclide emendato, di G. Sagcheri, trad. di G. Roe- 

cardini, di p. xxiv-126 e 55 fig I 50 

Evoluzione. Storia e bibliografia evoluzionistica, di 

C. Fenizia, di p. xiv-389 3 — 

Ex Ubrls Italiani <3:>00>, illustraUda J. Gelli, di 

p. xii-535, 139 tav. e 757 figure 9 — 

Fabbricati civili di abitazione, di C. Levi, 5« 

ediz., di p. xil-516 con 261 ino 6 — 

Fabbricati rurali. Costruzione ed economia, di V. 

Niccoli, 4» ediz., di p. xix-410, con 185 fig. . . 4 50 

Fabbro (II), di J. Andreani, di p. viii-250, 266 fig. e 

50 tavole 3 — 

Fabbro ferralo (Manuale del), di G. Relluomini, S* 

ediz. di p. viii-242 e 233 ine 2 50 

VaLglAikl» Razze, allevamento, di C. Reltrandi, di 

p. Vlll-182 e 26 fig. . . , 2 50 

Falconiere moderno, di G. E. Chiorino, di p. XV- 

247, 15 tav. e 80 illustr 6 — 

Falef^name (U), J. Andreani, 2" ed. p. 309, 264 fig., 25 tav. 3 — 
Falegname ebanista, di G. Relluomini, 5« ediz., 

di pag. xvi-230 con 120 incisioni 2 50 

Farfalle (Le), di A. Senna. 24 tav. e testo di pag. 195 . 6 50 
Farmacista (Man. del), di P. E. Alessandri, 4' ediz. 

di p. 984 . . 8 50 



24 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 

L. C 

FAmiacolosrla e Formularlo* di P. Piccinini. 

di p. vili-382 3 5» 

Fecola. Sua fabbricazione e trasformazione in destrina, 

glucosio, ecc., di N- Aduggi, di p. xvi-285, con 41 fig. 3 5a 
Vermentazloiil e fermenti* di R. Guareschi, di 

p. XI-S50 3 — 

Ferrovie e Tram vie. Costruzioni, Materiali, Eser- 
cizio, Tecnologie dei trasporti, di P. Oppizzi, di pa- 
gine xxil-1067 con 414 incisioni . . . . 12 50 
Ferrovie e Tram vie (I più recenti progressi della 

tecnica nelle) di P. Oppizzi, di pag. xix-291, e 124 ine. 5 50 
rtrroyle — vedi: Automobili - Macchinista - Strade 

ferrate - Trazione ferroviaria - Trazione a vapore - 

■ Trasporti e tariffe - Vocabolario tecnico voi. V e VI. 
FlaEiamlferl e fosforo* di C. A. Abetti, di p. xii- 

172, e 5 av 2 50 

Fieni del prati stabili Italiani di A. Pugliesb, con 

prefazione di 6. Lo Priore, di pag. xu-418 . . . 4 50 
Flg^iu*® grammaticali a complemento della 

S>*anama-tlca* di G. Salvagni, di p. yii-308 . . 3 — 
Filatura del cotone, di G. Beltrami, di p. xv-558 

e 196 ine. (in ristampa) 
Filatura e torcitura della seta, di A. Provasi, 

di p. vii-281 e 75 fig 3 50 

Fillossera (La) della vite. Risultati dei nuovi studi 

italiani, di R. Grandori, di pag. xvi-256 e 17 tavole. 3 — 
Fillossera e malattie crltto^amlclie della 

vite, di V. Peglion, di p. viii-302 e 39 fig. . . 3 — 

Films — vedi : Cinematografo. 
Filolofl^la classica* sreca e latina* di V. Inama, 

2* ediz., di p. xvi-222 I 50 

Filonauta (Navigazione da diporto), di G. Oliyari* di 

p. XVI.286 2 50 

Filosofia del diritto, di A. Gruppali, di p. xi-378 3 — 
Fil05»ofia morale* di L. Friso, 3* ediz., di p. xvi-380 3 — 
Filosofia — vedi ai singoli titoli: Dizionario di scienze 

filosofiche - Estetica - Etica • Evoluzione - Logica - 

Psicologica. 
Finanze (Scienza delle), T. Carnevali, 2» ed , p. iy-173 I 50 
Fiori — vedi: Floricoltura - Garofano - Giardisiiere • 

Orchidee - Orticoltura - Piante e fiori - Rose. 
Fiori artlflclall, di O. Ballerini, 2* ed. di p. xvi-368, 

con 246 figure 3 50 

Fisica* di O. MURANl 10* ed. accresciuta, di p. xxiii-956 6 58 
Fisica crlstallof^raflca* di W. Voigt, trad. di A. 

Sella, di p. viii-392 3 — 

Fisica medica. (Fisiologia - Clinica - Terapeutica), di 

6. P. GOGGIA, pag. xn-954, 300 ine. e una tav. a colori 3 50 
Flsiolosrla* di M. Poster, trad. di G. Albini, 4» ediz.* 

di p. VII.223 e 35 ine I 50 

Fisiologria vegfetale* L. Montemartini, p. XVi-230 I 50 
Fisionomia e mimica, di G. Cerchla.ri, di p. xii- 

835* 77 ine. e 38 tav 3 50 

Flora delle Alpi* Illustrata di O. Penzio, 2* ed., 

di pag. XX-136 con 43 tavole in cromo . . 6 50 

FlorScAltura, di G. Roda. 6* ediz., di p. vni-284 e 100 Inc. 2 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 2S 

L. C. 

Flotte moderne, E. Bucci di Santa-Fiora, p. iY-204 5 — 

Vo^natufa biologrica (depurazione delle acqne la- 

ride), di F. Lacetti, di pag. xu-376 4 - 

Foj^natura cittadina, D. Spataro, (esaurito). 

Fog^natiira domestica, di A. Cerutti, di p. Tiil- 

421 e 200 fig 4 — 

Fondazioni delle opei*e tei*i*esti*l e IdrAU- 
llcbe e notizie sui sistemi più in uso in Italia, di 
R. Ingria., di pag. xx-674 con 409 incisioni . . . 7 50 

Fonditore In nsetalll, di G. Belluomini, 4* ediz., 
di p. vi-189 e 45 ine. (in eorso dì ristampa). 

Fonologia Italiana, di L. Stoppato (esaurito). 

Fonologrla. latina, di S. Ck)NSOLl, di pag. 208 . . I 50 

Formole e tavole pei* Il calcolo delle ri- 
svolte ad arco circolare, di F. Borletti, 
di p. xil'69 2 50 

Forniuliirio scolafi*tico di matematica ele- 
mentare (aritmetica, algebra, geometria, trigono- 
metria), di M. A. RossoTTi, 3» ediz. riveduta di p. xii-201 2 50 

Fosfati e concimi fosfatici, A. MiNOZzi, p. xil-SCl 3 50 

Fotocromato^rrafla, di L. Sassi, p xxi-138 e 19 Sf. 2 — 

Fotosrrafia (i primi passi in), di L. Sassi, 4» ediz. am- 
pliata di pag. xii-367 con 200 incisioni e 20 tavole . 4 — 

Fotogrrafla Industriale, di L. Gioppi, di p. xiIl-208, 

con 12 ine. e 5 tav 3 50 

FotOj^raOa pel dilettanti. (Come dipinge il iole), 
di C. MuFFONE, 8* ediz., (In ristampa). 

Fotogrrafla a colori. Immagini fotografiche a colori 
ottenute con sviluppi e viraggi su carte all'argento a 
su diapositive, dì L. Sassi, di pag. xvi-163 . . . f — 
Fotografia a colori — vedi Autocromista. 

Fotografia ortocromatlca, di G. Bonagini, di 

p. xvi-227, 83 fig. e 5 tav 3 50 

Fotografia senza obiettivo, di L. Sassi, di p. XTI> 

135, 127 ine. e 12 tav 2 50 

Fotoj^rafla turistica, di T. Zanghibri, di p. XTI- 

279, 84 ine. e 18 tav 3 50 

Fotografia — vedi: Arti grafiche - Autocromista - Carte 
fotog. - Dizionario fotog. - Fotocromatografia • Fotogr. 
industriale - Fotogr. ortocromat. - Fotogr. per dilet- 
tanti - Fotogr. senza obiettivo • Fotogr. turistica - Fo- 
togrammetria - Fotominìatura - Fotoimaltograflt - 
Primi passi in fotografìa - Processi fotomeccanici - 
Proiezioni - Ricettano fotogr. 

Fotoj^rammetrla, fototopo^rafla e appli- 
cazioni, di P. Paganini, di pag. xvi-288, 200 fif. 
e 4 tavole 3 50 

Fotominìatura, di F. Tuccari, pag. X-1S6 e SS tav. 3 50 

Fotosmaltogrrafla applicata, di A. MontaONa, 

di p. yiii-200 e 16 ine 2 — 

Fresatore e tornitore meccanico, di L. Duca, 

3* ediz. ampliata, di pag. 188, con- 30 ine. . . 2 50 

Frumento. Come si coltiva, di E. Azimonti, 3* adir., 

dì pag. XYi-311, con 88 incisioni e 12 tavole . . . 3 ~ 



26 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 

L. C. 

Frutta minori. Fragole, poponi, ecc., di À. Pucci, 

di pag. viii-193 e 96 ine . . 2 50 

Vmttlcoltura, di D. Tamaro, 6» ed., di p. 252 e. Ili ine. 2 50 

Pullulili e parafulmini, di G. Canestrini, di pag. 
viii-166 (2* edizione in corso di stampa). 

Fnn^bl mang^ereccl e velenosi, di F. Cayara, 
di p. xvi-192, e 43 tavole, (in ristampa). 

Furetto. Allevamento e ammaestramento, di G. Lic- 

CIARDELLI, di p. xil-172 c 39 fig 2 50 

Funzioni analitiche, di G. Vivante, di p. yiii-432 3 — 

Funzioni eUlttlcbe, di E. Pascal, di p. 240 . I 50 

Funzioni polledrlcbe e modulari, di G. Vi- 

VANTI, di p. vill-437 . . 3 — 

Ssilvanlzzazlone, pulitura e verniciatura 
del metalli, di F. Werth, 3^ edizione rilatta, di 
pag. xxvii-700, con 309 incisioni 7 50 

Galvanoplastica in rame, argento, oro, ecc. 

di F. Werth, 2* ediz., di p. xiv-333, con 167 ine. . 4 — 

Galvanostegria, di I. Ghersi, 2» ediz., rifatta da P. 

CONTER, di p. xiI-383 . . 3 50 

Garofano (Dianthus). Coltura e propagazione, di G. 

Girardi e A. Nonin, di p. vi-179, con 98 ine. e 2 tav. 2 50 

Gastronomo moderno (II), di E. Borqarello, con 

200 Menus, di p. vi-411 3 50 

Gaz Illuminante (Industria del), di V. Calza vara, 
di p. xxxii-672 e 375 fig. (esaurito). 

Gelati, dolci freddi, bibite refrlgrcrantl, con- 
serve di frutta, di G. Ciocca, di pag. xix-220 
con 146 illustrazioni 3 — 

Gelsicoltura, di D. Tamaro, 2» ediz., di p. 274 e 80 ine. 2 50 

Geog^rafla, di G. Grove, trad. di G. Galletti. 2* ed., 

di p. xil-160 e 26 fig I 50 

Geografia classica, di H. Tozer, trad. di I. Gen- 
tile, 5» ediz., di p. iv-168 I 50 

Geogrrafla commerciale economica univer- 
sale, di P. Lanzoni, 5* ediz. (in ristampa). 

Geografia economica sociale d'Italia, di A. 

Mariani, dì p. xxviii-477 4 50 

Geoe^rafla fisica, di A. Geikie, trad. di A. Stoppani, 
S' ediz, di p. iv-132 e 20 Inc. (esaurito). 

Geologrla, di A. Geikie, trad. di A. Stoppani, 5» ediz., 

a cura G. Mercalli, di p. xii-180 e 49 ine. . . . I 50 

Geologo (II) In campagrna e nel laboratorio, 

di L. Sequenza, di p. xv-305 3 — 

Geometria analitica, I. Il metodo delle coordi- 
nate, di L. Berzolari, di p xvi-409 e 54 fig. . . — 

Geometria analitica, il. Curve e superficie del se- 
condo ordine, di L. Berzolari, di pag. 4jy, con 19 ine. 3 — 

Geometria descrittiva (Elementi di), di C. Ra- 

NELLETTI, di pag. xii-197, con 141 incisioni . . . 2 — 

Geometria descrittiva (Applicazioni di), di C. Ra- 

NELLETTI, dì pag. xii-201, con 133 figure . . . 2 — 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI , 2? 

■ L. C. 

Geometria descrittiva (Metodi della), di G. Loria, 

di p. xvi-325 e 102 fig. ... ^ .... 3 - 

— vedi : Poliedri, curve e Baperficitff di G. Loria, di 

p. xvi-231 3 ' 

Geometria elementare (Complementi), di G. Ala- 

SIA, di xv-244 e 117 fig I 50 

Geometria e trlgronometria delia sfera» di 

C. AlaSIA, di p. vin-208 e 34 fig I 50 

Geometria metrica e trijaronometria, di S. 

PlNGHERLE, 7» ediz., di p. IV-16Ó, con 47 fig. . . I 50 

Geometria pratica, di E. Erede, 4* ediz., di p. XYI- 

258 e 34 ine. ... I 50 

Geometria proiettiva del plano e dell» 

stella, di F. Asghieri, 2" ediz. (esaurito). 
Geometria projettiva dello spazio, di F. A- 

SGHIERI, 2* eaiz., di p. vi-264 e 16 fig I 50 

Geometria pura elementare, di S. Pingherlb, 

7» ediz., di p. viii-176, con 121 fig I 50 

Geometria elementare (Esercizi), di S. Pingherlr, 

2» ediz. di p. viii-136, con 50 fig I 50 

Geometria elementare. Problemi e metodi per 

risolverli, di I. Ghersi, 2» ediz. con 311 problemi e 

esercizi, di pag. vi-271 e 185 figure 2 50 

Gesù (Vita di), di L. Asioli, 2» ediz. riveduta, con una 

carta topografica della Terra Santa, di pag. xii-253 . 3 — 
Giacimenti minerali e acque sotterranee 

(Ricerca dei), di M. Grossi, dì pag. xvi-380 . . . 4 50 
Giardiniere (Il libro del), di A. PucGi, 2 volumi. 

I. n giardino e la coltura dei fiori, 2» ediz., di ps- 
gine xi-317 e 144 incisioni 3 50 

II. La coltivazione delle piante ornamentali da 
giardino, 2» ediz., di p. viii-325 e 186 ine. . , . 3 50 

Giardino infantile, di P. Conti, di p. iv-213 e 27 tav. 3 — 

Ginnastica (Storia della), di F. Valletti, di pag. 

viii-184 I 50 

Ginnastica femminile, di F. Valletti, di p. yi-12 

e 67 fig 2 - 

Ginnastica da camera, da scuola e pale»- 

stra, di J. Gelli, 2» ediz.. di p. viii-168, con 253 fig. 2 50 
Gioielleria, oreficeria, oro, argento e platino — vedi 
ai singoli titoli: Orefice - Leghe metalliclie- Metallur- 
gia dell'oro - Metalli preziosi - Saggiatore - Tavole 
alligazione. 
Oinochl — vedi : Biliardo • Lawn-Tennis - Scaccili. 

Giuochi grlnnastici per le scuole e per il 
popolo, di F. Gabrielli, 2» ediz., di pag. xxiii-217 
con 24 illustrazioni 2 50 

Giuoco del pallone e affluì (Foot-Bail, Lawn-Ten- 
nis, Pelota, Palla a maglio) di G. Franceschi, di p. 
Vlll-214, con 34 fig. (in ristampa) 

Giurato (Manuale del), di A. Setti, 2* ediz., di p. 260 2 50 

ainrlBprudenza — vedi: Amministrazioni comunali - 
Avarie - Camera di Consìglio - Codici - Conciliatore 
• Curatore fallimenti - Digesto - Diritto - Economia • 



28 ELENCÒ DEI MANUALI HOEPLI 

L. C. 

Finanze - Giurato - Giustizia - Leggi - Legislazione - 
Mandato commerdNile - Notaio • Psicopatologia le* 
gaie - Polizia giudiziaria - Prontuario tecnico legisla- 
tivo - Ragion. - Socialismo - Strade ferr. - Te iiamenti. 

&tamtlxisi aii(imlnl>^t:s*atlva (Principi fondamen- 
tali e procedura), di C. Vitta Cesaurito). 
Glicerina — vedi : Candele. 

«lottoio^la» di G. De Gregorio, di p. xxxii-318 3 — 

ttnomonflcci.* L' orologio solare a tempo vero, di G. Bot- 

TiMO Barzizz^, p. vin-199, 33 ine. (sost. il La Leta) . 2 50 

dOBume» Resine, Gommo-resine e Balsami, 

di L. Settimi, di p. xvi-373 e 17 fig. . . . . 4 50 

filmfolos;!», di C. Lombroso, (esaurito). 

SrAmnaatlca albanese, di V. Librandi, p. xyi-200 3 — 
Or&mmatlca albanese — vedi Albanese parlato. 

drammatica catalana con esercizi pratici e Di- 
zionario di G. Frisoni, di pag. xxiv-279 . . . 3 - 

«■iramiaaatlca ciooato-sei*I>a, G. ÀNDROVic,(esaur.) 

t9x>«aamatlca dianese-norvegriuna, di G. Fri- 
soni, di p. xx-488 „ 4 50 

drammatica ebraica, di I. Levi fu I. 2* edizione, 

di pag. iv-200 2 50 

drammatica eaerlslana antica, ^erogrllllca, 

di G. Farina di p. viii-185 4 50 

drammatica francese, G. Prat, 4* ed., p. xii-207 I 50 

drasumatica gialla (Oromoni ca), di E. Viterbo, 
ia 2 voi. 

I. aaUa-ltaUano, di p. viii-152 2 SO 

IL Italiano-galla, di p. LXiy-106 2 50 

drammatica ^reca, di V. Ina ma, 2» ed (in ristampa) 

drammatica del g:i*eco-niodei*no. di R. Lu- 

ÌSRA, 2» ediz., di p. vi-220 (in ristampa). 
asmatica Inglese, L. Pavia, 3» ed. (In ristampa) 
drammatica italo- A.i*ai>a con vocabolario com- 

§ arativo tra l'Arabo letterario e il Dialetto libico, di 
. SciALHUB, di pag. xvi-389 5 50 

dramnaatica italiana, di C. Concari- ^i '«t?» da G. 
B. Marchesi, 4» ediz.. riveduta e corredata di eser- 
cizi di applicazione del Prof. D Ferrari, dlp. viii-201 ■ 50 

drammaitca italiana (Esercizi di), per le scuole 

lacoadarie, di D. Ferrari, di pag. viii-22^ . . i 50 

dramanatica latina, L. Valmaogi, 2<i ed., p. yiii-256 i 50 

drammatica mad^iara, di A. Aly-Belfàdel, di 

p. XIX-332 3 - 

draiBuuatica olandese, di M. Morgana, p. viii-224 3 — 

drammatica persiana, A. De Martino, p. vi-207 3 — 

drammatica .it»ortog:liese-brasiliana , di G. 
Frisoni, 3* ediz., di p. xvi-356 3 50 

drammatica provenzale, di E. Portal, di pa- 
scne vin-232 I 50 

Grammatica della llns?iia romena, R. Lovera, 
3* ed. con l'aggiunta di modelli di lettere e di un vo- 
cabolario delle voci più usuali, di pag viir-211 . . 2 50 

Grammatica russa di Voinovich, di pag. xii-272 . 3 — 

— vedi anche: Lingua russa - Vocabolario russo. 

Grammatica serba di B. Guyon, (in corso di stampa). 

drammatica slovena, di B. Guyon (in ristampa) 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 2* 

L. C 

Grammatica somala. Elementi di Somalo e di Ri- 
Suahili parlato al Benadir, di E. Carcoforo di pa- 
gine viii-154 2 5(> 

Grammatica spagnuola, di L. Pavia, 4» ediz., 

di p. xii-194 I sa 

Grammatica storica della llnj^ua e del dia- 
letti italiani, di F. D'Ovidio e G. Meyer-Lubkc, 
trad. di E. Polcari di p. xii-301 3 — 

Grammatica svedese, di E. Paroli, di p. xv-293 3 - 

Graniniatlca tedesca, L. Pavia, 4^ ed. di p. xx-296 3 — 

Grammatica tut*eo-osmanli, di L. Bonelli, di 

p. Vlll-200 3 — 

Gravitazione. Spiegazione delle perturbazioni solari, 

di G. B, AiRY, trad. F. Porro, di p. xxii-176 e 50 flg. I 50 
Grecia antica — vedi: Antichità greche • Archeologia - 
Atene - Cultura greca - Mitologia greca - Monete 
greche - Storia antica. 
Greco moderno — vedi: Conversazione ital.-neoellenica 
- Crestomazia - Grammatica - Dizionario. 

Gruppi continui di trasformazioni, di E. Pa- 
scal, di p. xi-378 3 50 

Guida numismatica universale, di F. Gnec- 

CHI, 4* ediz,, di p. xv-612 8 — 

anmus. Fertilità e igiene dei terreni, di A. Casali, di 

p. xvi-210 2 - 

Idraulica, di E. Zeni, 2* ediz. rifatta del Manuale di 

T. Perdoni, di p. 'xxxi-480, 290 flg. e 3 tav. . . . 7 50 

— vedi : Fondaz. terrestri e idrauliche. - Sistemaz. torrenti. 

Idraulica fluviale, di A. Viappiani, p. xi-259, 92 fig. 3 50 

Idroblologrla applicata, di F. Supino, di pag. 290 

con 134 incisioni 3 50 

Idroterapia, di G. Girelli, di p. iv-238 e 30 ine. . 2 — 

Igiene della bocca e del denti, di L. Coulliaux, 
di p. x\i-330 e 23 fig, (in ristampa). 

Igiene del lavoro, di A, Trambusti e G. Sana- 

Relli, di p. viii-262 e 70 ine 2 50 

Igiene della mente e dello studio, di G. Anto 

NELLI, di p. xxill-410 3 50 

ifSlene ospedaliera, di C. M. Belli : 

Voi. I. - Costruzioni degli Ospedali-Ospizi e stabi- 
limenti affini, di pag. vii-503, con 253 incisioni . . 5 50> 

Voi. II. - Ordinamento dei servizi negli ospedali, 
di pag. 366, con 167 incisioni 4 — 

Irtene della pelle, di A. Bellini, di p. xvi-240 . 2 — 

Igpiene del piede e della mano. Pedicure e ma- 
nicure, di G. Antonella di p. xvi-459 e 33 fig. . .4 50 

Igiene della vita pubblica e privata, di G. 
Faralli (in ristampa). 

Igiene privata e medicina popolare, di C. 

BocK, 3» ediz. ital. di G. Galli, di pag. xvi-303 . . 2 50 

Wslene rurale, di A. Carraroli, di p. x-470 . . 3 — 

Igiene scolastica, di A. Repossi, 2» ediz., p. iv-246 2 — 

Ig^iene della scuola e dello scolaro, di M.Ra- 

QAZZi, di pag. xii-386 . . . . . 3 50 



10 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 

L. (. 

Igriene sessuale, di G. Franceschini, 2» edizione di 

p. XII-192 . . 3 — 

lettene del sonno, di G. Antonelli, di p. yi-224 . 2 — 

Igriene veterlnat* la, di U. Barpi, di p. viii-221 2 — 

Igplene della vista,, di A. LomonacK), di p. xil-272 . 2 50 

Ig^lenii-^ta (Manuale dell'), ad uso degli Ufficiali sanitari, 
studenti, ecc., dei dott. C. ToNZUJ e G. Q. Ruata, di 
p. xii-374 e 243 fìg 5 - 

IS>*oscopl, l^i*onieti*l, umidità atmosfei*lea, 

di P. Cantoni, di p. xii-142 e 24 llg I 50 

niumlnazloue elettrica. Impianti ed esercizi!, di 
E. PLA.ZZOLI, 6* ediz., p. xii-955, 468 fig. (in ristampa). 

I mbalsamazlone umana, di F. Di Colo, di p. x- 
174 e 15 fig 2 

— vedi: Naturalista preparatore. 

Imbianchino decoi*atoi*e, D. Frazzoni, p. X-193 2 50 

Isnenotterl, neui*ottei*l, pseudoneui*ottei*l, 
oi*tottei*l e i*lncotl, di E. Griffini, di p. xyi- 
687 e 243 fig 4 50 

Imitazione di Cristo, di G. Gersenio, volgarizza- 
zione di C. Guasti e note dì G. M. Zampini, 2* ediz. 

di pag. L-462 4 50 

Imitazioni — vedi Prodotti e procedimenti nuovi. 

Immunità e resistenza alle malattie, di A. 

Galli-Valerio, di p. viii-218 I 50 

impianti elettrici a correnti alternate, di 
A. Marro. 3» ediz., di pag. XLViii-862, con 379 inci- 
sioni e 81 tabelle 8 50 

Imposte dirette. Riscossione, eec, di E. Bruni, di 
. p. viii-158 I 50 

Incandescenza a graz. Fabbricazione reticelle, di 

L. Castellani, di p. x-140 e 33 ine 2 — 

Inchiostri da scrivere, R. Guaresghi, p. viii-162 2 50 

Industria frlgrorlfera, di P. Ulivi, 2^ ediz., di p. 

XVl-272 e 74 fig , . . . . 3 — 

Industria dei saponi — vedi : Sap ni. 

Industria tartarica, di G. CjaPETTI, di p. XY-276 

e 52 fig 3 - 

industria tessile. Analisi e fabbricazione dei tessuti 
tinti in filo e tinti in pezza, ai F. Fachini, di pagine 
xn-211, con 30 incisioni 2 50 

industria tintoria, di M. Prato, p. xxi-292, e 7 fig. 3 — 

Industrie (Piccole), di I. Ghersi, S'' ediz., di p. xii-388 3 50 
Infanzia — vedi: Rachitide - Malattie dell' - Giardino 
infantile - Nutrizione - Ortofrenia - Posologia • sor- 
domuto. 
Infermieri (Istruzioni per gli) — veù: ; assistenza. 
Infezione — vedi : Disinfezione - Medicatura antisettica. 

infortuni sul lavoro. (Mezzi tecnici per prevenirli; 

di E. Magrini, di pag. 28.5 con 257 incisioni. . . 3 — 

infortuni in montagma. Manuale per gli alpinisti, 

di O. Bernhard, trad. R. Curii, di p. xvii-60, e 55 tav. 3 50 

Ingreg^nere civile e Industriale (Manuale dell') 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI Jl 

L. C. 

di G. Colombo, 36» e 37» ediz, (101 e 106» migliaio), di 
pagine 494, con 236 fi g 7 50 

Inj$ee:nei*e costruttore meccanico, di C. Ma- 
la vasi, 3* ediz. di pag. xxxiv-862, con 1564 fig. . . IO 50 

liiS^eg:nei*e elettricista* di A. Marro, 2* ediz., di 

XXXV-862 e 254 fig 8 SO 

Ingreg'nere navale, di A. Cignoni, di pag. 324 e 36 fig. 5 50 

Insegnamento dell'Italiano, di G Trabalza, di 

p. xvi-254 I 50 

Insetti (lellecase e dell'uomo e malattìe che dif- 
fondono, con riguardo al modo di difendersene nelle 
città, nelle campagne, al fronte, di A, Berlese, p. xii- 
293, con 100 ine 4 50 

Insetti noci^^l all' agricoltura e alla selvi- 
coltura, di C. Craveri, di pag. x-481, con 229 fig. 4 — 

Insetti utili, di F. Franceschini, p. xii-160, 42 fig. 2 — 

Interesse e sconto, di E. Gagliardi, 3« ed., di p. 209 2 — 

Inveccliiamento artificiale dei vini, aceti e spi- 
riti di A. Durso-Pennisi, di pag. If5, con 35 ine. . 2 50 

Inventore (Guida dell'), di I. Ghersi. Consigli, istru- 
zioni, leggi, di pag. xii-511 4 — 

Invenzioni utili (Piccole), di S. Paoletti, di p. xvi- 

252 e 156 fig 2 SO 

Ipoteche (Man. per le), di A. Rabbeno (in ristampa). 

Islamismo, di I. Pizzi, di p. yiii-494 . 3 — 

Italia dialettale di G. Bertoni, di pag. 257 . . 3 50 

Ittiologia italiana, di A. Grifpini, di p. 487 e 244 fig. 4 50 

Jucclie (Le), di G. MOLON, di pag. viii-247, con 53 ta- 
vole in nero e 8 colorate 6 50 

Laminazione del ferro e dell'acciaio, di M. 

Balsamo, di p. viii-139, 50 fig. e 5 tav. . . . 2 — 

Laterizi, di G. Revere, di p. xii-298 e 134 fig. . . 3 SO 

Latino volgare (II), di C.H. Grandgent, traduzione 

di N. Maccarone, di pag. xxiv-298 3 — 

Latte e latterie sociali cooperative, di E. 

Reggiani, di p. xii-444, con 96 fig 4 — 

Lavorazione del metalli, di C. Arpesani, 2» ediz. 

rinnovata, di pag, xvi-603, e 547 iuc. . . . 5 50 

Lavorazione dei legnami, di C Arpesani, 2» ediz. 
(in corso di stampa). 

Lavori femminili, di T. e F. Oddohe, di p. yiii-54^, 

822 ine. e 48 tav 5 60 

Lavori femminili — vedi anche : Abiti per signora ■ 
Biancheria - Macchine da cucire • Monogrammi - 
Trine a fuselli. 

Lavori marittimi e impianti portuali, di F. 

Bastiani, di p. xxiii-424, con 209 fig 6 50 

Lavori In terra, di B. Leoni di p. xi-305 e 38 fig. 3 — 

Lavoro donne e fanciulli. legge, regolamento 

con note dt C. Noseda, di p. xv-1'4 . . . . I 50 

La%vn-Teunis — vedi: Tennis. 

Lectures fran^aises et tlx^mes italiens, di 

J. Prat, di pag, vi-158 ... . . I 50 

Legatore di libri, di G. G. Gianninl 2* ediz, am- 
pliata, di pag, 263, con 27 tavole di cui 2 a colori . 4 Su 

Legge comunale e provinciale, annotata da 
E. Mazzoggolo. 7» ediz. (in corso di stampa). 



32 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 

L. fi!. 

Liegr^e elettorale politica (La nuova), accarats- 

mente riveduta sul testo ufficiale 50 

L.eegre sugrli infoiatimi sul lavoro, di A. 

Salvatore, di p. 312 3 _ 

Legrere sui lavori pubblici e regrol., di L. Fran* 

CHI, di p. iv-IlO-XLVlii (esaurito). 
Legrsre IVotarlle (La nuova) e Regolamento Settembre 

1914, commentata da E. Bruni, di pag. xn-571 . . 4 50 
L<esgre sull'ordLlnameiito griudlziarlo , di L. 

Franchi, di p. iv-92-gxxvi I 59 

L.eg:g:ende popolari, di E. Musatti, 3» ediz., dt 

p. viii-181 I 50 

Leggi — vedi : Codici^ 
Lie^gri sulla sanità e sicurezza pubblica, di 

L. Franchi, di p. iv-108-xcii . . . . . I 50 

ILeKSt sulle tasse di reg^lstro e bollo, di i^. 

Franchi, di p. iv-124-cii (esaurito). 
Licsbe metallicbe ed amalgrame, di I. Ghbrsi, 

2* ediz., di p. Xli-433 e22fi 4 — 

Lesislazlone agrraria italiana Codice della) di 

E. Vita, di pag. xxvii-718 6 50 

Legrlslazlone isulle acque, di D Cayalleri, di 

p. XV-274 2 50 

I^grislazione rurale, di E. Bruni, 3» ediz., di p. 

XlI-450 3 - 

L«g^islazione sanitaria italiana, di E. Noseda. 

di p. viil-570 ■ -5 — 

Lej^nami indigreni ed esotici. Usi e provenienze, 

di O. Fogli, di p. viii-197, con 37 fig 2 50 

Lepidotteri Italiani, di A. Griffini, di p. xill-248, 

con 149 fig . . . 3 _ 

Letteratura albanese, di A. Straticò, di pag. 

XXiv-280 3 — 

Letteratura americana, di G. Strafforello, 

di p. 158 I 50 

Letteratura araba, di L Pizzi, di p. xii-388 . . 3 — 
Letteratura assira, di B. Teloni, di p. xv-268 3 — 
Letteratura bizantina (Storia della) (324-1453) di 

G. MoNTBLATici, di pag. VIII-Ì92 3 — 

Letteratura drammatica, di C. Levi, di pur. 

XlI-339 ! . . 3 - 

Letteratura ebraica, 2 volumi, di A. Revel, di 

p. 364 3 — 

Letteratura eg^iziana, di L. Brigiuti, (In lavoro). 
Letteratura francese, dalle origini ai nostri giorni, 

di G. Padovani, di pag. xx-525 3 — 

Letteratura e crestomazia griapponese, di 

P. Arcangeli, di pag. xvi-299 3 50 

Letteratura «arreca, di V. Inama, 18* ediz. ampliata 

ed in parte rifatta da D. Bassi e E. Martini, p. xvi-316 3 — 
Letteratura indiana, di A. De Gubernatis, di p. 

VIIM59 I 50 

Letteratura Ingrlese, di F. A. Laino e I. Corti, di 

pag. viii-208 I 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 33 

i. ^ 

Letteratura Italiana, di C. Fenini, 6« ediz. ri- 
fatta da V. Ferrari, di p. xii-268 (ia ristampa). 

K<«tceratura Italiana moderna e contem- 
poranea, di V. Ferrari. 3» edlz., di p. yiii-340 3 — 

ftifttteratura italiana. InEegnamento pratico, di A 

Db Guarinoni, di p. xix-338 3 — 

letteratura militare, di E. MaraNESI (esaurito). 

t^etteratura norveg^iana, di S. Consoli, di p. 288 I 50 

Butteratura persiana, di I. Pizzi, di p^ x-208 I 50 

K(®tteratura provenzale ntodlerna, di E. Por- 

TAL; di p. xvi-221 ....... I 50 

■Letteratura romana, di F. Ramorino, 8" ediz. d! 

p. viii-349 I 50 

&iff>tteratnra rumena, di R. Lovera, di p. X-199 . I 50 

Letteratura spag;nuola, di B. Sanyisenti, à! 

p. XVI-202 . . I 50 

Letteratura tedesca, di O. Lange, 3« ediz. ital. d! 
B. Minutti (in ristampa). 

loetteratnra une:lierese, di Zigany-Arpad, di p. 

Xll-205 I 90 

S^etteratura universale, di P. Parisi, di pag. 899 3 — 

Letterature slave, di D. Ciamboli, 2 voi. 

I. Bulgari Serbo-Croati, Jugo-Russi. di p. iv-144 . I 50 

II. Bussi, Polacclil, Boemi, di p. iy-142 . . I 50 
Lettura delle carte topo^raflcbe, di A. Fer- 
rari, di pag. xii-365, con 98 incisioni e 10 tavole . 5 50 

UmnoloR^la. Studio dei laglil, di G. P. Magrini, dì 

p xv-212 e 53 fig 3 — 

Kiztflma cinese parlata, di F. Maonasco. di p. 130 2 — 
LlD«rua griapponese parlata, di F. Maonasco» 

di p. xvi-110 ... 2 50 

Lflasp-ua erotica, di S. Friedmanh, di p. xyi-633 . 3 — 
Lingua italiana — vedi : Arte del dire - Corrispon- 
denza - Dialetti - Enciclopedia Hoepli - Figure gram- 
maticali - Grammatica - Insegnamento d. italiano - 
Italia dialettale - Morfologia - Ortoepia - Retorica - 
Ritmica - "Verbi italiani - Vocabolario ital. 
ingua latina — vedi : Abbreviature latine - Ape la- 
tina - Epigrafia - Esercizi - Filologia classica - Fono- 
logia - Grammatica - Latino volgare - Letteratura ro- 
mana - Metrica - Sinonimi lat. - Verbi. 
Line;ua russa. Grammatica ed esercizi, di P. G. Spk- 

3ANDEO, 4» ediz. di p. ix-274 4 — 

— vedi : Grammatica russa - Vocabolario russo e italiano. 
Linera» dell* Africa, di G. Cust, trad. di A. De teu 

htmatls, di p. iv-110 I 50 

Lingue germaniclie — vedi: Grammatica danese-nor- 

vesiana, inglese, olandese, tedesca, svedese. 
Lingua neo-ellenlclie — vedi: Conversazione Gretto 

mttzi& - Dizionario greco mod. 
Lingue slave — vedi Grammatica croato-serba, Gramma- 
tica slovena, Grammatica albanese, L'albanese parlato- 
Lingue neo-latine, di E. Gorra. (2* ediz. in lavoro). 
ft^nerue straniere, di C. Bìarcel, trad. di G. Da- 
miani, di p. xvi-136 I 50 

2 



14 ELENCO DEI MANUALI HCKPLI 

Uugnlstloa — vedi Grammatica storica della lin|;àa 
Figure (Le) grammaticali - Verbi italiani. 

Uquoplsta, di A. Castoldi, 2000 ricette pratiche, 2* 

ediz. rifatta del Man., A. Rossi, pag. xvi-731 e 19 ine. 7 50 

Litografia, di CL Doyen, di p. viii-261, con 8 tav. . 4 — 

Uvellaziooe pratica, di A. Veglio, p. xii-129, 47'fis. 2 = 

Locomobili e trebbiatrici* Man. pel conduttore, 

di L. Gei. 3» ediz. di p. xvi-376, 227 fig. e xxxvii tab. 3 — 

Loicaritml a S decimali, di O. Muller, 13* ediz. 

a cura di M. Raina. di p. xxxvMDl ... I 50 

liOurlca, di W. . Jevons, trad C. Cantoni, 5» ediz., di 

p. viii-156, con 15 flg. I 50 

Losrica matematica, di C. Burali-Forti, p. vi-15.ì I 50 

Lo^lsmo^rafla, di C. Chiesa, 4« ediz. con note dei 

prof. A. Masetti, di p. xv-196 . . . , . I 50 

Lotta grreco-romana con cenni storici sulla Storia 
della lotta, di A. Cougnet, di pag. vni-490 con 168 fo- 
tografile di celebri lottatori e 126 fieure nel lesto. . 5 50 

Lott<<. libere moderne. Svizzera, Islandese, Giappc- 
Dtfse, Americana, Turca, di A. CouGNET, di pagine 
XXlV-223, con 190 incisioni 2 50 

Luce e colori, di G. Bellotti. (2* ediz. in lavoro). 

Lnce e suono, di E. Jones, trad. di U. Pomari, dì 

p. viii-336 e 121 ine. ...... 3 — 

Luce e salute. Fototerapia e radioterapia, di A. Bel- 
lini, di p. xil-362 e 65 fig 3 50 

MACCblne e caldaie (Aitante di). S. Dinaro, di pa- 
gine xv-80, con 112 tav. e 170 fig. (in ristampa). 

Maccblne (Il montatore di) di jS. Dinaro, 2* ediz. di 

p. XVl-502 e 62 incis 4 — 

Macchine per cucire e ricamare, di A. Galas- 

SINI, di p. vii-230 e 100 fig 2 50 

Macchine utensili moderne (I problemi pratici 

delle), di S. Dinaro, di pag. xvi-167 . . . 2 50 

Macchine a vapore e Turbine a -vapore, di 
H. Haeder e E. Webber. 2* ediz. ital., di p. xx-627, 
con 1822 incis. . 8 50 

Macchinista e fochista, di G. Gautero e L. Lo- 
ria, 14» ed. rifatta da C. Malavasi, p. xvi-318 e 188 fig. 3 50 

Macchinista na^^ale e Costruttore Meccst- 

nico di E. GiORLi, 2» ed. rifatta, di pag. 591 e 350 fig. 8 50 

Marcelli moderni. Con^^rvazicae uelie carni, di t. 

A. Pesce, di p. xv-510 e 73 fig. . . , 6 50 

Madrepe-^la* Suo uso nella industria e nelle arti, di 

E. Orilia, di p. viii-258, 40 fig. e 4 tav 4 50 

M»Knettsmo ed elettricità, di F. Grassi, 4» ed., 

di p. XXII 878, con 398 fig. e 6 tav 7 50 

iB»Arnetlsmo e Ipnotismo, di G. Belfiore, 4 ed., 

di pagine viii.465 3 50 

M»lale. Razze, riproduzione allevamento, di E. Maf- 

CHI. 3» ediz. a cura C. Pucci, di pag. xvi-602 e 103 ine 6 — 

Maioliche e porcellane, di L. De Mauri. 2» ediz.. 

di pag. xiv-843, con 430 incis., 43 tav. e 3500 marche 12 50 



ELENCO DEI MANUALI HOKPLI 35 

L. C. 

M«ls o j^panotuirco* Coltivazione, di E. Azimonti. 

2» ediz., di p. xii-196 e 61 ine 2 50 

M*lai*Ia, e rlisaie in Italia* di G. Ergolani, di 

p. viii-203 . . 2 — 

Aiattie degrii animali utili all'a^iHIcoltara, 
di P. A. Pesce, di pag. xii-611 4 50 

Malattie crittogramlcbe delle piante erba- 
cee, di R. WOLF, trad. di P Baccarini, di p. X-26S 
e 50 ine 2 — 

Malattie dell' infanzia, di G. Cattaneo, di pa- 
scine xii-506 4 — 

Malattie infettive deg:U animali, di U. Fer- 
retti, di p. xx-582 4 50 

Malattie dei lavoratori e igiene industria- 
le, di G. Allevi, dì p. xii-421 . . 3 50 

Malattie mentali, di L. Mongeri, di p. xvi-263'cob 

3S tav 3 50 

Malattie dell' oreccliio, del naso e della 

ff:ola, di T Mancioli, di p xxili-540, con 98 ine. , 5 50 

Malattie dei paesi caldi, di G. Muzio, di p. xil- 

562, con 154 fig. e 11 tav 7 50 

Malattie della pelle, di G. Francesghini, di ps- 

giue xvi-217 2 50 

Malattie dei poUi ed altri volatUi, di P. ▲. 

Pesce, di p. xvi-297 e 50 incis 2 50 

Malattie del sani^ue. Ematologia di E. Rebu- 

SCHINI, di p. yiii-432 3 50 

Malattie sessuali, di G. Franceschini, 3« ediz., di 

pag. xv-280 3 50 

Malattie e alterazioni del vino, di S Cbtto- 

LINI, 2» ediz., di p. vili-380 e 15 tìg 3 — 

Malattie dei vini. Chiarificazione, di R. Ayerna- 

Sacca, di p. xii-400 e 23 fig 3 50 

Mandato commerciale, di E. ViOARl, di p. vi-16C I 50 

"SWandolinista (Man. del) di A. Pisani (2* ediz. in 
corso d stampa). 

Maniscalco pratico, di C Volpini. Anatomia, fer> 

ratura, di p. xvi-398 e 193 fig 4 50 

Manzoni A., Cenni biografici di L. Beltrami, di p. lOS, 

con 9 autografi e 68 ine. I 50 

Mare (II) di V. Bellio, di p. iy-140 e 6 tav. . . . I 50 

Maria (Vita di), di L. Asioli, pag. viii-202 . . 3 — 

■arina — vedi: Attrezzatura navale - Bandiere • Capi- 
tano marittimo - Canottaggio - Ingegnere navale - Filo- 
nauta - Flotte moderna • Marine da guerra - Marino - 
Nautica stimata - Astro oomia nautica - Codice di ma- 
rina - Avarie e sinistri marittimi. 

Marine da ;;ruerra del mondo ai 189*7, di L. 

D' Adda, di p. xvi-320 e 77 ili 4 50 

Marino (Manuale del) Militare e mercantUe, di G. Db 
Amezzaga., 2' ediz. con appendice di E. B. di Santa- 
flora, di p. viii-438, con 18 silografie . . . 5 — 

Marmista, di A. Ricci 2» ediz.. di p. xii-154 e 48 ine. 2 — 

Massagrsio, di R. Mainoni, p. xii-179 (2» ed. in lavoro). 



16 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 

' ~ ^ i.. «. 

MAtematica attnarlale, di U. Broggi, di pm- 

gine xv-347 3 50 

— vedi : Scienza attuariale. 

afiatematlca (Complementi di) ad uso dei cliimici, dì 

G. ViVANTi, di p. x-381 , : ■ ^ ~" 

aflatematlca dilettevole e curiosa. Problemi, 

Giuochi, ecc., di I. Ghersi, di pag. 740 con 693 figure 9 50 
Hatomatiche - vedi: Alcebra - Aritmetica - Astrono- 
mia - Calcolo Celerimensura - Compensazione er- 
rori - Computisteria - Contabilità - Cubatura - Le 
gnami - Curve - Economia matematica - Equazioni in- 
tegrali - Formolario - Gruppi di trasformazione - In- 
teresse - Logaritmi - Logica matematica - Ragioneria 

- Storia della matematica - Trigonometria - Traccia- 
mento curve - Triangolazioni. 

Matemartcdie «uDeclox*! iHepertorio di), di h, 
Pascal. 2 voi. 
L Analisi, di p. xvi-642 . . . . . 6 - 

II. Geometria e indice per i due voi., di p 950 . 9 aO 
Materia medica moderna, di G. Malacrida, di 

p. xi-761 (esaurito). 
itatene ^ras^^e (Industria), I grassi e le cere, di S. 

Fachini, di p. xiii-651 ,. . • ^ ^ 

Mattoni e pietre di sabbia e calce (Arenoliti), 
di E. Stoffler e M. Glasenapp, con aggiunte di G. 
Revere, di p. viii-232, 85 flg. e 3 tav. ... 3 — 

Meccanica, di R. S. Ball, trad. I. Benstti, 6» ed., ri- 
veduta e ampi, da C. Mavavasi, dì ?. xvi-198 e 87 fig. 2 50 
Meccanica aerarla, di V. Niccoli, 2 voi. 

I. Lavorazione del terreno, 2» ed. di p. 470 e 176 ine. 4 50 
II Dal seminare al compiere la prima manipola 
sione del prodotti, di p. xii-426 e 175 fig. 4 — 

Meccanica applicata (Man. elem. dì) di F. Massero, 

per le offic. e scuole operaie. Pag. xx-434 con 371 ine. 6 50 
SMIeceanlca Industriale nelle scuole e per 

Pofflclna, di S. Dinaro, (in ristampa) 
^Meccanica del macchlnleita di bordo, di E 

GlORLi, di p. xili-297 e 92 fig - 2 50 

Meccanica raelonale, di R. Margolongo, 2 voi. 
Cinematica - Statica, 2» ediz. dì pag. xv-32^ con 32 ine. 4 50 
lì. Dinamica-Idromeccanica, di p. vi-324 e 24 Ine 3 — 
meccanica (Tecnoiog.a; - v.: Aeronautica - Aggiustatore 

- Appr. meccao. - Automobilista - Aviazione- Caldsde 

- Chauflfeur - Costruzioni metalliche - Dinamica - Dise- 
gnatore meccanico - Disegno industriale - Fresatore - 
ingegnere civile - Ingegnere costruttore meccanico - 
Lavorazione dei metalli - Locomobili - Macchine 
(Atlante di), (Montatore dì) - Macchine utensìli - Mac- 
chinista e fuochista - Macchinista navale - Meccanico 

- Meccanismi - Modellatore meccanico - Momenti di 
Inerzia - Orologeria - Termodin. - Tornitore Tieccan. 

Meccanico (II), di E. Giorli. 7» ediz., di p. xvi-537 e 

341 fig 4 50 

Meccanico moderno (guida pratica del) di A. Mas- 
SENz. Manuale teorico-pratico ad uso dei capi-officina 
ed alunni delle scuole ind. e d'arti e «lestìeri, mecca- 
nici, tornitori, fabbri, di pag. XXiv-3j1 con 331 ine. . 4 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLl 37 

L. G. 

Medicamenti — vedi: Diabete melito - Droghe • Elio- 
terapia - Farmacista - Farmacoter. - Materia med. 

- Medicatura - Med. d' urgenza - Med. prat. - Posologia 
Prodotti chimici organ. - Rimedi - Sieroterapia Sifilide 

- Soccorsi urgenza - Specialità medicinali- Veleni. 
afeccanls^nil (òOO). Dinam., Idraui., Pneumat., ecc., di 

T. Brown. t* ediz. ital. a cura di C. Malavasi, 
(in corso di stampa). 

Meclica,tiii*a. antlsettlccM di A. Zambler, con pre- 
fazione di E. Tricomi, di p. xvi-124 e 6 ine. . . I 58 

Medicina d'urgenza, di E. Trombetta (esaurito). 

Medicina ledale militare, di E. Trombetta, di 
p. xvi-330 (esaurito) 

Medicina sociale, di G. Allevi, di p. 4C0 . . 3 50 

Medicina dello spirito, di C. Giachetti, pag. 235. 2 50 

Medico (II) a liordo e nel paesi tropicali, di 

R. Ribolla, di pag. xix-326 3 50 

Medico pratico, di C. Muzio, 4» ediz., dì p. xv-962 . 8 50 

Menil>ra artificiali (Vitalizzazione delle) di G. Van- 
ghetti, di pag. 241, con 137 figure 3 50 

Merceologia tecnica, di P. Alessandri, due voi. 

Voi. I. Materie prime, p. xi-530, 142 tav. e 93 ine. 6 — 
Voi. II. Prodotti chimici, dì p. 526, 83 tav. e 16 ine. 6 — 

Merceologia e Istituzioni commerciali, di 
E. Bianchi (in sostituzione del Manuale di Luxardo) 
dì pag. xvi-488 4 50 

Mesotorio (II) nella cura dì alcune dermatosi e neo- 
formazioni maligne della pelle, di A. Masotti, dì pag. 
140, con 49 ine. nel testo 2 — 

Metalli preziosi* Argrento, oro, platino, di A. 

Linone, di p. xi-315 . . 3 — 

Metallocromia. Colorazione e decorazione dei me- 
talli, di I. Ghersi, 2" ediz., di pag. xvi-317 . . . 3 50 

Metallografia applicata al prodotti side- 

rurerlcl, di U. Savoia, di p. xvi-205 e 94 fig. . .3 50 
Metallurgia — vedi: Acciai - Coltivazione delle miniere 

- Fonditore - Lavorazione metalli - Leghe metalliche 

- Meccanica industriale - Metallografia - Ricettario 
deirelettricista - Ricett. di metallurgia - Saldature - Si- 
derurgia - Tecnologie pei giovani - Tempera e cemen- 
tazione - Zinco. 

Metallurgrla dell'oro, di E. Cortese, di p. xv-262 

e 35 ine 3 — 

Meteorologia agricola, di G. Costanzo e C. Ne- 
gro, di p. viil-208 e 27 ine 2 ZO 

Meteorologia generale, di L. De Marchi, 2* ediz., 

di p. xvi-225 con 13 fig I 50 

Metrica del greci e del romani, di L. Mùller, 

2» ediz. ital. di G. Clerico, di p. xvi-186 . . . I 50 

Metrologia universale e codice metrico In- 

to>r>n azionale, di A Tacchini, di p. xx-482 . 6 53 

Mezzeria pratica, di A. Rabbeno (Esaurito). 

Microbiologia. Malattie infettive, di L. PizziNi, di 

p. VIII-Ì42 2 — 

BlicroBCOpia — vedi: Anatomia microscopica -Animali 
parassiti - Ratteriologìa - Chimica clinica - Micro- 
scopio - Protistologia - Tecnica protistologica. 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 



Microscopio (II), di C. Acqua, 2» ediz., di p. xii-230 . 2 — 
Militarla — vedi: Armi antiche - Arte militare • Co- 
dice cavalleresco - Duellante • Scherma - Tattica - 
Telemetria - Tiro a segno - Ufficiale esercito. 

Mineralogia de^^crlttiva, di L. Bombicci, 3^ ediz 
a cura di P. Vinassa De Regny, di p. iv-330, coe 
138 fig 3 - 

Minerctlogri» grenerctle, di L. Bombicci. 3» ediz. 
a cura di P. Vinassa De Regny, di p. xvi-210, con 193 
fig. e 2 tav. (in ristampa) 

Minerali (I), per E. Artini, di pag. xyi-422, con 40 tav. 

e 132 incisioni . . . 9 53 

Miniere (Coltivazione delle), di S. Bertolio. 3» ediz., 

di pag. viii-371, con 112 incisioni 3 50 

Minimi ciuadrati. Formole, Esercizi e Applicazione 
alla Topografia, di P. Fantasia, di pag. xvi-339, con 
107 esercizi 4 — 

Misuratori elettrici (Frodi nei), di M. Lanfranco, 

di p. xi-277, con 27 ine. e 39 tavole ... 4 50 

Mltolosria classica illustrata, di F. Ramorino, 5* 

ediz. di p. X 356 e 91 fig ♦ 3 — 

Mitologia (Dizionario di), di F. Ramorino (in lavoro). 

Mitolo|g;la grreca, in due voi. 

I. Divinità. II. Eroi, di A. Foresti (2» ediz. in lav.) 

Mitologia tedesca, di R. Minutti, di p. xx-348 . 3 — 

Mitologie orientali, di D. Bassi. 

I. Mitologia Babilonese, Assira, di p. xvi-219 I 53 

Modellatore sneccanico, falegname, ebani- 
sta, di V. Goffi. 2» ediz. di p. xvii-435 . 5 50 

Mollni. Industria. Costruzioni ecc. di C. Sibeb Mii lot, 
3* ediz. rifatta da C. Mala vasi, di pag 425, con 226 figure 
e dieci tavole 6 — 

Momenti d* inerzia e loro applicazioni, di E. 

GiORLi, di pag, \iii-166 con 148 ligure . . . 2 50 

Moneta e falsa monetazione) di U. Mannuggi, 

di p.xi-271 ... 3 — 

Monete, pesi e misure Inglesi, di I. Ghersi, di 
p. Xii-196, 46 tabelle di conti ia»ti (in ristampa) 

Monete g^recl» v*, di S. AMBROSOLi.2a ediz. rifatta da 

S. Ricci, di i> .g. xxv-603 con 670 ine , 2 tav. e 4 carte 9 50 

Monete papali moderne di S. Ambrosoli, di pa- 

<?ine xii-131 e 200 ine 2 50 

Moi.5>.te romane, di F. Gnecchi. 3» ediz. di p. xvi- 
418 con 203 fig. e 25 tav. (in ristampa). 

Mone ? romane. I tipi monetari di Roma Imperiale, 

di F. Gnecchi, di p. viii-119 e 28 tav. . 5 — 

Monodrammi, di A. Severi, 73 tavole a serie di due 
e di tre cifre (esaurito ). 

Monodrammi moderni, di A. Soresina, in 35 tav. 3 — 

Morfoloj^la j^reca, di V. Bettei, di p. xx-376 3 — 

Morfologia italiana, di E. Gorra, di p. vi -142 . I 50 

Morte vera e morte apparente, di F. Del- 
l'acqua, di p. viil-lSR . 2 — 

Mosche - Vedi Insetti della casa. 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 89 

L. C. 

Mosti del vini e degrll spilliti. DensltÀ ecc., 

di E. De Cillis, di p. xvi-230 2 — 

Mosto (Dal) al vino. Fermentazione alcoolica, di S. 

Cettolini di p. xii-490, con 62 ine 4 50 

Motociclista (Man. del) Side-cars e Motorettes, di F. 
BORRINO, 3* ediz., rifatta, di p. xii-364 (in ristampa). 
Motori Diesel — vedi Motori a olio pesante. 

Motori a grctz, di V. Calzavara (2^ ediz. riveduta, di 

pag. xxxvi-423 con 160 incisioni 4 5D 

Motori a olio pesante, a pressione ed a forza viva, 

di E. Garuffa, di pag. viii-493, con 363 incisioni . 6 50 

Motori a scoppio, di E. Garuffa, 3» ediz., di pa- 
gine 659 con 617 fig (in ristampa). 

Motrici ad esplosione, a jstaz povero, ad olii 
pesanti, a petrolio, per aviazione, Diesel, 
di F. Laurenti, 3» ed. ampliata di p. 598, con 355 ine. 6 50 

Manicipallzzazione del servizi pubblici, di 

C. Mezzanotte, di p. xx-324 3 — 

Muratore (II), di I. Andreani, 2* ed. di p. 280 e 235 fig. 3 — 

Musica* Espressione e Interpretazione, di 

G. Magrini, di p. viii-119 e 228 fig 2 — 

Musica (Manuale teorico pratico della), per le famiglie 

e le scuole di G. Magrini,. 2* ediz. di psg. 615 . . 5 50 
Musica — vedi anche ai singoli titoli: Acustica musi- 
cale - Armonia - Arte e tecnica del canto - Ballo - 
Canto - Chitarra - Contrappunto - Mandolinista - 
Musica - Pianista - Psicologia musicale - Ritmica • 
Semiografia musicale - Storia della musica - Stru- 
mentazione - Strumenti ad arco - Violoncello - Violino. 

Napoleone I., di L. Cappelletti, 3» ed. di p. 306 . 3 — 

Naturalista preparatore (Imbalsamatore), di R. 

Gestro, 5» ediz., di p. xvi 214 e 52 fig 2 50 

Naturalista vla^j^latore, di A. Issel e R. Ge- 
stro, di p. viii-144 e 38 ine. (esaurito). 
Nautica — vedi: Astronomia nautica - Attrezzatura na- 
vale - Avarie e sinistri marittimi - Bandiere - Ca- 
notaggio - Codice di marina - Costruttore navale - Do- 
veri macchinista navale - Filonauta - Flotte moderne - 
Ingegnere navale - Lavori maritt. - Macch. navale • 
Nautica stimata - Nave 

Nautica stln^uia o navigazione **iana, di F. 

Tami, di p. xxxii-179 e 47 fic. . . . . 2 50 

Nave i-.ai moderna da battaglia, di G. Al- 

Mai-hà, di pag. viii-237, con 60 figure e tavole . . 3 — 

Nave (La) In tt 'ro* di E. Gioru, di pag. viii-?l3, con 

t97 illustrazioni 3 50 

Na ve (La) subacciuea. Sottomarini e somn;i-'rgibili 

li E. Campagna, di pag. 358. con 108 ine;, e 8 tavole 5 50 

Navigazione aerea (Aviazione^, di A. De Maria, di 
p. xvi-338 e 103 fig. (in ristampa). 

Nevrastenla, di L. Cappelletti di p. xx-490 (esaur.) 

Notalo (Man. del), di A. Garetti, 9» ediz. interamente 
rifatta, ampliata e messa al corrente con le nuavis- 
sime disposizioni di legge per cura deJl'avv. G. V. Bian- 
COTTi, di pag. xx-904 9 50 



40 ELENCO DEI MANUALI HOEPLl 

L. G 

Numlsinaticcu Atlante numismatico Italia- 
no, di S. Ambrosoli, di p. xvi-428 e 1746 ine. . . 8 50 

Numismatica (Manuale di), di S. Ambrosoli, 5^ ediz., 

rifatta di F. Gnecghi, di pag. 248, con 40 tav. eliotipiche 5 50 
Mnmismatica — vedi anclie ai singoli titoli: Atene - 
Guida numismatica - Monete greche, papali, romane 
• Yocabol. numismatico. 

Nuoto (II). L' arte di nuotar bene, di A. Beretta, di 

pag. xil-278, con 109 incisioni 2 50 

Nutrizione del bambino, di L. Colombo, di p. xx> 

228 e 12 ine 2 50 

Oculistica (Manuale di), per Medici e Studenti, di D. 

Bruno, di pag. xii-288, con 29 incisioni. . . . 3 50 

Occultli^mo, di N. Lieo, di p xvi-328 . . . . 3 — 
Occultismo — vedi anche ai singoli titoli : Chiromanzia 
- Dizionario di scienze occulte - Magnetismo - Spiri- 
tismo - Telepatia. 

Oceanog:i*afla, di G. Magrini (in lavoro). 

Ortalmojati*la veterinaria, di P. Negri e V. 

Ricciarelli, di p. xvi-279, con 87 ili. e 15 tavole . 3 50 

Olii veg^etall. Piante erbacee a seme oleoso, di G. Del 

Nero, di p. xv-313 e 41 ine 3 50 

OIU e grassi vegretall, animali e minerali, di 

G. Fabris, di pag. 546, con 23 ine 5 50 

Olivicoltura e Industria dell'olio d'oliva, di 

F. R. Simari, di pag. xix-465, con 146 incisioni . . 4 50 

Omero, di W. Gladstone, trad. di R. Palumbo e G. 
Fiorilli (esaurito). 

Operalo Manuale dell'), di G. Belluomini, 8» ediz., ri- 
veduta da I. Ghersi di p. 314 con 33 ine. . . . 2 50 

Operalo elettrotecnico, di G. Marchi, 5» ediz., 
di p. xx-670 con 417 flg. (in ristampa). 

Operalo (L') meccanico al macchinarlo mo- 
derno d' officina, di G. Ghiovato, curata da C. 
Arpesani, di pag. viii-333 con 131 incisioni . . . 3 50 

Orcbldee, di A. Pucci, di p. vi-303, e 95 ine. . . . 3 — 

Ordinamenti degrll Stati liberi d' Europa, di 

F. Racioppi, 2» ediz., di p. xii-316 3 — 

Ordinamento degpll Stati liberi fuori d' Eu- 
ropa, di F. Racioppi, di p. viii-376 . . . . 3 — 

Orefice (Man. per 1'), di E. Boselli, 2» ed., (in ristampa). 

Oreficeria floreale (Modelli), di A. Mylius, 50 ta- 
vole e testo 3 — 

Organista (Man. dell'), di C. Locher e pref. di E. 

Bossi, di p. XIV.187 2 59 

Orgranoterapla, di E. Rebuschini, di p. viii-432 . 3 50 

Ornamenti sulle stoffe (L'arte di disporre gli), di 

E. Casartelli, di p. xi-37, 38 tav. e 170 disegni . 3 50 

Ornatista (Man. dell'), di A. Melani, 2* ediz., xxviii 

tav. e testo 4 50 

Ornltologfla Italiana, di E. Arrigoni degli Oddi, 

di p. 907, 36 tav. e 401 fig 15 - 

Orolo|s;eria moderna, di E. Garuffa, 2» ediz., di 

p. viii-384 e 366 fig 5 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 4t 

L. C. 

Oi*tlcoltui*a, di D. Tamaro, 5* ediz. rifatta, di pag. 

630, con 237 ine. . 5 50 

Ortoepia e oi*to^i*afia Italiana mod[ei*na, di 

G. Malagoli, 2» ediz. riveduta, di pag. XX-294 . . 3 — 
Oi*tofi*eiila. educazione dei fanciulli» di P. 

Parise, di p. xii-231 2 — 

Ortopedia — vedi: Membra artificiali. 
Ospedali — vedi : Igiene ospedaliera. 

Ostetricia. Ginecologia minore, di L. M. Bossi 
2» ediz. curata da V. De Blasi, di pag. xv-497 con 
127 figure 4 50 

Ostricoltura e mitilicoltura, di D. Carazzi, di 

p. viii-302 2 50 

Ottica, di E. Gelcich, di p. xvi-576 e 261 fig. . . 6 — 

Ottica (L') di Euclide di G. Ovio. (In corso di stampa). 

Paga giornaliera (Prontuario della), da L. 0,50 a 

L. 10, di G. Carregaro-Negrin. 2» ediz., di p. x-463. 5 50 

Paleoetnologla, di G. Pinza (in sostituzione del Ma- 
nuale di Regazzoni, in corso di stampa). 

Paleografia greca e latina, di E. A. Thompson, 
trad. di G. Fumagalli, 3"^ ediz., di p. xii-208, con 38 
ine. e 8 tavole 3 — 

Paleontologia, di P. Vinassa De Reony, di p. xvii- 

512, con 356 fig. . . 5 £0 

Pane e panificazione, di G. Ercolani, di p. vill- 
261, con 61 ine. e 4 tav. (in ristampa) 

Parruccliiere (Manuale del), di a. Liberati, di p. 

Xii-219 e 88 ine 2 50 

Pasticciere e confettiere moderno, di G. 
Ciocca, 2» ediz., di pag. lxxii-470, con 136 illustra- 
zioni e 36 tavole in cromo 8 50 

Pastificio (Industria del), di R. Rovetta, di p. xvi- 

240, 107 ine. e 4 tav 3 — 

Patate. Coltura e usi, di N. Adugci pag. 245 e 20 fig. . 2 50 

Patologia degli infortuni sul lavoro in rap- 
porto alla assicurazione, di T. Casarotti, pag. xv-642 6 — 



Pedagogia (Storia della), di A. Morgana, con prefa- 

di A. Straticò, di pag. 
Pedagogia (Elementi di), di G. Vidari. 



zione di A. Straticò, di pag. xix-553 ... 4 



Voi. I. I dat della pedagogia, di pag. 412 . . 3 50 

Voi. IL La dottrina generale dell'educazione (in corso 

di stampa). 
Voi. III. La Didattica (in eorso di stampa). 

Pellagra. Storia, patogenesi, ecc., di G. Antonini, di 

p. viii-166 e tav 2 — 

Perito meccanico (II) nello studio di maech. idro- 
vere, idrauliche, pneumofore, impianti industriali, 
ecc., di S. Dinaro, di pag. viii-252 2 50 

Pescatore (Man. del), di L. Manetti (in ristampa). 

Peso dei metalli, a U, a Y, a Z, a T e a doppio T, di 
G. Bkllcomini, 2» ediz., di pag. xxiv-248 (in ristampa). 

Pianista (11). Pensieri, giudizi e consigli sullo studio 

del pianoforte di V. Ricci, di pag. 263 , . . . 2 50 

Piante aromaticlie e medicinali (Coltivaz. delle) 

di C. Craveri, di pag. xxix-307, con 71 incisioni . 8 59 

Piante e fiori sulle finestre, nei cortili, ecc. 

di A. Pucci, 3» ediz. di p. viil-214 e 107 fig. . . . 2 50 



42 ELENCO DEI MANUALI HOEPL 

L< C. 

(Piante erbacee a seme oleoso, di G. Del Nero» 

di p. xv-313 e 51 fig 3 50 

Piante industriali, A. Aldi, 3* ed., p. xi-274, 64 ine. 2 50 

Piante tessili, di M. A. Savorgnan D'Osoppo, di p. 

Xii-476 e 72 ine 5 — 

Pietre preziose, di U. Mannugci, di p. xvi-308, 23 

ine. e 14 tav 6 59 

Pila elettrica (La), di A. Astolfoni, di p. xv-297, 

con 105 incis 3 — 

Pino da pinoli, di L. Biondi e E. Righini, p. xii-142 2 50 

Pirotecnia moderna, di F. Di Majo, 3 ediz. riv. 

e ampliata da G. Fiorini, di paj?. 198, con 130 ine. . 2 50 

Plsclciiltnm Ieratica del Prof. F. Supino di p. viii-327, 

con 79 incisioni e 14 tavole 5 SO 

— vedi: Idrobiologia applicata. 

Pittura. Fiori all'acquarello, ad olio ed a guazzo svdla 

stoffe, di G. Ronchetti, di p. viii-167, e 11 tav. . . 3 — 

Pittura pei dilettanti, ad olio, acquarello e mi- 
niatura, G. Ronchetti, 5» ed., p. xvi-405, 30 ine. 32 tav. 4 50 

Pittura italiana antica e moderna, di A. Me- 

LANI, 3a ediz., di p. xviii-527 e 164 tav. . . . 9 50 

Pittura murale. Afifresco, tempera, ecc., di 6. Ron- 
chetti, di p, xv-358 ... .... 3 — 

Pittura — vedi anche: Anatomia pittorica - Colori • 
vernici - Composizione delle tinte - Decorazione - Di- 
segno - Luce e colori - Ristauratore dipinti - Sceno- 
grafia - Storia dell'arte. 

Planctologia di E. Cortese, di pag. vni-387 con 12 

figure e 2 tavole 3 — 

Pneumonite crupale e sua cura, di A. Sera- 
fini, di p. xyi-222 2 50 

Poliedri, curve e superflci, secondo i metodi 

della Geometria descrittiva, di G. Loria, di p. xvi-231 3 — 

Poligponazioue taclieometrica di A. Barbieri, di 

pag. xvi-246 . . . 2 £0 

Polizia giudiziaria, ad uso dei Periti e Magistrati 

di L. Tomellini, di p. xx-352 e 161 ine. . . . 5 — 

Polizia sanitaria degli animali, di A. Minardi, 

di p. viii-333 e 7 fig 3 — 

Polli — vedi: Malattie dei polli - Avicoltura. 

Pollicoltura, di G. Trevisani, 9» ediz., di pag. xvi- 

224 ed 88 incisioni. ........ 2 50 

Pomodoro. Coltivazione - Industria, ecc., di R. Ro- 

vetta, di pag. 295, con 90 figure 3 — 

Pomologia, G. Molon. p. xxxn-717 86 ine. e 12 tav. 3 50 

Pomologia artificiale, di M. Del Lupo, di p. vi- 

132 e 34 ine 2 — 

Pòiiipiei*e moderno. Manuale del vigile del fuoco, 

di P. Cogoli e R. Rampini, di p. 500, con 14 tav. e 526 fig. 7 50 

Porco (II), Razze, allev., ecc., di F. Faelli, di p. xix- 

461, con 100 fig. e 5 tavole .^ 5 — 

Posologia dei rimedi più usati nella tera- 
pia infantile, di A. Conelli, di p. viii-186 . . 2 — 

Posta. Manuale postale di A. Palombi, di p. xxx-30S^ 3 — 

J*rati (I). Prati naturali, artificiali, pascoli, ecc., di E. 

Marchettano, di p. viii-392 e 162 ine 4 — 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 45 

L- G. 

PresUpl bevgrufiicLSclie. Valsassina , Valtellina e 

Valcamonica, di A. Stoppani e A. Taramelli, 3» 

ediz. di p. 290, 15 tav. e 3 carte. 2 voi. in busta . . 6 50 
Privative g:ovei*natlve« Uffici di vendita e loro 

funzionamento. Rivendite, di I. Guastalla, p. xix-406 3 50 
Privative industriali — vedi: Codici e leggi Voi. IV (p. 14). 
Processi fotoiKieccanlcI nio<lei*ni, di R. Na- 

MIAS, 2a ediz., di pag. xi-321, con 76 figure e 12 tav. 4 — 
Prodotti c&;^B*lcoll del tropico, di A. Gaslini, 

di p. XVI-27& Mn ristampa). 
Prodotti creruBVìlcl. Majoliche, porcellane, grès, di 

G. Maderna, di p. xil-345 e 92 fig 4 50 

Prodotti etilniici or^nnlei usati come me- 
dicamenti (Fabbric. dei) di C. Craveri. Preparaz. 

caratteri, reazioni, usi, dosi di 1600 prodotti Pag. viii- 

73(tcon 27 ine. 8 SO 

Prodotti e procedimenti nuovi nelle indu- 
strie (succedanei, surrogati, ecc.) di I. Ghersi, di pag. 

986, con 148 ine 9 50 

Produzione e conrainerdo del vino In Italia, 

di S. MONDINI, di p. vii-303 2 56 

Profilassi e disinfezione per uso del R. Esercito 

del Gap. Medico V. Ch odi, di pag. xii-196 con 32 ine. 4 50 
Profumiere (Man. del), di A. Rossi, 2» ed., p. xxiv-650 6 50 
Progettista nnoderno di costruzioni archl- 

tettonlclie, di I. Andreani, 2* ediz. ampliata di 

pag. xv-550, con 196 ine. e 67 tavole . . . . 6 50 
Proiezioni fisse e clnematogrrafo, di L. Sassi, 

di p. xvi-484, con 30? fig 5 — 

Prontuario tecnico legrlslatlvo, di G. Viva- 

RELLi, di p. 300, con 131 ine 3 — 

Proprietario di case e opifici, di G. Giordani, 

di p xx-264 I 50 

Prospettiva, di C. Claudi, 3» ed., p. xii-76 e 33 tav. 2 50 
Prospettiva per g^li scultori, il Bassorilievo, 

di A. NoELLi, di pag. xii-78, con 53 disegni . . . 2 50 
Protezione de^Ii animali, di N. Lieo, di p. yiii-200 2 — 
Protlstolo^la, di L. Maggi, 2» ed., di p. 294 ^. 93 ine. 3 — 
Proverbi e modi proverbiali Italiani, di 6. 

Franceschi, di p. xix-380 3 — 

Proverbi sul cavallo, di C. Volpini,, di p. xix-172 2 50 
Pslctaiatrla. Confini, cause e fenomeni della pazzia, 

di J. FiNzi, di p. viii-225 (esaurito). 
Psicologria, di C, Cantoni, 2» ediz. (esaurito). 
Psicologia flslolog:lca, di G. Mantovani, 2» ediz., 

di p. xil-175 e 16 ine I 50 

Psicologia musicale, di M. Pilo, di p. x-259 . 2 50 

Pslcopatolojs^ia le^xtle, di L. Mongert, di d- xx-421 4 50 
Psicoterapia, di G. Pohtigliotti, p. xn-318 e22 ine. 3 — 
Pugilato e lotta libera per difesa perso» 

naie, di A. Cougnet, 2» ed., p. xxxv-396 e 222 ine. 4 50 
Rtftccojsrlltore di o^grettl nslnutl e curiosi, d\ 

J. Gklli, di p. x-344 e 310 ine. 5 50 

Racbltlde e deformità da essa prodotte, df 

P. Mancini, di p. xxviii-300 e 116 fig. ... 4 — 



44 BLENCO DEI MANUALI HOEPLI 

L. C 

Radioattività, di G. A. Blanc, pref. di A. Sella e 

Append.^di G. D'Ormea, di p. vin-266 e 72 ine. . . 3 — 

Ra^js^i Rontgen e loi*o pratiche applica- 
zioni, di I. Tonta, di p. viii-160 (esaurito) 
— veli: Ròutgen tecnica 

Rag:lonei*la, di V. GITTI, 6» ediz., di p. viii-115 . . I 50 

Rag:looei*la delle cooperative di consumo, 
di G. Rota, (esaurito). 

Ragrlonerla domestica, di A. Masetti. 2» ediz. 

di pag. xii-186 . I 50 

a^lonerla Industriale, di O. Berqamasghi, 3» 
ediz. a cura di A. Masetti, di p. viii-404 . . . 4 — 

Ragrlonerla pubblica, di A. Masetti, di p. xy-293 3 — 

Ragrlonlere (Prontuario del), di E. Gagliardi. 2* ed. 

rifatta ed aumentata, di pag. xii-603 . . . . 6 59 

Razze bovine, equine, sulne, ovine e ca- 
prine, di F. Faelli 2* ediz. ampliata di pag. xxxiif- 
512 con 197 tav 12 50 

Reattivi e reazioni di E. Tognoli, di pag. 289. . 3 50 

Redolo calcolatore e applicazioni nelle ope- 
razioni topo^raflclie, di G. Pozzi, 2^ ediz., di 

p. Xvi-303 e 150 fig 3 — 

Religione — vedi Bibbia - Corano - Imitazione Cristo - 
San Giovanni - San Paolo - Vangelo - Vita di Gasù - 
Vita di Maria. 

Religioni primitive (L' idea di Dio nelle) di F. B. 

Jevons e di U. Pestalozza, di pag. xvi-178 . . 2 — 

Rellgrloni e lln^^ua dell'India Ing^lese, di R. 

CUST, trad. di A. De Gubernatis, di p. iv-124 . . I 50 

Residui agricoli. Utilizzazioni, ricuperi, di C. For- 

MENTi, dì pag. 620, con 139 ine. 5 — 

Residui Industriali. Utilizzazioni Ricuperi, di C. 

Formenti, di p. xx-376 . . . . . . . 3 59 

Resistenza del materiali e stabilità delle 
costruzioni, di G. Sandrinelli, 3» ediz., di p. 
XVIlI-495 e 274 ine 5 50 

Resistenza e pesi di travi metalUcbe com- 
poste, di E. ScHENGK, 2» ediz. (in eorso di stampa). 

Retorica, ad uso delle scuole, di F. Capello, 

di p. vi-122 . ... ... I 50 

Rettili d' Italia, di C. Vandoni, di pag. 288 e 55 fig. 3 50 
Sicami - V. Bianeberia - Lavori femm. • Msc i>>. da cucire 
- Monogrammi - Piccole ind. - R'celt.domest, - Trine. 

Ricchezza mobile (L'imposta sui redditi di), di E. 

Bruni, di pag. 240 .... ... I 50 

Ricerca di grlaclmentl minerali e acque 
sotterranee, di M. Grossi (in lavoro). 

Ricettarlo domestico, di l. Ghersi 6» ediz., con 

7192 ricette, di pag. 1299 e 172 ine 14 50 

Ricettarlo dell' elettricista, L Ghersi. p. vm-585 

con oltre 2000 ricette e provvedimenti pratici e 43 ine. 5 — 

Ricettarlo fotogrranco di L. Sassi, 5» ediz., di 

pag. xxxii-362 3 50 

Ricettarlo Industriale, di l. Ghersi, 6* ediz., com- 

orendente 8500 procedimenti utili, di p. 1344 e 67 ine. 9 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI tì 

__ 

Meettarlo pratico per le Industrie tessili e 

«fflnl, di O. Giudici, di p. viii-270 . . 3 59 

Ricettarlo pratico dll metallurela, di G. Bel- 

LUOIIINI, di p. xil-328 3 50 

Rlsuedl. L'arte di prescriverli e di applicarli, di G. Ma- 

LACRIDA, di p. 400 3 50 

Rimedi — vedi: Specialità medicinali. 

Riscaldamento, ventilazione e Impianti di 
motori, di C. Rumor e H. Stromenger, di p. xv!* 

270 e 115 fig. 4 50 

Eiscaldamento elettrico. — Vedi Elettricità sorgente 
di calore. 

ISIsorg:lmento Italiano ISl^-lSVi, di F. Quinta- 

VALLE, di pag. XVI '528 4 — 

iBIstaiBratore del dipinti, di 6. Secco-Suardo. 
2» ediz , con una introduz. di G Preyiati (in e. stanpa) 

Mtnslca e meirica razionale Italiana, di H, 

Murari, 3' ediz. di p. xv-230 I 50 

mitmlca musicale, di A. Tacchinardi, di p. xyi-254 3 — 

iUvoluzIone francese 17^9-1709, dì G. P. So- 
LERio, (2* ediz., in lavoro). 
Soma antica — vedi : Anticliità priv. - Antichità pub- 
bliche - Archeologia - Epigrafia - Mitologia - Monete 
- Rovine (Le) del Palatino - Topografia - Micologia. 

IKontgren tecnica (I fondamenti della), di J. ScHiN- 

CAGLIA, di pag. xii-263, con 118 incisioni e 46 tavole. 5 50 
BdBtgen — vedi: Raggi di - Elettricità medica - Luce 
e salute - Radioattività 



Storia, coltivazione, varietà, di G. Girardi, di p. 

XVIII.284, 96 iU. e 8 tav 3 50 

IKovIne del Palatino, di C. Cancogni, con pret. di 

R. Lanciani, di p. xv-178. 44 tav. e una pianta . . 3 50 
SavurMa^tore (Man. del), di F. Buttari, di p. viii-245 2 50 
Saldature auf oprene del metalli, di S. Ragno 

2a_edlz , di pag. vi-129, con 18 ine 3 — 

Sale e saline, di A. De Gasparis, di p. viii-358 e 24 fig. 3 50 
*^ -^«mn^entario» ài L. Ma NETTI, di n. 224 e 78 ine. . 2 — 
San Giovanni, il Discepolo ciie Oesù amava, 

di G. M. Zampini, di pag. xii-314 4 50 

San Paolo, Epistole, di G. M. Zampini, di pag. xvi-405 4 — 
f^auscrito (Studio del), F. G. FUMI, 3» ediz. p. xvi-343 4 — 
Saponi (L'industria dei), di V. Sgansetti, con prefa- 

lione di ii. Molinari, di pag. xx-475, (in ristampa). 
Saponi da toeletta, di C. Franchi, di pag. xv-467 

con 59 Incisioni 5 50 

Saurto tag^llatore Italiano (II), di G. Psterlongo, 

di p. xn-232 e 47 tav . 3 50 

Scaccili (Giuoco degli), di A. Seghieri, 4» ediz., a cura 

di E. MiLiANl, di pag. viii-550 5 50 

''<».enos:rafla, G. Ferrari, p. xxiv-327, 16 !nc. e 160 tav. 12 — 
Scliernia italiana, J. Gelli. Terza edizione riveduta 

di pag. 250 con 108 ine 3 — 

Scienza attuariale (Nozioni di). Matematica delle 

assicurazioni, di G. Minutilli, di pag. xiii-329 . . 4 — 
Scienze (Le) esatte neU' antica Grecia, di 6. 

Loria, 2» ediz., di pag. xxiv-974 9 £0 



46 8LKNGO DEI MANDALI HOEPLI 

L. « 

Scienze occulte (Dizionario di), di A. Pappalardo. 

di D. VIII.338 , . .... , . 3 — 

Soienze occulte — vedi : Ctiirotnanzia - Fisionomia 
Grafologia - Magnetismo - Occultismo - Spiritismo - 
Telepatia. 

Bcontlsmo* Nozioni pratìctie ad uso dei giovani esplo- 
ratori italiani, di F. Romagnoli, di pag. 598, con 132 

Inc. e 51 tav. 5 50 

Scrittura a macchina — vedi Dattilografia. 

Scrittura doppia cttnericancM di C. Bellini, 

2» ediz. accresciuta, di pag. xii-154 e 4 tabelle . . 2 — 

Scritture d'aflTarl, di D. M affigli, 5» ed., p. viii-22! I 50 

Scultura Italiana antica e modlerna, di A. 

Melani, 3» ediz., di pag. xxxn-692, 170 tavole e 40 flg. IO 50 
Segnalazioni marittime — vedi: Attrezzatura navale - 
Bandiere. 

Selfactln^ o fllatojo Intermittente» di L. To-* 

NELLI, di p. vill-159 e 41 ine 2 50 

Selvicoltura, estimo e economia forestale, di A. San- 

TILLI, 2* ediz. di p. xil-292 e 54 ine 3 — 

85lviC0ltura — vedi: Boschi e pascoli - Consorzi di 
difesa del suolo - Coltura montana - Pino da pinoli. 

Semeiotica* Esame degli infermi, di U. Gabbi, 2* ediz., 

di pag. xvi-216 e 11 ine 3 50 

Bemlo^ratla musicale, di G. Gaspbrini, p. yiii-317 3 50 

Seta (Industria della), di L. Gabba, 2» ediz. (esaurito). 
Seta — vedi ai singoli titoli: Bacili da seta - Filatura e 
torcitura - Gelsicoltura - Tessitore - Tessitura - Tin- 
tura - Ricettari domestico e industriale. 

Seta artiflclale, di G. B. Baccioni, di p. viii-221 . 3 59 

Sfere cosniogrraactae e greo^rana materna" 

tlca, di L. A. Andreini, dì p. xxix-326 e 12 ine. . 3 — 

3bake!speare, di E. Dowden, trad. di A. Balzani, di 

p. Xii-242 ... I 59 

Siderurgia, di E. Zoppetti e E. Garuffa, (in ristampa). 

Aleroterapla, di E. Rsbuschini, di p. viii-424 3 — 

Sifilide (Patologia e terapia della) di A. Pasini, di pa- 
gine vi-151 2 - 

Sinonimi latini, di D. Fava, di p. LXiy-114. . . I 50 

Sintassi francese razionale pratica, di D. 

RODARI, di p. XVI-206 . . . . . I 50 

Sintassi arreca, di V. Quaranta di p. xviii-175 l 50 

Sintassi latina, di T. G. Perassi, 2* ediz., di p, yii-168 I SO 
SIsfluologricM di L. Gatta, di p. yiii-175 e 16 ine i 50 

Sismologia moderna, di G. B. Alfano, di p. xii-Sb" 4 — 
Smacchiatura icidut^trlale e casalinga di 

abiti, eCfc., di G. Tisgornia, di pag. xii-219 con 13 flg, 2 59 
Smalto (Industria dello), di E. Verma, di p. 246 e 30 ine. 3 — 
Sistemazione del torrenti e dei bacini mon- 
tani, di C. Valentina p. xii-298, 165 ine. e 46 tav. 4 50 
Soccorsi d'urgenza, di C. Galliano, 9» ediz. am- 
pliata rispetto ai teriti In guerra, a cura del Dott B. 

Anslesio, di pa£. lu-439. con 135 Ine 3 50 

8t»clallsmo. dì G. Btraqhi, cu d xv-28& (In ristampa) 
Sdcieta industriali per azioni, diF. Piccinelli 

di p. xxxvi-534 5 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI 47 

~ L. C, 

Società di niucuo soccorso. Pensioni sussidi, 

di G. Gardenghi, di p vi-152 I 50 

SocloBogria ^cner»le, di E. Morselli, (esaurito). 
Soda caustlc», cloi*o e cloi*atl alcalini p«s* 

elettiH>Ilsi, di P. Villani, di p. vni-314 . , 3 50 

Somalo (Elementi di) vedi Gramm. somala. 
SoiHlo-Bauto e sua Istruzione* di P. Fornari, 

di p. viii-232 e 11 ine. . . 2 — 

Bottomarinl — vedi: Nave subacquea. 
Sovratensioni neprtl Impianti elettrici. Cause, 

effetti e protezioni, E. Piazzoli, pag. xvi.401 e 125 fig. 5 50 
Bpecclil (Fabbricazione de^li) e la decoraxione 

del vetro e del cristallo, di R. Namias, 2''ediz. 

rifatta, di pag. xii-195 con 26 incisioni e 11 tavole . 2 50 
Specialità medicinali (Formulario delle) di C. Cra- 

VERI, di pagine xx-524 4 40 

Bpeleologria, Studio delle caverne, C. Caselli, p. xii-lOS I SO 
Spettrofotometria applicata, di G. Gallerani, 

di p. xiX-395, 92 ine. e 3 tav 3 50 

Spettroscopio e sue applicazioni , di R. A. 

Proctor, trad. di F. Porro, di p. vi-179 e 71 ine. . I 50 
Splrltl.^iv^o. A.. Pappalardo, 5» ediz. aumentala, di pa- 
gine xvi-290. con 10 illustrazioni 3 SO 

Sports Invernali. Pattinaggio, slitta, ecc., di N. Sal- 

vanesghi, di p. xv-171 e 100 ili 3 — 

StAxupag:^lo a caldo e bulloneria, di G. SgaN- 

fkrla, di p. viii-160 e 62 ine 2 — 

Stati del mondo (Gli), G. Garollo. Notiziario statisi. I — 
Statistica, di F. Virgilii, 6» ediz., di p. xx-228 . . I 50 
Btatmo^rafla, di G. KOSSl, di pag. Xil-214 . . . 3 — 

Stearlneria — vedi: Candele. 
Steno^rafla, di G. Giorgetti, 4» ediz., di p. YV-239 3 — 
Stenografia (Guida allo studio della), di A. Nico- 

COLETTI, 10» ediz., riveduta da D. Nigoletti, pag. 183 I 50 
Stenogrrafla (Esercizi di lettura e scrittura), di A. 

Nigoletti. 6* ediz. di p. viii-160 I 50 

Stenografia. Antologia sten, di E. Molina, di p. 200 2 — 
Stenografia. Dizionario etimologico stenografico, di 

E. Molina, di p. xvi-624 7 SO 

Stenografia. L'abbreviazione logica nella stenografia, 

di D. Nigoletti, di pag. viii-123 I 59 

Stenografo pratico, di L. Cristofoli, di p. xii-131 I 50 
Stereometria. Sviluppo dei solidi e loro costruzione 

in carta, di A. Rivelli, di p. 90, con 92 ine. e 41 tav. I 59 
Stili architettonici (Gli), di B. Canella, di pagine 

xvi-133, con 114 illustrazioni e 64 tavole. . . . 3 50 
Stilistica, di F. Capello, di p. xii-164 (esaurito). 
Stilistica latina, di A. Bartoli, di p. xiI-210 . ^ I 50 
Stime di lavori edili, di I. Andrkani, di pag. 339 . 4 50 
Storia antica, di I. Gentile e G. Toniazzo, in 2 voi. 

I. L'Oriente antico, (esaurito). 

II. La Grecia, di p. iv-216 I 50 



18 BLBNCO BBI MANUALI HOEPLI 

""" L. «. 

Storia dell'arte, di G. Carotti. 
Voi. I. L'Arte nell'Evo-antlco, di pag. lv-413 (esaurito). 
Voi. II. L'Arte nel Medio-evo: 
Parte I. - Arte cristiana^ di pag. viii-421 e 360 incis. 5 50 
Parte II. - L'arte regionale italiana nel medio-evo, 

di pag. 667 con 553 incisioni IO — 

Parte III. - L' Apogeo dell' arte italiana nel medio- 
evo, di pag. 581 a 1390, con 591 incisioni . . . 12 — 
Voi. III. L'Arte nel rinascimento (in lavoro). 
Voi. IV. L'Arte dell'Evo-modemo (in lavoro). 
Storia dell'arte Bullltare, di V. Rossetto, di p. 

TIil-504 e 17 tav 5 50 

Storia e crooolog^la medloevale e modemn, 

di V. Casagrandi, 3» ediz. di p. viii-254 . . . I 50 
Storia d'Europa, di E. T. Freemann, trad. di A. 

Galante, di p. xii-472 3 - 

Storia di Francia, di G. Brasagnolo, di p. xyi-42« 3 — 
Storia d' In^iillterra, G, Bragagnolo. p. xvi-S6? 3 — 
Storia d'Italia, di P. Orsi, 5^ ediz., continuata fino 

al 1915, di pag. xiii-^95 3 — 

Storia — vedi: Antichità - Archeologia - Argentina - 
Astronomia nell'antlcu t^ sìameutc • Atene - Commercio 

- Cristoforo Colombo - Cronologia - Dizionario bio- 
grafico - Etnografia - Islamì«m- - Leggende - Manzoni 

- Mitologia • Monete - Numismatica - Omero - Eisorijl- 
* mento - Fivolazione trancese - Slialiespeare - Topo- 
grafia dì Roma. 

Storia delle mat ematiche (Guida allo studio della) 

di G. Loria, di pag. xvi-227 3 — 

Storia delia miislca, di A. Untersteiner, 4"' edis. 

di pag. 500 4 50 

Storia naturale — vedi: Anatomia e fisiologia - Ana 
tomia microscopica - Animali parass. - Antropologln 

- Batteriologia - Biologia animale - Botanica - Cam 
mello - Coleotteri - Cristallografia - Ditteri - Embrio- 
logia - farfalle - Fisica cristallografica - Fisiologia - 
Geologia imenotteri - Insetti - Ittiologia - Lepidotteri 

- Limiologia Mineralogia - Naturalista preparatore 

- Ns Moralista viaggiatore - Oceanografia - Ornitologia 

- Ostricoltura - Pàleoetnologia - Paleontologia - Pisci- 
coltura - Sismologia - Speleologia - Tecnica orotlstol 

- Uccelli canori - Vulcanismo - Zebre - Zoologia. 
Strade ferrate In Italia. Regime legale ammfai' 

Strativo, di F. Tajani, di p. viii-265 ... 2 50 

Strade ordinarle e loro manutenzione, d' 

F. Frosali, di p. xi-216 e 37 ine 2 50 

Strade urbane e provinciali e loro pavi- 
mentazione di P. Bresadola, p. xvi-330 e 40 ine. 4 00 
Strumentazione, di E. Prout, trad. di V. Ricci, 2» 
edizione, di pag. xvi-314 e 95 incisioni (in ristampa). 
Strumenti ad arco e mu^ilca da camera, del 

Duca di Caffarelli, di p. x-235 (esaurito). 
Strumenti diottrici, V. Reina, p. xiy-220 e lOSfig. 3 — 
e$mnkentl metrici. Costruzione delle bilance, ecc., 

di E Bagnoli, r^i p, viii-252 e 192 ine 3 5§ 

Snccedaaei ~ vedi: Predotti o procedimenti. 



BLENCO DEI MANUALI HOEPLI 4S 

-_. 

M^agikevo scoi*ze e appllcatztonl Industriali^ 

di A. FUNARO e N. LOJACONO, di p. VII-170 . . 2 58 

SiiiiiÌcoltui*a. pratica, dì I. Stanga, di pag. 200, con 

36 illustrazioni ...... . , 2 50 

Saper>^tlzione« di G. Franceschi, di pag. xii-264 . 2 50 

Surrogati — vedi: Prodotti o procedimenti. 
Ta4:>a«;co (II) e sua coltura, di G. Beversen, di pa- 
gine xxviii-219, 9 ine. e 31 tav 3 60 

Tn>,ttacco, di G. Cantoni, di ^ iv-176 e 6 ine. 2 — 

Tabelle di analisi — vedi : Analisi chimica qualitativa. 
Taeinlui (I), nell'uva e nel vino, di R. Averna-Sacga, 

di p. VIII.240 2 50 

TArtufl e fun^lal, coltura e cacinatura, di Folco- 

Bruni, di p viii-184 2 — 

Tattica applicata, di A. Pavia di p. viii-214 . . 3 5C 
Teatro antico ^t*eco-i*oniano, di V. Inama, di 

p. xx-248 e 32 fìg 2 50 

Tecnica protlstoloerlca. di L. Maggi, di p. xvi-318 3 - 
Tecnologrie per I giovani operai, secondo i pro- 
grammi governativi, di I. Andrbani : 
I. — Legno, metalli, ecc., di pag. 780, con 511 ine. . 7 — 
II. — Matematica, di pag. xii-488, con 210 ine. . . 6 — 
III. — Fisica, (in preparazione). 
Tecnologia e terniinolo@;ia monetaria, di G. 

Sacchetti, dì p. xvi-191 2 - 

Telalo meccanico (II). Guida pratica, di A. I^ombo 

di p. xii-159 e 28 fig. . 2 — 

Telefono (II), di G. Motta, (in ristampa). 
Telegrafia elettrica, aerea, sottomarina e 
sènza fili di R. Ferrini. 4» ed. ampi, da C. Cantani, 

di pag. 352, con 137 ine 3 60 

Telegrafista (Guida del), di G. Cantani, 3* ediz,, di 

pag. 255, con 138 ine 2 50 

Te&eg:rafo senza fili e ondle Hertziane, di O. 

MURANI, 2» ediz., di p. xv-397 (in ristampa). 
Telemetria, misura nelle distanze in guerra, di G. 

Bertelli, di p. xiiM45 e 12 fig. (in ristampa). 
Telepatia. Trasmissione del pensiero di a. Pappa- 
lardo, 3* ediz., di p. xvi-343 3 — 

Tempera — Vedi acciaio. 

Tennis (II), dì A. Bonacossa e G. Porro Lamber- 

tenghi, di pag. xx-240 con 84 illustrazioni . . 8 — 

Teoria del numeri, di U. Scarpis, di p. viii-152 . I 50 
teoria delle ombre, di E. BONCl 3* ediz. di pagine 

XVi-134, con 48 ìg. e 6 tav 2 50 

Teosofia, di G. Giordano, di p. viii-248 . . . 2 50 

Terapeutica — vedi ai singoli titoli: Cliimica clinica • 
Ciiimica legale - Farmacista - Farmacoterapia - Me- 
dicina d'urgenza - Medico pratico - Organoterapia - 
Posologia rimedi - Rimedi - Terapia malattie infanzia. 
Termodinaneica. di G. Cattaneo, p. x-196 e 4 fìg. i 50 
Terreno agrrario. Cliimica del terreno, di A. Fu- 

W ARO, di p. viii-200 2 — 

Tessili — vedi Tecnologie per i giovcni - Tessitura - 
Filatura. 

4 



so ELENCO DEI MANUALI HOBPLI 

L. <• 

Vessltore (Man. del), di P. Pinghetti, 3» ediz., dt 

p. Xlv-298 e iilustr 3 50 

~ vedi: Apparecchiatura dei tessuti - Industrie tessili. 

tessitura meccanica della lana e del co- 
tone, di E. G. Pranzi, di p. vii-329 . . . 3 50 

Tefii8itus*a meccanica della eeta, di P. PONCI, 

di p. xii-346 e 179 ine 5 50 

ffessuti CMan. del compositore di), di P. Pinghetti, di 

p. viii-321, ili. da 2000 armature . . . . . 4 50 

Vessutl di lana e cotone (Analisi e fabbricazione), 

di O. Giudici, dì p. xii-».R4, con in<i<? Snc. . . 16 50 

Testamenti (Manuale dei), di G. Serina, 3» ediz. rive- 
duta ed ampliata, di pag. xiv-380 4 50 

Tinrré italiano. Idiomi parlati in Eritrea, con 2 di> 

zionari, di M. Camperio, di p. 180 . . 2 50 

TÌBtoi*e (Man. del), di R. Lepetit. 4« ediz., di p. 482 5 — 

7ÌBtai*a della seta, di T. Pascal, di p. xv-432 5 — 

Tfpojj^rafla. Voi. I. Guida per chi stampa e fa stam* 

pare di S. Landi, 2» edix. postuma, di pag. xxii-279 . 2 £0 

— Voi. II. Lezioni di comoosizione. di S. Landi 2» ediz. 
postuma, con appendice - Linotype - Monotype • Let- 
tera-tipo - Vocabolarietto tecnica, di pag 370 . . 3 50 

IFtwro a Negrno naacionale, di A. Bruno, p. yiii-335 3 — 

Tfisl (Come si vince la). Profilassi e diagnosi di F. Mot 

TOLA, e pref. di A. De Giovanni, di p. xil-208 . . 2 50 

Tifiiict e sanatori, di A. ZUBLVNI, con pref. di B. 

Silva, di p. XLi-240 2 — 

"• vedi: Tubercolosi. 

"ffopo^rafla (Man. di), di G. Del Fabro. 3» edizione, 

di pag. XLiii-629 con 165 incisioni 6 50 

Topogrrafla (Guida pei calcoli di), di G. Del Fabro, 

di p. xvi-216 e 71 fig . 3 50 

Topografia e rilievi — vedi: Cartografia - Catasto - 
Celerimensura - Codice del perito - Compensazioni 
errori - Curve - Disegno topogr. - Estimo terreni - 
Estimo rurale - Fotogrammetria - Geometrìa praticc 
• Prospettiva - Regolo calcolatore - Telemetria - Trac- 
ciamento curve - Triangolazioni. 

Vopogrraflia di Roma antica, di L. Borsari, di 

p. vili-436 e 7 tav 4 50 

^Tornitoi^ meccanico (Guida del), di S. Dinaro, 
9a ediz. riveduta con appendice * La tornitura dei pro- 
jettili per le artiglierie , di pag. 306 e 106 fig. . . 2 50 

Toraitoire e fi^satoi^ meccanico, di L. Ducai 

3» ediz., di p. 188, con 30 ine 2 50 

Torrenti — v. (Sistemazione dei). 

tracciamento delle curve deUe ferrovie e 
strade, di G. H. A. Kronkhb, trad. di L. Loria, 3» 
ediz., di p. viii-167 2 50 

traduttore tedesco (II), di R. Minutti, pftg' xyi-224 I 50 
Tramvle — vedi : Ferrovie. 

trasporti aerei, di G. Cappelloni, di pag. xvi-367 

con 259 figure 5 50 

Vjrasporti, tariffe e reclami ferroviari, di 

E. Pelizzaro, di pag. xvi-319 3 50 



SLKNCO DEI MANUALI HOEPLI 51 

L. «• 

S'razlone fei*i*o varia, di P. Ofpizzi, di p. yii-204, 

con 2 tav. e 51 fig. ■ . 3 50 

Trazione a vapoi*e sulle fei*iH>vle ordina» 

rie, di G. Ottone, di p. lxviii.469 . . . . 4 50 

Triangolazioni topografiche e catastali, di 

O. Jacoangeli, di p. xiv-340 e 33 ine 7 59 

Trixononietria plana (Esercizi di), di C. ÀlaSIa, 
dì p. xvi-292 e 30 ine. (in ristampa). 

Trine a fut^elll, di G. Romanelli-B£arone, di p. vili- 

331 e 200 illustr 4 56 

Tnbercolo«»l (La), di M. Valtorta e G. Fanoli, con 

pief. di A. Murri, di p. xix-291 e 11 tav. . . . 3 — 

Turbine Idrauliche moderne* Teoria e costru- 
idone, di C. Malavasi (in lavoro) 

Turbine a vanoi<e. di E. Garuffa (in corso stampa). 

^arco parlato. Grammatica, dialoghi, vocabolario, 

di L. BONELLI e S. Jasigian, di p. viii-343 . . . 4 — 

Uccelli canori. Caratteri, costumi e loro cura, di L 

Ontersteiner, 2* ediz.. di p. viii-226 e 6 ine. . . 2 50 

Umclale Italiano (L') di U. Morini «'esaurito). 

Unita assolute. 'Definizione, dimensione, problemr 

di G Bertolino di p. x-124 . . . . : . 2 50 

Uovo (L') di gralllna. Conservazione e commercio, di 

C. VI VI ANI, di pag. 394 con 48 incisioni . . . 3 50 

Urina (L') nella diagnosi delle malattie, di F. Jorio, di 
p. XVi-216 (In ristampa). 

Urologia chimica e microscopica, di P, E. Ales- 
sandri, di pag. 485, con 144 ine. e 2 tav. . . . 7 50 

UbI mercantili riconosciuti dalle C«tmere di 
Commercio in Italia, di G. Trespioli, di pa- 
gine XXXlv-689 b — 

Uve da tavola. Coltivazione e commercio, di D. Ta- 
maro, 3» ediz. di p. xvi-278, 8 tav. e 57 . , . 4 — 

VaRdemecum dell>uomo d'affari, di C. Dompé, 
di p. xu-427 (in ristampa). 

Vangrelo Manuale del) di G. M, Zampini . xlvii-480 4 50 

Veleni e avvelenamenti, di C. Ferraris, di pa- 
stine xvi-208 e 20 ine 2 50 

Verbi greci anomali P. Spagnotti, pag. xxiv-107 I 50 

Verbi italiani, di E. Polgari, di p. xii-260 . . . I 50 

Verbi latini di forma particolare nel per- 
fetto e nel supino, di A. Pavanello, p. vi-215 I £0 

Vernici, lacche, mastici e inchiostri da 
stampa. Fabbricazione, ecc., di U. Fornari, 3» 
ediz., di paK. xv 1-272 . . .... 2 50 

Vernici — vedi Colori e Vernici. 

Veterinaria — vedi: Araldica zootecnica - Bestiame 
Cavallo - Igiene veterinaria - Malattie infettive - Ma- 
jale - Oftaimoiatria veterinaria - Polizia sanitaria - 
Porco - Profilassi malattie - Razze bovine - Zootecnia. 

Veterinario (Man. del), di C. Roux e V. Lari, di pa- 
line xx-356 e 16 fig. (esaurito). 

Vetro. Fabbricazione, lavorazione, applicazioni, di 6. 
D'Angelo, di p. xix-527 e 821 fig. (esaurito). 



52 ELENCO DEI MANUALI HOBPLI 

L r. 
migrile urbano (Vademecum pel) dì G. Sacchiero, 

-W paR. xiv-178 I 50 

Vini biancbl da pasto e vini mezzocolore, 

di G. A. Prato. 2* ediz, rlv. da A. Strucchi, p. xn-280 2 50 

Vini dai residui della vendemmia e vini sus- 
sidiari. Secondi vini e vinelli - Modo di aumentare 
la produzione di S. Gettolini di pag. 338 con 40 ine. 3 50 

Vini (I migliori d'Italia), di A. Strugchi, di p. xx-25,42 

iav. e 7 carte ... 3 50 

Vini non genuini, di A. Dcrso-Pennisi di pag. 198, 2 50 

Vini, aceti, spiriti (inveccliiamento artifi- 
ciale del>« di A. Durso-Pennisi, di p. 185, con 35 ine. 2 50 

Vini speciali provenienti da uve da tavola 
e vini artificiali, di A. Durso-Pennisi, di p. xil* 
212 e 68 fig. ... .... 2 50 

vanificazione (Man. di), U. Gallo, p. xi-253 e 33 ine. 2 50 

Vino (II), di G. Grazzi-Soncini, 2* edizione riveduta da 
A. Strucchi, con appendice sui vini spumanti, di 
pag. xx-229 e 17 incisioni 2 50 

Violini, violinisti e musica per violino, di A. 
Unterstbiner, con app. di A. Bonaventura, di pa> 
urine vm-228 > ... 3 58 

Violoncello, violoncellista e violoncellisti, 

di S. FORiNA, di p. xvn-444 . . . . . 4 50 

Viti meccaniche, calcolo e costruzione, di A. Mas- 

SENZ, di p. xvii-215, con 100 ine. . . . 2 50 

Vita di Gesù di L. Asioli, 2» ediz. con carta di Terra 

Santa. Pag xii-253 3 — 

Vita di iMaria di L. Asioli. Pag viii— 202 . . . 3 — 

Viticoltura (Precelti di), di O. Ottavi, 7» ediz. riv. 

da A. Strucchi, di p. xvi-244, con 30 incisioni . . 2 50 
Vocabolario Albanese — vedi Albanese parlato. 

Vocabolario araldico Italiano, di G. Guelfi, di 
p. vm-294 e 356 ine. (io ristampa). 

Vocabolario Hoepli della llng^ua Italiana* 
compilato da G. Mari, di pag. 2226 a due colonne in 
mezza pergamena e tela 18 — 

— legato in un solo volume in mezza pelle e tela . . 18 -- 

Vocabolario russo-italiano e italiano-russo, 
di V. FoMiN, con la pronunzia figurata seguita da un 
dizionaretto pograflco dei nomi proprii, da un frasa- 
rio e da due piccole grammatiche russa e italiana, 
di pag x-812 Il 50 

Vocabolario numismatico, in 7 lingue, di S. Am> 

erosoli, di p. VIII-134 I 50 

V<»cabolario tecnico Illustrato nelle sei lingue : 
Italiana, Francese, Tedesca, Inglese, Spagnuola, Russa, 
sistema Deinardt-Schloman, diviso in volumi per 
ogni singolo ramo della tecnica industriale. 

Voi. I. — Elementi di macchine e gli utensili più 
asnali per la lavorazione del legno e del metallo, 
ln-16, p. vm-403, con 823 ine. e prefazione dell' Ing. 
Prof. G. Colombo ^esaurito). 

Voi. II. — Elettrotecnica, con circa 1000 ine. e nu- 
merose formule di p. xn-2100. a 2 e a 4 colonne . 30 — 



ELENCO DEI MANUALI HOKPLI SS 

L. « 

Voi. III. — Caldaie a vapore, Maccbine a vapore, 
Torbine a vapore, p. xi-1322, con 3500 inci» . 13 — 

Voi. IV. — Motori a combustione, di p. x-618 con 

1000 Inc. e numerose formule , IO — 

Voi. V. — Ferrovie: Costruzione ed esercizio, di 
p. xin-870, con oltre 1900 ine. e numerose formule . 14 — 
Voi. VI. — Ferrovie : Materiale mobile, con oltre 

1500 ìllustr . 12 50 

Voi. VII. — Apparecchi di sollevamento e mezzi 
di trasporto, di p. 650, con oltre 1500 ine. . . . 12 50 

Voi. Vili. — Il calcestruzzo armato nelle costru- 
zioni, di circa 600 pagine, con oltre 1200 ine. ' . . 7 — 
Voi. IX. — Macchine utensili, di pagine x-706 con 

2400 incisioni 12 50 

Voi. X. — Veicoli a motore (automobili, motoscafi, 
eronautica ed aviazione), con 1773 ine. . . . 15 — 
Voi. XI. — Siderurgia, di pag. xu-7i5 con 1600 ine. 12 50 
Volapuk (Dizion. Italiano-volapùk), nozioni di gram., 
di C. Mattei, secondo i principi dell'inventore M. 

Schleyer, di p. xxx-198 2 50 

Volapiik (Dizion. volapùk-ital.), di C. Mattei, p. xx-204 2 50 
Volapuk (Manuale di conversazione, di M. Rosa Toif- 

MASi e A. Zambelli, di p. 152 2 50 

ValcanlNino, di L. Gatta, di p. vm-268 e 28 ine. . I 50 
Zebi*e (Le) di A. Gripfini. Studio zoologico popolare 

illustrato, di pag xxviii-298, con 41 tavole . . . 4 — 
SEinco. Caratteri e proprietà, di R. Musu-BOY, di pagine 

xvi-219, 10 ine. e 4 tav 3 50 

Zolfo (Miniere di), di G. Cagni, di p. xii-275 e 34 ine. . 3 — 
Zoolo;^lcM di E. H. GiOLiOLi e Ca Vanna G. 

I. Invertebrati, di p. 200, con 45 figure (esaurito). 

II. Vertebrati, Parte I, Generalità, Ittiopsidi (Pesci e 
Anfibi), di pag. xvi-153, con 33 ine I SO 

III. Vertebrati. Parte II, Sauropsidi, Teriopsidi (Ret- 
tili, Uccelli e Mammiferi, di p. xvi-200, con 22 ine. . I 50 

Zoonosi, di G. Galli Valerio, di p. xv-227 . . . I 50 
Zootecnia, di G. Tampellini, 2» ediz., di p. xv-444, 

179 ine. e 12 tav 5 50 

Zootecnia — vedi: Abitazioni animali - Animali da 
cortile - Alimentazione del bestiame - Araldica zoo- 
tecnica - Bestiame - Cane - Cani e gatti - Cavallo - 
Maiale - Ornitologia - Porco - Razze bovine - Vete« 
rinario - Maniscalco. 
Zaccliero (Industria dello): 

I. Coltivazione della barbabietola da zuccbero, di 

B R. Debarbieri, di p. xvi-220 con 12 ine. . . , 2 50 

II. Commercio importanza economica e legisla- 
zione doganale, di L. Fontana-Russo, di p. xn-244 2 50 

III. Fabbricazione dello Zucchero di barbabietola, 

di A. Taggani, di p. xn-228 con 71 ine 3 50 

8accliei*o e alcool nel 1oik> rapporti masrl' 
coli, flsiol. e soc«, di S. Laureti, di p. zvi-426 . 4 50 



INDICE ALFABETICO PER AUTORI 



(I numeri indicano le pagine)» 



Abbo P. naotatore 40 

Abetti C. A. Fiammiferi ... 24 
Aeqna C. Microscopio .... 38 
Adinolfl S. Diritto Intera, pen. 18 
Adler 6. Eserc. di liagna tedesca 23 
Adncci N. Le patate .... 41 

— La Fecola 24 

Aducco A. Cbimica agraria. .12 
Acnelli 0. Divina Commedia . 19 
Airy Q. B. Gravitazione ... 29 
Alasia C. Trigonometria (Eser.) 51 

— Gaomet. elem. (Complem. di) 27 

— Geometria della sfera . . 27 
Alberti P. il bestiame e l'agricol. 8 
Albi é. Capitano marittimo . 11 
Albini U. Fisiologia . . . .'24 
Alessandri P.E. Ànal.chlm.qual. 5 

— Analisi chimica quantitativa 5 

— Analisi volumetrica ... 5 

— CUmica sostanze alimentari 12 

— DlBinfezione 19 

— Farmacista 23 

— aferceologia tecnica ... 37 

— Droghe medicinali .... 21 

— Urologia 51 

Aifxno G.B.SismoIogia moderna 46 
Allevi 6. Alcoolismo .... 4 

— Le malattie dei lavoratori . 35 

— Medicina sociale 37 

Allori A. Dizionario Eritreo . 20 
Almagià 6. La nave in battaglia 39 
Alo! A. idultorazioni del vino 4 
~ Piante Industriali .... 42 
Aly-Belfadel A. Gram. magiara 28 
Avbrosoli S. Atene .... 8 

— Numismatica 40 

— Atlante namismatico ... 40 

— Monete Greche 38 

— ?oc»bolario pei numismatici 52 

— Monete papali 38 

Andreani I. n progettista mod. 43 

— Costruzioni lesionate ... 17 

— Corso completo di disegno . 19 

— L'arte nei mestieri : Falegna- 
me - Fabbro - Muratore . 7 23 39 

->- Contratti e collaudi ... 16 

— Tecnologie per i giovani . 49 

— Stime di lavori edili . . 47 
Andreini A. Sfere cosmografiche 46 
Amdrich G. L. Diritto italiano. 19 
ABdrovic G. Gr. Serbo-croata . 28 
ABtilli A. Disegno geometrico 19 
AHtonelli 6. Igiene del sonno . 30 

— lesene del'a mente. . . . 2Q 

— Igiene del piede 29 



Antonelli G.Antropol. Criminale 6 
Antonini E. Pellagra .... 41 
Appiani G. Colori e vernici . 14 
Arcangeli P. Letter. giapponese 32 
Archetti A. Colle anim. e veg. 14 
Arduino M. Consoli e consolati 15 

— Diplomazia <S 

— Emigrazione 22 

Arila C. Dizionario bibliogr. . ly 
Arpesani C. Lav. metalli e legn. .hi 

— Operaio mecjanico .... 40 
Arriglii C. Dizionario milanese 2< 
Arrigoni E. Ornitologia ... 40 

Arti grafiche, eco 7 

Artini E. 1 minerali .... 38 
Aschieri P. Geom. projet. d. piano 27 

— Geometria projett. d. spazio 27 
Asioli L. Eloquenza .... 21 

— Vita di Gesù 27-52 

— Vita di Maria .... 35-52 
Asprea V. Apicoltura . . . . o 
Astolfoui A., La pila elettrica 42 
Averna-Sacca R. I tannini nel- 
l'uva e nel vino 49 

— Malattie dei vini .... 35 
Azimonti E. Frumento . . .25 

— Campicello scolastico ... 10 

— Mais 3D 

Baccarini P. Malatt. crittogam. Sb 
Baceioni G. Seta artificiale . id 
Baddeley V. Law-Tennis . .31 
Bagnoli E. Strumenti metrici . 48 
Baldi C. Corti d'assise . . . it> 

Ball J. Alpi (Le) 5 

Ball R. Stawel. Meccanica . . 86 
Ballerini 0. Fiori artiflciali . 24 
Balsam» H. Laminaz. del ferro 31 
Balnffi G. Cemento armato . 17 
Balzani A. Shakepeare ... 46 
Barbieri A. Poligonazione . . 42 
Baroschi E. Conversaz. frane. 16 
Barpi U. Igiene veterinaria . 50 

— Bestiame 8 

— Abitaz. d. animali domestici. S 
Barth M. Analisi del vino . . 5 
Bartoli A. Stilistica latina . . 47 
Bassi D. Mitologie orientali . 38 

— Cultura greca 17 

Bassoll G. Aerostatica ... 4 
Bastiani P. Lavori marittimi . Si 
Belfiore G. Magnetis. ed ipnotls. 34 

Belli B. n Caffè 9 

Belli C. M. Igiene ospedaliera 29 
Bellini A. Igiene della pelle . 29 

— Luce e salute 34 



Bellini C. Bcrìtt. dopp. aU'amer. 46 
Belilo V. Mare ai). . . . 35 

— Cristoforo Colombo ... 17 
Bellotti S. Lace e colori . . 34 
Bellottl G. Bromatologia . . 9 
Belluominl 6. Calderaio pratico 10 

— Cubatara dei legnami ... 17 

— Fabbro ferraio 23 

— Falegname ed ebanista . . 23 

— Fonditore 25 

— Operaio (Manuale dell') . . 40 

— Peso dei metalli .... 41 

— Ricettario di metallarii^ia . 45 
Beltrami 0. Pilatura di cotone 24 
Beitrami L. Aless. Manzoni . 35 
Beltrandi C. I fagiani ... 23 
Benetti J. Meccanica .... 36 
Beretta A. Il nuoto .... 40 
Bergamaschi 0. Contabilità doia. 16 

— Ragioneria industriale . . 44 
Berlese A. Insetti delle case e 

dell'uomo 31 

Bernardi 6. Armonia .... 7 

— Contrappunto 16 

Bernhard. Infortuni di mont. . 30 

— L'elioterapia in montagna. . 21 
Bertelli Q. Disegno topografieo 19 

— Telemetria 49 

Bertolini 6. Unità assolute. . 51 
Bertolio S. Coltiv. Miniere. .38 
Bertoni 6. Italia dialettale . .31 
Berzolari L. Qeom. analit. I. . 26 

— id. II. .26 
Besta R. Anat. e fisici, eompar. 5 
Bettei y. Morfologia greca. .38 
Bettoni 6. Piscicoltura ... 42 
Beversen 6. Tabacco . . . .49 
Biagi 6. Bibliotecario ... 9 

Bianchi E. Merceologia 37 

Bianootti 6. Y. Man. del Notalo 39 
Bignami-Sormani E. Dis. alpino 19 
Bilancionl G. Dia. botanica gen. 19 
Bilinich, Dizionario serbo . . 20 
Biondi L. Pino da pinoli . . 42 
Biraghi G. Socialismo ... 46 
Biseonti A. Esercizi greci . . 23 
Blanc G. A. Radioattività . . 44 
Boceardlni G. L'Eulcide emend. 23 
Bocciardo A. D. Elettr. medica 21 
Bock C. Igiene privata ... 29 
Boito C. Disegno (Prino. d»l) . 19 
Bolis A. Chimica analitica . . 12 
Bombioci C. Minerai, generale 38 

— Mineralogia descrittiva . . 38 
Bonacossa A- Il tennis ..... 49 
Bonaeini C. Fotografia ortocr. 25 
Bonardi E. Borsa e valori pubbl. 9 
Bonaventura A. Viol.e violin.'»t. 52 
Bonci E. Teoria delle ombre . 49 
Bonelli L. Grammatica turca . 29 



Bonelli L. Torco parlato. . . SI 
Bonetti E. Biancheria .... 9 

— Abiti per signor» . . . . J 
Benino G. B. Dialotti greei . i^ 
Bonizzi P. Colombi domestiei , 14 
Benomi Da Ponte. Colori vem. 14 
Borgarello E. Gastronomia . . 20 
Borìetti F. Celerimensura . .11 

— Form, per il cale, di risvolte 25 
Borrino F. Motociclista ... 29 
Borsari L. Topogr. di Rome ani IO 

Boselli F. Orefice 40 

Bossi L. H. Ostetricia . . , ij 
Bottiui-Barzizza G. Gnomonica 2R 
Bragagnolo G. Storia di Franei» 48 

— Storia d'Inghilterra . . 48 
Bresadola P. Condotte d'acqna . 3 

— Strade urbane e provinciali 48 
Brighenti E. Diz. greco mcderce 2G 

— Crestomazia neo-ellenica . 17 

— Conversazione neo-eilenioa . 16 
Briginti L. Letterat. egiziana I* 
Brooherel G. Alpinismo . . . % 
Broggi U. Matemat. attuariale 86 
Brovedani G. U. Elettricità Ind. 21 
Brown H. T. Mecoanissd (500) 37 
Bruni F. Tartufi e funghi . . 49 
Bruni E. Catasto italiano . . 1 • 

— Codice doganale italiane . . Il 

— Contabilità dello State . . 16 

— Imposte dirette S^ 

— Legislazione rurale ... 12 

— Ricchezza mobile .... 44 

— Debito pubblico 18 

— Legge notarile 32 

Bruno A. Tiro a segno nafieuale 50 
Bruno D. Oculistica ... ^ 40 
Bruttini A. Libro dell'agricoltore 4 

— L'elettr. nell'agricoltura . . 21 
Bucci di S. Flotte mcdeme . 25 
Budan E.. Autografi (Amat. di) 8 
Burali-Forti C. Logica matem. S4 
Buttar! F. Saggiatore (Mad. di) ih 

— Alligazione 5 

Caccia A. Costruzione d. città 13 
Caffarelli F. Strumenti ad arco 48 
Cagni G. Le miniere di solfo . 58 
Calliano C. Soccorsi d' urgenia 46 

— Assist, degli infermi ... 7 
Calzavara Y. Industria del gaa 28 

— Motori a gaz 39 

Campagna E. Nave subacquea 39 
Campazzi E. N. Dinamometri . 18 
Camperio M. Tigrè-itallano . . 50 
Campi C. Campicello scolaitiee 10 
Cancogni D. Il Palatino ... 45 
Canella R. Oli stili architettonlel 47 
Canestrini G. Fulmini e paraf. 26 

— Apicoltura 6 

Canestrini G. Antropologia . . 6 



Canestrini 6. Batteriologia. . 8 
CanCTazzi E. Araldica zootec. 6 
Cantaniessa F. Alcool ... 4 
Cantani. Telegrafista .... 49 

— Telegrafia 49 

Cantoni C. Logica 34 

— Psicologia 43 

Cantoni G. Tabacco (II) ... 49 
Cantoni P. Igroscopi, igrom. . 30 
Capalozza C Ufficio di conciliaz. 15 
Captilo F. Eettorica .... 44 

— Stilistica 47 

Capilnpi A. Assicnraz. e stima 7 
Cappelletti L. Napoleone I. . .39 

'-^ Nevrastenia 39 

Cappelli A. Diz. di abbreviai. 3 19 

— Cronologia e calend. perpetuo 17 
Cappelloni G. Trasporti aerei . 50 
Carazzi D. Ostricoltura ... 41 

— Anat. microsc. (Tecn. di) . 5 
Carcoforo E. Ele^i. di somalo . 29 
Carega di Muricce Agronomia 4 
Carnevali T. Finanze .... 24 
Garetti S. Storia dell'arte . 48 
Carraroli A. Igiene rurale . . 29 
CarrcgaroNegrin C, Paga giom. 41 
Casabnri V. Concia, tintura pelli 15 
Casagrandi Y. Storia e Cronol. 48 
Casali A. Humus (L') .... 29 
Casali 1. Casette popolari . . 11 
Casali P. Congelamenti ... 15 
Casarotti T. Pat. infortuni lav. 41 
Casartelli E. Omam. sulle stoffe 40 
Caselli C. Speleologia .... 47 
Castellani L. Acetilene (L'). . 3 

— Incandescenza 30 

Castiglioni L. Beneficenza . . 8 
Castoldi A. Liquorista ... 34 
Cattaneo C. Dinamica element. 18 
"- Termodinamica 49 

— Embriolog. morfol. ... 22 

— Malattie infanzia 35 

Cattaneo G. Convers. tedesca . 16 

— Dizionario italiano-tedesco . 20 
Cavalieri D. Legisl. delle acque 32 
Cavanna G. Zoologia .... 53 
Cavara P. Funghi mangerecci. 26 
Cei L. Locomobili 34 

— Caldaie a vapore .... 10 
Celoria G. Astronomia ... 7 
Cerchiari G. L. Chir. e tatuag. 12 

— Fisionomia e mimica ... 24 
Cereti P. E. Esercizi latini . . 23 
Cerntti A. Fognat. domestica . 25 
Cettolini S. Malattie dei vini . 35 

— Dal mosto al vino .... 39 

— Vini da residui e artificiali . 52 
CUmenz S. Diz ital.-giapponese 20 
Chiesa C. Logismografia ... 34 
Chiodi V. Profilassi e disinfez. 43 



Ckiorino E. Il falconiere mod. 23 
Chievato G. L'operaio meccanico 40 
Ciampoli D. Letterature slave 33 
Giappetti G. L'alcool industriale 4 

— Industria tartarica .... 30 
Cignoni A. Ingegnere navale . 31 
Ciocca G. Pasticcere e confett. 41 

— Gelati 26 

Claudi C. Prospettiva .... 48 
Clerico G. v. Miiller, Metrica . 37 
Codici del Regno d'Italia . . 13 
Cogoli P. Pompiere moderno . 42 
Collamarini G. Biologia ... 9 
Colombo E. Repubbl. Argentina 6 
Colombo G. Ingegnere civile 30-52 
Colomi)0 L. Nutriz. del bamb. . 40 
Comboni E. Analisi del vino . 5 
Concari T. Gramm, italiana . 28 
Conelli A. Posologia nella te- 
rapia inferiore 42 

Consoli S. Fonologia latina . 25 

— Letteratura norvegiana . . 33 
Center P. Industrie galvan. . 22 

— Galvanostegia 26 

— Arti grafiche 7 

Conti P. Giardino infantile . . 27 
Contnzzi F. F. Diritto costitna. 18 

— Diritto intemaz. privato . .18 

— Diritto intemaz. pubblico . 19 
Corsi E. Codice del bollo . . 13 
Cortese E. Metallurgia dell'oro 37 

— Planetologia 42 

Corti I. Letteratura inglese. . 32 
Cessa A. Elettrocbimica . . .21 
Cessa L. Economia politica . . 21 
Costanzo G. Meteorologia agrlc. 37 
Congnet Pugilato antico e mod. 43 

— La lotta greco-romana . . 34 

— Lotte libere moderne. . . 34 
Conllianx L. Igiene della bocca 29 
Craveri C. Insetti nocivi ... 31 

— Conifere 15 

— Essenze naturali 23 

— , artificiali . . . . 28 

— Piante aromatiche . . . 14 41 

— Prod. chim. org. come medie. 43 

— Specialità medicinali ... 47 
Cremona I. Alpi (Le) .... 5 
Cristofoli a. Stenografo pratico 47 
Crollalanza G. Araldica (Gr) . 6 
Croppi G. Canotaggio ... 10 
Grotti F. Compens. degli errori 15 
Cnneo A. Appalti Opere Pubbl. 6 
Cnrti R. Infortuni della mont. 30 

— L'elioterapia in montagna. . 21 
Gnst R. Relig. e lingue d. India 44 

— Lingue d'Africa 83 

D'Adda L. Marine da guerra . 35 
Dal Piaz. Cognac . . . . 14 
Damiani Lingue straniere . . 33 



D'Angelo 6. Vetro 51 

Dante Alighieri. Tavole ... 19 
Da Ponte M. Distillazione . . 19 
De Amezzaga. Marina militar* 35 
De Barbieri K.Zacchero(Ind.d.) 8 5S 
De Brnn A. Contab. comunale 16 

— Contabilità aziende rurali . 15 
De Cillis E. Mosti (Densità dei) 39 
De Francia Ph. Le carte magiche 11 

- De fìasparis A. Sale e saline . 45 
De Gregorio G.Glottologia . 28 
De Gnarinoni A. Lett. italiana 33 
De Gnbernatis A. Lett. indiana 32 

— Lingue d'Africa 33 

— Relig. e lingue dell'India . 44 
Del Fabro G. Topografia . .50 

— Calcoli di topografia ... 50 
Dell'Acqua F. Morte vera e ap. 38 
Del Lupo M. Pomol. artificiale 42 
Del Nero G. Piante erbacee a 

seme oleoso 42 

De Marchi L. Meterologia . .37 

— Climatologia .13 

De Maria A. Man. di Aviazione 8 39 
De Martino A. Gram. persiana 28 
De Mauri L Maioliche (Amatore) 34 

— Amatore d'oggetti d'arte . 5 
Oessy. Elettrotecnica .... 22 
Devoto L. Congelamenti ... 15 
Di Colo F. Imbalsamaz. umana 30 
DI Male F. Pirotecnia. . . .42 
Dinaro S. Tornitore meccanico 50 

— Macchine (Montatore) . . 34 

— Atlante di macchine ... 34 
-> Meccanica industriale ... 36 

— Perito meccanico .... 41 

— Macchine utensili .... 34 

— Capo-meccanico 11 

Dizionario univ. in 4 lingue . 21 
Dompè C. Man. del commerc. . 15 

— Vademecum uomo d'affari . 51 
D'Onofrio G. Conserve aliment. 15 
D'Ormea G. Radioattività . . 44 
D'Ovidio Fr. Grammatica sto- 
rica di lingua ital 29 

Dowden Shakespeare .... 46 
Doyen C. Litografia .... 34 
DacaL. Fres. tom. meccanico 25-50 
Darso-Pennisi Diz. enologico 20 

— Vini speciali e artifi. , . . 52 

— Invecchiamento artflc. vini 31-52 

— Vini non genuini .... 52 
Enciclopedia Hoepli .... 22 
Eroolani G. Malaria e risaie . 35 

— n pane 41 

Erede G. Geometria pratica . 27 
Fabrig G. Olii e grassi vegetali 40 
Vaohini S. Materie grasse . . 36 

— Industria tessile 30 

f aè G. Elettricità e materia . 21 



Vaelli F. Bazze equine ... 44 
FaeUi F. Cani e gatti .... 10 

— Animali da cortile .... 5 

— n porco 42 

Falco A. Contabilità bancaria . 16 

— Corrispond. bancaria ... 16 
Falcone 0. Anat. topografica . i> 

— Embrione umano .... 22 
Fanoli G. Tubercolosi. ... 51 
Fantasia P. Metodi minimi qua- 
drati 38 

Fanti A. Costruzioni rurali. . lì 

— La pratica delle bonificazioni 9 
Faralli G. Ig. d. vita pub. e pr "'*J 
Farina G. Grammatica egiziani 28 
Fascetti G. Caseificio .... il 
Fava D. Sinonimi latini ... 46 
Fenini C. Letteratura italiana. 33 
Fenizia C. Evoluzione .... 23 
Ferrari A. Lettura carte topogr. 33 
Ferrari D. Arte (L') dal dir* . 7 

— Esercizi di grammatica . . 23 
~ Grammatica italiana ... 28 
Ferrari E. Baschi e pascoli . . « 

— L'agrumicol. in Italia e in Libia 4 
Ferrari G. Scenografia (La) . 45 
Ferrari V. Lett. mod. italiana 33 

— Lett. moderna e contemp. . 33 
Ferrarlo C. Curve circolari . 17 

— Curve graduate 17 

Ferraris C. Veleni ed awelen. 51 
Ferreri Mitoldi S. Agrimensura 4 
Ferretti U. Mal. inf. di animali 35 

— Carni conservate .... 11 
Ferrini C. Diritto pen. romano 19 
Ferrini R. Energia fisica . . 22 

— Elettricità 21 

— Telegrafia 49 

Ficai P. Estimo rurale ... 23 
Filippini P. Estimo dei terreni 23 
Finzi J. Psichiatria .... 48 
Fiori A. Dizionario tedesco . 20 

— Conversazione tedesca . . 16 

Fiorini C. Omero 41 

Fiorini G. Pirotecnia .... 42 
Fogli 0. Legnami ind. ed eeotlei 32 
Fomin y. Vocabolario russo . 52 
Fontana-Busso Zucchero . . 5» 
Foresti A. Mitologia greca . . 38 
Forino L. Il violoncello ... 52 
Fermentano A. Camera di coni. 10 
Fermenti C. Alluminio ... 5 

— Residui agricoli 44 

— Residui industriali .... 44 
Fornaseri G. Il cuore e suoi mali 17 
Fomari P. Sordomuto (II) . . 47 
Fomari U. Vernici e lacche . 51 

— Luce e suono 34 

— Calore (II) 10 

Foster M. Fisiologia .... 24 



Fracassi A. Il Corano. . . if. 
Franceschi (i. Cacciatore . . S 

— Corso i6 

Francesclii 6. Giuoco del paU. 27 

— Proverbi 43 

— Superstizione 49 

Franceschi 6. B. Conserve »)tEs 15 
Fraueeschini F. Insetti utili . 31 

— Insetti nocivi 31 

Franceschini 6. Malattie sess. 35 
Franceschini 6. Malattie d. pelle 35 

— Igiene sessuale 30 

Franchi C. Saponi da toeletta . 45 
franchi L. I cinque Codici . . 13 

— Codici e Leggi usuali d'Italia 13 

— Gli otto codici 14 

— Gli stessi, separati ... 13 
•— Ltggi sui lavori pubblici . 32 

— Lagge e. tasse di reg. e bollo 32 

— , suirOrdin. giudiz. . . 32 

— , sanità e sicur. pubbl. 32 

— L»ggi «olle priv. industr. . 14 

— , diritti d'autore ... 14 
f ranci E. 6. Tess. lana e cotone 50 
Frazioni D. Iiabianchino decor. 30 
freemann E. T. Storia d'Europa 48 • 
Prledmann S. Lingua gotica . 33 
Friso L. Filosofia morale . . 24 
Frisoni 6. Grani, portogh. bras. 28 
" Corrispondenza italiana . . 16 

— , spagnuola . 16 

— , francese . 16 

— , inglese . . 16 

— , tedesca . . 16 

— , portoghese . 16 

— Dizionario spagnnolo ... 20 
~ t>ramm. Danese-Norveg. . 28 

— Gramm. catalana .... 28 
fresali F. Le strade ordinarie 48 
fn«agalli 6. Bibliotecario . . 9 

— Bibliografia 9 

— Paleografia 41 

— Ape latina 6 

flMi F. G. Sanscrito .... 45 
finare A. Concimi (I) ... 15 

— Sughero, scorze e applic. . 49 

— Terreno agrario 49 

f abha L. Chimico (Man. del) . 12 

— Beta (Industria della) ... 46 
f abbi U. Semeiotica .... 46 
fahelsberger-Noé Stenografia 

(Diiionario di) 47 

tabrlelll F. Giuochi ginnastici 27 
taf Hard! E. Interesse e sconto 31 

— Sagioniere (Front.) ... 44 
•alante T. Storia d'Europa . 48 
ffalassini B. M&cc. cuc. e ricam. 34 
f allerani 6. Spettrofotometria 47 
Salletti E. Geografia .... 26 
falli 6. Igiene privata ... 29 



falli Yalerio B. Zoonosi . . 53 

— Immunità e res alle malattie 30 
•allicia P. Resist. dei materiali 44 
«allo U. Vinificazione .... 52 
Sftnsser A. Man. del Conciatore 15 
tardenghi 9. Soc. mutuo socc. 47 
faretti A. Notaio (Man. del) . B9 
Cardini A. Chirurgia operator. lì» 
Garibaldi C. Econ. matematica 21 
•amier-Valetti Pomologia art. 42 
fiarollo G. Atlante geografico . b 

— Dizionario biograf. univ. . 19 

— Enciclopedia (Piccola) Hoepli 22 

— Dizionario geogr. univers. . 20 

— Gli Stati del mondo ... 47 
Gamffa E. Orologeria .... 40 

— Siderurgia 4t) 

— Motori a scoppio .... 39 

— Motori a olio pesante ... 39 

— Aviazione 8 

— Turbine a vapore .... 51 
Gaslini A. Prodotti del Tropico 43 
Gasperini G. Semiogr. musicale 46 
Gatta L. Sismologia .... 46 

— Vulcanismo 58 

Gantero 6. Macch. e fuochista 34 
Gavina F. Ballo (Manuale del) 8 
Geikie A. Geografia fisica . . 26 

— Geologia 26 

Gelgich E. Cartografia ... il 

— Ottica 41 

Gelli J. Armi antiche . . . . 7 

— Ex libris 2S 

— Biliardo 9 

— Codice cavalleresco ... 13 

— Duellante 21 

— Ginnastica maschile ... 27 

— Scherma 45 

— n raccoglitore 43 

Gentile I. Archeologia ... 6 

— Geografia classica .... 26 

— Storia antica 47 

Gersenio G. Imitaz. di Cristo . 30 
Gestro L. Naturai, viaggiat. . 39 

— Naturalista preparatore . . 39 
Ghepardi G. Carboni fossili. . 11 
Ghersi I. Galvanostegia ... 26 

— Industrie (Piccole) .... 80 

— Inventore 31 

— Matematica dilettevole . . Sb 

— Leghe metalliche . . . . 3^ 

— Metallocromia 87 

— Monete, pesi e misure ingl. 38 

— Geometria (Problemi) ... 27 

— Ricettario domestico ... 44 

— Ricettario industriale ... 44 

— Ricettario dell'elettricità. . 44 

— Prodotti e procedim. nnovi . 43 
Glachetti C. Medicina d. spirito 37 
Giannini G. G. Legatore di libri 31 



ftibelii 6. Idroterapia. . . .23 
eil^lioli E. H Zoologia ... 53 
Gioppi L. -nttografla ... 17 

— Dizionario fotografico ... 20 

— Fotografia industriale ... 25 
Giordani 6. Proprietario di c*8« 43 
irtiordaao H. Teosofia .... 49 
ibfior^ettl S. Stenografia ... 47 
«iorii E. Disegno industriai» . 19 

— Aritmetica e Geometria . . 7 

— Meccanico (II) 36 

^ Macchinista navale .... 34 

— Msccanica del macc. di bordo 36 

— La nave in ferro .... 39 

— Momenti d' inerzia .... 38 
Qiovanniui F. I Balli d'oggi . 8 
Girardi tif. Le rose 45 

— Il garofano 26 

ftitti V. Computisteria ... 15 

<- Ragioneria 44 

9iaa M. Acque minerali ... 3 
Gindìci 0. Tessuti di lana e cot. 50 

— Ricettario industrie tessili . 45 
sudatone W. E. Omero ... 40 
Qlagenapp X. Mattoni e pietra 36 
Snecchi F. Monete roma>ne. . 38 

— Guida numismatica .... 29 

— Tipi monetari di Roma imp. 38 
Hobbi U. Assicuraz. generale . 7 
Goffi C Acciai . . . • . . 3 

— Apprendista meccanico . . 6 
ftoffl V. Disegoat. meccanico . 19 

— Collaudazioni 14 

— Modellatore meccanico . . 38 
■— Doveri del macchinista nav. 21 
foggia G. P. Fisica medica . 24 

Sola G. Botanica 9 

Torini G. Colori e vernici . . 14 

— Concia delle pelli .... 15 

— Conserve alimentari . . .15 
Gorra E. Lingue neo-latine . 33 

— Morfologia italiana .... 38 
Grandgent G. M. Latino volgare 31 
Grandori R. La filossera d. vite 24 
Grassi P. Magnetismo e elettr. 34 
Grazzi-Soncini G. Vino (11) . . 52 
Griffini A. Coleotteri italiani . 14 

— Ittiologia italiana .... 31 

— Lepidotteri italiani .... 32 

— Imenotteri italiani .... 30 

• • lo zebre 53 

Grifflni E. Arabo parlato in Libia 6 

Grioni U. Ciclista 13 

Groppali A. Filosofia d. Diritto 24 
Grossi M. Ricerca giacimenti mi- 
nerali e acque sotterr. 3 27 44 

Greve G. Geografia .... 26 
Guaita L. Colori e la pittura . 14 
Gaareschi R. Fermentazioni . 24 

— Inchiostri 30 



Gnastalla I. Privative govem. 43 
Gaasti C. imitazione di Cristo. 30 
Gaelfl C. Vocabolario araldico . 52 

Gaetta P. Il canto 10 

Gayon B. Grammatica tu^tBOti li 

— Grammatica serba .... 28 
Haeder H. Macchine a vapore . 34 
Hooker I. Botanica .... 9 
Hubert I. C. Antich. pubbl. rem. ^ 
Uagaes L. Bsercizi geogra&el • 22 

— acoperte geograficli» . . . i/ 
Imitazione di Cristo .... SO 
Imperato F. Attrezz. delle cari i 
Inama V. Letteratura greca . -'»'" 

— Grammatic» grec» ... 28 

— Filologia classica ^ 

— Antichità greche . . . . ' 
— - Teatro antico greoc-roisaQc ^ 
Ingria R. Fondazioni idrauliche r?r 
Issel A. Naturalista viaggiai. . 39 
Jacoangeli 0. Triangol. topog. 51 
Janet F. Elettricità iadustrlals 21 
Jasigiaa S. Turco parlato . . S^ 
Jenkin P. Elettricità .... 21 
Jevons F. B. L'idea di Dio nelle 

religioni primitive ii 

Jevons W. S. Economia polii. . 21 

— Logica S4 

Jena E. Cavi telegraflci . . .ii 
Jones E. Calore (II) .... 10 

— Luce e suono Si 

Jerio F. L'urina nella diagnosi S 51 
Eiepert R. Atlante geografico f 

— Esercizi geografici . . . .22 
Kopp W. Antich. priv. dei ro» S 
Erohuke G. Tracciam. curve 18 50 
Laing F. A. Letteratura inglese 32 
Lacetti F. Fognatura biologica 25 
La Leta B. M. Cosmograiia. . 16 

■— Gnomonica ?8 

Lanciani R. Le rovine d. Palatine 45 
Landi D. Dis. di proiez. ortog. i9 
Landi S. Tipografia (voi. I e H) 50 
Lanfranco M. Frodi nei mia. elei. S^ 
Lange 0. Letteratura tedesca . «^^ 
Lauzoni P. Geografia comixtr. 26 
Lari V. Manuale del veterinarie i 
Larice R. Storia del commertie f S 
Lanrenti F. Motrici ad espio, l" 
Laureti S. Zucchero e alcool . iì 
Le Boncher G. Diz. francese . ?0 
Leoni B. Lavori in terra . . SI 
Leotti A. Albanese parlato . . 4 

Lepetit R. Tintore 50 

Levi C. Fabbricati civ. di abit. 21 
Levi C. Letteratura drammat. . S3 
Levi I. Gramm. lingxia ebraica 2* 
Levi-Malvauo. Acciaio. ... 3 
Liberati A. Parrucchiere . . 41 
Librandi V. Gramm. albanese 28 



Lieoiardelli Q. Conigliooltan . 15 

— Il furetto 26 

Lieo N. ProtoB. degU mi1ib»U . 43 

— Occultismo 40 

Linone A. Metalli preziosi . . 37 
Lioy P. Ditteri italiani ... 19 
Liri L. Àntrocometria ... 6 
Lecher C. Man. del' 'ck ranista . 4C 
Leekyer I. N. Astronomi» . . 7 
Lojaeono N. Saggerò • secrco . 49 
Lsnbardini A. Anat. pittorici» 5 
Lombroso 6. Grafologi» ... 28 
Lomonftco A. igiene della viet» 30 
L« Piano 6. Elettricità e calore 21 
Ltria 6. Geometria descrittiv» 27 

— Poliedri curve e superflci . 42 

— La scienza dell'antica Grecia 45 
~ Storia delle matematiche . 48 
Lari» L. Tracciamento curve 1850 
Loris. Diritto amministrativo . 18 

— Diritto civile 18 

LfTera R. Gramm. greca mod. 28 

— drammatica rumena ... 28 

— Letteratura rumena ... 33 
Lttxardo 0. Merciologia ... 37 
Saecarone N, Latino volgare. . 31 
Maddalena G. Tariffa dazi dog. 18 
Maderna 6. Prodotti ceramici . 43 
Maflloll D. Diritti e dov. dei cit. 18 

— Scritture d'affari .... 46 
Maggi L. Protistologi» ... 43 

— Tecnica protistologica ... 49 
Magnasco P. Lingua giapponese 33 

— Lingua cinese parlata . . 33 
Magrini E. Infortuni sul lavoro 30 

— Abitazioni popolari 3 

Magrini 6. Limnologi» ... 33 

— Oceanografia 40 

Magrini 6. Arte tecn. di canto 10 

— Music» 39 

Magrini G. P. Elettromotori . 21 
Malnardi G. Esattore .... 22 
Ifainoni R. Massaggio ... 35 
Jfalaerida G. Materia medica. 36 

— L' arte di prescriv. i rimedi 45 
Mala^oli C. Ortoepia italian» . 41 
Malatesta G. Cellulosa ... 11 

— Il Catrame 11 

Malavasi C. Ing. costrut. mecc. 31 

— Turbine idrauliche .... 51 

— Macchinista e fuochista . . 34 

— 550 meccanismi 37 

Malfatti B. Etnografia ... 23 
Maneini P. La rachitide ... 43 
Mancioli T. Malattie orecchio .'35 
Manetti L. Man. del pescatore 41 

— Caffettiere 9 

— Salsamentario 45 

— Droghiere 21 

Manicardi C. Conser. prod. agr. 15 



Mannncci M. Moneta e monetaz. 3S 
Mannneci M. Pietre preziose . 42 
Mantovani G. Psicolog. fisiol. . 43 
Maometto. Il Corano .... 19 
Maranesi E. Letterat. militare. 33 
Marazza E. Stearineria ... 47 
Marcel C. Lingue straniere . . 33 
Mareb«8i G. B. Gramm. italiana 23 
Marcliettano E. I prati . . .42 
Marchi E. Maiale (II) .... 34 
Marchi G. Operaio elett. . . 40 
Marcolongo R. Eq. d. corpi elast. 22 

— Mecc. razionale . ... 36 
Mari G. Vocabolario italiano . 52 
Mariani A. Geografia economica 26 
Mariani E. Amm.ni comunali . 5 
Mariani V. Cinematografia . . 18 
Marre A. Correnti alternate 16-80 

— Ingegnere elettricista ... 81 
Martini E. Cultura greca . . 17 
Marncchi 0. Epigrafia cristiana 22 
Marzorati E. Codice perito mia. 13 
Masetti A. Logismografia . . 34 

— Ragioneria pubblica ... 44 

— Ragioneria industriale . . 44 

— Ragioneria domestica ... 44 
Masini M. U. Assist. ammal»tì. 7 
Masotti A. Il Mesotorio ... 37 
Massenz A. Lavorazione acciai 8 

— Meccanico moderno. ... 36 

— Viti meccaniche 52 

Massero P. Aggiust. mecc. . . 4 

— Meccanica applicata ... 36 
Mattei C. Volapiik (Dizion.) . 58 
Manrantonio L. L'arsenico . . 7 
Mazzocchi L. Calci e cementi . 10 

— Codice del perito misuratore 18 
Mazzoccolo E. Legge comunale 31 
Medri. Analisi chimiche ... 5 
Meiani A. Architettura italiana 6 

— Arte decorativa 7 

— Insegnamento - Disegno . . 19 

— Pittura italiana 42 

— Ornatista 40 

— Scultura italiana .... 46 
Melis-Marini F. Acquaforte . 3 

Melli B. L'Eritrea 22 

Menozzi. Alimentaz. bestiama. 4 
Mercalli G. Geologia .... 27 
Mercanti F. Animali parassiti . 5 
Meyer E. Storia della Chimica 12 
Meyer M. Colori e vernici . . 14 
Meyer-Liibke G. Gram. storica 29 
Mezzanotte C. Bonificazioni. . 9 

— Municipaliz. dei serv. pubbl. 89 

Miliani E. Scacchi 45 

Minardi A. Polizia sanitaria . 42 
Minerrini L. Terapia del cuora 17 

Minozzi A. Fosfati 25 

Minntilli G. Scienza attuariale 45 



Minntti R. Letteratura tedesea 33 

— Tradattore tedesco .... 50 
Hinutti Mitologia tedesca . . 3S 
KiolaF.Cont.impreBeelettrot«e 16 
Molina B. Antologia stenogr. 8 47 
Molina E. Dizionario stenogr. 20 47 
Aolina. Curatore dei fallimenti 17 
tielina R. esplodenti . . . .23 
Molan e. Pomologia . . . .ic 

— Ampelografla 5 

Molon G. uè jacche .... 31 
jitadini S. Prodazione dei Tini 43 

— Costruz. enotecniche . . .17 
Koaj^erl L. Malattie mentali . 35 

— Psicopatologia legale ... 43 
Hentagna A. Fotosmaltografia 25 
Mentelatici 6. Lettor, bizant. 32 
M.jBtemartini L. Fisiol. veget. 24 
fisrelli L. Man. del Casaro . 11 
Ssreselii N. Antichità private . 5 
Kwgagna A. Storia d. pedagog. 41 
M arcana 0. Gramm. olandese . 28 
Msrni U. Ufficiale (Man. p. 1') 51 
Hsnelli E. Bociol. generale . 47 

M«U« e. Telefono 49 

M sttola F. Come si vince la tisi 50 
lifone 6. Fotografia . . . 25 
Killer L. Metrica Greci e Rom. 37 
Killer 0. Logaritmi .... 34 
Kiranl 0. Fisica 24 

— ^«lagrafla senza Ali ... 49 

Sararl L. Ritmica 45 

Sitsatti E. Leggende popolari . 32 
Km-Boy R. Lo zinco ... 53 
Kll«io C. Medico pratico ... 37 

— Malattie dei paesi caldi . . 35 
Kylins A. Oreficeria floreale 40 
Haeeari F. Astronomia nautica 7 
Stallino A. Arabo parlato . . 6 
Maailas R. Fabbr. degli specchi 47 
•~ Processi fotomeccanici . . 43 

— .'aimica fotografica ... 12 
iBsarl Dialetti italici ... 18 
Segrl P. Cftalmojatria veter. . 40 
aesrin C. Paga giorr aliera . 41 
ISesro C. Meteorol. agricola . 37 
Heiei T. Bachi da Beta ... 8 
Hieeoll y. Allmentaz. bestiame 4 

— iilooperative rurali ... 16 

— Sostruzioni rurali .... 23 

— Prontuario dell'agricoltore . 4 
-- Msccanica agraria .... 36 
Bfeeletti A. Stenografia (Guida) 47 

— lasrcizi di stenografia . . 47 
''(««letti D. Abbreviaz. stenogr. 47 
Noelli A. Prospettiva p. scult. 43 
^«iiia A. Il garofano .... 26 
Insda E. Legislaz. sanitaria . 32 

— Lavoro delle donne e fanciulli 31 

— Codic